Tennis e mental coaching: penso, dunque gioco

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Tennis e mental coaching: penso, dunque gioco

In questi giorni non possiamo scendere in campo, ma possiamo allenarci mentalmente. Alcune indicazioni su come gestire questa pausa obbligata e magari migliorare il nostro tennis

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Novak Djokovic - US Open 2015

Cosa posso fare, in questi giorni di stop forzato in casa, per il mio tennis? Una domanda, questa, che probabilmente avrà attraversato la mente della maggior parte dei tennisti, di qualsiasi livello, quando è diventato chiaro che ci vorrà un po’ di tempo prima di poter tornare ad impugnare una racchetta su un campo da tennis.

Data la situazione che stiamo vivendo a qualcuno potrà forse sembrare una domanda un po’ superficiale da porsi (molto meno, ovviamente, se a farsela è chi di tennis vive, come i giocatori professionisti, i maestri di tennis e le altre figure professionali legate al nostro sport). Ma dall’altro canto poter spostare in questo momento il focus della nostra attenzione su una nostra passione – o sul nostro lavoro, come appunto nel caso dei “pro” –  può invece rappresentare un modo per distrarsi un po’ dalla difficile situazione che stiamo vivendo e guardare, con ottimismo, al futuro, quando tutto questo non sarà che un brutto ricordo. In questo articolo forniremo alcune indicazioni su quali tecniche di mental coaching possono tornare utili ad un tennista per lavorare sul proprio tennis anche in questo periodo, in cui si trova a dover rimanere in casa e non può allenarsi in maniera tradizionale sul campo.

Modelliamo i nostri colpi

La prima tecnica che possiamo utilizzare è indubbiamente la visualizzazione, o imagery. Nello specifico, utilizzandola per mantenere o migliorare la qualità dei nostri colpi. Partendo dalla scelta del modello, ovvero del giocatore (o giocatrice) che prendiamo come riferimento nell’esecuzione dei singoli gesti tecnici. Questa particolare tecnica di visualizzazione si chiama infatti modeling (ad essere precisi, other-modeling, dato che usiamo come modello un altro giocatore e non noi stessi). Ne avevamo parlato nel dettaglio in un altro articolo, che vi invitiamo a rileggere per capire come utilizzarla. Questa tecnica può anche essere impiegata per il modellamento di schemi tattici, prendendo quindi come riferimento non un solo gesto tecnico ma una sequenza di due o più colpi (ad esempio, il classico schema servizio– dritto) utilizzata da un determinato giocatore.

Teniamo attive (o creiamo) le nostre routine

Per chi già le utilizza, un altro ambito di lavoro sono le routine, o meglio la tecnica dell’ancoraggio sulle quali sono basate. Anche a routine e ancoraggi avevamo dedicato un articolo specifico, e anche in questo caso vi invitiamo a rileggerlo per gli approfondimenti del caso. Qui ricorderemo solo che l’ancoraggio si basa sulla capacità del nostro cervello di creare una relazione tra uno stato d’animo o un’emozione (come, ad esempio, la fiducia in se stessi, la determinazione, il coraggio, la gioia) e uno stimolo ben preciso (un gesto, una parola, una immagine visualizzata mentalmente o anche una combinazione di questi). E che viene mantenuto efficace se adeguatamente allenato. Quindi più attiviamo quello stimolo (l’ancora), più diventa efficace il richiamo di quel determinato stato emotivo di cui vogliamo disporre in quel momento. E di conseguenza le routine diventano – concedeteci il gioco di parole – routinarie.

In un periodo di cui non possiamo calcare i campi da gioco può perciò essere utile ripetere l’esercizio con il quale inizialmente abbiamo creato l’ancora, quello nel quale abbiamo associato lo stato allo stimolo, in genere attraverso il ricordo di un evento del passato in cui avevamo sperimentato in maniera veramente significativa lo stato emotivo in questione. Altro modo per mantenere adeguatamente allenata l’ancora è fare nuovamente ricorso alla visualizzazione, immaginando di essere in campo, in una determinata situazione di gioco in cui abbiamo bisogno di trovarci in quello stato, e visualizzando l’attivazione dello stimolo ed il conseguente richiamo dello stato. Si tratta in questo caso di esercitazioni che sono consigliate a chi ha già una certa dimestichezza con queste tecniche.

 
Una delle routine più famose del tennis, quella di Nadal al servizio (foto: usatoday.com)

Per chi invece non avesse ancora delle routine, questo può essere il momento giusto per iniziare a pensarci. Si può cominciare mettendosi innanzitutto seduti al tavolo, per riflettere e poi scrivere su un foglio quale stato d’animo avremmo bisogno di richiamare in determinate situazioni. Maggior attivazione all’inizio del match? Più coraggio nelle palle break? Maggior determinazione quando si arriva ai game decisivi del set? Possono essere diverse le situazioni in cui potremmo aver bisogno di essere più efficaci dal punto di vista mentale in campo. Una volta messa giù la lista, possiamo magari fare il passo successivo: sperimentare e creare un’ancora. Internet ci viene ovviamente in aiuto, tra video, articoli ed estratti da libri sull’argomento. E se poi decidiamo – chiaramente in considerazione del nostro livello di gioco –  che vogliamo fare anche un altro passo e avere il supporto di un professionista in questo passaggio, beh, i mental coach lavorano via Skype anche in questo periodo.

Controlliamo (o definiamo) i nostri obiettivi

Last but non least, un altro aspetto su cui poter lavorare in questo periodo sono sicuramente gli obiettivi, argomento di cui data l’importanza – l’inciso iniziale non era casuale – abbiamo parlato approfonditamente in un paio di articoli (Tu chiamali se vuoi, obiettivi e Il goal setting minuto per minuto), ed il conseguente piano d’azione (abbiamo parlato anche di questo). Se per questa stagione ci siamo fissati degli obiettivi ben precisi, durante questa pausa forzata può essere opportuno andare a riprenderli e analizzarli, valutando se sia il caso o meno ridefinirli. Una cosa che periodicamente è sempre bene fare, per verificare se siano ancora in linea con la nostra situazione attuale: a maggior ragione quando la nostra situazione attuale ha un impatto così rilevante su tutti gli ambiti della nostra esistenza. Ci sarà chi obietterà che in questo momento non sappiamo esattamente quando ripartiremo, variabile importante nel ridefinire gli obiettivi e soprattutto il relativo piano d’azione. Vero, ma nessuno ci vieta di rimodularli adesso, ipotizzando di riprendere ad inizio aprile – come detto all’inizio, una ventata di ottimismo per il futuro aiuta – e poi eventualmente ritararli nuovamente tra un paio di settimane, se ce ne sarà la necessità.

Opportuno però lavorarci, sennò in una situazione in cui ci troviamo a non giocare e a non avere certezze su quando riprenderemo, se ci frullano in testa anche gli obiettivi che ci siamo dati all’inizio dell’anno – specie se sono un giocatore di un certo livello – e che ogni giorno che passa ci rendiamo conto diventano sempre meno raggiungibili, la frustrazione aumenta. E in questo momento non ne abbiamo proprio bisogno.
Se invece degli obiettivi ben chiari non ce li siamo (ancora) dati, anche in questo caso il suggerimento è quello di valutare se non sia giunto il momento di farlo. L’invito è quindi di leggere gli articoli sopra citati e poi di sedersi – eh, sì, nuovamente – al tavolo per iniziare a mettere giù i proprio obiettivi (ben formati, ovviamente) e definire conseguentemente il piano d’azione. Perché, come diceva Antoine De Saint-Exupéry, l’autore de Il piccolo principe, un obiettivo senza un piano è solo un desiderio. E anche in questo caso il web ci può fornire ulteriore supporto per muovere i primi passi nel goal setting e nell’action planning. Per poi valutare anche in questo caso – dipende ovviamente sempre dal livello e dalle ambizioni del giocatore – se contattare un professionista.

Insomma, anche se non possiamo scendere in campo, se vogliamo di lavoro da fare sul nostro tennis ne abbiamo. Magari – qui ci rivolgiamo soprattutto a chi non ha mai usato queste tecniche – si tratta di cose a cui abbiamo già pensato, ma per le quali non abbiamo mai trovato il tempo, immersi nei ritmi della nostra quotidianità. In questo momento quel tempo c’è. E se, come dice un certo Novak Djokovic, uno che di come si gestisce mentalmente un match di tennis ne capisce, “Ti sembra che l’incontro si svolga in campo, in realtà si svolge fra le tue orecchie”, allora anche in un periodo come questo abbiamo la possibilità di fare qualcosa per prepararci a quell’incontro. E non poco. Così, quando torneremo in campo (perché ci torneremo, e presto) scopriremo che, una volta tolta la polvere dalla nostra racchetta e la ruggine dai nostri colpi, questo stop ci avrà dato degli strumenti per diventare dei giocatori migliori. Sarà un motivo in più per sorridere e godersi il tanto atteso ritorno alla normalità.


Mental coach sportivo e giornalista pubblicista, Ilvio Vidovich dal 2014 è collaboratore di Ubitennis, per cui ha seguito da inviato le ultime due edizioni del Roland Garros, tornei ATP e Coppa Davis. Personal coach certificato, ha conseguito un Master in Coaching, una specializzazione in Sport Coaching e tre livelli di specializzazione internazionale in NLP (Programmazione Neuro Linguistica), tra i quali quello di NLP Coach, ed è membro del Comitato Scientifico della ISMCA. È anche istruttore FIT e PTR.

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Maltese (FFT) in difesa del Roland Garros: “Wimbledon e US Open avrebbero fatto lo stesso”

Lionel Maltese, docente di strategia d’impresa e consigliere della FFT, spiega a L’Equipe le ragioni dello Slam parigino. “La cancellazione costerebbe 260 milioni di euro, ma le ricadute sarebbero globali”. E spinge per salvare la stagione

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Il campo Simonne Mathieu - Roland Garros

Lionel Maltese, docente di strategie d’impresa e membro del Comitato esecutivo della Federazione francese, ha preso la parola su L’Equipe spiegando le ragioni del Roland Garros. Lo Slam parigino si trova infatti in questo momento sotto il fuoco incrociato di chi – dopo l’annullamento imposto dall’emergenza sanitaria – non ha condiviso lo spostamento unilaterale in autunno, deciso senza tener conto degli altri interessi in gioco. L’ultimo fronte è stato aperto dal vicepresidente della federazione tedesca Dirk Hordorff che (sempre al quotidiano francese) ha anticipato la probabile cancellazione di Wimbledon sostenendo l’impossibilità per il Roland Garros di disputarsi nelle nuove date (dal 20 settembre al 4 ottobre) e appoggiando la minaccia avanzata dall’ATP di togliere valore per il ranking allo Slam francese.

FRONTE APERTO – Maltese, da fondo campo, risponde colpo su colpo. “Hordorff è molto vicino a Vasek Pospisil, che da membro dell’ATP Players Council conduce una battaglia personale, sostenendo la Laver Cup che (nelle stesse date, dal 25 al 27 settembre, ndr) spera si possa giocare a Boston. Rafael Nadal ha recentemente sostenuto il fatto che il Roland Garros possa aver luogo regolarmente nel momento in cui le condizioni di salute pubblica e sicurezza lo consentiranno. Credo che Hordorff non abbia ben presenti le conseguenze che avrebbe il mancato svolgimento del Roland Garros a settembre, nel momento in cui lo sviluppo dell’epidemia dovesse consentirlo. Annullare il torneo comporterebbe una perdita di 260 milioni di euro, a cui aggiungere i 100 che ogni anno vengono donati alla FFT per la diffusione del tennis a tutti i livelli in Francia. Senza Roland Garros, la federazione dovrebbe indebitarsi per mantenere il livello di occupazione garantito oggi nel complesso, anche a livello amatoriale. Abbiamo la responsabilità di intere famiglie. Ci siamo mossi su date che sarebbero state nel mirino anche di Wimbledon e dello US Open, senza trascurare il Masters 1000 di Miami che ci stava pensando. Sapevamo anche che posizionarci in anticipo rispetto agli altri ci sarebbe costato critiche a livello mediatico“.

CONSEGUENZE – La ricaduta di una cancellazione, aggiunge Maltese, non sarebbe soltanto locale. “Per il bene del tennis mondiale – spiega – servirebbe unità a livello politico. Questa al momento non c’è, ma credo che provare a mantenere in calendario gli Slam rappresenti una priorità per l’intero movimento. Non solo per una questione tecnica, ma anche di impatto sociale ed economico. Nell’emergenza e con la stagione devastata, i quattro Slam hanno il compito di far sì che il tennis continui a mantenere una dimensione globale. Dovrebbero ragionare all’unisono, invece ognuno coltiva il proprio interesse. Più nell’immediato, non ho timori per i top 50: i giocatori di primissima fascia sono aziende che resisteranno anche a questa crisi. C’è però il rischio di vedere allargato il divario economico con tutti gli altri tennisti e anche a discapito dei tornei, quelli non supportati dalle grandi banche. ATP e WTA sono strutturati in modo da poter proteggere i loro circuiti, l’ITF con meno sponsor rischierebbe e con lei anche la nuova Coppa Davis“.

 

RIPARTIRE – L’esigenza sottolineata da Maltese è quella di dare, in ogni caso, un senso al 2020 del tennis. “Se saltasse per intero la stagione – tiene a puntualizzare -, soprattutto se dovessero saltare gli Slam, si rischierebbe un crollo con un pericoloso effetto domino. Già alcuni Masters 1000 sono in seria difficoltà, perché una clausola assicurativa contro un’eventualità del genere avrebbe avuto un costo spropositato. Faccio un esempio, in scala: sono nel Comitato organizzatore dell’ATP 250 di Marsiglia, che si è potuto disputare a febbraio prima dello stop. Per un evento del genere, la cancellazione avrebbe rappresentato un fallimento totale dal punto di vista economico, senza paracadute per i posti di lavoro e i fornitori. L’unica soluzione sarebbe stata vendere i diritti di quella settimana a un’altra città“.

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Cosa rimane del 2020: e se si giocasse in off-season?

Stagione a metà: da agosto ad ottobre. Con la missione impossibile del recupero dei tornei. Internazionali a settembre o ottobre? Indian Wells prima o dopo le Finals?

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Federer e Nadal - Match in Africa 6

L’emergenza legata alla pandemia di COVID-19, la malattia causata dal coronavirus, ha letteralmente sconvolto la stagione del tennis. Dapprima è saltato il Sunshine Double, ovvero i prestigiosissimi tornei di Indian Wells e Miami. Poi, dopo qualche esitazione soprattutto da parte della WTA, è stata annullata l’interra tournée sulla terra rossa europea, ricca di eventi di grande importanza e tradizione come Montecarlo, Madrid, Roma e Stoccarda, e necessaria preparazione per il secondo Slam stagionale, il Roland Garros – che nel frattempo ha traslocato a fine settembre. A breve, stando alle rivelazioni di una fonte ben informata, il vice-presidente della federazione tedesca Dick Hordoff, probabilmente verrà annunciata anche la cancellazione della stagione sull’erba, incluso ovviamente Wimbledon.

E quindi cosa rimane? Si possono fare delle ipotesi basate su un possibile calendario ridotto che vada da luglio fino alla fine dell’anno, intendendo letteralmente la fine dell’anno solare. Secondo Cristopher Clarey, noto giornalista del New York Times, nel caso in cui si decida di provare a riprendere quest’anno ATP e WTA potrebbero voler recuperare più eventi possibili, cancellando di fatto la off-season. Tra quelli che non hanno ancora annullato l’edizione 2020, la priorità andrebbe presumibilmente ai tornei più importanti, partendo dunque da Slam, Masters 1000 e Premier nei rispettivi circuiti per poi considerare tutti gli altri. Peccato che alcuni tornei, per quanto importanti, non possono essere disputati in altri periodi, in primis per questioni climatiche. Ad esempio come lo stesso Hordoff ha suggerito, giocare Wimbledon in autunno non è possibile. 

Quindi per immaginare come si potrebbe svolgere una tale mini-stagione e quali tornei si possano effettivamente sistemare in altre collocazioni bisogna tenere conto di due criteri: l’importanza del torneo e la possibilità effettiva che il torneo possa avere luogo in altre date. Proviamo a farlo. 

Al momento, per quanto ne sappiamo, la carovana del tennis dovrebbe ripartire ad inizio luglio. Sembra difficile che la stagione riparta già in piena estate considerando l’aumento esponenziale della diffusione del virus a livello globale. Inoltre, va sottolineato come di solito luglio sia un mese di transizione nel calendario del tennis, con una serie di eventi non di primissimo piano che renderebbe meno doloroso un ulteriore rinvio della stagione. Il circuito ATP si divide tra tornei sulla terra rossa europea in mezzo ai quali spicca il 500 di Amburgo, un appuntamento di grande tradizione ma che negli ultimi anni ha perso enormemente appeal, e un paio di tornei americani su cemento. La WTA segue un percorso simile e non c’è nemmeno un Premier in programma. L’evento clou dovevano essere le Olimpiadi di Tokyo ma sappiamo come è andata a finire. E anche per questo viene da pensare che questi tornei abbiano i giorni contati. 

E così si piomba ad agosto. Ovvero il mese della tournée americana sul cemento, composta da due grandi combined (Rogers Cup e Cincinnati) e altri eventi di rilievo (Washington e San José su tutti), che va a concludersi con gli US Open, terzo Slam stagionale. Insomma, un periodo molto intenso e ricco di tornei che contano molto per il ranking, per gli sponsor, per le televisioni: per tutti. E che non possono essere rimpiazzati da altri. Se la stagione 2020 ripartirà, è presumibile e naturale che riparta da agosto. Peraltro, è il mese in cui si presume ricomincino i principati campionati di calcio, tanto per dire. Se il tennis non ripartirà da qua, allora potrebbe veramente non ripartire più. O quantomeno ci si interrogherebbe sul senso di una stagione in cui non vengono più giocati Slam nel loro periodo prestabilito. 

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Scartando questi scenari più pessimistici, si arriverebbe a settembre inoltrato. Il mese della discordia. Iniziata dal Roland Garros, che in maniera totalmente unilaterale, ha deciso di riprogrammarsi a fine mese, nelle settimane che vanno dal 20 settembre al 4 ottobre. Nessuno può impedire al presidente della FFT, Bernard Giudicelli, di organizzare l’evento, se non le autorità pubbliche francesi. Al massimo ATP e WTA possono decidere di non attribuirgli punti. Come è ben noto, le nuove date del Roland Garros coincidono con quelle della Laver Cup, mega evento di esibizione organizzato da Roger Federer, che mette di fronte i migliori giocatori europei contro quelli del resto del mondo. Tramite un comunicato ufficiale, la Laver Cup ha comunicato l’intenzione di non muoversi da quelle date e da Boston, la sede designata per la quarta edizione.

Inoltre, mentre il calendario ATP è abbastanza povero di tornei importanti, in quelle settimane la WTA è già nel pieno del suo asian swing, con ad esempio il Premier 5 di Wuhan, l’epicentro del coronavirus, curiosamente. Considerando il clima di guerra che c’è tra le istituzioni del tennis e Giudicelli, Steve Simon, chairman della WTA, non vorrà rinunciare alla sua gallina (orientale) dalle uova d’oro. E così i top player potrebbero ritrovarsi a scegliere tra (da una parte) Roland Garros e Laver Cup/Asian Swing (dall’altra). L’Open di Francia può giocare la carta del prestigio di uno Slam, ma pagare a caro prezzo l’eventuale mancanza di punti così come la transizione sulla terra. 

E poi c’è la “questione romana”. Angelo Binaghi, presidente della nostra federtennis, sembra determinato a mettere in piedi gli Internazionali d’Italia ad ogni costo. Nella loro forma attuale, sulla terra rossa, avrebbero senso in preparazione al Roland Garros ma c’è sola una settimana di break tra gli US Open e il Roland Garros nelle nuove date. Inoltre, se Parigi potrebbe valere la messa (il cambio repentino di superficie da US Open a French Open) per alcuni giocatori, per Roma il trade-off è meno convincente. Infine, anche qua viene da chiedersi: ATP e WTA ingoieranno il rospo di un grosso combined ‘sacrificato’ come evento in preparazione di un Roland Garros che potrebbero voler boicottare? Tanto dipenderà quindi anche dallo sviluppo di questi delicati rapporti politici tra istituzioni, attualmente ai minimi termini. Insomma, l’ipotesi degli Internazionali d’Italia a settembre sembra assai poco percorribile.

Il campo Pietrangeli, al Foro Italico di Roma

A pagina due (clicca QUI per leggere) l’ipotesi di giocare in off-season: pro e contro

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“Wimbledon non si farà. E nemmeno il Roland Garros nelle nuove date”

Dirk Hordorff, vice presidente della federtennis tedesca, rivela a L’Equipe la decisione di cancellare Wimbledon. L’ATP e tutto il tennis contro Il Roland Garros. La decisione di “Napoleone” Giudicelli sarà la sua Waterloo

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il vice presidente della Federazione tedesca di tennis Dirk Hordorff, non è nuovo a dichiarazioni bomba alla stampa: ricordiamo infatti che poco più di un anno fa aveva attaccato sulle pagine dei giornali il Transition Tour della ITF, quello che poi venne ribattezzato il World Tennis Tour e abbandonato dopo solamente pochi mesi.

Quest’oggi il membro del Consiglio dell’ITF ha fornito alcune anticipazioni al quotidiano francese l’Equipe secondo le quali il torneo di Wimbledon verrà cancellato nel 2020 a causa dell’emergenza Covid-19, e anche il Roland Garros non verrà disputato nelle nuove date (20 settembre – 4 ottobre) così celermente occupate dalla Federazione Francese.

L’edizione 2020 di Wimbledon sarà annullata?
Sì. I tornei sull’erba hanno già deciso di annullare tutti gli eventi, si attende l’annuncio di Wimbledon mercoledì prossimo. Non si tratta di voci: verrà annunciato l’annullamento del torneo. È senza dubbio l’unica decisione possibile. Non ci sarà uno spostamento. Si può giocare il Roland Garros a settembre-ottobre, ma non Wimbledon perché è troppo umido per poter giocare sull’erba. E inoltre, si discute di ricominciare a giocare in ottobre, ma non siamo sicuri.

 

E il Roland Garros? Avrà luogo nelle date annunciate tra il 20 settembre e il 4 ottobre?
No. I dirigenti dell’ATP e della WTA sono stati chiarissimi: il modo di agire del Roland Garros è stato inaccettabile. Wimbledon e lo US Open si sono uniti all’ATP per fare un comunicato comune contro l’iniziativa presa dai francesi. Non c’è nulla contro il Roland Garros, che è un torneo molto importante. Se c’è una possibilità che si possa giocare, saremo tutti contenti. Ma il loro modo di fare l’annuncio, l’assenza delle qualificazioni, le date… Se tutti cominciano ad agire in questo modo, il tennis è morto. Non è il tradizionale modo di fare dei francesi, che solitamente si basano sulla solidarietà e sull’unità. È invece il modo di fare del presidente Bernard Giudicelli, è disgustoso. Per il tennis e per la Francia. Sono sicuro che si sia fatto prendere dal panico a causa delle imminenti elezioni (per la presidenza FFT nel febbraio 2021). Ha cercato di segnare qualche punto contro il suo avversario Gilles Moretton. Oggi l’idea è di provare a fare il Roland Garros in ottobre, e di avere una breve stagione sulla terra battuta prima.

L’ATP può veramente mettere in atto la sua minaccia e togliere i punti al Roland Garros?
Non è una minaccia: l’ATP l’ha comunicato al Roland Garros e alla FFT: ‘Se continuate con questa idea, non vi assegneremo punti per la classifica’. E non finirà con l’edizione di quest’anno: niente punti non solo questa stagione ma anche la prossima. Non mi piacciono le guerre, ma non rimane altro da fare che combattere in questo momento. È una follia. Bisogna preoccuparsi soprattutto di sconfiggere il virus, di salvaguardare la salute della popolazione, bisogna smetterla con questi giochini del gatto con il topo all’interno della nostra organizzazione. Bisogna fare quello che è meglio per il tennis. Andrea Gaudenzi (il nuovo presidente dell’ATP) vuole mettere d’accordo tutti quanti, è questo il suo obiettivo. Ma non è il caso di preoccuparsi per lui, è molto forte, è tranquillamente capace di dar seguito alla minaccia e togliere i punti al Roland Garros. L’ATP è stata chiarissima.

Sembra che lei consideri Giudicelli come il principale responsabile della situazione.
Bernard sa di aver commesso un grosso errore. Pensava di poterla scampare, ma non ha alcun supporto. Sperava di avere l’ITF dalla sua parte, è per quello che ha eliminato le qualificazioni, per dare un contentino a David Haggerty (il presidente ITF) e alla sua Coppa Davis. Ma le cose non funzionano così. Non è una persona molto intelligente. Ieri (sabato) un dirigente mi ha detto: ‘Quello che ha fatto sarà la sua Waterloo’. Prima di annunciare lo spostamento del torneo a settembre, aveva tenuto una conference call con il management di ATP e WTA, e credo fosse presente anche Haggerty. Tutti gli hanno detto: ‘Non puoi fare una cosa del genere. Troveremo una data, troveremo una soluzione, ma dobbiamo farlo tutti insieme’. E durante questa conversazione ha premuto il pulsante per pubblicare il suo comunicato stampa per annunciare lo spostamento di data. Nel bel mezzo della discussione! Steve Simon (CEO della WTA) gli ha urlato contro… Il Roland Garros merita tutto il nostro rispetto, nessuno lo mette in discussione, tutti vogliono che si svolga, ma non puoi fare una cosa del genere. Stiamo tutti parlando di date, ma non si può fare che chi primo arriva meglio alloggia. Non si può fare un calendario in questo modo.

Il Roland Garros ha la forza per poter vincere questo braccio di ferro?
Credo che la Federazione Francese sia perfettamente consapevole della situazione. Sa di essersi messa contro tutto il mondo del tennis, compresi i giocatori. Non ha alcuna chance di vincere questa battaglia. Non si può vincere da soli contro tutti. Questo modo di pensare e di agire (quello di Giudicelli) non fa parte dei valori della Francia o di un Paese europeo. Non si può lavorare così. Bisogna avere rispetto reciproco, essere consapevoli che si fa parte di una comunità, non essere egoisti e non pensare solamente ai propri interessi.

Lei come si immagina il resto della stagione?
Andrea (Gaudenzi) l’ha sempre detto: i tornei più importanti sono quelli del Grande Slam. Facciamo del nostro meglio perché si giochino. Poi i Masters 1000. Poi vedremo. Ma al momento non si può sapere quando la stagione potrà riprendere. Non sappiamo se potremo giocare ancora a tennis nel 2020. Secondo me, se non si trova un vaccino o una cura, la stagione è finita. Vi immaginate la gente viaggiare da una parte all’altra del mondo per andare ai tornei di tennis? Gli spettatori, i giocatori, gli allenatori, i fisioterapisti, gli arbitri… Al momento ci sono cose più importanti del tennis. Per lo US Open, bisogna vedere come sarà la situazione a New York. Ma non ho delle buone sensazioni. Si può sperare in una stagione sulla terra battuta nelle date successive a quelle dello US Open. Forse all’inizio di settembre, oppure a metà settembre, forse in ottobre. Ma è impossibile sapere ora cosa accadrà.

Il tennis è in pericolo dal punto di vista economico?
Il mondo intero è in pericolo dal punto di vista economico. Al momento non si sa quale danno verrà provocato all’economia mondiale da questa epidemia. E il tennis fa parte dell’economia mondiale. Ma se vuole la mia opinione, non credo che un giocatore nei primi 100 possa avere problemi di sopravvivenza. Forse alcuni dovranno vendere la propria Mercedes e comprare una Peugeot! Ma nessuno avrà problemi seri. Da una decina d’anni a questa parte il tennis sta molto bene, i prize money non fanno che aumentare. Mi ricordo, quando Reiner Schuettler ha disputato il Roland Garros per l’ultima volta, nove anni fa, ha vinto 13.000 euro. Oggi il premio più basso è 40.000 o 50.000 euro. I premi sono aumentati talmente tanto che i giocatori sono portati a pensare che non possa essere altrimenti. Il tennis sopravviverà. Tuttavia ci potranno essere dei problemi con alcune aziende che non vorranno più sponsorizzare i tornei per concentrarsi sul benessere dei propri dipendenti. L’economia del tennis cambierà dopo la crisi. Non so come, ma sarà diversa.

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