ATP Miami: Dimitrov, che carattere! Rimontato Murray. Bene Raonic, Kyrgios e Nishikori. Fuori Tsonga

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ATP Miami: Dimitrov, che carattere! Rimontato Murray. Bene Raonic, Kyrgios e Nishikori. Fuori Tsonga

Grigor Dimitrov reagisce ad un tiebreak giocato malissimo, per avere la meglio su un Andy Murray discontinuo e nervoso: addirittura 50 errori gratuiti per lo scozzese, che difendeva la finale. Dimitrov non batteva un top 10 da quasi un anno (Wawrinka a Madrid 2015). Kei Nishikori lascia appena 4 giochi ad Alex Dolgopolov e si qualifica per gli ottavi di finale dove affronterà Roberto Bautista Agut che piega al tie-break decisivo Jo-Wilfried Tsonga. A Nick Kyrgios e Gael Monfils basta il minimo indispensabile per superare in due set l’americano Smyczek e l’uruguaiano Cuevas mentre Milos Raonic ha la meglio in due tiratissimi set contro il padrone di casa Jack Sock

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[26] G. Dimitrov b. [2] A. Murray 6-7(1) 6-4 6-3 (Raffaello Esposito)

Quando nel 2014 Grigor Dimitrov batté Murray nella semi di Acapulco e in seguito nei quarti di Wimbledon sembrava che il suo decollo fosse imminente ma da allora, paradossalmente, si è avuta una costante discesa nelle prestazioni del golden boy bulgaro. Per raggiungere il top quasi mai basta il talento di madre natura e lui stesso ha più volte dichiarato che c’è altro nella sua vita oltre al tennis. Così oggi l’ottavo di finale contro lo scozzese, che era in vantaggio 6-2 nei precedenti, sembrava segnato. Andy era il secondo favorito del torneo,  sulla via di una più che probabile finale contro Nole, considerando il destino toccato ad altri due fab four.

Dopo le consuete raccomandazioni del giudice arbitro e il sorteggio, Dimitrov apre le ostilità al servizio. Deve subito risalire da 0-40 e lo fa con l’aiuto di due aces consecutivi ma nel suo seguente turno è break. Sembra la solita storia quando c’è di mezzo il bulgaro ma non sarà così. Grigor entra improvvisamente in palla, restituisce subito il favore e prende a servire come un ossesso sia prima che seconda e a scambiare a tutto braccio senza errori. Murray non gioca male, attacca la rete ma è spesso costretto in difesa nel palleggio dall’anticipo e dalla potenza dei colpi avversari, alcuni ottimi come il rovescio lungolinea piatto che conclude il settimo gioco. Non ci saranno più occasioni fino al 6-6 ma è Andy quello che deve lottare maggiormente per difendere il proprio servizio. Purtroppo per il bulgaro il passaggio a vuoto arriva proprio al tie break, aperto da lui con il terzo doppio fallo dell’incontro. Murray possiede una buona dose di killer instinct, annusa l’aria e alza il ritmo del palleggio, costringendo l’altro all’errore. Quando lo scozzese “para” a rete un rovescio al volo da due metri di distanza per salire 5-1 il set finisce. 7-1 per gli almanacchi.

 

Ma è un match strano, che cambia padrone ogni tre-quattro giochi e l’andazzo rimane quello. Dimitrov si scorda subito dell’orrendo tie-break e riprende a martellare mentre Andy forse crede di averlo perso e cede due volte consecutive la battuta a zero. Nel cambio campo del terzo game, mentre cerca di distruggere a racchettate la borsa degli indumenti qualcuno forse gli rammenta che è in vantaggio e allora lui ricomincia a giocare. Il parziale diventa emozionante, Andy recupera un break, risale da 0-4 a 4-5 ma quando Dimitrov serve per il set si trova  sotto 40-15. Un set point lo annulla lui in pressione, il secondo Grigor col settimo doppio fallo. Il bulgaro fronteggia a sua volta una palla break ma sorpresa delle sorprese… la annulla a rete ed è solido nel tenere di testa conquistando un agognato 6-4.

È diventato un match molto teso, a tratti bellissimo, e il terzo set ne è degna conclusione. Dimitrov lo inizia alla risposta con una volée bassa di dritto da cineteca ma nel quarto gioco un rovescio scentrato e un passante nei piedi lo precipitano sul 15-40 e lui annulla solo la prima palla break. Finita? Macché, in un match la cui alternanza sembra regolata dal manuale Cencelli Murray perde subito il vantaggio acquisito e subisce un secondo break nel sempre fatidico settimo gioco. Anche una roccia delle Highlands come Andy ha delle crepe e mentre Amélie Mauresmo china profeticamente la testa in tribuna la crepa diventa voragine. Murray ha mollato, serve sotto 3-5 e subisce il terzo break consecutivo con quattro errori quasi filati che ne decretano l’inaspettata sconfitta.

[12] M. Raonic b. [22] J. Sock 7-6(3) 6-4 (Benedetto Napoli)

L’ottavo capitolo della saga tra Milos Raonic e Jack Sock si chiude come le ultime sei volte. Il numero 12 della classifica mondiale è cinico quanto basta per approfittare delle rare occasioni offerte dall’avversario; di contro il no. 24 ATP non gioca assolutamente un cattivo match, ma l’imprecisione sulle palle break (0/5) contro tennisti di questo calibro possono costare parecchio.

All’alba del primo set il tennista nato a Podgorica concede un break point allo statunitense, ma un ace e due prime vincenti scongiurano il pericolo. Da lì in poi l’incontro diventa un ode al servizio: difatti  i due tennisti si attaccano al loro miglior fondamentale concedendo pochissimi spunti degni di nota a un pubblico che si gasa solo al passaggio della kiss cam durante i cambi campo. Le discese a rete sono pochissime e gli scambi sono interminabili e di una noia mortale; ognuno aspetta l’errore dell’altro e solo qualche vincente di dritto o di rovescio rompe la monotonia del match.
L’epilogo del primo set inevitabilmente giunge al tiebreak: qui Raonic piazza due mini-break che lo portano in un battibaleno sopra di cinque punti a zero e a quel punto è troppo facile per il finalista di Indian Wells controllare il ritorno dell’avversario e chiudere dopo oltre quasi un’ora il set in proprio favore.

Il secondo parziale si apre con l’immediato break del canadese e tutto d’un tratto l’incontro si infiamma. Nonostante la palla viaggi alla stessa velocità di una monoposto di Formula 1 i vincenti aumentano a dismisura: Raonic predilige l’approccio a rete mentre il campione di Houston sfodera vincenti di dritto o di rovescio che animano il pubblico dello Stadium. L’ottavo game vede Sock procurarsi ben quattro break point, ma l’imprecisione di quest’ultimo unito al sangue freddo del canadese fanno sfumare ogni possibilità e nonostante una disperata resistenza e così dopo quasi due ore di ostilità Raonic chiude al terzo match point. Prossimo turno sulla carte favorevole al tennista canadese, ma la sorpresa del torneo Damir Dzumhur vorrà continuare a stupire.

[6] K. Nishikori b. [27] A. Dolgopolov 6-2 6-2 (Valerio Vignoli)

Il primo match di giornata sul Grandstand del Crandon Park Tennis Center vede Kei Nishikori, testa di serie n.6, impegnato in un insidioso terzo turno contro l’imprevedibile Alexandr Dolgopolov, n.29 del ranking ATP e giustiziere di Andreas Seppi al turno precedente. Forse non troppo insidioso visto che il 26enne nipponico di casa a Miami non ha mai ceduto un set all’ucraino nei tre precedenti.

Il primo set si apre con un Dolgopolov spumeggiante che con un paio di magie delle sue si aggiudica subito il turno di risposta. Ma il tennista di Kiev, al termine di un game durato oltre 6 minuti, non conferma il vantaggio, commettendo un doppio fallo sulla seconda palle break per Nishikori. Emerge presto la maggiore solidità del giapponese che, avanti 2 a 1, sfrutta la bassa percentuale di prime in campo e i tanti gratuiti – soprattutto di rovescio – del suo avversario per prendersi un altro break. Il finalista degli US Open 2014 non si distrae e chiude in scioltezza alla seconda occasione il parziale con il punteggio di 6-2.

Nel secondo set, dopo aver tenuto il primo turno di servizio, Nishikori continua a mettere pressione su Dolgopolov, procurandosi 4 palle break. L’ucraino, pur con qualche sofferenza, si salva ma è poi costretto a soccombere nel quarto gioco, per colpa di un dritto che scappa largo, sotto lo sguardo perplesso del suo coach Felix Mantilla. Il top player di Shimane è in totale controllo ma, date le proibitive condizioni di umidità, cerca di archiviare la pratica in fretta per risparmiare energie. Non ci riesce sul 4 a 1 con 3 chance di break a disposizione ma ce la fa sul 5 a 2, grazie ad un rovescio in rete di un Dolgopolov ormai in confusione, chiudendo il match in un’ora e undici minuti di gioco. Nishikori si qualifica così per gli ottavi di finale del Miami Open per la quinta volta in carriera.

R. Bautista Augut [17] b. J. W. Tsonga [9] 2-6 6-3 7-6(3) (Manuel Calcaterra)

La parte bassa del tabellone di Miami vede sfidarsi al terzo turno il numero uno di Francia, il trentenne Jo-Wilfried Tsonga, contro il terzo tennista spagnolo, l’attuale numero 18 del ranking ATP Roberto Bautista Augut. Il pronostico vede favorito il francese, forte della sua nona posizione in classifica, ma Bautista Augut è un tennista da non sottovalutare, capace quest’anno di rientrare tra i primi 20 al mondo e già vincitore di due titoli: i tornei 250 di Sofia e di Auckland, battendo nella semifinale di quest’ultimo proprio il francese nato a Le Mans, nel loro ultimo scontro diretto. Tsonga sa bene, quindi, di dover partire subito concentrato e mette in campo nel primo set un tennis aggressivo fin dal primo quindici. Il francese si dimostra solido al servizio, con il quale ottiene l’83% di punti con la prima e il 60% con la seconda, senza concedere nemmeno una palla break. Al contrario, Bautista soffre le risposte profonde di Tsonga e concede ben 9 palle break, 2 delle quali vengono trasformate dal transalpino per il 6-2 del primo parziale, conquistato in 39’.

Lo spagnolo, però, non si scompone e, al rientro in campo, mette ordine ai suoi schemi di gioco, ma soprattutto inizia a lasciare andare il braccio, sfornando colpi potenti di dritto; Tsonga si innervosisce senza ragionevole motivo, subisce il ritorno dell’iberico e perde di efficacia, sia alla battuta sia in risposta, tanto che Bautista Augut intasca il 94% di punti con la sua prima di servizio. Alla terza occasione, lo spagnolo conquista il break necessario a chiudere 6-3 il secondo set e rimandando tutto al terzo.

Nell’ultimo parziale è l’equilibrio a farla da padrone: il francese ritrova sicurezza al servizio, ma si dimostra ancora nervoso, alternando colpi perfetti a momenti di self talking che evidenziano il suo stato di agitazione; Bautista Augut, invece, mette in campo un gioco concreto e lineare, concedendo ben poche occasioni al francese. È un giusto tiebreak a decidere l’incontro dove la maggiore tranquillità dello spagnolo ha la meglio sull’emotività di Tsonga. Bautista Augut si qualifica, così, per il quarto turno dove incontrerà Kei Nishikori.

[24] N. Kyrgios b. [Q] T. Smyczek 6-4 6-4 (Gabriele Ferrara)

Vittoria in due set per Nick Kyrgios, che sconfigge Tim Smyczek – vittorioso a Memphis nel 2014 nell’unico precedente tra i due – con un doppio 6-4. Negli ottavi adesso lo attende Kuznetsov. Si parte con l’australiano che, sull’1-1, centra il break alla terza occasione grazie ad una buona discesa a rete e ad un ottimo dritto inside out. Tuttavia, nel game seguente, regala il controbreak mettendo in rete una volée bassa di rovescio ed in corridoio un rovescio in diagonale. Il ventunenne di Canberra riesce lo stesso a far valere la maggior potenza ed il maggior talento, breakkando nuovamente Smyczek nel settimo gioco, archiviando poi il primo set per 6-4.

In apertura di secondo parziale Il numero 26 del mondo toglie la battuta allo statunitense, che sul break point commette un doppio fallo. Ciò nonostante, Kyrgios non ne approfitta e, dopo un errore di rovescio a campo aperto, concede immediatamente il controbreak. Quest’oggi il talento aussie – come spesso gli capita – appare svogliato e deconcentrato mostrando poca reattività nelle gambe ed alternando giocate d’alta scuola ad errori grossolani. L’americano, invece, gioca in maniera piuttosto ordinata: cerca di costruirsi il punto con una buona prima di servizio ed esegue con grande anticipo i colpi da fondocampo – nonostante difetti in potenza. Il tennista di Milwaukee, nel settimo gioco, subisce il maggior peso di palla dell’avversario, che approfitta di un paio di errori di rovescio del numero 132 ATP per portarsi in vantaggio sul 4-3 e servizio, aggiudicandosi poi il set e l’incontro con lo score di 6-4 6-4 in un’ora e ventisette minuti.

Prestazione altalenante da parte del giovane australiano che, come anticipato, negli ottavi di finale affronterà Andrey Kuznetsov. Ottimo torneo, invece, per il tennista statunitense, che ha confermato di essere un buon giocatore e di poter rientrare nella top 100.

Risultati:

[26] G. Dimitrov b. [2] A. Murray 6-7(1) 6-4 6-3
[16] G. Monfils b. [23] P. Cuevas 6-3 6-4
[12] M. Raonic b. [22] J. Sock 7-6(3) 6-4
[6] K. Nishikori b. [27] A. Dolgopolov 6-2 6-2
[17] R. Bautista Agut b. [9] J.W. Tsonga 2-6 6-3 7-6(3)
[24] N. Kyrgios b. [Q] T. Smyczek 6-4 6-4
D. Dzumhur b. [Q] M. Kukushkin 4-6 6-1 6-2
A. Kuznetsov b. A. Mannarino 2-6 7-5 6-0

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Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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ATP Cincinnati, Kyrgios: “Ho lavorato molto sui miei scatti di rabbia”

“Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire”. Il tennista australiano dopo la vittoria su Davidovich analizza il 2022: “Giocherò lo US Open e poi tornerò a casa”. “Non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso”

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Continua a brillare la stella di Nick Kyrgios in questo 2022 di rinascita del bad boy australiano. Anche al Western & Southern Open Kyrgios non delude, sconfigge in due set il finalista di Montecarlo Alejandro Davidovich Fokina e continua la sua striscia di imbattibilità nei match di primo turno in questo 2022, con un bilancio di 11-0. Stagione di rinascita che lo ha visto raggiungere la finale a Wimbledon, trionfare a Washington per uno score stagionale che recita 31 vittorie sul campo (più 3 per walkover) a fronte di sole 9 sconfitte. E del nuovo Kyrgios di questo 2022 ha parlato nella conferenza post-match.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

IL MODERATORE: Siamo al sedici agosto e tu hai giocato 15 partite, tra singolo e doppio, vincendone 14. Come ti senti?

 

NICK KYRGIOS: “Mi sento bene, soprattutto per quanto riguarda la fiducia in me stesso quando sono in campo. Mi sembra di colpire la palla abbastanza bene. Sto arrivando alla fine del mio viaggio. Mi sento come se fosse quasi finita. Dopo questo torneo, giocherò lo US Open e poi tornerò a casa. In fondo è questo quello che penso. Ho dato tutto ogni giorno sul campo di allenamento e durante i match. Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire e devo solo andare avanti, devo andare avanti. Mancano solo due tornei.

D: Le tue tattiche sono sempre abbastanza varie. Penso che tu abbia menzionato di recente come alcuni altri giocatori stiano chiedendo la tua opinione. È qualcosa che ti è venuto naturale da bambino, o ad un certo punto hai capito come fare?

NICK KYRGIOS: “Mi sento come se facessi ricerche su tutti i giocatori e mi sento come se avessi un ottimo cervello da tennista. Guardando il tennis da bambino e considerando tutto il tennis che ho giocato e quanto lo guardo, conosco i punti di forza e di debolezza di tutti.

Mi sembra di conoscere bene il mio stile di gioco e so cosa funziona. Ovviamente contro qualcuno come Fokina o Medvedev, de Minaur, questo tipo di giocatori, se faccio troppi scambi, non è un tennis alto livello. Alcuni giocatori di tennis sentono di raggiungano percentuali elevate semplicemente allungando gli scambi. Ma per me, non è così. Non è così che vincerò le partite.

Per il 90% dei giocatori è una percentuale alta, ma per me è una percentuale di tennis molto bassa. Contro questo tipo di giocatori, so che devo stare al top, rimanere aggressivo, sai, provare ad accorciare gli scambi quando posso, serve & volley, variare il gioco, giocare slice. Devo giocare il mio tipo di tennis, e questo è alto livello.

Io credo che giocare ad alto livello per un tennista sia sapere cosa funziona nel tuo stile di gioco e cercare di eseguirlo al massimo livello. Per me è davvero chiaro cosa questo rappresenti per il mio gioco e so come le altre persone stanno cercando di giocare. Questa è la chiave. Sento che non avere un allenatore ha funzionato. Negli ultimi sei mesi non credo che molte persone abbiano raggiunto questi obiettivi senza un allenatore prima di me, e credo che sia qualcosa che derivi dalla fiducia e dalla conoscenza del tuo gioco.

D: Pensi che il Nick del 2022 possa avere gli scatti di rabbia o emotivi che ha avuto nel 2019?

NICK KYRGIOS: “Credo di essere stato un tennista emotivo per tutta la mia carriera. Da quando ho preso in mano una racchetta, mia madre mi guardava fare i capricci e piangere in campo ed essere emotivo quando perdevo. Penso che sia, in un certo senso, solo dimostrare che mi importa del risultato. Penso che sia importante. A un ragazzo dovrebbe importare del risultato, e non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso dopo la partita o durante la partita. Mi sono sempre preoccupato così tanto dei risultati.

Adesso raramente mi vedrete lanciare la mia racchetta. Di tanto in tanto capita qualche sfogo, ma non più di un altro giocatore. Sento che è qualcosa su cui ho lavorato, ovviamente in campo, perché fuori dal campo sono molto rilassato. Non hai mai scatti di rabbia. In campo, c’è voluto molto lavoro per arrivare a questo punto. Si può chiaramente dire che sono un ragazzo che ha lavorato su alcune cose, ha la sua personalità, ma a volte si muove su una filo sottile. Sono orgoglioso di questo, di poter giocare una partita come oggi. Ci sono stati un paio di scatti di rabbia qua e là, ma è una specie di mindset.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

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ATP Cincinnati: esordi vincenti per Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev

Decisamente agevole la prima assoluta in Ohio dello spagnolo, molto meno convincente la vittoria del numero uno del mondo

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Daniil Medvedev, Cincinnati 2022 (foto: twitter @CincyTennis)

La notte italiana è teatro di alcuni degli esordi più attesi al Western & Southern Open, come quelli di Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev, rispettivamente teste di serie numero 3 e 1. Scende in campo per primo l’enfant prodige spagnolo, che in poco più di un’ora ha la meglio su Mackenzie McDonald senza spendere chissà quante energie. Giornata abbastanza negativa quella dello statunitense, che non può opporsi in nessun modo all’avanzata del numero 4 del mondo.

Totalmente diverso il match di Medvedev, chiamato a riscattarsi dopo la sconfitta con Kyrgios patita a Montreal la scorsa settimana e che non ha un battesimo facile contro Botic Van De Zandschulp. L’olandese non sembra in una gran giornata, sbaglia tantissimo – soprattutto nel primo set – ma viene più volte graziato dal russo, bravo a chiudere in due set ma costretto ad annullare un set point nel secondo parziale.

[3] C. Alcaraz b. M. McDonald 6-3 6-2

 

McDonald parte al servizio e conquista i primi due punti della partita, ma Alcaraz non si fa pregare e entra subito al 100%, infilando quattro punti di fila e partendo subito in vantaggio. Non appena si entra nello scambio lo spagnolo fa valere la maggiore pesantezza di palla e lo statunitense può far poco, andando subito sotto 0-2. Il primo set si gioca nei turni di battuta della testa di serie numero 3, che certamente non è una gran notizia per McDonald. Il numero 72 del mondo, data anche la posizione arretrata di Alcaraz in ribattuta, prova a mantenersi in scia accorciando gli scambi con alcuni serve&volley che gli fruttano diversi punti. In risposta, tuttavia, non riesce praticamente mai ad essere aggressivo nonostante una percentuale di prime non elevatissima dello spagnolo, che con la seconda spesso sceglie a ragione di andare al corpo.

Avanti 4-2 il numero 4 del mondo ha la possibilità di crearsi un’altra palla break, ma sul 30-30 McDonald copre benissimo la rete con due ottime volée e accorcia le distanze poco dopo. Nonostante qualche errore qua e là Alcaraz continua a non avere problemi nei suoi turni di battuta, aumentando le percentuali al servizio e portandosi sul 5-3. Nel primo set l’iberico conquista il 90% di punti sulla seconda, dato in cui si cela la grande difficoltà di McDonald a trovare profondità in risposta. Al servizio per rimanere nel set, lo statunitense è costretto a cedere nuovamente la battuta: anche grazie a un lob millimetrico (e al doppio fallo del suo avversario sul set point) Alcaraz chiude 6-3 la prima frazione.

Anche in avvio di secondo parziale la situazione non cambia, con il 19enne di Murcia che continua ad essere dominante con i suoi colpi da fondo, mentre il suo avversario non riesce a trovare le giuste contromisure, specialmente con il dritto. Come nel primo set McDonald cerca di prendere costantemente la rete, ma nel quarto gioco viene passato con il rovescio da Alcaraz, che si procura un break point ma sbaglia la risposta subito dopo. Il game si trascina ai vantaggi, lo statunitense vince il punto più bello della partita dopo uno scambio prolungato nei pressi rete e impatta sul 2-2.

I problemi però per McDonald sono appena iniziati, dato che da quel momento non conquisterà più un singolo gioco. Alcaraz si procura altre due palle break consecutive nel sesto gioco e questa volta va a segno. Lo spagnolo è totalmente in controllo del match, affonda ripetutamente con dritto e rovescio e si porta senza fatica sul 5-2. L’incontro si conclude con il quarto break in favore della testa di serie numero 3, che con l’ennesimo dritto penetrante si impone 6-3 6-2 ed ottiene la sua prima vittoria in carriera a Cincinnati: al terzo turno per lui ci sarà il vincente del match tra Cilic e Ruusuvuori.

[1] D. Medvedev b. B. Van De Zandschulp 6-4 7-5

Decisamente più equilibrato rispetto al match precedente è l’esordio del numero uno del mondo. Van De Zandschulp parte al servizio con le idee chiarissime: conquistare la rete il prima possibile. Il piano funziona a metà, perché sì gli porta i primi due punti, ma gli costa anche il break. Ai vantaggi infatti l’olandese si precipita ancora a rete, ma sbaglia la direzione dell’attacco e viene infilato. Con qualche patema, pur senza annullare chance di controbreak immediato, Medvedev sale subito 2-0 e ha una possibilità per il doppio break nel terzo gioco, ma sbaglia la risposta. Il numero 24 ATP questa volta ne approfitta e accorcia le distanze, cercando spesso di variare gli angoli al servizio vista la posizione arretrata del suo avversario.

Il russo non mostra certo la sua miglior versione in avvio, ma i diversi errori di Van De Zandschulp lo aiutano a mantenersi in vantaggio. L’olandese conquista soltanto due dei primi dodici punti dalla riga di fondo ed è ancora costretto ai vantaggi nel quinto game, dove annulla una nuova opportunità di break grazie allo schema servizio-dritto, portandosi sul 2-3. È una partita povera di spettacolo e ricca di errori, dove a fare la differenza è unicamente il break conquistato da Medvedev ad inizio partita. Anche usufruendo dei diversi gratuiti del suo avversario (e dell’apporto della prima di servizio, 12/12), il russo riesce a conservare il vantaggio fino a fine set, archiviato 6-4 con due grandi dritti alla Medvedev e dopo aver vinto gli ultimi sedici punti al servizio.

In avvio di secondo parziale Van De Zandschulp mette la testa avanti per la prima volta nel match e, in generale, dà la sensazione di essere un po’ più aggressivo e propositivo. Diminuiscono pian piano i gratuiti da una parte e dall’altra, anche se il match resta tutt’altro che spettacolare. I problemi dell’olandese continuano però ad essere in risposta, dove non riesce a conquistare punti. Sul 2-2 Medvedev ha l’occasione di porre una seria ipoteca sul match: sul 15-15, infatti, infila una gran risposta vincente di dritto e ringrazia i due doppi falli consecutivi del suo avversario, che lo mandano avanti di un break anche nel secondo set.

Al momento di allungare il numero uno del mondo fa registrare un calo inaspettato e, con un comodo rovescio spedito in rete, restituisce immediatamente il break. Van De Zandschulp tiene ai vantaggi il settimo game e si porta sul 4-3, ma i problemi per lui si ripalesano nel gioco successivo, dove finisce subito sotto 0-40. L’olandese però non si perde d’animo, gioca soltanto più serve&volley e riesce clamorosamente a rimettere in piedi un game che sembrava perso. Va detto che l’aiuto di Medvedev si rivela fondamentale, con il russo che avrebbe potuto fare decisamente meglio su almeno due delle tre palle break e si trova così a servire per rimanere nel set. Annullato un pericoloso set point, con un ace provvidenziale la testa di serie numero uno opera prima l’aggancio sul 5-5, quindi il definitivo sorpasso. Esattamente come sul 2-2 sono i doppi falli a condannare Van De Zandschulp, addirittura tre in questa occasione. Medvedev fatica a chiudere, annulla una nuova palla break ma al terzo match point si impone 6-4 7-5: al prossimo turno attende il vincente del match tra Paul e Shapovalov.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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