Australian Open 2020: delusioni e sorprese - Pagina 3 di 4

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Australian Open 2020: delusioni e sorprese

Da Osaka a Jabeur, da Williams a Swiatek, protagoniste in positivo e in negativo dello Slam di gennaio. E per concludere una teoria sulle ultime vincitrici dei Major

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Coco Gauff e Naomi Osaka - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

3. Alcune note positive
Per quanto riguarda le note positive dell’Ultimo Slam, ho scelto quattro giocatrici, che coprono un ventaglio di diverse generazioni: la 28enne Pavlyuchenkova e la 25enne Jabeur che sono arrivate sino ai quarti di finale; la 18enne Swiatek e la 15enne Gauff che si sono fermate un turno prima, agli ottavi.

Anastasia Pavlyuchenkova
Anastasia Pavlyuchenkova negli anni ha sviluppato un feeling speciale con il Major australiano. In carriera vanta quarti di finale in ogni Slam, a conferma di una certa duttilità sulle diverse superfici; ma mentre negli altri tre Major solo una volta è approdata fra le ultime otto, a Melbourne è già la terza volta (negli ultimi quattro anni) che arriva sino a ai quarti.

Nel torneo 2020 ha esordito contro Nina Stojanovic (superata 6-1, 7-5) e da quel 7-5 di primo turno ha cominciato ad andare incontro a punteggi caratterizzati sempre da set molto lottati, ma quasi sempre vinti: con un 7-5, 7-6 ha superato Taylor Townsend, e soprattutto nel terzo turno ha eliminato la testa di serie numero 2 Pliskova, grazie a due tiebreak (7-6, 7-6).

 

Match molto tirato, durato quasi due ore e mezza con ben 221 punti giocati. E deciso, molto semplicemente, a favore di chi ha giocato meglio i punti importanti. Pavlyuchenkova ha chiuso con un saldo positivo di +8 con addirittura 51 vincenti (51/43) contro il +6 di Pliskova, che però ha osato meno (35/29). A Karolina mi sento di rimproverare proprio una scarsa intraprendenza su qualche colpo un po’ più conservativo di Anastasia; mi riferisco a palle un po’ meno profonde del solito in occasione di alcuni scambi importanti, che però Pliskova non ha avuto il coraggio di aggredire con schemi più aggressivi o direttamente con soluzioni definitive.

Nel turno successivo Pavlyuchenkova ha di nuovo giocato due tie-break contro Angelique Kerber: il primo lo ha perso, ma poi si è rifatta nel secondo e ha dilagato nel set finale, dimostrando anche di possedere una ottima condizione fisica (6-7, 7-6, 6-2).

E così nei quarti in finale si è proposto un intrigante confronto con Muguruza: in pratica Garbiñe è scesa in campo contro il suo storico coach Sam Sumyk, che dopo la loro separazione ha cominciato a seguire proprio Pavlyuchenkova (e con risultati positivi). In entrambi i set Anastasia ha cominciato meglio, ma poi Garbiñe ha sempre avuto la forza di risalire ribaltando l’esito del set: 7-5 6-3.

Per Pavlyuchenkova i punti in scadenza del torneo 2019 potevano essere un peso difficile da reggere e invece a distanza di dodici mesi ha saputo ripetere lo stesso ottimo risultato.

Ons Jabeur
In tanti aspettavano di poter vedere finalmente protagonista su grandi palcoscenici Ons Jabeur: giocatrice di grande braccio, notevole creatività ma spesso di inferiore sostanza quando si tratta di raccogliere il risultato. Questa volta a Melbourne ha dato prova di maggiore equilibrio tra estro e concretezza. Ha cominciato al primo turno eliminando la testa di serie numero 12 Johanna Konta (6-4. 6-2), e poi ha sconfitto altre due ex Top 10 come Caroline Garcia (1-6, 6-2, 6-3) e Caroline Wozniacki (7-5, 3-6, 7-5).

La vittoria contro Wozniacki ha avuto un sapore speciale per ragioni diverse. Non solo perché è stato l’ultimo match della carriera di Caroline; ma anche perché era stata proprio una partita disputata (e persa) a Indian Wells 2015 contro la stessa Wozniacki a svelare Jabeur a tanti appassionati. Una partita memorabile a cui avevo dedicato un articolo intitolato “Ons Jabeur: che peccato se ve la siete persa!”.

E così negli ottavi invece che il match tra amiche che si prospettava sulla carta (Wozniacki contro Williams) si è svolto quello tra Jabeur e Wang, “giustiziera” di Serena. Ons ha approfittato dell’occasione per superare un’avversaria che ha dato l’impressione di non aver recuperato (soprattutto mentalmente) dallo sforzo che aveva profuso per battere la 23 volte campionessa Slam. Jabeur ha vinto in due set: 7-6, 6-1.

A fermare il suo cammino è stata la futura campionessa Sofia Kenin con un doppio 6-4, grazie a un match molto ordinato in cui Kenin ha regalato poco, malgrado a fare la partita sia stata più Ons, come dimostra la differenza quantitativa nel saldo vincenti/errori non forzati. Kenin -2 (14/16), Jabeur ugualmente -2 (32/34), ma con più del doppio di vincenti e gratuiti.

Iga Swiatek
Alla quinta esperienza in uno Slam, Iga Swiatek vanta già due approdi alla seconda settimana. Ha infatti raggiunto gli ottavi al Roland Garros 2019 (sconfitta da Halep) e si è ripetuta a Melbourne qualche giorno fa. Dopo aver battuto Babos e Suarez Navarro nei primi due turni, Swiatek ha giocato un ottimo match contro la tds numero 19 Donna Vekic. Iga ha mostrato grande personalità e intraprendenza, tenendo in mano il gioco per la maggior parte del match e mettendo a segno quasi trenta vincenti, concludendo i due set (7-5, 6-3) con un saldo positivo di +5 (29/24).

È così arrivata al quarto turno, dove però si è fermata contro Anett Kontaveit (6-7, 7-5, 7-5). Molti meriti vanno riconosciuti a Kontaveit (che nel turno precedente aveva superato addirittura per 6-0, 6-1 Belinda Bencic), ma la mia sensazione è che Iga abbia perso una grande occasione, schiacciata dalla paura di vincere. Sono due gli indizi che mi portano ad analizzare il match in questo modo. Innanzitutto il numero di vincenti superiore a quello della sua avversaria (42 contro 29), segno che è stata più Iga a fare la partita.

Secondo indizio: l’andamento del match. Dopo aver vinto il primo set, Swiatek si è trovata in vantaggio di un break anche in apertura di secondo, e con in mano l’inerzia della partita, ma non ha saputo tenere il vantaggio. Per la verità nel secondo set due volte è stata in vantaggio di un break e due volte nei frangenti in cui sembrava avere indirizzato il risultato a proprio favore, ha cominciato a sbagliare a ripetizione, rimettendo in corsa l’avversaria.

Perso 7-5 il secondo set, Iga è andata incontro a una fase di profonda depressione, sino addirittura all’1-5 del terzo set. Quando tutto pareva ormai perso, ha improvvisamente ripreso a giocare bene, rimontando fino al 5 pari. Sembrava di nuovo avere l’inerzia dalla sua, ma a quel punto è riemerso il braccino, che ha fermato la corsa proprio al momento di compiere l’ultimo passo.

Al di là dei problemi mentali, mi è rimasta l’impressione di una giocatrice in costante crescita fisica e tecnica, che ha saputo compiere con straordinaria rapidità il passaggio dal mondo junior a quello WTA. A soli 18 anni le manca davvero poco per misurarsi alla pari contro qualsiasi tipo di avversaria.

Coco Gauff
Gauff è diventata così popolare e celebrata che quasi si dimenticano le sue imprese strettamente tennistiche. A 15 anni ha preso parte a tre Slam con questi risultati: quarto turno a Wimbledon 2019 (sconfitta dalla futura vincitrice Halep), terzo turno allo US Open 2019 (sconfitta dalla campionessa 2018 Osaka) e di nuovo quarto turno all’Australian Open 2020 (sconfitta dalla futura vincitrice Kenin).

Insomma, per batterla occorrono giocatrici davvero di qualità, perché altrimenti Coco sembra sempre pronta ad approfittare delle piccole crepe (tecnica o psicologiche) che traspaiono nelle sue avversarie. A Melbourne ha sconfitto in due set Marie Bouzkova e Zheng Saisai, e soprattutto Naomi Osaka, sorprendendola in una giornata negativa e conducendo in porto il match senza particolari titubanze, reagendo al tentativo di recupero di Osaka in apertura di secondo set (Naomi si era portata avanti di un break).
I numeri ci danno la conferma che il gioco di Gauff non è poi così offensivo come potrebbe apparire (considerando la potenza che sfodera al servizio): le sono bastati sei vincenti per eliminare la numero 3 del tabellone e campionessa in carica (6-3, 6-4).

Le cose si sono fatte più difficili nel turno successivo contro una Kenin ben più centrata di Osaka. L’inizio del match è stato in salita per Gauff (subito sotto di un break), ma ha poi saputo, come sempre, mettere pressione a Sofia tanto da vincere il primo set al tiebreak. La sensazione è che sia difficile sconfiggere Coco nei match punto a punto, e che occorra prendere un certo margine per spegnere il suo entusiasmo agonistico e avere la meglio (6-7, 6-3, 6-0).

Kenin è stata brava e lucida nei set successivi ad evidenziare i limiti tecnici della sua avversaria (soprattutto nel dritto), ma Coco ha comunque dimostrato di essere anche piuttosto duttile nella interpretazione dei match, visto che è passata dai soli 6 vincenti messi a segno contro Osaka ai 39 registrati contro Kenin.

Per lei penso possa valere lo stesso discorso fatto per Swiatek: le manca davvero poco per essere pronta ad affrontare qualsiasi tipo di avversaria a livello WTA.

a pagina 4: L’effetto Williams

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I migliori colpi in WTA: capitolo finale

Quindicesima e ultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Serena Williams a Bianca Andreescu, da Simona Halep ad Ashleigh Barty, ecco la classifica definitiva con il “meglio del meglio”

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Simona Halep - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco
14. I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche


Siamo arrivati all’ultimo articolo della serie dedicata ai migliori colpi in WTA: è il momento di provare a tirare le fila di tutti i temi trattati, e di chiudere con qualche riflessione.

Prima riflessione. Proprio come nella suddivisione degli articoli, capita piuttosto spesso di pensare alle giocatrici isolando singoli colpi, nel tentativo di identificarne punti forti e punti deboli: servizio, risposta, dritto, rovescio, etc etc. Sicuramente è un approccio logico, ma non è privo di controindicazioni.

 

Con questo criterio, ogni esecuzione vista in campo viene fatta rientrare in una categoria definita di gesti tecnici (servizio, dritto, rovescio, etc.) che può essere anche analizzata sul piano numerico attraverso statistiche. L’approccio può risultare molto seducente perché in questo modo qualsiasi partita di tennis viene distillata, sezionata, e trasformata in qualcosa di più semplice e omogeneo. E quindi classificabile. Sembra tutto molto coerente, eppure ci si rende conto che non sempre questi numeri riescono davvero a descrivere un match. E parlo di descrivere, perché pretendere di spiegare sarebbe ancora più ambizioso. Come mai?

In parte per il sistema di punteggio del tennis, che fa sì che i singoli punti non pesino allo stesso modo. Ma secondo me ci sono anche ragioni tecniche. Pensiamo per esempio alla differenza tra un dritto colpito su una parabola alta sopra la spalla, e uno invece eseguito con la palla sfuggente a pochi centimetri da terra. Sono sempre due dritti, e quindi finiscono nella stessa categoria: ma quanto hanno in comune?

Dovremmo allora dividerli in sotto-categorie differenti? Potrebbe essere, ma in questo modo è come se aprissimo un vaso di Pandora, perché diventerebbe molto difficile identificare le nuove categorie e anche il modo di gestirle e analizzarle sul piano statistico.

E cosa dire dei colpi funzionali allo sviluppo di una combinazione, vale a dire che hanno un senso soprattutto in funzione del colpo successivo? Per esempio una volta si ragionava in termini di serve&volley; oggi qualcosa di affine accade, con la combinazione “servizio+dritto”.

Insomma, i colpi sono elementi fondamentali di un match, ma non lo descrivono completamente. E così, più si prova a definire un quadro completo, più ci si accorge che è quasi impossibile trovare un punto di vista capace di abbracciarlo per intero.

E poi c’è un secondo aspetto, che porta a un’altra riflessione fondamentale. Durante una partita di tennis, tra un colpo e l’altro, entrano in gioco altri elementi non meno importanti: un intero mondo di movimenti, di gesti, di pensieri che possono fare la differenza. Ecco perché (come ho spiegato alcune settimane fa) ho deciso di ampliare la serie provando a considerare alcune caratteristiche fisiche e mentali. Aggiungendo quindi una classifica dedicata alla mobilità, una alle qualità tattiche, e una alle doti agonistiche. Con la consapevolezza che si tratta comunque di un tentativo parziale che non sarà mai del tutto soddisfacente.

In sostanza credo che queste classifiche non vadano considerate un punto di arrivo, ma piuttosto un punto di partenza per continuare a sviluppare ragionamenti sul tennis giocato, anche in un periodo senza nuovi match. E proprio per continuare a discutere, a conclusione di tutto, è arrivato il momento di riepilogare “il meglio del meglio”.

Negli articoli precedenti, prima della classifica vera e propria, segnalavo qualche giocatrice esclusa in extremis. Questa volta, invece, cito i colpi sui quali sono stato più in dubbio nel definire le gerarchie. Sul servizio è stato facile: Serena Williams ha chiuso la questione prima ancora di aprirla. Anche per la risposta e per il rovescio, tutto sommato non è stato poi così difficile decidere le primissime (parere personale, naturalmente).

La classifica del dritto, invece è stata molto ardua. E confesso che riaprendo l’articolo a distanza di qualche settimana mi sono sorpreso, perché mi ricordavo il podio virtuale con un ordine diverso; a dimostrazione di quanto vicine percepisco le prime giocatrici.

L’altro colpo sul quale ho avuto le maggiori difficoltà è stata la demivolée. Qui di seguito troverete tre nomi con un ordine, giusto per non andare contro l’impostazione generale; ma rimango convinto di non avere argomenti sufficienti per definire una gerarchia definitiva. Ecco perché nell’articolo specifico mi ero limitato all’ordine alfabetico.

Partiamo quindi con il meglio di ogni tema. Ricordo che cliccando sul titolo di ogni classifica si aprirà l’articolo corrispondente, che prova a spiegare le ragioni delle scelte.

Per chi non fosse interessato a ripercorrere le classifiche, invito a dare una occhiata a pagina 4, dove è illustrata l’anteprima relativa ai prossimi articoli dedicati a Wimbledon 2020 virtuale.

a pagina 2: Le migliori nei colpi da fondo campo

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I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche

Penultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Kvitova a Serena Williams, da Yastremska a Mertens e Andreescu: quale giocatrice riesce a mettere in campo il meglio di sé nelle occasioni più importanti?

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco


Con questo articolo si conclude l’analisi per parti delle qualità delle diverse giocatrici dell’attuale circuito WTA. Martedì prossimo è previsto ancora un articolo conclusivo che proverà a tirare le fila dei singoli temi.

Questa volta è il momento di affrontare l’aspetto agonistico, la tenuta mentale nei frangenti importanti. Ricordo che tutte le classifiche, inclusa questa, sono riservate alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo uscito il 31 marzo.

 

Le qualità agonistiche
Lo abbiamo sperimentato tutti, sia in prima persona come tennisti (più o meno dotati), sia come spettatori di match altrui: per quanto si possa giocare bene sul piano tecnico, per quanto si possa essere preparati sul piano fisico, per quanto si possa essere intelligenti e strateghi nell’interpretare il gioco, la vittoria rimarrà comunque un miraggio se “al dunque” ci si farà prendere dall’ansia e dal timore di vincere.

Questo problema nel tennis è così significativo che è stato coniato un termine onnicomprensivo: “braccino”, definizione che è diventata proverbiale anche in altri contesti. Ma se il riferimento è nato nel tennis è perché forse in nessun altro sport ci sono situazioni nelle quali diventa psicologicamente così difficile portare a termine la vittoria. E davvero “non è finita fino a che non è finita”.

La storia è piena di rimonte clamorose, di partite perse dopo match point non sfruttati, di errori incredibili compiuti nel momento più importante. E nessuno, neppure il più grande campione, è stato del tutto immune da attacchi di braccino: altrimenti non si sarebbe umani. Stabilito questo, si potrebbe dire che per la classifica di questa settimana ho provato a identificare i nomi tra chi, secondo me, tende a gestire meglio l’ansia che pervade nei frangenti decisivi dei match. Tenendo anche presente che la stessa giocatrice nel tempo può drasticamente cambiare le proprie condizioni agonistiche.

Nel 2017 Jelena Ostapenko aveva vinto il Roland Garros sbaragliando la concorrenza grazie a un atteggiamento spavaldo che sembrava non contemplare la paura: Ostapenko vinse quel titolo grazie a cinque successi in tre set e al termine di una finale (contro Simona Halep) conquistata recuperando break di ritardo sia nel secondo sia terzo set. In quella edizione Simona aveva tutto da perdere, mentre Jelena niente: e finì per vincere lo Slam da numero 47 del ranking.

L’anno successivo, da campionessa in carica, e con tutto il conseguente carico di attesa e responsabilità, Ostapenko sarebbe uscita al primo turno, battuta in due set dalla numero 67 del ranking Kateryna Kozlova.

La vicenda di Ostapenko è la dimostrazione che ogni giocatrice attraversa fasi di carriera differenti, e in linea generale è più facile affrontare i match da ragazzina, senza troppe aspettative e obblighi di vittoria. Ha scritto per esempio Agnieszka Radwanska a proposito del suo primo periodo in WTA: “Ripensando a quei momenti, mi meraviglio di come giocassi senza alcuna pressione. Semplicemente colpivo. Anche scendere in campo negli stadi principali non era un vero problema, e così all’inizio ho migliorato la mia classifica molto velocemente”.

Le difficoltà psicologiche crescono invece nel periodo successivo, quando si è salite in classifica e si devono confermare i traguardi raggiunti. Lo stesso meccanismo del ranking, con i punti che scadono settimanalmente, contribuisce ad aumentare lo stress. Ecco perché la fase della prima conferma è particolarmente impegnativa, e attende al varco qualsiasi giocatrice (ne avevo parlato QUI, definendola “Sindrome del Sophomore”).

Partendo dalla convinzione che ci sono situazioni psicologiche differenti a seconda del diverso status delle giocatrici, ho preferito suddividere la classifica in tre categorie differenti. La prima categoria comprende le tenniste esperte (vicino ai 30 anni e oltre), con alle spalle tanti anni di attività, che sono state in grado di rimanere sulla breccia malgrado i molti incontri macinati, e le vicende alterne inevitabili in ogni carriera. Tutte hanno vinto almeno due Slam, hanno affrontato anche l’esperienza della sconfitta in una finale Major, ma penso che vadano comunque segnalate per il rendimento agonistico complessivamente positivo nelle ultime stagioni.

La seconda categoria comprende tenniste che meritano di essere ricordate soprattutto per alcune prestazioni al di fuori delle partite decisive degli Slam. Non sono state le prime protagoniste nei tornei più prestigiosi, ma hanno lasciato una traccia con la loro personalità in diversi tornei del circuito WTA.

La terza categoria è quella delle giovani già in grado di vincere Slam. Per loro vale in gran parte il discorso fatto per Ostapenko: al momento i risultati sono tali da rendere “obbligatoria” la presenza in questa classifica, ma in realtà solo il tempo potrà dirci se la loro natura caratteriale è davvero vincente. Lasciamo passare qualche stagione, e capiremo se sono agonisticamente sopra la media o se stanno semplicemente vivendo la fase più entusiasmante e psicologicamente meno complessa di ogni carriera.

Prima di arrivare ai nomi, il solito capitolo riservato alle escluse. Tra le esperte che non hanno trovato posto, cito Garbiñe Muguruza. Finalista a Melbourne 2020, e in recupero dopo un lungo periodo di difficoltà. Probabilmente qualcuno non sarà d’accordo con questa esclusione considerando i tre nomi che le ho preferito; ma non si tratta di una scienza esatta, e quindi trovo perfettamente legittimo avere posizioni differenti.

Ricordo anche Barbora Strycova, semifinalista a Wimbledon a coronamento di una carriera spesso caratterizzata da grande combattività. Altre protagoniste che potevano meritare un posto sono Rebecca Peterson e soprattutto Jil Teichmann. Entrambe con un un record di 2 finali vinte e zero perse lo scorso anno, oltre che imbattute in carriera nelle finali. Malgrado l‘en plein del 2019, non ho ritenuto le loro prestazioni tali da scalzare qualcuna delle dieci elette.

a pagina 2: Le giocatrici più titolate ed esperte

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I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco

Tredicesima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Bencic ad Andreescu, da Kenin a Barty: quale giocatrice li interpreta e sviluppa meglio nel circuito attuale?

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Hsieh Su-Wei, Dubai 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità


Questo articolo prosegue il tentativo di integrazione della serie dedicata ai migliori colpi in WTA, secondo l’indirizzo spiegato sette giorni fa (vedi QUI). Dopo il pezzo incentrato sull’importanza del movimento, questa settimana l’attenzione si sposta su un aspetto immateriale: le scelte tattiche e strategiche. Così come prima di eseguire un colpo ci si deve spostare e raggiungere la traiettoria da rimandare oltre la rete, ugualmente prima di colpire qualsiasi palla si deve decidere cosa farne: dove indirizzarla e in che modo.

In sostanza a monte di ogni esecuzione c’è sempre un piano di gioco, anche il più scarno ed elementare possibile, concepito con l’obiettivo di valorizzare le proprie qualità e limitare quella della avversaria. Ma anche con l’obiettivo di minimizzare le proprie debolezze e ingigantire quelle altrui.

 

Naturalmente non esiste una strategia definitiva, capace di garantire il successo a priori. Questo perché gli aspetti di cui tenere conto sono sempre diversi: le caratteristiche fisico-tecniche di chi concepisce il piano di gioco, le caratteristiche fisico-tecniche della avversaria, la superficie su cui si compete, ma perfino le condizioni di forma di quel preciso giorno; si tratta di elementi in costante evoluzione che possono generare dinamiche e sviluppi differenti.

La capacità di interpretare al meglio la combinazione di tutte queste variabili, ed eventualmente anche di modificare in corsa le proprie strategie, può diventare un fattore determinante ai fini del successo. Nel titolo dell’articolo (“Lettura e costruzione del gioco”) ho indicato di due temi differenti, che concorrono a determinare le decisioni in campo:
1. La lettura del gioco avversario
2. La costruzione del proprio gioco

1. La lettura del gioco avversario
Per lettura del gioco intendo la capacità di interpretare (e se possibile prevedere) le scelte della avversaria. Direi che una buona lettura del gioco avversario è il risultato di due elementi molto diversi. Il primo elemento è legato alla conoscenza specifica, “storica”, della giocatrice che si fronteggia; il secondo elemento invece dipende da una dote in gran parte istintiva, che difficilmente si può sviluppare e migliorare a tavolino.

Punto primo: la conoscenza storica della avversaria. Ogni giocatrice ha colpi forti e colpi deboli nel proprio arsenale, e per questo tende a privilegiare alcuni schemi rispetto ad altri. Ci sono casi in cui le preferenze sono molto evidenti. Ad esempio Caroline Wozniacki puntava a colpire la maggior parte delle volte di rovescio, cercando di limitare i colpi di dritto (più debole del rovescio). Per questo quando doveva utilizzare il dritto molto spesso privilegiava il lungolinea, con l’obiettivo di “invitare” l’avversaria a cambiare diagonale (ne ho parlato QUI).

Altro esempio. Da sempre Angelique Kerber cerca il vincente (sia con il dritto che con il rovescio) con una netta prevalenza verso l’angolo del dritto avversario. Avere la consapevolezza di questa predilezione aumenta la probabilità di una copertura efficace nelle fasi difensive (vedi QUI per l’analisi).

Queste conoscenze sono il risultato di studi sui match del passato che ogni coach analizza insieme alla propria giocatrice. Ma poi c’è il secondo punto: la capacità istintiva di capire in anticipo da che parte tirerà l’avversaria in quel singolo, specifico frangente; perfino in controtendenza con gli schemi abituali.

Significa, per esempio, presagire da che parte spostarsi per una difesa in extremis; oppure essere in grado di percepire se l’avversaria opterà per il contropiede invece del colpo indirizzato verso la parte di campo meno protetta. Caroline Wozniacki è stata forse la giocatrice più brava nell’intuire quasi infallibilmente le intenzioni di chi aveva di fronte: molto raramente sbagliava la parte di campo da privilegiare. E oggi, chi merita di essere citata?

Dato che si tratta di una dote particolarmente difficile da mettere a fuoco, ho deciso di non costruire una classifica vera e propria, ma ho semplicemente individuato cinque nomi, che a mio avviso hanno dimostrato di sapere interpretare con più efficacia le intenzioni avversarie. In ordine alfabetico: Victoria Azarenka, Belinda Bencic, Sofia Kenin, Elise Mertens, Alison Riske.

Naturalmente non è affatto detto che abbia ragione sui nomi, considerato che si tratta di una qualità molto sfuggente. Però una cosa è certa: nel determinare il valore di una giocatrice, concorrono anche questi aspetti impossibili da misurare o quantificare.

a pagina 2: La costruzione del proprio gioco

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