Tennis e mental coaching: penso, dunque gioco

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Tennis e mental coaching: penso, dunque gioco

In questi giorni non possiamo scendere in campo, ma possiamo allenarci mentalmente. Alcune indicazioni su come gestire questa pausa obbligata e magari migliorare il nostro tennis

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Novak Djokovic - US Open 2015

Cosa posso fare, in questi giorni di stop forzato in casa, per il mio tennis? Una domanda, questa, che probabilmente avrà attraversato la mente della maggior parte dei tennisti, di qualsiasi livello, quando è diventato chiaro che ci vorrà un po’ di tempo prima di poter tornare ad impugnare una racchetta su un campo da tennis.

Data la situazione che stiamo vivendo a qualcuno potrà forse sembrare una domanda un po’ superficiale da porsi (molto meno, ovviamente, se a farsela è chi di tennis vive, come i giocatori professionisti, i maestri di tennis e le altre figure professionali legate al nostro sport). Ma dall’altro canto poter spostare in questo momento il focus della nostra attenzione su una nostra passione – o sul nostro lavoro, come appunto nel caso dei “pro” –  può invece rappresentare un modo per distrarsi un po’ dalla difficile situazione che stiamo vivendo e guardare, con ottimismo, al futuro, quando tutto questo non sarà che un brutto ricordo. In questo articolo forniremo alcune indicazioni su quali tecniche di mental coaching possono tornare utili ad un tennista per lavorare sul proprio tennis anche in questo periodo, in cui si trova a dover rimanere in casa e non può allenarsi in maniera tradizionale sul campo.

Modelliamo i nostri colpi

La prima tecnica che possiamo utilizzare è indubbiamente la visualizzazione, o imagery. Nello specifico, utilizzandola per mantenere o migliorare la qualità dei nostri colpi. Partendo dalla scelta del modello, ovvero del giocatore (o giocatrice) che prendiamo come riferimento nell’esecuzione dei singoli gesti tecnici. Questa particolare tecnica di visualizzazione si chiama infatti modeling (ad essere precisi, other-modeling, dato che usiamo come modello un altro giocatore e non noi stessi). Ne avevamo parlato nel dettaglio in un altro articolo, che vi invitiamo a rileggere per capire come utilizzarla. Questa tecnica può anche essere impiegata per il modellamento di schemi tattici, prendendo quindi come riferimento non un solo gesto tecnico ma una sequenza di due o più colpi (ad esempio, il classico schema servizio– dritto) utilizzata da un determinato giocatore.

Teniamo attive (o creiamo) le nostre routine

Per chi già le utilizza, un altro ambito di lavoro sono le routine, o meglio la tecnica dell’ancoraggio sulle quali sono basate. Anche a routine e ancoraggi avevamo dedicato un articolo specifico, e anche in questo caso vi invitiamo a rileggerlo per gli approfondimenti del caso. Qui ricorderemo solo che l’ancoraggio si basa sulla capacità del nostro cervello di creare una relazione tra uno stato d’animo o un’emozione (come, ad esempio, la fiducia in se stessi, la determinazione, il coraggio, la gioia) e uno stimolo ben preciso (un gesto, una parola, una immagine visualizzata mentalmente o anche una combinazione di questi). E che viene mantenuto efficace se adeguatamente allenato. Quindi più attiviamo quello stimolo (l’ancora), più diventa efficace il richiamo di quel determinato stato emotivo di cui vogliamo disporre in quel momento. E di conseguenza le routine diventano – concedeteci il gioco di parole – routinarie.

In un periodo di cui non possiamo calcare i campi da gioco può perciò essere utile ripetere l’esercizio con il quale inizialmente abbiamo creato l’ancora, quello nel quale abbiamo associato lo stato allo stimolo, in genere attraverso il ricordo di un evento del passato in cui avevamo sperimentato in maniera veramente significativa lo stato emotivo in questione. Altro modo per mantenere adeguatamente allenata l’ancora è fare nuovamente ricorso alla visualizzazione, immaginando di essere in campo, in una determinata situazione di gioco in cui abbiamo bisogno di trovarci in quello stato, e visualizzando l’attivazione dello stimolo ed il conseguente richiamo dello stato. Si tratta in questo caso di esercitazioni che sono consigliate a chi ha già una certa dimestichezza con queste tecniche.

 
Una delle routine più famose del tennis, quella di Nadal al servizio (foto: usatoday.com)

Per chi invece non avesse ancora delle routine, questo può essere il momento giusto per iniziare a pensarci. Si può cominciare mettendosi innanzitutto seduti al tavolo, per riflettere e poi scrivere su un foglio quale stato d’animo avremmo bisogno di richiamare in determinate situazioni. Maggior attivazione all’inizio del match? Più coraggio nelle palle break? Maggior determinazione quando si arriva ai game decisivi del set? Possono essere diverse le situazioni in cui potremmo aver bisogno di essere più efficaci dal punto di vista mentale in campo. Una volta messa giù la lista, possiamo magari fare il passo successivo: sperimentare e creare un’ancora. Internet ci viene ovviamente in aiuto, tra video, articoli ed estratti da libri sull’argomento. E se poi decidiamo – chiaramente in considerazione del nostro livello di gioco –  che vogliamo fare anche un altro passo e avere il supporto di un professionista in questo passaggio, beh, i mental coach lavorano via Skype anche in questo periodo.

Controlliamo (o definiamo) i nostri obiettivi

Last but non least, un altro aspetto su cui poter lavorare in questo periodo sono sicuramente gli obiettivi, argomento di cui data l’importanza – l’inciso iniziale non era casuale – abbiamo parlato approfonditamente in un paio di articoli (Tu chiamali se vuoi, obiettivi e Il goal setting minuto per minuto), ed il conseguente piano d’azione (abbiamo parlato anche di questo). Se per questa stagione ci siamo fissati degli obiettivi ben precisi, durante questa pausa forzata può essere opportuno andare a riprenderli e analizzarli, valutando se sia il caso o meno ridefinirli. Una cosa che periodicamente è sempre bene fare, per verificare se siano ancora in linea con la nostra situazione attuale: a maggior ragione quando la nostra situazione attuale ha un impatto così rilevante su tutti gli ambiti della nostra esistenza. Ci sarà chi obietterà che in questo momento non sappiamo esattamente quando ripartiremo, variabile importante nel ridefinire gli obiettivi e soprattutto il relativo piano d’azione. Vero, ma nessuno ci vieta di rimodularli adesso, ipotizzando di riprendere ad inizio aprile – come detto all’inizio, una ventata di ottimismo per il futuro aiuta – e poi eventualmente ritararli nuovamente tra un paio di settimane, se ce ne sarà la necessità.

Opportuno però lavorarci, sennò in una situazione in cui ci troviamo a non giocare e a non avere certezze su quando riprenderemo, se ci frullano in testa anche gli obiettivi che ci siamo dati all’inizio dell’anno – specie se sono un giocatore di un certo livello – e che ogni giorno che passa ci rendiamo conto diventano sempre meno raggiungibili, la frustrazione aumenta. E in questo momento non ne abbiamo proprio bisogno.
Se invece degli obiettivi ben chiari non ce li siamo (ancora) dati, anche in questo caso il suggerimento è quello di valutare se non sia giunto il momento di farlo. L’invito è quindi di leggere gli articoli sopra citati e poi di sedersi – eh, sì, nuovamente – al tavolo per iniziare a mettere giù i proprio obiettivi (ben formati, ovviamente) e definire conseguentemente il piano d’azione. Perché, come diceva Antoine De Saint-Exupéry, l’autore de Il piccolo principe, un obiettivo senza un piano è solo un desiderio. E anche in questo caso il web ci può fornire ulteriore supporto per muovere i primi passi nel goal setting e nell’action planning. Per poi valutare anche in questo caso – dipende ovviamente sempre dal livello e dalle ambizioni del giocatore – se contattare un professionista.

Insomma, anche se non possiamo scendere in campo, se vogliamo di lavoro da fare sul nostro tennis ne abbiamo. Magari – qui ci rivolgiamo soprattutto a chi non ha mai usato queste tecniche – si tratta di cose a cui abbiamo già pensato, ma per le quali non abbiamo mai trovato il tempo, immersi nei ritmi della nostra quotidianità. In questo momento quel tempo c’è. E se, come dice un certo Novak Djokovic, uno che di come si gestisce mentalmente un match di tennis ne capisce, “Ti sembra che l’incontro si svolga in campo, in realtà si svolge fra le tue orecchie”, allora anche in un periodo come questo abbiamo la possibilità di fare qualcosa per prepararci a quell’incontro. E non poco. Così, quando torneremo in campo (perché ci torneremo, e presto) scopriremo che, una volta tolta la polvere dalla nostra racchetta e la ruggine dai nostri colpi, questo stop ci avrà dato degli strumenti per diventare dei giocatori migliori. Sarà un motivo in più per sorridere e godersi il tanto atteso ritorno alla normalità.


Mental coach sportivo e giornalista pubblicista, Ilvio Vidovich dal 2014 è collaboratore di Ubitennis, per cui ha seguito da inviato le ultime due edizioni del Roland Garros, tornei ATP e Coppa Davis. Personal coach certificato, ha conseguito un Master in Coaching, una specializzazione in Sport Coaching e tre livelli di specializzazione internazionale in NLP (Programmazione Neuro Linguistica), tra i quali quello di NLP Coach, ed è membro del Comitato Scientifico della ISMCA. È anche istruttore FIT e PTR.

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ATP

ATP Roma LIVE: la finale infinita, Djokovic vs Nadal

Vivi con noi l’atto finale al Foro Italico nell’atto N.57 della sfida più giocata della Storia del tennis

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17:00 – La finale degli Internazionali d’Italia 2021 sta per cominciare: la giocheranno Novak Djokovic e Rafael Nadal: non serve aggiungere altro…

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WTA

WTA Roma: Swiatek tramortisce Pliskova in finale con un doppio 6-0 ed entra in top 10

La finale femminile degli Internazionali d’Italia 2021 dura solo 46 minuti: Swiatek lascia tredici punti a una Pliskova spaesata e vince il suo terzo titolo. Da lunedì sarà in top 10, e a Parigi tra le favorite

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[15] I. Swiatek b. [9] Ka. Pliskova 6-0 6-0

Il quindicesimo e il sedicesimo bagel nella storia delle finali femminili degli Internazionali d’Italia si manifestano insieme, per grossi meriti di Iga Swiatek e cospicui demeriti di Karolina Pliskova, che perde la seconda finale di fila al Foro Italico senza alcuna possibilità di contendere il trofeo all’avversaria. Nel 2020 era stata la coscia sinistra, già fasciata a inizio partita, a costringerla al ritiro sotto 6-0 2-1 contro Simona Halep; quest’anno il fisico era (apparentemente) integro ma è mancato tutto il resto, primariamente la capacità di tenere la palla in campo.

Iga Swiatek ha dominato col doppio 6-0 una non-finale che si è conclusa in soli quarantasei minuti con lo scoraggiante score di 51 punti a 13 in favore della giocatrice polacca, al terzo titolo in carriera dopo il Roland Garros 2020 e Adelaide 2021. Grazie a questo successo, che in un certo senso ci si aspettava in virtù della sua maggior attitudine alla superficie ma che era certamente impossibile prevedere nelle proporzioni, Iga Swiatek farà il suo esordio in top 10 (e salirà al quinto posto nella Race). Quanto mai meritato, dopo le ultra-fatiche di sabato (giorno in cui ha dovuto superare sia i quarti che le semifinali, contro Svitolina e Gauff) e la prestazione impeccabile di questa domenica.

 

Sul match non c’è molto da dire, e poco da dire ha avuto anche Karolina Pliskova in fase di premiazione: “Purtroppo non è stata la mia miglior giornata. Ma devo fare i miei complimenti a Iga, che ha giocato davvero una grande partita. Ho giocato delle belle partite qui, cercherò solo di dimenticare quella di oggi!“.

Come detto non era andata granché bene nemmeno lo scorso anno; Karolina deve così ad archiviare un misero game vinto nelle ultime due finali giocate a Roma, dopo aver vinto quella del 2019 contro Konta. Subisce inoltre l’undicesimo e il dodicesimo bagel della carriera nel circuito maggiore, ma c’è un precedente piuttosto bizzarro che risale alla sua carriera a livello ITF; nel marzo 2009, pochi giorni dopo aver compiuto 17 anni, aveva subito un doppio 6-0 (l’unico della sua carriera prima di oggi) nei quarti dell’ITF giocato a Latina presso il Tennis Club Nascosa, meno di novanta chilometri di distanza dal Foro Italico. Speriamo solo abbia voglia di tornare a giocare a tennis nel Lazio, verrebbe da pensare.

Appare però doveroso concentrarsi sul tennis offerto da Iga Swiatek. Se non c’è mai stata partita, al netto dei sei doppi falli commessi dalla giocatrice ceca e del suo senso di generale impotenza, è principalmente per merito di una Swiatek che ha perso solo tre punti al servizio e interpretato l’incontro alla perfezione, trovando profondità e spin immediatamente con il primo colpo dopo il servizio (o direttamente in risposta) per impedire a Pliskova di colpire alle sue condizioni. Se infatti Karolina è una colpitrice di rara pulizia ed efficacia quando ha il tempo di trovare gli appoggi, quando deve colpire in corsa o è costretta a indietreggiare per trovare la giusta distanza, entra facilmente in confusione e inizia a sbagliare.

Oggi è successo questo, e dall’altra parte ha trovato una giocatrice che ha chiuso praticamente tutti i punti che voleva col vincente. E che ha dimostrato di avere una straordinaria facilità nei movimenti sulla terra battuta, sfruttando alla perfezione l’arte dello scivolamento per raggiungere la palla nel modo migliore e scoccare un vincente.

Con questo biglietto da visita, che è anche il primo 6-0 6-0 nella storia delle finali degli Internazionali d’Italia (ambosessi), Iga Swiatek si presenterà a Parigi con tutte le credenziali per difendere il trofeo sollevato lo scorso ottobre. Non sarà una passeggiata, ma se esisteva un modo ideale per arrivarci, beh, era esattamente questo.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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