Rafa imperatore. Italia, qualcosa bolle in pentola

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Rafa imperatore. Italia, qualcosa bolle in pentola

Numeri da capogiro per Nadal. Lorenzi in crisi nera, ma si vede un buon Sonego. I primi squilli di Tsitsipas

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0 – le volte in cui Coco Vandeweghe era arrivata ai quarti di finale nel 2018. La tennista nata a New York nel dicembre del 1991, quest’anno aveva giocato poco e male, perdendo all’esordio in due dei tre tornei ai quali aveva partecipato (contro Babos a Melbourne e con Collins a Miami) e fermandosi al secondo turno a Indian Wells, dove perse con Sakkari. Tutte sconfitte contro tenniste non incluse nella top 50 al momento in cui si sono giocate le partite. La statunitense, due week-end fa sconfitta da Mladenovic in Fed Cup, era iscritta al ricco Porsche Tennis Grand Prix, torneo della categoria Premier che si gioca a Stoccarda, dove partecipava per la seconda volta, senza aver mai mostrato tra l’altro attitudine per la terra rossa: era arrivata solo una volta nei quarti, a Madrid l’anno scorso, in un torneo su questa superficie. Sembrava lontana per lei la condizione del 2017, che le aveva permesso di entrare nella top 10 e di sconfiggere due numero 1 del mondo, peraltro durante dei Majors (Kerber a Melbourne, Pliskova a New York). Coco era stata anche grande protagonista in Fed Cup, vinta in finale in Bielorussa grazie ai suoi punti in singolare e in doppio (in quest’ultimo caso con l’aiuto di Rogers): ma non solo, era stata decisiva anche nei turni precedenti, con quattro vittorie in quattro incontri. A Stoccarda per arrivare in finale la scorsa settimana, ha avuto la meglio su tre top 10: ha prima sconfitto (6-2 6-0) Sloane Stephens, 9 WTA; poi Siegemund (6-4 4-6 6-3), 100 WTA (ma a Stoccarda campionessa nel 2017 e finalista nel 2016). Nei quarti ha nuovamente avuto la meglio (6-4 6-1) su una numero 1, Simona Halep, mentre in semifinale a capitolare (6-4 6-1) è stata Garcia, 7 WTA. In finale la statunitense, pur avendo vinto tre dei cinque precedenti, si è arresa a Karolina Pliskova, 6 WTA, uscita vincitrice dal confronto con il punteggio di 7-6(2) 6-4. Coco is coming back.

1 – la vittoria nel circuito maggiore di Lorenzo Sonego prima di partecipare all’ATP 250 di Budapest. Il quasi 23enne piemontese (compie gli anni l’11 maggio), dopo essersi qualificato a Melbourne (eliminando anche Tomic) aveva ottenuto lo scorso gennaio una bella vittoria su Robin Haase, in quel momento 43 ATP. Dopo l’exploit australiano, che aveva confermato le possibilità nel grande tennis fatte intravedere già al Foro Italico nel 2016, quando perse d’un soffio da Joao Sousa, Lorenzo si era iscritto alle quali di Sofia e si era poi dedicato al circuito Challenger, grazie al quale, con la semifinale di Bergamo e ai quarti a Quijing, aveva guadagnato un’altra ventina di posizioni, salendo sino al 157esimo posto della scorsa settimana. Una crescita che aveva mostrato come la vittoria su Haase non fosse stato un episodio isolato, come avvenuto invece con la bella prova agli Internazionali d’Italia 2016. Infatti, dopo quella partita, giocata da 330 ATP, Lorenzo era addirittura sceso in classifica sino a sprofondare, a fine settembre 2017, al 440 ATP. Per fortuna, però, la vittoria del Challenger di Ortisei e la finale in quello di Ismaning, oltre che due finali successive in tornei Futures, gli avevano fatto raggiungere la migliore classifica di sempre, poco sotto ai primi 200, al termine dello scorso anno. Una evoluzione lenta ma costante confermata appunto questa settimana a Budapest, dove è stato innanzitutto bravo a qualificarsi sconfiggendo (6-3 6-2) Gerald Melzer, 116 ATP; e Yannick Maden (duplice 6-4). Nel tabellone principale ha prima eliminato con lo score di 6-7 (2) 7-6(8) 6-4, al termine di una battaglia di 2 ore e 40 minuti -e dopo aver salvato due match point– il qualificato polacco Hurkacz, 182 ATP. Negli ottavi ha ottenuto lo scalpo sin qui più prestigioso della carriera, sconfiggendo Richard Gasquet, 29 ATP, col punteggio di 6-4 7-6 (5). Nei quarti, opposto a Aljaz Bedene, 57 ATP, si è arreso allo sloveno, vincitore col punteggio di 6-3 3-6 6-2. Lorenzo cresce, a piccoli passi, ma questa volta non vuole fermarsi.

 

3 – i tennisti italiani capaci, negli ultimi dodici anni, di conquistare tornei ATP. Oltre a Paolo Lorenzi (vincitore a Kitzbuhel nel 2016), erano stati solo Fognini, con sei titoli (Stoccarda e Amburgo 2013, Vina del Mar 2014, Umago 2016, Gstaad 2017, San Paolo 2018) e Seppi con tre (Eastbourne 2011, Mosca e Belgrado 2012) a tirare la carretta del tennis maschile italiano. Più volte si è denunciata l’assoluta mancanza di ricambi dello stesso livello di questi due tennisti, ormai più che trentenni, ma autori, quando il loro bilancio può essere solo parziale, di ottime carriere. Fabio e Andrea, anzi, come evidenziato la settimana scorsa, sono autori di una prima parte di stagione tra le migliori della loro più che decennale carriera, ma non si intravedeva chi nel breve periodo potesse prima affiancarli e poi sostituirli. Questa settimana, arriva in tal senso qualche piccola buona notizia, seppur non da enfatizzare e sebbene si debba attendere la riprova del campo nei prossimi mesi. Infatti, Gianluigi Quinzi, sin qui arrivato al massimo tre volte in semifinale a livello Challenger, ha conquistato, perdendo nel suo cammino un solo set, a Francavilla il suo primo titolo a questo livello, sconfiggendo Casper Ruud nell’atto conclusivo del torneo. Ma, soprattutto, Cecchinato, a 25 anni e mezzo, ha conquistato il primo titolo ATP, trionfando in finale a Budapest su Millman. Ancora è impossibile poter sperare che il siciliano ricalchi la carriera di Fognini e Seppi: Marco prima di questa settimana a livello ATP aveva raggiunto solo una volta i quarti di finale, a Bucarest nel 2016, e ancora deve vincere a livello del circuito maggiore un match non giocato sulla sua amata terra battuta. Fatte queste premesse, Cecchinato è stato però bravo a sconfiggere un avversario in difficoltà di risultati e già da lui superato in due circostanze, quel Dzhmur, 32 ATP, eliminato a Budapest col punteggio di 6-3 6-1. Per il resto, non ha dovuto eliminare nessun top 50, ma sono comunque buone le vittorie ottenute contro due tennisti in forma. Ci riferiamo ai successi nei quarti con Struff (5-7 6-4 6-2), 61 ATP; e in semifinale con Seppi (5-7 7-6(4) 6-3), 55 ATP. Due partite che mostrano due grandi qualità di Cecchinato, la capacità di non arrendersi mai e la voglia di arrivare nel grande tennis. Per dire se ci arriverà davvero, dovremo aspettare, ma questo successo potrebbe aiutarlo molto psicologicamente e rappresentare, come gli auguriamo, un trampolino di lancio della sua carriera. Se a tutto questo si aggiungono i quarti raggiunti, sempre nell’ATP 250 di Budapest, da Sonego, si può ben dire che qualcosa (vedremo quanto buono sia) bolle in pentola nel tennis italiano.

4- le volte (Australian Open, Dubai, Indian Wells e Miami) nelle quali Karolina Pliskova nel 2018 si era fermata ai quarti di finale. Solo in una circostanza aveva fatto meglio (a Brisbane, dove è stata sconfitta da Svitolina) e in appena una peggio (a Doha, fermata dalla Bellis). Una serie di piazzamenti che l’avevano comunque fatta arrivare nella top ten della Race 2018, pur in un anno senza acuti, nel quale aveva perso tutte e tre le volte che aveva affrontato una top 10. L’ex numero 1 del mondo è arrivata a Stoccarda, una settimana prima, protagonista nel week-end della semifinale di Fed Cup, nel quale aveva ottenuto la prima vittoria del 2018 contro una top 20, Kerber, perdendo poi da Georges. La terra rossa non è certamente la superficie preferita di Karolina, che sul mattone tritato aveva raggiunto solo una finale, perdendola nel 2014 nel piccolo International di Norimberga da Bouchard, e appena due semi (Praga 2016 e Roland Garros 2017). Le condizioni indoor in cui si gioca a Stoccarda hanno magari aiutato la ceca, in ogni caso capace di esprimere un buonissimo tennis, sin dai primi due turni, nei quali ha sconfitto senza patemi prima Bertens (duplice 6-2), 22 WTA, poi la qualificata russa Veronika Kudermetova (7-6 6-3), 193 WTA.  Nei quarti la vittoria (5-7 7-5 6-4) sulla detentrice del Roland Garros, Jelena Ostapenko, 5 del mondo, ha fatto da apripista per il successo (6-4 6-2) in semifinale su Kontaveit.  In finale, superando Vandeweghe, 16 WTA, col punteggio di 7-6(2) 6-4 ha conquistato il decimo titolo in carriera, rompendo un digiuno che durava dallo scorso giugno, quando la ceca vinse a Eastbourne.

15 – le sconfitte nelle ultime diciassette partite giocate nel circuito da Paolo Lorenzi. Il toscano tennisticamente è rimasto purtroppo a New York e all’ottavo di finale giocato contro Kevin Anderson. Dopo quella partita, nella quale Paolo nel quarto parziale era un break avanti per portare il match al quinto, il 2017 si era concluso con sole sconfitte, ben sette. Il 2018 sembrava essere partito in maniera diversa: dopo aver perso a Doha in tre set con Monfils (che avrebbe poi vinto il torneo), erano arrivate due vittorie a Sydney e la partita persa in cinque set contro Dzhumur a Melbourne. Con l’arrivo dei tornei sulla terra sudamericana, tutto sembrava far pensare che Paolo si potesse riprendere, ma la fascite plantare ha scombussolato i suoi piani e, dopo la sconfitta al primo turno di Quito, il toscano è tornato in campo solo a fine marzo. Sono arrivate purtroppo ben cinque sconfitte consecutive al primo turno, tutte contro avversari non nella top 50, tutti tennisti che il Paolo dell’anno scorso avrebbe molto probabilmente sconfitto. L’ultimo episodio di questa triste vicenda si è verificato a Budapest, contro quel Basilashvili, sconfitto da Lorenzi in occasione della finale di Kitzbuhel 2016, suo unico titolo in carriera a livello ATP: il toscano ha perso col netto punteggio di 6-4 6-2. Conoscendo Paolo, risorgerà dalle sue ceneri.

40 – il best career ranking di Pauline Parmentier, vincitrice della undicesima edizione dell’International di Istanbul, un torneo che vanta nel proprio albo d’oro star del tennis come Venus Williams, Dementieva, Radwanska, Svitolina (campionessa nel 2017) e Wozniacki. La trentaduenne francese non ha sin qui brillato negli appuntamenti che contano: non ha mai sconfitto una top ten, non è mai giunta nei quarti di un torneo Premier e solo una volta è arrivata alla seconda settimana di un Major, nel 2014 al Roland Garros, quando fu fermata agli ottavi da Muguruza. Prima di Istanbul, aveva vinto già due tornei, entrambi piccoli e molto datati: nel 2007 si impose a Tashkent su una diciottenne Azarenka, nel 2008 a Bad Gastein su Hradecka, un successo che le garantì il miglior piazzamento in classifica e l’accesso nella top 40. Nel 2018, pur giocando anche diverse quali e ITF, aveva vinto prima di Istanbul appena tre partite, scivolando al 122° posto del ranking WTA. Pauline era arrivata in Turchia reduce dal nefasto week-end di Fed Cup, durante il quale aveva perso, senza conquistare un set, entrambi i singolari giocati contro Keys e Stephens. A Istanbul la transalpina, a distanza di quasi dieci anni dall’ultima volta, ha raggiunto la finale nel circuito maggiore sconfiggendo nell’ordine: la wild card locale Aksu (duplice 6-2), 222 WTA; Putinsteva (6-2 2-6 6-3), 83 WTA; la numero 2 del mondo Wozniacki (ritiratosi all’inizio del terzo set); Begu (6-3 6-4), 37 WTA. In finale, la francese si è imposta sull’altra sorpresa del torneo, Polona Hercog, 75 WTA: Pauline ha conquistato il titolo col punteggio di 6-4 3-6 6-3.

77 – i set vinti, a fronte di solo 4 persi, da parte di Rafael Nadal sulla terra battuta dal 2017 in poi. Una serie incredibile di trentacinque vittorie e una sola sconfitta (contro Thiem nei quarti di Roma lo scorso anno) che sbalordirebbe chiunque, se non si stesse parlando del tennista più forte di tutti i tempi sul rosso. Il numero 1 al mondo sta dominando i suoi avversari anche nella fase matura della carriera, quella di atleta ormai trentenne: molti ipotizzavano che una volta persa la capacità atletica di atleta fresco ventenne, Rafa avrebbe avuto serie difficoltà anche sulla sua superficie preferita. Un dato può far capire meglio di mille parole il suo dominio e come le cassandre siano state smentite: nei settantasette set vinti nel lasso temporale considerato, solo in cinque occasioni i suoi avversari hanno fatto almeno cinque game. Inoltre, sempre analizzando i suoi dati sulla terra battuta dal 2017 in poi, solo in dieci occasioni, nelle trentasei partite giocate, i tennisti da lui affrontati hanno terminato l’incontro con una media superiore ai tre game vinti per set: numeri incredibili nel tennis moderno, così equilibrato, uno sport dove ormai moltissimi giocatori si aiutano quantomeno col servizio per non prendere “imbarcate”. Anche a Barcellona, seppur aiutato da un buon tabellone, che gli ha fatto incontrare un solo top 50 (Goffin) Rafa ha confermato come, se in salute, tra lui e gli altri tennisti, sulla terra battuta, vi siano diverse spanne di differenza. Nadal ha sconfitto nell’ordine Carballes Baena (duplice 6-4), 77 ATP; Garcia Lopez (6-1 6-3), 69 ATP; Kilizan (6-0 7-5), 140 ATP. In semifinale, non c’è stato scampo (6-4 6-0) nemmeno per Goffin, 10 ATP, mentre in finale ad inchinarsi è stato il giovane greco Tsitsipas, al quale sono stati lasciati appena tre giochi (6-2 6-1) per conquistare per l’undicesima volta l’ATP 500 di Barcellona. Rafa XI, imperatore e dominatore assoluto di Montecarlo, Roma, Madrid, Parigi e di tutti i campi di tennis al mondo in terra rossa.

94 – la classifica della scorsa settimana per John Millman, australiano classe 89 finalista all’ATP 250 di Budapest. Il tennista nato a Brisbane, sulla terra non aveva mai ottenuto buoni risultati, non solo a livello ATP, dove prima della tappa ungherese non aveva mai vinto una partita, ma anche a livello challenger, dove aveva raggiunto appena una finale (Vicenza 2015) e un quarto di finale. Una settimana di agosto del 2016 era stata sinora la sua migliore esperienza nel circuito maggiore: a Winston Salem, arrivò alle semifinali – prima e unica volta nel circuito maggiore – dopo aver eliminato nei quarti Gasquet, allora 15 ATP. Il suo best career ranking – 60 ATP nel maggio 2016 – era stato del resto costruito grazie a una serie di buoni risultati nei challenger giocati sul cemento all’aperto (9 successi e 5 finali sin qui), una superficie sul quale si era concesso anche il lusso di sconfiggere Kyrgios al primo turno degli ultimi US Open, in quella che è sin qui l’altra vittoria prestigiosa della sua carriera. A causa di alcuni malanni fisici (già l’anno scorso è finito sotto i ferri) si era ritirato nelle ultime settimane dalle quali di Rotterdam e dal tabellone di Houston, arrivando a Budapest con appena quattro eventi ATP giocati nel 2018. In Ungheria, prima ha sconfitto (6-4 7-5) Radu Albot, 97 ATP; poi ha ottenuto al secondo turno il successo più importante relativamente alla classifica dell’avversario sconfitto: John ha estromesso dal torneo (6-3 6-4) Pouille, 14 ATP. Nei quarti ha superato anche la più classica delle prove del nove, eliminando (2-6 6-1 6-4) Maden, 134 ATP. In semifinale è venuto fuori da una partita spezzettata in due giorni a causa della pioggia e durata in campo 2 ore e 52 minuti, al termine dei quali ha raggiunto la finale col punteggio di  2-6 7-6 (3) 7-6(5) dopo aver annullato tre match point a Bedene, 57 ATP. Nell’ultima partita del torneo, nulla ha potuto contro il nostro Cecchinato, vincitore col punteggio di 7-5 6-4.

207 – la classifica di Stefanos Tsitispas, appena 52 settimane fa. Il greco, che a fine marzo 2017 perdeva in una semi di un Futures a Santa Margherita di Pula dal nostro Giustino, è stato autore di una crescita eccezionale negli ultimi mesi, in particolare dallo scorso settembre, quando ha vinto il Challenger di Genova e è arrivato in finale in quello di Brest. Nei mesi finali della passata stagione, soprattutto, ha sconfitto un top 50 (Struff), due top 40 come Kachanov a Shanghai e Cuevas ad Anversa. Nella città belga, soprattutto, il greco si è dimostrato capace di sconfiggere – al tie-break del terzo set – il beniamino di casa David Goffin, che nelle settimane successive sarebbe assurto ad assoluto protagonista del tennis mondiale con la finale al Masters e in Davis. Nel 2018 erano sin qui arrivate tre vittorie importanti contro top 50 (Gasquet a Doha, Kohlschreiber a Dubai e Shapovalov a Montecarlo) e due quarti di finale (sempre in Arabia, all’ATP 250 di Doha e all’ATP 500 di Dubai), piazzamenti che proprio la scorsa settimana, quando ad agosto compirà 20 anni, lo avevano portato al numero 63 ATP, best career ranking. Un record che verrà ritoccato dopo lo splendido torneo fatto a Barcellona, dove ha costruito il migliore risultato della sua giovanissima carriera. Stefanos è arrivato infatti in finale senza perdere un set, sconfiggendo, tra gli altri, un top 10 e un top 20. Nell’ordine, ha infatti superato (6-4 6-1) Moutet, 137 ATP; poi Schwartzman (6-2 6-1), 17 ATP; Ramos Vinolas (6-4 7-5), 40 ATP e nei quarti il finalista del torneo catalano nel 2017, Dominic Thiem (6-3 6-2), 7 ATP. In semifinale, anche l’undicesimo tennista del ranking, Carreno Busta, è stato sconfitto col punteggio di 7-5 6-3. In finale, il greco non ha potuto fare altro che inchinarsi allo strapotere di Nadal, vincitore col punteggio di 6-2 6-1. Il suo rovescio a una mano e il suo essere un personaggio interessante, dotato di un tennis potenzialmente brillante, fanno credere che lo potremo vedere diverse altre volte giocare la domenica.

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Numeri: una nuova stella, un nuovo campione

I trionfi inaspettati di Andreescu e Thiem, la crisi di Federer contro i Top 10 e la debacle del tennis italiano tra i numeri della settimana

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Dominic Thiem e Roger Federer - Indian Wells 2019 (foto Luigi Serra)

1 – il set conquistato dai tennisti italiani a Indian Wells. Erano complessivamente quattro ai nastri di partenza dell’importante Masters 1000 californiano, nato nel 1976 (la prima edizione fu vinta da Jimmy Connors) ma il solo Berrettini, contro Querrey, ha strappato quantomeno un parziale. Per il resto, tutte sconfitte nette per gli altri tre azzurri: Fognini, Cecchinato e Seppi sono stati battuti in due set. Una serie di risultati resa ancora più amara dalla circostanza che i loro avversari (rispettivamente, Albot, Ramos Vinolas e Gojowczyk) avessero una peggior classifica.

Non era nemmeno andata meglio nelle quali maschili (un solo azzurro al turno decisivo, Caruso, vincitore del derby con Lorenzi e tre sconfitte immediate per Fabbiano, Quinzi e Vanni). Ancora peggio, se possibile, è andata nel settore femminile: con Giorgi costretta a dare forfait per il secondo anno consecutivo, l’unica tennista italiana a giocare in California è stata Sara Errani. L’emiliana, rientrata un mese fa nel circuito a seguito della conclusione della squalifica per doping, dopo aver avuto la meglio su Watson (in quella che paradossalmente è stata l’unica vittoria di un tennista italiano nell’edizione 2019 del torneo), si è fermata l’indomani contro Voegele.

 

Indian Wells è stato uno specchio piuttosto fedele di un primo quarto di stagione negativo per il tennis italiano: un solo titolo conquistato (quello di Cecchinato a Buenos Aires) non basta a compensare risultati piuttosto modesti, testimoniati crudamente dalla Race To London, che non vede nessun azzurro nella top 30 e i soli Cecchinato e Seppi nella top 50. Ancora peggiore la situazione nell’analoga classifica settore femminile, con la Giorgi all’83° posto e la seconda azzurra, Trevisan, al 190°. Per fortuna questo 2019 non può che migliorare per il tennis italiano.

2 – le vittorie contro top ten ottenute da Roger Federer negli ultimi 12 mesi a fronte di sei sconfitte rimediate nello stesso periodo contro tennisti in questo range di classifica. Un campione numerico troppo piccolo per costituire qualcosa di più di un indizio, ma che stride comunque con quanto il campionissimo svizzero aveva fatto nei quattordici mesi precedenti allo stesso periodo preso in considerazione. Da quando infatti nel gennaio 2017 Federer era tornato nel circuito dopo l’intervento di artroscopia al ginocchio per la rottura del menisco avvenuto nell’estate 2016, era arrivato alla finale dell’edizione 2018 di Indian Wells perdendo solo due dei diciotto confronti giocati con tennisti nella top 10.

Un rendimento che lo aveva aiutato a risalire dalla diciassettesima posizione del gennaio 2017 al primo posto nel ranking, recuperato a febbraio 2018: in quel lasso temporale Roger aveva perso appena cinque delle sessantanove partite giocate. Qualcosa è cambiato dopo la finale inopinatamente persa contro Del Potro l’anno scorso nel Masters 1000 californiano: si è verificata una perdita di certezze e un fisiologico quanto leggero calo fisico testimoniato da vari fattori. Non ci riferiamo al solo bilancio negativo contro top ten, ma anche all’incapacità di portare a casa titoli pesanti, con due sole finali raggiunte, entrambe perse, nei Masters 1000 (la scorsa settimana ad Indian Wells e lo scorso agosto a Cincinnati) e un solo quarto di finale giocato negli Slam (non gli accadeva da Wimbledon e Us Open 2013 di non giocare almeno i quarti a due Major consecutivi). La sua immensa classe e il fulgido talento di cui è dotato gli hanno consentito di vincere due ATP 500 importanti come Basilea e Dubai, oltre che il 250 di Stoccarda, ma per uno come lui,  abituato a essere grande protagonista nei tornei che contano, restano risultati secondari.

Chiariamo: desta tanta meraviglia e ammirazione un atleta di trentasette anni e mezzo capace di essere il quinto al mondo in una disciplina iperprofessionistica e altamente competitiva come il tennis, sport che non aveva mai conosciuto negli ultimi quaranta anni tali risultati da parte un atleta di questa età. I dati dei suoi risultati nell’anno solare sono piuttosto “preoccupanti”, ma non costituiscono una critica a chi ha vinto tutto. Indicano una tendenza, ma non certo una regola per chi, come Federer, ha diverse volte, col suo immenso talento, sbalordito gli appassionati.

3 – i Next Gen arrivati agli ottavi del singolare maschile di Indian Wells. In California, tra i tennisti con le credenziali d’età per partecipare il prossimo novembre alle Finals di Milano, si sono messi in mostra Shapovalov, Kecmanovic e Auger-Aliassime, accomunati tra loro dall’essere così giovani da dover ancora compiere venti anni. Con l’eliminazione nelle loro partite d’esordio dei tre tennisti Next Gen partiti meglio nel 2019 – Tsitsipas, De Minaur e Tiafoe- a fare le loro veci si sono messi i due giovani canadesi e -lo sconosciuto ai più- serbo. Il biondo mancino di origini russe, a Indian Wells, dopo aver eliminato Johnson (6-3 6-4), ha ottenuto contro Cilic (6-4 6-2) la seconda miglior vittoria della carriera -per ranking dell’avversario sconfitto- dopo quella ottenuta ai danni di Nadal a Montreal 2017.

Auger-Aliassime -esordiente nella top 100 lo scorso mese in seguito alla finale all’ATP 500 si Rio e ai quarti al 250 di San Paolo- ha sconfitto per la prima volta un top 10, Tsitsipas (6-4 6-2), per poi cedere il passo, dopo tre ore di una altalenante partita, a Nishioka, vincitore col punteggio di 6-7 6-4 7-6. Per quanto riguarda l’ex numero 1 del mondo juniores (posizione con la quale ha chiuso il 2016), finalista agli US Open junior tre anni fa e vincitore dell’Orange Bowl nel 2015, dopo i quarti raggiunti a Indian Wells è entrato questa settimana nella top 100. Un importante traguardo raggiunto abbastanza a sorpresa, specie considerando che prima della California il serbo aveva vinto una sola partita nel circuito maggiore (a Brisbane contro Mayer) e solo due partite contro top 100.

A Indian Wells è stato anche fortunato: infatti, il 19enne serbo, sconfitto al tie-break del terzo da Giron nell’ultimo turno delle qualificazioni, è stato poi ripescato come lucky loser nel tabellone principale, dove, prima di arrendersi ai quarti di fronte a Raonic, ha sconfitto Marterer (6-3 6-2) e per la prima volta un top 50, Djere (6-2 7-6). Negli ottavi, poi, si è pure avvantaggiato, dopo aver vinto il primo set, del ritiro di Nishioka. Ai buonissimi risultati di questi under 20, negli ottavi si sono poi aggiunti ben altri cinque under 25 (Thiem, Edmund, Khachanov, Hurkacz, Nishioka), con la vittoria del titolo da parte dell’austriaco e altri due di essi issatosi sino ai quarti. Lunga vita tennistica ai “vecchi” eroi contemporanei del nostro sport, ma dietro di loro, qualcosa si sta inevitabilmente muovendo. 

5 – le sconfitte consecutive rimediate da Fabio Fognini dopo aver raggiunto il terzo turno agli Australian Open. Una serie di risultati negativi che hanno inciso anche sulla classifica del ligure classe 87, sceso al diciassettesimo posto del ranking. Non accadeva dal finale del 2012, quando ancora non era ancora mai entrato nella top 40 della classifica ATP, che l’azzurro incappasse in una tale serie negativa di partite perse. Un dato che fa comprendere appieno il difficile momento vissuto dall’azzurro: sette anni fa tre di quelle sconfitte arrivarono contro top 30, mentre questa volta ben quattro sono pervenute contro giocatori non tra i primi 50 del ranking. Fabio ha le sue giustificazioni: purtroppo non è al meglio fisicamente e quindi è incapace di esprimere il suo miglior tennis.

La sua fortuna è che sino agli Internazionali d’Italia ha una piccola dote di punti da difendere: ha dunque tempo e modo per riprendersi in questi due mesi. Dal punto di vista della fiducia e dell’autostima tennistica parzialmente persi in questo difficile inizio di 2019, potrebbe poi averlo aiutato la semifinale raggiunta in doppio in coppia con Novak Djokovic. Aver sconfitto tennisti e/o specialisti di ottimo livello (nell’ordine Raonic-Chardy, Shapovalov- Tecau e Rojer Bopanna, prima di cedere al long tie break a Kubot e Melo) può essere stata un’ottima iniezione di autostima, utile a rivederlo in ripresa già a Miami.

6 – le partite vinte ad Indian Wells da Dominic Thiem per aggiudicarsi il primo Masters 1000 della carriera. Un risultato più che sorprendente per il 25enne austriaco, che in California alla vigilia del torneo aveva annunciato l’ingaggio di Nicolas Massu come suo nuovo coach, proprio per provare a migliorare il rendimento sul cemento all’aperto. Una condizione di gioco sulla quale era giunto appena tre volte ai quarti nei Masters 1000 e una sola nei Major (lo scorso anno agli US Open), e dove aveva vinto un solo titolo in carriera (Acapulco 2016, torneo nel quale non aveva affrontato nessun top 20 per portare a casa il trofeo).

Contro i primi 20 del mondo sul cemento (indoor o outdoor) è arrivato in California avendo vinto appena 14 dei 49 incontri disputati. Un misero bottino, sebbene già negli ultimi mesi dei miglioramenti si fossero intravisti. Lo scorso settembre a New York ha centrato il primo quarto di finale in uno Slam non giocato sulla terra rossa: per riuscirci ha sconfitto in ottavi il finalista della precedente edizione, Anderson, per poi prodursi in una memorabile partita contro Nadal nel turno successivo. A San Pietroburgo aveva poi vinto il primo titolo indoor e successivamente aveva conquistato per la prima volta l’accesso alla semifinale al Masters 1000 di Parigi Bercy. Un’inerzia senz’altro positiva del rendimento del suo tennis fuori dalla amata terra battuta, che però non poteva far immaginare l’exploit californiano, anche perché la trasferta australiana di gennaio era stata deludente. Invece, a Indian Wells ha conquistato il dodicesimo e sin qui più importante titolo della carriera, aiutato anche dal sempre indispensabile pizzico di fortuna, che gli aveva consentito di saltare il durissimo match dei quarti contro Monfils, ritiratosi prima di scendere in campo.

Dopo aver avuto vita facile nei primi tre turni contro tennisti sempre insidiosi come Thompson (6-4 7-5), Simon (6-3 6-1) e Karlovic (6-4 6-3), in semifinale ha saputo soffrire (7-6 6-7 6-4) per avere la meglio su Raonic. In finale, un altro incontro conclusosi al fotofinish, tra l’altro rimontando un set di svantaggio, gli ha aperto le porte del paradiso: Thiem ha superato Federer (3-6 6-3 7-5) portandosi, grazie ai mille punti guadagnati, al quarto posto del ranking.

7 – l’attuale best career ranking di Belinda Bencic. La 22enne tennista svizzera (di origini slovacche) sembra sempre più destinata a migliorarlo dopo un ottimo inizio di 2019, che la vede questa settimana alla terza posizione della Race. Un anno iniziato al 55°posto del ranking WTA e battezzato con la vittoria della Hopman Cup con Federer, proseguito con la semifinale ad Hobart, la vittoria dei due singolari in Fed Cup contro l’Italia e, soprattutto, la conquista del terzo titolo della carriera, il Premier 5 di Dubai (dopo quelli vinti a Eastbourne e Toronto nel 2015).

Negli Emirati la “predestinata” -nel 2013 aveva vinto i titoli juniores al Roland Garros e a Wimbledon- aveva mostrato di essere tornata alla piena efficienza fisica e alla completa padronanza del suo tennis. Eliminava, dopo Hradecka e Voegele nei primi due turni, ben quattro top ten in tre set- Sabalenka (annullandole ben sei match point), Halep, Svitolina e Kvitova- rientrando nelle prime 30 del mondo dopo un’assenza di due anni e mezzo. Un serio problema al polso sinistro, la successiva operazione e la degenza l’avevano infatti estromessa addirittura dalla top 300 nel settembre 2017. Belinda però aveva troppo fame di tennis per arrendersi e già a gennaio 2018 era rientrata nelle prime 100.

Chiudeva in crescendo l’anno scorso, raggiungendo la finale all’International di Lussemburgo e vincendo un ITF, risultati che hanno preparato il ritorno di queste settimane ai suoi vecchi livelli. Una qualità ottima di tennis confermata anche a Indian Wells, dove, dopo aver concesso pochi giochi a due top 100 come Van Uytvanck (6-4 6-1) e Alexandrova (6-4 6-2), ha sconfitto facilmente la numero 1 del mondo Osaka (6-3 6-1) e ha avuto la meglio su Pliskova (6-3 4-6 6-3). In semifinale Kerber si è imposta facilmente (6-4 6-2), ma ventidue partite (senza considerare le quattro in Hopman cup) già giocate nel 2019 giustificano e consolano ampiamente la svizzera.

28 – le partite già vinte nel circuito maggiore da Bianca Andreescu – tra tabelloni principali WTA e Fed Cup- a fronte di dieci sconfitte. Un’ottima percentuale di successi, pari a circa il 74%, per la Millenial attualmente più pronta a competere ad altissimi livelli. La tennista canadese si era fatta conoscere già nel 2017, anno nel quale vinse da juniores due titoli di doppio negli Slam (Australian Open e Roland Garros). Tra le pro, nella stessa stagione riuscì invece a qualificarsi a Wimbledon e conquistare inoltre i primi sei match giocati tra singolare e doppio in Fed Cup (nel gruppo I). Bianca sconfiggeva nella stessa competizione a squadre nazionali, a nemmeno 17 anni compiuti, Shvedova allora 51 WTA.

Due anni fa saliva sino al 143° posto del ranking, collezionando scalpi prestigiosi come quello di Giorgi e Mladenovic, allora 13 WTA. Il 2018, è stato un anno di fisiologico assestamento, nel quale ha conquistato comunque due tornei ITF e altrettante finali nella stessa categoria, risultati che le hanno permesso di chiudere come 152 WTA. A gennaio ad Auckland si è distinta superando due ex numero 1 come Venus Williams e Wozniacki (che era anche la prima top 10 sconfitta in carriera), per poi arrendersi solo in finale a Georges: diveniva in tal modo la quarta tennista nata dal 2000 in poi ad arrivare così avanti in un evento WTA. Risultati a cui hanno fatto seguito la vittoria nell’ITF di Newport Beach e la semifinale ad Acapulco, dove ha eliminato Buzarnescu e Zheng, rispettivamente la quinta e sesta top 40 sconfitta da quando è nel circuito maggiore. Una serie di risultati che l’avevano proiettata al 60° posto del ranking WTA e fattole guadagnare la wild card ad Indian Wells.

La giovane canadese ha- per usare un eufemismo- ampiamente ripagato la fiducia degli organizzatori: dopo aver rimontato Begu (6-7 6-3 6-3), ha dominato Cibulkova (duplice 6-2), Voegele (6-1 6-2) e due top 20 come Wang (7-5 6-2) e Muguruza (6-0 6-1), terza ex numero 1 sconfitta nella sua precoce carriera. In semifinale è arrivato contro Svitolina il secondo successo contro una top ten (6-3 2-6 6-4). In finale ha completato la sua favola, sconfiggendo Kerber (6-4 3-6 6-4) e trovandosi di conseguenza al 24°posto del ranking. Dopo la vittoria di Osaka l’anno scorso, Indian Wells lancia una nuova stella del tennis femminile.

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Focus

ATP Ranking: poker d’assi per Thiem. Berrettini in risalita

Il successo a Indian Wells (il primo in carriera in un 1000) rilancia l’austriaco al quarto posto della classifica mondiale. Matteo guadagna cinque posizioni, è numero 52. Kecmanovic entra in top 100

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Dominic Thiem - Indian Wells 2019 (foto via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

Con la vittoria ottenuta a Indian Wells, Dominic Thiem in un solo colpo ha eguagliato il proprio best ranking, vinto il suo primo Masters 1000, incassato un abbondante milione di euro di premio e (soprattutto?) è entrato a fare parte della ristrettissima cerchia di mortali che sono riusciti a battere Roger Federer su tutte e tre le superfici di gioco: terra, sintetico ed erba. Di seguito i primi 20 giocatori del mondo.

Posizione Nazione Giocatore Punti Variazione
1 Serbia N. Djokovic 10990  =
2 Spagna R. Nadal 8725  =
3 Germania A. Zverev 6630  =
4 Austria Thiem 4755 4
5 Svizzera Federer 4600 -1
6 Giappone Nishikori 4235 1
7 Sud Africa Anderson 4115 -1
8 Argentina Del Potro 3585 -3
9 USA Isner 3485  =
10 Grecia Tsitsipas 3160 =
11 Croazia Cilic 3095 =
12 Russia Khachanov 2845 1
13 Croazia Coric 2345 -1
14 Canada M. Raonic 2275  =
15 Russia Medvedev 2230 =
16 Italia Cecchinato 2021 =
17 Italia Fognini 1885 =
18 Francia Monfils 1875 1
19 Georgia Basilashvili 1865 -1
20 Belgio Goffin 1685 1

L’imminente Masters 1000 di Miami non potrà determinare cambiamenti sul podio. Molto più incerta invece la situazione alle spalle dei primi tre. Thiem, Federer, Nishikori e Anderson in Florida difenderanno rispettivamente 0, 10, 45 e 180 punti. Juan Martin del Potro perderà i 360 punti conquistati lo scorso anno e correrà quindi concretamente il rischio di uscire dalla top ten insieme a John Isner, vincitore dell’edizione 2018, che potrebbe perdere terreno a vantaggio dei suoi due più diretti inseguitori, Tsitsipas e Cilic, i quali hanno una manciata di punti in scadenza: 10 e 90.

 

Per i cinque italiani presenti nella top 100, Miami potrebbe rappresentare una ghiotta opportunità per migliorare la classifica individuale: Fognini difende 45 punti, Fabbiano 10, mentre Cecchinato, Seppi e Berrettini non ne difendono alcuno. Nutrita la pattuglia azzurra che proverà a entrare nel tabellone principale attraverso le qualificazioni, composta da Quinzi, Vanni, Lorenzi e Sonego. In termini di posizioni, nel complesso i nostri rappresentanti nelle ultime due settimane hanno guadagnato tanto e perso poco.

ITALIANI  TOP 200
Classifica Giocatore Punti Variazione
16 Cecchinato 2021 =
17 Fognini 1885 =
47 Seppi 970 =
52 Berrettini 937 5
90 Fabbiano 648 -7
106 Sonego 546 1
107 Lorenzi 544 -2
132 Travaglia 430 3
144 Quinzi 384 3
145 Vanni 381 5
147 Bolelli 379 4
157 Caruso 345 11
162 Baldi 333 2
166 Giannessi 324 3
174 Arnaboldi 292 3
188 Mager 275 -3
189 Giustino 274 =
199 Napolitano 257 30

Matteo Berrettini – se mai ce ne fosse stato bisogno – ha confermato le sue qualità tecniche e mentali mettendosi rapidamente alle spalle le sconfitte subite al primo turno a Dubai e Indian Wells e andando a conquistare il Challenger di Phoenix battendo in finale un ottimo giocatore come Kukushkin– numero 43 del mondo – che in semifinale aveva superato Salvatore Caruso. Stefano Napolitano rientra in top 200 grazie alla finale ottenuta nel Challenger di Shenzhen dove si è arreso solo al terzo set ad un vecchio drago del circuito come Marcos Baghdatis.

Più ci si inoltra nella stagione agonistica e più le classifiche avulse acquistano un senso. I migliori otto tennisti del 2019 al momento sono i seguenti.

Race to London
Posizione ATP Nazione Giocatore Punti
1 Serbia Djokovic 2135
2 Spagna Nadal 1605
10 Grecia Tsitsipas 1370
5 Svizzera Federer 1280
4 Austria Thiem 1135
18 Francia Monfils 995
6 Giappone Nishikori 880
14 Canada Raonic 810

La classifica dei migliori under 21 vede il prepotente ingresso del serbo Miomir Kecmanovic, per la prima volta in top 100 in carriera e protagonista di uno straordinario (e fortunato) torneo a IW.

Race to Milan
Posizione ATP Nazione Giocatore Nato nel Punti
10 Grecia Tsitsipas 1998 1370
26 Australia de Minaur 1999 485
34 USA Tiafoe 1998 415
57 Canada Auger-Aliassime 2000 410
23 Canada Shapovalov 1999 315
95 Serbia Kecmanovic 1999 288
63 Francia Humbert 1998 234

Un’annotazione: 251 punti dividono il secondo classificato dal settimo, 885 il primo dal secondo! Mentre il vincitore dell’edizione 2018 del torneo di Milano va quindi a gonfie vele, quello della prima edizione – Hyeon Chung – a causa dei problemi fisici che gli impediscono di giocare da Rotterdam, è precipitato al 92esimo posto dopo avere occupato il 19esimo meno di un anno fa.  

Questa settimana i complimenti per avere raggiunto il best ranking vanno a 10 giocatori.

Classifica Giocatore Nazione
31 Djere Serbia
32 Pella Argentina
46 Albot Moldavia
54 Hurkacz Polonia
57 Auger-Aliassime Canada
60 McDonald USA
70 Garin Cile
74 Dellien Bolivia
84 Gunneswaran India
95 Kecmanovic Serbia

La domanda della scorsa puntata era stata la seguente: chi sono i giocatori che nel 2019 hanno vinto un torneo ATP per la prima volta? La risposta è: de Minaur, Sandberg, Londero, Opelka, Djere, Albot, Pella. Complimenti a Fabi72 per avere risposto correttamente.

La (prevedibile) domanda odierna è: chi sono oltre a Thiem i tennisti che hanno sconfitto Federer sulle tre superfici canoniche?

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Focus

WTA Ranking: Andreescu sugli scudi, Bencic in top 20

Il trionfo a Indian Wells regala alla 18enne canadese un +36 in classifica: ora è numero 24. Belinda ritrova le prime 20 dopo quasi 3 anni

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Bianca Andreescu - Indian Wells 2019 (foto Luigi Serra)

Anche quest’anno, il Premier Mandatory di Indian Wells è stato vinto da una outsider. Ad Osaka succede Bianca Andreescu, diciottenne canadese che a fine 2018 era n.178 del mondo e ora si ritrova a pochi passi dalla top 20. Il trionfo in California, infatti, le fa guadagnare 36 posizioni e la proietta al n.24. Nonostante gli ottimi risultati di inizio stagione (finale a Auckland, vittoria a Newport Beach, semifinale a Acapulco), che ne avevano rivelato le potenzialità, penso che nessuno si aspettasse un’affermazione così prestigiosa nell’immediato, né che arrivasse tanto in alto in classifica in così pochi mesi.

Resta da vedere se il trofeo di Indian Wells sarà il preludio a successi ancora più importati, come fu per Osaka l’anno scorso, oppure se Andreescu seguirà le orme della sua (per ora) più famosa compatriota, Bouchard, che dopo un 2014 stellare si è progressivamente assestata su risultati e posizioni nel ranking ben più modeste. Una cosa per ora è certa: questo 2019 sarà per lei in discesa. Infatti nella stagione precedente ha partecipato esclusivamente a eventi ITF, fatta eccezione per le qualificazioni (mai superate) nei tornei dello Slam. Il nuovo status di (quasi) top player le permetterà di accedere direttamente ai tabelloni sia degli Slam sia dei tornei Premier e non è difficile prevedere che salirà ancora molto in classifica.

 

A proposito di atlete in grande spolvero, era dalla classifica del 7 agosto 2016 che Belinda Bencic (+3, n.20) mancava dalla top20. Per lei, come per Andreescu, la stagione 2019 si è aperta con ottimi risultati (semifinale a Hobart, vittoria a Dubai, semifinale a Indian Wells), anche se già a fine 2018 si era intravisto che la svizzera era sulla buona strada (finale in Lussemburgo e vittoria a Las Vegas). E Bencic può continuare a sorridere almeno fino a Wimbledon, perché prima degli ottavi a Londra nel 2018 ha partecipato solo a tre tornei, raggiungendo il secondo turno al Roland Garros e a ‘s-Hertogenbosch. Rientra in top20 anche Anett Kontaveit (+2, n.19). Bencic e Kontaveit prendono il posto di Caroline Garcia 8-2, n.21) e di Daria Kasatkina (-8, n.22), in caduta libera dopo l’uscita dei punti della finale dell’anno scorso. In lieve miglioramento Garbiñe Muguruza (+3, n.17), Elise Mertens (+2, n.14) e Ashleigh Barty (+1, n.11), che fa segnare il best ranking e si prepara all’assalto alla top10.

Ritorna prepotentemente in top5 Angelique Kerber (+4, n.4), sospinta dalla finale in California, e, con lei, anche Elina Svitolina (+1, n.5). Petra Kvitova, invece, risale fino in seconda posizione. Due posizioni in meno per Solane Stephens (n.6), che dovrà difendere i 1000 punti di Miami, e Karolina Pliskova (n.7). La classifica delle prime 8 è molto corta: tra Bertens e la n.1 Osaka ci sono solo 996 punti.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 5991 19
2 1 Petra Kvitova 5550 22
3 -1 Simona Halep 5457 17
4 4 Angelique Kerber 5315 19
5 1 Elina Svitolina 5225 19
6 -2 Sloane Stephens 5222 21
7 -2 Karolina Pliskova 5145 22
8 -1 Kiki Bertens 4995 26
9 0 Aryna Sabalenka 3620 26
10 0 Serena Williams 3406 10
11 1 Ashleigh Barty 3395 20
12 -1 Anastasija Sevastova 3270 23
13 0 Caroline Wozniacki 3007 18
14 2 Elise Mertens 2800 24
15 0 Julia Goerges 2780 25
16 1 Madison Keys 2726 15
17 3 Garbiñe Muguruza 2635 22
18 0 Qiang Wang 2607 22
19 2 Anett Kontaveit 2465 24
20 3 Belinda Bencic 2420 22

Alle spalle delle migliori, tra le atlete in progresso ci sono:

38           +7          Johanna Konta

81           +19       Veronika Kudermetova

86           +11       Mona Barthel

97           +12       Stefanie Voegele

100         +7          Ivana Jorovic

Ben più folto il gruppo di quelle in declino:

29           -5            Carla Suárez Navarro

43           -7            Venus Williams

48           -5            Viktoria Kuzmova

49           -8            Maria Sakkari

52           -14         Petra Martic

73           -6            Amanda Anisimova

87           -10         Ekaterina Makarova

96           -7            Taylor Townsend

99           -11         Lara Arruabarrena

Infine, andiamo a dare il consueto sguardo alla classifica delle prime 30 avulsa dai risultati di Miami 2018:

CLASSIFICA LIVE PRE MIAMI
Posizione Variazione Giocatrice Punti Punti in uscita
Naomi Osaka 5871 -25
Petra Kvitová 5540 -110
Simona Halep 5337 -55
Angelique Kerber 5212 -205
Elina Svitolina 4930 -205
2 Kiki Bertens 4875 -55
Karolína Plíšková 4835 -205
-2 Sloane Stephens 4665 -990
Aryna Sabalenka 3500 -25
10  Serena Williams 3341 -10
11  Ashleigh Barty 3275 -110
12  Anastasija Sevastova 3205 -55
13  Caroline Wozniacki 2997 -10
14  1 Julia Görges 2735 -10
15  -1 Elise Mertens 2716 -55
16  Madison Keys 2715 -10
17  1 Qiang Wang 2487 -10
18  -1 Garbiñe Muguruza 2420 -110
19  Anett Kontaveit 2345 -10
20  Belinda Bencic 2340 0
21  Caroline Garcia 2335 -10
22  Daria Kasatkina 2186 -10
23  1 Bianca Andreescu 2030  
24  1 Donna Vekić 1865 -55
25  3 Lesia Tsurenko 1800 -10
26  1 Su-wei Hsieh 1786 -55
27  2 Carla Suárez Navarro 1741 -10
28  2 Maria Sharapova 1708 0
29  2 Camila Giorgi 1706 -10
30  2 Mihaela Buzărnescu 1705 -10
         
33  -10 Jeļena Ostapenko 1611 -640
37 -11 Danielle Collins 1441 -410
59  -16 Venus Williams 1005 -205
72 -26 Victoria Azarenka 797 -380

Sloane Stephens perderebbe solo due posti. Tra quelle maggiormente in difficoltà, ci sono Ostapenko, Collins, Venus Williams e Azarenka. Le posizioni di queste ultime sono state stimate sulla base della classifica odierna.

CASA ITALIA

Camila Giorgi (-1, n.31) esce dalla top30. Riguadagna 27 posizioni Sara Errani, dopo averne perse 91 settimana scorsa. L’ex top5 si riavvicina alle duecento, fermandosi al n.207. In progresso anche Lucrezia Stefanini (+12, n.417) mentre perdono molto terreno Deborah Chiesa (-13, n.293) e Camilla Rosatello (-11, n.448).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
31 -1 Camila Giorgi 1705 20
160 -2 Martina Trevisan 356 25
189 0 Martina Di Giuseppe 307 25
207 27 Sara Errani 282 14
211 1 Giulia Gatto-Monticone 277 30
215 -7 Jasmine Paolini 268 28
231 -2 Anastasia Grymalska 254 29
293 -13 Deborah Chiesa 163 25
307 -1 Jessica Pieri 147 18
316 2 Stefania Rubini 142 21
376 -4 Federica Di Sarra 100 22
380 -5 Georgia Brescia 98 21
391 0 Gaia Sanesi 88 13
398 0 Martina Caregaro 84 19
417 12 Lucrezia Stefanini 77 18
448 -11 Camilla Rosatello 64 11
453 -3 Martina Colmegna 60 18
469 -2 Dalila Spiteri 55 11
470 -2 Cristiana Ferrando 55 16
502 -4 Lucia Bronzetti 46 13

NEXT GEN RANKING

Bianca Andreescu è la nuova regina della classifica delle under20. Dayana Yastremska deve accontentarsi di sedere in seconda posizione. Ritorna la n.4 Anastasia Potapova, mentre entrano in classifica Elena Rybakina (n.9) e Katie Swan (n.10). Prendono il posto di  Sofya Zhuk e Kaja Juvan.(Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 1 Bianca Andreescu 2000 24
2 -1 Dayana Yastremska 2000 37
3 0 Marketa Vondrousova 1999 59
4 1 Anastasia Potapova 2001 71
5 -1 Amanda Anisimova 2001 73
6 0 Olga Danilovic 2001 115
7 0 Iga Swiatek 2001 121
8 0 Claire Liu 2000 139
9 Elena Rybakina 1999 163
10 Katie Swan 1999 166

NATION RANKING

Sono stabili le prime 3 posizioni del ranking per Nazioni.Risale al n.4 la Germania, superando la Russia che paga il crollo di Kasatkina. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 32
2 0 Repubblica Ceca 51
3 0 Ucraina 70
4 1 Germania 81
5 -1 Russia 85
6 -1 Bielorussia 91
7 0 Cina 98
8 0 Romania 105
  -1 Australia 105
10 0 Belgio 121
LE TOP 50
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 5991 19
2 1 [CZE] Petra Kvitova 29 5550 22
3 -1 [ROU] Simona Halep 27 5457 17
4 4 [GER] Angelique Kerber 31 5315 19
5 1 [UKR] Elina Svitolina 24 5225 19
6 -2 [USA] Sloane Stephens 25 5222 21
7 -2 [CZE] Karolina Pliskova 26 5145 22
8 -1 [NED] Kiki Bertens 27 4995 26
9 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3620 26
10 0 [USA] Serena Williams 37 3406 10
11 1 [AUS] Ashleigh Barty 22 3395 20
12 -1 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3270 23
13 0 [DEN] Caroline Wozniacki 28 3007 18
14 2 [BEL] Elise Mertens 23 2800 24
15 0 [GER] Julia Goerges 30 2780 25
16 1 [USA] Madison Keys 24 2726 15
17 3 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2635 22
18 0 [CHN] Qiang Wang 27 2607 22
19 2 [EST] Anett Kontaveit 23 2465 24
20 3 [SUI] Belinda Bencic 22 2420 22
21 -2 [FRA] Caroline Garcia 25 2350 23
22 -8 [RUS] Daria Kasatkina 21 2345 24
23 -1 [LAT] Jelena Ostapenko 21 2251 22
24 36 [CAN] Bianca Andreescu 18 1913 21
25 1 [CRO] Donna Vekic 22 1875 24
26 -1 [USA] Danielle Collins 25 1851 22
27 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1810 25
28 0 [UKR] Lesia Tsurenko 29 1806 18
29 -5 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1718 21
30 -1 [RUS] Maria Sharapova 31 1706 13
31 -1 [ITA] Camila Giorgi 27 1705 20
32 -1 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1650 26
33 -1 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1565 23
34 -1 [USA] Sofia Kenin 20 1534 25
35 0 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1502 18
36 -1 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 24 1495 23
37 0 [UKR] Dayana Yastremska 18 1378 22
38 7 [GBR] Johanna Konta 27 1265 23
39 0 [CHN] Saisai Zheng 25 1255 29
40 4 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1228 26
41 -1 [CHN] Shuai Zhang 30 1220 23
42 0 [CZE] Katerina Siniakova 22 1212 25
43 -7 [USA] Venus Williams 38 1210 12
44 3 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1181 24
45 1 [USA] Alison Riske 28 1178 25
46 2 [BLR] Victoria Azarenka 29 1177 16
47 3 [CZE] Barbora Strycova 32 1166 23
48 -5 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1159 27
49 -8 [GRE] Maria Sakkari 23 1128 23
50 -1 [CHN] Yafan Wang 24 1123 24
RACE TO SHENZHEN
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti Tornei
1 0 [CZE] Petra Kvitova 2520 6
2 0 [JPN] Naomi Osaka 2306 4
3 1 [SUI] Belinda Bencic 1673 7
4 -1 [CZE] Karolina Pliskova 1655 4
5 10 [CAN] Bianca Andreescu 1637 7
6 -1 [UKR] Elina Svitolina 1356 5
7 9 [GER] Angelique Kerber 1280 5
8 -2 [NED] Kiki Bertens 1001 7
9 -2 [USA] Danielle Collins 872 5
10 -2 [ROU] Simona Halep 856 5
11 -2 [AUS] Ashleigh Barty 855 3
12 -1 [BLR] Aryna Sabalenka 821 6
13 -3 [BEL] Elise Mertens 767 6
14 -2 [TPE] Su-Wei Hsieh 711 7
15 -1 [USA] Sofia Kenin 700 6
16 -3 [CRO] Donna Vekic 681 6
17 6 [ESP] Garbiñe Muguruza 675 5
18 1 [UKR] Lesia Tsurenko 600 5
19 -2 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 572 6
20 -2 [CHN] Yafan Wang 555 6

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