Tennis e mental coaching: penso, dunque gioco

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Tennis e mental coaching: penso, dunque gioco

In questi giorni non possiamo scendere in campo, ma possiamo allenarci mentalmente. Alcune indicazioni su come gestire questa pausa obbligata e magari migliorare il nostro tennis

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Novak Djokovic - US Open 2015

Cosa posso fare, in questi giorni di stop forzato in casa, per il mio tennis? Una domanda, questa, che probabilmente avrà attraversato la mente della maggior parte dei tennisti, di qualsiasi livello, quando è diventato chiaro che ci vorrà un po’ di tempo prima di poter tornare ad impugnare una racchetta su un campo da tennis.

Data la situazione che stiamo vivendo a qualcuno potrà forse sembrare una domanda un po’ superficiale da porsi (molto meno, ovviamente, se a farsela è chi di tennis vive, come i giocatori professionisti, i maestri di tennis e le altre figure professionali legate al nostro sport). Ma dall’altro canto poter spostare in questo momento il focus della nostra attenzione su una nostra passione – o sul nostro lavoro, come appunto nel caso dei “pro” –  può invece rappresentare un modo per distrarsi un po’ dalla difficile situazione che stiamo vivendo e guardare, con ottimismo, al futuro, quando tutto questo non sarà che un brutto ricordo. In questo articolo forniremo alcune indicazioni su quali tecniche di mental coaching possono tornare utili ad un tennista per lavorare sul proprio tennis anche in questo periodo, in cui si trova a dover rimanere in casa e non può allenarsi in maniera tradizionale sul campo.

Modelliamo i nostri colpi

La prima tecnica che possiamo utilizzare è indubbiamente la visualizzazione, o imagery. Nello specifico, utilizzandola per mantenere o migliorare la qualità dei nostri colpi. Partendo dalla scelta del modello, ovvero del giocatore (o giocatrice) che prendiamo come riferimento nell’esecuzione dei singoli gesti tecnici. Questa particolare tecnica di visualizzazione si chiama infatti modeling (ad essere precisi, other-modeling, dato che usiamo come modello un altro giocatore e non noi stessi). Ne avevamo parlato nel dettaglio in un altro articolo, che vi invitiamo a rileggere per capire come utilizzarla. Questa tecnica può anche essere impiegata per il modellamento di schemi tattici, prendendo quindi come riferimento non un solo gesto tecnico ma una sequenza di due o più colpi (ad esempio, il classico schema servizio– dritto) utilizzata da un determinato giocatore.

Teniamo attive (o creiamo) le nostre routine

Per chi già le utilizza, un altro ambito di lavoro sono le routine, o meglio la tecnica dell’ancoraggio sulle quali sono basate. Anche a routine e ancoraggi avevamo dedicato un articolo specifico, e anche in questo caso vi invitiamo a rileggerlo per gli approfondimenti del caso. Qui ricorderemo solo che l’ancoraggio si basa sulla capacità del nostro cervello di creare una relazione tra uno stato d’animo o un’emozione (come, ad esempio, la fiducia in se stessi, la determinazione, il coraggio, la gioia) e uno stimolo ben preciso (un gesto, una parola, una immagine visualizzata mentalmente o anche una combinazione di questi). E che viene mantenuto efficace se adeguatamente allenato. Quindi più attiviamo quello stimolo (l’ancora), più diventa efficace il richiamo di quel determinato stato emotivo di cui vogliamo disporre in quel momento. E di conseguenza le routine diventano – concedeteci il gioco di parole – routinarie.

In un periodo di cui non possiamo calcare i campi da gioco può perciò essere utile ripetere l’esercizio con il quale inizialmente abbiamo creato l’ancora, quello nel quale abbiamo associato lo stato allo stimolo, in genere attraverso il ricordo di un evento del passato in cui avevamo sperimentato in maniera veramente significativa lo stato emotivo in questione. Altro modo per mantenere adeguatamente allenata l’ancora è fare nuovamente ricorso alla visualizzazione, immaginando di essere in campo, in una determinata situazione di gioco in cui abbiamo bisogno di trovarci in quello stato, e visualizzando l’attivazione dello stimolo ed il conseguente richiamo dello stato. Si tratta in questo caso di esercitazioni che sono consigliate a chi ha già una certa dimestichezza con queste tecniche.

 
Una delle routine più famose del tennis, quella di Nadal al servizio (foto: usatoday.com)

Per chi invece non avesse ancora delle routine, questo può essere il momento giusto per iniziare a pensarci. Si può cominciare mettendosi innanzitutto seduti al tavolo, per riflettere e poi scrivere su un foglio quale stato d’animo avremmo bisogno di richiamare in determinate situazioni. Maggior attivazione all’inizio del match? Più coraggio nelle palle break? Maggior determinazione quando si arriva ai game decisivi del set? Possono essere diverse le situazioni in cui potremmo aver bisogno di essere più efficaci dal punto di vista mentale in campo. Una volta messa giù la lista, possiamo magari fare il passo successivo: sperimentare e creare un’ancora. Internet ci viene ovviamente in aiuto, tra video, articoli ed estratti da libri sull’argomento. E se poi decidiamo – chiaramente in considerazione del nostro livello di gioco –  che vogliamo fare anche un altro passo e avere il supporto di un professionista in questo passaggio, beh, i mental coach lavorano via Skype anche in questo periodo.

Controlliamo (o definiamo) i nostri obiettivi

Last but non least, un altro aspetto su cui poter lavorare in questo periodo sono sicuramente gli obiettivi, argomento di cui data l’importanza – l’inciso iniziale non era casuale – abbiamo parlato approfonditamente in un paio di articoli (Tu chiamali se vuoi, obiettivi e Il goal setting minuto per minuto), ed il conseguente piano d’azione (abbiamo parlato anche di questo). Se per questa stagione ci siamo fissati degli obiettivi ben precisi, durante questa pausa forzata può essere opportuno andare a riprenderli e analizzarli, valutando se sia il caso o meno ridefinirli. Una cosa che periodicamente è sempre bene fare, per verificare se siano ancora in linea con la nostra situazione attuale: a maggior ragione quando la nostra situazione attuale ha un impatto così rilevante su tutti gli ambiti della nostra esistenza. Ci sarà chi obietterà che in questo momento non sappiamo esattamente quando ripartiremo, variabile importante nel ridefinire gli obiettivi e soprattutto il relativo piano d’azione. Vero, ma nessuno ci vieta di rimodularli adesso, ipotizzando di riprendere ad inizio aprile – come detto all’inizio, una ventata di ottimismo per il futuro aiuta – e poi eventualmente ritararli nuovamente tra un paio di settimane, se ce ne sarà la necessità.

Opportuno però lavorarci, sennò in una situazione in cui ci troviamo a non giocare e a non avere certezze su quando riprenderemo, se ci frullano in testa anche gli obiettivi che ci siamo dati all’inizio dell’anno – specie se sono un giocatore di un certo livello – e che ogni giorno che passa ci rendiamo conto diventano sempre meno raggiungibili, la frustrazione aumenta. E in questo momento non ne abbiamo proprio bisogno.
Se invece degli obiettivi ben chiari non ce li siamo (ancora) dati, anche in questo caso il suggerimento è quello di valutare se non sia giunto il momento di farlo. L’invito è quindi di leggere gli articoli sopra citati e poi di sedersi – eh, sì, nuovamente – al tavolo per iniziare a mettere giù i proprio obiettivi (ben formati, ovviamente) e definire conseguentemente il piano d’azione. Perché, come diceva Antoine De Saint-Exupéry, l’autore de Il piccolo principe, un obiettivo senza un piano è solo un desiderio. E anche in questo caso il web ci può fornire ulteriore supporto per muovere i primi passi nel goal setting e nell’action planning. Per poi valutare anche in questo caso – dipende ovviamente sempre dal livello e dalle ambizioni del giocatore – se contattare un professionista.

Insomma, anche se non possiamo scendere in campo, se vogliamo di lavoro da fare sul nostro tennis ne abbiamo. Magari – qui ci rivolgiamo soprattutto a chi non ha mai usato queste tecniche – si tratta di cose a cui abbiamo già pensato, ma per le quali non abbiamo mai trovato il tempo, immersi nei ritmi della nostra quotidianità. In questo momento quel tempo c’è. E se, come dice un certo Novak Djokovic, uno che di come si gestisce mentalmente un match di tennis ne capisce, “Ti sembra che l’incontro si svolga in campo, in realtà si svolge fra le tue orecchie”, allora anche in un periodo come questo abbiamo la possibilità di fare qualcosa per prepararci a quell’incontro. E non poco. Così, quando torneremo in campo (perché ci torneremo, e presto) scopriremo che, una volta tolta la polvere dalla nostra racchetta e la ruggine dai nostri colpi, questo stop ci avrà dato degli strumenti per diventare dei giocatori migliori. Sarà un motivo in più per sorridere e godersi il tanto atteso ritorno alla normalità.


Mental coach sportivo e giornalista pubblicista, Ilvio Vidovich dal 2014 è collaboratore di Ubitennis, per cui ha seguito da inviato le ultime due edizioni del Roland Garros, tornei ATP e Coppa Davis. Personal coach certificato, ha conseguito un Master in Coaching, una specializzazione in Sport Coaching e tre livelli di specializzazione internazionale in NLP (Programmazione Neuro Linguistica), tra i quali quello di NLP Coach, ed è membro del Comitato Scientifico della ISMCA. È anche istruttore FIT e PTR.

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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ATP

Murray vince in rimonta a Rotterdam, fuori Auger-Aliassime

Andy Murray recupera un set ad Haase e passa il turno. Il finalista 2020 Felix Auger-Aliassime si arrende in due set a Kei Nishikori. Fucsovics vince il tie-break decisivo contro Reilly Opelka

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Andy Murray - Rotterdam 2021 (foto Twitter @ABNAMROWTT)

Prima giornata dell’ABN AMRO World Tennis Tournament di Rotterdam, tradizionale appuntamento con l’ATP 500 olandese che costituisce il fulcro della stagione invernale europea sul cemento indoor. Dopo le rinunce di Berrettini e Sinner per infortunio, c’è un solo italiano in tabellone, Lorenzo Sonego, che esordirà mercoledì contro l’americano Tommy Paul.

Nel match di apertura del torneo il qualificato Cameron Norrie (n. 65 ATP), che aveva conquistato l’accesso al tabellone principale a scapito del nostro Andreas Seppi, ha liquidato in due rapidi set il georgiano Nikoloz Basilashvili (n. 40 ATP), che continua il suo momento di crisi che dura dalla ripresa del circuito dopo la sosta per il COVID-19. Solo due vittorie per lui dall’agosto scorso, entrambe conquistate nell’ATP di Antalya ad inizio 2021, contro ben 14 sconfitte.

Successivamente si è avuta l’uscita di scena prematura della testa di serie n. 7, il canadese Felix Auger-Aliassime (n. 19 ATP) che è stato eliminato da Kei Nishikori, ora sceso al n. 45 del ranking ma pur sempre pericoloso soprattutto su queste superfici. In un primo set molto combattuto, nel quale Auger-Aliassime è arrivato a due punti dal set sul 6-5 15-30, il nipponico è riuscito a fare i punti importanti nel tie-break, vinto 7-4. Da quel momento in poi Nishikori ha preso il largo, vincendo facilmente anche il secondo set, anche perché il giovane canadese è stato costretto a chiedere un medical time-out per un fastidio muscolare alla gamba destra. Avrebbe potuto essere una sconfitta costosa a livelli di ranking per lui, dal momento che lo scorso anno aveva raggiunto la finale in questo torneo, ma in virtù delle speciali regole per la classifica introdotte dopo l’arrivo della pandemia potrà conservare i 300 punti conquistati nel 2020 per altri 12 mesi.

 

Nel tardo pomeriggio è sceso in campo l’ex n.1 del mondo Andy Murray (ora sceso al n. 123 del ranking), che ha beneficiato di una wild card degli organizzatori affrontando al primo turno un’altra wild card, ovvero il giocatore di casa Robin Haase, anche lui precipitato in classifica fino al 193esimo posto ma con un recente passato da Top 50.

Per la seconda volta nella stagione Murray ha ribaltato il risultato della partita dopo aver perduto il primo set, venendo fuori alla distanza con una serie di sei giochi consecutivi che dallo 0-3 nel set decisivo lo hanno visto aggiudicarsi il terzo parziale per 6-3 dopo oltre due ore e mezzo di gioco. Murray si è dovuto salvare da due delicatissime palle break sul 3-3 del secondo set, le uniche concesse da entrambi i giocatori nel parziale, che se sfruttate avrebbero probabilmente dato il via libera al giocatore olandese.

In chiusura di programma c’è stata un’altra maratona di quasi tre ore, terminata quasi all’1.30 del mattino, nella quale il qualificato Marton Fucsovics (n. 59 ATP) ha avuto la meglio al tie-break del terzo set dello statunitense Reilly Opelka (n. 38 ATP). Partita decisa da tre tie-break, dominata dai servizi, nella quale ci sono stati solamente due break, nel secondo e nel terzo game del match. Opelka era andato subito avanti 2-0, ma si è fatto immediatamente breakkare da Fucsovics nel gioco successivo. Decisiva nel tie-break finale una risposta di diritto del giocatore ungherese che ha ottenuto il punto decisivo per poi chiudere 7-4 e conquistare il lasciapassare per il turno successivo.

Risultati completi:

[Q] M. Fucsovics b. R. Opelka 7-6(2) 6-7(4) 7-6(4)
K. Nishikori b. [7] F. Auger-Aliassime 7-6(4) 6-1
[WC] A. Murray  b. [WC] R. Haase 2-6 7-6(2) 6-3
[Q] C. Norrie b. N. Basilashvili 6-0 6-3

Programma martedì 2 marzo

CENTRE COURTdalle 11:00
A. de Minaur vs J. Millman
non prima delle 12:30
[Q] M. Giron vs [4] A. Rublev
non prima delle 14:30
[8] S. Wawrinka vs K. Khachanov
non prima delle 19:30
[SE] E. Gerasimov vs [2] S. Tsitsipas
B. Coric vs [WC] B. Van de Zandschulp

COURT 1dalle 11:00
[PR] B. McLachlan/K. Nishikori vs [3] W. Koolhof/ L. Kubot
non prima delle 12:30
H. Hurkacz vs A. Mannarino
[Q] J. Chardy vs U. Humbert
After Suitable Rest – P. Herbert/J. Struff vs F. Auger-Aliassime/H. Hurkacz
non prima delle 19:00
[4] M. Melo/J. Rojer vs K. Krawietz/H. Tecau

Il tabellone aggiornato

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