Shapovalov: “L’incidente mi ha maturato, ma tra i pro è diverso”

Interviste

Shapovalov: “L’incidente mi ha maturato, ma tra i pro è diverso”

Intervista esclusiva con il diciottenne canadese nell’anno della maturità. Le difficoltà nel passaggio al professionismo, il rapporto con gli altri, l’amore per Wimbledon

Pubblicato

il

 
 

dall’inviato a Londra

La splendida vittoria contro Kyle Edmund non è la prima nel tour per Denis Shapovalov, l’adolescente dalla carnagione lattea che attende sul balconcino di mattoni rossi affacciato sul centrale del Queen’s Club. La scorsa estate sconfisse un Kyrgios pigro e irritabile nell’abbraccio della Rogers Cup, il torneo di casa. Con quel risultato sorprese perfino i più ottimisti, dei quali però non faceva affatto parte: “Sapevo che probabilmente avrei perso, sono entrato in campo per godermela”, ricorda. Ne sono cambiate di cose, da quel giorno. Ed è per una in particolare che il successo di primo turno in questi Aegon Championships è il più importante della sua carriera finora.

Il 5 febbraio scorso, nella TD Place Arena di Ottawa piena per il tie di Coppa Davis contro la Gran Bretagna, Shapovalov reagì a un proprio errore di rovescio scagliando la pallina a tutta forza fuori dal campo, come spesso fanno altri ben più adulti dei suoi diciotto anni (allora neppure compiuti). Nella più esemplare delle “possibilità su un milione”, quella finì dritta nell’occhio del giudice di sedia Arnaud Gabas. Proprio Edmund, anche allora dall’altro lato della rete, guadagnò insieme al suo team nazionale una vittoria per squalifica. Per Shapovalov invece fu l’ultimo match con una vera e propria copertura televisiva, almeno fino all’altro ieri.

 

“Non sapevo che pubblico avrei trovato qui” spiega parlando della sfida appena vinta, “non avevo idea di come si sarebbero comportati con me. Ero molto preoccupato, ad essere sincero. Pensavo soltanto: non fare nulla di stupido stavolta, ci sono così tante telecamere puntate su di te.” E stavolta il diciottenne canadese è riuscito a non fare sciocchezze. Anzi, ha trovato il prima possibile ciò di cui aveva assoluto bisogno: la vittoria necessaria a evitare, come dice, di essere ricordato soltanto come “il ragazzino che accecò l’arbitro con una pallata”. Anche perché Shapovalov non è certo quello, in realtà, almeno non più. “Penso di essere davvero maturato molto da quell’incidente” confessa, “ora so cosa può accadere a qualcuno che si lascia andare all’ira anche per mezzo secondo.”

Il grande lavoro mentale svolto con il coach Martin Laurendeau, che per combinazione era ed è proprio il capitano di quel team di Davis, lo ha aiutato sia sul campo che fuori: “Penso abbia migliorato il mio gioco, questo cercare di rimanere mentalmente concentrato” spiega. “Quando le cose non vanno nella mia direzione, mi impegno per rifocalizzarmi e continuare a giocare l’incontro. Devi passare oltre, in un certo senso quasi riderci su e godertela.” Ricorda molto “control what you can control”, il mantra che Brad Gilbert trasmise ad Andre Agassi – un altro che a inizio carriera si ritrovò suo malgrado con la fama di ribelle irrispettoso appiccicata addosso.

Shapovalov prosegue nella sua spiegazione, con la calma di chi ha superato un momento complesso e non ha più paura di parlarne: “Anche fuori dal campo l’episodio mi ha aiutato molto a maturare come persona, perché sono passato dall’essere un adolescente che gioca la sua prima Coppa Davis a dover davvero diventare un adulto e gestire queste situazioni, queste persone che parlano di me in modo non troppo gentile.” Non esagera, visto che un quotidiano nazionale lo definì prontamente totally boneheaded moronic, un completo testa di legno deficiente, e non fu neppure il peggiore degli epiteti.

Eppure non tutti furono contro di lui, anzi il fattaccio lo aiutò a capire su chi poteva contare: famiglia, amici, i fan che erano rimasti dalla sua parte… e Gabas, l’accecato. “Lui avrebbe potuto prenderla malissimo, essere davvero cattivo a riguardo. Invece Arnaud è una delle migliori persone che io abbia incontrato. Non una parola negativa contro di me, neppure un attimo dopo averlo colpito. Già nello spogliatoio scherzava con me, diceva: magari adesso piacerò di più alle ragazze.” I due sono poi rimasti in contatto, continuando a mandarsi messaggi e diventando addirittura amici.

Avere un rapporto stretto con le persone a cui tiene, del resto, è qualcosa che a Denis sta a molto a cuore. Lo dimostrano i sorrisi e le chiacchiere che hanno accompagnato i primi allenamenti al Queen’s, durante i quali palleggiava con il coetaneo Frances Tiafoe commentando vicende comuni e scherzava con Reilly Opelka prima e dopo il match. “Ti fai un sacco di amici nel tour. Insomma, vedi questi ragazzi tutte le settimane, quindi o ci vai d’accordo o non ci vai d’accordo. E il modo più facile di vivere è ovviamente andarci d’accordo” dice sorridendo sotto i baffi biondissimi, una peluria quasi invisibile. “Sono gran bravi ragazzi, andiamo spesso a cena insieme, usciamo.” Ma c’è un ma: “La cosa difficile è che quando sei nei tornei juniores li vedi sempre, poi all’improvviso iniziate ad avere programmazioni differenti e finisce che non li vedi per un bel pezzo.”

Eh già: c’è una bella differenza tra essere i migliori under-18, quelli che ogni settimana arrivano tutti insieme in fondo a un torneo, e dover seguire l’entry list che ti concede di giocare le qualificazioni, o il torneo che ti regala una wild card. “Però è ancora più bello quando riesci a ritrovarti” dice raggiante. Attende che si aggiunga al gruppetto anche Felix Auger-Aliassime, un anno e mezzo in meno ma un bel pezzo di strada fatta insieme.Ha vinto un Challenger poco fa! Gli ho mandato subito le congratulazioni, è davvero fantastico. Avevo il record di canadese più giovane ad averne vinto uno, e lui me lo ha già portato via. Quando vinsi il mio Challenger dissi: Mi godrò il record finché Felix non me lo strapperà.”

E siccome si parla di giovani, è d’obbligo la domanda sulle Next Gen Finals. Shapovalov non sembra essere molto ferrato sulle nuove regole però, perché non aveva la più pallida idea della novità riguardante gli spettatori, i quali potranno camminare liberamente sugli spalti durante il gioco. Un attimo di genuina sorpresa, una risata e poi trova il lato positivo anche qui: “Potrebbe finire come il basket, in cui sei autorizzato a distrarre i giocatori. Penso che più che altro sia una questione mentale: sai che la gente non dovrebbe fare una cosa, quindi ti distrae di più quando la fa. Ma se fa parte delle regole, devi semplicemente conviverci.”

Dribblata più volte una enorme ape, che sembra essersi presa una cotta per lui, Shapovalov torna sul discorso della crescita personale. Il 2017 è il suo anno della maturità anche sotto il profilo strettamente tennistico, del resto, perché per la prima volta la sua programmazione comprende principalmente Challenger e qualificazioni di tornei ATP. Ma non ci sarà il rischio che metta troppe aspettative su se stesso? “Nooo. Una volta che hai finito con il circuito junior ti rendi conto che ok, era una bella parte della tua vita, ma non ha nulla… non ha molto a che fare con quello professionistico. Magari può aiutarti ad ottenere wild card e cose del genere, la gente inizia a conoscerti, ma ad un certo punto dovrai ricominciare tutto da capo. Quello dei professionisti è un gioco completamente diverso, completamente nuovo, un nuovo inizio nella tua vita.”

“Ci sono un sacco di giocatori che hanno fatto incredibilmente bene nei juniors e non altrettanto nei pro” spiega sicuro, “e viceversa giocatori che non hanno giocato molti tornei junior e all’improvviso sono diventati professionisti incredibilmente forti. Con i juniors è sempre un po’ una trappola, non sai mai. Ti dicono che hai talento e che puoi giocare bene su alcune superfici ma non puoi davvero saperlo.” Insomma, non sembra proprio esserci bisogno di metterlo in guardia: il ragazzo sa a cosa va incontro, e non si abbatterà se le cose non andranno subito per il meglio. “Ho soltanto diciotto anni, i miei risultati saranno un gran saliscendi nella mia carriera… Non sarò devastato” ridacchia, sottolineando la parola come se imitasse un giornalista.

Il sole continua a picchiare sui campi, così la squadra di giardinieri inizia ad annaffiarli col tubo. Denis ci butta uno sguardo. Qualcosa sull’erba inglese deve pur saperla, del resto, visto che è campione in carica del torneo “boys” di Wimbledon. E dire che l’amore tra Shapovalov e i prati nasce davvero per caso: “Non ci sono campi in erba in Canada. Forse ce n’è uno in un club a Toronto, ma non ci ho mai messo piede. E la prima volta andai a giocare le qualificazioni di Wimbledon perché avevo perso un match in un Futures!” Come, prego? “All’epoca non avevo punti ATP, se avessi vinto non sarei riuscito ad andare a Wimbledon. I miei genitori stavano aspettando, pronti a comprare i biglietti. Nel terzo set mi feci prendere dalla tensione e persi, ma non me la presi troppo. Fu interessante per me andare a giocare sull’erba per la prima volta.”

Dire che l’approccio alla superficie verde “è stato molto naturale” – come quello al rovescio a una mano, che da bimbo giocava istintivamente – è minimizzare. “Ebbi un giorno di preparazione in totale” rammenta. “Del resto sono giusto quelle due settimane nei juniors, per l’erba, Roehampton e Wimbledon. Poi basta, non ci metti più piede.” Finché non arrivi nel circuito maggiore, almeno, dove sull’erba si gioca per un mesetto abbondante. “Però ogni anno che torno sull’erba sono dubbioso: giocherò allo stesso modo, avrò le stesse sensazioni in campo? Si ferma un attimo, poi si ricorda che ha appena vinto: “Ho giocato bene almeno quanto l’anno scorso, forse anche meglio. Sì, penso proprio che sia una superficie sulla quale mi diverto.”

Shapovalov si sente pronto per le qualificazioni di Wimbledon, che si giocano proprio a Roehampton nella settimana che segue il torneo del Queen’s. “Penso che le giocherò” dice sovrappensiero e immediatamente si corregge: “Ma certo che le giocherò! Sarà bello, spero di poter tornare sui campi dello scorso anno, perché le qualificazioni si giocano a Roehampton. Ma sarà incredibile tornare lì ed essere sui campi di quel torneo di nuovo. L’anno scorso li ho amati, e sarà una splendida sensazione tornare e avere tutte queste persone che mi guardano giocare Wimbledon per la prima volta.” La prima volta tra i grandi, intende. Perché il ragazzo che è dovuto crescere davanti al suo errore si sente ormai proiettato tra loro.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Wimbledon, Murray: “Non ho problemi con chi serve da sotto, è una soluzione”

Il due volte campione di Wimbledon Andy Murray è intervenuto nella conferenza stampa post partita, parlando anche di un argomento molto discusso come il servizio dal basso

Pubblicato

il

Andy Murray – ATP Indian Wells 2022 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Ieri sera Andy Murray ha superato in quattro set James Duckworth, assicurandosi un posto al secondo turno contro John Isner. Chi vince affronterà probabilmente Jannik Sinner, che sempre ieri ha trovato la prima vittoria sull’erba della carriera, decisamente favorito contro Mikael Ymer. Tornando all’ex numero uno del mondo, al termine del match si è presentato in conferenza stampa per raccontare un po’ le sue sensazioni, soffermandosi anche su un suo servizio dal basso.

D: Ottima vittoria oggi, Andy. Ci dici qualcosa riguardo al match?

Andy Murray: “Lui ha iniziato la partita molto bene, io ho avuto poche occasioni nel primo set e non le ho sfruttate. Probabilmente non sono riuscito ad essere competitivo come avrei voluto in risposta. Con il progredire del match, però, la mia risposta è andata in crescendo e, grazie a ciò, la partita si è trasformata“.

 

D: Il servizio dal basso era studiato o ti è venuto spontaneamente? Che cosa vuoi dire alle persone che magari non lo vogliono vedere nel tennis di alto livello?

Andy Murray: “James ha cambiato la sua posizione in risposta, l’ho fatto per quello. Era sempre molto vicino al campo e stava faticando a rispondere, specialmente alla prima. È arretrato di due metri e, non appena me ne sono accorto, ho battuto da sotto. Personalmente non ho problemi con i giocatori che lo usano. Sempre più giocatori hanno iniziato a rispondere da più lontano, molto dietro rispetto alla linea di fondo. Così il servizio dal basso può essere una soluzione“.

D: Ti piace giocare l’ultimo match sul Center Court, anche se c’è il rischio di finire molto tardi? Poi una domanda sulle condizioni: come ti trovi con il tetto chiuso?

Andy Murray: Ci sono alcune cose che mi piacciono e altre meno. Di solito è davvero una bella atmosfera, però hanno ritardato l’inizio di mezz’ora e hanno anche aggiunto le interviste sul campo. Ovviamente nessuno vuole chiudere il tetto sul 4-4 o 5-5, si preferisce farlo all’inizio. Comunque non è facile cambiare le condizioni del genere, personalmente preferisco di gran lunga giocare con il tetto aperto quando è possibile”.

D: Come stanno gli addominali? Hai ancora un po’ di dolore o è totalmente passato?

Andy Murray: Oggi stavo bene, è qualche giorno che non ho problemi a servire. Sabato ho fatto un’ecografia ed era tutto chiaro per la prima volta da un po’ di tempo, il che è davvero positivo. Ovviamente devo ancora essere prudente e fare un po’ di riabilitazione, ma nella partita è andato tutto per il meglio”.

D: Non giocare al Queen’s dopo l’infortunio a Stoccarda dev’essere stata dura, però hai avuto più tempo da dedicare alla tua famiglia. Potrebbe essere un fattore positivo nei tuoi progressi, anche più di qualche allenamento?

Andy Murray: “Alla fine mi allenavo comunque quasi tutti i giorni, quindi non è che abbia avuto molto più tempo da passare a casa. Questa è uno degli aspetti più belli della stagione dell’erba, che mi permette di essere più vicino a casa e di vedere i miei genitori spesso, cosa che non faccio per gran parte dell’anno. Poi ovviamente ci sono anche i miei figli e mia moglie (sorride): non posso dimenticarmi di lei, altrimenti finisco nei guai”.

Continua a leggere

Flash

Wimbledon 2022 e Covid, timori anche per Djokovic: “Si è allenato con Cilic giovedì”

Il serbo ha avuto un contatto potenzialmente a rischio con il croato. Ma ci sono dubbi sulla presenza di un protocollo Covid per i giocatori

Pubblicato

il

Djokovic Wimbledon 2021

L’allarme Covid cala su Wimbledon 2022, dopo i ritiri di Marin Cilic e Matteo Berrettini, due finalisti del passato. I timori riguarderanno inevitabilmente altri giocatori del torneo e non è difficile prevedere che nelle prossime ore in molti saranno testati. Ma c’è da capire come si comporterà il torneo e se esiste un protocollo Covid, considerando che Matteo Berrettini ha scritto su Instagram di aver deciso in autonomia di fare un tampone, per proteggere la salute di chi mi sta intorno”. Tutto fa pensare che l’italiano non sia stato indotto né costretto dal torneo.

Intanto, qualche timore riguarda anche Novak Djokovic, che ieri ha esteso a quota 22 la sua striscia di vittorie consecutive sui prati londinesi. Il serbo non è apparso nella sua miglior versione, ma ha alzato il livello nei momenti decisivi per evitare sorprese contro il coriaceo coreano. Le analisi del giorno dopo sui media serbi, tuttavia, più che sulle dinamiche relative al match vinto contro il coreano vertono su Covid e dintorni. A far preoccupare in Serbia – timore condiviso, secondo alcuni sussurri, anche all’interno del clan Djokovic – è il fatto che Marin Cilic abbia abbandonato il torneo dopo un test Covid positivo. E lo stesso Cilic si era allenato sul Centre Court con Djokovic lo scorso giovedì. Djokovic – che, per inciso, ha ribadito prima del torneo la sua volontà di non vaccinarsi – è parso in perfette condizioni di salute contro Kwon. Il suo prossimo match è in programma domani, mercoledì 29 giugno, contro Thanasi Kokkinakis.

Intanto, ecco come il venti volte campione Slam si è espresso in conferenza stampa dopo la partita contro Kwon, prima che fosse divulgata la notizia del ritiro di Marin Cilic. Nel finale della conferenza, stimolato dal direttore Ubaldo Scanagatta, Djokovic fa anche un commento su Berrettini che di certo desta ancor più dispiacere a leggerlo dopo la notizia del ritiro di Berrettini.

 

D: Come è stato tornare sul campo centrale?

Djokovic: “Bellissimo. E’ sempre qualcosa di unico giocare per primo qui, da campione in carica. Quest’anno c’è stata la novità relativa alla possibilità di allenarsi qui prima dell’inizio del torneo, quindi a differenza degli altri anni l’erba non era immacolata durante la prima partita, ma comunque resta una sensazione unica e speciale. Oggi è stata una vittoria buona contro un giocatore che è molto talentuoso. Ha molta qualità da entrambi i lati. Non ho giocato al mio meglio, ma credo che al momento giusto ho saputo trovare le soluzioni giuste. E il servizio mi ha aiutato a uscire dai problemi. Per il resto, so che posso far meglio”.

D: Sui tuoi social hai postato un bellissimo video relativo ad alcuni problemi con un trampolino che tentavi di aggiustare insieme al tuo team. Tuo figlio, come c’era scritto nella didascalia, ti ha chiesto come era possibile che tu sia in grado di competere a Wimbledon ma tu non possa aggiustare un trampolino. Pensi che Stefan sia un po’ aspro con te? Pensi che si aspetti sempre molto visto quello che hai saputo fare?

Djokovic: “Penso che di certo non puoi metterti a litigare con un bambino perché i loro commenti sono sempre onesti e senza filtri. Per lui tutti quelli che giocano Wimbledon sono supereroi. E per lui, tutti quelli che sono nel mio team giocano Wimbledon. Ma ha visto tutti questi uomini muscolosi e non riusciva a capire come fosse possibile che non riuscissimo ad aggiustare un trampolino. E’ stato un commento molto divertente. Comunque, per me è sempre bello giocare davanti a mio figlio e anche oggi era qui. Non mi è successo spesso fin qui”.

D: Ci sono dei dati che tu guardi nel giudicare se stai giocando nel modo giusto su questi campi o ti basi solo su sensazioni?

Djokovic: “Guardo più le statistiche del mio prossimo avversario che le mie, sinceramente. Per quanto riguarda me, è più che altro una questione di feeling su come mi muovo, sul timing che ho sulla palla e sul ritmo. Sull’erba, come su ogni altra superficie, la necessità è quella di giocare diversi match in modo da abituarsi. Giocare in allenamento e giocare in partita sul Centre Court sono due cose totalmente diverse, anzitutto sul piano nervoso. Inoltre nei primi turni gli avversari non hanno molto da perdere quindi rischiano di tutto credendo nel fatto di potersi prendere scalpi importanti. Non ho giocato tornei preparatori prima di venire qui, quindi metto in preventivo che i primi due match possano essere complicati. Kwon mi ha fatto veramente faticare perché colpisce piatto, i suoi colpi filano e la sua palla viaggia veloce e bassa”.

D: Come ti sei sentito quando sei stato accolto sul Centre Court e in generale come ti senti qui in Inghilterra?

Djokovic: “Sono stato piacevolmente sorpreso. Ho sentito supporto. Ovviamente, il pubblico è stato molto coinvolto nel match e ha supportato entrambi i giocatori. Penso siano stati corretti con me. Mi sono divertito”.

D: Negli anni qui hai avuto molte grandi battaglie contro Roger Federer. Lui non è qui quest’anno. Quando pensi al passato, cosa ti viene in mente? Che rapporto hai avuto con lui in tutti questi anni?

Djokovic: “Come per Rafa, non provo nient’altro che grande rispetto per lui. Ovviamente, entrambi hanno influenzato il mio sviluppo come giocatore, probabilmente più di qualsiasi altro giocatore. I match più iconici che ho giocato a Wimbledon sono stati contro Roger, non c’è dubbio. Il principale è stato la finale del 2019, ma anche le altre due, quelle del 2014 e del 2015. Fortunatamente sono riuscito a vincere tutti e tre questi match. Quando gioco contro Nadal e Federer, ogni volta che entro in campo so che quella sarà una partita speciale e questo è valso ancor di più quando c’è stato un trofeo in palio. La maggior parte delle volte che ho giocato contro Roger si è trattato di semifinali o finali. Le sfide definitive di questo sport sono giocare contro Federer sull’erba e contro Nadal sulla terra”.

D: Dopo Wimbledon forse non potrai più giocare Slam per undici mesi. Hai detto che questa potrebbe essere una sorta di motivazione per te. Ma non aggiunge ulteriore pressione?

Djokovic: “Sono consapevole di queste circostanze, potrebbe essere come dici tu. Questo mi motiva ancor di più a fare il meglio possibile in questo torneo. Per il resto non guardo troppo avanti. Vediamo come vanno le cose dopo Wimbledon. Non passerà troppo tempo prima dello US Open. Spero che alcune cose possano cambiare in modo da poter essere in grado di competere. Mi piacerebbe. Ma al momento le cose stanno come stanno. Quindi la mia attenzione va a quello che succede qui”.

Ubaldo Scanagatta: “Ventidue vittorie consecutive per te a Wimbledon, 21 su 22 per Berrettini sull’erba. Dovremmo dire: not too bad?”

Djokovic: “Stavo aspettandoti… (ridendo) cosa dovrei rispondere?”

Ubaldo: “Dipende da te”

Djokovic: “Sicuramente Berrettini è tra i due-tre migliori al mondo sull’erba. Lo dicono i risultati. Dopo i tre mesi di assenza ha fatto un grande rientro vincendo a Stoccarda e al Queen’s. Questo non mi sorprende perché è uno che gioca molto bene. Ha un grande servizio e picchia forte col dritto ma tocca anche molto bene la palla. Lo potrà confermare lui, ma credo che sia questa la sua miglior superficie. Quindi penso che ci siano molte aspettative intorno a lui anche perché ha l’esperienza della finale dello scorso anno. L’esperienza è davvero una cosa importante perché ce la vorresti avere quando fai per la prima volta una cosa, lui ora ce l’ha. Per quanto riguarda i miei risultati, mi sento baciato dalla fortuna perché come ho detto in passato Wimbledon è il mio torneo preferito. Il mio sogno di bambino l’ho realizzato qui nel 2011. Non lo dimenticherò mai. E ogni volta che entro sul Centre Court, ho le farfalle nello stomaco per quel che significa questo posto nella mia vita e nella mia carriera”.

Continua a leggere

Flash

Wimbledon, Alcaraz: “Qui tutto va più veloce. Il mio livello sull’erba deve migliorare, non sono tra i favoriti”

Le sensazioni di Carlos dopo la vittoria contro Struff: “Mi ripeto sempre che devo pensare solo a fare esperienza su questa superficie”

Pubblicato

il

Carlos Alcaraz a Umago con il trofeo vinto nel 2021

Dopo lo stop che lo ha tenuto ai box un mese per un fastidio al gomito Alcaraz ritorna al tennis giocato e lo fa a suo modo, con una vittoria pirotecnica ai danni di Struff. Lo spagnolo, non ancora al 100% della condizione, sembra aver accusato la mancata preparazione sull’erba in vista dell’appuntamento dei Championships come dimostrano le quattro ore e passa impiegate per avere la meglio sul tedesco.

IL MODERATORE: Carlos, battaglia dura. Felice di aver vinto?

CARLOS ALCARAZ: Sì, molto contento della vittoria di oggi. Grande battaglia contro Struff. Grande avversario. Ma ovviamente è stata una grande partita da parte mia.

 

IL MODERATORE: Domande, per favore.

Q. Hai avuto un grande servizio oggi, circa 30 ace, ma non giochi tanti serve&volley. È qualcosa che vuoi provare a fare, cercare di entrare di più?

CARLOS ALCARAZ: Sì, voglio dire, l’ho fatto un paio di volte e ho perso ogni volta che ho fatto servizio e volée. Non volevo riprovarlo. Per me è difficile fare servizio e volée. Qui tutto va più veloce. Non vado veloce a rete, quindi è difficile colpire la prima palla non troppo vicino alla rete. Questa è una cosa che volevo fare in una partita, ma per me è dura.

D. Quanto ti è piaciuta la battaglia di oggi? Dove vedi il tuo tennis da erba in questo momento? Come valuti il tuo livello di gioco sull’erba?

CARLOS ALCARAZ: Innanzitutto mi diverto molto. Grande battaglia, quattro ore quasi di match. Mi è piaciuto. Per me giocare sull’erba è così bello. Mi piace giocare sull’erba. Direi che il mio livello sull’erba deve migliorare un po’. Ma sono contento del mio livello sull’erba oggi. Ovviamente non sono un giocatore esperto sull’erba. Migliorerò. Il mio livello è a posto in questo momento (sorridendo).

D. Potresti parlare della differenze di giocare una maratona sull’erba piuttosto che su altre superfici?

CARLOS ALCARAZ: Beh, direi che è diverso. È diverso, ovviamente. Direi che sull’erba è dura per me perché il movimento è difficile. Be, è più difficile muoversi sull’erba rispetto ad altre superfici. Direi che giocare quattro ore sull’erba è più difficile che su altre superfici, anche se non ci sono scambi lunghi. Direi che come confronto uno scambio lungo qui è come tre o quattro lunghi scambi su un’altra superficie. Quindi per me è più difficile giocare una maratona sull’erba che su altri campi.

D. Devi pensare di più ai tuoi movimenti piuttosto che affidarti al tuo corpo per fare tutto il lavoro?

CARLOS ALCARAZ: Sì, certo. Cercando di non affettare, ovviamente. Il movimento, devi essere più concentrato su quello che su altre superfici.

D. Wimbledon è leggermente diverso da molti altri tornei. Molti giocatori vivono in case private invece che in hotel. Quali sono le tue circostanze, se hai la possibilità di vedere il Wimbledon Village? Che tipo di cose potresti fare con il tuo giorno libero o preferisci star sui campi da tennis?

CARLOS ALCARAZ: Beh, per me è meglio affittare una casa qui vicino. Perché prendere un’auto un’ora al giorno per andare e un’ora per tornare è dura, anche se sei seduto. Ma ti stanchi dopo due o tre ore in macchina ogni giorno. Per essere parte di tutto con la tua squadra ed essere normale, stare a casa è importante. Certo, qui il club, è a cinque minuti a piedi o due minuti in macchina, è più facile per tutto.

D. Chi si occupa della cucina?

CARLOS ALCARAZ: Io un po’. Non sono bravo a cucinare, ma ci provo (sorridendo).

D. Ovviamente sei arrivato al Roland Garros dopo aver vinto il titolo sulla terra battuta a Madrid. Qui non hai mai giocato sull’erba prima di Wimbledon. Pensi che la pressione sia un po’ meno su di te qui?

CARLOS ALCARAZ: Beh, non sento la pressione perché non mi considero uno dei favoriti per vincere questo torneo. Ovviamente se gioco bene, ho un livello per vincere il torneo. Ma ci sono molti più giocatori di esperienza sull’erba, più giocatori che giocano meglio di me sull’erba di me. Non sento la pressione. Mi dico sempre: fai ancora esperienza di gioco sull’erba e goditi ogni partita.

D. Struff, il tuo avversario, era un grande servitore, un grande attaccante. Un sacco di serve and volley. Come ti sei sentito in questa partita? Come ti senti a riguardo?

CARLOS ALCARAZ: Sapevo all’inizio della partita che sarebbe stata davvero, davvero dura. Struff ha un grande servizio. So che dovevo concentrarmi davvero sulla risposta oggi, come la seconda di servizio, per cercare di fare un buon passante, buoni pallonetti. E, naturalmente, la palla dopo il servizio è stata molto importante anche per me. Ha avuto un grande risposta, ottimi primi colpi. Oggi dovevo concentrarmi di più perché lui stava attaccando più di me. Sull’erba è davvero importante iniziare ad attaccare i punti. Ma sì, ero davvero molto concentrato sulla partita.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement