ATP Madrid: Djokovic boccia Coric. Spettacolo Kyrgios, Wawrinka a casa. Out del Potro e Monfils

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ATP Madrid: Djokovic boccia Coric. Spettacolo Kyrgios, Wawrinka a casa. Out del Potro e Monfils

Nessun affanno per Novak Djokovic: poco più di un’ora per rimandare Borna Coric alla prossima sessione. Splendida prestazione di Nick Kyrgios, vincitore in due tiebreak su Stan Wawrinka. Niente da fare per del Potro, sconfitto in due set da Jack Sock. Avanzano Berdych e Ferrer, Monfils cede in tre set a Cuevas. Tsonga fatica contro Ramos-Vinolas

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J. Sock b. [PR] J.M. del Potro 6-4 7-6(2) (Francesco Scurci)

Si svolge in serale uno dei match più interessanti in tabellone, quello fra Juan Martin del Potro e l’americano Jack Sock nr. 26 del mondo. Partita che promette spettacolo ma che viene stranamente relegata sul campo 6. C’è ormai un misto di ansia e trepidazione ogni volta che scende in campo l’argentino, un pò per la voglia degli appassionati di rivedere i suoi proverbiali drittoni sparati a tutto braccio, un pò per la paura di assistere invece all’ennesimo capriccio del suo polso malandato. La grande prova di ieri con Thiem potrebbe aver prosciugato molte delle energie di Delpo e l’avversario, seppur non avvezzo alla superficie, rappresenta sempre un cliente ostico.

Pronti via e Sock piazza subito il break in apertura approfittando di un del Potro partito piuttosto contratto, break che si rivelerà decisivo per l’andamento del set. Nel game successivo l’argentino ha un palla per l’immediato controbreak ma Sock è bravo ad annullarla ed a consolidare il 2 a 0. Nei giochi seguenti il servizio la fa da padrone con del Potro che ha un ottima resa con questo fondamentale (4 ace, 70% di prime con l’80% di realizzazione); tuttavia l’argentino non riesce in risposta ad impensierire l’avversario, limitato ancora da un rovescio in top che in fase di spinta non gli consente di fare male e lo costringe spesso a percorrere chilometri per girare dalla parte del dritto oppure a ricorrere allo slice in fase di contenimento. Altro indicatore di questa impasse è il misero 22% raccolto con la seconda di servizio da Delpo che fatica in molti casi a ribaltare l’inerzia dello scambio. Sock non si fa pregare e tiene i suoi turni di battuta con autorità per chiudere facilmente 6-4 al secondo set point.

 

Il secondo parziale è combattutissimo con i giocatori che concedono le briciole al servizio (una palla break per parte e mostruose percentuali di realizzazione con la prima) e l’argentino che mostra una discreta condizione fisica nonostante i pochi match nelle gambe. Si giunge fatalmente al tie break dove Sock fa valere la sua maggiore abitudine alla competizione vincendo gli ultimi 3 punti sul servizio dell’argentino per chiudere 7 punti a due dopo un ora e 36 minuti. Prestazione comunque confortante per del Potro che se sarà lasciato in pace dal suo delicatissimo polso potrà ancora dire la sua nel circuito. Per Sock ulteriore iniezione di fiducia dopo un’altra buona prova; nel prossimo turno affronterà in un incontro abbordabile il portoghese Joao Sousa.

[1] N. Djokovic b. B. Coric 6-2 6-4 (Domenico Giugliano)

C’era molta curiosità per il ritorno in campo del numero uno del mondo, Novak Djokovic, dopo la bruciante sconfitta al primo turno di Montecarlo contro Vesely tre settimane fa. Ad attenderlo, Borna Coric, giovane e rampante diciannovenne croato. Non c’erano precedenti tra i due è nel primo set il serbo è sembrato letteralmente di un altro pianeta. Il primo break arriva sul 2-1 e Djokovic vola sul 4-1 perdendo soltanto tre punti al servizio. Sul 5-2 arriva a zero anche il secondo break che gli concede il parziale per 6-2 in 25 minuti.

Nel secondo set c’è più partita. Coric tiene bene i suoi turni di servizio e per ben due volte costringe il numero uno del mondo ai vantaggi nei suoi turni di battuta. L’equilibrio si rompe d’incanto proprio sul 5-4 Djokovic. Coric avverte la tensione di dover allungare la partita e cede servizio ed incontro al serbo che vola al terzo turno.
Un buon Djokovic, molto solido e fresco fisicamente rispetto a quello visto a Montecarlo. L’avversario non era dei più semplici ma ha gestito il match senza patemi e senza mai rischiare. Per Coric arrivano, tuttavia, delle buone sensazioni. Il secondo set, giocato alla pari, dà la sensazione che questo giovane talento arriverà molto in alto in poco tempo.

N. Kyrgios b. [4] S. Wawrinka 7-6(7) 7-6(2) (Paolo Di Giovanni)

Nick Kyrgios fa registrare la sorpresa di giornata eliminando, nel main event del secondo turno giocatosi stranamente sul campo 3, Stan Wawrinka. Quarto confronto tra due dei migliori picchiatori del circuito; ‘Stan the Man’ conduceva 2-1 nei precedenti. Il match prometteva scintille, al di là delle note scaramucce di quasi un anno fa a Montreal, e il pubblico è stato accontentato con un tennis di alto livello giocato a velocità esorbitanti.

L’inerzia del primo set sembra dalla parte della testa di serie numero 4 del torneo: regge alla battuta senza difficoltà e insidia l’avversario in risposta. Sono sue le uniche quattro palle break, ma non può nulla sulla perfezione al servizio dell’australiano. Al tie-break però la spunta la maggior concentrazione e voglia di Kyrgios, che prima va avanti di due mini-break, si fa riacciuffare anche a causa di un controverso doppio fallo, ma rimane lì con la testa e il secondo set point è quello giusto grazie a Wawrinka che mette lungo il rovescio.
Il secondo parziale scorre via lineare a suon di servizi vincenti, sono solo sei i punti totali vinti in risposta (quattro da Kyrgios, due da Wawrinka) e anche in questo tie-break lo svizzero manca della sua grande esplosività fisica e cede di schianto, rassegnandosi su un nastro fortunoso che consegna al numero 21 del mondo un consistente vantaggio. Altri due errori e game, set and match Kyrgios, che qui a Madrid miete un’altra vittima illustre, dopo aver eliminato Federer lo scorso anno.

[7] J.W. Tsonga b. A. Ramos-Vinolas 7-6(6) 5-7 6-4 (Bruno Apicella)

Ha avuto bisogno del terzo set Jo- Wilfried Tsonga per accedere agli ottavi di finale del Masters 1000 di Madrid. Il numero 7 del ranking ATP, dopo due ore e quaranta minuti, è riuscito a regolare la resistenza di Albert Ramos-Vinolas (n. 56). Lo spagnolo che nell’ottobre scorso sorprese tutti battendo nel Masters di Shanghai Roger Federer e che al primo turno ha sconfitto un altro francese Jeremy Chardy. Tsonga torna in campo dopo la semifinale a Montecarlo dove è stato fermato dal connazionale Gael Monfils.

Il francese inizia il match al servizio e concede subito un break che lo porta a rincorrere nel set. Ramos sale sul 2 a 0 spinge ogni colpo creando difficoltà all’avversario con il suo dritto mancino. Sul 3 a 2 il numero 7 del mondo allunga gli scambi e ritrova il suo dritto che gli permette di riportare il set in parità. Il settimo game è ancora lottato ed è sempre il francese a concedere tre palle break che però riesce ad annullare. Sul 4 pari il francese si salva annullando una pericolosa palla break in favore di Ramos. I giocatori tengono la battuta e il parziale viene deciso dal tie break. Tsonga spinge e Ramos risponde; sul 4 a 3 il francese commette un doppio fallo che porta lo spagnolo a due punti dal set. Il numero 58 del ranking conquista un set point ma non lo può giocare sul suo servizio e Tsonga lo annulla con un ace. Sul 6 pari il francese alza il livello del suo gioco e dopo aver spinto da fondo si prende il set con due punti chiusi a rete.

È un break in favore dello spagnolo nel dodicesimo game a decidere il secondo set. Con i giocatori che seguono l’andamento del servizio anche se è il francese a non concretizzare, nel quinto game, le palle break offerte dall’avversario. Quando tutto sembra rimandare ad un nuovo tie break, Tsonga si fa recuperare da un vantaggio di 30 a 0 e chiude il game pur avendo la palla del 40-30. Ramos non molla e fa giocare sempre una palla in più all’avversario, con il set che si chiude sul 7 a 5 grazie ad un dritto affossato in rete dall’avversario.
In apertura di terzo parziale è il francese a conquistare il break decisivo: Tsonga si scrolla la tensione accumulata in chiusura di set e conserva il vantaggio. Ramos è bravo a rimanere attaccato alla partita e a non concedere altri break. Tsonga serve per chiudere l’incontro: non trema, chiude per 6 giochi a 4 e si regala la sfida con Milos Raonic. 

P. Cuevas b. [13] G. Monfils 6-7(5) 6-3 7-6(4) (Diego Serra)

Pablo Cuevas, numero 27 ATP, vince in tre set contro Gael Monfils. I precedenti tra i due parlavano di tre vittorie a zero per il francese, l’ultima delle quali a Miami quest’anno. Con Gael che aveva sofferto per tre set sulla terra di casa a Parigi per battere il coriaceo Pablo, impresa che oggi non gli è riuscita.

Primo set che fila liscio con un totale dominio dei servizi fino al nono game, dove Cuevas si procura quattro palle break e all’ultima strappa il servizio al francese. Nel game successivo per l’uruguaiano con la battuta a disposizione ci sono due set point, che però non sfrutta, ma anzi subisce il break di Monfils. Si va quindi al tiebreak dove c’è un solo minibreak francese nel decimo game, ed è  Monfils che porta a casa il primo set. Secondo set e nel secondo game ci sono due palle break per Cuevas salito sul 15-40, Pablo chiude la prima dopo uno scambio intenso. Poi di nuovo dominio dei servizi soprattutto nel turno di Cuevas, che ha una palla break, nonché set point, nel nono game che non sfrutta. Si chiude comunque per l’uruguaiano per 6-3. Terzo parziale di nuovo sulla scia on serve, con Cuevas che oggi nulla ha di meno del francese alla battuta. In tutto il set c’è una sola palla break ed è per Cuevas, nel nono game non sfruttata. Si va al tiebreak. I due tennisti si scambiano i servizi nei due primi game, poi è Cuevas a entrare in campo con prepotenza e a prendersi nell’ottavo game un minibreak di vantaggio. Passaggio che risulterà decisivo perché Cuevas va alla battuta, tiene entrambi i servizi e chiude il tiebreak per 7 a 4.

[8] T. Berdych b. [Q] D. Istomin 6-3 6-3 (Bruno Morobianco)

Quinto confronto diretto e quinta vittoria per il top ten Tomas Berdych contro l’uzbeco Istomin, al termine di una gara veloce durata appena settanta minuti, senza grossi patemi per il ceco, con un doppio 6-3.
È subito Berdych a strappare il servizio all’avversario, alla prima occasione utile, per cederlo però immediatamente dopo. Istomin ha avuto il merito di portarsi avanti 2-1 per la prima e unica volta nella gara, ma nulla ha potuto contro il più quotato avversario che ha ripreso la conduzione dell’incontro, infilando una striscia vincente di tre game ha messo le giuste distanze tra se e l’avversario e sul 4-2 ha dovuto solo gestire il set per vincerlo al primo set point utile.

La maggiore esperienza di Berdych si è vista anche nel secondo set in cui il ceco ha dovuto solo aspettare il momento giusto per strappare il servizio,  evitando di allungare l’incontro fino al terzo. Istomin è stato capace di mantenere il suo turno di servizio fino all’ottavo gioco, quando sotto 4-3 nulla ha potuto nell’unica palla break in assoluto del secondo set. Avanti 5-3 il ceco ha chiuso la pratica qualificazione, sfruttando subito il primo dei due match point a disposizione. Agli ottavi, Berdych affronterà la testa di serie numero nove del torneo, David Ferrer.

Risultati:

[15] R. Bautista Agut b. F. Lopez 6-3 5-7 7-5
[1] N. Djokovic b. B. Coric 6-2 6-4
[6] K. Nishikori b. F. Fognini  6-2 3-6 7-5
[9] D. Ferrer b. [Q] D. Kudla 6-4 4-6 6-4
P. Cuevas b. [13] G. Monfils 6-7(5) 6-3 7-6(4)
[8] T. Berdych b. [Q] D. Istomin 6-3 6-3
N. Kyrgios b. [4] S. Wawrinka 7-6(7) 7-6(2)
S. Querrey b. [Q] L. Pouille 6-7(5) 6-3 6-4
J. Sousa b. [LL] M. Granollers 6-3 6-3
[16] G. Simon b. [WC] P. Carreno Busta 2-6 6-3 6-4
[7] J.W. Tsonga b. A. Ramos-Vinolas 7-6(6) 5-7 6-4

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Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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Opelka ancora contro l’ATP: “Un sistema corrotto che va a discapito della remunerazione del talento”

Il gigante statunitense si sfoga su Twitter criticando l’operato del Board dell’ATP e del consiglio dei giocatori in merito alle modifiche del calendario

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Reilly Opelka – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @FILAtennis)

Assente dai campi da gioco dalla sconfitta contro Nick Kyrgios in quel di Washington, torna a fare sentire la sua voce fuori dal coro Reilly Opelka. Il servebot statunitense è noto per esprimere sempre la sua opinione sui social e nelle interviste su quello che non funziona nei rapporti tra tornei e giocatori, con aspre critiche nei confronti di Gaudenzi, più volte invitato alle dimissioni. Pertanto, non sorprende che in seguito alle ultime novità nel panorama tennistico, Opelka abbia detto sulle modifiche del calendario previste a partire dal 2023 e non solo.

Riepiloghiamo, a partire dal prossimo anno vi saranno diverse novità nel calendario. La più significativa riguarda i tornei più importanti a livello ATP, ossia i Masters 1000. Infatti, dal 2023 non saranno solo Indian Wells e Miami i tornei che si svolgeranno su 2 settimane, bensì anche Roma, Madrid e Shanghai. Dal 2025 la riforma riguarderà anche gli altri due mille nord americani, Canada e Cincinnati.

Questa riforma si innesta in un periodo di “compravendite” per quanto riguarda i diritti di alcuni tornei. Lo scorso febbraio la USTA, proprietaria dei diritti del torneo ATP di Cincinnati, ha messo in vendita la licenza andando a caccia di un acquirente disposto a spendere un importo almeno a nove cifre. Acquirente che secondo le ultime voci dovrebbe essere Ben Navarro, celebre milionario statunitense, proprietario del torneo femminile di Charleston.

 

A fine 2021 ero stato invece il torneo di Madrid a cambiare “organizzazione”, con l’uscita di scena di Ion Tiriac e l’ingresso della società di managemente IMG, già proprietaria dei diritti del torneo di Miami.

Questo giro di denaro ha mandato su tutte le furie Opelka alla luce delle disparità che secondo lui vi sono a livello ATP, tra quanto spetta ai tornei e quanto invece finisce del prize money a disposizione dei giocatori.

Quindi fatemi capire bene, Madrid e Cincinnati vengono vendute per $ 400 milioni / $ 300 milioni. Nello stesso anno il Board dell’ATP decide di concedere ai Masters 1000 una tonnellata di giorni in più, riducendo nel contempo le players commitment protections, portando a sanzioni molto più severe per eventuali Masters 1000 saltati”.

Ma le critiche non si sono limitate solo alle decisioni dell’ATP. Con un sarcasmo per nulla celato Reilly ha giudicato negativamente l’operato dei rappresentati ei giocatori, rei di non aver negoziato accordi negli interessi dei giocatori stessi che loro rappresentano.

“Sembra che il board dei rappresentati dei giocatori abbia fatto una grande lavoro nel negoziare per nostro conto. Hanno ottenuto un incremento del 2% dei prize money e acconsentito alla più grande presa in giro [Opelka la definisce ‘biggest known sucker play’] per la compartecipazione dei ricavi [dei tornei], accettando una percentuale sul profitto netto, invece che lordo”.

Opelka rincara la dose evidenziando come l’accordo permetta ai tornei di poter “manipolare” i numeri secondo il proprio tornaconto:[Questo accordo] permette ai tornei di continuare la pratica di manipolazione dei loro numeri. Basta chiedere a chiunque è coinvolto nel processo le differenze tra i numeri che i tornei presentano ai potenziali venditori rispetto a quelli che utilizzano durante la negoziazione dei prize money”.

La frecciata finale è rivolta alla USTA: “Quanto ha pagato la USTA per la licenza [del torneo di Cincinnati]? Prima che qualcuno polemizzi sul fatto che un atleta professionista parli di denaro, qui si parla di denaro, ma si parla di un sistema corrotto che sistematicamente va a discapito della remunerazione del talento in questa così detta partnership.

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Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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