TENNISPOTTING giugno: Nadal, Parigi e l'inevitabile

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TENNISPOTTING giugno: Nadal, Parigi e l’inevitabile

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Rafael Nadal e il Roland Garros, finisce sempre così
 
 

TENNIS TENNISPOTTING – E finalmente arriva uno Slam dopo quattro Mille e svariati 500 e 250. Il tour ha viaggiato in Nord America, in Sud America, in quasi tutta l’Europa ma il culmine arriva prima a Parigi e poi a Londra. Come nel romanzo di Dickens A Tale of Two Cities, la storia del tennis si fa principalmente in queste due capitali europee e in poco più di un mese. Lo Slam che si gioca a cavallo tra maggio e giugno è il più polveroso e attualmente il più difficile da vincere per tutti coloro che non si chiamano Rafael Nadal. A Parigi, capitale della moda, si gioca sulla superficie più sporca, dove si versa più sudore, dove le battaglie possono essere massacranti

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

Si ha la percezione che al Roland Garros sia tutto diverso e più serio anche guardando la ripresa del campo centrale sulla televisione. La ripresa è in campo lungo, perché si gioca con i piedi lontano dalla riga moltiplicando l’ampiezza delle traiettorie della pallina in lungo e in largo. Delle volte i giocatori arretrano talmente tanto da scomparire dal campo della telecamera e comunque corrono, corrono tanto ma veramente tanto. Potremmo dire che il Roland Garros è quel torneo dove si corre sempre tanto e quindi poi alla fine vince Rafael.

 

A giugno però oltre a completarsi subito il Roland Garros è anche il mese in cui si testa l’affidabilità delle proprie ginocchia. Si passa infatti dalla soffice terra dai rimbalzi alti alla veloce erba naturale dei vari tornei inglesi, dove cambia tutto. Si mettono in luce i soliti noti nei tornei che precedono Wimbledon, specie al Queens, dove il suono del colpo è ovattato e ci dà, un mese all’anno, quella sensazione di tornare indietro nel tempo, almeno nei colori. Ma è solo una sensazione. Si arrota in top spin anche al Queens e via dicendo, anche se meno.

Disclaimer per i più precisi: sì, il Roland Garros comincia a maggio. Ma se assegnavamo il Roland Garros a maggio, poi a giugno non ci rimaneva nulla. E se a giugno assegnavamo Wimbledon (per coerenza) a luglio rimanevano Amburgo e Washington. Insomma, ci siamo permessi un po’ di elasticità.

TENNISTA DEL MESE
Claudio Giuliani: Non si può fuggire l’ineluttabile: Nadal vince il suo nono Roland Garros. Il 2014 è l’anno peggiore di Nadal da molto tempo a questa parte, ma nonostante ciò vince il suo Slam preferito. E lo fa cedendo in amicizia un set al suo amico Ferrer e un altro a Djokovic, giusto per giustificare il biglietto della finale. E mentre i suoi detrattori del “Premio Soderling” vivono giorni difficili, preferendo andare in vacanza durante queste due settimane sul rosso dall’esito così scontato, lui passeggia e morsica la coppa ancora una volta, avvicinandosi al record dei record: dieci vittorie nello stesso Slam. Rileggiamo assieme: dieci vittorie nello stesso Slam. A maggio, un Nadal così deludente come abbiamo già avuto modo di sottolineare nei precedenti appuntamenti di questa rubrica ha fatto una finale Slam in Australia, da infortunato, e ha vinto il secondo Slam dell’anno. Non proprio malino eh. Rafael Nadal è quindi il tennista del mese di giugno, un evento sicuro come la morte e come la fila alle Poste.

Daniele Vallotto: Vogliamo dire che dei nove Roland Garros questo è forse quello più inaspettato? E se non lo vogliamo dire, ché magari il primo è sempre il primo e quindi una sorpresa per forza di cose, vogliamo dire che è quello meno meritato? E se ammettiamo che è quello meno meritato – ammesso che si possa non meritare di vincere il torneo più importante del mondo su terra battuta – vogliamo dire che la superiorità di Rafael Nadal tre su cinque sulla terra battuta è un parametro che probabilmente non si ripeterà mai più nella storia del tennis? Magari in pochi saranno d’accordo ma questa è la conclusione a cui sono giunto quest’anno. Perché un Nadal che non vince nulla sulla terra – considerando nulla la vittoria per ritiro a Madrid e irrilevante il 500 di Rio – e poi si presenta in finale al Roland Garros contro chi lo aveva bastonato tre settimane prima per rimontarlo e batterlo (sei volte su sei a Parigi) è qualcosa di quasi imprevedibile. Riassumiamo: Nadal perde a Montecarlo e Barcellona, i suoi feudi. Poi vince Madrid senza meritare mentre a Roma gioca una sola partita buona (con Dimitrov) e poi cede a un Djokovic che ricorda quello del 2011 nel secondo e terzo set. Il legame Parigi-Nadal è talmente forte che pure la logica deve inchinarsi: Djokovic, che fallisce per il terzo anno consecutivo l’assalto al Career Grand Slam sembra al tappeto dopo questa sconfitta. Ma manca più di metà stagione…

DELUSIONE DEL MESE
Claudio Giuliani: Stan (non pù Stanislas dal Roland Garros in poi) Wawrinka è la delusione del mese di giugno per me. Dopo ogni torneo vinto lui necessita di un mese di stop e di vacanze selvagge. Dall’Australia si è ripresentato a giocare bene a Montecarlo, poi ha giochicchiato, deludendo anche a Roma. A Parigi però pensavamo fosse pronto per un buon torneo: è pur sempre uno Slam! E invece lui che fa? Esce al primo turno contro Garcia Lopez, uno di quei giocatori (ottimo il suo 2014) che se scendi in campo senza avere molta voglia ti mandano subito a casa. E così è stato. Passi che Garcia Lopez al primo turno è roba per uomini duri, perà si gioca tre su cinque, tu sei fra i primi cinque giocatori del mondo, sai giocare benissimo sulla terra perché fisicamente sei una potenza e sei pure, fin lì, il campione dell’unico Slam giocato: eh no Stan, perdere in quattro set, rimediando pure un 6-0 finale non esiste. Siamo seri, suvvia.

Daniele Vallotto: Wawrinka perde a sorpresa, sì, ma il fattore Slam vinto vale per quasi tutti i grandi tennisti quando giocano quello successivo, figurarsi per uno come Wawrinka. La delusione del mese è sicuramente Novak Djokovic. Che dire, io ci credevo. Cinque sconfitte in cinque incontri a Parigi, i rimpianti della semifinale 2013, lo scatto di orgoglio a Roma: sembrava che il puzzle fosse completo e che Novak si potesse finalmente iscrivere al club ristrettissimo di chi ha completato il Career Grand Slam. È un paradosso che uno dei tennisti più completi di sempre (qual è il punto debole di Djokovic?) non riesca a completare l’album nell’era dell’omologazione delle superfici. A spiegare il paradosso c’è di mezzo Nadal ma se Djokovic dovesse chiudere davvero la carriera senza il Roland Garros potremmo paragonare questa mancanza al binomio maledetto Lendl-Wimbledon.

PARTITA DEL MESE
Claudio Giuliani: Andy Murray affronta Kohlschreiber nei sedicesimi di finale del Roland Garros. I due si danno battaglia per due giorni, con il match sospeso per oscurità sul sette pari del quinto set, dopo che Murray ha sciupato un congruo vantaggio (3-0 e poi 4-2) nel quarto set per chiudere la partita. Non sarà stato grandissimo tennis, però vedere due che si danno battaglia per quattro ora, spostando l’inerzia del match verso una sfida sul piano mentale invece che sul piano del gioco è una cosa che mi piace molto e che denota carattere. Alla fine vince Murray, in uno degli incontri più avvincenti del torneo. Anzi, a guardare bene il tabellone, forse uno dei pochi del torneo a non avere l’esito già segnato in partenza.

Daniele Vallotto: Sono d’accordo anche qua. Quella che è stata una delle partite più intense e belle dello scorso anno, la semifinale del Roland Garros, non viene affatto nobilitata dal fatto di essere diventata una finale a tutti gli effetti. Djokovic parte forte, fortissimo ma è un fuoco di paglia. Tocca allora pescare altrove e la scelta non può che ricadere su Kohlschreiber-Murray. Per contrasto di stili lo si potrebbe paragonare a Wawrinka-Gasquet dello scorso anno, uno dei match più belli del 2013 (ma Wawrinka-Djokovic di Melbourne non si batte). Come ho già avuto occasione di dire, Philipp è uno dei miei tennisti preferiti e credo che sia uno di quei giocatori che chiuderanno la carriera con un bilancio negativo nel rapporto talento-vittorie. Murray ha avuto un 2014 piuttosto difficile, ha vinto pochissimo e ha chiuso l’anno con una sconfitta cocente. Ma il rovescio della medaglia è che lo scozzese ci ha regalato parecchi match piuttosto combattuti e spettacolari: abbiamo ricordato quello di Acapulco a febbraio e quello di Roma a maggio, va menzionato questo al Roland Garros e più avanti ne verranno degli altri. Purtroppo gli avversari sono tennisti che normalmente non farebbero sudare Andy (eccetto ovviamente Nadal, quello di Roma è forse il miglior Murray dell’anno) ma tant’è: è stato un anno sfortunato ma quantomeno ci ha regalato tanti match da ricordare.

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani:
Intanto parto dall’esaltare la manina di Rafael Nadal in questo lob passante tutto polso e precisione. C’è ovviamente Dimitrov. Il bulgaro si conferma sempre di più artista con la racchetta e quando rincorre il pallonetto del grande Karlovic, questa volta non sceglie di fare il tweener, ma di girare su sé stesso e passare il croato con un passante velocissimo. Guardate la testa della racchetta, il finale che compie: roba di livello assoluto. Ma io dico Stepanek. A Parigi recupera tutto a uno Youzhny che gioca con lui come se fosse il maestro al circolo di Velletri. Il ceco rimanda tutto, conquista il punto, e poi con la mano invita il suo avversario fare meno lo scemo. Ma è al Queens che conquista il punto del mese per me, battagliando con Feliciano Lopez in quello che è uno spot per gli esteti del tennis. Non scrivo altro: guardate.

http://www.youtube.com/watch?v=7-FR9gvMlQo

Daniele Vallotto: Finalmente (stavo cominciando a preoccuparmi) mi trovo in disaccordo con te e scelgo un altro colpo. Purtroppo il Roland Garros non ci ha regalato dei colpi veramente spettacolari – colpa anche dell’assenza di match da ricordare – per cui mi affido anch’io all’erba (nei limiti della legalità, si capisce). Scelgo un colpo di Nadal e può addirittura sembrare un paradosso perché il maiorchino ha fallito la campagna sul verde per il terzo anno conscecutivo. Nell’unica partita giocata ad Halle lo spagnolo si ritrova di fronte il ciclone Dustin Brown, uno che se dovessero scrivere un manuale su cosa non fare sul campo da tennis ci finirebbe per intero con tutti i suoi fondamentali sgangherati. Il tennis del tedesco ha però un alto tasso di imprevedibilità e spettacolarità per cui la sua partita contro il neo-campione del Roland Garros è uno dei momenti da ricordare di quest’anno. Tra fine primo set e inizio secondo a Dustin entra qualsiasi cosa: risposte fulminanti, lob sulle righe, volée perfette. Nadal, che pure non gioca malissimo, può semplicemente ammirare il repertorio che Brown mette in mostra. Sul primo dei tre set point che Rafa concede, Dustin trova un’accelerazione in risposta che metterebbe in crisi chiunque. Ma i riflessi dello spagnolo sono eccezionali: Nadal mette la racchetta e con un po’ di fortuna colpisce in controbalzo la palla che diventa irraggiungibile per Brown.

http://youtu.be/ukbkhHhzRXA?t=1m56s

MARIA MONTESSORI EDUCATION AWARD
Vince ancora una volta Fabio Fognini. L’italiano è protagonista del match contro Monfils. I due hanno una sorta di alchimia al Roland Garros e nell’incontro del 2014 sulla terra parigina hanno dato vita a un match che ha appassionato il pubblico nonostante il taccuino a fine gara segnasse 137 errori su 278 punti giocati. Un’abnormità. I due giocano con l’impegno con cui si affronta una partita di Scala 40. Un match in cui vince un set l’uno, poi l’altro, poi Fognini dà 6/0 al quarto al francese e poi, quando magari avrai pensato: “Eccolo ora vince al quinto!”, cede 6/2 perché non vuole magari rovinare la festa a Monfils davanti ai suoi tifosi francesi. Francesi che lo fischiano e che lui saluta alla sua maniera. Occhio eh!

Fognini all'uscita dal campo contro Monfils "saluta" il pubblico francese

Fognini all’uscita dal campo contro Monfils “saluta” il pubblico francese

ESORDIENTI DEL MESE
Alla fine Victor Estrella Burgos ce l’ha fatta: il dominicano ha portato finalmente il suo paese in uno Slam ma Jerzy Janowicz, mai veramente in forma e che sembrava potesse essere alla portata di Victor, ha interrotto sùbito il sogno dei dominicani. Ha vinto invece Facundo Bagnis, che dopo aver passato le qualificazioni, gioca uno di quei match sfibranti e dilatati che solo il Roland Garros può offrire. Arrotate esasperate, drammi, rimonte tentate e poi fallite, recuperi folli, errori dozzinali, scambi massacranti, match point annullati: non c’è un ingrediente mancante e alla fine vince l’esordiente contro il navigato padrone di casa, Benneteau.

ROBERTO BOLLE AWARD
Laurent Lokoli e Gael Monfils improvvisano una battaglia a colpi di danza durante la pioggia in una giornata del Roland Garros. “Egalité” grida il corpulento DJ dagli spalti ma a dimostrarsi un fenomeno dal punto di vista fisico è proprio Gael Monfils. Nelle due settimane di pallettoni e top spin, il video da non perdere è sicuramente questo di seguito.

“SCUSA, NON ERO ATTENTO”
Càpita a tutti di non avere bene a mente il punteggio o di doversene sincerare prima di andare a servire ma succede davvero raramente che non ci si accorga di aver appena vinto un match. È successo a Roger Federer ad Halle, che in semifinale ha superato in due set Kei Nishikori ma non si era accorto che stava giocando l’ultimo punto della partita.

UNDER MY UMBRELLA
Chiudiamo la rassegna dei momenti migliori del Roland Garros con Novak Djokovic, che come al solito non perde il buon umore e approfitta della pausa per la pioggia per scambiare quattro chiacchiere con il ball boy che gli stava reggendo l’ombrello. Si dica quel che si vuole, ma quando c’è da ravvivare lo spettacolo Nole è il numero 1 per distacco.

TWEET DEL MESE
Che cosa può fare la paternità…

L’indice della rubrica:
TENNISPOTTING gennaio: Wawrinka e la fine dell’età adulta del tennis
TENNISPOTTING febbraio: il ritorno dello Jedi Federer
TENNISPOTTING marzo: il gioco si fa duro? Allora vince Djokovic
TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso
TENNISPOTTING maggio, Dimitrov e Raonic: le speranze ardite e poi tradite

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Roland Garros: primi ottavi parigini per Pegula, ritiro Badosa per un infortunio al polpaccio. 17esima seconda settimana Major per Keys

Avanti Kasatkina prossima avversaria di Camila Giorgi. Fuori per ritiro la spagnola Badosa, a casa anche Cornet per problemi fisici. Agli ottavi si affronteranno Keys e Kudermetova, rispettivamente al quarto e al secondo ottavo di finale nello Slam francese

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Paula Badosa - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Continua l’ecatombe delle teste di serie nel tabellone femminile del Roland Garros 2022, delle 32 presentatesi ai nastri di partenza del torneo ne sono rimaste in gara solamente 11. Ma ciò che sorprende maggiormente non è tanto il numero in sé, seppur assolutamente rilevante, bensì la qualità delle regine che depongono la corona. Sabato, infatti, con l’allineamento del torneo agli ottavi di finale sono uscite di scena anche le forze numero 3 e 7 del seeding: Badosa e Sabalenka. Dopo l’eliminazione della bielorussa per mano di una scintillante Camila Giorgi, il ritiro a partita in corso della spagnola – che non riuscirà dunque ad eguagliare i quarti raggiunti la scorsa edizione – ha sancito che nel quarto round dello Slam parigino saranno presenti solamente due delle prime 11 teste di serie.

PEGULA LA PIU ALTA CLASSIFICATA NEL RANKING, RIMASTA IN CORSA, PER FRONTEGGIARE SWIATEK – Questo perché, oltre all’inarrestabile marcia della n. 1 Swiatek – anche se nel suo terzo turno ha faticato più del previsto con la montenegrina Kovinic – Jessica Pegula (tds n. 11) ha superato la slovena e tds n. 24 Tamara Zidansek, che nel turno precedente ha potuto usufruire del walkover dell’egiziana Sherif, con lo score di 6-1 7-6(2) in quasi un’ora e mezza di gioco (1h29 per l’esattezza). La 28enne di Buffalo conferma, con l’ennesima ottima prestazione, la sua stagione positiva sulla terra battuta, che ha visto la statunitense centrare il traguardo più importante della sua carriera con l’ultimo atto conquistato nell’altura madrilena – che ha rappresentato per lei, la prima finale in un WTA 1000. La n. 11 del mondo si è qualificata per la prima volta al quarto turno del Major di Porte d’Auteuil, portandosi a casa un incontro dai risvolti diametralmente opposti nei due set. Il primo parziale è stato a senso unico in favore della figlia dell’imprenditore Terry Pegula, – proprietario delle franchigie dei Buffalo Bills della National Football League e dei Buffalo Sabres della National Hockey League, con un patrimonio stimato di circa 5 miliardi – che ha lasciato per strada un solo game, indirizzando inesorabilmente la frazione con uno sprint alla partenza da cinque giochi consecutivi. Il set sarebbe potuto essere ancora più rotondo, ma nel sesto game un calo di concentrazione di Jessica ha contribuito a mandare in frantumi tre set point permettendo così alla semifinalista dello scorso Open di Francia di evitare il bagel e di sbloccarsi in una sfida che fino ad allora l’aveva vista totalmente in balia dell’avversaria.

L’esito del parziale, però, non poteva essere messo in discussione viste le enormi difficoltà palesate dalla 24enne di Postumia e difatti Tamara nel game che segue si fa strappare il servizio per la quarta volta in altrettanti turni di battuta. Decretando così un 6-1 in mezz’ora, spaccata come un orologio svizzero, senza la minima discussione. Alla ripresa della contesa, il copione sembrava essere il medesimo del set inaugurale dopo il 3-0 di Pegula ad aprire le danze in men che non si dica. Invece, sul 3-1 la tennista newyorkese si distrae nuovamente come gli era già capitato quando aveva avuto la chance d’infliggere il bagel alla sua più giovane contendente. A questo punto il set prosegue sul sottile filo dell’equilibrio, con una sola palla break (per Zidansek) nei successivi 8 game. Si arriva così al tiebreak e anche nel jeu décisif, la n. 10 del seeding getta alle ortiche un vantaggio di 3-0 perdendo il servizio due volte di fila. Dopodiché però si scuote e vince i successivi quattro punti, ponendo fine al match. Tra le statistiche più rilevanti, da evidenziare il computo tra i vincenti e gli errori non forzati, nettamente favorevole all’americana (25/18 contro 16/31) con un +7 per lei ed un pesante -16 per la numero 25 del ranking. Un altro dato significativo è il rendimento del servizio, con il 63% di punti vinti con la prima per la tennista nordamericana e solo il 56% per la slovena, ma la vera differenza si è riscontrata sulla seconda: un perentorio 68% di trasformazione (17/25) a fronte di un misero 31%.

 

KUDERMETOVA APPROFITTA DEL PROBLEMA FISICO DI BADOSA – E’ invece durato soltanto un’ora e due minuti il terzo incontro di giornata sul Suzanne Lenglen tra la n. 4 delle classifiche, nonché n. 3 del tabellone Paula Badosa e la russa Veronika Kudermetova. Dopo un primo set vinto 6-3 dalla tennista senza bandiera, in cui ha a discapito di quello che potrebbe far pensare il punteggio c’è stata lotta vera con l’iberica che era partita meglio issandosi sul 2-0 e addirittura avendo a disposizione due break point per il 3-0 “pesante” in un game da 15 punti. La n. 29 WTA, salvatasi dallo spettro del 4-0, ha assestato una striscia, durissima da digerire per la spagnola, di 5 giochi a 1 con la quale ha messo le mani sul primo parziale. Sostanzialmente il match si è concluso qui, poiché dopo aver subito il break sull’1-1 del secondo set la campionessa dell’edizione ottombrina d’Indian Wells ha dovuto alzare bandiera bianca per via di un infortunio al polpaccio destro. Ricordiamo che con questo successo la 25enne di Kazan, si porta sul 4-2 nel bilancio degli scontri diretti. La russa infatti ha trionfato nei primi tre confronti diretti con l’ex n. 2 del mondo nativa di Manhattan; nel 2019 in California a livello di semifinale e replicando un anno dopo ad Abu Dhabi e in un altro penultimo atto sulla terra verde di Charleston. Poi però Badosa ha accorciato le distanze vincendo gli ultimi due H2H; (prima di oggi) prendendosi prima la rivincita nei quarti di finale del primo appuntamento del Sunshine Double del 2021 – dove Paula ha ottenuto il risultato più prestigioso della sua attività da professionista – e successivamente superandola nettamente qualche settimana fa in casa in quel di Madrid.

KEYS IN RIMONTA PER LA QUARTA VOLTA AGLI OTTAVI DI PARIGI – Ultimo terzo turno femminile di questa 126esima edizione del secondo Slam dell’anno, la sfida conclusiva del Day 7 sul Simonne Mathieu tra la tds n. 22 Madison Keys e la numero 16 Elena Rybakina. Scontro inedito tra le due giocatrici, che curiosamente hanno una classifica WTA che corrisponde al loro seed in questo torneo. Da una parte l’ex finalista dello Us Open 2017, che con il successo all’esordio su Kalinskaya ha posto fine ad una serie di cinque sconfitte consecutive contro Top 100 ed ha centrato la sua prima vittoria stagionale sul rosso. Dall’altra la kazaka, che proprio a Parigi lo scorso anno raggiunse il suo primo ottavo di finale in un torneo del Grande Slam e battendo Serena Williams divenne soltanto la terza tennista del suo Paese a qualificarsi per i quarti del Roland Garros. La 22enne di Mosca, naturalizzata kazaka, con il ko odierno ha purtroppo per lei confermato una certa tendenza negativa, che l’ha vista perdere 11 delle ultime 15 partite contro Top 50, di cui 7 delle ultime 8 partite. L’ex n. 7 del mondo si è vista scippare il primo set, grazie al break maturato nell’ottavo gioco, nel quale si sono materializzate le prime opportunità in risposta del match. Al momento di chiudere abbiamo assistito al game più combattuto del set, (15 punti giocati) dopo un’intera frazione nel segno dell’equilibrio e dei servizi, dove Elena ha dovuto fronteggiare tre palle del contro-break.

Annullate tutte e tre le occasioni, è riuscita a vincere il parziale al terzo set point. A questo punto è partita la rimonta di Keys che annichilisce l’asiatica 6-1, poteva anche essere 6-0 – set ball cancellato da Rybakina nel sesto game – e trascina il duello alla frazione finale. Un terzo set bellissimo, molto emozionante con nessuna delle due protagoniste che vuole scoprirsi troppo per non commettere l’errore fatale. Una sola palla break sul 4-4 per l’ex n. 12 del mondo, che convertita l’avrebbe portata servire per il match. Non colta la chance, si giunge al tiebreak; l’esito finale più giusto di un match ricco di pathos. Al super tiebreak conclusivo s’impone Madison per 10 punti a 3, un dominio frutto del 6-0 di apertura del gioco decisivo che ha reso sostanzialmente vano l’equilibrio perdurato nel set. Con questa affermazione per la 17esima volta nella carriera Keys si guadagna la seconda settimana nei Major, in un bilancio complessivo dal 2015 che a questo punto degli Slam recita 17-5. A Parigi è riuscita a sfondare il muro del terzo turno in tre occasioni – esclusa quella odierna; le ultime nel 2018 quando giunse in semifinale e un anno più tardi quando invece si fermò nei quarti. A livello di numeri, meglio l’americana per prime scagliate in campo (74% contro 45%), speculare invece la percentuale sull’efficacia della prima palla: 76. Ma l’ex top ten a stelle e strisce ha delineato come fattore realmente differenziale della sfida; la capacità di fare la partita: 44 winners e 38 non forzati per lei a fronte di un -7 della n. 1 del Kazakistan (20/27).

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Q. Zheng b. A. Cornet 6-0 3-0 rit. (Pellegrino Dell’Anno)

Qinwen Zheng non si ferma: dopo la sorprendente vittoria con Simona Halep (di mezzo anche l’attacco di panico della rumena), avanza al quarto turno superando la padrona di casa Alizè Cornet, costretta però al ritiro a inizio del secondo set. Il risultato finale è di 6-0 3-0, prima del forfait della francese, che aveva fatto sperare il pubblico dopo la bella vittoria al secondo turno contro Ostapenko, n.13 del seeding. I problemi della n.40 al mondo erano chiari già nel primo, non avendo vinto neanche un punto sulla prima della cinese, da parte sua brava tatticamente a usare ben 10 volte la smorzata per stancare la sua avversaria, che purtroppo nulla ha potuto contro i problemi fisici. E allora strada spianata ai giovani, verrebbe da dire: Zheng, classe 2002, all’esordio nello Slam rosso centra il quarto turno, prenotando soprattutto il posto dell’avversaria di Iga Swiatekla cannibale n.1 al mondo. Miracoli suoi e un po’ di fortuna finora per la n.77 al mondo, che se vorrà avere una flebile speranza contro la polacca dovrà attingere a piene mani da entrambi questi calderoni.

[20] D. Kasatkina b. S. Rogers 6-3 6-2

Non serve il ritiro dell’avversario invece a Daria Kasatkina, che prosegue l’ottimo momento di forma battendo senza neanche troppo sforzo 6-3 6-2 Shelby Rogers, giocatrice certo meno adatta alla superficie della russa. L’ex n.10 al mondo(qui già tra le migliori 8 quattro anni fa) fa la differenza sul servizio e sulla solidità. 72% di punti vinti con la prima e solo due palle break concesse a fronte di 11 (5 concretizzate), e soprattutto solo 7 errori non forzati, una miseria. Certo pochi i suoi 15 vincenti rispetto ai 28 dell’americana, che ha anche però regalato ben 41 punti, gettando lì la partita in pratica. Dunque vince e convince Daria Kasatkina, che al prossimo turno affronterà Camila Giorgi vittoriosa su Aryna Sabalenka, in una partita molto aperta, dove la russa, se aggiungerà un po’ di vincenti e qualche variazione alla solidità odierna, potrebbe anche essere leggermente favorita.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ITF Grado, Cocciaretto in semifinale: “Sono venuta qui con l’obiettivo di migliorarmi” [ESCLUSIVA]

Semifinale raggiunta in Friuli con l’obiettivo Top100: “Devo ripartire da zero. Obiettivo fare più partite possibili”. In campo anche Errani

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Elisabetta Cocciaretto a Grado
Elisabetta Cocciaretto - Guadalajara 2021 (Foto Facebook Abierto Zapopan 2021)

L’attenzione degli appassionati di tennis è tutta concentrata su Parigi, dove il gotha del tennis femminile sta dando spettacolo, con molti colpi di scena, diverse teste di serie cadute e nomi nuovi che si stanno facendo luce. Tuttavia, per coloro che non sono rientrate tra le 128 elette del main draw dello slam parigino, il circuito ITF ha offerto una vasta possibilità di scelta con ben 12 tornei in contemporanea. I più importanti sono i due W60 in corso di svolgimento ad Orlando in Florida e il torneo italiano di Grado.

E proprio nel comune dell’Alto Adriatico, situato tra Trieste e Venezia brillano i colori italiani, con ben due nostre rappresentanti che hanno raggiunte le semifinali. Sara Errani, testa di serie numero 5 del tabellone, che ha sconfitta l’austriaca Haas ed Elisabetta Cocciaretto, testa di serie numero 4, che ha sconfitto la svizzera Waltert.

Al termine della sfida contro la numero 211 al mondo durata quasi due ore giocata in condizioni abbastanza complicate, Cocciaretto è stata intervistata dal nostro Massimo Gaiba: “C’era abbastanza vento, lei comunque è una giocatrice forte, serve bene, risponde bene, ha una palla abbastanza pesante quindi diciamo che ho avuto molti alti e bassi, però sono contento di aver vinto e di giocare un’altra partita”.

 

Cocciaretto, che ha abbandonato prematuramente Parigi dopo la sconfitta nel secondo turno di qualificazione contro la russa Selekhmeteva, ha scelto di giocare a Grado per trovare la giusta condizione: “Io sono venuta qui con l’obiettivo di migliorarmi, di fare più partite possibili e giocarne un’altra mi da l’opportunità di migliorare e giocare ancora, cosa che mi serve molto quest’anno”.

L’ultimo successo permetterà all’italiana, al momento numero 157 delle classifiche mondiali, di riprendere la cavalcata verso la top 100, fortemente penalizzata da una tendinopatia al ginocchio sinistro: “Sono stata ferma sette mesi, mi sono operata quindi devo ripartire da zero, per questo l’obiettivo è di fare più partite possibili.

Nella strada verso la finale Cocciaretto affronterà la slovena Jakupovic, numero 311 WTA ma con un best ranking al numero 69 datato novembre 2018. Nell’altra semifinale Errani affronterà la testa di serie numero 1 del torneo Ylena In-Albon.

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ATP

C’è Holger Rune in Danimarca (e questa sera anche a Parigi)

Il giovane danese, che stasera giocherà il terzo turno del Roland Garros contro Gaston, sarà in futuro il grande rivale di Alcaraz? Nell’attesa, una digressione sul tennis danese

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Holger Rune - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Secondo Shakespeare c’è del marcio in Danimarca, o almeno c’era quando scrisse “Amleto”.

A oltre 400 anni di distanza da quei giorni possiamo dire che nel presente e soprattutto nel futuro del regno di Danimarca c’è anche il tennis grazie a un ragazzo di 19 anni che fisicamente assomiglia così tanto al protagonista di Titanic, che se non avessimo visto più volte il film saremmo inclini a credere che Jack Crawford sia riemerso incolume dai fondali dell’Atlantico.

Ci riferiamo a Holger Vitus Nodskov Rune, numero 40 della classifica mondiale che questa sera scenderà in campo a Parigi per affrontare al terzo turno Hugo Gaston.

 

Sarà Rune il giocatore in grado di lanciare il guanto della sfida a Carlos Alcaraz e a dare vita nei prossimi lustri – magari in compagnia di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti – a una saga all’altezza di quella a cui hanno dato vita Federer, Nadal, Djokovic e Murray negli ultimi 15 anni?

Ce lo auguriamo per il bene del tennis, ma per il momento a suo proposito ci sentiamo solo di dire che ci sembra un buon giocatore, dotato di notevole temperamento, che studia per diventare un campione.

E dove studia il giovane Holger? Studia nella piccola, civilissima nazione citata in apertura di articolo e abitata da sei milioni di anime, che nei secoli scorsi ha dato i natali a illustri letterati e filosofi, ma che è sempre stata parca di tennisti. 

Caroline Wozniacki – numero 1 del tennis femminile tra il 2010 e il 2012 – rappresenta la classica eccezione alla regola.

Ma cosa risponderebbe Rune a un novello Farinata degli Uberti che gli chiedesse: “chi fuor li maggiori tuoi?” o, per dirla in prosa, “chi furono i tuoi predecessori?”

Nonostante Rune non ce lo abbia chiesto ci prendiamo la libertà di rispondere in sua vece.

Holger Rune è il giocatore danese arrivato più in alto nella classifica del singolare da quando l’ATP la introdusse nel 1973.

Scorrendo a ritroso l’album di famiglia del tennis danese, subito dietro di lui ci imbattiamo in un nome che non ci suona nuovo, ovvero quello di Kenneth Carlsen (ma forse ci confondiamo con il Diavolo, al secolo Kent Carlsson) che nel giugno del 1993 sull’onda degli ottavi di finale raggiunti in Australia toccò la posizione numero 41.

Carlsen è il solo danese insieme a Rune –  a maggio vincitore a Monaco del suo primo torneo –  ad avere vinto tornei ATP e quello che sino ad oggi ne ha conquistati di più: 3.

Oltre a Rune e Carlsen gli unici tennisti danesi ad essere riusciti ad entrare tra le prime 100 posizioni mondiali in singolare sono stati Kristian Pless (65), Frederik Fetterlein (75) e un giocatore di cui parleremo in chiusura di articolo.

La Danimarca vanta però un giocatore che nella specialità del doppio nel 2012 vinse il torneo di Wimbledon, ovvero Frederick Nielsen.

Al trionfo di Frederick non poté assistere suo zio Kurt poiché era  morto l’anno precedente. E chissà quante emozioni e quanti ricordi avrebbero attraversato quel giorno il cuore di Kurt Nielsen nel vedere il nipote giocare sullo stesso campo in cui aveva disputato e perduto la finale del singolare nel 1953 e nel 1955, prima contro Vic Seixas e poi contro Tony Trabert.

Kurt Nielsen alla luce dei risultati è il tennista più forte che la Danimarca abbia mai avuto. Per restare ai quattro major, oltre alle finali di Wimbledon già citate, Nielsen arrivò una volta ai quarti dello US Open e 5 volte agli ottavi del Roland Garros.

Non disputò mai l’Australian Open e non volle mai unirsi al circuito dei professionisti.

Quasi altrettanto forte fu il mancino Jan Leschly che nel 1967 fu sconfitto da Clark Graebner nella semifinale dello US Open .

Avevamo promesso di citare in chiusura di articolo il nome del quinto danese capace di raggiungere la top 100 nell’era Open.

Fedeli alla promessa  sveliamo il suo nome: Torben Ulrich, che insieme al fratello Jorgen nei ricordi del nostro Direttore costituiva una coppia di hippy ante litteram.

Ulrich fu un campione di longevità tennistica; nel 1968 a 40 anni arrivò sino agli ottavi di finale degli US Open e a 45 suonati al numero 96 della classifica ATP.

Non è però questa la ragione per la quale lo abbiamo tenuto a guisa di dulcis in fundo, bensì perché è il padre di Lars Ulrich; Lars Ulrich è il fondatore e batterista di uno dei più importanti gruppi della scena rock mondiale degli ultimi 40 anni,  i “Metallica” e concittadino di Holger Rune: entrambi sono infatti nativi di Gentofte. 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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