WTA Ranking: Kenin top 5, Bencic crolla, Gauff entra per la prima volta in top 50

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WTA Ranking: Kenin top 5, Bencic crolla, Gauff entra per la prima volta in top 50

La campionessa dell’Australian Open fa il suo esordio tra le prime cinque. Gauff è la prima 15enne in top 50… negli ultimi 15 anni

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Avevamo commentato, nell’articolo di settimana scorsa, il best ranking di Belinda Bencic che, senza troppo faticare, era riuscita a salire fino al n.4 del ranking. Oggi, la svizzera si trova in una posizione ben diversa. A Dubai era campionessa uscente e difendeva 900 punti (un anno fa il torneo era un Premier 5, quest’anno toccherà a Doha). Senza questo bottino precipita di cinque posti, fino al n.9. La sua permanenza in top 10, però, non dovrebbe essere a rischio, considerato che la distanza che la separa dalla n.11, Petra Kvitova è consistente (quasi 900 punti) e che nell’immediato ha soltanto 500 punti in scadenza (390 a Indian Wells e 100 a Charleston).

Di questo piccolo ma significativo crollo se ne avvantaggiano Bianca Andreescu e Sofia Kenin, la prima riagganciando il proprio best ranking, la seconda ritoccandolo. La canadese, ancora ferma a causa del problema al ginocchio, si ritrova al n.4. L’altra nordamericana, Kenin, nonostante sia uscita subito a Dubai, entra per la prima volta in top 5, con un balzo di 2 posizioni.

Per quanto riguarda invece le posizioni dalla 11 alla 20, ci sono, tra gli altri, due movimenti da evidenziare. Si tratta dell’ascesa di Rybakina (+2, n.17), alla quarta finale su cinque tornei disputati nel 2020, e dell’ingresso in top 20 per la prima volta della greca Sakkari (+1, n.20), che scavalca Angelique Kerber (-1, n.21).

 

Alle spalle delle 20 atlete meglio classificate, entrano in top 50 Jennifer Brady (+7, n.45), semifinalista negli Emirati, e soprattutto Cori Gauff (+2, n.49), che diventa la prima 15enne nella metà alta della top 100 negli ultimi 15 anni, ovvero da quando Sesil Karatantcheva vi ha fatto il suo ingresso nell’agosto 2005. Molte le atlete che pagano la mancata riconferma dei risultati dell’anno scorso: Su-Wei Hsieh (-13, n.53), Alison Van Uytvanck (-14, n.62), Carla Suárez Navarro (-11, n.70), Viktoria Kuzmova (-20, n.85), Anastasia Potapova (-16, n.97) e Kateryna Kozlova (-10, n.99).

Coco Gauff – Australian Open 2020 (via Twitter, @WTA)

Nella Race to Shenzhen, Simona Halep risale fino al terzo posto dopo la vittoria a Dubai. A sorpresa, troviamo in dodicesima posizione Ons Jabeur, protagonista di una splendida partita proprio contro la rumena, nel secondo turno del torneo.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Ashleigh Barty 8367 16
2 0 Simona Halep 6076 16
3 0 Karolina Pliskova 5200 19
4 1 Bianca Andreescu 4665 11
5 2 Sofia Kenin 4490 24
6 2 Kiki Bertens 4335 24
7 -1 Elina Svitolina 4301 22
8 1 Serena Williams 3915 11
9 -5 Belinda Bencic 3875 24
10 0 Naomi Osaka 3625 16
11 0 Petra Kvitova 2981 15
12 0 Madison Keys 2962 16
13 0 Aryna Sabalenka 2815 23
14 1 Petra Martic 2770 19
15 -1 Johanna Konta 2753 17
16 0 Garbiñe Muguruza 2522 16
17 2 Elena Rybakina 2416 25
18 -1 Marketa Vondrousova 2306 14
19 -1 Alison Riske 2270 23
20 1 Maria Sakkari 2085 25
21 -1 Angelique Kerber 2040 21
22 2 Anett Kontaveit 1980 18
23 -1 Elise Mertens 1950 25
24 -1 Donna Vekic 1935 23
25 1 Dayana Yastremska 1785 23
26 -1 Ekaterina Alexandrova 1775 26
27 0 Karolina Muchova 1753 15
28 0 Qiang Wang 1733 23
29 0 Amanda Anisimova 1613 18
30 1 Anastasia Pavlyuchenkova 1540 21
31 -1 Shuai Zhang 1475 25
32 0 Yulia Putintseva 1475 24
33 0 Magda Linette 1472 27
34 1 Barbora Strycova 1471 20
35 -1 Sloane Stephens 1453 20
36 0 Julia Görges 1423 20
36 0 Caroline Wozniacki 1463 16
37 0 Saisai Zheng 1380 24
38 1 Veronika Kudermetova 1373 27
39 -1 Kristina Mladenovic 1335 26
40 1 Anastasija Sevastova 1288 22
41 1 Jeļena Ostapenko 1256 23
42 1 Polona Hercog 1205 20
43 1 Rebecca Peterson 1195 23
44 1 Ons Jabeur 1185 21
45 7 Jennifer Brady 1179 24
46 0 Svetlana Kuznetsova 1178 16
47 0 Caroline Garcia 1145 25
48 2 Danielle Collins 1115 20
49 2 Cori Gauff 1082 13
50 -1 Iga Swiatek 1079 14

CASA ITALIA

Ritorniamo ad avere due rappresentanti in top 100. Migliorano sensibilmente Martina Trevisan (+4, n.146) e Giulia Gatto-Monticone (+5, n.148). Con loro, sono quattro le atlete presenti nelle prime 150 del mondo. La nostra n.1 sarà impegna ad Acapulco questa settimana insieme a Sara Errani.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
94 2 Jasmine Paolini 27 689
100 2 Camila Giorgi 19 654
146 4 Martina Trevisan 25 413
148 5 Giulia Gatto-Monticone 22 409
158 0 Elisabetta Cocciaretto 17 391
185 -1 Sara Errani 24 321
188 -1 Martina Di Giuseppe 27 315
294 -1 Martina Caregaro 17 190
302 7 Stefania Rubini 20 180
310 1 Jessica Pieri 26 174
313 2 Bianca Turati 12 167
329 1 Lucia Bronzetti 23 154
343 5 Cristiana Ferrando 23 136
381 3 Lucrezia Stefanini 23 116
389 4 Deborah Chiesa 20 112
421 -5 Camilla Scala 14 100
435 2 Federica Di Sarra 13 94
447 1 Gaia Sanesi 16 91
454 2 Tatiana Pieri 22 88
457 7 Camilla Rosatello 15 87

NEXT GEN RANKING

Cori Gauff sale di un posto e supera Iga Swiatek.  L’americana è ora n.4. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2000).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 4
2 0 Dayana Yastremska 2000 25
3 0 Amanda Anisimova 2001 29
4 1 Cori Gauff 2004 49
5 -1 Iga Swiatek 2001 50
6 0 Anastasia Potapova 2001 97
7 0 Varvara Gracheva 2000 101
8 0 Katarina Zavatska 2000 106
9 0 Caty McNally 2001 116
10 0 Ann Li 2000 124

NATION RANKING

Non cambiano le prime tre posizioni in classifica. La Cina, affiancata alla Russia al n.3 una settimana fa, retrocedeal n.4. Si scambiano il posto Germania e Ucraina. Rientrano in classifica Australia e Romania al posto di Belgio e Spagna. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 25
2 0 Repubblica Ceca 32
3 0 Russia 94
4 -1 Cina 96
5 0 Kazakistan 110
6 1 Germania 125
7 -1 Ucraina 131
8 0 Francia 138
9 Australia 151
10 Romania 155

RACE Variazione Giocatrice Punti
1 0 Sofia Kenin 2111
2 0 Garbiñe Muguruza 1570
3 2 Simona Halep 1350
4 -1 Ashleigh Barty 1251
5 -1 Elena Rybakina 1200
6 0 Kiki Bertens 810
7 0 Ekaterina Alexandrova 755
8 0 Petra Kvitova 715
9 0 Karolina Pliskova 700
9 0 Anett Kontaveit 586
11 0 Anastasia Pavlyuchenkova 541
12 2 Ons Jabeur 534
13 0 Shuai Zhang 493
14 -2 Maria Sakkari 482
15 0 Madison Keys 435
16 4 Elise Mertens 415
17 -1 Serena Williams 410
18 -1 Dayana Yastremska 377
18 -1 Danielle Collins 365
20 -1 Qiang Wang 362

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La Piccola Biblioteca di Ubitennis. Top 10 dei libri sul tennis (prima parte)

Se il tennis giocato è fermo quello raccontato non dorme mai. Ecco l’antidoto di Ubitennis al coronavirus: i migliori 10 libri di tennis di sempre

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Gianni Clerici, bacheca delle balette (2014)

1.Fisher M. J. (2009), Terribile splendore. La più bella partita di tennis di tutti i tempi, tr. it Cognetti P. e Bonfanti F., 66th and 2nd, 2013

La Più Bella Partita di Sempre, dentro il libro più bello mai scritto intorno al tennis. Se credete che Federer vs Nadal abbiano rappresentato la vetta emotiva di questo sport, dopo questo libro guarderete il tennis da un’altra prospettiva. Verrete proiettati in un tempo che non c’è più e assisterete dal centrale di Wimbledon alla semifinale di coppa Davis tra Germania e Stati Uniti. Da una parte quello che sarà il primo uomo a completare il Grande Slam e dall’altra un aristocratico barone il cui aspetto e lignaggio rappresentava la sintesi perfetta della propaganda ariana. Da una parte Donald Budge, dall’altra il barone von Cramm. Un figlio della classe media cresciuto a jazz e campetti di periferia contro uno che andava a cavallo quando gli altri non sapevano ancora leggere o scrivere. Annus domini: 1937. Luogo: Centrale di Wimbledon. Posta in gioco: la libertà (quella vera).

Se da soli questi presupposti dovrebbero invogliare alla lettura, in realtà il libro è molto di più. Marshall Jon Fisher usa quella partita come il prisma della celebre copertina dei Pink Floyd. La Partita Più Bella di Sempre entra come un fascio luminoso e si riverbera in mille luci. Ogni luce una storia. Quella del Grande Bill Tilden da sola vale l’intero libro. È un libro dentro il libro. Seguire la sua vicenda è attraversare l’alba del tennis e farsi un giro su un palcoscenico di qualche teatro d’inizio secolo. C’è tutto. La sua infanzia, gli anni del suo dominio, la sua omosessualità, il suo crepuscolo, gli atteggiamenti da divo, l’ipocrisia di un secolo e la sua morte solitaria su di un letto con accanto quelle racchette che non abbandonò mai. Insomma “Terribile splendore” è una specie di capolavoro che tutti gli appassionati di tennis dovrebbero leggere per decreto legge.

2. Clerici G. QUALSIASI COSA ABBIA SCRITTO. Valgono anche i pezzi di cronaca[1], le cartoline agli amici o la lista per la spesa

Siccome però da qualche parte bisognerà pure iniziare, per non sbagliare direi 500 anni di Tennis, Divina, Gesti Bianchi e il Tennis nell’arte, un quadrilatero perfetto che mescola storia (del tennis), un grande inchino alla più grande tennista di sempre (Susanne Lenglen), letteratura a cinque stelle e arte. Con le dovute proporzioni Omero sta alla guerra di Troia come Clerici sta al tennis.

3. Wallace D. F. VALE QUELLO DETTO PER CLERICI

Siccome però Federer come esperienza religiosa l’ha letto anche mia nonna e Infinite Jest è sì un capolavoro, “il monolite nero della letteratura contemporanea” ma è (quasi) illeggibile, consiglierei Wallace D. F. (1999) L’abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l’assurdità e la completezza del genere umano, un saggio di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa perché lo ha scelto anche Andrea Petkovic, contenuto in Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più, Minimum fax, Roma, 1999, trad. Vincenzo Ostuni, Christian Raimo e Marina Testa (1997).

Un Wallace a pieni giri davanti alla cosa che ama di più: il Tennis. Non saprei dirla meglio, quelle 50 pagine sono semplicemente inmigliorabili. Mandato a seguire da vicino la giovane promessa americana Michael Joyce attraverso il Vietnam delle qualificazioni degli Open Canadesi “che somigliano alle raffinate finali che si vedono in TV più o meno quanto un macello assomiglia a un pezzo di filetto presentato elegantemente in un ristorante”, il tennis viene fotografato ai raggi x, e ci è restituito dentro la miglior grana letteraria immaginabile. Descrizioni al fulmicotone diluite dentro un reportage quasi esistenzialista (ma allegro) che chiama in causa il concetto di “scelta” e quello di “libertà” più o meno all’interno della trappola dorata del successo e del tennis professionistico. Un esempio: “Michael Chang, 23 anni e n. 5 del mondo, sembra composto di due persone cucite insieme grossolanamente: un tronco normale appollaiato su delle enormi gambe muscolose e completamente prive di peli. Ha la testa a fungo, capelli neri come l’inchiostro e un’espressione di profonda e ostinata infelicità, la faccia più infelice che io abbia mai visto al di fuori di un corso post-laurea di scrittura creativa”.

 
David Foster Wallace

4. Drucker J. (2004), Jimmy Connors mi ha salvato la vita, tr. it Di Falco D., Effepi Libri, 2006

Se nella teoria evoluzionista di Darwin il grande problema è sempre stato trovare il famoso anello di congiunzione, nel tennis il problema non si pone. Il maschio alfa, che ha mandato in soffitta i gesti bianchi e ha catapultato il tennis nell’era contemporanea, ha un nome e un cognome preciso: Jimmy Connors. Se prima di lui il tennis era uno sport snob, elitario, da gentiluomini, in ultima analisi anglosassone, dopo di lui si è trasformato in uno sport di massa, competitivo, spettacolare e spietato. In due parole americano. Con Jimbo il tennis da hobby agonistico è diventato un misto ad alta tensione tra pugilato e rock and roll. Sport, più show. Business, più rissa da saloon. Lo stupendo libro di Drucker ci racconta questo enigma a stelle e strisce in maniera sorprendente. Non una biografia ma due. La storia di Connors viene intrecciata con quella dell’autore, consapevole di quanto la sua vita sarebbe stata diversa senza quella del campione americano, perché, se non lo sapevate, il tennis e la scrittura possono salvare la vita.

5. Picasso Petzschner

Non saprei come dirla meglio. Tolto il totem (Clerici) Picasso Petzschner è di gran lunga il miglior scrittore di tennis in Italia. Poco importa se lo conosciamo in quindici, se non ha mai pubblicato un libro e se non sappiamo nemmeno il suo vero nome. Dovete “accontentarvi” di andare sul suo blog dal titolo azzeccatissimo: Tennis e Psiche. Decine e decine di pagine sul tennis tra satira sociale, spleen esistenziale e pennellate d’autore. Avete presente Bukowski dopo una notte di whisky che va a scommettere sulle corse di cavalli? Dove gli altri vedono dollari e adrenalina lui vede una cruda radiografia della vita che cola bellezza andata a male da tutti i pori. Fatte le dovute proporzioni Picasso Petzschner, gioca la stessa partita. Sostituite il whisky con birra Peroni spuntata, Los Angeles con Tor Pignattara ma è sempre vita cruda quella che viene fuori dalla sua penna. Quasi che su quelle tele immaginarie, che ci ostiniamo a chiamare campi di tennis, si possano davvero divinare i destini e le miserie degli esseri umani.

Dimenticatevi la cronaca, i numeri, l’obiettività e il politicamente corretto. Nella poetica di Picasso la bellezza di un gesto, meglio ancora se perdente, è in grado di riscattare una vita anonima fatta di pomeriggi afosi trascorsi su divani comprati su Postal Market. Credo che se gli chiedessero chi è il più grande giocatore di tutti i tempi lui risponderebbe serissimo “McEnroe”. “E tra quelli in attività?” “McEnroe”, e non sarebbe una battuta.

[1] Clerici G. (2010), Gianni Clerici agli internazionali d’Italia, Mondadori e Clerici G. (2013), Wimbledon. Sessant’anni di storia dal più importante torneo del mondo, Mondadori

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Editoriali del Direttore

Lo so e lo so che c’è di peggio, ma è un mini-choc

Dopo 46 Wimbledon di fila, da Connors-Rosewall a Djokovic-Federer, questa cancellazione dei Championships è per me quasi come l’interruzione di un’esperienza religiosa, un piccolo trauma. Due anni interi vissuti in Church Road, mille momenti, mille ricordi indelebili

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

Non c’è più neanche Wimbledon. Anche i Championships che dall’edizione del 1877 vinta da Spencer Gore a oggi si erano interrotti soltanto in occasione delle prime due guerre mondiali, 1915-1918 e 1940-1945 (sul Centre Court i tedeschi nel 1940 avevano sganciato una bomba che lo aveva quasi interamente distrutto), e che dal 1946 con la vittoria del gigante francese Ivan Petra si erano disputati per 74 anni di fila… si sono dovuti arrendere al Coronavirus. Stiamo combattendo una terza guerra mondiale contro un nemico invisibile ma che non ha coinvolto soltanto alcune nazioni come le prime due guerre, ma proprio tutto il mondo. Una guerra planetaria.

Lo so bene che ci sono cose e situazioni molto più gravi di uno stop ai Championships in Church Road. Lo so bene che l’importante è la salute e che tanti, troppi l’hanno persa per sempre. Lo so bene che tante famiglie, troppe, hanno perso i loro cari e non hanno avuto nemmeno la possibilità di vederli, di star loro vicino fino all’ultimo, perfino di seppellirli e di sapere dove hanno messo i loro corpi. Lo so bene che quelle sono le vere tragedie. Lo so bene che tante famiglie continueranno a soffrire le conseguenze di questo terribile virus, nel ricordo straziante di chi non c’è più e nella difficoltà di risollevare situazioni economiche seriamente compromesse di aziende intere con i loro dipendenti, di attività familiari, di lavori perduti, di casse integrazioni umilianti, di ostacoli burocratici di tutti i tipi.

Lo so bene che posso considerarmi molto fortunato perché la mia casa è abbastanza grande da averci permesso di condividere questo mese di clausura forzata in sette persone di famiglia senza patire le difficoltà di chi si è trovato invece a vivere in spazi angusti, in condizioni disagiate e con financo difficoltà di approvvigionamento. Lo so bene che già per il solo fatto di non avere avuto sintomi – fin qui almeno – è già una gran fortuna.

 

Lo so bene che siamo in decine e decine di milioni di italiani a non avere alcuna idea se siamo positivi oppure no, o se lo siamo stati, perché il tampone non abbiamo potuto farlo, né sappiamo quando ci sarà tolta questa spada di Damocle.

Lo so bene che non avere perso nessuno dei familiari più cari e degli amici più vicini è anch’essa una grande, impagabile fortuna.

Non avrebbe quindi alcun senso, mentre ancora la pandemia infuria e nessuno sa quando potrà essere davvero sradicata del tutto – temo fino a che la scienza non ci regalerà un vaccino che ci copra anche dalle possibilità di ricadute – mostrare eccessivo dispiacere per lo sport che si ferma, in mezzo a mille attività obiettivamente più importanti e fondamentali, per il tennis che non si gioca più, né nei circoli, né nei tornei, quindi togliendoci anche la possibilità di distrarsi dai drammatici bollettini del Coronavirus almeno in TV.

Orfani del tennis – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Lo so bene che la sopravvivenza di Ubitennis, per quanto una ventina di persone ne traggano qualche beneficio, non può essere considerata una priorità nell’emergenza nazionale.

Infatti non intendo assolutamente lamentarmi per il fatto che dodici anni di lavoro indefesso – in casa me lo chiamano più fesso che indefesso – per sviluppare questo sito di tennis in termini di credibilità giornalistica, traffico e autosufficienza economica rischino di perdere parte dell’avviamento faticosamente costruito. Ci sta e sappiamo che tanti stanno peggio perché noi abbiamo sviluppato esperienze che ci consentiranno di sopravvivere. Siamo fiduciosi se anche dovessimo perdere tutto il 2020 di tennis, di sponsor.

Ho lottato, via via con tutti i ragazzi che hanno collaborato impegnandosi tantissimo in questi anni a Ubitennis.com ma anche Ubitennis.net e Ubitennis.es, per assicurare un futuro a loro più che a me stesso ormai “âgée”- mi rifugio nei francese perché scrivere vecchio mi disturba – visto che i miei due figli hanno preso tutta un’altra strada professionale. Ma io, e credo anche loro, l’abbiamo fatto consapevoli delle difficoltà che ci sarebbero state e senza mai troppo illudersi. Ora che stavamo per tirare finalmente la testa fuori dall’acqua e cominciavamo a intravedere orizzonti più rosei, questo Coronavirus ci ha maledettamente preso in contropiede come un tweener vincente di Federer.

Vero peraltro che in questo mese di marzo Ubitennis ha retto incredibilmente bene, perché abbiamo continuato ad avere – senza tennis giocato – fra le trenta e le quarantamila visite al giorno. Per questo devo rivolgere un grande, grandissimo grazie a chiunque stia continuando a leggerci quotidianamente, nonché a tutti i collaboratori perché so che abbiamo in cascina una trentina di articoli inediti (non quindi materiale d’archivio) pronti all’uscita – tutta una serie di interviste a grandi personaggi del tennis mondiale e nazionale, una serie di video-ritratti di campioni, accompagnati da dati e aneddoti, statistiche, belle storie tennistiche i cui prodromi avete forse già visto nei giorni scorsi e una chicca in via di sviluppo: un progetto di podcast live, una storia di UbiRadio settimanale, che vogliamo far partire il prima possibile.

Tutto ciò premesso, consentitemi di dire che il sottoscritto – come invidio a Gianni Clerici di essersi per primo autonominato “lo scriba”… è così brutto definirsi il sottoscritto oppure usare la perifrasi “chi scrive” – pur consapevole di tutto il peggio che mi poteva capitare, è tuttavia un tantino turbato nel ritrovarsi chiuso in casa con la prospettiva di non andare a Wimbledon dopo averlo fatto per 46 anni di fila. Una vita insomma. Dal ‘74 a oggi, Connors batte Rosewall fino a Djokovic che cancella due match point a Federer e trionfa, non ne avevo saltata una sola edizione, un solo giorno. 92 settimane che fra giorni d’arrivo, di partenza e qualche rinvio piovoso al lunedì (più il torneo olimpico del 2012 vinto da Andy Murray) sono due anni di vita vissuta in Church Road, dal mattino presto a notte.

Wimbledon 2019 di notte (foto via Twitter, @Wimbledon)

Non so perché, ma i 46 tornei al Country Club di Montecarlo, i 48 al Foro Italico, i 44 Roland Garros (da Adriano Panatta campione nel ’76 su Harold Solomon al dodicesimo trionfo di Rafa Nadal nel 2019), mi hanno fatto meno effetto, colpito meno. Forse perché guardavo avanti, perchè il momento topico della stagione tennistica per me è rimasto nostalgicamente sempre il leggendario Wimbledon, il torneo che si gioca nel Tempio del tennis, non a caso il torneo di cui ricordo una per una e senza nessuno sforzo tutte le finali e migliaia di particolari, di aneddoti, di storie, di personaggi, di vita vissuta. Wimbledon mi mancherà incredibilmente. Avevo scritto di getto ‘terribilmente’, ma ho subito corretto perché come detto sopra, le assenze e le cose terribili sono ben altre, però per molto più di metà della mia vita per me andare a Wimbledon è stata soltanto un po’ meno esperienza religiosa che per un pellegrino recarsi ad un luogo santo. Ci sarei andato a piedi.

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Focus

Wimbledon cancellato, Federer: “Non vedo l’ora di tornare il prossimo anno”

Numerosi giocatori hanno commentato con dispiacere la notizia di ieri. Da Murray a Serena Williams, passando per Halep, Gauff e Kvitova. Tutte le reazioni social

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Era atteso da più parti, e alla fine lo stop a Wimbledon 2020 è arrivato nella giornata di mercoledì. Questo non significa però che il colpo sia più facile da digerire, sia per i tifosi sia soprattutto per i giocatori, che più di tutti vivono nella mistica di SW19. Molti hanno affidato le proprie reazioni ai social media, come da costume – non che ci possano essere altri modi in queste settimane, peraltro. La più attesa non poteva che essere quella di Roger Federer. Non ce ne vogliano i fan degli altri big, ma il responso dello svizzero è per forza il primo della lista, per vari motivi.

Innanzitutto, Federer fa più o meno manifestamente della ‘Quest’ per il nono titolo la ragione principale per continuare a giocare, oltre all’amore smisurato che nutre per il tennis; è quello con la liaison più intensa con Wimbledon; è sostanzialmente l’unico big che gioca la stagione su erba per intero (quest’anno avrebbe probabilmente partecipato a tre tornei, vista l’assenza sulla terra); e, infine, ogni edizione potrebbe essere la sua ultima, e quindi la cancellazione non dà garanzie su sue partecipazioni future, visto che Wimbledon 2021 si svolgerà poche settimane prima del suo ingresso fra gli “anta”.

Per fortuna, però, Roger ha pubblicato una storia su Instagram con cui ha tranquillizzato i suoi adepti, scrivendo: “Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo. Tutto questo ci fa apprezzare ancora di più il nostro sport”. Decisamente più funereo il mood del tweet di qualche minuto prima, quando la reazione a caldo era finita su Twitter, con una sola parola, “devastato”, seguita da una GIF sull’impossibilità di esprimere il proprio dolore… con una GIF:

 

Non sono ancora arrivati commenti da parte del campione in carica, Nole Djokovic, né da parte di Rafa Nadal, mentre Andy Murray ha scritto un post su Facebook, rammaricandosi in egual modo anche per il Queen’s ma richiamando l’attenzione sulle problematiche più serie che hanno portato alla decisione del Board londinese:

Very sad that the Fever-Tree Championships and Wimbledon have been cancelled this year but with all that is going on in…

Pubblicato da Andy Murray su Mercoledì 1 aprile 2020

Va anche detto che Muzza è fermo da novembre, e l’annullamento gli darà la possibilità di essere molto più competitivo il prossimo anno (a scanso di nuove ricadute), e sappiamo quanto il pubblico britannico aneli a un suo ritorno in grande stile sui giardini della capitale anche nel singolare.

Sul fronte femminile, invece, le finaliste della scorsa edizione, Simona Halep e Serena Williams, hanno a loro volta utilizzato Twitter. Qui la rumena…

…e l’icastica (in questa occasione soltanto) americana, sette volte trionfatrice ai Championships:

A loro si aggiungono Coco Gauff, che si è costruita un seguito cult durante la scorsa edizione, e due vincitrici degli anni passati quali Petra Kvitova e Angelique Kerber:

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