Wimbledon, uomini: Djokovic supera Kohlschreiber. Vincono Wawrinka e Dimitrov

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Wimbledon, uomini: Djokovic supera Kohlschreiber. Vincono Wawrinka e Dimitrov

Aprono il torneo i giocatori impegnati nella parte alta del tabellone. Esordio solido del numero 1 del mondo contro il tedesco Kohlschreiber. Avanzano in 3 parziali anche Wawrinka, Dimitrov, Gasquet, Kyrgios, Isner e Cilic mentre Thiem, Raonic e Haas lasciano per strada un set. Subito fuori Kokkinakis, eliminato in 3 parziali dall’argentino Mayer. Tomic recupera uno svantaggio di 2 set a 1 contro Struff

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Guarda QUI tutte le foto più belle del Day 1 di Wimbledon 2015!

[11] G. Dimitrov b. F. Delbonis 6-3 6-0 6-4 (Raffaello Esposito)

Soleggiato con venticinque gradi di massima sul campo 1 dove in seguito al nostro Bolelli esordisce il numero 11 del mondo Grigor Dimitrov, che difende la semifinale dell’anno scorso. Il bulgaro è posizionato nella parte alta del tabellone  presidiata, in ordine di importanza, da Djokovic, Wawrinka, Nishikori e Raonic. Oggi affronta il coetaneo mancino di Azul, Argentina, Federico Delbonis, attuale n°73 del rank ATP e alla ricerca di uno squillo come quello che stese Re Roger ad Amburgo 2013. Nessun precedente fra i due. Il match avrebbe maggior senso su una superficie diversa ma in Church Road è troppo varia e superiore la tecnica da erba di Grigor che alterna velocità ed effetti obbligando l’avversario a flettere il suo metro e novanta abbondante per raccattar palline a filo di prato. Il primo set è deciso da un break all’ottavo game propiziato da due super-dritti. Nel secondo Dimitrov va subito avanti con un tre zero pesante, accelera e chiude con un bagel. Il terzo parziale è accademia, 6/4 per la cronaca. Avanti Dimitrov dunque, che ora avrà il pluricampione universitario statunitense Steve Johnson al secondo turno.

 

[4] S. Wawrinka b. J. Sousa 6-2 7-5 7-6(3) (Ciro Battifarano)

Il match di esordio di Stan Wawrinka, fresco campione del Roland Garros, lo vede impegnato nella replica del primo turno qui a Church Road lo scorso anno contro il portoghese Joao Sousa, nr. 46 del ranking. Anche quest’anno lo svizzero vince in tre set, però con vita meno facile. Stan domina il primo set, con pesanti accelerazioni sul campo lasciato spesso aperto dall’avversario che si sposta esageratamente sul dritto. Sul suo servizio lo svizzero è quasi ingiocabile, nel primo parziale solo due i punti in risposta di Sousa. Il gioco del numero 4 del mondo perde però di intensità ad inizio del secondo set.  Wawrinka è meno incisivo nei primi colpi e quando gli scambi si prolungano non sempre trova il tempo giusto sulla palla ed inizia a sbagliare: soltanto tre palle break nel terzo gioco per lui, non trasformate, ed il set sembra avviarsi verso il tie-break, se non fosse che nell’undicesimo gioco Sousa, con un errore su uno smash non facile e con due dritti abbondanti, regala il suo turno di battuta, mandando Stan a servire facilmente per il set. Il terzo set segue la falsariga del secondo, con qualche sussulto soltanto nel nono gioco quando Wawrinka sbaglia una volèe facile che gli avrebbe dato due palle break e nel decimo quando Sousa si trova per la prima volta avanti 0-30 ma sperimenta infelicemente un rovescio in back e viene poi punito dal servizio di Stan. Questa volta il portoghese riesce comunque a guadagnarsi il tie-break nel quale però commette qualche errore di troppo e con un doppio fallo si porta sotto 6-2. Annulla il primo match point con il suo primo ed unico ace ma con la stessa moneta, l’ace numero 25, Stan chiude l’incontro.

[21] R. Gasquet b. [Q] L. Saville 6-3 6-2 6-2 (Marco Lauria)

Non ci sono precedenti fra il no 21 del seeding Richard Gasquet e il giovane aussie classe ’94 Luke Saville, no.182, trionfatore dei Championships nella categoria juniores nel 2011 e uscito indenne dal terzo turno di Roehampton contro il nostro Luca Vanni. Il comune passato di enfant prodige non basta all’australiano per far partita pari con il francese, che sin dalle prime battute alterna il classico rovescio alto e carico ai frequenti tagli che creano più un grattacapo ai 188 centimetri biondi del suo avversario. Complice la condizione fisica precaria di Saville, costretto a ricorrere più volte all’assistenza del suo fisioterapista, e l’abituale break in apertura, Gasquet lascia andare assiduamente il braccio chiudendo il match con 33 vincenti e limitando i gratuiti (18). Test poco probante per il francese, che mercoledì affronterà un altro qualificato, Kenny De Schepper.

[7] M. Raonic b. D. Gimeno-Traver 6-2 6-3 3-6 7-6(4) (Paolo Valente)

Così come nell’unico precedente fra i due giocatori, risalente agli Australian Open del 2014, ci vogliono 4 set al n°8 del mondo Milos Raonic per avere ragione del n°48 Gimeno-Traver. Il canadese, che negli ultimi 40 giorni ha giocato solamente al Queen’s a causa di un’operazione al piede, è decisamente lontano dalla migliore condizione fisica, e dovrà crescere non poco se vorrà provare a difendere i 720 punti della semifinale 2014. Gimeno-Traver, finalista quest’anno a Casablanca ma con un bilancio in carriera sull’erba di appena 2 vittorie su 18 incontri, è stato bravo a rimanere nel match e a sfruttare la scarsa dinamicità della tds n°7, in chiara difficoltà negli spostamenti. Dopo i primi due set vinti in poco più di un’ora Raonic si è fatto sorprendere nel terzo, dove dopo aver sprecato tre palle break nel terzo game ha ceduto a 0 il servizio, perdendo il parziale 6-3. Nel quarto il match ha seguito i servizi fino al tie-break, dove lo spagnolo ha pagato carissimi due errori iniziali, andando subito sotto 0-5 e non riuscendo più a recuperare.

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-4 6-4 6-4 (Michele Gasperini)

Si alza il sipario sulla 129esima edizione dei Championships e sul Centre Court e, come da tradizione, lo fa con l’esordio del defending champion, Novak Djokovic, abile a superare il No.33 del mondo Philipp Kohlschreiber con un periodico 6-4 dopo due ore e cinque minuti di match. Il No.1 del ranking ATP, al primo incontro ufficiale dopo la sconfitta in finale al Roland Garros (escludendo i due match di esibizione al Boodles Challenge), ha faticato soprattutto nel primo parziale, limitandosi a giocare bene i punti importanti negli altri due e approfittando dei vuoti mentali del suo avversario. Dopo break e controbreak nei primi tre giochi, un Djokovic molto falloso con il dritto riesce a chiudere il primo set al 10° game, approfittando di due doppi falli e un gratuito di rovescio del primo giocatore unseeded del torneo, con il serbo costretto a salvare due pericolosi break point sul 3-3. I set successivi si rivelano equilibrati nel punteggio, ma con la chiara percezione della superiorità dell’allievo di Becker (con quest’ultimo uscito oggi ancora una volta alla ribalta con alcune sue dichiarazioni): entrambi servono con ottimo profitto e percentuali, ma è sempre Nole che piazza la zampata vincente sul 5-4 servizio Kohlschreiber, ancora una volta, in ambedue i parziali e chiude, ricevendo i calorosi applausi del pubblico di Wimbledon.

Le parole di Djokovic a fine match:”È sempre un onore giocare nella “Mecca” del nostro sport e “aprire” il Centrale. Oggi avevo contro un avversario molto temibile su questa superficie, ma sono rimasto concentrato fino alla fine, giocando bene i momenti importanti, sono pronto ad affrontare con fiducia il cammino che mi attende in questo torneo”.

[24] L. Mayer b. T. Kokkinakis 7-6(7) 7-6(3) 6-4 (Giovanni Vianello)

Una partita molto lunga ha aperto il programma del campo 16, il match vedeva opposti L. Mayer, tds 24 e n.21 del mondo, e Thanasi Kokkinakis, n.69 del mondo. L’incontro è stato deciso dalla maggiore esperienza dell’argentino, che nei momenti cruciali, in particolare nei tie-break che hanno deciso prima e seconda frazione, ha saputo reggere meglio alla pressione e nel terzo set si è portato 0-40 nel decimo game su servizio dell’australiano, chiudendo al terzo match-point grazie ad un rovescio incrociato deviato provvidenzialmente dal nastro. La partita non è stata particolarmente spettacolare, nonostante la superficie il gioco mostrato dai due è stato fondamentalmente di scambi da fondo. L’argentino ha mostrato maggiore sicurezza, l’australiano ha comunque dimostrato qualcosa di buono, rimanendo aggrappato alla partita nei primi due set grazie soprattutto al servizio.

[32] D. Thiem b. D. Sela 2-6 6-3 6-4 6-4 (Diego Serra)

Vince Dominic Thiem e supera il primo turno di Wimbledon per la prima volta in carriera. Il fresco vincitore di Nizza, mai così in alto nel ranking in carriera, numero 30 del mondo, ci mette quattro set per battere Sela. Nonostante Sela abbia messo in evidenza nel primo set le difficoltà dell’austriaco sul verde. Break dell’israeliano nel primo e terzo game e set chiuso per 6 a 2. Secondo set che inizia subito con un altro break subito da Thiem, che sembra davvero in bambola. Qui il tennis poco incisivo di Sela fa però la sua parte e l’austriaco si riprende il break nel quarto game, di nuovo nell’ottavo, e chiude 6 a 3. Nel terzo set decisivo per Thiem il terzo game, alla terza palla break sfruttata. Si chiude poi 6 a 4. Con Thiem ora implacabile al servizio. E nel quarto set decisiva la prima palla break del set medesimo, la sfrutta Thiem nell’ottavo game. Si chiude per 6 a 4 al secondo match point. Sotto di un set e un break Thiem ha dato un’ottima risposta.

[9] M. Cilic b. [Q] H. Moriya 6-3 6-2 7-6(4) (Milena Ferrante) 

Cilic alla prova del nove in uno slam che dovrebbe favorirlo: in teoria, il croato dovrebbe librarsi sui campi in erba come Michael Keaton in Birdman. La realtà è che l’erba gli ha regalato sinora un unico successo al Queen’s e solo perché il suo avversario fu cacciato dal campo. Paga la stazza e le lacune mentali cui Ivanisevic sembra però aver in parte messo una pezza. Qui pesca un ingresso morbido con Moriya, impegnato perlopiù nel circuito challenger. Il croato si porta subito 2-0, spazzando le velleità di aggancio del giapponese nel primo set con 2 ace consecutivi per portarsi 4-1. Da lì in poi domina con una certa naturalezza. Giostra agevolmente sul lato del dritto in topspin, sfrutta una buona varietà di repertorio, attaccando regolarmente sulla seconda e prediligendo i colpi tra i piedi. E può dormire sonni tranquilli sul proprio servizio grazie alla solita pioggia di ace e prime. Moriya lo porta al tie break solo nel terzo set dove Cilic è attento a rintuzzare subito i sogni di gloria del giapponese. Lo attende un altro turno agevole con il lituano Berankis.

[26] N. Kyrgios b. D. Schwartzmann 6-0 6-2 7-6(6) (Valerio Vignoli)

Dopo i sorprendenti quarti di finale dell’anno scorso, comincia come meglio non potrebbe l’avventura a Wimbledon 2015 della testa di serie n.26, il giovane australiano Nick Kyrgios. Il 20enne talento di Canberra infatti demolisce il terraiolo argentino Diego Schwartzman, n.64 del ranking ATP, alla prima apparizione sui prati dell’All England Club. Primi due set senza storia con Kyrgios che si permette di giocare in scioltezza, tentando talvolta soluzioni improbabili, come se fosse in allenamento. Nel terzo parziale l’australiano però si rilassa fin troppo, concedendo il break al sesto gioco ad un orgoglioso Schwartzman. Kyrgios, fresco di separazione dal coach Todd Larkham, però ritrova presto la concentrazione, riportandosi in parità e chiudendo con qualche difficoltà l’incontro al tiebreak in poco meno di un’ora e mezza di gioco.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-4 6-4 6-4
[4] S. Wawrinka b. J. Sousa 6-2 7-5 7-6(3)
[5] K. Nishikori b. S. Bolelli 6-3 6-7(4) 6-2 3-6 6-3
[11] G. Dimitrov b. F. Delbonis 6-3 6-0 6-4
[26] N. Kyrgios b. D. Schwartzman 6-0 6-2 7-6(6)
J. Nieminen b. [WC] L. Hewitt 3-6 6-3 4-6 6-0 11-9
[9] M. Cilic b. [Q] H. Moriya 6-3 6-2 7-6(4)
[7] M. Raonic b. D. Gimeno-Traver 6-2 6-2 3-6 7-6(4)
[17] J. Isner b. G. Soeda 7-6(5) 6-4 6-4
[14] K. Anderson b. L. Pouille 6-2 7-5 3-6 6-3
[WC] L. Broady b. M. Matosevic 5-7 4-6 6-3 6-2 6-3
[21] R. Gasquet b. [Q] L. Saville 6-3 6-2 6-2
J. Monaco b. F. Mayer 6-1 6-2 6-4
R. Berankis b. A. Haider-Maurer 6-2 5-2 rit.
V. Estrella Burgos b. B. Becker 5-7 6-1 6-4 6-4
M. Granollers b. J. Tipsarevic 6-3 6-4 6-2
[WC] D. Kudla b. [28] P. Cuevas 6-7(4) 4-6 6-3 6-2 6-2
[32] D. Thiem b. D. Sela 2-6 6-3 6-4 6-4
T. Haas b. D. Lajovic 6-2 6-3 4-6 6-2
[16] D. Goffin b. [Q] H. Zeballos 7-6(4) 6-1 6-1
[Q] K. De Schepper b. [Q] J.P. Smith 4-6 4-6 7-6(4) 6-4 6-4
[Q] P.H. Herbert b. H. Chung 1-6 6-2 3-6 6-2 10-8
[WC] M. Ebden b. B. Rola 6-2 6-1 6-4
[Q] J. Millman b. [19] T. Robredo 6-2 6-3 6-4
F. Verdasco b. M. Klizan 4-6 6-2 6-3 6-7(11) 13-11
A. Zverev b. T. Gabashvili 6-3 1-6 6-3 3-6 9-7
S. Johnson b. L. Lacko 6-3 6-7(5) 4-6 6-1 6-4
M. Ilhan b. J. Janowicz 7-6(4) 6-4 6-7(4) 6-3
[24] L. Mayer b. T. Kokkinakis 7-6(7) 7-6(3) 6-4
[27] B. Tomic b. J.L. Struff 6-3 3-6 2-6 6-2 6-3
S. Giraldo b. J. Souza 6-4 6-3 6-2
M. Baghdatis b. D. Young 5-7 6-2 6-4 6-4

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Wimbledon 2021, tre opzioni al vaglio: porte aperte, porte chiuse o pubblico ridotto

Lo Slam londinese, che non si è disputato quest’anno, sta cercando la miglior soluzione possibile per il 2021

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il sito ufficiale del torneo più antico del mondo, Wimbledon, ha iniziato a fornire degli aggiornamenti sullo stato attuale della prossima edizione in seguito alla cancellazione di quella del 2020. Stando al comunicato stampa dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il circolo che organizza i Championships, la pianificazione per Wimbledon 2021 è in attiva fase di svolgimento; gli scenari considerati sono “molteplici”, ma ricadono “essenzialmente in tre categorie”, la cui attuabilità dipende da quali saranno le linee guida per la salute pubblica in vigore il prossimo luglio.

La prima opzione è quella consueta, vale a dire uno Wimbledon a pieno regime (nel 2019 si era toccata la cifra record di 500.397 biglietti venduti), con panna, fragole, Henman Hill o Murray Mount che dir si voglia, insomma tutti gli elementi che rendono quello londinese il torneo di tennis più riconoscibile al mondo.

La seconda è quella di un contingentamento del pubblico sulla falsariga del Roland Garros appena conclusosi. Va detto che attualmente il circolo ha una dimensione di circa 17 ettari contro i 12 di quello parigino, e quindi potrebbe esserci la possibilità di garantire le distanze a più spettatori. L’AELTC ha acquistato i terreni del Wimbledon Park Park Club nel 2018, una mossa che triplicherà le dimensioni del torneo (circa 48,5 ettari), consentendo di giocare le qualificazioni in situ invece che a Roehampton, ma solo a partire dal 2022, visto che fino al 31 dicembre 2021 il circolo continuerà ad essere attivo – è anzi probabile che l’espansione si finalizzi ancora più avanti, data l’enormità del lavoro.

 

Se la soluzione precedente è quella parigina, l’ultima è ovviamente quella newyorchese, vale a dire un torneo a porte chiuse. Questa via è certamente indigesta allo Slam londinese, che ha potuto annullare l’edizione 2020 grazie alla copertura assicurativa proprio per scongiurare le perdite monetarie che un evento senza pubblico né merchandising avrebbe causato. I circa 125-130 milioni di euro di rimborso per la pandemia erano però validi una sola volta, e quindi il torneo si dovrà svolgere anche qualora non fosse possibile accogliere gli appassionati.

Il comunicato sottolinea che la prima preoccupazione degli organizzatori rimane la salute di tutti gli interessati, dai giocatori allo staff agli astanti, e che si sta facendo di tutto per cooperare con il governo e con altre manifestazioni sportive per arrivare alla soluzione più appropriata.

Per rafforzare la comunicazione con l’ATP, la WTA e la ITF è stato coinvolto Jamie Baker, che supporterà la nuova direttrice del torneo, Sally Bolton, in veste di Head of Professional Tennis and Tournament Director. Baker, oltre che un ex-tennista (è stato anche N.2 del Regno Unito) è l’ex-responsabile delle Tennis Relations del circolo londinese, e avrà l’incarico di gestire tutte le questione legate al tennis giocato, collaborando fra gli altri anche con Tim Henman, presidente del Professional Tennis Committee.

In coda alle notizie sul futuro, il press release ha annunciato un prolungamento di contratto con Rolex, Jaguar e IBM (fra gli altri), oltre ad un nuovo accordo di sponsorizzazione con Sipsmith, il primo “Official Gin of The Championships”. Si è inoltre sottolineato il grande sforzo fatto dal torneo per sostenere i più bisognosi durante questi mesi, visto che la cucina del torneo ha fornito (e continuerà a fornire fino a Natale) 200 pasti caldi al giorno, mentre la Wimbledon Foundation sta valutando se donare altro denaro a varie associazioni benefiche locali, a rischio chiusura per colpa della pandemia, dopo aver già donato 1,2 milioni di sterline, 750.000 delle quali sono già state distribuite. Il torneo ha anche donato 30.000 asciugamani per il riutilizzo in campo medico e distribuito un prize money di 10 milioni ai 620 giocatori che sarebbero entrati in un tabellone (principale o di qualificazione) per meriti di classifica.

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Wimbledon, la nostalgia dei segni

L’ultima concessione alla nostalgia del Wimbledon 2020 che non c’è stato. E ora appuntamento al 2021

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

NOTA DELLA REDAZIONE – Sarebbe dovuto essere il lunedì dedicato al commento, dopo le due finali di Wimbledon. Invece nulla è stato e nulla sarà fino al prossimo luglio. Con questo breve pensiero, ci congediamo dalla nostalgia e diamo appuntamento al prossimo anno


Cala il sipario su un Wimbledon privo di vincitori e vinti mentre un percettibile ‘down’ reclama la sua parte di mestizia. L’indomani dei tornei è sempre un po’ così: poca realtà tanti ricordi! Sullo stesso tono, il lato etereo degli Championships si trascina ormai da un anno e un altro ancora dovrà attendere prima di tornare in sé. E in un clima ovattato, il lato onirico della faccenda rimanda ad applausi scroscianti ridotti a brusii appena percepiti e a palline gialle senza più rumore. Quindi evoca bianchi soggetti che tra le righe si muovono qua e là con fare felpato mentre tutt’intorno, visi attoniti esprimono stupore per via di un proprio linguaggio.

Un ‘oooh’ breve vale un fastidioso doppio fallo così come un ‘oooohhh’ esteso premia un passante andato a segno. Un ‘ooooooohhhhh‘ infinito rimanda, invece, a un gratuito madornale. Immagini che restituiscono all’immaginario collettivo dissolvenze opache e surreali cullate in un’improbabile nebbia londinese di metà luglio. Un Purgatorio dantesco in cui tutto è fermo ai maledetti match point di un anno prima, buttati alle ortiche da un Federer frettoloso contro un Djiokovic freddo e calcolatore.

Poi tutto si attarda sui fili d’erba! I miliardi del grande centrale offrono dimora a macchie color dell’ocra foriere di una loro verità circa l’evoluzione di questo sport. La più corposa si spande da destra a manca a ridosso di una polverosa baseline e dice che il taglio a 8mm ha spostato il gioco all’indietro favorendo la via dello scambio in luogo dell’attacco puro che, ai tempi, dilungava volentieri il coloraccio verso rete sulla scia di Edberg, Sampras e McEnroe.

Lungo gli out, poi, aloni ristretti rimandano a raccattapalle lesti e sempre all’erta mentre altri più lontani lasciano rimpiangere compassati giudici di linea per i quali ogni chiamata vale un pezzo d’amor proprio. Un viottolo giallastro dai contorni definiti rasenta rapido il giudice di sedia vagheggiando campioni ciondolanti verso una sospirata panca e solerti fisioterapisti al capezzale di eroi più malandati.

In un clima di amarcord degno del miglior Fellini, i Championships 2020 consumano così il loro pizzico di nostalgia, scevri da soverchie pandemie che vorrebbero privarli della guadagnata eternità. Qualcosa svanirà, altro rimarrà: il resto è già attesa! Questo Wimbledon va in archivio così, senza lo straccio di un rumore. Sssssst… tutto tace: luglio 2021 è ancora lontano.

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Focus

Fiabe a Wimbledon: chi sarà l’erede di Federer?

Federer tornerà a Wimbledon forse un’altra volta, per salutare il suo giardino. Nel frattempo è già partita la caccia all’erede

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

Nell’ideale collettivo, Wimbledon è il torneo temprato a tutto: pioggia, critiche e ogni sorta di imprevisto. Un appuntamento che incurante di tutto va dritto alla meta con il suo seeding prettamente erbivoro – anzi, non più: è stato appena eliminato – concepito talora in barba al ranking, quello vero. Preso in contropiede da un virus sferico malamente spelacchiato, anche il torneo più importante al mondo si è arreso a ragioni di salute pubblica cancellando l’ottimismo che per breve durata ha serpeggiato tra le stanze al dieci di Dowining Street. Senza rinunciare al solito aplomb, il comitato organizzatore ha sorvolato su possibili negoziati con ITF e ATP rimandando ogni cosa al 2021. Con grande eleganza, ha persino deciso di elargire un montepremi compensativo ai giocatori che avrebbero preso parte al torneo per classifica. 

Per quest’anno, dunque, non ci saranno che gli highlights erbivori di cui straripa il web, scegliendo, magari, quelli più evocativi degli abbondanti tre lustri ormai alle spalle. Per apprendere che, tolto qualche estemporaneo finalista, nello stesso periodo lo Slam londinese, più degli altri tre, ha espresso bene l’idea di dominio, quello ristretto al perimetro dei Fab Four. Come se il tennis degli ultimi anni non fosse stata che una questione da dipanare tra quattro anime o poco più. 

E se a giugno prossimo quelli appena oltre gli …enta saranno certamente ai nastri di partenza, l’unico sull’orlo degli …anta potrebbe incappare, invece, negli inconvenienti  dell’età. Si tratta di un re vestito di bianco vicino ad abdicare, seppure ancora felicemente regnante. Insensibile, ormai, a faccende di fredda classifica, Roger Federer sopravvive più arzillo che mai, per la gioia di un popolo sterminato che lo considera unico e irripetibile. Senza impedire, nondimeno, che a un anno dai prossimi Championships il quesito affiori di getto: tornerà col piglio di sempre o gli acciacchi avranno la meglio? Con i marcantoni in giro per il circuito non sarà facile tenere botta.

 

Dunque il pensiero del  ‘dopo’ prende corpo via, via che il tempo scorre impietoso. E anche se otto titoli e quattro finali restituiscono al mondo un fuoriclasse inarrivabile, l’idea della successione serpeggia furtiva insieme all’incognita di un gioco arduo da replicare. Oltre ai naturali successori, ben oltre la trentina, toccherà dunque a un moderno randellatore della Next Gen raccogliere lo scettro o sarà piuttosto un cesellatore a tutto campo, magari un po’ vintage? Dalla nuvola di supposizioni  piove anche qualche certezza: per accedere al cuore della gente, l’erede dovrà comunque avere grande dignità, talento da vendere e portamento regale. Qui non si tratta solo di scalare il ranking ma di bucare il video salvando il tennis dalla noia

Fosse stato Dickens a scrivere il seguito della fiaba, avrebbe fatto del successore un bel giovane dall’infanzia negata, chiamato a grandi privazioni  pur di guadagnare la via del successo. Dalla penna di Perrault, sarebbe, invece uscito il profilo di uno sfigato Pollicino che vive il tennis con tenera furbizia. Meglio avrebbero fatto i fratelli Grimm che, tagliando corto, sarebbero andati dritti a un principe volleatore che risveglia Biancaneve e tutto il resto.  

Di fronte a un tennis ricco di denari ma povero di creatività, gli scribi dell’era moderna ipotizzano pretendenti alla Thiem, Tsitsipas, Zverev. Figure di spicco, per carità, ma forse poco inclini alla nobile magia con cui il monarca ha disegnato traiettorie stellari facendo dei colpi una sfilza infinita di rime baciate. Non dimentichiamo, ad ogni modo, che il terzo giocatore più vincente del torneo in Era Open è ancora in attività e si chiama Novak Djokovic, che condivide il gradino più basso del podio con Bjorn Borg, entrambi a cinque successi. Non si può parlare però di Djokovic come un vero erede, prima di tutto perché il serbo ha vinto durante l’epoca di Federer, e poi perché, pur sei anni più giovane di Federer, è comunque nella fase finale della sua carriera.

Come ricordare, dunque, il passaggio storico di un re tanto amato? A molti basterebbe l’iscrizione in qualche albo d’oro o nella Hall of Fame. Un privilegio non da poco rispetto ai comuni mortali in fila al botteghino, ma poca cosa per quel sovrano che per tante volte ha deliziato l’anima dei 15.000, Windsor inclusi, stipati fianco a fianco nell’atmosfera unica del Centre Court

Non sappiamo come i neonati di oggi che, bontà loro, giocheranno un giorno a tennis, penseranno in futuro a quel re dai modi garbati e amante del bello. Molti ne sentiranno parlare da genitori  rigati da qualche luccicone, altri si getteranno in biografie ricche di minuzie mentre i più curiosi spulceranno filmati su YouTube. Per venire al corrente, che tra vittorie e finali, si narra anche della splendida vittoria del 2009 contro Andy Roddick finita 16-14 al quinto dopo che l’americano aveva fallito un set point d’oro su una facile volée alta di rovescio. O del match clou del 2008 perso con Nadal 9-7 al quinto, giudicato da tutti come il più bello di Wimbledon versione Open. E un po’ di amaro scorrerà per i maledetti 68 game dello scorso anno snocciolati contro un Djokovic irriducibile e finiti male per via di due match point gettati alle ortiche per questioni d’ansia. 

Ma bando alla mestizia, panta rei dice Eraclito, tutto scorre. E poiché le fiabe finiscono sempre per salvare capra e cavoli, l’epilogo migliore potrebbe essere che in futuro, accanto al vincitore in Church Road, troverà spazio il classico tormentone della nonna: ‘Eh, mio caro lei…. se ci fosse stato Lui!’. E quando anche quest’epopea sarà fuggita via, noi contemporanei ripenseremo al King Roger di questi anni come alle ninfee di Monet o ai girasoli di Van Gogh. 

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