Lettere al direttore: lo US Open salterà? E il Roland Garros? I furti cechi. Troppo buoni con Djokovic?

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Lettere al direttore: lo US Open salterà? E il Roland Garros? I furti cechi. Troppo buoni con Djokovic?

Ma Federer e Nadal che hanno detto e fatto? La WTA arriva sempre dopo l’ATP ma non sul campo. COVID-19: l’irrisolto problema della quarantena. Gli Internazionali d’Italia tifano per il calcio. Il doping spagnolo

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I trofei dello US Open (foto via Twitter, @usopen)

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi, cercando di andare contro la mia natura per essere il più sintetico possibile. Anche questa settimana siete stati numerosi e di questo vi ringrazio. Di seguito le mie risposte alle domande che ho selezionato: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Ho molto apprezzato lo sforzo di Ubitennis per reagire al COVID 19 con i suoi vari podcast, gli interventi domenicali su Facebook del duo cult Gibertini&Baldissera (che però non scrive più i suoi spunti tecnici…è pigrizia o ha troppo da fare?), l’UBIRadio, le videointerviste di lei direttore con i grandi del passato e non solo (Wilander un grande!) che ora ci arrivano anche via Facebook, il nuovo look&feel di Instagram…bravi, anzi bravissimi a inventarvi sempre qualcosa di nuovo, ma quanto vi manca il vero tennis? O considerate tale anche quello dello sfortunato AdriaTour, l’Ultimate Tennis Show, le esibizioni di Kitzbuhel e le varie americanate? Ritiene che l’US OPEN si giocherà? E Il Roland Garros?Giulio (Bitonto)

Grazie dei complimenti che naturalmente estendo a tutta la redazione. Certo che ci manca il vero tennis, ma mentre l’ATP prende le sue decisioni anticipando quelle della WTA che li copia, poi curiosamente il primo torneo vero che vedremo sarà un torneo femminile, quello di Palermo con una partecipazione che abbiamo definito da ‘Premierino’ e che ora si è arricchita della certa presenza di Simona Halep, n.2 del mondo dopo essere stata n.1 dal 26 febbraio 2018 al 28 gennaio 2019. Con altre due campionesse del Roland Garros, Kuznetsova e Ostapenko, e altre cinque tenniste comprese fra le top 20 (Sabalenka, Martic, Rybakina, Vondrousova e Sakkari), il torneo di Palermo vede premiato il coraggio dei responsabili del Country Club.

Riguardo alla sua domanda, direi che dopo che sia ATP sia WTA hanno deciso di non considerare più obbligatoria la partecipazione dei giocatori a qualunque torneo, proteggendo comunque i punti conquistati nella finestra di 22 mesi, penso che i giocatori europei tenderanno a giocare in Europa, oggi più apparentemente “safe”, e gli americani in America anche per via dell’irrisolto problema delle quarantene. Per andare e per tornare. Continuo a osservare la decisa volontà dell’US Open ad andare avanti ma… spero proprio non a tutti i costi. Come mi ha detto nella sua intervista esclusiva Matteo Berrettini, “in America non si può andare a cuor leggero”. Mi pare abbia ragione sacrosanta. E quando ha aggiunto, “non mi stupirei troppo se alla fine l’US Open venisse cancellato”, beh, anch’io non mi stupirei, anche se l’ottimismo americano (non quello di Trump eh) mi pare quasi encomiabile.

Sono un popolo di guerrieri, in fondo, gli americani. Hanno combattuto sempre da tutte le parti, anche quando non era necessario. Una volta che si mettono in testa di lottare, non si arrendono facilmente. Ma ogni tanto (Vietnam e non solo) finiscono però per soccombere. Sono più ottimista sul conto del Roland Garros. Che ha già annunciato una presenza del pubblico al 50/60 per cento, anche se non ho capito con assoluta certezza se quando il Governo ha proibito eventi sportivi e musicali con più di 5.000 spettatori si poteva riferire – nel caso specifico – all’affluenza totale del Roland Garros o a quella, eventuale, di un singolo stadio, tipo il nuovo Philippe Chatrier… con magari tanti altri spettatori liberi di frequentare anche il Suzanne Lenglen. In fondo potrebbero, opportunamente separati e chiusi l’uno all’altro reciprocamente, essere considerati due stadi diversi.

Per gli Internazionali d’Italia invece si aspetta che il Governo… ceda alla pressioni delle società di calcio. Che secondo me la spunteranno, perché di tribune vuote e mancati guadagni non ne possono più. Anche le audience tv ne stanno risentendo. Sono in calo progressivo, dopo la prima riapertura. Anche ai…telesportivi seduti un calcio senza rumori, applausi, urla, esultanze, non piace proprio. Quando le società di calcio avranno vinto la loro battaglia, le pressioni sul Governo e il ministro Spadafora sono tante, anche la FIT e gli Internazionali d’Italia brinderanno. Per ora non possono vendere un biglietto (oltre a quelli già venduti e non rimborsati).

 

Direttore buonasera volevo chiederle una curiosità o meglio avere lumi su un mio ricordo. Io sono un grande appassionato di tennis e un incontro che ancora ora non sono riuscito a digerire è la famosa finale di coppa Davis 1980 tra l’Italia e la Cecoslovacchia nella quale penso che in quei due giorni il tennis non sia esistito. Le partite di tennis più scandalose più assurde e più rubate del tennis mondiale. Le volevo chiedere è vero o mi ricordo male io che ai tempi ero giovanissimo durante uno scambio la pallina rimbalzo addirittura tre volte e il punto venne dato lo stesso alla Cecoslovacchia… Una vergogna inaudita… In attesa di una sua cortese risposta porgo distinti salutiMassimo Maggiani

Ricordo bene anch’io quella finale a Praga di Coppa Davis. Talmente bene che mentre non ricordo il nome della stragrande maggioranza degli arbitri di Coppa Davis per gli incontri dell’Italia, ricordo bene quello dell’ineffabile Antonin Bubenik. Un ingegnere informatico – ricordo perfino la professione! – trasformatosi in ladro patentato, pace all’anima sua.

Fu la quarta finale in cinque anni giocata da Panatta, Barazzutti e Bertolucci. L’ultima di quello squadrone che in Cile 1976 aveva vinto quella che è rimasta la nostra unica Davis conquistata. Quel che non ricordo è se c’era anche Zugarelli o meno. Ma nella terza giornata giocò Gianni Ocleppo e non so se il tennista di Alba era stato portato come riserva aggiunta, come quinto giocatore oppure quarto. Se il risultato ufficiale fu 4-1, in realtà dopo la seconda giornata eravamo già sotto 3-0 e gli ultimi due singolari, Barazzutti b. Smid 3-6 6-3 6-2 e Lendl b. Ocleppo 6-3 6-3 furono giocati a risultato acquisito e sui due set su tre. Se gli incontri senza significato si trasformarono da tre su cinque in due su tre, il merito fu di Nicola Pietrangeli che sollecitò l’ITF a modificare il regolamento.

Era inverno pesante, c’era neve e ghiaccio dappertutto nel weekend 5-7 dicembre, ma Praga era bella come sempre. Lo Sportvotni Hala un po’ meno. Un palazzo dello sport quasi lugubre. Avevo fatto a mia madre, rimasta vedova di mio padre nell’agosto ’78, il regalo di riportarla dove era stata con papà, insieme a un gruppo di soci del CT Firenze, incluso il presidente federale Paolo Galgani che era mio ottimo amico – avevamo giocato insieme a tennis mille volte alle Cascine, e anche alla Peppa – anche se lo criticavo più di quanto critichi Binaghi per la sua gestione federale assai poco manageriale. Ma Galgani ha subito le mie critiche – che gli pesavano assai uscendo su La Nazione, il giornale di Firenze dove lui esercitava la sua professione – con altro stile rispetto al presidente sardo. D’altra parte “Paolone” come lo chiamavano tutti, faceva l’avvocato penalista, non il manager.

È vero, l’arbitraggio ceco fu scandaloso, ma Panatta non avrebbe dovuto comunque perdere da Smid nel primo singolare, soprattutto dopo aver vinto 6-3 6-3 i primi due set. La superficie era rapidissima, il pubblico… pessimo. Ogni punto degli italiani veniva fischiato in maniera assordante, quelli dei cechi sollevavano boati. Un gruppo di tifosi italiani non riuscì a subire a lungo, cercò di rendere pan per focaccia. Un furto più clamoroso degli altri scatenò una bolgia. Intervenne la polizia ceca che sequestrò bandiere tricolori e portò via di peso un tifoso italiano che era il fratello di un senatore del PCI, Amilcare Barca. Galgani fece interrompere il match e disse che se non avessero liberato e rimandato in tribuna quel nostro tifoso, gli azzurri non avrebbero ripreso a giocare. Gli fu data vinta, ma la concentrazione dei nostri andò a farsi benedire. Adriano perse tre set di fila, 6-3 6-4 6-4. E nessuno si illuse quando Barazzutti vinse il primo set contro il ventenne Lendl. Il ceco su quella superficie era troppo più forte e gli lasciò solo quattro game, 6-1 6-1 6-2 nei successivi tre set.

Non a caso i cechi, che non avevano mai vinto la Coppa Davis nonostante le grandi tennistiche, i Drobny, i Kodes, rimisero con grandissima faccia tosta il signor Bubenik sul seggio arbitrale. Panatta e Bertolucci contro Smid e Lendl vinsero primo e terzo set, ma sempre in quell’atmosfera incandescente, finirono per perdere al quinto: 3-6 6-3 3-6 6-3 6-4. Addio sogni di gloria e tanti rimpianti per aver dovuto disputare sei finali di Davis sempre all’estero, sempre in trasferta, in tempi in cui di Bubenik ne potevano capitare… ma non accadde mai per la verità in Australia dove l’Italia aveva perso le altre sue finali, né l’anno prima a San Francisco dove nel 5-0 inflittoci da McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz gli azzurri non vinsero neppure un set. I furti cechi furono comunque così vergognosi che dall’anno successivo l’ITF impose terne arbitrali neutre almeno nelle finali di Davis, e piano piano anche negli altri scontri precedenti.


Gentile direttore Scanagatta, grazie per aver risposto sul sito alla mia lettera riguardo al suo prezioso archivio di VHS con le storiche telecronache. Neanche a farlo apposta, sulla rivista “Eurosat” di questo mese c’è un servizio intitolato “Salviamo i video analogici convertendoli in digitale”: a questa mail allego gli screenshot delle pagine della rivista, se ha tempo di dare un’occhiata per curiosità. Se riesce a trovare qualche volontario per questa operazione, secondo la rivista lo strumento che serve per convertire si chiama “video grabber” e in vendita si trova anche a 26 euro… Grazie ancora e cordiali salutiAlberto (Milano)

Caro Ubaldo, sono un appassionato di tennis, soprattutto in TV dato che con la racchetta sono davvero scarso, ed io letto che le farebbe piacere se un volontario trasferisse in digitale i suoi archivi vhs e cartacei. Se vuole sarei disponibile a tentare l’impresa… Mi faccia sapere. PS sono stato grande tifoso di supermac. Saluti – Paolo

Ringrazio sia Alberto sia Paolo. E ringrazierò chiunque altro sia interessato a darmi mano per cercare di sistemare digitalizzandolo il mio enorme archivio. Paolo non potrebbe farcela da solo. Ci sono videocassette con interviste “amarcord” dell’epoca Tele+, anni 90 fino ai primi anni 2000, ma soprattutto ci sono tanti faldoni quante le lettere dell’alfabeto con lì raccolti articoli in italiano e altre lingue su tutti i giocatori dal ’70 in poi. E in un armadio a quattro ante raccolte che riguardano i quattro Slam, senza contare i 700 libri cui ogni settimana se ne aggiungono di nuovi… Uno di Luca Appino, “Viaggio alla scoperta del talento” mi è arrivato ieri, un altro di Steve Flink su Pete Sampras e scritto con l’aiuto di Pete, mi dovrebbe arrivare a giorni. Mi piange il cuore a veder finire tutto al macero quando non ci sarò più. È un piccolo tesoro.


Salve Direttore, in questi giorni siamo bombardati di “idee rivoluzionare” per cambiare il nostro amato gioco. E’ chiaro, da quanto sopra affermato, che io mi schiero contro questo cambiamento radicale a mio avviso dettato da interessi economici e di potere. Io invece ritengo che uno delle caratteristiche principali e più affascinanti di una partita di tennis è il fatto che sai a che ora inizia ma non sai quando finisce. Non mi dilungo ma vorrei conoscere il suo parere al riguardoSalvatore Perna

Noi siamo d’accordo, ma siamo anche old generation. I produttori televisivi non la pensano come noi. I giovani… non so, ma vanno sempre più di fretta. Non guardano nemmeno più la tv. Però se vanno a vedere uno Slam – anche a New York dove tutti sembrano avere più fretta che altrove – restano a vedere il quinto set anche alle due di notte. Il tennis tradizionale non ha stancato. Ma se Mouratoglou sostiene che il tennis tradizionale non affascina i giovanissimi forse avrà fatto i suoi studi. Anche se non credo che l’età media degli appassionati sia 61 anni come dice lui.

Ultimate Tennis Showdown 2020

Argomento scomodo e che mi pare poco trattato è la questione doping. Come possiamo accettare da sportivi che in Italia venga squalificato con irregolarità marchiane un marciatore, addirittura la fidanzata pattinatrice ed invece in Spagna al giudice che indaga sul doping vengano tolte e distrutte le prove? Non mi piace fare dietrologia, ma non è accettabile che si venga a conoscere un dopato tra i primi 10 del mondo (Agassi) solo perchè lo dichiara lui (a fini giornalistico-letterari…). Voi mettereste una mano sul fuoco per gli spagnoli? Eppure, sono sotto gli occhi di tutti infortuni e riprese con masse muscolari che cambiano…Mi scuso per la lunghezza, grazie comunque per l’attenzioneAntonio (Moisè)

La sua non è dietrologia, ma non è nemmeno oro colato. La vicenda Agassi ha dimostrato la scarsa credibilità di un sistema che sotto un’unica sigla – l’ATP di allora prima dell’ingresso WADA – riuniva controllanti e controllati. Prestandosi a pateracchi evidenti, neppur tutti emersi. Le illazioni sulle situazioni spagnole cui lei fa riferimento restano, appunto, illazioni, fino a che non verranno provate. La mano sul fuoco non la metterei su nessuna situazione, spagnola come extra spagnola. Ma non la metterei neppure su quanti danno per scontate – magari perché tifosi antagonisti di questo o quello spagnolo – quelle illazioni, ad oggi destituite di fondamento probatorio. Io, che pure sono tifoso viola e come tale non simpatizzante della Juventus – seppure mio padre, piemontese, fosse proprio tifoso della Juve, così come i miei più adorati cugini – ho letto in passato tante volte pesanti illazioni (non solo da parte di Zeman) sui giocatori della Juventus di una certa epoca, ma finché non verrà fuori una prova sicura e una sentenza di colpevolezza, per me restano pure illazioni e non mi fiderò di una muscolatura più o meno cresciuta in tempi che alcuni considerano sospetti. Se si dà dietro ai sospetti si vive male. Nello sport soprattutto bisognerebbe starne lontani. Salvo, per chi di dovere, espletare tutte le investigazioni del caso con scrupolosa serietà e autonomia di giudizio.


Gentile Direttore, da quando ero piccolo mio papà mi ha impartito – con voce stentorea – un insegnamento che diceva così: “la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Per cui quando leggo che Djokovic si difende affermando che “le sue intenzioni erano sincere”, non posso che riandare con la mente a lui e ritenere che, come giustificazione, sia poca cosa. Ma poi, erano così sincere le intenzioni di Nole? Non stava forse cercando di usare politicamente l’Adria Tour per suggerire all’ATP di rendere le restrizioni previste per la ripartenza più blande, visto che lui pare essere abbastanza avverso ai protocolli attualmente previsti? Grazie per l’attenzioneFederico Pavan (Chioggia)

P.S. ho avuto la fortuna di partecipare all’ubiraduno del 2014; poi la mia vita ha preso direzioni impreviste, ancorchè soddisfacenti, ma conserverò sempre un piacevole ricordo dell’incontro con lei e con Rino Tommasi.

Novak Djokovic ha peccato in leggerezza credendo in buona fede che l’incidenza del Covid-19 fosse assolutamente scemata, ma dopo che nel suo Paese si era dato via libera a incontri di calcio, di basket con decine di migliaia di spettatori. Ha esagerato con la discoteca, le feste etcetera. Siccome è tutt’altro che stupido credo che se ne sia reso conto lui per primo. Però condivido quel che ha dichiarato Gilles Simon, un tennista dei più intelligenti e il cui pensiero abbiamo riportato. Può essere che Djokovic abbia forzato la mano con l’idea di dar forza alle sue tesi che, in quel momento, gli facevano ritenere troppo restrittivi i progetti americani relativi alla “bolla”, al ridimensionamento dei team al seguito dei tennisti.

Però è anche vero che Djokovic è un campione che potrebbe tranquillamente disinteressarsi dei problemi dei giocatori che guadagnano meno, delle situazioni di politica gestionale all’interno dell’ATP (Coppa Davis, ATP Cup, premi, costruzione di un sindacato giocatori a tutela dei più deboli, classifiche, magari pure di come debba essere organizzato uno Slam in tempi di Covid-19, se debba essere accettato che uno Slam come il Roland Garros monti sopra a tutto un calendario senza preavvertire nessuno… e via dicendo). Tanti giocatori che sono stati n.1 del mondo, o anche solo top-ten, hanno badato solo a se stessi, se ne sono fregati di occuparsi di tutto il resto. Federer si è subito operato e ha detto arrivederci all’anno prossimo e chi s’è visto s’è visto, Nadal non ha mosso un minimo accenno critico alla mossa del Roland Garros di irrompere nel calendario di fine settembre, Wawrinka chi l’ha sentito, Zverev ha fatto un po’ la figura del pisquanello, Tsitsipas si è rifugiato dal quasi connazionale Mouratoglou, Fognini ha giocato a tennis con Flavia, Monfils non ha detto nulla, Stakhanov Thiem ha cercato soltanto di giocare ovunque glielo hanno proposto.

Insomma, in tempi di Covid-19 molti non hanno aperto bocca, o l’hanno fatto soltanto con uscite banali, populiste, demagogiche. Senza prender posizioni più chiare su troppe situazioni nelle quali si potevano o ledere certi interessi o ritrovarsi al centro di probabili polemiche. Djokovic – e non solo per essersi generosamente impegnato ad affrontare problemi delle vittime del Covid-19 nel suo e nel nostro Paese – la faccia ce la mette sempre. Anche su questioni scomode. Come – giusto per dirne una, anche se non mi era piaciuto il suo sostegno a un soggetto discutibile come Gimelstob – quella del defenestramento di Chris Kermode, bravo per molti versi ma anche troppo morbido con gli Slam che hanno continuato a lasciare briciole dei loro guadagni mostruosi ai giocatori e sempre eccessivamente prono ai desiderata dei big, nei cui confronti invece è stato iperprotettivo: quel che è stato concesso alla Laver Cup, sia in termini di credibilità statistica sia in termini della data concessa (e sottratta alla Coppa Davis dell’ITF) è al di fuori del bene e del male. In troppe vicende lui si è esposto e gli altri top-players no. Chiaro che chi fa ha anche molte più possibilità di sbagliare. Mentre chi se ne sta zitto e coperto non sbaglia mai. Ma, per me, non ha più ragione.


P.S. Gran bel gesto quello di Wimbledon di riversare 10 milioni di sterline a 620 giocatori che non hanno potuto partecipare ai Championships, tabelloni principali e qualificazioni, pur avendone il diritto. È più facile essere signori quando si è ricchi, ma tanti ricchi non sono signori. Da Wimbledon un altro segnale di gran classe. E non stupisce. Wimbledon è Wimbledon.


Scrivete a scanagatta@ubitennis.com

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Uno contro tutti: le 9 settimane di Marat Safin, le 43 di Guga Kuerten

Dal novembre 2000 al novembre 2001, si avvicendano in vetta al ranking ATP due tra i tennisti più amati dal pubblico: Kuerten e Safin, che sarà (numeri alla mano) il peggior numero uno della storia per partite vinte

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Marat Safin - US Open 2000

Utopia, come il nome originale del galattico impianto edificato sulle rive del Tago, con il ponte Vasco de Gama alle spalle che fa tanto Brooklyn. Utopia, come sembrava essere la sua, prima di iniziare la Masters Cup 2000 nella capitale del Portogallo. Quando inizia il torneo dei maestri a Lisbona, Marat Safin è numero 1 del mondo da una settimana. Ha strappato la corona a Pete Sampras, giunto (come abbiamo ricordato nella puntata precedente) il 19 novembre alla fine del suo lungo e glorioso regno. Al termine di una stagione a dir poco equilibrata (quattro campioni diversi negli slam, otto nei nove Masters 1000), il russo Safin ha fatto valere i risultati ottenuti da agosto in poi e il settimo titolo, quello di Parigi Bercy, l’ha messo sul trono anche se, inevitabilmente, il colpo grosso l’ha messo a segno a Flushing Meadows, aggiudicandosi gli US Open.

Marat è il principale indiziato per chiudere l’anno in testa al ranking, anche perché Pete Sampras ha troppi punti da difendere, e l’unico che può insidiarlo è Gustavo Kuerten. Ma il brasiliano, pur giocando davanti a un pubblico che parla la sua stessa lingua, non è certo uno specialista dei tornei indoor e, comunque, ha la schiena a pezzi e parte con una sconfitta (contro Agassi) che lo mette già con le spalle al muro. Quando inizia il secondo turno del round robin, Guga ha una sola possibilità per diventare leader: vincere il torneo senza perdere più incontri e senza incontrare in finale Safin.

Utopia? Forse, ma non per Kuerten che, in un crescendo entusiasmante, infila quattro vittorie consecutive, batte uno dietro l’altro Kafelnikov, Sampras e lo stesso Agassi e si può inginocchiare sul campo del Pavilhao Atlantico con la bandiera del suo paese sulle spalle. Guga è il 19° numero uno nella storia dell’ATP e si porta in dote la carica nel 2001 ma a Melbourne, nel primo Slam stagionale, la sconfitta al secondo turno per mano di Greg Rusedski gli costa lo scettro, che Safin gli strappa pur non facendo molto meglio (battuto negli ottavi di finale dall’ammazzanumeriuno Dominik Hrbaty) di lui. Nelle successive quattro settimane, il russo gioca due tornei e un weekend di Davis ma i risultati sono piuttosto negativi: perde al terzo turno a Milano (con Rusedski) e al primo a Rotterdam (Mirnyi) così come a Bratislava contro gli slovacchi Hrbaty (ancora lui) e Kucera.

 

Nel frattempo, Kuerten ha scelto la terra americana e la vittoria a Buenos Aires lo rimette in vetta mentre il bis messicano ad Acapulco gli regala il primo titolo da re. Il divario con Safin, tuttavia, è minimo e nel Sunshine Double sono gli scarti a stabilire il nuovo sorpasso: Guga perde al terzo turno a Indian Wells con il quadrumane statunitense Jan-Michael Gambill e al secondo a Miami dove a fermarlo è lo svedese Thomas Johansson, che invece in California ha eliminato Safin al debutto. A questo punto poco importa se Marat esce all’esordio anche in Florida (per mano di Balcells) perché Kuerten lascia sul terreno a Crandon Park la finale del 2000 e non può far nulla per evitare di abdicare. Dal 2 al 22 aprile, Safin colleziona le ultime tre settimane del suo breve regno e perde malamente l’unico match giocato, a Monte Carlo con il bronzo olimpico Arnaud Di Pasquale. Nelle sue nove settimane di regno, Marat Safin fa registrare un primato assai poco invidiabile, ovvero quello di essere il peggior numero uno della storia in quanto a percentuale di incontri vinti: appena il 36% (4 su 11).

Marat Safin – US Open 2000

Con la terra rossa sotto le suole, Kuerten riprende a volare. Vinto Monte Carlo da numero 2, Guga perde in finale a Roma con lo spagnolo Juan Carlos Ferrero e al primo turno ad Amburgo con Max Mirnyi. Non ancora dedito esclusivamente al doppio (specialità nella quale vincerà 10 slam nonché l’oro olimpico sull’erba di Londra in coppia con Vika Azarenka), il bielorusso gioca un tennis offensivo di estrema qualità e dimostra di sapersela cavare bene anche sulla terra, sia pur quella rapida del Super 9 tedesco. Il KO di misura (6-3 3-6 7-6) rimediato ad Amburgo non demoralizza Kuerten che al Roland Garros conquista il suo terzo titolo parigino dopo quelli del 1997 e del 2000. Nell’Era Open, il brasiliano è tuttora l’unico tennista (tra quelli che ne hanno disputate almeno tre) ad aver vinto tutte le finali slam giocate.

Prima di spostarsi negli Stati Uniti, per preparare la seconda parte di stagione sul duro, Kuerten mette in saccoccia un altro titolo sulla terra (Stoccarda) ma anche cambiando superficie i suoi risultati sono in linea con le aspettative. A Los Angeles perde in semifinale con Agassi e a Montreal esce al terzo turno per mano di un ragazzino non ancora diciannovenne con la dinamite nel servizio, un certo Andy Roddick. A Cincinnati, il numero 1 fa suo il quinto e ultimo Masters 1000 in carriera (unico sul duro) battendo Rafter, contro il quale si ritira nel primo set della finale di Indianapolis la settimana successiva. Kuerten sta giocando troppo e il fisico si lamenta ma allo US Open il ragazzo di Florianopolis trova la maniera di risalire la china di due set e battere Mirnyi 6-7 5-7 7-6 7-6 6-2 al termine di una sfida meravigliosa; nei quarti, però, la fatica accumulata nelle settimane precedenti si fa sentire tutta in una volta e con Kafelnikov rimedia appena sette giochi. Per Kuerten è l’inizio della fine.

Curiosamente, sarà proprio Kafelnikov a chiuderne la carriera da n°1 dopo che Guga ha collezionato una sequela di nove sconfitte quasi consecutive, interrotte solo dalla vittoria su Ulihrach a Bercy. In mezzo: Saretta a Costa do Sauipe, Ljubicic a Lione, Mirnyi a Stoccarda, Boutter a Basilea, Schalken a Bercy e la coppia Ivanisevic e Ferrero a Sydney, dove si svolge la Masters Cup che il brasiliano difende nel peggiore dei modi. Un anno dopo il clamoroso exploit di Lisbona, Kuerten conclude la sua esperienza sul trono con numeri “sporcati” in parte dal rendimento nelle ultime partite: 43 settimane in vetta, 63 incontri (46-17) in 19 tornei, di cui 4 vinti. I continui infortuni – soprattutto all’anca – limiteranno l’attività di Guga dal 2002 in poi e, salvo qualche sporadico buon risultato, gli impediranno di tornare a lottare per il vertice.

Vertice che, dalla Masters Cup di Sydney, è occupato dal più giovane n°1 della storia: Lleyton Hewitt. Ed è proprio di lui che parleremo la prossima settimana. 

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
2000SAFIN, MARATSAMPRAS, PETE36 26MASTERS H
2000SAFIN, MARATAGASSI, ANDRE36 36MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVORUSEDSKI, GREG64 46 36 62 79AUSTRALIAN OPENH
2001SAFIN, MARATRUSEDSKI, GREG06 67MILANOS
2001SAFIN, MARATKUCERA, KAROL63 64 36 57 26DAVIS CUPH
2001SAFIN, MARATHRBATY, DOMINIK36 16 46DAVIS CUPH
2001SAFIN, MARATMIRNYI, MAX76 46 36ROTTERDAMH
2001KUERTEN, GUSTAVOGAMBILL, JAN-MICHAEL67 46INDIAN WELLSH
2001KUERTEN, GUSTAVOJOHANSSON, THOMAS36 64 46MIAMIH
2001SAFIN, MARATDI PASQUALE, ARNAUD36 16MONTE CARLOC
2001KUERTEN, GUSTAVOFERRERO, JUAN CARLOS63 16 62 46 26ROMAC
2001KUERTEN, GUSTAVOMIRNYI, MAX36 63 67AMBURGOC
2001KUERTEN, GUSTAVOAGASSI, ANDRE76 36 36LOS ANGELESH
2001KUERTEN, GUSTAVORODDICK, ANDY76 46 26CANADA OPENH
2001KUERTEN, GUSTAVORAFTER, PATRICK24 RIT.INDIANAPOLISH
2001KUERTEN, GUSTAVOKAFELNIKOV, YEVGENY46 06 36US OPENH
2001KUERTEN, GUSTAVOSARETTA, FLAVIO64 26 46COSTA DO SAUIPEH
2001KUERTEN, GUSTAVOLJUBICIC, IVAN67 26LIONES
2001KUERTEN, GUSTAVOMIRNYI, MAX64 67 46STOCCARDA INDOORH
2001KUERTEN, GUSTAVOBOUTTER, JULIEN67 26BASILEAS
2001KUERTEN, GUSTAVOSCHALKEN, SJENG64 46 46PARIGI BERCYS
2001KUERTEN, GUSTAVOIVANISEVIC, GORAN26 76 46MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVOFERRERO, JUAN CARLOS67 26MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVOKAFELNIKOV, YEVGENY26 64 36MASTERS H

  1. Nastase e Newcombe
  2. Connors
  3. Borg e ancora Connors
  4. Bjorn Borg
  5. Da Borg a McEnroe
  6. Ivan Lendl
  7. McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
  8. Le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
  9. Mats Wilander
  10. Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
  11. La prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
  12. Sale sul trono Jim Courier
  13. Il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
  14. Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
  15. La seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona
  16. Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras

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Italiani

Giorgi si ferma a un set dalla finale: a Palermo il titolo sarà un affare tra Ferro e Kontaveit

Gran rimonta di Fiona Ferro, che da quando il tennis è ripartito non ha mai perso (14 vittorie su 14). Giorgi: “Non sono rammaricata, ho fatto il mio gioco”

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Eravamo pronti a salutare il ritorno di una tennista italiana in finale a Palermo (l’ultima volta era accaduto nel 2013, fu addirittura un derby tra Errani e Vinci), ma ci si è messa di mezzo la grande rimonta di Fiona Ferro. Presa decisamente a pallate nel primo set da Camila Giorgi (il 5-0 iniziale è andato a referto come 6-2), la tennista francese non ha fatto una piega e da quel momento non è più stata sotto nel punteggio. Non solo, ma è stata praticamente perfetta dal punto di vista tattico approfittando di un calo di Giorgi nei colpi di inizio gioco (6-2 7-5 il punteggio degli ultimi due set).

Ferro sfiderà in finale Kontaveit, che ha sconfitto in due set la n.1 del seeding Martic: la sfida è inedita nel circuito maggiore, ma nel 2016 si sono affrontate in un torneo ITF a Poitiers con vittoria di Kontaveit.

GIORGI ILLUDE – Scorrendo semplicemente il punteggio si potrebbe sospettare una quota maggiore di rammarico per Camila Giorgi, ma analizzando la partita a posteriori si deve invece sottolineare il notevole cambio di marcia di Ferro. Travolta in ogni aspetto del gioco nel primo set – senza timore di smentite si può dire che in campo c’era solo Giorgi, a firmare vincenti da ambo i lati – la francese allenata da Emmanuel Planque (ex coach di Pouille) ha capito di non poter accettare lo scambio a velocità troppo sostenuta e ha iniziato a sporcare le traiettorie oltre che a difendersi meglio, soprattutto dal lato del rovescio – quello debole.

 

L’inerzia del match è cambiata con le improvvise difficoltà di Giorgi a difendere il servizio (tre break subiti su quattro nel secondo set) a cui si è accompagnata l’imprecisione in risposta; non a caso, nell’unico game del secondo set in cui è riuscita a rispondere con continuità, ha breakkato Ferro lasciandola a quindici. Non è servito a evitare il 6-2, punteggio speculare a quello del primo set.

Nell’ultimo parziale il livello delle due giocatrici è stato più vicino, ma Ferro aveva ormai acquisito sicurezza nella gestione delle traiettorie; è stata abile a rallentare il ritmo e costringere Giorgi a colpire sopra l’altezza delle spalle, aumentandone così il margine d’errore. Il rovescio, da colpo debole, si è addirittura trasformato in prezioso alleato con un paio di lungolinea vincenti che sono risultati decisivi nell’economia del match. Dopo aver perso il break di vantaggio, Ferro si è portata ancora avanti sul 5-5 e ha chiuso la contesa con il servizio allungando a quattordici la striscia di vittorie dalla ripresa: contando le dieci uscite in una competizione nazionale francese e le quattro partite di questa settimana, da circa un mese Ferro ha sempre vinto.

Nel terzo set ho forzato troppo la seconda“, ha detto Giorgi in conferenza stampa. “Ma non sono rammaricata, ho cercato sempre di fare il mio gioco. E mi sentivo in forma, la condizione fisica non è una scusa: è stato quel game nel terzo set a incidere“.

FUORI MARTIC – Non ha avuto molta storia la prima semifinale, sebbene ce la si aspettasse piuttosto combattuta. In parte per merito di Anett Kontaveit, in parte a causa delle condizioni fisiche imperfette della prima favorita Petra Martic, frenata da un fastidio alla schiena e da una coscia dolorante. Nel primo set la giocatrice estone non ha sbagliato quasi nulla, offrendo una sola palla break, mentre nel secondo – quello in cui Martic ha chiesto il trattamento medico – si è un po’ fatta condizionare e ha faticato a chiudere l’incontro, che alla fine si è concluso 6-2 6-4.

Martic è apparsa abbastanza serena in conferenza stampa, non ha accampato scuse (“Oggi la migliore giocatrice in campo è stata lei“, ha ammesso) e si è detta comunque soddisfatta torneo che ha disputato, confermando di non aver patito particolarmente la ‘nuova’ normalità dovuta alle misure di sicurezza. Dopo aver raccontato nei giorni scorsi che la sensazione più particolare durante il lockdown è stata quella di non sentirsi una tennista per un po’, oggi Petra ha detto che la settimana siciliana le è servita proprio per ricordarsi… cosa significa invece esserlo.

La finale tra Fiona Ferro e Anett Kontaveit andrà in scena domenica, 9 agosto, alle ore 19:30.

Risultati:

[4] A. Kontaveit b. [1] P. Martic 6-2 6-4
F. Ferro b. Camila Giorgi 6-2 2-6 7-5

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Italiani

WTA Palermo, Giorgi annulla due match point e vola in semifinale. Eliminate Errani e Cocciaretto

Quasi tre ore per la rimonta di Camila su Yastremska, brava “Coccia” ma non basta. Passa anche Martic

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Camila Giorgi al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

Stava per diventare piuttosto nero il venerdì azzurro di Palermo che vantava tre italiane in altrettanti quarti di finale. Dopo che Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani non erano riuscite a ribaltare il pronostico, Camila Giorgi si è trovata due volte a un punto dalla sconfitta. La vittoria della ventottenne di Macerata, insieme a un’altra buona prova della nostra giovane promessa, ha invece gettato una lampo di luce nella notte palermitana. Prima di loro, è toccato alla numero 1 del seeding soffrire per conquistarsi il campo per il sabato. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

PETRA FATICA ANCORA – In una canottiera bianca che vedremmo bene addosso a Raonic però con una macchia di ragù, Petra Martic deve ricorrere a due tie-break per superare la n. 119 WTA Aliaksandra Sasnovich. Questa settimana, la ventiseienne di Minsk ha dato l’impressione di poter tornare alla forma di due anni fa, quando raggiunse il best ranking al n. 30: partita dalle qualificazioni, non ha perso un set in cinque incontri. Sicuramente stanca, non ha brillato contro Martic che, dal canto suo, non è certo stata un esempio di continuità.
Con l’eccezione di qualche sbavatura da parte di entrambe, l’incontro si avvia su binari accettabili pur senza particolari sussulti, con il punteggio che segue il servizio. Le due ragazze mostrano una buona mano con le smorzate e, se Petra ne gioca qualcuna senza alzare il ginocchio sinistro (un’ulteriore sorpresa per l’avversaria), Aliaksandra si fa applaudire anche per i lob perfetti. Un brutto nono game di Martic terminato trattenendo il braccio su una palla da chiudere manda Sasnovich a servire per il set, ma la tensione si mette di traverso. All’occasione sprecata si aggiungono le tre palle break salvate dalla croata, che però si vede poi annullare un set point da una battuta che tocca la riga e salta come certi kick di Isner contro Federer in quel tie di Coppa Davis. Incapace di salirle sopra come suggerirebbe la classifica, Petra riesce a far suo il tie-break grazie a un pizzico di lucidità in più.

Lucidità che evapora del tutto dal lato bielorusso in apertura di secondo parziale: incapace di prendersi il punto nonostante tre palle comode a disposizione, Sasnovich cede un game di battuta dal sapore di resa e la ventinovenne di Spalato pare dirigersi senza patemi verso la semifinale. Sorride al vago tentativo di rientro dell’avversaria, forse perché ha letto lo studio secondo cui non è vero che “tutto può succedere” nel tennis femminile e la regola è che vince chi ha la classifica più alta. Magari le viene qualche dubbio qualche minuto dopo quando è raggiunta sul 5 pari, con tre match point (due consecutivi) cancellati da un paio di “numeri” di Sasnovich, oppure quando serve una seconda e ancora inutile volta per il match. Il tie-break è di una bruttezza tale che imprigiona lo sguardo, ma rispetta le statistiche e Martic è la prima semifinalista dell’era Covid.

 

LAMPI DI COCCIA – Deve ricorrere alla sua maggiore esperienza, Anett Kontaveit, per venire a capo in tre set di Elisabetta Cocciaretto, diciannovenne di Ancona al suo primo quarto di finale WTA. Lunedì prossimo entrerà nelle prime 150 del mondo e può in ogni caso dirsi più che soddisfatta del suo torneo – un torneo che l’ha vista superare Donna Vekic.
Una partenza senza indugi dell’estone che fa valere da subito il suo peso superiore e una comprensibile componente emotiva della nostra rappresentante si sommano in una misura che non permette di essere contrastata. Cercando di muovere l’avversaria, Elisabetta riesce anche a procurarsi un paio di occasioni per rientrare in fretta dall’istantaneo 0-2, ma Anett è davvero centrata e si accaparra indisturbata i primi 5 giochi. Il game conquistato in extremis da Cocciaretto non solo le evita il bagel, ma vale quel mattoncino di fiducia indispensabile per iniziare la seconda partita con piglio completamente diverso. E allora tiene in difesa, ruba il tempo, sfonda e vola 3-0, Elisabetta, mentre l’illusione di un match facile, se mai c’è stata, svanisce dai pensieri della ventiquattrenne di Tallin. Dopo il MTO per l’azzurra che si fa trattare la coscia sinistra, Kontaveit muove il punteggio, ma il dritto di “Coccia” ribalta gli scambi e sventra in campo. E il rovescio fa anche più male. La n. 22 del ranking si affida al servizio per ottenere punti facili e rimanere in scia mentre cerca di ritrovare completamente le sensazioni del primo parziale. Le dà una mano l’assenza della prima di servizio marchigiana nel settimo gioco ma, lungi dall’accontentarsi di quanto fatto vedere finora, Elisabetta sale 5-3 e, subito un altro break, pareggia meritatamente il conto dei set nel successivo game di risposta.

Kontaveit è brava ad approfittare del calo di tensione dell’avversaria per portarsi sul 2-0, ma la nostra si riprende in tempo per evitare il doppio break in un terzo gioco ricco di ottime giocate da parte di entrambe, con cinque parità per ribadirne l’importanza. Anett, però, resta impassibile, come lo è stata durante il MTO o dopo essere finita a terra subendo una velenosa smorzata in contropiede – una caduta scomposta a cui qualche maschietto avrebbe reagito come se avesse riportato fratture multiple. Non può non esserci un’evidente differenza di tenuta mentale tra le due a questo punto del match ma soprattutto del torneo e la speranza che ci possa essere ancora partita finisce dopo pochi minuti: Kontaveit raggiunge Martic in semifinale. E grande Coccia, anche perché non sono questi i match da vincere. Per adesso.

SARA SENZA PIANO? – Dopo un buon avvio, Sara Errani perde bandolo e confronto davanti a Fiona Ferro, interessante francese n. 53 del ranking. Buon servizio, dritto pesante con swing da circuito maschile, Fiona paga un po’ debito sul lato sinistro, quello più forte di Sara, che si è nondimeno presentata a Palermo con un dritto in spinta più che apprezzabile. Nella serata siciliana, tuttavia, Errani non ricorre agli attesi cambi di ritmo indispensabili per non dare riferimenti a chi possiede un’arma importante.
È comunque la romagnola a uscire più velocemente dai blocchi, con la francese allenata da Emmanuel Planque che commette troppi errori prima di trovare la misura dei colpi e raggiungere l’avversaria al sesto gioco. Sara brekka ancora, ma poi la sua intensità cala vistosamente senza che ne sia privilegiata la ricerca di variazioni: la ventitreenne di Libramont prende in mano il gioco, piazza vincenti anche di rovescio su palle azzurre troppo corte e morbide, infila tre game e fa suo il set 6-4. Il leitmotiv non cambia alla ripresa e diventano sette i giochi consecutivi di Ferro che scatena efficacemente il suo drittone su ogni palla che può spingere (obiettivamente troppe, a cominciare dal servizio di Sara che “esce” poco anche rispetto ai suoi standard) e chiude in un’ora e mezza.

CAMILA IN RIMONTA –Cambi di spin e di ritmo, tocchi delicati, uso sapiente del campo, attacchi in controtempo, strenue difese in attesa della palla giusta per rovesciare lo scambio: nulla di tutto ciò era previsto e la sfida dalla quale Camila Giorgi esce vincitrice contro Dayana Yastremska dopo quasi tre ore e due match point annullati non ha deluso quelle attese. Ma, una volta entrati nello spirito del loro gioco, le emozioni non sono mancate.
Si parte con due doppi falli di Camila e il conseguente 2-0 per Dayana, ma non è assolutamente un problema perché al quarto gioco la ventenne di Odessa decide che deve fare ace con ogni seconda di servizio e si torna in parità. Di nuovo troppi gratuiti di Giorgi e Yastremska torna avanti al settimo game, un vantaggio che le permette di servire per chiudere sul 5-4. Un doppio fallo sul 30 pari offre una palla del contro-break, ma l’azzurra spreca il dritto da buona posizione. Un’altra occasione del 5 pari fa invano capolino fra quattro set point, ma al quinto tentativo l’ucraina mette al sicuro il parziale.

È di nuovo break in apertura, poi una Camila all’apparenza meno frenetica rimette la testa avanti. Non le riesce però l’allungo nonostante tre opportunità; meriti dell’avversaria a parte, è chiaro che, per quanto l’idea sia di rispondere come se il punteggio fosse 40-0, la testa sa che non è così. Come nel primo set, Yastremska opera lo strappo al settimo gioco, ma non le bastano due match point per chiudere sul 5-4 dopo essere risalita da 15-40 e allora sarà il tie-break a decidere. Camila è pressoché perfetta fino al 5-1, giocando come potrebbe fare per lunghi tratti se quel suo talento venisse indirizzato, poi qualcosa si incrina. Una prima battuta le dà il 6-3 e, dopo due set point volatilizzati, chiude ricorrendo ancora a una prima sul dritto di Dayana, che preferisce replicare la precedente risposta rasoterra piuttosto che buttare la palla di là in qualche modo e vedere cosa succede.
La regola del settimo gioco si conferma nel parziale decisivo, ma questa volta tocca a Camila approfittarne e, sempre più precisa e letale, evita la tensione di servire per il match chiudendo direttamente 6-3 in risposta. Giorgi torna così in semifinale – troverà Fiona Ferro – a quasi un anno di distanza dopo quella vinta al torneo del Bronx, anche allora salvando palle match.

Risultati:
[1] P. Martic b. [Q] A. Sasnovich 7-6(5) 7-6(3)
[4] A. Kontaveit b. [WC] E. Cocciaretto 6-1 4-6 6-1
F. Ferro b. [WC] S. Errani 6-4 6-1
C. Giorgi b. [7] D. Yastremska 4-6 7-6(5) 6-3

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