Lettere al direttore: lo US Open salterà? E il Roland Garros? I furti cechi. Troppo buoni con Djokovic?

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Lettere al direttore: lo US Open salterà? E il Roland Garros? I furti cechi. Troppo buoni con Djokovic?

Ma Federer e Nadal che hanno detto e fatto? La WTA arriva sempre dopo l’ATP ma non sul campo. COVID-19: l’irrisolto problema della quarantena. Gli Internazionali d’Italia tifano per il calcio. Il doping spagnolo

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I trofei dello US Open (foto via Twitter, @usopen)
 
 

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi, cercando di andare contro la mia natura per essere il più sintetico possibile. Anche questa settimana siete stati numerosi e di questo vi ringrazio. Di seguito le mie risposte alle domande che ho selezionato: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Ho molto apprezzato lo sforzo di Ubitennis per reagire al COVID 19 con i suoi vari podcast, gli interventi domenicali su Facebook del duo cult Gibertini&Baldissera (che però non scrive più i suoi spunti tecnici…è pigrizia o ha troppo da fare?), l’UBIRadio, le videointerviste di lei direttore con i grandi del passato e non solo (Wilander un grande!) che ora ci arrivano anche via Facebook, il nuovo look&feel di Instagram…bravi, anzi bravissimi a inventarvi sempre qualcosa di nuovo, ma quanto vi manca il vero tennis? O considerate tale anche quello dello sfortunato AdriaTour, l’Ultimate Tennis Show, le esibizioni di Kitzbuhel e le varie americanate? Ritiene che l’US OPEN si giocherà? E Il Roland Garros?Giulio (Bitonto)

Grazie dei complimenti che naturalmente estendo a tutta la redazione. Certo che ci manca il vero tennis, ma mentre l’ATP prende le sue decisioni anticipando quelle della WTA che li copia, poi curiosamente il primo torneo vero che vedremo sarà un torneo femminile, quello di Palermo con una partecipazione che abbiamo definito da ‘Premierino’ e che ora si è arricchita della certa presenza di Simona Halep, n.2 del mondo dopo essere stata n.1 dal 26 febbraio 2018 al 28 gennaio 2019. Con altre due campionesse del Roland Garros, Kuznetsova e Ostapenko, e altre cinque tenniste comprese fra le top 20 (Sabalenka, Martic, Rybakina, Vondrousova e Sakkari), il torneo di Palermo vede premiato il coraggio dei responsabili del Country Club.

Riguardo alla sua domanda, direi che dopo che sia ATP sia WTA hanno deciso di non considerare più obbligatoria la partecipazione dei giocatori a qualunque torneo, proteggendo comunque i punti conquistati nella finestra di 22 mesi, penso che i giocatori europei tenderanno a giocare in Europa, oggi più apparentemente “safe”, e gli americani in America anche per via dell’irrisolto problema delle quarantene. Per andare e per tornare. Continuo a osservare la decisa volontà dell’US Open ad andare avanti ma… spero proprio non a tutti i costi. Come mi ha detto nella sua intervista esclusiva Matteo Berrettini, “in America non si può andare a cuor leggero”. Mi pare abbia ragione sacrosanta. E quando ha aggiunto, “non mi stupirei troppo se alla fine l’US Open venisse cancellato”, beh, anch’io non mi stupirei, anche se l’ottimismo americano (non quello di Trump eh) mi pare quasi encomiabile.

Sono un popolo di guerrieri, in fondo, gli americani. Hanno combattuto sempre da tutte le parti, anche quando non era necessario. Una volta che si mettono in testa di lottare, non si arrendono facilmente. Ma ogni tanto (Vietnam e non solo) finiscono però per soccombere. Sono più ottimista sul conto del Roland Garros. Che ha già annunciato una presenza del pubblico al 50/60 per cento, anche se non ho capito con assoluta certezza se quando il Governo ha proibito eventi sportivi e musicali con più di 5.000 spettatori si poteva riferire – nel caso specifico – all’affluenza totale del Roland Garros o a quella, eventuale, di un singolo stadio, tipo il nuovo Philippe Chatrier… con magari tanti altri spettatori liberi di frequentare anche il Suzanne Lenglen. In fondo potrebbero, opportunamente separati e chiusi l’uno all’altro reciprocamente, essere considerati due stadi diversi.

Per gli Internazionali d’Italia invece si aspetta che il Governo… ceda alla pressioni delle società di calcio. Che secondo me la spunteranno, perché di tribune vuote e mancati guadagni non ne possono più. Anche le audience tv ne stanno risentendo. Sono in calo progressivo, dopo la prima riapertura. Anche ai…telesportivi seduti un calcio senza rumori, applausi, urla, esultanze, non piace proprio. Quando le società di calcio avranno vinto la loro battaglia, le pressioni sul Governo e il ministro Spadafora sono tante, anche la FIT e gli Internazionali d’Italia brinderanno. Per ora non possono vendere un biglietto (oltre a quelli già venduti e non rimborsati).

 

Direttore buonasera volevo chiederle una curiosità o meglio avere lumi su un mio ricordo. Io sono un grande appassionato di tennis e un incontro che ancora ora non sono riuscito a digerire è la famosa finale di coppa Davis 1980 tra l’Italia e la Cecoslovacchia nella quale penso che in quei due giorni il tennis non sia esistito. Le partite di tennis più scandalose più assurde e più rubate del tennis mondiale. Le volevo chiedere è vero o mi ricordo male io che ai tempi ero giovanissimo durante uno scambio la pallina rimbalzo addirittura tre volte e il punto venne dato lo stesso alla Cecoslovacchia… Una vergogna inaudita… In attesa di una sua cortese risposta porgo distinti salutiMassimo Maggiani

Ricordo bene anch’io quella finale a Praga di Coppa Davis. Talmente bene che mentre non ricordo il nome della stragrande maggioranza degli arbitri di Coppa Davis per gli incontri dell’Italia, ricordo bene quello dell’ineffabile Antonin Bubenik. Un ingegnere informatico – ricordo perfino la professione! – trasformatosi in ladro patentato, pace all’anima sua.

Fu la quarta finale in cinque anni giocata da Panatta, Barazzutti e Bertolucci. L’ultima di quello squadrone che in Cile 1976 aveva vinto quella che è rimasta la nostra unica Davis conquistata. Quel che non ricordo è se c’era anche Zugarelli o meno. Ma nella terza giornata giocò Gianni Ocleppo e non so se il tennista di Alba era stato portato come riserva aggiunta, come quinto giocatore oppure quarto. Se il risultato ufficiale fu 4-1, in realtà dopo la seconda giornata eravamo già sotto 3-0 e gli ultimi due singolari, Barazzutti b. Smid 3-6 6-3 6-2 e Lendl b. Ocleppo 6-3 6-3 furono giocati a risultato acquisito e sui due set su tre. Se gli incontri senza significato si trasformarono da tre su cinque in due su tre, il merito fu di Nicola Pietrangeli che sollecitò l’ITF a modificare il regolamento.

Era inverno pesante, c’era neve e ghiaccio dappertutto nel weekend 5-7 dicembre, ma Praga era bella come sempre. Lo Sportvotni Hala un po’ meno. Un palazzo dello sport quasi lugubre. Avevo fatto a mia madre, rimasta vedova di mio padre nell’agosto ’78, il regalo di riportarla dove era stata con papà, insieme a un gruppo di soci del CT Firenze, incluso il presidente federale Paolo Galgani che era mio ottimo amico – avevamo giocato insieme a tennis mille volte alle Cascine, e anche alla Peppa – anche se lo criticavo più di quanto critichi Binaghi per la sua gestione federale assai poco manageriale. Ma Galgani ha subito le mie critiche – che gli pesavano assai uscendo su La Nazione, il giornale di Firenze dove lui esercitava la sua professione – con altro stile rispetto al presidente sardo. D’altra parte “Paolone” come lo chiamavano tutti, faceva l’avvocato penalista, non il manager.

È vero, l’arbitraggio ceco fu scandaloso, ma Panatta non avrebbe dovuto comunque perdere da Smid nel primo singolare, soprattutto dopo aver vinto 6-3 6-3 i primi due set. La superficie era rapidissima, il pubblico… pessimo. Ogni punto degli italiani veniva fischiato in maniera assordante, quelli dei cechi sollevavano boati. Un gruppo di tifosi italiani non riuscì a subire a lungo, cercò di rendere pan per focaccia. Un furto più clamoroso degli altri scatenò una bolgia. Intervenne la polizia ceca che sequestrò bandiere tricolori e portò via di peso un tifoso italiano che era il fratello di un senatore del PCI, Amilcare Barca. Galgani fece interrompere il match e disse che se non avessero liberato e rimandato in tribuna quel nostro tifoso, gli azzurri non avrebbero ripreso a giocare. Gli fu data vinta, ma la concentrazione dei nostri andò a farsi benedire. Adriano perse tre set di fila, 6-3 6-4 6-4. E nessuno si illuse quando Barazzutti vinse il primo set contro il ventenne Lendl. Il ceco su quella superficie era troppo più forte e gli lasciò solo quattro game, 6-1 6-1 6-2 nei successivi tre set.

Non a caso i cechi, che non avevano mai vinto la Coppa Davis nonostante le grandi tennistiche, i Drobny, i Kodes, rimisero con grandissima faccia tosta il signor Bubenik sul seggio arbitrale. Panatta e Bertolucci contro Smid e Lendl vinsero primo e terzo set, ma sempre in quell’atmosfera incandescente, finirono per perdere al quinto: 3-6 6-3 3-6 6-3 6-4. Addio sogni di gloria e tanti rimpianti per aver dovuto disputare sei finali di Davis sempre all’estero, sempre in trasferta, in tempi in cui di Bubenik ne potevano capitare… ma non accadde mai per la verità in Australia dove l’Italia aveva perso le altre sue finali, né l’anno prima a San Francisco dove nel 5-0 inflittoci da McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz gli azzurri non vinsero neppure un set. I furti cechi furono comunque così vergognosi che dall’anno successivo l’ITF impose terne arbitrali neutre almeno nelle finali di Davis, e piano piano anche negli altri scontri precedenti.


Gentile direttore Scanagatta, grazie per aver risposto sul sito alla mia lettera riguardo al suo prezioso archivio di VHS con le storiche telecronache. Neanche a farlo apposta, sulla rivista “Eurosat” di questo mese c’è un servizio intitolato “Salviamo i video analogici convertendoli in digitale”: a questa mail allego gli screenshot delle pagine della rivista, se ha tempo di dare un’occhiata per curiosità. Se riesce a trovare qualche volontario per questa operazione, secondo la rivista lo strumento che serve per convertire si chiama “video grabber” e in vendita si trova anche a 26 euro… Grazie ancora e cordiali salutiAlberto (Milano)

Caro Ubaldo, sono un appassionato di tennis, soprattutto in TV dato che con la racchetta sono davvero scarso, ed io letto che le farebbe piacere se un volontario trasferisse in digitale i suoi archivi vhs e cartacei. Se vuole sarei disponibile a tentare l’impresa… Mi faccia sapere. PS sono stato grande tifoso di supermac. Saluti – Paolo

Ringrazio sia Alberto sia Paolo. E ringrazierò chiunque altro sia interessato a darmi mano per cercare di sistemare digitalizzandolo il mio enorme archivio. Paolo non potrebbe farcela da solo. Ci sono videocassette con interviste “amarcord” dell’epoca Tele+, anni 90 fino ai primi anni 2000, ma soprattutto ci sono tanti faldoni quante le lettere dell’alfabeto con lì raccolti articoli in italiano e altre lingue su tutti i giocatori dal ’70 in poi. E in un armadio a quattro ante raccolte che riguardano i quattro Slam, senza contare i 700 libri cui ogni settimana se ne aggiungono di nuovi… Uno di Luca Appino, “Viaggio alla scoperta del talento” mi è arrivato ieri, un altro di Steve Flink su Pete Sampras e scritto con l’aiuto di Pete, mi dovrebbe arrivare a giorni. Mi piange il cuore a veder finire tutto al macero quando non ci sarò più. È un piccolo tesoro.


Salve Direttore, in questi giorni siamo bombardati di “idee rivoluzionare” per cambiare il nostro amato gioco. E’ chiaro, da quanto sopra affermato, che io mi schiero contro questo cambiamento radicale a mio avviso dettato da interessi economici e di potere. Io invece ritengo che uno delle caratteristiche principali e più affascinanti di una partita di tennis è il fatto che sai a che ora inizia ma non sai quando finisce. Non mi dilungo ma vorrei conoscere il suo parere al riguardoSalvatore Perna

Noi siamo d’accordo, ma siamo anche old generation. I produttori televisivi non la pensano come noi. I giovani… non so, ma vanno sempre più di fretta. Non guardano nemmeno più la tv. Però se vanno a vedere uno Slam – anche a New York dove tutti sembrano avere più fretta che altrove – restano a vedere il quinto set anche alle due di notte. Il tennis tradizionale non ha stancato. Ma se Mouratoglou sostiene che il tennis tradizionale non affascina i giovanissimi forse avrà fatto i suoi studi. Anche se non credo che l’età media degli appassionati sia 61 anni come dice lui.

Ultimate Tennis Showdown 2020

Argomento scomodo e che mi pare poco trattato è la questione doping. Come possiamo accettare da sportivi che in Italia venga squalificato con irregolarità marchiane un marciatore, addirittura la fidanzata pattinatrice ed invece in Spagna al giudice che indaga sul doping vengano tolte e distrutte le prove? Non mi piace fare dietrologia, ma non è accettabile che si venga a conoscere un dopato tra i primi 10 del mondo (Agassi) solo perchè lo dichiara lui (a fini giornalistico-letterari…). Voi mettereste una mano sul fuoco per gli spagnoli? Eppure, sono sotto gli occhi di tutti infortuni e riprese con masse muscolari che cambiano…Mi scuso per la lunghezza, grazie comunque per l’attenzioneAntonio (Moisè)

La sua non è dietrologia, ma non è nemmeno oro colato. La vicenda Agassi ha dimostrato la scarsa credibilità di un sistema che sotto un’unica sigla – l’ATP di allora prima dell’ingresso WADA – riuniva controllanti e controllati. Prestandosi a pateracchi evidenti, neppur tutti emersi. Le illazioni sulle situazioni spagnole cui lei fa riferimento restano, appunto, illazioni, fino a che non verranno provate. La mano sul fuoco non la metterei su nessuna situazione, spagnola come extra spagnola. Ma non la metterei neppure su quanti danno per scontate – magari perché tifosi antagonisti di questo o quello spagnolo – quelle illazioni, ad oggi destituite di fondamento probatorio. Io, che pure sono tifoso viola e come tale non simpatizzante della Juventus – seppure mio padre, piemontese, fosse proprio tifoso della Juve, così come i miei più adorati cugini – ho letto in passato tante volte pesanti illazioni (non solo da parte di Zeman) sui giocatori della Juventus di una certa epoca, ma finché non verrà fuori una prova sicura e una sentenza di colpevolezza, per me restano pure illazioni e non mi fiderò di una muscolatura più o meno cresciuta in tempi che alcuni considerano sospetti. Se si dà dietro ai sospetti si vive male. Nello sport soprattutto bisognerebbe starne lontani. Salvo, per chi di dovere, espletare tutte le investigazioni del caso con scrupolosa serietà e autonomia di giudizio.


Gentile Direttore, da quando ero piccolo mio papà mi ha impartito – con voce stentorea – un insegnamento che diceva così: “la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Per cui quando leggo che Djokovic si difende affermando che “le sue intenzioni erano sincere”, non posso che riandare con la mente a lui e ritenere che, come giustificazione, sia poca cosa. Ma poi, erano così sincere le intenzioni di Nole? Non stava forse cercando di usare politicamente l’Adria Tour per suggerire all’ATP di rendere le restrizioni previste per la ripartenza più blande, visto che lui pare essere abbastanza avverso ai protocolli attualmente previsti? Grazie per l’attenzioneFederico Pavan (Chioggia)

P.S. ho avuto la fortuna di partecipare all’ubiraduno del 2014; poi la mia vita ha preso direzioni impreviste, ancorchè soddisfacenti, ma conserverò sempre un piacevole ricordo dell’incontro con lei e con Rino Tommasi.

Novak Djokovic ha peccato in leggerezza credendo in buona fede che l’incidenza del Covid-19 fosse assolutamente scemata, ma dopo che nel suo Paese si era dato via libera a incontri di calcio, di basket con decine di migliaia di spettatori. Ha esagerato con la discoteca, le feste etcetera. Siccome è tutt’altro che stupido credo che se ne sia reso conto lui per primo. Però condivido quel che ha dichiarato Gilles Simon, un tennista dei più intelligenti e il cui pensiero abbiamo riportato. Può essere che Djokovic abbia forzato la mano con l’idea di dar forza alle sue tesi che, in quel momento, gli facevano ritenere troppo restrittivi i progetti americani relativi alla “bolla”, al ridimensionamento dei team al seguito dei tennisti.

Però è anche vero che Djokovic è un campione che potrebbe tranquillamente disinteressarsi dei problemi dei giocatori che guadagnano meno, delle situazioni di politica gestionale all’interno dell’ATP (Coppa Davis, ATP Cup, premi, costruzione di un sindacato giocatori a tutela dei più deboli, classifiche, magari pure di come debba essere organizzato uno Slam in tempi di Covid-19, se debba essere accettato che uno Slam come il Roland Garros monti sopra a tutto un calendario senza preavvertire nessuno… e via dicendo). Tanti giocatori che sono stati n.1 del mondo, o anche solo top-ten, hanno badato solo a se stessi, se ne sono fregati di occuparsi di tutto il resto. Federer si è subito operato e ha detto arrivederci all’anno prossimo e chi s’è visto s’è visto, Nadal non ha mosso un minimo accenno critico alla mossa del Roland Garros di irrompere nel calendario di fine settembre, Wawrinka chi l’ha sentito, Zverev ha fatto un po’ la figura del pisquanello, Tsitsipas si è rifugiato dal quasi connazionale Mouratoglou, Fognini ha giocato a tennis con Flavia, Monfils non ha detto nulla, Stakhanov Thiem ha cercato soltanto di giocare ovunque glielo hanno proposto.

Insomma, in tempi di Covid-19 molti non hanno aperto bocca, o l’hanno fatto soltanto con uscite banali, populiste, demagogiche. Senza prender posizioni più chiare su troppe situazioni nelle quali si potevano o ledere certi interessi o ritrovarsi al centro di probabili polemiche. Djokovic – e non solo per essersi generosamente impegnato ad affrontare problemi delle vittime del Covid-19 nel suo e nel nostro Paese – la faccia ce la mette sempre. Anche su questioni scomode. Come – giusto per dirne una, anche se non mi era piaciuto il suo sostegno a un soggetto discutibile come Gimelstob – quella del defenestramento di Chris Kermode, bravo per molti versi ma anche troppo morbido con gli Slam che hanno continuato a lasciare briciole dei loro guadagni mostruosi ai giocatori e sempre eccessivamente prono ai desiderata dei big, nei cui confronti invece è stato iperprotettivo: quel che è stato concesso alla Laver Cup, sia in termini di credibilità statistica sia in termini della data concessa (e sottratta alla Coppa Davis dell’ITF) è al di fuori del bene e del male. In troppe vicende lui si è esposto e gli altri top-players no. Chiaro che chi fa ha anche molte più possibilità di sbagliare. Mentre chi se ne sta zitto e coperto non sbaglia mai. Ma, per me, non ha più ragione.


P.S. Gran bel gesto quello di Wimbledon di riversare 10 milioni di sterline a 620 giocatori che non hanno potuto partecipare ai Championships, tabelloni principali e qualificazioni, pur avendone il diritto. È più facile essere signori quando si è ricchi, ma tanti ricchi non sono signori. Da Wimbledon un altro segnale di gran classe. E non stupisce. Wimbledon è Wimbledon.


Scrivete a scanagatta@ubitennis.com

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Roland Garros, Osaka: “Ero molto preoccupata per questa conferenza”

Un anno dopo il ritiro dallo scorso Open di Francia, la giapponese Naomi Osaka ritorna a Parigi: “Per nessun motivo non giocherò questo torneo”

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2022-04-27 MUTUA MADRID OPEN 2022 CAJA MAGICA MADRID ( SPAIN ) MEDIA DAY WTA NAOMI OSAKA OF JAPAN PHOTO: ANGEL MARTINEZ / MMO

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Un anno dopo la vicenda che l’ha vista al centro delle discussioni nello scorso Roland Garros per il boicottaggio delle conferenze stampe e il successivo ritiro prima del match di secondo turno, Naomi Osaka ritorna sul luogo del misfatto con due soli match giocati a Madrid, inclusa la roboante sconfitta contro Sara Sorribes Tormo e il successivo forfait agli Internazionali BNL d’Italia. Osaka che si presenta con un nuovo mood a Parigi definendolo un posto “diverso dagli altri tornei”.

D: In che modo Parigi è diverso dagli altri tornei? e come è andata la tua preparazione dato che hai sofferto per un piccolo infortunio?

NAOMI OSAKA: “Trovo tutto un po’ ironico, la stagione sulla terra battuta è quella su cui ho speso più tempo durante la mia preparazione, ed è stato davvero un peccato che mi sia dovuta ritirare da Roma e non ho potuto giocare a Madrid.

 

Ma ne ho approfittato per esplorare l’Europa, prima di Madrid sono stata a Maiorca, e dopo Roma sono andata a Nizza e ho visto macchine fantastiche a Monaco. Quindi è stato davvero bello per me poter esplorare quei posti.

D: Sei stata in grado di prepararti per il torneo in questi ultimi giorni come volevi durante le sessioni di allenamento o hai dovuto gestire i carichi e preoccuparti di ciò?

NAOMI OSAKA: Per nessun motivo non giocherò questo torneo, quindi ovviamente dovrò gestire il tutto, ma allo stesso tempo, assumerò degli antidolorifici. In realtà ho giocato molti Grandi Slam con qualche problema. In Australia, quando ho giocato contro Kvitova [finale del 2019, ndr], per cinque partite ho sofferto di u forti dolori alla schiena. Quindi penso che forse ci sia la possibilità che io possa giocare davvero bene quando sono infortunata, perché mi sento come se non avessi niente da perdere.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

D: Nei giorni scorsi è emersa la notizia che stai avviando Evolve. Da quanto tempo pensi a una cosa del genere? Perché pensi sia importante per te fare questa mossa e come pensi che cambierà il panorama delle donne nello sport e come impatterà sul modo di gestire la propria carriera?

NAOMI OSAKA: Per me, penso che sia davvero importante, penso che le figure di riferimento siano davvero importanti, solo il fatto di vedere qualcuno fare qualcosa, ti fa sentire come se potessi fare la stessa cosa anche tu. Ho trovato davvero interessante il fatto che non ci fosse un’atleta donna che l’avesse fatto prima, ma ci sono stati così tanti uomini. Quindi, non lo so. Penso che sia un viaggio, e sento che imparerò molto durante questo viaggio.

D: Hai parlato della tua determinazione a giocare questo torneo, qualunque cosa accada. Puoi spiegare perché così determinato a giocare qui anche se non sei fisicamente al massimo?

NAOMI OSAKA: Non ne sono molto sicura, ma sento che ci sia un limitato periodo di tempo in cui potrò giocare a tennis, quindi devo trarne il meglio. So che ci sono molti altri giocatori che possibilmente hanno dei problemi fisici, alcuni anche seri, e vogliono così tanto giocare questo torneo. Penso che per me un piccolo problema fastidioso non dovrebbe essere un grosso impedimento. Si tratta di un Grande Slam, seguivo questo torneo in TV quando ero più giovane. È ancora come un davvero un grande onore per me.

D: Iga era qui prima a parlare di come le cose sono cambiate per lei dietro le quinte da quando è diventata la numero 1 del mondo e ha iniziato la sua striscia vincente. È una situazione nella quale puoi immedesimarti?

NAOMI OSAKA: Ho mai vinto tipo tornei di fila? Non lo so (risponde sorridendo). Sai, non posso immedesimarmi in ciò in maniera specifica, ma quando mi trovavo al numero 1, c’è stato questo episodio nel quale parlando con un’altra giocatrice e lei mi chiese in che parte del tabellone sei? Ma quando sei la numero 1 sei automaticamente nella metà superiore.

È come se questi piccoli eventi come quello che ho descritto che mi hanno fatto sentire come se dovessi chiedermi se le altre persone pensavano che io fossi abbastanza brava da essere la numero 1 e cose del genere. È proprio lì che va la mia mente. Per quanto riguarda Iga l’ho vista crescere, è davvero sorprendente per me quanto stia facendo bene. In un certo senso voglio vedere dove porterà il resto della sua carriera.

D: L’anno scorso qui non si parlava del tuo tennis. Mi chiedo solo se, quando sei tornata al Roland Garros quest’anno, quali fossero le sensazioni che hai provato. Hai ripensato all’anno scorso e a come sono andate le cose e tutto il resto, lontano dal campo?

NAOMI OSAKA: Non mentirò. Quando sono arrivata qui, ero molto preoccupata. Ovviamente non è piaciuto neanche a me come ho gestito la situazione, ma ero preoccupato che ci fossero persone che ho offeso in qualche modo e mi sarei semplicemente imbattuta in loro. Ma penso che la maggior parte delle persone che ho incontrato siano state davvero positive anche se non sono davvero così sicura.

Ero anche molto preoccupata per questa conferenza stampa, perché sapevo che avrei ricevuto molte domande su questo tema. Ovviamente ci sto ancora pensando, e mi sto preparando per ogni evenienza, ad esempio se vado in campo e un fan dice qualcosa come a Indian Wells. Ma penso di stare bene.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Sinner mette la freccia per sorpassare Berrettini: nuovo n.1 d’Italia già dopo Parigi?

L’assenza di Matteo Berrettini dal Roland Garros e la perdita dei punti di Wimbledon, spingono Jannik Sinner sempre più vicino alla vetta del tennis italiano

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

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Con la decisione da parte dell’ATP di non assegnare punti per il prossimo torneo di Wimbledon, il sorpasso di Jannik Sinner su Matteo Berrettini sembra sempre più vicino e inevitabile. Il tennista romano, attuale n.10 del mondo, non avrà modo di difendere i 1200 punti ottenuti con la finale giocata lo scorso anno sui prati londinesi, e questo tesoretto che gli verrà scalato al termine dello Slam corrisponde a quasi un terzo del suo attuale patrimonio, 3805 punti. Ma l’avvento di un nuovo numero 1 d’Italia potrebbe avvenire anche prima, e per la precisione al termine dell’imminente Roland Garros. Berrettini infatti a causa dell’infortunio e dell’operazione alla mano destra ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa e, come da lui stesso annunciato, non potrà difendere i 360 punti dei quarti di finale raggiunti nell’ultima edizione a Bois de Boulogne; Sinner dunque, che lo scorso anno a Parigi si fermò agli ottavi, ha la chance di diventare il 33° numero 1 italiano.

Prima di capire cosa deve fare il giocatore altoatesino per riuscirci, vediamo quali sono i suoi colleghi ed ex colleghi che lo hanno preceduto. Ecco dunque l’elenco di tutti i precedenti numero uno azzurri, con l’indicazione di quante volte lo sono stati e in quali anni.

Nicola Pietrangeli111959, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1966, 1967, 1968, 1969 e 1970
Gianni Cucelli91944, 1945, 1946, 1947, 1948, 1949, 1950, 1951 e 1952
Adriano Panatta91971, 1972, 1973, 1974,1975, 1976, 1977, 1980 e 1982
Uberto De Morpurgo81925, 1926, 1927, 1928, 1929, 1930, 1931 e 1932
Fabio Fognini62012, 2014, 2015, 2017, 2018 e 2019
Fausto Gardini61952, 1953, 1954, 1955, 1956 e 1963
Andrea Gaudenzi61994, 1995, 1996, 1998, 1999 e 2002
Martin Mulligan61966, 1967, 1968, 1969, 1970 e 1971
Corrado Barazzutti51978, 1979, 1981, 1983 e 1984
Giorgio De Stefani51933, 1934, 1935, 1936 e 1938
Andreas Seppi52009, 2010, 2011, 2013 e 2017
Paolo Canè41987, 1988, 1989 e 1990
Filippo Volandri42004, 2005, 2006 e 2007
Omar Camporese31991, 1992 e 1993
Giovanni Palmieri31936, 1937 e 1938
Francesco Romanoni31941, 1942 e 1943
Mino Balbi di Robecco21922 e 1924
Francesco Cancellotti21985 e 1986
Vanni Canepele21939 e 1940
Cesare Colombo21923 e 1924
Giuseppe Merlo21957 e 1958
Marco Cecchinato12019
Renzo Furlan11997
Paolo Lorenzi12016
Gianluca Pozzi12001
Riccardo Sabbadini11924
Davide Sanguinetti12003
Orlando Sirola11959
Potito Starace12008
Laurence Tieleman12000
Simone Bolelli12009
Matteo Berrettini12019

Come detto l’allievo di Vincenzo Santopadre al momento è a quota 3805 punti, mentre Jannik a 3185: la differenza è di 620 punti. Sinner, che a sua volta difenderà gli ottavi a Parigi, dovrà centrare la semifinale (720 punti) per completare il sorpasso e diventare il nuovo n° 1 italiano. Un obiettivo tutt’altro che agevole, ma non impossibile, soprattutto se si considera il fatto che sia atterrato nella parte più tranquilla di tabellone: la crescita graduale di risultati e forma nel 2022, e la partenza da testa di serie n° 11 possono far ben sperare il ragazzo di Sexten, che esordirà nel torneo contro lo statunitense qualificato Fratangelo.

 

A giugno il testa a testa tra i due italiani si sposterà sull’erba, dove Sinner ha ben poco da difendere, mentre Berrettini proverà a eguagliare, condizioni fisiche permettendo, il trionfo al Queen’s (dove ancora verranno assegnati punti ATP), ma si presenterà su questa superficie con l’ultimo match giocato il 16 marzo a Indian Wells (sconfitto al terzo turno da Kecmanovic). Considerando il grande rapporto di amicizia che c’è tra i due tennisti – certificato anche dalle buone prestazioni uno a fianco all’altro in doppio nell’ultima edizione dell’ATP Cup – siamo sicuri che questa rivalità sarà vissuta con serenità da entrambi. Quando il sorpasso avverrà, Berrettini perderà la leadership del tennis italiano che ha mantenuto ininterrottamente da ottobre 2019, quando superò Fognini grazie alla semifinale nel Masters 1000 di Shanghai.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Swiatek si toglie pressione: “Prima o poi perderò, ma questa stagione è già un successo”

La numero 1 punta al suo secondo Slam: “Da quando sono in vetta la gente mi tratta in modo diverso. Tenere a mente che questa striscia può finire è salutare”

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Iga Swiatek - Mutua Madrid Open 2022 (PHOTO- ANGEL MARTINEZ : MMO)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Non ci sono dubbi da sciogliere, Iga Swiatek a poche ore dall’inizio del Roland Garros 2022 è la chiara favorita per la vittoria finale. La polacca arriva a Parigi come meglio non potrebbe: ha vinto gli ultimi 5 tornei che ha disputato, inanellando 28 vittorie consecutive. Inoltre ha già vinto sui campi del Bois de Boulogne nel 2020, quando però a dire il vero le condizioni climatiche e di conseguenza di gioco erano ben diverse da quelle che i giocatori troveranno da domenica 22 maggio in poi. La gestione della pressione sarà più che mai il fattore decisivo per la numero 1 mondiale, un aspetto che l’ha tradita nella scorsa edizione quando difendeva il titolo. Iga ha parlato così ai giornalisti nella consueta conferenza pre-torneo.

D: È chiaro che il gioco è dove vuoi che sia, ma è una sfida mentale per te adattarsi a questa nuova situazione? Se sì, come ti stai preparando?

Swiatek: “Beh, finora è andato tutto bene, ma in realtà non ho giocato un Grande Slam da quando è iniziata la striscia di successi. Quindi immagino che vedremo se tutto quello che ho fatto finora è abbastanza. Ma ho dei pensieri davvero positivi. Onestamente, è capitato un paio di volte in questi tornei di essere già stressata, sono stata in grado di lavorare su questo e fare un ottimo lavoro semplicemente concentrandomi sul tennis. Quindi spero di poter continuare a farlo”.

 

D: Essere numero 1 sembra essere adatto a te. Non sembri sentire troppa pressione, almeno per tutti noi che ti guardiamo. Avevi pensato molto a come sarebbe stato essere numero 1 mondiale prima di arrivare in cima e ora è come ti aspettavi?

Swiatek: “Non ci stavo pensando, ma è una buona domanda. Di solito quando scalavo la classifica non sapevo nemmeno dove fossi, onestamente. Stavo solo andando avanti, e non mi importava davvero se fossi numero 50 o 100. Era sicuramente importante quando partecipavo ai tornei, ma per me era solo un numero, quindi non mi importava. In questo momento mi sento come se grazie alla mia nuova classifica, le persone intorno a me mi trattassero in modo un po’ diverso. Così il mondo è cambiato, di sicuro (sorride). Mi sento comunque come se stessi rimanendo me stessa, come giocatrice e persona. Ma ritengo che ci sia ancora da migliorare”.

D: Hai pianificato qualche trucco per tenere la mente libera nei day off durante questo torneo, fino al tuo primo turno e si spera dopo, avete alcune attività da fare solo per non pensare alle partite?

Swiatek: “In realtà, quest’anno mi sembra più facile non pensare alle partite, perché ci sono anche molte cose che possiamo fare, come fare un giro turistico, anche fare una passeggiata. L’anno scorso con la bolla è stato piuttosto difficile, ed è stato normale che tutti stessero solo pensando al tennis perché era l’unica cosa da fare alla fine. Sto leggendo molto, come al solito, quindi niente di speciale. Guardo serie TV. Oggi, per esempio, sarà il mio giorno libero, quindi di sicuro andrò a fare un giro se il tempo migliorerà. Quando ho avuto i miei giorni di allenamento, speravo che piovesse, quindi avrò più giorni liberi, ma piove quando ho il giorno libero, quindi come al solito (sorride)”.

D: Cosa stai leggendo ora? In secondo luogo, come potresti definiresti un successo in questo torneo?

Swiatek: “Sto leggendo “21 Lessons for the 21st Century”, ho la tua approvazione? (sorride). È difficile rispondere alla seconda, perché non ho obiettivi come ad esempio raggiungere la semifinale o una finale. Vedrò partita dopo partita. Sono consapevole che questa striscia potrebbe finire presto, quindi non voglio avere il cuore spezzato quando succederà. Penso che esserne consapevoli sia abbastanza salutare. Ho già così tanti punti e sono abbastanza contenta degli ultimi tornei, a tal punto che penso questa stagione sia già un successo per me (sorride)”.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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