A Montecarlo da inviato: le dritte di Clerici, la profezia su Nadal, l’inseguimento di Panatta

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A Montecarlo da inviato: le dritte di Clerici, la profezia su Nadal, l’inseguimento di Panatta

Con Gianni Clerici tra vini francesi, arte contemporanea e il ricordo di Vitas Gerulaitis. L’intervista ad Adriano Panatta sogno proibito dell’inviato. Ubaldo Scanagatta spietato ma positivamente contagiato da Rino Tommasi

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Avere l’opportunità di essere inviato al torneo di Montecarlo, oltre all’enorme soddisfazione di realizzare la terza trasferta per Ubitennis, dopo Montecarlo 2014 (qui il racconto del mio strampalato battesimo all’epoca da inviato sul posto) e US Open 2015 (qui le peripezie fantozziane dell’avventura newyorkese), permette di vivere esperienze sempre nuove (a dispetto dell’apparente ripetitività di cronache e conferenze stampa post-match), sebbene costantemente caratterizzate per chi scrive da situazioni grottesche e tragicomiche.

La profezia di Martin Skinner, coach di Aljaz Bedene

Il primo match che scelgo di seguire alle 10:30 di lunedì 11 aprile, per scriverne la cronaca, è l’imperdibile Bedene-Rosol: perché una scelta così brillante? Perché non vedevo l’ora di sistemarmi sugli spalti, prendere appunti, correre in sala stampa a scrivere di getto. Divertimento, sofferenza, frenesia, corse in mezzo ai tifosi. Tutte emozioni che mi mancavano, così battezzo il primo match di giornata non scelto dai miei compagni di viaggio, Laura Guidobaldi e Carlo Carnevale, tutti baldanzosi perché ancora liberi dal giogo del Direttore Scanagatta, autentico spauracchio di ogni collaboratore inviato. Raggiungo il periferico campo 9 e scelgo di sedermi vicino a un tizio che dimostra circa 35 anni e attira la mia attenzione per avere un pass al collo con scritto sopra “COACH”. Si tratta di Martin Skinner, che mi fa venire in mente il direttore Skinner della scuola elementare di Springfield de “I Simpsons”. Il mio scopo non è chiedergli cosa provi ad avere lo stesso nome di uno dei più amati personaggi dell’indimenticabile serie TV, ma carpire qualche dritta sul giocatore che segue, Aljaz Bedene. Coach Skinner si dimostra molto disponibile e chiacchiera amabilmente con me durante i campi campo. La frase che sembra la classica banalità si rivela invece profetica: “Mi chiedi cosa mi aspetto se Aljaz vince oggi (come farà, ndA) e affronterà domani Rafa Nadal? Mi piacerebbe giocasse con la massima tranquillità, sciolto come chi non ha niente da perdere, perché Rafa è imbattibile. Beh, visto come si è concluso il torneo, devo dire che il cognome Skinner è garanzia di qualità, del resto l’altro (Seymour, quello dei Simpsons), oltre ad avere conquistato il cuore di Edna Caprapall (maestra sola e abbandonata dal marito, ancorché con un fascino nascosto ma seducente), aveva pure fatto il Vietnam…

 

Il party allo Yacht Club di Montecarlo in compagnia di un Gianni Clerici sommelier e malinconico

Le giornate si susseguono intense e frenetiche, ma il meglio deve ancora venire e non sarà sulla terra rossa del Centrale di Montecarlo. Giovedì 14 Ubaldo, che ci ha raggiunto il giorno prima, rimedia per noi fedeli inviati un preziosissimo invito all’esclusivo party alla Ballroom dello Yacht Club del Principato che celebra i 50 anni del connubio tra Sergio Tacchini e il mondo della racchetta. L’occasione è troppo ghiotta per… lasciarsi sfuggire patè de foie gras, agnello, sushi di livello siderale, dolci e grandi vini. Già, i vini: a parte (numerosi) calici di Champagne, su cosa orientarsi per accompagnare fois gras e agnello? Mentre mi arrovello sull’affannosa questione, si materializza Lui, lo Scriba, Gianni Clerici (intervistato da Ubitennis poco meno di un anno fa): “Buona sera Gianni, ci siamo conosciuti in sala stampa sempre qui due anni fa, sono di Ubitennis, si ricorda?”. Ah scusa, certo, mi ricordo di te”. Strepitoso Scriba, è lui a scusarsi per non avere riconosciuto me… Anche qualora stesse facendo uso della sua proverbiale ironia per salutare un ammiratore un po’ molesto, la classe e la disponibilità dell’agile ottantacinquenne sono entusiasmanti: “Ti vedo con due piatti in mano, ma non bevi nulla? Vieni con me, ti faccio gustare il Chambertin, un rosso di Borgogna eccellente”. Il palato conferma: anche sui vini, Clerici è da Hall of Fame, come la stessa Montecarlo confermò con una premiazione dedicata nel 2012. Finita la cena, lo Scriba si fa più malinconico davanti a una foto che ritrae un biondo e vitale Vitas Gerulaitis negli anni ’70. Clerici sorride con un velo di tristezza: “Questo è stato un mio grande amico, mi soffiava qualche ragazza all’epoca, ma pazienza… La sua scomparsa fu molto brutta, sia per la perdita di un amico sia per il chiacchiericcio che si stava creando: l’incidente domestico col gas era evidente, ma in molti cominciarono a dire che era pieno come un uovo di cocaina e che avrebbe fatto comunque molto presto quella fine. Vere o meno che fossero le voci sull’uso della polvere bianca, parlarne appena era scomparso fu a dir poco squallido. Quando mi chiesero di scrivere sulla sua morte, volli vedere gli esiti dell’autopsia, che naturalmente riportai: nel suo corpo non c’era un briciolo di coca”.

L’elegante “Grand Nuit du Tennis”, preceduta da un agghiacciante scena da commedia degli equivoci

Il giorno dopo, venerdì 15, arrivo al Country Club portandomi dietro l’abito e la cravatta da indossare a “La Grand Nuit du Tennis”, la tradizionale cena di gala offerta al Montecarlo Sporting Club ai giornalisti accreditati. Al termine di un’altra intensa giornata di tennis in tribuna stampa, cronache e interviste, io e il giovane collega Carlo Carnevale ci dirigiamo verso gli spogliatoi per cambiarci e indossare i completi consoni alla serata che ci aspetta. È a quel punto, al momento di infilarsi la cravatta, che il brillante uomo di punta della redazione di Ubitennis tradisce la sua giovane età: “Ruggè, mi dai una mano a fare il nodo alla cravatta? E che resti tra noi, mi raccomando!” “Ma certo Carlo, il mio aiuto non uscirà dagli spogliatoi del Country Club…” Ma qui, mentre davanti allo specchio sono dietro a Carnevale annodandogli la cravatta, passa un collega buontempone, che vede due virgulti giovanotti, uno dei quali intento a curare l’abbigliamento dell’altro: “Ah, l’amour!, esclama il rozzo transalpino. Disgustati da siffatta esternazione d’omofobia, continuiamo la nostra affettuosa vestizione.

Pronti, la Cena di Gala ci attende. Entrati nell’atrio del Montecarlo Sporting Club, presentiamo il nostro invito e veniamo assegnati al tavolo 243. Appena si sono tutti accomodati, dopo un primo bicchiere di Champagne offerto come benvenuto, vengono annunciate le due glorie nazionali del tennis italiano. “Mesdames et messieurs, il tre volte campione di Montecarlo (sollevò il trofeo nel ’61, nel ’67 e nel ’68, ndA) e del Roland Garros ’59 e ’60 Nicola Pietrangeli” e “l’unico tennista capace di battere Bjorn Borg al Roland Garros, Adriano Panatta (ci riuscì nel ’73 e nel ’76, l’anno in cui portò a casa la Coppa dei Moschettieri, ndA)”. Mentre l’orgoglio nazionalistico stimola il mio già marcato appetito, comincia la cena, il cui menù è fortemente criticato da un Gianni Clerici al solito inarrivabile (e presente al nostro tavolo grazie ai sotterfugi messi in atto dal Direttore Scanagatta): “Ma dimmi tu se è questo il modo di presentare un piatto: <<zuppetta al delicato sentore di pomodoro>>… ma và a ciapa’ i ratt! Bastava dire <<zuppa al pomodoro>>, finito”. Già me li vedo, le creazioni elaborate e vanagloriose di personaggi come Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco e gran parte degli chef transalpini massacrate senza pietà da questa versione inaspettatamente concreta e diretta del Dottor Divago (sembra quasi che anni e anni di telecronache spalla a spalla con Rino Tommasi gli abbiano trasmesso quell’immediatezza che ha sempre caratterizzato le parole dell’altro componente del Duo Matusa… Ah, che inarrestabile nostalgia di quei due!). D’altra parte, lo Scriba può a pieno titolo dissacrare il pretenzioso menù (che si conferma alquanto deludente, vini e dessert a parte), perché dalla sua bocca arriva un’osservazione perfetta dello spettacolo successivo alla cena. Vanno in scena mimi, musicisti, acrobati e diversi corpi di ballo, ma tutto questo risulta agli occhi di chi scrive non poco noioso. Mentre non trovo di meglio che divorarmi i quattro cioccolatini in omaggio che riproducono il marchio Rolex (una volta distrutta l’elegante confezione che li conteneva), Gianni si avvicina e sentenzia: “Questo spettacolo è una perfetta espressione dell’arte contemporanea: molto astratta, per nulla visiva”. Ecco, in tre parole, un’analisi artistica chiara e lucida, che ben pochi soloni intellettuali contemporanei avrebbero reso con tale sintesi e chiarezza.

Lo spietato Direttore Ubaldo Scanagatta… contagiato da Rino Tommasi

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E se Wimbledon 2023 cancellasse il ban a Medvedev, Rublev, russi e bielorussi? L’All England Club ne discute

I cinque tornei ATP inglesi che rischiano la cancellazione in caso di mancata revoca del ban. Il caso United Cup

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Centre Court and No.1 Court under the closed roofs at The Championships 2021. The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 1 Monday 28/06/2021. Credit: AELTC/Bob Martin

Sembra arricchirsi di un nuovo capitolo lo scontro tra la LTA (Lawn Tennis Association: è la federtennis inglese) e le due associazioni dei giocatori (ATP e WTA), dopo che l’ATP ha annunciato una sanzione di un milione di dollari nei confronti della LTA per il ban dei tennisti russi e bielorussi dai cinque tornei LTA: Queen’s, Eastbourne, Surbiton, Nottingham, Ilkley. La sanzione emanata dall’ATP segue quanto fatto lo scorso luglio dalla WTA, che ha multato per 750 mila dollari la LTA (che organizza i tre tornei femminili di Eastbourne, Nottingham e Birmingham.) e 250 mila sterline l’All England Club (sede di Wimbledon).

Secondo quanto riportato dal quotidiano The Telegraph, sono in corso valutazioni nel Regno Unito e la situazione starebbe per cambiare. L’All England Club, infatti, starebbe prendendo in considerazione l’annullamento del divieto imposto ai tennisti russi e bielorussi di giocare a Wimbledon. La posizione ufficiale dell’AELTC (All England Lawn Tennis Club) alla data odierna però non è al momento variata. Infatti, ad oggi non è stata presa alcuna decisione in merito a chi effettivamente potrà partecipare allo Slam londinese la prossima estate. Tuttavia, secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano britannico, sembra essersi diffusa, all’interno del club, l’idea di porre fine a questa battaglia.

Secondo alcuni membri dell’AELTC, la posizione attuale potrebbe divenire non sostenibile l’anno prossimo, visti i crescenti timori di ulteriori ritorsioni da parte dell’establishment del tennis. Infatti, l’ATP Tour è stato chiaro. Oltre alla multa, è arrivata la minaccia di cancellare la membership della LTA, se il divieto dei giocatori russi e bielorussi dovesse essere ripetuto nel 2023, di fatto scomunicando la federazione che patrocina i tornei di tennis professionistici in Gran Bretagna.

 

Questo porterebbe alla cancellazione dei tornei organizzati sul suolo britannico e ad una conseguente rimodulazione del calendario ATP. Ricordiamo, infatti, che tra giugno e luglio il tour fa tappa per quattro settimane nel Regno Unito per la breve stagione su erba. Oltre alla due settimane dedicate a Wimbledon, il circuito ATP prevede altri due tornei in terra britannica: l’ATP 500 del Queen’s e l’ATP 250 di Eastbourne.

Un’eventuale cancellazione di questi tornei vedrebbe diverse federazioni già disponibili per colmare i vuoti nel calendario, come già accaduto negli anni precedenti. Certamente la FIT seguirà con interesse lo sviluppo di queste situazioni. Lo scorso anno infatti fu pronta a subentrare ai tornei cinesi cancellati per via del Covid. Si poterono effettuare i tornei di Firenze e Napoli a seguito di quelle cancellazioni. Oltretutto i tornei inglesi in discussione si svolgono tutti nei mesi di giugno e luglio, mesi ideali per giocare a tennis nel Bel Paese.

Se il medesimo divieto fosse imposto alla WTA, a rischio ci sarebbero il WTA 500 di Eastbourne e i WTA 250 di Nottingham e Birmingham.

La situazione rimane in continuo fermento: attraverso un suo comunicato la LTA ha dichiarato che sono in corso valutazioni su un possibile appello. Ha anche accusato i due circuiti ATP e WTA di scarsa empatia verso la questione ucraina, aggiungendo di essere “profondamente delusa” per una sanzione che li costringerebbe a ridurre il loro programma di tornei professionistici nel prossimo anno. Infatti, la LTA ha già annunciato che l’impatto di queste sanzioni porterebbe anche all’annullamento di alcuni eventi di livello Challenger che la federazione aveva intenzione di ospitare nel primo trimestre 2023.

Questa ultima è una posizione che sembra in sintonia con le idee forti del proprio governo, ribadite dal segretario per la cultura Michelle Donelan: “Per noi è chiaro il fatto che lo sport non può essere utilizzato per legittimare questa invasione mortale” – ha affermato Donelan in una nota. “Agli atleti che rappresentano Russia e Bielorussia dovrebbe essere vietato gareggiare in altri Paesi. Nonostante la condanna diffusa a livello internazionale, il mondo del tennis è determinato ad emarginarci per questo. Con un impatto sugli investimenti per la crescita del tennis a livello nazionale. Ritengo la mossa di ATP e WTA errata. Li esorto a riflettere attentamente sul messaggio che stanno inviando, e di riconsiderare la situazione.”

La situazione diventa ancora più intricata se si pensa all’atteggiamento seguito dalle due associazioni in merito alla United Cup. Nella competizione mista a squadre promossa da ATP e WTA, infatti, non ci saranno al via atleti russi e bielorussi. Ricordiamo che le squadre partecipanti alla competizione sono state scelte in base al ranking dei migliori tennisti ATP e WTA, a cui si aggiungono le squadre selezionate grazie al miglior ranking combinato del loro numero 1 maschile e della loro numero 1 femminile. Tuttavia, la compilazione dei vari ranking di ammissione non ha tenuto conto degli atleti e delle atlete russe e bielorusse, che difatti non prenderanno parte al torneo. Una situazione che evidenzia una palese difformità di trattamento del neonato torneo a squadre, rispetto ad un torneo individuale come Wimbledon. Evidentemente ATP e WTA considerano diverso il trattamento da riservare ad atleti russi e bielorussi a seconda che l’evento tennistico sia individuale oppure per squadre nazionali.

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Dove vedere il tennis in TV nel 2023

Come lo scorso anno, la copertura dell’intera stagione dei circuiti ATP e WTA sarà offerta da tre differenti broadcaster: Sky, Eurosport e SuperTennis

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Stadio Suzanne Lenglen, Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Mancano ormai poche settimane all’inizio della nuova stagione, che prenderà il via in terra australiana con la prima edizione della United Cup. Per gli appassionati di tennis è tempo di prendere nota su dove seguire tutto quello che i circuiti ATP e WTA sono pronti ad offrire. Se a livello internazionale i punti di riferimento sono gli streaming ufficiali di TennisTV e WTA TV, senza dimenticare gli streaming ufficiali di Davis Cup e Billie Jean King Cup, la copertura in Italia è affidata a tre differenti broadcaster, ben noti agli appassionati di tennis, che in base all’evento dovranno spostarsi da Sky ad Eurosport, passando per SuperTennis.

Partiamo dai tornei del Grande Slam: nulla dovrebbe variare rispetto alla scorsa stagione. Australian Open e Roland Garros saranno sicuramente inclusi nel palinsesto di Eurosport, parte del gruppo Warner Bros, Discovery, e visibile anche in streaming sulla piattaforma Discovery +. Ai due slam si dovrebbe aggiungere anche lo US Open, dato che sono in corso le trattative per l’assegnazione dei diritti dello slam statunitense. L’altra certezza è che Wimbledon farà parte dell’offerta di Sky Sport (e delle sue piattaforme streaming Sky Go e Now TV).

Chiusa la parentesi Slam, se consideriamo il circuito ATP sappiamo che i 9 Masters 1000 saranno visibili solamente su Sky Sport, che detiene anche i diritti delle Nitto ATP Finals e delle Next Gen ATP FInals.  I 13 tornei ATP 500 e gli ATP 250, invece, saranno visibili come sempre su SuperTennis e SuperTennix (canale 212 di Sky e 64 del digitale terreste). C’è spazio anche per la Rai che anche per il 2023 dovrebbe trasmettere in chiaro un match al giorno per quanto riguarda le Nitto ATP Finals di Torino, come già fatto in questa stagione.

 

Molto più semplice il tema relativo al circuito femminile dato che l’intera stagione WTA (slam esclusi) sarà visibile su SuperTennis.

Rimane aperto il tema dei tornei a squadre. La neonata United Cup (qui il programma) non ha ancora un broadcaster, sebbene dovrebbe seguire le ormai della defunta ATP Cup ed essere trasmessa su Sky Sport e SuperTennis. La Billie Jean King Cup sarà visibile su SuperTennis mentre la Davis Cup su Sky Sport. La prima edizione di Laver Cup dopo il ritiro di Roger Federer sarà ancora visibile su Eurosport, mentre cerca casa il ritorno della Hopman Cup, che ritorna nell’atipica location di Nizza nel mese di luglio.

Di seguito un breve riepilogo:

SKY SPORT: Wimbledon, ATP Finals, Next Gen ATP Finals, Masters 1000, Davis Cup

EUROSPORT: Australian Open, Roland Garros, Laver Cup (e quasi sicuramente US Open)

SUPERTENNIS: ATP 500, ATP 250, tutto il circuito WTA incluso Finals e BJK Cup

RAI: Davis Cup e ATP Finals

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