Azarenka vs Osaka, cosa dicono i numeri

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Azarenka vs Osaka, cosa dicono i numeri

Cosa aspettarsi dalla finale dello US Open femminile in programma fra poche ore.

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Alle 22:00 di questa sera, le uniche tenniste imbattute della tre settimane newyorchese, Naomi Osaka e Vika Azarenka, si sfideranno per conquistare il loro terzo Slam, il primo per la bielorussa dopo due finali perse (l’ultima nel 2013) e il secondo per la nipponica dopo la famigerata finale del 2018 contro Serena Williams, proprio l’avversaria che Azarenka ha battuto in rimonta giovedì notte – primo successo Slam sull’americana per lei.

Le due si sarebbero dovute affrontare due settimane fa, sul Grandstand, per la finale del Western & Southern Open di Cincinnati/New York, ma Osaka si è ritirata prima della vista in via precauzionale per un problema al tendine del ginocchio sinistro – la N.9 WTA ha sempre giocato con delle pesanti fasciature, ma non sembra aver risentito del problema in termini di mobilità e appoggi. Il titolo è dunque andato ad Azarenka, che prima di quel torneo aveva giocato due partite nel 2020, perdendo all’esordio ad Acapulco e a Lexington, nel secondo caso venendo battuta molto nettamente da Venus Williams. Come detto, entrambe non hanno ancora perso nella bolla, 11-0 per Azarenka e 10-0 per Osaka.

La storia di entrambe sarà da copertina a prescindere: Osaka si sta rilanciando ai livelli a cui era attesa dopo i due Slam vinti consecutivamente fra il 2018 e il 2019, ed è diventata il volto del tennis mondiale sul tema delle disuguaglianze razziali, indossando una mascherina con il nome di una vittima diversa di episodi di police brutality ad ogni match; Azarenka si è rilanciata dopo anni difficilissimi in campo e fuori, tra vari infortuni, una gravidanza, e un’aspra diatriba legale per l’affidamento del figlio Leo – anche la situazione in patria non è tra le più semplici, come sappiamo. Vika diventerebbe la quarta madre a vincere un torneo dello Slam, dopo Margaret Court, Evonne Goolagong e Kim Clijsters.

 

Al di là dei background delle due, però, cosa ci dicono i numeri del loro torneo? Innanzitutto, che la differenza di rendimento non è stata particolarmente ampia, ma con diversi punti a favore della bielorussa. In queste due settimane, Osaka ha perso tre set e 55 game, ha battuto “solo” due teste di serie, Brady in semi e Kontaveit agli ottavi, e ha passato 10 ore e 26 minuti in campo. Azarenka, invece, ha perso due set (uno contro Muchova e uno contro Serena in semifinale) e 38 game, ma, priva di una testa di serie, ha dovuto sconfiggerne quattro per arrivare in fondo (5, 20, 16, e 3). Ciononostante, ha giocato meno dell’avversaria, nove ore e 23 minuti – ci ha quindi messo di meno a battere avversarie mediamente più forti, ma è una differenza oggettivamente non troppo significativa e che non dovrebbe fare la differenza, così come non dovrebbero fare la differenza i confronti diretti, 2-1 Osaka, 1-1 negli Slam, 1-0 Azarenka sul cemento ma in un confronto avvenuto quando la giapponese aveva 18 anni.

Soprattutto, però, le cifre ci dicono che la sfida sarà un confronto di stili: nel corso del torneo, Osaka ha dominato al servizio e Azarenka in risposta, mentre entrambe hanno numeri notevoli nelle statistiche relative allo scambio, con la giapponese che tira più vincenti e la bielorussa che sbaglia di meno. Il sistema Watson, utilizzato dal sito dello US Open per evidenziare i temi tecnici di ogni sfida, mostra che la nipponica è seconda per punti vinti alla battuta (71%) e per punti vinti con la prima (81%) e terza per ace (35), commettendo pochissimi doppi falli (solo il 2% dei suoi servizi si chiude in questo modo, contro il 5% dell’avversaria, comunque un dato molto basso, meno di tre a partita).

Azarenka, di contro, ha costruito il proprio percorso sulla risposta: è terza per punti fatti contro il servizio (52%) e settima per punti vinti contro la seconda (69%). Per quanto riguarda la battuta, la chiave per lei è legata alle percentuali, visto che con la seconda fa solo il 48% dei punti, ma avendo messo in campo il 71% delle prime è riuscita a tappare questa falla, almeno fino a stasera.

Osaka, invece, ha vinto il 57% dei punti con la seconda di servizio, un dato molto alto soprattutto per il tennis femminile, dove la gestalt delle risposte è quasi sempre iper-offensiva – è infatti stata breakkata solo cinque volte. Il dato interessante è che, mentre sulla prima tende a variare pur preferendo servire sul dritto delle avversarie, sulla seconda va quasi sempre al corpo, il modo migliore per contrastare l’aggressività di cui sopra. Un altro aspetto interessante è che la velocità delle due seconde è piuttosto simile, nonostante la notevole differenza in termini di efficacia: 81 miglia orarie per Osaka, 78 per Azarenka. In ogni caso, la giapponese dovrà per forza di cose tentare di mettere più prime in campo, per non rischiare di lasciare l’iniziativa alla bielorussa, che ha tolto la battuta alle avversaria oltre cinque volte a partita, 31 in sei match, vincendo il 55% dei game in risposta.

Il contrasto è evidente anche nel loro modo di gestire lo scambio da fondo, nonostante percentuali simili di realizzazione – Azarenka ha vinto il 56% dei punti from the baseline, Osaka il 55, con quest’ultima che tira mediamente un vincente in più, se escludiamo gli ace. L’atleta più pagata al mondo è l’epigona per eccellenza di Serena, cerca il vincente molto presto e con entrambi i colpi ma soprattutto con l’imparabile dritto: durante il torneo ha colpito 11,5 vincenti con il fondamentale a partita, impressionando soprattutto con il colpo in corsa, e per il suo tipo di gioco ha sbagliato relativamente poco, attestandosi al limite dei 22 unforced per allacciata di scarpe. Nella splendida semifinale giocata a viso aperto con Brady, Osaka ha finito con un bel +18 alla casella vincenti/non forzati.

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La finale femminile dello US Open 2020 sarà quella che un po' tutti (si) attendevano: Naomi Osaka contro Vika Azarenka. Una partita attesa il doppio, perché doveva essere la finale del Western&Southern Open ma il match non si è giocato a causa del ritiro precauzionale della giapponese, per un problema al tendine del ginocchio. Osaka non ha voluto compromettere lo US Open e la sua scelta, a posteriori, si è rivelata vincente 🇯🇵 Naomi Osaka giocherà la sua seconda finale a New York: nelle finali Slam ha un record ancora immacolato (2/2). Lungo il suo cammino ha perso 3 set e 55 game, rischiando soprattutto in semifinale contro una ottima Jennifer Brady. Ha battuto soltanto un'altra testa di serie oltre a Brady, Kontaveit agli ottavi 🇧🇾 Vika Azarenka raggiunge per la terza volta la finale allo US Open ed è ancora alla caccia del primo successo. Lungo il suo percorso ha perso due set (uno contro Muchova e uno contro Serena in semifinale) e 38 game, e non si è trattato di un percorso semplice: priva di una testa di serie, ha dovuto sconfiggerne quattro per arrivare in fondo (le n. 5, 20, 16 e 3) 🔢 La sfida è già straordinariamente affascinante di suo, ma lo diventa ancora di più analizzando i numeri delle due giocatrici. Nel corso del torneo, Osaka ha dominato al servizio e Azarenka in risposta, mentre entrambe hanno numeri notevoli nelle statistiche relativo allo scambio con la giapponese che tira più vincenti e la bielorussa che sbaglia di meno. Per tutti i dettagli, swipate a destra tre volte #ubitennis #azarenka #osaka #final #usopen #usopen2020 #stats #wta #tennis #instatennis

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Il post che abbiamo pubblicato su Instagram con tutte le cifre salienti (basta cliccare sulla freccia per visualizzare tutte le slide).

Azarenka, invece, tira più vincenti con il rovescio (45 contro 41), ma con il dritto sbaglia pochissimo (sbaglia pochissimo in assoluto, poco più di 15 volte a partita), se pensiamo che il 53% dei suoi errori arriva dal colpo bimane (53%), un dato significativo se si pensa a quanto nel tennis contemporaneo il gioco si sviluppi sull’altra diagonale. La vincitrice di Melbourne 2012-13 non ha mai tirato più vincenti di dritto delle avversarie, e in generale ne ha sempre infilati meno delle avversarie (se escludiamo la carneficina con Mertens, durante la quale ne ha comunque messi a segno solo quattro in più), e quindi sarà pronta ad affrontare il gioco esuberante di Naomi, che le proporrà gli stessi temi della semifinale, solo a un livello (in questo momento) decisamente superiore – starà a lei salire a sua volta di un plateau.

Più in generale, il rovescio lungolinea potrebbe fare la differenza per Azarenka, perché, come sottolineato da Cale Hammond di tennis.com, la preparazione anticipata del colpo e l’estrema rotazione delle spalle rendono complicata la lettura della traiettoria del colpo, rubando più di una frazione di secondo all’avversaria quando mette i piedi in campo. Detto questo, è però difficile pensare che possa avere lo stesso impatto che ha avuto contro Serena, vista la superiore mobilità di Osaka, che generalmente non ha problemi a colpire anche in movimento, e che anzi potrebbe usare lo spazio creato dal cambio di lato dell’avversaria per aprirsi ulteriormente il campo con un dritto stretto, cambiando così l’inerzia del punto. Per entrambe sarà essenziale tentare di spostare lo scambio sulla diagonale preferita, dunque, anche se la maggior predisposizione di Osaka a girare attorno alla pallina potrebbe darle un vantaggio in questo senso.

Bisognerà stare attenti anche all’andamento dell’incontro in termini di set: pur essendo andata tre volte al terzo, Osaka ha sempre vinto il set d’apertura, a differenza dell’avversaria che ha dovuto rimontare entrambe le volte in cui è andata al set decisivo – il corollario è che la giapponese ha perso la metà dei secondi set disputati, mentre la bielorussa li ha vinti tutti. Naomi ha però dominato i tre set decisivi giocati, chiudendoli per 18 giochi a 7 in totale, e questo è un elemento che potrebbe risultare cruciale, visto che va sempre ricordato come Azarenka abbia essenzialmente iniziato la stagione meno di tre settimane fa, e quindi è possibile che in un terzo set potrebbe mostrare delle carenze psico-fisiche, anche se il suo coach, Dorian Descloix, ha negato che questo possa essere un problema.

Questo punto si collega ad un elemento che potrebbe apparire cabalistico ma che invece ha una sua rilevanza, i.e. il fatto che Osaka abbia vinto entrambi gli Slam in cui è andata oltre il quarto turno. Questo non significa che dobbiamo credere che quindi la giapponese vincerà per qualche magica correlazione da sincronicità di Jung, ma che semplicemente, e questo è chiaramente visibile guardando i suoi match, è una giocatrice il cui più grande punto debole è la discontinuità mentale, che per forza di cose si manifesta quando le avversarie sono sulla carta abbordabili. Per questo motivo, stasera ci si può aspettare una Osaka concentrata al massimo.

Per quanto riguarda Azarenka, non ci si pone nemmeno il problema: la N.27 WTA ha un tennis che pretende solidità, e lei stessa si è addentrata nei modi in cui la sua nuova mentalità l’ha aiutata a vivere ogni momento dell’incontro in maniera totalizzante, parlando di mentalità neutra (espressione che ricorda il notissimo manuale “The inner game of tennis“, Gallwey spiega le distorsioni a cui il pensiero positivo può condurre) e di un rapporto molto più sano con il proprio ego.

Un ultimo dettaglio, stavolta pro-Osaka. Dopo la sfortunata parentesi con Jermaine Jenkins, la nipponica si è affidata a Wim Fissette, che, inclusa lei, ha ora guidato ben cinque giocatrici a delle finali Slam (Clijsters, Lisicki, Halep e Kerber le altre). Proprio l’allenatore belga potrebbe essere stato una chiave importante in vista della partita, visto che fra le varie tenniste di stirpe con cui ha lavorato si annovera anche Azarenka, da cui si è separato per la seconda volta proprio per iniziare a lavorare con Naomi.

Se c’è qualcuno che conosce il gioco di Vika, questo è lui, un vantaggio non da poco se pensiamo che la tennista più varia delle due è proprio quest’ultima, e Osaka non potrà dunque essere scontenta di avere al suo fianco un insider con una tale conoscenza della sua avversaria, anche se va detto che nel pre-partita ha cercato di minimizzare questo aspetto. Azarenka invece lavora con Descloix su raccomandazione di Mouratoglou, ex-sparring partner a cui attribuisce grandi meriti per la propria rinascita.

Sebbene Osaka sia favorita, le prestazioni delle due giocatrici nella bolla newyorchese rendono complicato un pronostico, e francamente non è nemmeno così importante esprimersi in merito. La speranza è che la partita, arrivata al termine di tre delle settimane più complicate nella storia del gioco (la lista di motivi è lunghina), rispetti il pronostico/augurio di Steve Flink, che nel video commento di stamattina ha fugato i dubbi della vigilia sulla qualità di questo US Open: “La semifinale fra Osaka e Brady è stata una delle migliori a cui abbia mai assistito a Flushing Meadows, e se la finale sarà anche solo la metà di quel match dal punto di vista qualitativo, ci sarà da divertirsi!

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Gli auguri del mondo del tennis a Rino Tommasi

Da Steve Flink a Federico Ferrero, passando per Richard Evans e tanti altri. Pubblichiamo i messaggi d’auguri per Rino Tommasi ricevuti dal direttore Scanagatta

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Ieri, 23 febbraio, Rino Tommasi ha compiuto 87 anni e gli abbiamo reso omaggio in questo articolo. Nelle ultime ore, però, il direttore ha ricevuto tanti messaggi di auguri rivolti a Rino e abbiamo deciso di raccogliere i migliori e pubblicarli.


Andrea Gaudenzi 

Caro Rino,

Tanti auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno! Una vera icona del giornalismo tennistico italiano, sei sempre stato in prima fila nell’uso delle statistiche e dei dati nel nostro sport, una cosa che ho sempre rispettato e ammirato nel corso della mia carriera di giocatore. Sebbene tu non sia più presente nel circuito, il tuo contributo al nostro sport non è certamente stato dimenticato.
Buon compleanno, ti auguro il meglio,

 

Andrea

Steve Flink 

Rino,

Ubaldo mi ha detto che oggi compi 87 anni, difficile crederlo! Gli anni passano così veloci. Nella mia testa ti ricordo a 45 o 50 anni, ma 87? Impossibile! Ho così tanti ricordi di noi durante gli anni. Ne condividerò giusto alcuni. Eravamo a Palm Springs nel 1978. Una mattina, prima delle partite, abbiamo giocato un po’ a tennis sui campi in cemento. Mi davi un vantaggio di 30-0 in ogni game. Ho subito capito perché lo facevi: perché eri molto più forte di me!

Gli scambi erano lunghi, ma mi hai battuto 6-1 6-2. Ero un po’ in imbarazzo, ma tu mi hai detto: “Steve, hai giocato molto meglio di quanto pensassi!” Abbiamo riso entrambi e poi hai detto una cosa che mi avresti ripetuto molte volte durante gli anni. Mi hai detto: “Non ho intenzione di essere modesto, perché non ho motivo di esserlo”. E poi sei scoppiato a ridere, con quella risata che è solo tua. Nessuno ride come te. Nessuno.

Ora sto pensando ad un momento veramente divertente nella sala stampa di Wimbledon nel 2009. Eri seduto al tuo solito posto, uno o due sedie distante da Ubaldo. Mi sono avvicinato e ho detto: “È così bello vedere lo scrittore italiano migliore di sempre”.

E tu hai sorriso, Rino, credendo stessi parlando di te ed eri già pronto a ringraziarmi. Poi mi sono girato verso Ubaldo, gli ho dato una pacca sulla spalla e ho detto “Sto parlando, naturalmente, del grande Ubaldo Scanagatta”. Ubaldo e io abbiamo riso di gusto. Tu hai fatto una smorfia, Rino. Ma poi hai sorriso, scosso la testa e ci hai guardato come se fossimo due pazzi senza speranza – e probabilmente lo eravamo. Allora hai messo le braccia intorno a me e a Ubaldo e hai detto: “Entrambi avete così tanto da imparare e così tanta strada da fare, ma vi accompagno io”.

Ubaldo Scanagatta premiato agli US Open 2018. Con lui l’Hall of Famer Steve Flink (foto Roberto Dell’Olivo)

Quindi una volta ancora ci hai mostrato la tua superiorità. Non sapevamo se dire “Game, set and match, Rino” o “Scacco matto!” Ho così tanti ricordi, ma ti lascio con quest’ultimo. Sampras e Rafter stavano giocando la finale di Wimbledon nel 2000 e io facevo avanti e indietro tra la sala dei media e il campo centrale, perché ero reporter del match per CBS Radio. Stavo salendo quei gradini nella sezione stampa del campo centrale con Rafter avanti 6-5 e servizio nel secondo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Mi hai visto stare in piedi con un’espressione seria e mi hai detto “Steve, non essere così depresso”.

Sapevi che speravo che Sampras vincesse il suo tredicesimo Major per superare Roy Emerson, cosa che ovviamente fece in 4 set. Quando mi hai detto di non essere depresso, l’hai fatto con sensibilità e non sarcasmo. Mi è sempre piaciuto di te che sapevi quando essere sarcastico e quando essere comprensivo con i sentimenti dei tuoi amici. E questo tratto del tuo carattere ti distingue da tanti.

Una volta mi hai dato anche un consiglio sulla mia scrittura e l’hai fatto in modo candido, come al tuo solito. Mi hai detto, “Steve, dovresti scrivere di più come parli”. E io ho preso a cuore il tuo consiglio.

Quindi Rino, brindo a te adesso per celebrare il tuo compleanno! Io ho delle buone ragioni per essere modesto, perciò dirò semplicemente che nessuno di noi potrebbe mai lontanamente essere alla tua altezza. Buon compleanno amico mio! Ti auguro il meglio.


Doris Henkel

Caro Rino,

Tanti auguri di buon compleanno. Devo ammetterlo, ho avuto bisogno del dizionario per questa frase :-))

Ricordo chiaramente i momenti con te in sala stampa, anche se ne è passato di tempo. Ti mando i miei migliori auguri e i miei saluti dal nord della Germania, e spero che passerai una bella primavera, che sembra stia arrivando.

Cordialmente, Doris


Marco Keller

Rino è unico nel suo genere, semplicemente un grande! Ho parlato con lui solo un paio di volte, ma ho letto in questi anni tanti suoi articoli su “La Gazzetta dello Sport” e mi sono piaciuti un sacco i suoi commenti da esperto di calcio a “La domenica sportiva”. Tanti auguri dalla Svizzera, Signor Tommasi!


Simon Cambers

Ciao Ubaldo,

non conosco Rino così bene, ma so di lui e di quanto è apprezzato da quelli che lo conoscono. Ho letto i suoi articoli su “La Gazzetta” durante questi anni. Fagli gli auguri da parte mia e digli che i suoi articoli mi hanno aiutato ad imparare l’italiano in questi anni! Grazie mille, Simon


Mike Dickson

Non ho storie su Rino, perché non l’ho mai conosciuto bene, ma per favore manda a lui e a Gianni i miei migliori auguri. Sono grandi e unici.


George Homsi

Amico Rino! Ti auguro un fantastico ottantasettesimo compleanno e ancora tanti a venire! Conservo vecchi ricordi dei nostri incontri e dei nostri dibattiti nelle sale stampa. Mi mancano la tua amichevole presenza e le tue opinioni da esperto. Mantieniti forte, come so che sei! Spero di poterti rivedere qualche volta e magari condividere anche un piatto di spaghetti! Al dentissimo naturalmente.


Guillermo Salatino

Ubaldo,
Grazie per avermi permesso di inviare i miei migliori auguri a Rino, augurandogli di restare forte com’è sempre stato. È stato uno dei miei grandi amici, uno di quelli con cui ho più parlato di tennis e ho molto discusso. Ovviamente è stato lo stesso con G. Clerici. Le mie origini italiane mi fanno avere uno speciale affetto per loro. Ricordo un aneddoto con Rino e approfitto del suo compleanno per condividerlo: Sabatini doveva giocare la semifinale dello US Open del 1990 contro M J Fernandez. Dissi a Rino, che era accanto a me, che non credevo alle statistiche. Mary Joe secondo i numeri era favorita, ma secondo me ogni partita era una storia a sé e che per questo motivo pensavo che le statistiche erano relative. Rino mi guardò e mi disse: “Ti ho ascoltato e sono arrivato alla conclusione di aver sprecato la mia vita dietro alle statistiche”. Ci guardammo e ridemmo. Rino faceva i pronostici ufficiali del torneo e dava come favorita Mary Joe. Io gli dissi che avrebbe sbagliato e così fu.

Con Rino siamo stati anche compagni di doppio a Roma e abbiamo vinto contro Gianni e Bud Collins. Quanti ricordi. Tanti anni. Più di 40. Tu ti sei ritirato, e io farò lo stesso. Probabilmente sarà il mio ultimo anno, se il Covid lo permette. Mi manca il tuo sorriso, il tuo tono di voce tanto particolare. Le tue fughe di un giorno nel “Concord” a Las Vegas per commentare un incontro di Leonard o Ali. Ti mando un forte abbraccio e voglio che tu sappia che fai parte dei grandi amici che porto con me dai miei 45 anni nel circuito.


Richard Evans

I migliori auguri a Rino per un felice compleanno! I miei primi ricordi risalgono al Foro Italico negli anni ’60 e sono legati alla sua gentilezza nei miei confronti, unita all’invito a scrivere articoli per la sua eccellente rivista “Tennis Club”. Come giustamente ricordi, Ubaldo, Rino è stato un’enorme presenza per i decenni seguenti e il migliore con le statistiche! Ha dato ai primi giorni della tecnologia nel tennis un volto umano – qualcosa che dobbiamo ricordarci di non perdere.

I miei migliori auguri, Richard


René Stauffer

Un buon compleanno a Rino, digli che anche il suo vecchio amico svizzero sente la sua mancanza. Ho tanti ricordi di Rino. Il primo risale a quando ci siamo conosciuti a Dallas nel 1982. Mentre visitavamo Southfolk Ranch mi disse: “Potresti essere mio figlio”. Giovane e spontaneo com’ero, risposi: “Saresti orgoglioso di avere un figlio come me…”Salutami anche Gianni. Mi manca anche lui. I migliori auguri anche all’Italia.


Eduardo Puppo

Un forte abbraccio a Rino, che leggo da quando iniziai con il giornalismo tennistico nelle riviste italiane. Una vita intera legata alle sue statistiche, consultate da tutti quelli che seguono questo sport e che hanno segnato un’epoca in cui i numeri hanno iniziato a governare. Rino è stato in gran parte colui che ha guidato questa parte tanto importante per la storia del tennis. Eduardo Puppo.

Sandra Harwitt

Caro Rino

Felicissimo ottantasettesimo compleanno! Ti ho incontrato agli inizi della mia carriera e sei sempre stato non solo un collega amichevole, ma anche un pozzo di informazioni preziose sul tennis.

Ti auguro una magnifica giornata.

Tom Tebbutt

Bingo Bingo Bongo – Rino, tu e Gianni avete portato nelle sale stampa un divertimento impertinente che nessun duo di altri Paesi avrebbe mai potuto eguagliare. La tua incredibile conoscenza del tennis e delle sue statistiche è leggendaria ed era la normalità prima che i programmatori iniziarono ad inserire i numeri nelle macchine (cioè i computer). E le tue divertenti previsioni durante lo US Open erano un must da leggere ogni giorno.

Gli italiani hanno sempre portato un tratto distintivo alla divulgazione del tennis e alle sale stampa, con te e Gianni a capo della classe. Ci manchi e ti ringraziamo per tutti questi anni. Alla tua salute e buon compleanno,
Tom T.

P.S. E dall’aldilà Bud Collins grida a gran voce “Rhino”.


Serge Fayat

Ciao Rino, Sei sempre il numero uno del ranking, lo sai. Al tuo cospetto, le 310 settimane di Federer e quelle che saranno presto le 311, 312 e 313 di Djokovic non sono niente!

Stammi bene.


Paolo Bertolucci

Mille auguri al più grande, al n.1! Enorme rispetto anche se non sempre vedevamo lo stesso mondo come quando affermava “Non esiste ristorante che valga il prezzo di una corsa in taxi”


Andrea Scanzi

Rino Tommasi è un gigante. Ha inventato un giornalismo profondamente suo, fatto di statistiche onniscienti, apparente “burberismo” e mitologici “circoletti rossi”. Un finto freddo, mai tifoso e sempre appassionato, con una voce unica e una sostanziale onniscienza in fatto (anzitutto) di tennis e boxe.
Le sue telecronache con Gianni Clerici hanno cresciuto, cullato e appassionato milioni di italiani. Di fatto sono state l’imprinting perfetto per tanti ragazzi. Ne ho un ricordo vivido. Coincidono, almeno per me, con gli anni d’oro del tennis. E lo dico da edberghiano fervente, divenuto tale anche per merito suo.
Quelli come me gli devono tantissimo.
Un maestro autentico, ma anche un prezioso compagno di viaggio.
Buon compleanno, Rino
.


Marco Gilardelli

Auguri Rino, amico di una vita, che come giocatore mi hai battuto, e come giornalista sei riuscito a parlare bene di me. Sei stato il mio mito come telecronista e da quando manca il tuo circoletto rosso, le telecronache hanno perso il senso del bello.

Un abbraccio affettuoso
Marco


Bill Scott

Ciao Rino, ti auguro un buon compleanno… grazie per essere il computer e il custode dei record… e senza un computer, solo quel grande taccuino. il tuo posto vicino al finestrino nella sala stampa di montecarlo sarà sempre disponibile.


Federico Ferrero

Accolgo volentieri l’invito di Ubaldo anche se, come ho avuto modo di dirgli, non credo di essere la persona giusta per celebrare la vita di Rino e il suo cammino, temo non ripetibile, nel giornalismo.

Quello che posso dire è che Rino è stato – inconsapevolmente – uno dei miei motivatori. Se mi sono appassionato al tennis, è anche grazie a lui. Se ho pensato che fare il giornalista, e magari di tennis, fosse la cosa più bella che potessi ottenere nel lavoro, è stato anche per merito suo. Purtroppo sono arrivato tardi e non ho mai potuto lavorare con lui. La prima volta che lo incontrai, nel 1994, ero un liceale in uscita, neanche tanto libera, al torneo di Monte Carlo. Lo fermai per chiedergli di aiutarmi a trovare Gianni Clerici. Lui non tirò dritto, non disse di arrangiarmi, ma mi scortò in sala stampa. Da imbucato, la prima voce che sentii fu quella di Ubaldo, in collegamento con una radio. In fondo alla sala, c’era Gianni. Col quale improvvisai una ridicola intervista: gli chiesi di fare “Il punto della situazione” e lui mi rispose “Sì, ma di quale situazione?” Il solo fatto di trovarmi seduto lì, in mezzo a loro due, era quanto di meglio potessi chiedere.

A un certo punto, Rino mi chiese di dove fossi. “Ah, Cuneo… Il maestro Montevecchi!” Gianni gli fece eco: “Ma Rino, quale Montevecchi… Fenoglio! Questo ragazzo qui è di Alba, deve leggere Fenoglio!” “Gianni – ribatté – ognuno fa i riferimenti che può. In ogni caso, sappi che per molti anni sono stato l’unico lettore dei miei articoli. Quindi non ti scoraggiare”.

Non mi scoraggiai. Ci incrociammo qualche volta in sala stampa, ovviamente non poteva ricordare l’episodio del ‘94. Fu molto carino con me. Sapendo che non era persona da smancerie gratuite, ciò che mi disse ce l’ho nel cuore.

Finii a cena un paio di volte con lui, una durante la Davis a Marrakech, un’altra a Londra, in un ristorante italiano. Ricordo in particolare una sera, c’era anche Martucci della Gazzetta. Decidemmo di accompagnarlo a piedi in albergo, “tanto sono due passi”, gli disse Vincenzo. Rino gli rispose qualcosa come: “No, sono trecentoventidue dalla scala mobile della metropolitana”. Di fronte al nostro sconcerto, precisò: “Li ho contati. Trecentoventidue. In realtà, il dato è interpolato perché gli ultimi ottanta li ho fatti quando un gruppo di ragazzi mi ha riconosciuto per strada e, mentre contavo, stavamo parlando”.

Di Rino ho sempre apprezzato, tra le altre cose, il fatto che dicesse ciò che pensava, per quanto sgradevole potesse essere. O, ma solo per chi calcola ogni parola e basa i rapporti personali sulla convenienza, inopportuno. Quando sento dire che sì, è vero, ma lui se lo poteva permettere, rispondo che se ci si vuole creare una corazza che permetta di esprimersi liberamente, è meglio farlo con la propria credibilità. Se Rino sapeva di poter parlare a ruota libera senza subirne conseguenze, il merito era tutto suo. Perché nessuno avrebbe mai cacciato Rino Tommasi. La gente lo trattava alla stregua di un campione del tennis, gli chiedeva gli autografi e si faceva fotografare con lui, ed era giusto così.


Sebastian Fest

Better late than never!
Caro Rino, con un po’ di ritardo approfitto della grande proposta di Ubaldo per farti gli auguri di buon compleanno. Mi occupo di tennis da qualche anno, più di quanto avrei potuto immaginare, e questo mi ha permesso di incontrare persone come te, Gianni o Bud, persone dalle quali ho imparato molto. Spero che stiate bene e che vi godiate questo strano momento tennistico a distanza.
Abbracci

Craig Gabriel

Carissimo Rino,
I miei migliori auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno, te ne mancano solo 13 (un numero fortunato) per arrivare a un secolo. Spero che sia stata una splendida giornata per te e per la tua famiglia. Ti penso spesso, sei unico.


Kaoru Takeda

Quando andai per la prima volta al Roland Garros nel 1985, mi ricordo che Rino era lì. Ogni volta che il compianto Eiichi Kawatei [giornalista e dirigente che ha contribuito a popolarizzare il tennis in Giappone, nonché uno dei promotori del ritorno del gioco alle Olimpiadi, ndr] mi raccontava del tennis dei suoi tempi, il nome di Rino veniva sempre menzionato assieme a quelli di JP, Bud Collins, Richard Evans e Russ Adams. Eiichi era anche un buon amico di Ken Rosewall, ed era quasi coetaneo di Rino (era nato nel dicembre del 1933).

“Non rovinare una bella storia con la verità” è un detto che lui usava spesso. La capacità di raccontare una storia è l’essenza della gioia della nostra professione, e credo che questo elemento abbia contribuito all’ascesa di tanti giovani tennisti italiani di talento. Auguro un buon compleanno a lui e alla sua famiglia, e spero di vederlo in futuro.

PS: il 23 era anche il compleanno dell’imperatore, e quindi qui in Giappone era festa nazionale.

Traduzione degli auguri in inglese e spagnolo a cura di Claudia Marchese

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ATP

ATP Montpellier: Sonego doma Korda, Bedene (e la schiena malconcia) eliminano Sinner

Sinner si arrende al tie-break del terzo set, anche per problemi alla schiena. Sonego alza il livello del suo tennis e supera l’insidia del talento statunitense

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Una delle migliori versioni della carriera sul cemento di Aljaz Bedene supera a sorpresa, dopo due ore e quaranta di battaglia, la testa di serie numero 5 del torneo – il nostro Jannik Sinner – al primo turno (3-6 6-2 7-6).

Le premesse sembravano ben diverse. Sinner è autoritario al servizio e in tutto il primo set lascia le briciole a Bedene nei suoi turni di battuta. Lo sloveno riuscirà a vincere solamente tre punti in risposta in tutto il primo set. L’aggressività di Sinner si sente anche in ribattuta e una seconda leggera condanna Bedene a subire il break nel quarto game. Da quel momento Sinner alza ulteriormente le marce e non si guarda più indietro.

La musica cambia nel secondo set, sia per colpa del calo di Sinner che per un Bedene oggi extralusso nei colpi offensivi. Il numero 34 del mondo cala di quantità e qualità di prime e i suoi turni di battuta ne risentono. Il nativo di Lubiana nota il calo di livello dell’avversario e prende fiducia al servizio e nel gioco da fondo. Il break è una naturale conseguenza: il tennista sloveno sfrutta gli errori di Sinner e guadagna tre palle break. L’azzurro è bravo a rimontare lo 0-40, ma Bedene non fallisce la quarta palla break e passa avanti per la prima volta nel match. Ora Sinner è in confusione e al momento di servire per restare nel set paga l’ennesimo passaggio a vuoto che chiude il secondo set. 6-2 Bedene.

 

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio. Entrambi hanno l’opportunità di breakkare ma i servizi reggono e si arriva al tie-break. Il parziale decisivo arriva e Sinner va subito avanti di un mini-break. L’inizio sembra promettente ma per il tennista italiano arrivano subito i guai. Già dopo il secondo punto Sinner comincia a toccarsi la schiena e dopo tre dritti consecutivi steccati è costretto a chiamare il medical time-out per dolori lombari. Dopo il trattamento la situazione non migliora e Bedene chiude senza problemi il tie-break per 7-3. Sinner perse al primo turno del torneo di Montpellier anche lo scorso anno, quella volta contro Mikael Ymer. Sarà direttamente nel tabellone di Rotterdam senza wild card, a causa del forfait di Matteo Berrettini. Andrà però valutata la gravità dell’infortunio alla schiena che lo ha limitato al momento decisivo.

A cura di di Giorgio Di Maio


SONEGO VA

La versione francese di Lorenzo Sonego si conferma più convincente di quella australiana. Il torinese si è guadagnato in sicurezza i quarti di finale del 250 di Montpellier, onorando la settima testa di serie del tabellone. A differenza di quanto accaduto all’esordio, stavolta gli sono bastati due set per risolvere l’insidioso incrocio con Sebastian Korda (6-3 6-2).

La stellina statunitense, ormai in top 100, arrivava da soli sei ko negli ultimi 31 match. Pratica rischiosa. Il numero quattro d’Italia è però cresciuto in sicurezza rispetto a quanto mostrato all’esordio contro Gaston, quando comunque, nel parziale decisivo, non c’è stata storia.

Per battere il figlio d’arte, gli è servita appena un’ora e un quarto. Trovando la chiave per far girare a proprio favore ciascuno dei due set. In quello d’apertura, ha sofferto nel corso del terzo turno di servizio in cui si è fatto riprendere da 40-0, trovandosi costretto ad annullare due palle break. Ostacolo però superato, con il break risolutivo piazzato nel game successivo. Frizzante ma discontinuo il tennis con cui Korda ha approcciato la partita: efficace il rovescio, meno brillante in generale la lettura delle situazioni. Facendo base sulla solidità del suo servizio, Lorenzo ha chiuso 6-3 vincendo 11 degli ultimi 13 punti in battuta.

Il secondo set inizia con lo statunitense più ordinato, attento a limitare gli svolazzi per non regalare punti al numero 36 del mondo. Ma il quinto game, quello del break che ha sostanzialmente chiuso i conti, Sonego se l’è preso anche d’esperienza. Bravo a non deconcentrarsi su una palla di Korda chiaramente fuori sulla quale, però, si è continuato a giocare. Doppia palla break, la seconda capitalizzata punendo con un passante chirurgico una delle non impeccabili discese a rete del giovane Sebastian. Il 4-2, che ha spaccato definitivamente la partita, si è concretizzato nel game successivo quando il servizio (più efficaci sia le prime, sia le seconde) l’ha fatto risalire agevolmente da 0-30.

Arriva così il quarantesimo successo a livello ATP e il quarto di finale numero quattro in carriera. Dopodomani, la sfida al vincente tra Benjamin Bonzi e un David Goffin che di questi tempi non pare invulnerabile. “Non è stato semplice – ha commentato a caldo l’azzurro, 36 ATP – ho giocato meglio rispetto alla prima partita. Il mio servizio mi aiuta, sto lavorando per completare il mio tennis anche in risposta“. Per diventare sempre più universale. Sul veloce indoor, dalla super settimana di Vienna a ottobre, sembra sia scattata la magia.

A cura di Pietro Scognamiglio

Il tabellone completo di Montpellier

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ATP

Cecchinato sorride a Cordoba: “Sto tornando a esprimere un buon tennis”. Marcora supera Gulbis a Singapore

Il siciliano batte Dellien e se la vedrà con Schwartzman. Mager si fa sorprendere dal fratello meno promettente della famiglia Cerundolo. Marcora non concede nulla a Gulbis

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Marco Cecchinato - Cordoba 2021 (via Twitter, @CordobaOpen)

ATP 250 Cordoba – terra rossa (montepremi $393.935)

Il torneo argentino giunto alla sua seconda edizione ha visto scendere in campo tra ieri e oggi due tennisti italiani: Marco Cecchinato e Gianluca Mager. Solo il primo è riuscito ad ottenere una vittoria superando al terzo set il boliviano Hugo Dellien per 6-2 4-6 6-1 in poco meno di due ore. Il rovescio è il colpo che in questo match ha funzionato di più per il siciliano, il quale ha sì avuto un passaggio a vuoto che gli è costato il secondo set (break subìto nel nono game) ma ha dominato sin da subito nel parziale decisivo. Adesso per Cecchinato c’è l’impegnativa sfida contro la testa di serie n. 1 Diego Schwartzman, tennista che ha battuto una sola volta in carriera, nella finale dell’ATP 250 di Buenos Aires del 2019.

“Sembrava un match in controllo e poi si è un po’ complicato” ha affermato Cecchinato nella conferenza post-partita svoltasi prima in italiano e poi in spagnolo. “Ho perso un set un po’ strano però sono molto contento perché sono rimasto lì. A inizio terzo set ho avuto tante palle break e una volta conquistato ho iniziato a esprimere un buon tennis“. Mentre sul suo prossimo avversario ha detto: Dopo tanto tempo sono molto contento di giocare nuovamente contro un top 10, uno dei migliori al mondo. Io sto tornando a giocare bene e ad allenarmi bene quindi non ho nulla da perdere”. 

La scorsa estate Marco è diventato padre e ovviamente, come sottolineato da tanti altri giocatori in passato, la cosa influisce sulla carriera: “Mi ha cambiato la vita perché è stata la più grande emozione della mia vita. Un cambiamento in positivo perché ora ho imparato ad avere maggior pazienza in campo e ho priorità diverse“. E una delle priorità di quest’anno è “giocare tante partite, come 70, 80 match in stagione, pensando sempre al gioco e allenandomi bene”. E non c’è modo migliore per farlo che vincendo come fatto oggi.

 

Un po’ inaspettatamente invece è incappato in una sconfitta Gianluca Mager. Il n. 99 del mondo si è fatto sorprendere da Francisco Cerundolo, n. 135 del ranking e beneficiario di una wild card. Il 26enne di Sanremo sembrava nel primo set aver trovato le contromisure giusto da opporre al giocatore argentino, tanto da essersi portato avanti 5-2; Cerundolo è invece riuscito a risalire salvo poi cedere 7 punti a 3 nel tie-break. Il secondo parziale è stato dominato da Cerundolo per 6-1 grazie a due break e all’evidente stanchezza accumulata da Mager per portare a casa il primo set. Nel terzo poi si è tornati ad avere molto equilibrio soprattutto nella parte centrale dove una serie di break lunghi e lottati ha visto emergere in testa l’argentino, quasi sempre in controllo degli scambi, che ha poi chiuso 6-4 in 2 ore e 3 minuti.

Piccola curiosità: oltre al 22enne Francisco, nel tabellone principale a Cordoba è presente anche suo fratello 19enne Juan Manuel Cerundolo, mancino e dotato di maggior tocco. Superate le qualificazioni da n. 335 ha battuto egregiamente Thiago Seyboth Wild e ora agli ottavi se la vedrà con Miomir Kecmanovic.

Risultati:

M. Cecchinato b. H. Dellien 6-2 4-6 6-1
R. Carballes Baena b. J. Sousa 6-3 6-1
F. Coria b. [6] D. Koepfer 6-1 6-4
[Q] J. Cerundolo b. T. Seyboth Wild 7-5 7-6(3)
F. Bagnis b. N. Kicker 6-1 6-4
[Q] T. Etcheverry b. A. Martin 6-3 7-6(4)
[5] A. Ramos b. J. Londero 4-6 6-2 6-2
[WC] F. Cerundolo b. G. Mager 6-7(3) 6-1 6-4
[8] F. Delbonis b. P. Sousa 6-4 6-4
[7] T. Monteiro b. [LL] J. Menezes 6-3 6-3

Il tabellone aggiornato

ATP 250 Singapore – cemento (montepremi $361.800)

La prima edizione del torneo di Singapore sorride al tennis azzurro e in particolare a Roberto Marcora. Il 31enne attuale n. 191 del mondo infatti è tornato a vincere un match nel tabellone di un torneo ATP dopo oltre un anno (quando nel 2020 a Pune raggiunse i quarti di finale da qualificato) battendo niente meno che Ernests Gulbis. La partita è stata dominata dal servizio (tanto che Marcora ha chiuso con l’85% di punti vinti con la prima e Gulbis con il 79%, cifra elevatissima per uno sconfitto) e fatali per il lettone sono state due sole palle break concesse. Quella che ha deciso il primo set è arrivata sul 5-5 che ha permesso a Marcora di chiudere 7-5. Mentre il secondo set si è aperto con un altro break a favore del 31enne, che non ha concesso letteralmente nulla al suo avversario e ha chiuso 6-4. Ora per lui ci sarà la sfida contro la t.d.s. numero 1 Adrian Mannarino. Da segnalare anche la fitta preparazione del n. 81 del mondo Soonwoo Kwon, che tre giorni fa batteva Musetti nella finale del Challenger di Biella e poi è volato a oltre 10.000 km di distanza, trovando un’altra vittoria al primo turno contro lo statunitense Thai Son Kwiatkowski.

Risultati:

[8] K. Soonwoo b. [Q] T. Kwiatkowski 4-6 6-3 6-4
R. Marcora b. E. Gulbis 7-5 6-4
[WC] M. Ebden b. [PR] Y. Bhambri 6-3 7-6(3)
[3] M. Cilic vs T. Daniel
M. Cressy vs [5] Y. Nishioka
[4] A. Bublik vs A. Celiklilek
A. Popyrin vs A. Andreev

Il tabellone aggiornato

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