A Wimbledon il tabellone si è ormai allineato ai quarti di finale. Sei degli otto tennisti ancora in gara sono teste di serie. I due outsider saranno i prossimi avversari degli azzurri rimasti in tabellone. Jannik Sinner sfiderà Jan-Lennard Struff, veterano tedesco scivolato in classifica, ma conosciuto da anni per le sue grandi doti da battitore e da giocatore di volo. Chi invece è un volto nuovo nel circuito è Arthur Fery, wild card britannica che affronterà Flavio Cobolli per un posto in semifinale.
La mamma tennista, il college e le ATP Finals 2020
Arthur Fery nasce il 12 luglio 2002 a Sevres, in Francia. Entrambi i genitori sono transalpini: papà Loic è un uomo d’affari, Presidente del FC Lorient, squadra di calcio che milita in Ligue 1; mamma Olivia è un ex tennista, che nel 1991 giocò il doppio al Roland Garros. Quando Arthur ha pochi mesi la famiglia decide di trasferirsi in Inghilterra. Ed è qui, all’età di cinque anni, che il piccolo Fery scopre il mondo della racchetta. Se ne appassiona subito e attorno ai dodici anni decide di cominciare ad allenarsi più seriamente in un’accademia più grande e attrezzata.
Frequenta poi la Kings College School e in quel periodo inizia a prendere parte ai tornei juniores. In singolare non brilla particolarmente. Se nei tornei individuali non supera mai gli ottavi di finale Slam, in doppio si spinge invece due volte sino alle semifinali di un Major: a Wimbledon 2019 e all’Australian Open 2020. Questi piazzamenti gli regalano la 12esima posizione nel ranking under 18.
“Quando ho finito il periodo da juniores non ero pronto a giocare a tempo pieno nel circuito professionistico”, racconta Fery dai Championships 2026. “Ho scelto l’Università di Stanford per il livello accademico e perché mi offriva un piano alternativo se il tennis non avesse funzionato. Quei tre anni mi hanno aiutato a maturare, mi hanno dato il tempo per crescere come persona senza troppa pressione. Quando sono uscito dall’università ero davvero pronto per affrontare il circuito professionistico e salire nel ranking”.
Negli anni al college il britannico ottiene risultati eccellenti. Ogni tanto si lancia anche in alcuni tornei internazionali – che aveva iniziato a giocare sporadicamente già dal 2019 -, vincendone 5 in totale su 7 finali. Ma soprattutto, nel 2020 ha l’opportunità di fare da sparring alle ATP Finals di Londra. Si allena con Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas tra gli altri e inizia così a tastare con mano il prestigio dei più grandi eventi al mondo.
Tuffo nel circuito professionistico
Grazie a una wild card, partecipa alle qualificazioni di Wimbledon 2021 con una classifica che ha ancora quattro cifre. A sorpresa, va a un passo dal main draw, uscendo sconfitto solamente al turno decisivo per mano di Tallon Griekspoor, che gli rimonta due set di svantaggio. Terminata l’avventura al college, Fery si dedica al circuito professionistico e intasca il titolo Challenger di Barranquilla 2025 (1-2 il suo record nelle finali in questa categoria di tornei), peraltro senza giocare l’ultimo atto contro Bernard Tomic.
Nel finale di stagione debutta in Coppa Davis vincendo il suo singolare contro l’Ecuador, dopo che a luglio era riuscito a vincere il suo primo incontro in un tabellone principale Slam. A Wimbledon aveva infatti regolato Alexei Popyrin, salvo poi cedere a Luciano Darderi. Con la top 200 in tasca, Fery si ripete all’Australian Open 2026. Questa volta è costretto a passare dalle qualificazioni. Se le lascia alle spalle senza perdere set e al primo turno del tabellone principale gestisce in tre parziali un Flavio Cobolli con problemi intestinali.
Nonostante la stagione sul rosso non vada nel migliore dei modi, Arthur si presenta allo swing su erba con grande fiducia. Ottiene la semifinale nel Challenger di Birmingham, i quarti all’ATP 500 del Queen’s – il poi campione Francisco Cerundolo ha bisogno di tre set per regolarlo – e gli ottavi nel 250 di Eastbourne, dove l’altro Cerundolo, Juan Manuel, lo sconfigge in due parziali. Si presenta quindi a Wimbledon grazie a una wild card. Ma non sa ancora ciò che gli sta per succedere.
Wimbledon 2026: un uomo in missione
All’esordio dei Championships Fery batte in quattro set il bosniaco Damir Dzumhur. Tutti si pregustano già il secondo turno contro Ben Shelton, che però si fa fregare dal finlandese Otto Virtanen. Sempre in quattro parziali il tennista di casa ha la meglio sullo scandinavo e si qualifica così per la prima volta al terzo turno di uno Slam – unico britannico a riuscirci in questa edizione di Wimbledon – in quell’All England Club che dista solamente una manciata di minuti da dove lui è cresciuto. Gettando il cuore oltre l’ostacolo, l’inglese recupera uno svantaggio di due set a uno a Zizou Bergs. Rimonta da 1-4 sia nel quarto che nel quinto parziale e finisce per prevalere al super tie-break dopo quattro ore e trentanove minuti di battaglia.
Quindi ecco Grigor Dimitrov, nella prima sfida in assoluto tra wild card nella seconda settimana degli Slam. Davanti a Roger Federer, la cui presenza all’inizio gli provoca comprensibilmente un po’ di tensione, Arthur centra la sua seconda grande rimonta consecutiva. Questa volta sul Centre Court. Sotto due set a uno, e per due volte indietro di un break nella quarta frazione, Fery si supera anche grazie all’aiuto del pubblico amico. Si rimette in corsa, costringe l’avversario al set decisivo e di nuovo, al super tie-break, strappa il successo dopo quasi quattro ore di partita.
Grazie a questa vittoria, Arthur guadagna 51 posizioni nella classifica virtuale e raggiunge la piazza numero 63, lui che arrivava a Wimbledon forte del best ranking di numero 114. Diventa poi il tennista con la classifica più bassa a qualificarsi per i quarti di finale di Wimbledon da Nick Kyrgios (n. 144) nel 2014, e la quinta wild card in assoluto (la prima però che rappresenta i colori di casa). È il sesto britannico a raggiungere il turno dei migliori otto ai Championships nell’Era Open e l’11esimo complessivamente negli Slam.
Stile di gioco e quarto di finale contro Cobolli
“La risposta è uno dei miei punti di forza, così come la mobilità”, afferma Fery dopo la vittoria al secondo turno. “Mi considero un giocatore molto solido da fondocampo, molto veloce, con una lettura eccellente degli scambi e una notevole capacità di variare altezze e direzioni. Diciamo che non devo dominare con il servizio per competere”, sottolinea Arthur, che secondo la scheda ATP è alto 1 metro e 75 centimetri.
Nonostante i risultati non ancora straordinari prima di questo Wimbledon, chi aveva già notato qualcosa in lui era stato Taylor Fritz. “Sono andato a Londra prima delle ATP Finals del 2024 e lì ho svolto una settimana di preparazione in vista di Torino”, racconta l’americano durante la sua ultima conferenza stampa. “Mi sono allenato con lui per gran parte della settimana. Stavo giocando bene, la settimana successiva sarei arrivato in finale a Torino. Mi sentivo piuttosto soddisfatto del mio gioco. Lui però mi batteva praticamente ogni giorno. Aveva un buon dritto per la sua statura, e un servizio incredibile. Non mi sorprende che stia ottenendo risultati e che stia anche approfittando di un tabellone che si è aperto un po’”.
Ora, per lui, Flavio Cobolli, nella sua seconda sfida in carriera contro un top 10, dopo la sconfitta patita in tre set contro Daniil Medvedev a Wimbledon 2023. “Sarà una bella partita, mi aspetto che sarà molto difficile e diversa da quella in Australia”, spiega Fery dopo la vittoria agli ottavi. “Le condizioni sono completamente diverse. Sono sicuro che qui darà il 100%, cosa che forse non era riuscito a fare in Australia. Là avevo giocato davvero bene, mi era sembrato di aver dominato la partita. Metteremo a frutto quell’esperienza per mercoledì”. Il sogno continua.
