Australian Open: Federer qui non perde mai, anestetizzato Berdych – Ubitennis

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Australian Open: Federer qui non perde mai, anestetizzato Berdych

MELBOURNE – Lo svizzero raggiunge la 43esima semifinale Slam: a Melbourne ai quarti non ha mai perso. Il ceco dura un set

Vanni Gibertini

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[2] R. Federer b. [19] T. Berdych 7-6(1) 6-3 6-4 (dal nostro inviato a Melbourne)

Durano solo un set le ambizioni di Tomas Berdych di fermare la corsa di Roger Federer verso il ventesimo titolo dello Slam. Mancato il set-point sul 6-5 e ceduto nettamente il tie-break, si trova sempre costretto ad inseguire e finisce per perdere in tre set, confermando l’imbattibilità dello svizzero nei quarti di finale agli Australian Open.

 

Berdych conferma la buona impressione lasciata durante i primi turni ed inizia con il piede giusto, molto in palla ed estremamente centrato in risposta. Federer si trova spesso la palla vicino alla linea di fondo, impossibilitato a prendere in mano il gioco. Il ceco ottiene il break subito al secondo gioco e vola 3-0 e tiene con autorità i suoi turni di battuta, aiutato in un frangente dallo svizzero che manca una volée a campo aperto che gli avrebbe dato la palla del controbreak. Sul 5-3, con Berdych che serve per il set, l’atmosfera si scalda per un malfunzionamento di Hawk-eye che non è in grado di stabilire se, sul 15-40, una prima di servizio chiamata in campo è fuori, come sostenuto da Federer, oppure è realmente in campo. Proteste di Federer che si vede sottratto un “challenge” e gioco che continua con la folla molto più coinvolta. Se ne vanno tre palle break per lo svizzero, poi un set point per Berdych viene cancellato da un bel passante di rovescio lungolinea, e sulla quarta palla break può esplodere la Rod Laver Arena che chiarisce subito, nel caso ce ne fosse bisogno, da che parte sta il pubblico. Sul 5-6 altro game complicato per Federer, che dal possibile ace del 40-0 si ritrova sul 30-40 con due doppi falli e deve cancellare un set point spingendo sul rovescio di Berdych. Il tie-break è un monologo dell’elvetico, che cede un solo punto (peraltro con un passante di rovescio che gli si ferma sul nastro) e chiude con una elegantissima palla corta di rovescio.

Il consueto aumento di porzioni di pollo fritto e patatine portate su e giù per le scale che segue la fine del primo set viene accompagnato da un relativo calo di tensione del pubblico dopo la scarica di adrenalina del tie-break. I due continuano a mostrare una prestazione eccellente in risposta e gli scambi da fondocampo sono sempre profondi. In ‘zona Cesarini’ (ovvero vicino allo scadere dei 90 minuti, che in questo caso però non segnano la fine delle ostilità) Federer affonda sull’acceleratore, e con un paio di magie da fondo ottiene il break e chiude il secondo set portandosi avanti per due set a zero.

Berdych chiede l’intervento del fisioterapista con il quale esce dal campo per farsi massaggiare e concedendo una pausa un po’ più lunga al pubblico che ne approfitta per una sosta ai box (il famoso ‘pee stop’). La partita prosegue sulla stessa falsariga dei primi due set, eccezion fatta per i tre break in rapida successione sull’1-1 che regalano a Federer un solido vantaggio. Lo svizzero soffre un po’ di più sulla sua prima di servizio, sulla quale nei due set precedenti aveva avuto percentuali sopra l’80%, ma in compenso è molto più efficace in risposta sulla seconda dell’avversario quando porta a casa quasi due punti su tre. Un turno di servizio tenuto a zero chiude il match dopo 2 ore e 14 minuti e regala a Federer la semifinale Slam n.43 della sua sempre più straordinaria carriera.

Risultati:

H. Chung vs T. Sandgren 6-4 7-6(5) 6-3
[2] R. Federer b. [19] T. Berdych 7-6(1) 6-3 6-4

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Fognini e il no alla Davis. Tsitsipas campione già fatto: ma Nadal è più forte di… Henman

Proseguono i confronti fra il tennista greco e il primo Federer. Non è solo questione di capelli! Problemi fisici per Djokovic? Next-Gen e Old-Gen, il cambio della guardia non è scontato

Ubaldo Scanagatta

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Vuk Brajovic, Telegraph Belgrade: il nuovo Djokovic

 

Per una volta sono d’accordo con Fabio Fognini, anzi per due. Con la prima mi riferisco al fatto che il gran battage pubblicitario volto a promuovere la Next-Gen aveva stufato un po’ tutti, non se ne poteva più. Soprattutto in Italia dove la rosea ci ha frantumato gli zibidei (così avrebbe detto il commissario Montalbano) per promuovere il torneo di Milano di cui è media partner, è stato un pressing pesante e… prematuro, visto che il migliore dei Next, Sascha Zverev, negli Slam ha avuto fin qui un percorso fallimentare, anche se si è riscattato nei Masters 1000 e nelle finali ATP di Londra. Il secondo migliore era stato Stefanos Tsitsipas, finalista a Toronto dopo aver infilato allo spiedo 4 top-ten, sebbene poi battuto da Rafa Nadal 76 62 in finale.

Gli altri avevano ogni tanto messo a segno un exploit, ma insomma la vecchia guardia aveva tenuto alla grande, con i primi due Slam appannaggio del Fedal e poi il ritorno in grande stile di Super-Djokovic. Se c’era stato un newcomer in ascesa al vertice, beh, questi era stato Kevin Anderson, 32 anni, con Cilic, Thiem, Isner a far da immediato contorno, alla faccia della New Generation. Insomma anche se McEnroe parla di “cambio della guardia” in atto, occorre far passare ancora quattro giorni prima di capire se è già in atto o è prematuro dirlo. Come sarebbe, tanto per esser chiari, se alla finale arrivassero Djokovic e Nadal che ancora oggi sembrano più favoriti dei loro competitor più giovani.

Di questo Slam che invece per la prima volta vede uno Tsitsipas in semifinale – “Era il mio obiettivo per quest’anno, non mi aspettavo di centrarlo subito” – e un Tiafoe nei quarti, due ventunenni (tanto tuonò che piovve per i Next Gen!), scrivo fra un po’, dopo aver spiegato perché per la seconda volta la penso come Fognini. Fabio ha chiesto di non giocare in Coppa Davis contro l’India, e di restare a casa a far compagnia alla moglie Flavia, al figlioletto Federico. Legittimo e comprensibile. Trovo che per un professionista (che oltretutto ha esordito in Davis nel 2008 e ne è stato spesso il trascinatore) sia una scelta giustificabile. Anche se il team italiano appare un tantino indebolito, senza il suo n.1. Corrado Barazzutti, che ha sempre obbedito pedissequamente a quanto gli ha chiesto il presidente federale, fosse bianco oppure nero, ha proceduto a convocare Berrettini, Cecchinato, Seppi, Bolelli e Fabbiano.

Non era stato giusto prendersela nel 2008 con Simone Bolelli che aveva scelto, con il suo coach Pistolesi, di evitare il match con la Lettonia del solo Gulbis a Montecatini – e fu squalificato e ingiuriato un po’ da tutti i federales “ha sputato sulla bandiera” arrivò a dire Nicola Pietrangeli raccogliendo applausi da un gruppo di antiquati dirigenti – così come non era stato giusto obbligare Andreas Seppi a fare il giro del mondo per presentarsi a capo chino a Castellaneta Marina (non la località più semplice da raggiungere) alla vigilia di Italia-Bielorussia che schierava il solo (e già vecchio) Myrni. Un’inutile costrizione alle forche caudine. Tanto più che a Volandri era stato concesso di saltare un match in Sardegna sul cemento contro il Lussemburgo. Insomma due pesi e due misure, come ebbe a sostenere invano l’odiato Pistolesi nei confronti del quale si arrivò perfino a imporre ai telecronisti di Supertennis di non citarlo quando veniva regolarmente inquadrato all’angolo di Robin Soderling!

Ma Binaghi dettava legge – credo che la detti ancora, ma forse ha imparato a essere un po’ meno istintivo – e tutti eseguivano senza eccepire né battere ciglio. Poi è stata Francesca Schiavone a rompere il ghiaccio, chiedendo di poter rinunciare – per meriti sportivi acquisiti – a far la riserva in Fed Cup alle rampanti Pennetta, Errani e Vinci. Quando finalmente anche i dirigenti più ottusi capirono che avevano sempre sbagliato, la situazione si è normalizzata e a tutti e a tutte (tranne che a Giorgi per via di lauti rimborsi percepiti in cambio) è stato concesso di privilegiare i propri interessi, agonistici, di classifica, economici.

Giusto quindi dar via libera a Fognini che, peraltro, se non avesse perso per la sesta volta dal solito Carreno Busta, e fosse andato un filino avanti sarebbe rimasto – forse con Barazzutti – qua a Melbourne per proseguire da qui in India e allenarsi sull’erba. Tutti gli azzurri sono invece tornati in Italia e voleranno sabato verso Calcutta, dove chissà che razza di erba (o sterco di vacca?), troveranno. Dato a Fognini quel che è di Fognini, anche se per la verità l’India sull’erba potrebbe anche rivelarsi più ostica di quanto poteva essere la Lettonia del solo Gulbis e la Bielorussia del solo Myrni – quella fu la difesa d’ufficio dei federales per esigere la condanna degli azzurri che non volevano dare la loro disponibilità a giocare –  torno a scrivere dell’Australian Open e del conflitto generazionale finalmente in atto, dopo che due dei Fab Four hanno sventolato bandiera bianca e sono rimasti solo Djokovic e Nadal a difendere la vecchia guardia.

Per prima cosa segnalo che Djokovic ha preferito allenarsi a porte chiuse, impedendo l’accesso a giornalisti e fotografi. Ha così seminato apprensione fra i colleghi serbi. Temono che, dopo averlo visto un tantino in difficoltà con il corridore e super-ribattitore Medvedev che mi ha ricordato tantissimo Gattone Mecir e il primo Andy Murray, Nole abbia un po’ di sciatica. Vedremo. Anche Nadal mostra gli inevitabili acciacchi della Old Generation con una vistosa fascia elastica a bloccargli l’addome. Che sia dipeso dal nuovo modo di servire, peraltro efficacissimo? Richiestone in conferenza stampa dopo la brillante lezione inflitta a Tiafoe, come sempre quando si accenna ad un suo possibile infortunio, Rafa ha preferito glissare e parlar d’altro.

Però, ragazzi, come ha giocato bene in queste prime cinque partite! Impressionante. Anche perché dopo i 4 mesi di stop, dopo il ritiro precauzionale di Brisbane, tutti si aspettavano di vederlo poco brillante. E tutti ci siamo sbagliati. Non ha incontrato dei fenomeni, tre australiani ai primi tre turni, ma li ha tutti demoliti, senza perdere un set. E secondo alcuni il giovane pupillo di Hewitt, De Minaur, avrebbe potuto impensierirlo. Non è stato assolutamente così.

Federer non è mai riuscito a strappare il servizio a Tsitsipas fra Hopman Cup e Melbourne. Ci riuscirà Rafa? I tanti lettori che mi accusano di essere Ubinadal – e non ho alcuna difficoltà nel dire che stimo molto Rafa, dentro e fuori del campo, seppur poi non in modo sostanzialmente diverso di quanto stimi gli altri Fab – sanno bene che nell’esercitare questa amata predilezione ho sempre fatto intimamente il tifo per la miglior storia giornalistica. E non per un tennista o un altro. Ebbene non c’è dubbio che lo Slam australiano vinto da Tsitsipas, primo greco di sempre (se non contiamo Sampras che di greci aveva i genitori ma era nato e cresciuto in California) sarebbe certamente una storia straordinaria. Tsitsipas è uno vero. Sa fare tutto, gran servizio, “ottimo su tutti e due i lati” come l’ha descritto un ammirato Rafa Nadal.

E poi ha personalità. Altrimenti non avrebbe superato la difficile prova del nove con il tosto Bautista Agut che lo ha messo alla frusta, vincendo il secondo set e conquistando un break di vantaggio nel terzo set che avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Vero, peraltro, che il suo idolo Federer sorprese sì Sampras nel 2001 in un memorabile incontro di ottavi a Wimbledon… ma poi perse da Tim Henman. E Nadal è molto più forte di Henman… Di Federer, Tsitsipas non ha solo il rovescio a una mano, un gran bel servizio capace di tante variazioni nonchè una gran mano quando viene avanti e gioca al volo. Ma di certo non solo, del primo Roger, soltanto i capelli lunghi: “Ok la prossima settimana vado dal parrucchiere!” mi ha risposto sorridendo.

Per la verità anche il recupero di Nadal, e l’avvicinamento ai 20 Slam di Roger, con alle viste il secondo Slam della stagione nel prediletto teatro parigino, darebbe motivi per scrivere. Con l’aiuto di Carlos Moya, che ha sostituito suo zio Toni come coach, Rafa sembra aver modificato leggermente ma migliorato notevolmente l’azione del servizio. E il dritto è sempre letale. Idem interessante l’ipotesi di un Djokovic campione, e superfavorito della vigilia dell’Open, che conquistasse il terzo Slam consecutivo candidandosi a un secondo Grande Slam in 12 mesi di due anni diversi.

Ciò detto invito a non trascurare un tennista assai poco spettacolare, ma fortissimo quando il fisico non lo tradisce: fin qui Raonic è stato imponente e quasi irresistibile. Insomma soltanto all’Imbucato Pouille e al Giap Nishikori (che quando arriva al quinto set ama smentire chiunque lo consideri tanto fragile) non mi sembrano da Gran Premio. Così come fra le donne, mentre considero Petra Kvitova con un piede in finale e la gran favorita del torneo se scende dal letto – appunto – con il piede giusto e dalla parte giusta, non riesco a immaginare campionesse di questo Slam Svitolina (già miracolata nel torneo con la Zhang) né la pur ammirevole Collins cui, davvero, non manca una personalità diversa da quella di quasi tutte le tenniste sbocciate come enfant-prodiges.

Pliskova mi ha impressionato sia contro un’ottima Giorgi sia – ancor più – contro Muguruza, letteralmente surclassata. Dominò Serena nella semifinale US Open del 2016, ci ha poi perso nella stessa New York pochi mesi fa (ma stavano e giocavano peggio entrambe), se arrivasse in finale non mi stupirei. E se avessimo, in quel caso, una finale in famiglia contro Kvitova, sarebbe la prima finale tutta ceca in uno Slam. Ricordo una ceco-slovacca, Lendl-Mecir all’US Open, ma appunto i due avversari non erano entrambi cechi sebbene al tempo la Cecoslovacchia fosse ancora un Paese solo.

Sul match Osaka-Svitolina credo che l’esito dipenda più dalla giapponese che dall’ucraina. E scrivendo di giapponesi e cechi mi accorgo che i loro Paesi hanno ancora in corsa due rappresentanti, come soltanto gli USA con Serena e Collins. Ma il Paese del Sol Levante è il solo ad essere ancora rappresentato sia in campo maschile sia in campo femminile. Chiudo dicendo che Luca Baldissera che ha seguito in questi giorni i nostri giovani sostiene che sia Zeppieri, quasi di più, sia la testa di serie n.1 Musetti, ancora soltanto diciassettenni, sembrerebbero più forti degli altri. Io mi fido, ma non sono sicurissimo che abbia visto tutti gli altri. Incrocio le dita e… siccome non sono mai contento, impreco al fatto che si trovino nella stessa metà del tabellone e uno dei due non possa andare più in là di una semifinale. Salvo il fatto che in questo caso saremmo sicuri di averne uno in finale. Chi dei due? Chi di voi lettori è in grado di scriverne e specificare le differenze (senza copiare Baldissera?)

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Nadal: “Felice di come sono arrivato in semifinale”

Il maiorchino già con la mente rivolta alla semifinale con Tsitsipas: “Lui è in costante miglioramento, sarà dura”

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La cronaca del match di quarti con Tiafoe
Nadal nel nuovo spot KIA [VIDEO]

Quali sono alcuni dei tuoi riti giornalieri che continuano a farti esibire al meglio?
Non ho riti giornalieri. Normale gestione. No, non c’è qualcosa di particolare che faccio ogni giorno, no, no. Davvero.

Avevi un cerotto sulla zona addominale. È per lo stesso problema di cui hai sofferto lo scorso anno?
Sono in semifinale. Non è il giorno adatto per parlarne. Grazie mille per esserti preoccupato. Sono cose che succedono durante il torneo, tutto qui.

 

L’Australian Open è spesso una sfida, piena di ostacoli. Cosa significa per te raggiungere la semifinale dopo essere stato fuori dal tour per un lungo periodo?
È una bella sensazione, ovviamente. È vero, ho avuto un infortunio dopo l’altro per qualche mese. Come sempre, non è facile dire che non è stato un periodo facile per me perché la vita è molto più difficile per la maggior parte delle persone che per me, ovviamente. Ma a livello personale, ovviamente ci sono stati dei problemi uno dopo l’altro, quindi non una situazione facile. Sì, l’ultimo problema si è presentato ad Abu Dhabi, quindi non ho avuto la possibilità di giocare a Brisbane. È stato, naturalmente, un momento difficile. Allo stesso tempo è stato positivo che mi sono sentito di giocare bene, che mi sono allenanto bene a Brisbane. Quella è stata una settimana positiva per gli allenamenti. Sono venuto qui con la sensazione positiva di aver fatto tante cose bene prima dell’inizio del torneo. Poi devi competere, devi vincere le partite, perché dopo qualche tempo senza competizioni è sempre una sfida. Ma ho fatto davvero tante cose bene durante l’intera settimana. Per me, sì, è molto speciale essere di nuovo dove sono oggi. Significa che ho iniziato di nuovo bene la stagione, e questo è molto positivo per me. Certo, ora mi aspetta un’altra partita difficile contro Stefanos. Ma essere in semifinale nel primo Grand Slam dell’anno dopo quello che è successo negli ultimi mesi, che accadano cose grandiose nei prossimi due giorni o meno, è comunque stato un inizio dell’anno positivo per me.

Sei ben consapevole di come tutti parlano dell’ascesa dei NextGen, che mettono alla prova voi altri. È importante per te, quando li affronti in questa fase di uno Slam, premere sull’acceleratore, batterli in modo da assicurarti che non inizino ad acquistare fiducia in se stessi nei vostri confronti?Ad essere onesto, per me, io gioco un’altra partita, che siano NextGen o no. Per me quello che conta davvero è vincere la partita e darmi la possibilità di passare al prossimo turno. Questo è quello che sento veramente in questa fase della mia carriera. Non si tratta di dargli fiducia o no. So che sono bravi. So che lotteranno per i risultati più importanti nei prossimi due anni. Io non la prendo in questo modo. La vedo come una partita difficile contro giocatori che hanno un sacco di energia. Tutto qui. È un’altra partita. È una partita difficile. Cerco di fare quello che so fare, di farlo bene per cercare di darmi la possibilità di passare.

Qual è stata la tua impressione sul gioco di Frances ora che hai avuto l’occasione di giocare contro di lui per la prima volta?
Sì, è veloce. Ha un dritto fortissimo. A volte è difficile leggere il suo gioco perché può andare a rete, qualche volta può giocare uno slice, può fare anche un buon rovescio. Può fare ottimi colpi da ogni punto del campo. Questa è la mia sensazione. Poi è vero che ho giocato una partita molto solida. La sensazione di avere il break all’inizio di ogni set, mi ha dato molta fiducia. Poi ho servito bene, ho giocato in modo solido. Lui è stato sotto nel punteggio per tutto il tempo: non è facile giocare quando è così.

Puoi guardare avanti alla tua semifinale contro Tsitsipas. Cosa ti viene in mente dalle volte in cui ci hai giocato in passato?
Sì, è un giocatore che non so se quello che è successo in passato avrà un grande impatto o meno su quello che può accadere, no? Quando affronti questi giovani giocatori, sono in costante miglioramento. Lui è sicuro. Ha vinto tanti buoni match. Sarà dura. Per me è sempre lo stesso: sei in semifinale di un Grand Slam, non puoi aspettarti un avversario facile. Stefanos è uno dei migliori giocatori del mondo. Per avere la possibilità di essere in finale, ho bisogno di giocare al meglio, ed è quello che cercherò di fare.

Hai visto la sua partita contro Roger? Cosa ti ha colpito di più?
Ho visto il primo set, poi sono andato a cena. Per la verità, ho visto il primo set e poi, sì, sono andato a cena con la squadra. Siamo spagnoli, quindi andiamo a cena tardi. Non rientriamo così presto. Sì, c’è stato un tennis di ottima qualità in quel primo set. Tiebreak molto emozionante. Poi non l’ho più guardato. Ma l’ho visto giocare oggi. L’ho visto giocare l’altro giorno contro Basilashvili. È un giocatore carismatico. Ottimi colpi da entrambi i lati, ottimo servizio. Sì, è una bella sfida per me. Spero di essere pronto. Penso che sto giocando bene.

Sei stato sorpreso di tornare e scoprire che aveva vinto?
Penso che Roger nel secondo set sia stato sfortunato. Stavo seguendo il punteggio dal vivo. Tanti breakpoint in momenti cruciali che se ne avesse trasformato uno, uno di quei breakpoint, probabilmente avrebbe fatto una grande differenza nel punteggio finale. Sorprendente o no, non dirò di no perché quando Federer è in campo, è sempre una sorpresa se perde, no? Ma sappiamo che sono bravi. Sappiamo che Stefanos è uno di quei giocatori che può vincere contro chiunque. È stata una sorpresa ma non una gran sorpresa. So che Stefanos è pronto a vincere contro chiunque.

Hai giocato molte partite brevi. È uno dei tuoi anni migliori in Australia? ti senti in una buona posizione quest’anno?
Sto giocando bene. Ho fatto bene molte cose in questa settimana e mezzo. Vediamo. Non lo so. Non posso prevedere ciò che succederà. Vado avanti giorno per giorno e sono molto felice di come sono cominciate le cose per me, come ho detto prima. Il modo in cui sono arrivato in semifinale è molto positivo. Questa è l’unica cosa che posso dire. Per il resto cercherò di essere pronto.

Traduzione di Beatrice di Loreto

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Australian Open: Nadal domina anche Tiafoe, è pronto per Tsitsipas

Sesta semifinale a Melbourne per Rafa (una sola sconfitta, nel 2008 contro Tsonga) che liquida in tre set anche Frances Tiafoe

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Rafa Nadal - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Richard Evans di Radio Tennis Australia: la favola Tsitsipas

 

[2] R. Nadal b. F. Tiafoe 6-3 6-4 6-2

Aveva mostrato i muscoli contro Andreas Seppi e Grigor Dimitrov, ma contro Rafael Nadal oggi serviva qualcosa di più. Frances Tiafoe non è riuscito a impensierire il maiorchino che ha dominato il match in lungo e in largo, concedendosi un solo momento di titubanza nel secondo set. Letale al servizio e con il dritto, Nadal ha spento sin dai primissimi giochi ogni possibile velleità di Tiafoe. Lo spagnolo raggiunge la semifinale senza perdere un set (terza volta che ci riesce a Melbourne, undicesima in totale negli Slam). Troverà Stefanos Tsitsipas (già battuto due volte in altrettanti precedenti, a Barcellona e Toronto) e venerdì andrà a caccia della sua quinta finale australiana. Tiafoe dal canto suo può consolarsi con il proprio nuovo best ranking (sarà numero 30 da lunedì).

Pronti, via ed è subito 3-0 Nadal. Tiafoe paga dazio dal lato del rovescio col quale non riesce a contenere le traiettorie mancine di Rafa. Con quel colpo o sbaglia direttamente o accorcia lasciando Nadal libero di fare ciò che vuole. Il maiorchino, sicuro del break già ottenuto e forte di un servizio che pare inscalfibile, almeno dal Tiafoe visto finora, tenta qualche risposta anticipata a tutto braccio. Testimonianza questa della grande tranquillità con cui sta affrontando la partita, anche l’avversario non sta facendo molto per metterlo in difficoltà. Si vede qualche errore di rovescio anche per Nadal, ma quasi tutti frutto della ricerca del vincente. Lo scambio che, dopo mezz’ora di gioco, chiude il primo set è una sintesi efficace dell’andamento del match: un paio di accelerazioni di Tiafoe abilmente gestite da Nadal che poi costringe lo statunitense ad un massacrante destra-sinistra, prima di piazzare l’ultimo dritto vincente.

Nadal scappa subito avanti di un break anche nel secondo set, ma nel quarto gioco calano sia la percentuale di prime che la precisione da fondo. Tiafoe avverte che il momento potrebbe essere favorevole e spinge, ma sulla palla break non arriva bene sul mortifero servizio slice di Rafa. Lo spagnolo continua a sbagliare e concede un’altra chance, ma viene graziato da alcune ingenuità dell’avversario. È l’unico momento di incertezza per Nadal, che riprende rapidamente le redini del match e torna a farsi pericoloso sul servizio di Tiafoe. Lo statunitense annulla tre set point nel nono gioco, ma nel successivo non può nulla contro le accelerazioni di dritto di Rafa. 6-3 6-4 dopo un’ora e venti minuti.

Come nei precedenti set, Nadal mette pressione da subito e strappa ancora una volta il servizio all’avversario nel primo gioco. È il colpo del KO. Tiafoe consegna le armi, cede una seconda volta la battuta e scorta Nadal nella passerella che lo conduce verso la sua sesta semifinale agli Australian Open.

Tsitsipas splendido, Bautista Agut si arrende con merito

Il tabellone maschile

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