ATP Miami: Fognini tiene a bada Harrison, fuori Haas

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ATP Miami: Fognini tiene a bada Harrison, fuori Haas

Fabio controlla lo statunitense, recuperando un break di svantaggio nel secondo set. Paire supera Klizan, out il direttore del torneo di Indian Wells

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F. Fognini b. R. Harrison 6-4 7-5 (Jacopo Bartalucci)

Uno sta per diventare padre, l’altro sta per sposarsi: questi gli attori designati dalla benevola urna di Key Biscane, per un inusuale quanto affascinante primo turno. Unica nota stonata, Vieri a parte (tifosissimo di Fognini), Stadium colpevolmente semi deserto: ce ne faremo una ragione. La partita, complice la tanta umidità, è un festival dell’errore sin dalle primissime battute. D’altronde, ai due ex cavalli pazzi, a costo di disfare e talvolta regalare, è sempre piaciuto più “fare” gioco che subire quello dell’avversario di turno. Insomma, si palleggia poco o comunque, meno di quel che si dovrebbe. Succede così che Fognini, dopo essere scappato avanti un break e aver avuto la chance del 4-2, si sia incartato fino a concedere l’aggancio con un doppio fallo ad un Harrison che aveva già palesato problemi alla schiena nel cambio di campo precedente. Quest’ultimo però, per non farsi parlar dietro, avanti 30-0 mette in serie quattro cioccolatini che il buon Fabio non può proprio esimersi dal raccogliere per un nuovo break che, nonostante un decimo gioco tremebondo, risulterà alla fine decisivo per la conquista di un primo set che verrà ricordato più per il generoso, continuo scambio di doni tra il futuro sposo e l’imminente neo papà, che per il tennis giocato.

Non che il secondo si discosti molto dal primo, tempistica dei regali a parte. Harrison meglio (più corretto dire meno peggio) in avvio, vola 3-0 e poi si addormenta fino a farsi raggiungere sul 3-3. Il game decisivo potrebbe essere il nono ma il claudicante americano risale da 0-30 nonostante le persistenti difficoltà al servizio. Fognini, al cambio di campo, si rende conto d’aver mancato una grandissima occasione e nell’undicesimo gioco ci riprova: stavolta però, il game è quello buono e alla terza palla break, l’azzurro fa centro e vola a servire per il match. Anche qui, come nel primo set, Fabio s’incarta e concede altre due palle break gravissime (la numero 11 e la numero 12 della sua partita) dalle quali, però, si salva ancora una volta prima di chiudere il secondo parziale per sette giochi a cinque. Ad attenderlo, ora, quel Joao Sousa con cui in passato, ha dato vita ad autentiche battaglie: l’impressione, è che servirà tutt’altro Fognini. Quanto ad Harrison, problemi fisici a parte, paga l’inconsistenza in tutti i momenti decisivi: 1 su 12 nella conversione delle palle break è un dato su cui Sanguinetti dovrà lavorare alla svelta. Matrimonio permettendo.

 

J. Vesely b. [PR] T.Haas 6-7 (5) 6-3 7-5 (Matteo Polimanti)

Il trentottenne Tommy Haas dopo aver ricoperto il ruolo di direttore del torneo ad Indian Wells torna a vestire i panni del tennista a Miami, 19 anni dopo la sua prima apparizione in Florida. Il tedesco, in quella che molto probabilmente sarà la sua ultima stagione da professionista, è a caccia di una vittoria nel circuito maggiore che non arriva addirittura da Wimbledon 2015; avversario odierno è l’ostico mancino Jiri Vesely, numero 54 del mondo e noto ai più per l’impresa compiuta lo scorso anno a Montecarlo dove sconfisse Djokovic in un periodo in cui il serbo, proveniente dalla doppietta Indian Wells- Miami, sembrava imbattibile. La condizione fisica inevitabilmente precaria e la temperatura elevata registrata nel pomeriggio di Miami impongono ad Haas di rendere ogni scambio il meno lungo possibile, verticalizzando non appena ne abbia la possibilità, con l’obiettivo di togliere ritmo al suo avversario; il ceco infatti, dispone di un tennis lineare, con l’unica variazione rappresentata da uno slice di rovescio abbastanza scolastico. Primo set non spettacolare ma notevolmente combattuto, Vesely dimostra di averne di più rispetto al suo avversario ma alterna momenti positivi ad altri in cui commette incredibili sciocchezze: il numero 54 del mondo non sfrutta due palle break consecutive sia sull’ uno pari che sul quattro pari e si ritrova al game successivo a dover fronteggiare cinque set point, annullati tutti grazie al servizio senza dare chance ad Haas. La conclusione logica del primo parziale è il tie break, dove arriva la zampata del campione: il tedesco recupera da 0-3, sul 5-5 effettua il decisivo mini break grazie ad un notevole passante di rovescio e chiude 7-5 grazie ad un ace, archiviando così il primo set, durato 1 ora e 10.

Le energie spese dall’ex numero 2 del mondo nel primo parziale si fanno sentire con il passare dei minuti, al contrario Vesely, ovviamente ancora fresco e pimpante, alza leggermente l’asticella e si aggiudica il secondo set per 6-3 con il break decisivo effettuato a zero nell’ottavo gioco. Nel terzo set il livello di entrambi i giocatori sale e ne guadagna lo spettacolo; Vesely concede sempre meno da fondo mentre uno stoico Haas, sostenuto da un tifoso d’eccezione come Nick Bollettieri, sfoggia il suo talento purissimo per rimanere aggrappato al suo avversario; sul 3-3 avviene una delle scene più divertenti mai viste su un campo da tennis; un’iguana invade il campo numero 1 e costringe l’arbitro a sospendere l’incontro per oltre 10 minuti: Haas, sicuramente beneficiato dalla pausa si concede anche un simpatico selfie con l’animale selvatico, graziato dall’arbitro spagnolo, che vista la straordinarietà dell’evento gli concede di usare lo smartphone salvo poi sollecitarlo a metterlo via. Il primo e decisivo break del terzo set arriva sul 5-5 con Haas che perde la battuta con il doppio fallo: Vesely ringrazia e al cambio di campo tiene agevolmente il servizio e chiude con il punteggio finale di 6-7 6-3 7-5 dopo 2 ore e 36 minuti di battaglia; al prossimo turno il ceco se la vedrà con la testa di serie n.19 Ramos (1-0 i precedenti per lo spagnolo). Solo applausi per un eccezionale Tommy Haas, che a 38 anni e 11 mesi riesce ancora a competere ad alti livelli lasciandoci assaporare sprazzi di quel tennis classico oramai in via di estinzione.

T. Fritz b. A. Pavlasek 6-2 6-3 (Lorenzo Colle)

Il sole è appena tramontato a Miami, quando Taylor Fritz ( 19 anni,126 ATP ) e Adam Pavlasek (22 anni, 96 ATP) fanno il loro ingresso sul campo centrale, per il loro primo confronto a livello ATP. Il neopapà a stelle e strisce parte forte e con uno splendido passante in corsa di dritto strappa la battuta all’avversario già nel secondo gioco. Fritz continua a martellare di dritto, alternando botte piatte a topspin particolarmente lavorati che mandano fuori giri Pavlasek. Il ceco è generosissimo in difesa e appena può verticalizza il gioco per prendersi qualche punto a rete, ma è asfissiato dalla pressione che il giovane yankee esercita da fondocampo. In un lampo Fritz sale 5-1 e ha la possibilità di servire per il set, ma commette quattro errori di pura foga e si fa breakkare. Nel gioco successivo, Pavlasek si porta 40-0, ma subisce cinque punti consecutivi e consegna il set all’americano: 6-2 in 30 minuti. Desta stupore il fatto che Fritz abbia dominato pur avendo messo in campo solo il 33% di prime. Nel secondo parziale la musica non cambia. Lo statunitense centra il break subito in avvio e continua a spingere a tutto braccio. Pavlasek è già sotto la doccia e sprofonda 5-0, salvo poi scuotersi giusto in tempo per cancellare un match point ed evitare l’onta del bagel. Cavalcando l’onda di questa flebile speranza ritrovata, il ceco opera il break ( con la complicità di Fritz ), tiene il successivo turno di servizio e va 5-3. L’americano ha però un’altra occasione per chiudere i giochi e non se la lascia sfuggire: 6-2 6-3 in un’ora e sette minuti. Per Fritz adesso una sfida decisamente più probante contro Kohlschreiber (nessun precedente).

D. Young b. D. Brown 6-3 1-6 6-2 (Tommaso Voto)

L’americano Young supera in tre set Brown ed accede al secondo turno dell’ATP di Miami, dove affronterà, da sfavorito, il francese Pouille.  È stato un match a tratti godibile, anche perché lo stile del tedesco, molto personale, è sempre garanzia di spettacolo. C’è da dire che Young ha anche giocato al di sotto del suo abituale livello, anche perché disturbato da un fastidio alla schiena. “Dreddy” (questo è il nickname con cui viene chiamato affettuosamente Dustin) c’ha provato, ma la continua ricerca del serve & volley presenta dei momenti di criticità troppo evidenti, soprattutto quando la superficie non è così rapida ed affronti un giocatore bravo a ribaltare lo scambio. Del resto la carriera di Brown, se si esclude qualche vittorie eccellente – su tutti spicca quella su Nadal a Wimbledon – ci racconta di un giocatore molto amato dagli appassionati, ma con poche soddisfazioni e con un best ranking, n. 64 del mondo, lontano dai migliori. Nel dicembre del 2004 Newsweek immaginò, per l’allora 15enne Young, una storia di successo, poi le aspettative si sono infrante contro la dura realtà del tennis “dei grandi”, ma il ragazzo dell’Illinois ha metabolizzato le sconfitte ed ha saputo ripartire dalle delusioni. L’incontro si è deciso al terzo set, con Donald che ha saputo capitalizzare al meglio gli errori da fondo del tennista europeo, che in più di una circostanza è finito vittima della sua stessa evanescenza. È sempre molto complicato approcciarsi a Brown, perché non dà ritmo, attacca continuamente la rete ed è sempre capace di “inventarsi” un colpo ad effetto. Dopo un primo set vinto in sicurezza, Donald si scompone e si fa coinvolgere dall’esuberanza del tedesco che spinge e prova a far uscire il suo avversario dalla propria “confort zone”. Perso il parziale con un netto 6-1, lo statunitense chiede un medical time out e viene massaggiato lungamente alla schiena e forse il calo è dovuto anche ad un possibile risentimento muscolare. Donald non ha perso la calma, ha saputo attendere l’occasione giusta ed ha vinto la partita, anche se contro il francese Pouille sarà importante capire l’entità del problema fisico, che a tratti ha influenzato il movimento al servizio.

B. Paire b. M. Klizan 7-6(4) 6-3 (Maurizio Mascioli)

Esordio nel torneo per il francese Benoit Paire, n. 39 del ranking, giustiziere di Fabio Fognini all’Australian Open di quest’anno in 5 set, che sul Grandstand affronta Martin Klizan (n. 61). Entrambi talentuosi, imprevedibili e poco inclini alla disciplina, vantano un solo precedente, sempre in terra americana, al primo turno dell’ATP di Winston Salem del 2012, quando a imporsi fu lo slovacco per 6-2 7-6(4). L’inizio del match è caratterizzato dal solito nervosismo dei due protagonisti, i quali danno vita ad una sorta di festival degli errori gratuiti. Da una parte Klizan appare poco reattivo e in confusione a livello tattico, dall’altra il francese che, dopo aver ottenuto il break al terzo gioco, si perde in uno dei suoi soliti momenti di ordinaria follia, non controllando più i nervi e maltrattando la sua povera racchetta ad ogni errore commesso. Proprio dopo aver distrutto la seconda, viene richiamato dall’arbitro perdendo il punto sullo 0-40, regalando così il game del cinque pari al suo avversario. Il primo set si conclude comunque a favore del francese che, nonostante dei piccoli problemi alla caviglia, porta a casa il tie break 7 punti a 4. L’intervento del fisioterapista nell’intervallo sembra rivitalizzare Paire, che sale subito 3 a 0 grazie per lo più al suo rovescio, la specialità della casa, mentre il suo avversario si smarrisce lentamente, accusando anche lui dei problemi al piede. Il secondo set scivola via comodamente per il transalpino, che dopo aver sprecato due match point, chiude 6 giochi a 3 un incontro molto confusionario e poco brillante, lo specchio dei due giocatori visti in campo. Al secondo turno Paire affronterà l’uruguaiano Pablo Cuevas, n.21 del tabellone. Ma per continuare nel torneo il francese dovrà innanzitutto sconfiggere i suoi demoni interiori e dimostrare di essere un giocatore meno incostante e maleducato. Solo così potrà esprimere il suo tennis di grandissima qualità.

Gli altri incontri (Giacomo Capra)

Nel primo incontro di giornata sul campo centrale arriva una facile vittoria per Nicolas Mahut contro la wild card americana Michael Mmoh. L’esperto francese prenota un interessante secondo turno contro Steve Johnson mentre il giovane emergente classe ’98 non riesce ancora, al sesto tentativo, a trovare la prima vittoria nel main draw di un torneo ATP. Continua il momento positivo di Yoshihito Nishioka che dopo il grande torneo a Indian Wells avanza anche a Miami superando in tre set Jordan Thompson, nonostante il pesante 6-1 subito nel primo parziale. La sorpresa di giornata arriva dal campo 7 dove Daniel Evans inciampa sul qualificato statunitense numero 108 del ranking Ernesto Escobedo. Per l’inglese, autore di un inizio di 2017 all’insegna della costanza, si tratta della prima sconfitta stagionale nel circuito contro un giocatore dalla classifica peggiore della sua. Giornata avara di soddisfazioni per i fratelli Harrison. Dopo Ryan, sconfitto da Fabio Fognini, perde anche il fratello minore Christian, che porta a casa solo due game contro Dudi Sela. Si ferma sul nascere il tentativo di rimonta di Dusan Lajovic. Il serbo, sotto 6-2 5-4 annulla tre match point consecutivi a Kevin Anderson giocando un gran tennis, e sul 5-5 si guadagna due palle per andare a servire per il secondo set. Il sudafricano però riesce a togliersi dagli impicci con il servizio e piazza nel game successivo il break che metterà fine all’incontro. Il giocatore di Johannesburg, dopo un anno molto travagliato, proverà a tornare agli alti livelli del 2015. Importante banco di prova in questo senso sarà già il prossimo turno in cui se la vedrà con Kei Nishikori. Federico Delbonis si aggiudica in due set molto tirati il derby argentino contro Juan Monaco. Vittorie in rimonta per Victor Troicki sul mancino brasiliano Thiago Monteiro e per un altro giovane tennista di casa, Jared Donaldson, su Kyle Edmund. Vincono anche Jeremy Chardy in due set su Facundo Bagnis e Guido Pella al tie-break del terzo su Tim Smyczek. Si ritira infine lo sloveno naturalizzato britannico Aljaz Bedene sotto 7-5 4-0 contro il tedesco Jan-Lennard Struff.

Il primo turno dei NextGen

Risultati:

N. Mahut b. [WC] M. Mmoh 6-3 6-2
F. Fognini b. R. Harrison 6-4 7-5
T. Fritz b. A. Pavlasek 6-2 6-3
B. Paire b. M. Klizan 7-6(4) 6-3
F. Delbonis b. J. Monaco 7-5 7-6(4)
[Q] J. Donaldson b. K. Edmund 2-6 7-6(4) 6-2
G. Pella b. [Q] T. Smyczek 3-6 6-4 7-6(3)
D. Young b. D. Brown 6-3 1-6 6-2
J. Vesely b. T. Haas 6-7(5) 6-3 7-5
K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 6-2 7-5
J. Chardy b. F. Bagnis 6-2 6-2
V. Troicki b. T. Monteiro 5-7 6-3 6-1
[Q] E. Escobedo b. D. Evans 7-5 0-6 6-3
D. Sela b. [Q] C. Harrison 6-1 6-1
Y. Nishioka b. J. Thompson 1-6 6-4 6-3
J.L. Struff b. [Q] A. Bedene 7-5 4-0 rit.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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