ATP Buenos Aires: La Monf stende Cuevas. Cecchinato fa cinque game

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ATP Buenos Aires: La Monf stende Cuevas. Cecchinato fa cinque game

Giornata interlocutoria a Buenos Aires. Monfils lascia cinque game ad un Cuevas irriconoscibile. Verdasco sbanda, ma elimina Monteiro. Male Cecchinato

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Partiamo con una curiosità pepata del passato. José Luis Clerc è di Buenos Aires ma il campo centrale del torneo è intitolato al nemico VilasQuei due riconoscevano a malapena l’esistenza l’uno dell’altro ma Guillermo seppe conquistare il cuore degli argentini pur essendo originario di Mar del Plata, a quasi 500 chilometri dalla capitale. L’aria fredda e aristocratica di Clerc, che giocava con l’orologio d’oro al polso, non scaldò mai i cuori argentini come seppe fare il poeta, molto più umano nel suo tennis faticoso. Ma torniamo a noi…

Dopo i risultati di lunedì si completava oggi la griglia del secondo turno, dove entreranno in gioco i grossi calibri del torneo come il favorito Dominic Thiem (6 ATP) e il suo principale antagonista Pablo Carreno Busta (10), che deve far dimenticare la sorprendente sconfitta di Quito“Cicero pro domo sua” dicevano i latini, quindi facciamo un’eccezione all’ordine cronologico degli incontri. Alle 18.45 locali è sceso in campo Marco Cecchinato (102 ATP), che ha perso meno nettamente di quanto dicano i freddi numeri da uno dei tanti padroni di casa, quell’Horacio Zeballos (66) vincitore a Vina del Mar nel 2013 nella finale mancina contro Nadal. Il nostro ha giocato a strappi ed è stato sensibilmente al di sotto delle sue possibilità in risposta, fondamentale nel quale è stato surclassato. Primo set che scorre via dopo un veloce equilibrio. Marco prende il primo break a 15 e il secondo lo manda sotto 1-5. È un game da 14 punti nel quale annulla due vantaggi esterni e manca una palla per il 2-4, che forse poteva dargli la scossa giusta. Quella che arriva nel secondo parziale, dove il nostro ha più di un rimpianto. Serve per primo e in due turni perde un quindici. In questo momento la risposta funziona e Zeballos, forse illuso dal primo set, deve lottare sempre in battuta e salvare due palle break nel quarto gioco. Riesce a resistere e questo gira definitivamente il match a suo favore perché Cecchinato perde il servizio al nono gioco, quando non c’è più ritorno, e non fa più un punto.

La giornata si era aperta qualche ora prima sul campo Vilas con la vittoria di Leonardo Mayer (50 ATP) contro Rogerio Dutra Silva (105), un clásico sudamericano fra Argentina e Brasile. Mayer è uscito vincitore dopo una lotta di quasi due ore e mezza. Perso il primo set in un tie break che conduceva 3-0, l’argentino rientrava di prepotenza nel secondo, chiuso 6-2 con quattro giochi consecutivi. Nel decider Silva ha ancora la forza di scappare avanti di un break ma sul 3-1 in suo favore ha un netto calo. Mayer è bravo a rientrare subito e ad assestare la mazzata finale strappando il servizio all’avversario nel settimo gioco. Quel che gli rimane è sufficiente per difendere i due turni che lo portano al secondo turno dove lo attende Fabio Fognini, che lo ha sempre battutoL’ultima volta proprio qui, in finale.

 

Mentre questo accadeva, a qualche decina di metri di distanza, su Estadio 2, il neo-sloveno Aljaz Bedene (51 ATP) batteva per la prima volta il ceco Jiri Vesely (60), vincitore in entrambi i precedenti. E lo faceva sonoramente in poco più di un’ora, con un 6-0 nel primo set, soli tre punti persi in battuta, e un secondo quasi altrettanto facile. Qui Vesely salva le apparenze conquistando tre giochi ma le sue percentuali al servizio sono state orrende, soprattutto con la seconda palla. A seguire sul Centrale uno dei match incerti di giornata. Lo showman Monfils (43 ATP) contro la settima tds uruguaiana Pablo Cuevas (32), sotto 1-3 nei precedenti ma vincitore dell’ultimo al secondo turno di Madrid 2016. In realtà lotta non c’è stata. Gael era in vena e la sua velocità di palla ha avuto la meglio sulle traiettorie più arrotate dell’avversario. Vinto facile il primo, il francese è stato tremendamente efficace nel chiudere il secondo con un sempre classico break al settimo gioco. Avrà Lajovic e potenzialmente Fognini nei quarti.

Sull’altro campo Fernando Verdasco (40 ATP), tds numero 8, ha sudato qualcuna delle sette camicie del proverbio solo verso la fine per battere il brasiliano Thiago Monteiro (96). Nel primo parziale Monteiro va sotto 0-4 e rischia il bagel prima di salvare l’onore e poco altro, ma poi si riscatta. Il secondo set dura quasi un’ora, il brasiliano si salva due volte in apertura da 15-40 poi si stabilizza e non soffre più. L’esperienza guida Verdasco nel concentrarsi sul proprio servizio (“…finché tieni la battuta non puoi perdere” diceva Jack Kramer) in attesa dell’occasione buona. Questa arriva all’undicesimo gioco – quasi un quarto d’ora di lotta – e lui non se la lascia sfuggire. Forse il trionfatore di Quito Roberto Carballes Baena (76 ATP) avrebbe preferito incontrare Kyle Edmund, contro il quale con buona certezza il suo gioco sarebbe stato più efficace. Infatti il lucky loser portoghese Gastao Elias (114) lo batte senza troppi problemi in due rapidi set. Qualche difficoltà solo nel secondo per Elias, che comunque ha sempre condotto il punteggio.

La giornata si conclude come era cominciata, con la vittoria di un argentino. Stavolta è il solido e combattivo Diego Schwartzman (24 ATP), quinta tds, a conquistare l’accesso al secondo turno battendo l’austriaco Andreas Haider Maurer (418), lontano in classifica ma con un best rank di numero 47 raggiunto tre anni fa. Qualche problema nel tenere il servizio per Schwartzman, fattore sempre rimediabile sulla terra rossa se si possiede la sua efficacia in risposta. E infatti strappa la battuta per ben cinque volte all’avversario sigillando il 6-4 6-3 che gli vale la vittoria. Questi gli ottavi: Thiem-Zeballos, Verdasco-Pella, Fognini-Mayer, Monfils-Lajovic, Schwartzman-Bellucci, Ramos Vinolas-Bedene, Delbonis-Elias, Carreno Busta-Garcia Lopez.

Risultati:

L. Mayer b. [Q] R. Dutra Silva 6-7(4) 6-2 6-4
A. Bedene b. J. Vesely 6-0 6-3
G. Monfils b. [7] P. Cuevas 6-1 6-4
[8] F. Verdasco b. [SE] T. Monteiro 6-2 7-5
H. Zeballos b. [Q] M. Cecchinato 6-1 6-4
[LL] G. Elias b. [SE] R. Carballes Baena 6-2 6-4
[5] D. Schwartzman b. [PR] A. Haider Maurer 6-4 6-3

Raffaello Esposito

 

Tabellone e risultati aggiornati

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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