Australian Open: Chung è chirurgico, prima semifinale Slam – Ubitennis

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Australian Open: Chung è chirurgico, prima semifinale Slam

Solido, freddo, concentrato. Il coreano gestisce Sandgren e raggiunge il suo miglior risultato in carriera

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H. Chung b. T. Sandgren 6-4 7-6(5) 6-3 (Giacomo Capra)

Non era scontato confermarsi dopo aver conseguito una vittoria roboante come quella su Novak Djokovic ma Hyeon Chung, 21enne sudcoreano ormai decisamente più che numero 58 del mondo, lo fa con grande autorevolezza superando in tre set l’altrettanto sorprendente americano classe ‘91 Tennys Sandgren. Termina qui dunque l’avventura di Tennys il tennista del Tennessee. Comunque eccezionale il suo torneo, considerato che prima di questo Australian Open non aveva mai vinto un match in un torneo dello Slam e non aveva mai battuto (se non per ritiro) un giocatore tra i primi 60 del mondo. L’unico precedente della sfida è recentissimo: vittoria in tre set di Chung poche settimane fa ad Auckland. Il primo colpo di scena arriva ancor prima dell’inizio del match quando, con i giocatori in campo pronti a dare inizio alla contesa, risuona una sirena sulla Rod Laver Arena. Fatte le opportune verifiche, si rivelerà un falso allarme e il giudice di sedia potrà annunciare al microfono che l’incontro si svolgerà regolarmente.

 

Primo set in cui la differenza lo fa il rendimento al servizio. Sotto al 50% di prime in campo l’americano, addirittura all’85% l’asiatico che riesce facilmente a passare a condurre e a mantenere il vantaggio sino al termine del parziale. L’avvio del secondo è ancora ad appannaggio del coreano: un massacrante scambio da 37 colpi concluso con il gratuito di Sandgren sembra indicare che Chung sta riuscendo a portare il match sempre più su binari a lui favorevoli. Invece a poco a poco lo statunitense riesce a prendere fiducia e a portarsi per la prima volta davvero in partita. Nel tie-break decisivo però Hyeon alza ancora il livello e piega la resistenza dell’avversario portandosi avanti 2 set a 0.

Nel terzo parziale il ragazzone americano finisce per cedere alla distanza ad un Chung sempre più padrone del campo, il quale si porta a servire per l’incontro sul 5-3. C’è ancora spazio per un po’ di spettacolo però. Infatti nel corso dell’ultimo game la partita sembra improvvisamente tramutarsi in una sfida di esibizione del torneo delle leggende: prima uno scambio di 31 colpi in cui i giocatori ingaggiano un duello a colpi di back di rovescio, poi Sandgren annulla un match point giocando tre spettacolari volée in rapida successione. La palla match successiva però è quella buona per Hyeon Chung che si regala la prima semifinale Slam della carriera, contro Roger Federer.

Risultati:

H. Chung vs T. Sandgren 6-4 7-6(5) 6-3
[2] R. Federer b. [19] T. Berdych 7-6(1) 6-3 6-4

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Australian Open: Djokovic regala un set, sfiderà Medvedev. Zverev si guadagna Raonic

MELBOURNE – Un passaggio a vuoto di Nole consegna il terzo parziale a Shapovalov, che poi crolla nel quarto. 12esimo ottavo di finale a Melbourne per Djokovic

Vanni Gibertini

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

BIG 3 VS NEXT GEN: 3-0 – La sfida su multipli fronti tra i primi tre della classifica ATP e gli esponenti della “Next Generation” non ha dato troppi elementi per stare allegri a chi spera in un cambio della guardia imminente. Dopo le vittorie venerdì di Federer contro Fritz e di Nadal contro De Minaur, Novak Djokovic ha limitato i danni alla perdita di un set (nel quale peraltro conduceva per 4-1) nella sfida con Denis Shapovalov, n.25 del seeding, che si è dimostrato troppo incostante per poter impensierire seriamente un mostro di regolarità come il serbo.

NOLE CONTROLLA SHAPO – Primi due set volati via senza alcun sussulto, troppo dominati dalla regolarità di Djokovic che non ha dovuto nemmeno premere sull’acceleratore per mettere in cascina i parziali. Shapovalov è stato troppo falloso, soprattutto dalla parte sinistra (32 per lui alla fine gli errori gratuiti di diritto, ben 57 in totale), incapace di tenere il palleggio sufficientemente a lungo per poter piazzare le sue celebri accelerazioni. Il grosso problema, dal punto di vista del canadese, era che per limitare gli errori si era rassegnato a limitare gli affondi e le angolazioni, andando però in questo modo a impostare la partita sul piano più favorevole a Djokovic. Nel secondo parziale una sola palla break è bastata al serbo per siglare il 6-4 (due gratuiti di diritto hanno condannato Shapovalov) e nei minuti successivi sembrava che la partita fosse giunta in dirittura d’arrivo.

 

Ma l’accensione dei riflettori al LED nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate ha destabilizzato Djokovic quanto bastava per fargli perdere cinque giochi consecutivi e ringalluzzire il gioco e le ambizioni del canadese. Non capisco per quale motivo si debbano accendere le luci quando c’è ancora così tanta luce naturale – ha polemicamente detto in n.1 del mondo al microfono di Jim Courier che lo ha intervistato dopo il match per Channel Nine – mi è stato detto che è stato fatto per motivi televisivi, per cui spero che voi a casa almeno abbiate beneficiato delle luci”. 

La rimonta si è comunque bloccata dopo il terzo set, perché dopo essere andato negli spogliatoi per schiarirsi le idee, Djokovic è rientrato in campo nuovamente in “modalità muro” ed ha schiantato Shapovalov con un perentorio 6-0. Emblematico il secondo punto del quarto set, nel quale il serbo ha recuperato una demi-volée smorzata di Shapovalov difendendosi poi benissimo a rete e costringendo il canadese all’errore. Al prossimo turno Djokovic se la dovrà vedere contro la testa di serie n.15 Daniil Medvedev, vincitore di Goffin al terzo turno e che finora non ha perso nemmeno in set cedendo soltanto 24 game.

NESSUNA SORPRESA  Daniil Medvedev raggiunge per la prima volta in carriera il quarto turno in una prova del grande Slam. Il tennista russo, numero 16 del mondo, 22 anni, gioca una prova di grandissima solidità e schianta in tre set il belga David Goffin. Nella sostanza c’è stata partita solo nel secondo set, finito al tie break e vinto da Medvedev per 7 punti a 3. Troppo alto il ritmo imposto dal russo per Goffin, che non è mai riuscito a fronteggiare con continuità il suo avversario. Finisce 6-2 7-6(3) 6-3 per Medvedev che continua così il suo cammino spedito in questi Australian Open, dove al momento non ha concesso nemmeno un set, avendo nei turni precedenti battuto agevolmente il qualificato sudafricano Harris e l’americano Harrison.

Non delude le attese Kei Nishikori che liquida in tre set il portoghese Joao Sousa. L’equilibrio nel match dura 57 minuti, quanti ne occorrono al tennista giapponese per aggiudicarsi il primo set al tie break con il punteggio di 8-6 dopo aver sprecato un break di vantaggio ad inizio parziale. Sousa gioca un primo set al di sopra delle proprie possibilità e ne paga le conseguenze nel prosieguo del match. Il portoghese cala alla distanza, accusa anche dei problemi fisici ad inizio terzo set (MTO e relativo trattamento al flessore della coscia sinistra) e racimola solo tre game nei restanti due parziali. Buona prova di Nishikori che dopo le maratone dei primi turni contro il polacco Majchrzak ed il croato Karlovic finalmente conclude un match con il minimo dispendio di energie e per la settima volta in carriera raggiunge gli ottavi di finale a Melbourne.

Milos Raonic – Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen)

ZVEREV TROVA RAONIC – Fila via liscio anche il semifinalista dell’edizione 2016 dell’Australian Open, il canadese Milos Raonic. In 120 minuti di gioco e tre set, Milos liquida la pratica Pierre-Hugues Herbert mettendo a segno 23 ace (sono 92 in tre partite) e realizzando l’85% dei punti con la prima palla di servizio (e il 62% con la seconda). Raonic raggiunge così gli ottavi di finale a Melbourne per la sesta volta in carriera, al prossimo turno attende Alexander Zverev. Il tedesco, appena per la terza volta in carriera, non è costretto a fare le valigie dopo la prima settimana di uno Slam, e battendo Alex Bolt ha raggiunto gli ottavi di finale per la prima volta in Australia. Il suo avversario ha potuto beneficiare ancora del supporto del pubblico, ma dopo esser stato in grado di ribaltare i pronostici nei primi due turni non è riuscito a fare altrettanto contro il tedesco. La prestazione di Zverev è stata dominante sotto ogni punto di vista. Bolt, molto frizzante sul piano atletico, dispone comunque di un gioco troppo leggero per impensierire il tedesco. Contro Raonic la storia sarà diversa.

L’ULTIMO OTTAVO – Come i suoi colleghi Next Gen Medvedev e Zverev, anche Borna Coric è giunto agli ottavi di finale in Australia per la prima volta (seconda volta consecutiva in uno Slam dopo New York) e lo ha fatto battendo in quattro set Filip Krajinovic. Dopo aver perso piuttosto nettamente il primo parziale, la testa di serie n. 11 si è rimessa in carreggiata prendendo il controllo delle operazioni e la sua superiorità tecnica si è palesata soprattutto sul lato del rovescio, colpo che gli ha portato tantissimi punti. Entrambi i tennisti hanno messo in mostra un gioco brillante, senza tuttavia riuscire a prendere il controllo della gara. Per oltre due ore si è rimasti in bilico, con l’ago della bilancia che pendeva costantemente tra il serbo e il croato, e solo nel finale quest’ultimo ha preso il largo facendo leva sul crescente nervosismo del suo avversario. Il croato proverà a ripetere questa solida prestazione al cospetto di uno tra Pouille e Popyrin: mai come questa volta, il croato sembra avere una chance concreta di centrare i quarti di finale.

Ha collaborato Stefano Tarantino

(in aggiornamento)

Risultati:

[1] N. Djokovic b. [25] D. Shapovalov 6-3 6-4 4-6 6-0
[15] D. Medvedev b. [21] D. Goffin 6-2 7-6(3) 6-3

[23] P. Carreno Busta b. [12] F. Fognini 6-2 6-4 2-6 6-4
[8] K. Nishikori b. J. Sousa 7-6(6) 6-1 6-2

[4] A. Zverev b. [WC] A. Bolt 6-3 6-3 6-2
[16] M. Raonic b. P.H. Herbert 6-4 6-4 7-6(6)

[11] B. Coric b. F. Krajinovic 2-6 6-3 6-4 6-3
[28] L. Pouille vs [WC] A. Popyrin

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Australian Open: Carreno Busta resta tabù per Fognini; grande Giorgi ma passa Pliskova

MELBOURNE – Partenza a rilento del numero 1 italiano che va sotto due set, poi spreca un break di vantaggio nel quarto. Camila Giorgi sfodera una splendida partita, ma si contrae nei momenti importanti e cede in tre set. Erano gli ultimi italiani rimasti in singolare

Luca Baldissera

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[23] P. Carreno Busta b. [12] F. Fognini 6-2 6-4 2-6 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

PARTENZA LENTA – Inizio da incubo per Fabio Fognini sulla 1573 Arena contro Pablo Carreno Busta. Doppi falli, errori a ripetizione, in generale un approccio dimesso e passivo alla partita. Non si capisce cosa abbia l’azzurro, certo non ci si augura una delle sue sfuriate, ma una reazione ci vuole, e ci vuole in fretta. Un solo vincente, 12 gratuiti, due break subiti, in nemmeno 20 minuti siamo 5-1 per Carreno Busta, che non sta facendo nulla di speciale, si limita – giustamente dal suo punto di vista – a incassare le carrettate di punti che gli vengono regalate. Ancora doppio fallo nel settimo game, set point annullato, alla fine Fabio tiene il servizio del 2-5.

 

Fisicamente sembra stare bene, almeno se parliamo della capacità di correre, che abbia sempre sofferto l’avversario di oggi si sa (5-0 i precedenti in favore di Pablo), speriamo che sia solo una partenza “diesel”. A un certo punto Fognini perde pure l’equilibrio da quasi fermo, facendo una capriola senza conseguenze, è come se non si sentisse bene in qualche modo. Sta di fatto che il 6-2 per Carreno Busta arriva in 27 minuti, è inutile commentare statistiche o aspetti tecnico-tattici, almeno finché in campo ci sarà un solo giocatore.

SULL’ORLO DEL BARATRO – Anche nel secondo parziale continua lo stillicidio di errori da parte di Fognini, subito sotto di un break, chissà, magari ha un malessere di stomaco o altro. Si arrampica Fabio fino alla possibilità di recuperare e pareggiare 2-2, ma è bravo Pablo col servizio: 3-1 e racchetta che vola per terra, sinceramente va bene, se servirà a dare una scossa nervosa all’azzurro. Nulla da fare, però, Carreno Busta si limita a svolgere il suo ordinato compitino (cosa che peraltro è la sua specialità), e sale 3-1. L’accenno di reazione di Fabio però c’è, e alla fine si concretizza nel contro-break del 3-3. Ma è un fuoco di paglia, con un paio di gran lungolinea ben assestati Pablo strappa ancora il servizio all’azzurro, 4-3, siamo di nuovo sotto. E sono pure finiti i “challenge” a disposizione dell’italiano, altro sintomo della scarsa lucidità agonistica di Fabio oggi.

Fabio Fognini – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Al cambio di campo l’azzurro discute ad alta voce un po’ con l’angolo, un po’ con l’arbitro, nulla di che, la frustrazione è perfettamente comprensibile. Poco prima, ci era sembrato di sentirlo lamentarsi del manico della racchetta, per quel che può significare. Come detto, finché si rimane entro il regolamento, fa bene Fognini a cercare di sfogare i nervi, la speranza è che funzioni. Lo spagnolo prosegue per la sua strada, va 5-3, tecnicamente il tennis di Pablo è lineare che più lineare non si può, è una specie di Andreas Seppi dal punto di vista tattico, anche se spinge più dell’altoatesino. Come mai uno col braccio e il talento di Fabio lo soffra tanto, è difficile capirlo, ma alla fine sono anche sensazioni personali di chi sta in campo, se “piace” un certo tipo di palla e di ritmo, oppure no, è solo il giocatore che lo può percepire. Senza problemi, Carreno Busta tiene la battuta nel decimo game e chiude il secondo parziale 6-4, l’eventuale rimonta appare durissima ora per l’azzurro.

RIMONTA ABBOZZATA – Anche il terzo set si apre con Fognini sul proverbiale cornicione, tre palle break consecutive da affrontare, l’ultima annullata con un nastro assai benevolo, ma dopo altri due vantaggi, lo spagnolo si prende il break dell’1-0– A questo punto, per la prima volta nella sua regolarissima partita, arriva un mini passaggio a vuoto di Pablo che commette un paio di errori di troppo, concedendo il contro-break immediato a Fabio, bravo ad approfittarne. E non è finita qui, perché l’improvviso “risveglio” dell’azzurro continua, per la gioia dei fan italiani che arrivano ad intonare un coretto “c’è solo un capitano”, chissà a chi si riferiscono. Sta di fatto che Fognini brekka ancora, salendo fino al 4-1, vediamo un po’, magari non è finita.

Il calo di Carreno Busta continua, Fabio inizia a piazzare diversi bei vincenti (splendidi un paio di rovesci lungolinea), ancora break per l’azzurro, e siamo 5-1. Sul 15-30 nel settimo game la giudice di linea chiama un fallo di piede a Fognini, sulla seconda palla, portando quindi il punteggio a 15-40, e l’errore successivo dell’italiano costa il break. Fabio, innervosito, chiede all’arbitro di cambiare la “lineswoman”, ma gli viene giustamente risposto che non è possibile, e che anche se era solo la seconda volta in tre set che accadeva, se il fallo c’era stato era corretto chiamarlo. Fognini reagisce alla vicenda nel modo giusto, continuando a spingere, brekkando ancora l’avversario, e prendendosi così il set per 6-2. 6 break in 8 game, decisamente una fase anomala del match.

FABIO SPRECA TUTTO – Il buon momento di Fabio continua all’inizio del quarto parziale, 0-40 sulla battuta avversaria nel secondo game, e alla terza occasione con un bell’attacco chiuso a rete ecco il break (siamo a 6 servizi ceduti a testa con questo, scoccano le due ore di gioco), confermato poco dopo per il 3-0 Fognini. In questo momento pare quasi che la situazione dei primi due set sia ribaltata, l’azzurro gioca ad alto livello, lo spagnolo arranca e sembra deconcentrato. 33 vincenti, 45 errori ora per Fognini (23-25 Carreno Busta), match non bello onestamente, poco logico, però almeno adesso c’è incertezza e non mancano i colpi spettacolari. Nel quarto game si riaffaccia a palla break Pablo, tre consecutive, ma gli vengono cancellate alla grande, da un ace, uno scambio in pressione, e poi un dritto sulla riga. Bravissimo Fabio, ancora ace sulla parità, ma poi tre errori consecutivi regalano il break allo spagnolo, rimettendo tutto in discussione, che peccato.

In un attimo siamo 3-3, poi 4-4, si procede testa a testa, la netta sensazione è che in questi minuti si deciderà molto se non tutto. E purtroppo, la cosa si verifica in negativo per Fabio: quattro errori consecutivi danno il break a Carreno Busta, che ringrazia e chiude la partita, 6-4. 12 punti a 1 Carreno, che cedimento. Sono passate esattamente due ore e 30 minuti, il che significa che l’azzurro ha fatto un game nell’ultima mezz’ora, 6-1 di parziale. Sesta sconfitta su sei con lo spagnolo, niente seconda settimana per Fognini. Pablo avrà Nishikori agli ottavi, non hanno mai giocato contro prima.

FOGNINI FA AUTOCRITICA “Come ho detto a lui (il collega spagnolo, n.d.r.), lui è un giocatore che se non pensa troppo è pericoloso. Contro uno con cui ho sempre perso, ero sotto un set, un break, e stavo quasi per portarla al quinto, vuol dire che c’ero. Ma come ho iniziato, non si commenta, le statistiche sono lì, poco da fare. Devo migliorare certe cose, l’inizio è stato un problema mentale, ho fatto una caterva di errori, lui non ha fatto nulla. Quando giocavo bene lui non sapeva che fare, questo è l’aspetto positivo. Non posso permettermi certe cose a questi livelli, metterlo nelle condizioni di farmi male. Ho anche servito meno bene delle altre volte oggi. Ho un attimo indietreggiato all’inizio del quarto, sul 3-0 mi ha tirato due dritti che avrebbe potuto prendere il gabbiano che volava fuori, e invece mi ha messo due vincenti.

Lì mi sono un attimo irrigidito, sono andato a servire controvento, e quello è stato un game cruciale, perché poi sono andato a servire controvento anche sul 4 pari. Lì ho sbagliato due dritti, uno in manovra in corridoio, quella è stata la chiave dell’incontro, insieme agli errori dell’inizio. È una cosa mentale. I tifosi non li conoscevo, ma mi ha fatto piacere, penso fossero di qui. Eh, Carreno Busta, Pouille, Gulbis, sono certamente nella lista di quelli che hanno raggiunto la top-10 e a cui non mi reputo inferiore. Con questa testa, tutti sanno che avrei potuto fare qualcosa di più, ma magari potevo fare anche di meno. I risultati parlano, è giusto così, anche i numeri parlano chiaro, sono statistiche, io sono sereno così”.

LE PAROLE DI CARRENO BUSTA – “Contro Fabio è sempre durissima, mi aspetto sempre di far fatica con lui. Ho dovuto giocare con intensità, e ho sbagliato troppo a volte. Nel quarto set quando ero sotto sono riuscito a salire di livello. Eh, lui a volte si distrae, si innervosisce, parla con l’angolo, con l’arbitro, non è facile per te, devi cercare di rimanere concentrato punto dopo punto. Tutto sommato è un buon momento per il tennis spagnolo, Bautista Agut gioca bene, io sono qui, Verdasco stava per vincere, Rafa è Rafa… ora ho Kei, sarà durissima, lui non ha gli alti e bassi di Fabio, ma non ha nemmeno le sue qualità”.

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[7] Ka. Pliskova b. [27] C. Giorgi 6-4 3-6 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato Vanni Gibertini)

Ci è andata vicina, Camila Giorgi, a fare il colpaccio contro la n.7 del seeding Karolina Pliskova, ma purtroppo alla fine la maggiore esperienza e abitudine a questo livello della ceca hanno pesato in maniera decisiva, lasciando la nostra rappresentante, e un buon numero di simpatizzanti italiani qui a Melbourne, con l’amaro in bocca.

Solo un break fa la differenza nel primo parziale, quello ottenuto da Pliskova al quinto game grazie soprattutto a due doppi falli di Camila. La ceca sembra ben inquadrata tatticamente: forza la risposta quando può per trovare il colpo vincente ma non accetta il palleggio ad alta velocità di Giorgi sul quale è in evidente difficolta negli spostamenti. Il servizio di Karolina è come al solito molto efficace, non soltanto con la prima palla veloce e piazzata, ma anche sulla seconda che è molto carica per disturbare una colpitrice come l’italiana.

Con il pubblico della Rod Laver Arena nettamente dalla sua parte (con parecchi spettatori che la incoraggiano in un buon italiano) Camila non si perde d’animo e parte alla grande nel secondo set: Karolina non rallenta i suoi scambi e sul bum-bum da fondocampo è Camila a far valere le sue doti di colpitrice sopraffina. Giorgi sprinta subito sul 3-0, poi entra nella sua modalità “creatore” nella quale fa e disfa tutto da sola, anche Pliskova gioca decisamente bene. Nel game del 4-2 commette 3 errori clamorosi da fondo, un doppio fallo e altri tre gratuiti. Ma sul 5-3 Camila conquista uno splendido game, nel quale tutte e due giocano benissimo e al terzo set point pareggia i conti mandando il match al terzo set.

Lo spettacolo continua, nessuna delle protagoniste vuole cedere di un centimetro. Giorgi deve incassare un game durissimo sull’1-2: 13 minuti, 18 punti giocati, quattro palle game per Camila che però alla quinta palla break mette fuori il colpo che dà il break a Pliskova. E’ la chiave di volta del match: Karolina al servizio è una roccia, da fondo ormai è consapevole che deve comandare riesce ad uscire vincente anche dagli scambi nei quali Giorgi comincia a mostrare segni di nervosismo. Nei game finali Giorgi lascia andare il braccio, estrae dal cilindro alcuni colpi da highlight, ma quando dopo due ore e 11 minuti di gioco il suo 53 esimo errore (non mi viene proprio di chiamarlo gratuito) vola oltre la linea di fondo è Pliskova che può stringere i pugni e festeggiare verso Conchita Martinez nel suo angolo.

Davvero un peccato per Camila Giorgi, che ha giocato un gran match, ma alla fine si è contratta nei punti decisivi (quelli di quel game infinito) vedendosi sfuggire di mano una bella chance di arrivare agli ottavi contro una Muguruza tutt’altro che imbattibile.

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Australian Open: sarà ottavo-super tra Serena e Halep, Osaka passa col brivido

MELBOURNE – La 18enne ucraina raccoglie appena tre giochi contro Williams, che adesso incontrerà la n.1 Halep: si preannuncio un ottavo di fuoco. Osaka e Svitolina superano Hsieh e Zhang in rimonta, bene anche Muguruza

Luca Baldissera

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Serena Williams - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

da Melbourne, il nostro inviato

SERENA NON FA SCONTI – Tutta la tensione che la bravissima diciottenne ucraina Dayana Yastremska (57 WTA) ha saputo tenere a bada nelle precedenti, ottime vittorie, su Sam Stosur e Carla Suarez Navarro, viene fuori al cospetto di Serena Williams e della Rod Laver Arena. La si può capire, un palcoscenico simile, e una leggenda del tennis dall’altra parte della rete psicologicamente pesano. Doppi falli ed errori gratuiti a ripetizione nei primi game per Dayana, che non riesce a esprimere il gran tennis di potenza e aggressività messo in mostra qui a Melbourne finora. Ovviamente, Serena non si fa pregare, e in un quarto d’ora scarso vola 4-0 con due break, se Yastremska non si scuote in fretta qui rischiamo una stesa memorabile.

Un primo game di servizio tenuto senza patemi dall’ucraina provoca i consueti applausi di incoraggiamento che in questi casi fan spesso più male che bene all’umore della giocatrice in difficoltà. Williams continua il suo bombardamento alla battuta, Dayana cerca di rimanere in partita, ma il 6-2 è inevitabile. Non cambia granché nel secondo parziale, le qualità di Dayana si vedono solo a sprazzi (ricordiamo, per esempio, una legnata lungolinea spaventosa in risposta al servizio), ma con Serena ci vuole ben altro che una pallata ogni tanto. Sul 4-1 e servizio per la statunitense, che sta dominando in scioltezza, Yastremska chiede l’intervento del medico per una storta alla caviglia destra rimediata poco prima, a inizio secondo set, pare nulla di gravissimo ma certamente fastidioso e doloroso. Come si suol dire, piove sul bagnato.

 

Passata di poco l’ora di gioco siamo 5-1 per Williams, la malcapitata Dayana a questo punto comunica anche con il linguaggio del corpo che vorrebbe essere già sotto la doccia, e la possiamo capire. Poco dopo, Serena la accontenta brekkandola per la quinta volta, 6-2 6-1, un’ora e 7 minuti.

Per Yastremska, un’esperienza preziosa per il futuro. Per Williams, che ha perso 9 game in tre match finora, agli ottavi ci sarà la numero uno Simona Halep, che sembra essere entrata in forma con la gran vittoria ai danni di Venus Williams (6-2 6-3). La giocatrice rumena sta recuperando fiducia e colpi, probabilmente motivata dalla prospettiva di affrontare una dopo l’altra le sorelle statunitensi come ammetterà all’uscita dal campo. Contro Venus gioca una gran partita, per nulla macchiata dalla misera quota di dodici errori gratuiti, offrendo soprattutto una performance notevole in risposta: quasi la metà dei punti vinti, oltre la metà quelli sulla seconda di Venus. La statunitense si assicura raramente la linea di galleggiamento nel primo set, riesce a difendere il servizio solo in due occasioni su quattro e nelle altre due non può esimersi dal salvare occasioni di break. Simona deve tribolare un po’ solo per chiudere il parziale, ma è un set giocato – finalmente – da numero uno del mondo.

Halep continua a infierire e breakka ancora in apertura di secondo set, pungendo così l’orgoglio di una giocatrice pur sempre capace di raggiungere due volte la finale a Melbourne, l’ultima nel 2017 contro sua sorella. La controffensiva di Venus dura però lo spazio di un game, quello che le vale il contro-break propiziato da un paio di rovesci imprecisi di Halep. Quanto a tennis, oggi Halep è troppo superiore e si procura subito due chance di tornare in vantaggio con altrettante risposte lungolinea; Venus annulla con il servizio, ma le energie necessarie per salire 3-2 chiudono di fatto la partita. Halep si aggiudica quattro game di fila, lasciando alla sua avversaria appena cinque punti, e può finalmente sorridere. La leadership è salva per altre 48 ore, ma le sei giocatrici che la seguono in classifica sono ancora tutte in gioco e possono superarla: per continuare a sventare i loro attacchi, dovrà eliminare del torneo Serena Williams.

NAOMI RISORGE – Match con il brivido per Naomi Osaka. La campionessa dello US Open rischia grosso contro la talentuosissima Su-Wei Hsieh. Dopo aver servito per il set sul 5-4, Naomi si fa irretire dal tennis chirurgico e “accarezzato” dell’avversaria ed è costretta a salvare due set point sul 6-5 Hsieh. Ma sul terzo nulla può perché la 33enne di Taipei, che è una vera gazzella in campo, si difende benissimo e recupera tutto, aggiudicandosi così il primo parziale per 7-5. Molto tesa e fallosa, Osaka cerca troppo rapidamente il punto, andando quasi sempre fuori giri. Sempre più impaziente e nervosa, Naomi non riesce a venire a capo di una Hsieh serafica e in palla che, con il suo gioco di fino, sale così 3-0 e poi 4-1 nel secondo parziale.

Naomi Osaka – Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen)

Tuttavia, la giapponese trova la chiave per risollevarsi. Gioca il tutto per tutto e, quando sembra sull’orlo del baratro, rientra in partita avvicinandosi sul 3-4. È un attimo. Osaka si calma, riesce a recuperare una situazione quasi disperata e a ribaltare l’inerzia del match prendendosi il secondo set per 6-4. Il resto è tutta un’altra storia. Hsieh, nonostante alcune magie, non riesce più ad essere “tagliente”; la n. 4 del mondo ritrova fiducia in se stessa e le giuste misure che le permettono di prendere definitivamente le redini del match staccando l’avversaria sul 4-1 per poi chiudere il match con lo score di 5-7 6-4 6-1. Agli ottavi di finale sfiderà la testa di serie numero 13 Anastasija Sevastova, che ha liquidato la cinese Qiang Wang con un doppio 6-3.

ANCHE ELINA SI SALVA – Sofferenza anche per Elina Svitolina. In vantaggio 4-2 nel primo parziale, la tennista ucraina subisce la rimonta di Shuai Zhang che, intraprendente e abilissima a rete, si fa sempre più offensiva, recupera il gap per poi andare a servire per il set sul 5-4. 20 i vincenti per lei che, alla fine, chiude il parziale per 6-4. La campionessa delle WTA Finals 2018, nonostante un fastidio alla spalla destra, trova il modo di reagire e questa volta, con un altro 6-4, è lei ad imporsi nel secondo set. L’inerzia dell’incontro cambia ancora poiché la cinese prende il largo sul 3-0 della terza frazione. Elina, mai doma, è bravissima a rialzare la testa; mette a segno 4 giochi di fila, passa in vantaggio sul  4-3 e va a servire per il match sul 5-3. Ma non finisce qui. C’è un ulteriore sussulto dell’avversaria che ripareggia i conti sul 5-5. Dopo tre ore di gioco e al secondo matchpoint, Svitolina chiude un match durissimo per 4-6 6-4 7-5, applaudita e sostenuta anche da Gaël Monfils, suo nuovo compagno. Al prossimo turno troverà Madison Keys, semifinalista a Melbourne nel 2015 (lo scorso anno si fermò invece nei quarti), che ha superato Elise Mertens per 6-3 6-2.

BENE MUGURUZA – Buoni segnali da parte della due volte campionessa Slam Garbine Muguruza. Dopo la sofferta vittoria contro Johanna Konta, la spagnola infatti supera anche la ex Top 10 Timea Bacsinszky con lo score di 7-6 6-2 in poco meno di due ore di gioco. La partita è il più classico degli scontri tra muscoli e cervello: le pesanti bordate di Muguruza contrapposte alle variazioni e di ritmo e agli angoli di Bacsinszky. Dopo un paio di break a testa, il primo set si conclude al fotofinish. Nel momento decisivo, la 25enne iberica gioca con grande incisività, portandosi a casa il tiebreak per 7 punti a 5. L’equilibrio sembra reggere anche nel secondo parziale. Ma piano piano la svizzera, da poco rientrata sul tour dopo una serie di infortuni, comincia a cedere, soprattutto con il servizio. Grazie ad un paio di break e ad una discreta solidità, Muguruza conquista il parziale e l’incontro. Per lei si tratta della quarta apparizione agli ottavi a Melbourne in carriera. Affronterà la vincente del match tra la nostra Camila Giorgi e la testa di serie n.7 Karolina Pliskova. 

Ha collaborato Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

(in aggiornamento)

Risultati:

[1] S. Halep b. V. Williams 6-2 6-3
[16] S. Williams b. D. Yastremska 6-2 6-1

[18] G. Muguruza b. T. Bacsinszky 7-6(5) 6-2
[27] C. Giorgi vs [7] Ka. Pliskova

[4] N. Osaka vs [28] S.W. Hsieh 5-7 6-4 6-1
[13] A. Sevastova b. [21] Q. Wang 6-3 6-3

[17] M. Keys b. [12] E. Mertens 6-3 6-2
[6] E. Svitolina b. S. Zhang 4-6 6-4 7-5

Il tabellone femminile

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