Anisimova, scatta l’ora della verità: Amanda ha tanto da difendere, ma niente da perdere

Amanda Anisimova in poche settimane si gioca tutto. Riuscirà a ritrovarsi in tempo?

Di Beatrice Becattini
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Amanda Anisimova - Wimbledon 2025 (foto X @wimbledn)
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Ci sono persone che non accettano di essere definite dalle contingenze esterne. Non dai risultati, non dai trofei. Vogliono essere gli attori protagonisti delle proprie esistenze. Desiderano vivere di sogni, perché spesso sono ciò che tiene loro ben saldi quando la tempesta imperversa. Dentro e fuori.

Amanda Anisimova ha impersonato ogni ruolo nella sua vita tennistica senza seguire il canovaccio prestabilito. E forse disattendendo le aspettative che erano state riposte in lei. Il che non significa deludere. Vuol dire scrivere di proprio pugno i diversi capitoli della carriera.
Adesso, a pochi giorni dall’inizio di Wimbledon, per la 24enne del New Jersey inizia una fase tanto intrigante quanto impegnativa. Perché un anno fa la statunitense ha cambiato la traiettoria della sua storia nel mondo della racchetta. Lo ha fatto sorprendendo quasi tutti. Forse anche se stessa. E comunicando che era tornata per dimostrare che la lotta per stare bene aveva lasciato spazio alla serenità auspicata.

La doppia finale Slam tra Wimbledon e lo US Open, incorniciata agli estremi da due titoli WTA 1000, ha posto le basi per una repentina scalata del ranking. Ora le cambiali di peso sono in scadenza e una stagione finora sottotono copre di ombre le prossime settimane di Anisimova. Riuscirà Amanda a discostarsi ancora una volta dal copione a lei destinato?

Amanda Anisimova, tutto o niente

Anisimova è una tennista da tutto o niente. Lo è nei colpi, che non conoscono mezze misure. Lo è nelle reazioni, imprevedibili e a volte incoerenti.

Fin da quando era poco più che un’adolescente di lei si parla come una delle possibili stelline da attenzionare per il futuro. Il percorso nel circuito Junior è di successo assoluto. Una finale al Roland Garros nel 2016 a 14 anni e il trionfo dell’anno dopo allo US Open sono due trilli forti e chiari.
Il passaggio nel tennis dei grandi non destabilizza la classe 2001, che familiarizza con i tornei adulti prima di compiere la maggiore età. E già nel 2018 centra la prima finale WTA e si toglie la soddisfazione di abbattere la barriera delle migliori 100 giocatrici del mondo.

Con queste premesse Amanda prosegue a tagliare traguardi anche nel 2019, con il primo titolo a Bogotà e soprattutto la prima semifinale in uno Slam. Al Roland Garros Anisimova si ferma solamente al cospetto della splendida Ashleigh Barty, costretta alla rimonta per placare l’esuberanza della giovane americana. Non prima, però, di aver estromesso dal torneo la campionessa uscente Simona Halep.

Quando pare che Anisimova sia pronta a prendere a racchettate il mondo, il destino le volta le spalle. La scomparsa improvvisa del padre Kostantin nell’agosto del 2019 non turba solamente il privato di una ragazza non ancora maggiorenne. Il papà era per lei anche una giuda tennistica imprescindibile.
Rimettere insieme i pezzi di una vita andata in frantumi non è facile per la tennista del New Jersey. Si rintana negli affetti più cari per ritrovare la forza di tornare in campo. Lo fa perché il tennis è la parte per il tutto di Amanda. Una sineddoche che non la definisce nella sua totalità, ma che ne descrive una porzione imprescindibile. I risultati risentono di uno stato d’animo lontano dalla serenità prima del lutto.

Nel 2022 i tasselli sembrano ricollocarsi al loro posto. Un ritrovato equilibrio, forse precario, le consente di tornare a sentire ancora vibrare l’anima su un campo da tennis. Il secondo titolo WTA a Melbourne, gli ottavi all’Australian Open, con un’eliminazione eccellente come quella di Naomi Osaka, e tanti ottimi risultati riconsegnano a questa disciplina una delle sue protagoniste designate.
I quarti di finale di Wimbledon la consacrano come una giocatrice da tutte le superfici. Il suo gioco esuberante, che non conosce pazienza o colpi interlocutori, necessita ancora di qualche aggiustamento per evolversi definitivamente e di rintracciare una continuità in quelle accelerazioni poderose.

Tuttavia, sul più bello il destino ha di nuovo altri piani. Una crisi personale attanaglia la mente di Amanda, la mette a tu per tu con i suoi mostri interiori, che non sono sotto al letto, ma nella sua testa. Così, rifuggendo quella banalità che mai potrebbe associarsi a Anisimova, a 21 anni l’americana preme il tasto pausa fino a data da destinarsi.

Il ritorno e la stagione dei record

Lo sport è sicuramente un’isola felice tra le varie sfere dell’agire umano. È così lontano dalla realtà quotidiana da apparire imperturbabile. Eppure non è così. Quando la vita bussa alla sua porta, i confini tra mondo sportivo e reale sono talmente labili da risultare irrisori. Anisimova compie una scelta di coraggio, che anticipa di qualche stagione l’auspicata liberalizzazione dell’argomento salute mentale. Quando le aspettative sono tutte riposte su un’ascesa di Amanda, lei sceglie se stessa e il suo benessere. Perché senza stabilità emotiva non esiste successo.

Per me è diventato insopportabile partecipare ai tornei di tennis ammette senza mezze misure, non celando la partita che sta giocando lontano dal campo.
Anisimova si prende un anno di pausa. Dodici mesi da dedicare a se stessa, per respirare aria di vita e curare le cicatrici interiori.
Non si pone date di scadenza o limiti temporali. E pazienza se la classifica si fa impietosa.

All’inizio del 2024 torna rigenerata nello spirito. Ha bisogno di un periodo di rodaggio, ma nell’estate disputa la prima finale 1000 in quel di Toronto, arrendendosi a Jessica Pegula.
Poi il calendario cambia anno e il 2025 dona a Anisimova la migliore stagione della carriera. Il titolo di Doha fa da spartiacque tra il prima e il dopo.
Uno spaccato di annata sulla terra rossa non proprio indimenticabile non irretisce la statunitense. La primavera sul rosso non piace ad Amanda, che preferisce fiorire d’estate. Sull’erba lascia intravedere un grande tennis, con la finale del Queen’s e i quarti di Berlino. E a Wimbledon è inarrestabile fino a un passo dalla vittoria.

In finale con Iga Swiatek non raccoglie neppure un gioco. Una sconfitta dura, senza pietà. Ma chi conosce i problemi della vita non fatica a mettere quel 6-0 6-0 in prospettiva. Così, Anisimova si rilancia sul cemento. Soprattutto nella sua New York. Ai quarti dello US Open rincrocia la polacca, ma nella sua testa non ci sono fantasmi. Nessuno spettro le impedisce di imporsi in due set, cancellando gli ultimi strascichi della delusione londinese.

In maniera analoga, Aryna Sabalenka riscatta la sconfitta della semifinale di Wimbledon lasciando Amanda senza trofeo per il secondo Slam di fila.
L’americana si consola con un ranking che la vede sempre più protagonista e con la seconda affermazione in un WTA 1000 a Pechino. Con i punti delle finali Major e dei trofei vinti la qualificazione per le WTA Finals è una formalità. Il round robin lo passa battendo ancora Swiatek, ma in semifinale si ferma di nuovo al cospetto di Sabalenka.

2026 e un canovaccio da disattendere ancora una volta

Nel 2026 le attese riposte in Anisimova sono tante.
I quarti dell’Australian Open non saranno paragonabili alle finali Slam, ma certificano la presenza ormai fissa di Amanda tra le migliori otto giocatrici dei tornei di prestigio.

Qualcosa, però, poi si rompe. Il ritiro all’esordio del WTA 1000 di Doha, dove difende il titolo, decurta di tanti punti il bottino personale.
Il tennis a volte è anche un gioco di incastri e, nel momento della stagione in cui le cambiali da difendere sono relativamente leggere, gli infortuni non danno pace alla 24enne. Soprattutto quel fastidio persistente al polso sinistro che la costringe a saltare Madrid e Roma. E il rientro non è facile. A un Roland Garros sottotono fa eco l’eliminazione ai quarti del Queen’s e il forfait di Berlino. I suoi colpi sono inceppati, potenti come prima ma sempre più fuori misura, anche quel rovescio unico che esibisce quando è in forma. Il servizio è un malus portatore di manciate di doppi falli.

Nonostante tutto, Anisimova è ancora la numero 6 del mondo. Tra pochi giorni, tuttavia, si aprirà un periodo in cui l’americana dovrà ritrovare quello strapotere di un anno fa. I 1300 punti moltiplicati per due delle finali di Wimbledon e dello US Open sono un’enormità. E il rischio di sprofondare non è da sottovalutare.

Visti gli ultimi risultati, le prospettive non sono delle più rosee. I più si aspettano una mancata riconferma da parte sua.
Insomma, Amanda è chiamata ancora una volta a stracciare il copione assegnatole. A non seguire la strada che ormai pare inevitabile. Ma questa, in fin dei conti, è la storia della sua carriera.
Anisimova ha tanto da difendere, ma forse non ha niente da perdere. E questa potrebbe essere la sua forza, in un’edizione di Wimbledon che si prospetta senza una padrona.

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