TENNISPOTTING agosto: Djokovic è in ferie, Federer è di turno

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TENNISPOTTING agosto: Djokovic è in ferie, Federer è di turno

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Ad agosto Federer fa incetta di punti ATP, per lui niente ferie
 
 

TENNIS TENNISPOTTING – Dopo l’abbuffata di tennis tra fine maggio e inizio luglio che decide in pratica l’andamento della stagione, il tennis dei grandi si prende qualche settimana di riposo e permette agli outsider di mettere da parte un po’ di punti in vista dell’inverno

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

Perciò tra luglio e agosto trovano gloria personale tennisti come Pablo Cuevas a Båstad, Pablo Andujar a Gstaad e David Goffin a Kitzbühel. Ma ad agosto si torna a far sul serio, ché a settembre si gioca l’ultimo Slam dell’anno. E allora il Nord America torna protagonista e ci propone due Master 1000, uno canadese e uno statunitense cioè Toronto (Montréal negli anni dispari) e Cincinnati. Da agosto in poi il cemento torna a dominare il circuito e gli specialisti della terra battuta, se vogliono raccattare qualche punto extra, devono accontentarsi del circuito challenger.

 

TENNISTA DEL MESE
Daniele Vallotto: Una finale e un titolo nei tornei preparatori agli US Open. Dovrei dire Roger Federer e probabilmente se lo meriterebbe data la sua età e la sua infinita fame di vincere ma il tennis dello svizzero ad agosto non mi ha mai particolarmente convinto. E poi Roger ha perso una finale a Toronto dove è sempre stato in balìa di uno Tsonga totemico e carismatico come mai l’avevamo visto quest’anno ma qualcosa di più di un 7-5 7-6 era lecito aspettarsi. A Cincinnati trova un percorso piuttosto semplice fino alla finale con Ferrer, che naturalmente vince, ma dopo aver rischiato un 6-0 nel secondo set! Insomma, chi vince ha sempre ragione ma il tennis di Federer non mi ha mai dato l’impressione di essere quello giusto per tornare a vincere uno Slam. E agli US Open, lo vedremo, le tante ore trascorse sul campo si faranno sentire.  La concorrenza però è assente: Nadal non c’è davvero – colpa del polso -, Djokovic gioca un bruttissimo agosto ma è reduce da un Wimbledon e da un matrimonio, Murray chi lo sa quando si riprende, gli altri top-10 non si vedono anche se ne avrebbero la possibilità. I semifinalisti dei due Masters 1000 sono: Tsonga, Dimitrov, Feliciano Lopez, Federer, Ferrer, Benneteau, Raonic. Probabile che si potesse avere di meglio. Per cui questa volta non scelgo nessuno anche se una scelta più definita emergerà quando parleremo delle delusioni.

Claudio Giuliani: Poche cose non mi piacciono nel tennis come i giocatori discontinui. Tsonga è uno di questi, croce e delizia di ogni suo tifoso. L’annata del francese è piuttosto balorda, per usare un eufemismo. Lui, che nel 2012 era stato numero 5 del mondo, ha chiuso l’anno al numero 12, dopo averlo iniziato al numero 10. Vive la sua settimana di gloria a Toronto, dove si regala il lusso di battere Roger Federer (che male male male non ha giocato mai quest’anno). Vincere un torneo battendo Djokovic – pardon: lasciandogli quattro game in due set – Murray, Dimitrov ed infine Federer, è indice di consistenza. Mi viene in mente Jim Carrey nel film (brutto) con Morgan Freeman, “Una settimana da Dio”. Freeman, che recita il ruolo di Dio, offre a Carrey, semplice uomo lamentoso con Dio perché non accoglierebbe i suoi desideri, di prendere il suo posto per una settimana. Dopo il sollazzo iniziale, il compito si rivela troppo arduo per Carrey, vista l’enormità del peso da portare sulle spalle. E rinuncia. Ecco: Tsonga ha vissuto la sua settimana, ma poi ha rinunciato a continuare su quei livelli ed è ripiombato nell’anonimato, anche se ha chiuso l’anno al numero dodici eh, non al numero centododici. Poco per il suo potenziale, che però se a trent’anni stai messo così allora evidentemente questo è il tuo reale valore. In soldoni: ad agosto stiamo tutti al mare e allora scelgo un vacanziero del tennis come Tsonga come giocatore del mese.

PARTITA DEL MESE
Daniele Vallotto: Ricordo un bel Monfils-Federer a Cincinnati, con il francese che impegna prima Djokovic a Toronto e poi a Cincinnati fa preoccupare pure Federer ma in entrambi i casi esce sconfitto. È comunque in rampa di lancio e lo vedremo a breve. C’è anche un combattuto Anderson-Dimitrov a Toronto ma alla fine scelgo Tsonga-Murray del torneo canadese, una partita piuttosto combattuta e chiusa da Jo sul 6-4 del terzo. Come abbiamo già avuto modo di dire, il tennis di Murray è piuttosto distante dal suo acme e questo ha un risvolto positivo: partite che potrebbe chiudere molto facilmente, diventano battaglie palpitanti e risolte da una manciata di punti. È anche il caso di questa partita: Tsonga per tutto il primo set è ingiocabile al servizio, vince il tie-break di un soffio e quando si trova avanti 15-40 sul 4-4 sembra in grado di chiudere. Invece Murray reagisce da campione, trova il break e la allunga al terzo. Potrebbe chiuderla, ma il 3-0 non deprime Tsonga, anzi. Il francese pareggia i conti e alla fine è lui a trovare lo sprint giusto che decide il match. Bravi entrambi, ma Tsonga un po’ di più.

Claudio Giuliani: Vabbè un Monfils-Federer è appetibile e godibile giusto per gli hot shot che arriveranno copiosi, con il francese che si accontenta di fare bella figura non arrivando mai al dunque contro Djokovic e Federer, ai quali basta fare “Buh!” l francese per farlo accucciare impaurito. Io la partita che ricordo meglio di tutti è la finale di Cincinnati, fra Ferrer e Federer. Lo spagnolo ha vissuto una stagione in calo dopo molti anni, mancando addirittura la qualificazione al Master (per poi giocare da ripescato e far vedere finalmente un terzo set agli spettatori londinesi dopo giorni di vacche magre in quanto a spettacolo), lui che aveva iniziato il 2014 da numero 3 ATP. In un match segnato dal pronostico, con Roger che infatti vince il primo set per 6-3, cosa fa lo spagnolo? Mica si arrende? No. Si porta sul 5 a 0 contro lo svizzero, al quale fin lì aveva sottratto solamente quattro set in carriera. Mentre i tifosi di Federer tremano al fatto di rimediare un 6-0 dallo spagnolo, Ferrer chiude 6-1 e porta il match al terzo. Qui Federer, anche con alcuni colpi mirabolanti, chiude senza sussulti. Match godibile, vissuto assieme a due piccoli bambini che con me d’estate seguono il tennis in TV. Tifosi di Federer ovviamente (“perché mi piace”, la bambina, “perché è il più forte di tutti”, il bambino, abituato a vincere visto che è juventino), manco a dirlo.

COLPO DEL MESE
Daniele Vallotto: A Cincinnati i colpi migliori sono tutti di Federer. Del resto c’è davvero poca concorrenza, per cui è solo la svizzero a regalare soddisfazioni ai vari canali di YouTube impegnati a raccogliere tutte le perle dell’anno. Questa mi piace molto perché racchiude molto del 2014 di Federer: stringe i denti per tutto lo scambio e alla fine è il meraviglioso dritto a chiudere. Lo schema è quello che ha applicato spesso nella finale di Wimbledon 2012: back di rovesco lungolinea, dritto incerto di Murray e accelerazione lungolinea di dritto. La differenza sta nel fatto che il dritto di Murray non è tanto incerto e Federer deve colpire un dritto in movimento. O la va o la spacca: e Roger la spacca. La pallina, naturalmente.  Ah, menzione d’onore anche per Roger Federer che imita Lebron James prima in campo e poi in conferenza stampa (“Yeah, I got some hang time there. I was like, Wooo. It was good for the pictures. I would have liked to put my knees up more but I didn’t want to miss the smash and look like a fool in the end).

Claudio Giuliani: Avrò guardato questo punto cento volte, ed ogni volta è sempre una meraviglia riammirare la perfezione degli ultimi due colpi di Federer. Dapprima indirizza il suo rovescio in back nell’angolo che rende vano il tentativo di Ferrer di girare attorno alla palla e mettere pressione a Roger sul rovescio. Poi, con lo spagnolo che si difende bene alzando un pallettone sempre sul rovescio, sguarnendo il lungolinea veramente troppo lontano visto dove è finito per colpire di diritto, Federer gioca di sola classe, senza forza. La palla va messa lì, senza tirare forte, di controbalzo, e di piatto, con polso bloccato e leggera chiusura. La palla finisce esattamente lì. Queste cose le fa solo lui.

Addendum: poteva mancare Dimitrov?

DELUSIONE DEL MESE
Daniele Vallotto: Ci si interrogava sulle conseguenze della vita privata di Novak Djokovic sulla carriera del serbo. Beh, il serbo, pochi giorni prima del suo matrimonio con Jelena Ristic gioca la sua migliore partita del triennio 2012-2014 e riconquista in un colpo solo uno Slam e il numero 1. Tutto perfetto. Il rovescio della medaglia è che Novak dopo la sbronza londinese gioca due tornei a dir poco deludenti sul cemento americano, quello che dovrebbe essere casa sua. Se gli possiamo perdonare Toronto, dove tutto sommato può capitare una giornata storta, specie contro uno Tsonga ispiratissimo e al rientro dopo un mese di pausa, quella contro Robredo a Cincinnati è l’unica sconfitta davvero inspiegabile e ingiustificabile della sua stagione nei Master 1000. Per due motivi: è l’unico Master 1000 che gli manca ed è pur sempre l’ultimo torneo prima degli US Open, che Djokovic ha vinto una sola volta. Insomma, come già avevo scritto a maggio, le sconfitte più amare per Djokovic arrivano proprio nei due grandi tornei che gli mancano (Olimpiadi escluse). Tuttavia, non mi sento di dare solo a lui il premio di “deluso del mese”. Perché sono tanti i tennisti che potrebbero farsi vedere e mancano l’appuntamento: Wawrinka – incredibile la sconfitta con Benneteau a Cincinnati -, Dimitrov che si scioglie contro Tsonga dopo una buona settimana canadese, Raonic che non riesce mai a fare il solletico a Federer (ma avrà modo di rifarsi), Murray che viene visto dalle parti dei quarti di finale ma che è la controfigura di se stesso. Per cui direi che tutti i top-10, Federer escluso, sono la delusione del mese. Roger è l’unico che fa il suo, anche se, ripeto, il suo tennis non mi ha mai entusiasmato. Un campione, però, deve farsi trovare pronto anche in questi momenti e i 1.600 punti accumulati da Federer prima degli US Open sono tutt’altro che deludenti. Non sarà forse il tennista del mese – perché per me non ce ne sono – ma è l’unico che certamente non delude.

Claudio Giuliani: Deludente un tennista che ha fatto quarti di finale e semifinale nei due tornei Master 1000 del mese? Sì sto parlando di Raonic e francamente sono rimasto deluso dall’esito dei due tornei. Mi aspettavo il definitivo salto di qualità da parte del canadese, che già quest’anno ha dimostrato progressi enormi. Pensavo che il cemento esaltasse le qualità del’allievo di Piatti e Ljubicic, che ha fatto penare Djokovic a Roma e ha poi conquistato la semifinale di Wimbledon. Invece ha steccato, nei quarti di finale in Canada al terzo contro Feliciano Lopez, e in semifinale contro Federer (solo cinque game vinti) a Cincinnati. Mi aspettavo almeno una finale da lui. Ma poi ho realizzato: Raonic gioca meglio sulla terra che sul cemento. Movimenti ampi, fisico con anca altissima: sulla terra ha più tempo per far esplodere il diritto. Sul cemento no. Deluso, ma giusto un po’, perché comunque il suo è un ottimo anno, anche ad agosto.

SORPRESA DEL MESE:
Daniele Vallotto: David Goffin era scomparso. Tutti lo ricordano arrivare agli ottavi del Roland Garros contro il suo idolo Roger Federer e strappargli pure un set. Il suo fisico anacronistico e il tennis che propone non sembrano fatti per il tennis ed infatti il belga non si fa vedere per un bel po’ ai piani alti della classifica. Poi però a luglio scatta qualcosa: vince tre challenger di fila e torna ad avere la classifica per giocare tornei del circuito maggiore. E alla prima occasione, a Kitzbühel, non fallisce. In finale Goffin trova una delle note più liete dell’anno, Dominic Thiem, e ne viene fuori una bellissima partita tra due tennisti piuttosto estranei al power tennis (ma Thiem deve ancora crescere e se vorrà vincere qualcosa dovrà adeguarsi alla tendenza). Nella finale tra pesi leggere il Marty McFly del tennis finisce per vincere ancora dopo i tre challenger ma questo è un titolo speciale perché è il suo primo torneo ATP. Terminerà la striscia solo a Winston-Salem dopo aver giocato e vinto tantissimo. Bentornato.

METALLURGICO DEL MESE
Claudio Giuliani: Eleggere il tennista metallurgico del mese è un bel dilemma. Anzi no, perché si sono sfidati. David Ferrer e Tommy Robredo, spagnoli non più giovanotti della professione, hanno giocato contro nel match dei quarti di finale del torneo di Cincinnati. Robredo, per arrivare alla sfida con Ferrer, aveva battuto Novak Djokovic, il quale evidentemente nella prima quindicina di agosto andava a lavoro pensando ad altro. I due hanno ingaggiato la solita battaglia tutta resistenza, corsa e top spin, terminata nei tre ineluttabili set. Ha vinto Ferrer, che per me è il secondo giocatore del mese, che ha rischiato di rifilare un 6 a 0 a Roger Federer in finale, prima che lo svizzero si risvegliasse in tempo per vincere il torneo. Onore a questi tennisti. Onore ai corridori tutta grinta e sudore, quegli atleti dal minor talento ma che sono campioni esattamente come gli altri, quei colpitori capaci di scambi interminabili che valgono una volée stoppata di Federer. Il gioco del tennis è bello anche grazie a loro, quelli che spesso vengono bistrattati dai soliti tifosi.

OUTFIT DEL MESE
Daniele Vallotto: Il completo verde menta di Roger Federer. È stato amore a prima vista quando l’ho visto. Decisamente la cosa più bella che abbiamo visto ad agosto. Di solito preferisco Roger quando indossa colori più forti – tipo il rosso – ma questo verde pastello è certamente il miglior outfit dell’anno e vale la pena dedicargli qualche riga.

Claudio Giuliani: Intervengo per contestare. Non mi piaceva quel verde. Come non mi piacciono in genere le tonalità smorte che la Nike rifila ai completini di Roger. Grigio, rosso sbiadito, questi verde che passano inosservati. Certo, sempre meglio del fluo delle altre marche e dei fiori di Berdych, però Roger merita di meglio. E difatti quando Roger gioca in notturna e veste nero è il tennista definitivo. Il nero è il colore definitivo, e addosso a lui trova la sublimazione dell’eleganza. (Aggiungo che ho visto la preview dell’outfit di Nadal agli Australian Open 2015, dove pare giocherà con un costume Sundek e una maglia improbabile. Ai suoi tifosi consiglio di evitarne la ricerca su internet).

TWEET DEL MESE
Su questo tweet potremmo dire tantissime cose ma non ne diremo nemmeno una:

L’indice della rubrica:
TENNISPOTTING gennaio: Wawrinka e la fine dell’età adulta del tennis
TENNISPOTTING febbraio: il ritorno dello Jedi Federer
TENNISPOTTING marzo: il gioco si fa duro? Allora vince Djokovic
TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso
TENNISPOTTING maggio, Dimitrov e Raonic: le speranze ardite e poi tradite
TENNISPOTTING giugno: Nadal, Parigi e l’inevitabile
TENNISPOTTING luglio: Djokovic, Federer e l’avvento del Terrore;

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Nadal eroico, altra vittoria epica. Ma se perdesse 8 servizi anche con Kyrgios non vincerebbe mai

LONDRA – Taylor Fritz non è riuscito a ribatterlo. Ma Rafa ha 7 vite e il miraggio del 23° Slam è la molla (anche se lui nega). Il dottore farà il miracolo? Gli antidolorifici non bastano. Ha servito prime a 170 km orari, seconde a 152…

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Chi ha visto i miei video conosce già il mio pensiero. Per chi non li ha visti dico che Nadal è stato ancora una volta formidabile, direi quasi eroico, più o meno come quando in Australia ha rimontato Medvedev in quel modo.

Giocare con una contrattura (stiramento) addominale quando si dovrebbe servire sopra ai 200 km orari è una impresa titanica, alla fin fine quasi assurda perché per quante iniezioni antidoloriche uno possa decidere di prendere per…farsi del male, un conto è sopportare quel sacrificio nel corso di una finale, un altro è sottoporsi a quel supplizio in un quarto di finale, quando ben che vada ci saranno ancora due partite da giocare. Non c’è bisogno che Rafa si informi da Matteo Berrettini che è stato fermo mesi e quando ha ripreso un po’ troppo presto la cicatrice ha colpito ancora.

E poi quelle che aspettano Rafa non sono due partite qualsiasi. La prima contro un Kyrgios che non è mai più stato, in otto anni, in questo stato fisico e mentale e che giocherà la sua prima semifinale di sempre in uno Slam, 8 anni dopo i quarti raggiunti qui, la seconda molto eventuale contro Djokovic che ha vinto le ultime tre edizioni di Wimbledon e lotta come Rafa – ma dicendolo a chiare note (cosa che Rafa fa con un po’ meno trasparenza) – per aggiungere un altro Slam alla sua cintura.

 

Rafa lotta per lo Slam n.23, Nole per il n.21, e chissà che poi fra i due litiganti non sia il terzo, Kyrgios, a godere. Chi può escluderlo? Vedrò che cosa ne pensano i bookmakers, ma anche loro mica ci azzeccano sempre. Basti vedere chi avevano decretato fortemente favorito fra Sinner e Alcaraz.

Tre quarti di finale su 4 sono finiti al quinto set. Forse alla fine quello meno incerto è stato quello perso da Sinner, perché oggettivamente negli ultimi tre set la superiorità di Djokovic, tale e quella a quella di Sinner prima del terzo set, è apparsa abbastanza netta e irreversibile.

Norrie aveva rimontato Goffin e vinto soltanto 7-5 al quinto, mentre Nadal è riuscito a spuntarla soltanto al tiebreak decisivo del quinto set su Fritz che era talmente disperato da confessare in tv: “Questa è la prima volta dopo un match di tennis che ho avuto voglia di piangere”.

A metà secondo set Nadal ha creduto di doversi ritirareSuo padre, forse più saggio di lui, ma anche meno guerriero, lo ha invitato a farlo. Rafa non gli ha dato retta. Ha deciso di continuare servendo a tre quarti di velocità. La media della velocità dei suoi servizi, influenzata dal primo set nel quale ancora non aveva avvertito eccessivo dolore, è stata di 106 miglia orarie sulla prima (170 km orari), e di 94,6 sulla seconda (fra 152 e 153 km orari).

Così ha perso 8 volte il servizio nel match. Ecco: se Rafa dovesse perdere 8 volte il servizio con Kyrgios si può scordare di raggiungere la finale.

I medici oggi sembrano capaci di fare miracoli. A volte. Abbiamo letto in passato di presunti strappi guariti con la velocità di uno stiramento, presunti stiramenti guariti con la velocità di una contrattura.

Le nostre esperienze di tennisti della domenica ci consiglierebbero riposo assoluto per 3 settimane almeno. Ma oggi la medicina, che è capace anche di anestetizzare un piede di un tennista in modo che questi che zoppicava visibilmente anche nel solo camminare, correva invece come una lepre, sembra capace di risolvere anche problemi irrisolvibili per la gente normale.

I campioni sembrano sempre più non essere gente normale. Nadal di sicuro, con i suoi 36 anni compiuti, normale non lo è, altrimenti non lo definrebbero tutti…Fenomeno, con la effe maiuscola. Ma anche Djokovic, Ma anche Federer fino a oltre i 37-38 anni. E Murray che lotta come un pazzo con un’anca di titanio?

Mah. Oggi come oggi, senza aver visto alcuna ecografia, senza avere la minima idea del dolore che può aver provato Rafa quando è finito l’effetto degli antidolorifici, penso onestamente – e superficialmente lo ammetto – che il suo generosissimo sacrificio sia stato inutile.

Lui stesso ha detto “Se gioco…” e “Spero di poter giocare…” e anche “Devo essere al 100 per 100…”.

Insomma io onestamente non vedo come possa essere al 100 per 100. Tuttavia posso capire che ci voglia ancora provare, perché chi può sapere se Kyrgios non si alzi venerdì mattina con la testa da un’altra parte, con il piede sbagliato.

Il problema che Rafa analizzerà di sicuro, però, sarà: “Ma se anche battessi Kyrgios in una delle sue giornate di mattana, folli…poi come faccio a battere anche Djokovic?”.

Vedremo. Non credo che oggi arrivi alcuna notizia, perché secondo me Rafa proverà fino all’ultimo a giocare. La mentalità è quella. Mi spezzo ma non mi piego. Un guerriero nato e cresciuto. Mai davvero invecchiato.

Ci proverà salvo che stia proprio a pezzi. Oppure se il suo dottore di fiducia gli dicesse: “Guarda che se ci giochi sopra starai fermo per 6 mesi e la cicatrice che indebolisce perennemente il muscolo addominale non te la toglierà più nessuno”.

Allora, in questo caso, verrà fatto consiglio di famiglia e si deciderà il daffarsi. Ritirarsi in semifinale è brutto, è triste, ma è capitato a tanti, Berrettini ne sa qualcosa anche se non era ancora semifinale,  anche se non a tennisti che hanno appena raggiunto l’ottava semifinale e contavano di fare la terza doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno (come nel 2008 e nel 2010) oltre che di vincere il 23mo Slam. Anche se Rafa non lo dice, è la vera molla per tutto, la ragione per cui è venuto fin qui recuperando miracolosamente  dal piede malato.

Chi vivrà vedrà. L’augurio, naturalmente, è quello di assistere domani venerdì alla miglior semifinale possibile fra Kyrgios e Nadal, anche perché non mi aspetto granchè dall’altra semifinale Djokovic-Norrie perché penso che Nole vincerà 3 set a zero…se non si distrae per un set.

Per finire vi invito ad andare su Ubitennis.net a vedere la video intervista realizzata con Brad Gilbert, ex n.4 del mondo, ed ex coach di Agassi, Roddick, Murray e altri. Dà i suoi pronostici, parla di Sinner e Berrettini, di Cahill…insomma chi se la cava con l’inglese non se lo perda finchè non saremo riusciti a organizzarne la traduzione.

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Federer e le sorelle Williams, la fine è vicina?

La competizione “è una droga legale che molte persone vorrebbero avere” dice Navratilova. Venus, Serena e Roger sono nella fase finale della carriera, ma il ritiro ufficiale non sembra prossimo

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Non è facile smettere, e lo sanno bene Roger Federer e le sorelle Venus e Serena Williams, che nonostante l’età e i conseguenti acciacchi e i sempre più sporadici tornei ancora non hanno annunciato il loro ritiro ufficiale dalle competizioni. La ventitre volte campionessa Slam è tornata a giocare quest’anno a Wimbledon nel singolare dopo mesi di assenza, perdendo però al primo turno dopo un buon match contro la francese Harmony Tan. In un articolo sul New York Times Christopher Clarey prova ad analizzare la situazione di questi tre tennisti, ormai soltanto part-time, e la possibilità che nessuno di questi tre si ritiri in maniera definitiva per davvero. La stessa Venus, impegnata nel doppio misto ai Championships, ha detto in maniera enigmatica “Non saprete mai quando potrei presentarmi (per giocare ndr)“.

Come spiega l’agente americano Tom Ross il ritiro definitivo è anche una scelta economica. “Il ritiro ufficiale non solo pone fine alla carriera da giocatore. Può risolvere un contratto di sponsorizzazione o un accordo di sponsorizzazione e ridurre la visibilità di una star. In genere, è ufficiale che quando annunci il tuo pensionamento, ciò sta chiaramente dando all’azienda il diritto di recedere.“. Viene comunque difficile immaginare un abbandono degli sponsor per Roger Federer o Serena Williams, con il primo che ha un contratto anche per il post-tennis e la seconda che ha letteralmente un edificio riservato a lei nel quartier generale di Nike a Portland.

Anche perché per le superstar non mancano le possibilità di gioco anche in caso di prolungati periodi di inattività. Qualsiasi torneo del mondo concederebbe una wild card a sportivi ma anche macchine di soldi ed interesse come Serena o Federer. Per Martina Navratilova è anche una questione psicologica. “Ti rendi conto di quanto sei fortunato ad essere là fuori a fare quello che facciamo. È una droga. È una droga molto legale che molte persone vorrebbero avere, ma non possono ottenere”.

In sostanza non è tanto remota la possibilità che questi tennisti, come John McEnroe che non ha mai ufficialmente annunciato il ritiro anche per questioni di sponsor, possano continuare a giocare ancora per un po’ per selezionatissimi eventi all’anno, giusto per fare, come ha detto Federer durante la cerimonia per i 100 anni del Centrale, “one more time. Anche perché, come dice Navratilova stessa (che dopo aver annunciato il ritiro ha vinto uno Slam in doppio a 49 anni), “Il fatto è che se ti piace giocare, allora gioca. Venus ha giocato e la gente dice che sta danneggiando la sua legacy. No, quei titoli sono ancora lì“.

 

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