TENNISPOTTING settembre: Kei, Marin e il giuramento della Pallacorda

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TENNISPOTTING settembre: Kei, Marin e il giuramento della Pallacorda

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TENNIS TENNISPOTTING – Finite le vacanze, è ora di tornare al lavoro. Ci si dimentica del sole, del mare, della montagna, della collina (o del divano per chi è rimasto a casa). I tennisti invece non si fermano mai ma anche per loro settembre è un mese di ritorni: si gioca infatti l’ultimo Slam dell’anno. Quello più chiassoso, più maleducato, più esagerato: lo US Open

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

E uno pensa che sarà un discorso tra quei due là che si sono giocati Wimbledon due mesi prima. Nadal non c’è, Murray gioca a tennis tra un crampo e l’altro e la concorrenza sembra un po’ fiacca dopo i due Master 1000 che non hanno dato indicazioni. Dei semifinalisti di Toronto e Cincinnati ritroviamo solo Roger Federer in semifinale, che sembra avere strada più che facile contro un Marin Cilic arrivato chissà come fin lì. Dall’altra parte Djokovic ha giocato piuttosto bene e deve affrontare un Nishikori che sembra stremato dopo aver vinto in cinque set prima contro Raonic e poi contro Wawrinka. Tutto troppo facile per gli scommettitori, no?

 

TENNISTA DEL MESE
Claudio Giuliani: La vittoria di Marin Cilic, se non seguiranno altri successi all’altezza della vittoria a Flushing Meadows, rischia di fare la stessa fine della vittoria di Thomas Johansson nello Australian Open 2002, quando a vincere fu lo svedese fra l’incredulità generale, la sua per prima. Quell’edizione del torneo è la base del teorema (fallace) che recita:  “L’Australian Open è lo slam delle sorprese”. (Ché poi: se magari Safin non avesse chiuso la discoteca la sera prima magari ci saremmo evitati tutta questa storia). Ad ogni modo Marin Cilic, autore fin lì di una stagione buona ma non eccelsa – tranne che a Wimbledon, dove ha ha rappresentato un ostacolo duro come Roger Federer in finale per il poi campione Novak Djokovic – imbrocca le classiche “due settimane da paura” e vince il torneo suonandole a tutti. Ma suonandole bene: chiedere a Roger Federer che sta ancora sognando gli ace verso la T del servizio, copiosi ed efficaci. Cilic con Ivanisevic ha aggiustato qualcosa del suo gioco, specie il lancio di palla, del suo già ottimo servizio. Migliorato anche il diritto, che si perdeva spesso. A New York ha funzionato tutto e, la cosa un po’ buffa, è che degli ultimi tre match, e quindi quarti, semifinale e finale, ad impensierirlo maggiormento è stato Tomas Berdych, il maggiordomo dei sogni, quello che non rovina mai il tuo trip mentale su un campo da tennis. Il ceco è riuscito ad arrivare fino al tiebreak nel terzo set, il massimo dello sforzo nell’ultima settimana di gara del torneo americano per Cilic.

Daniele Vallotto: La vittoria paradigma del nuovo vento del tennis o una felice parentesi all’interno della solita minestra? È vero che nel 2014 abbiamo due nuovi campioni Slam ma è anche vero che tre dei quattro dominatori del tennis sono ancora al loro posto. Gli anni passano e difficilmente questi si scollano dalle posizioni di vertice. Bravo Wawrinka e bravo Cilic, ovviamente, per averci dato qualcosa di nuovo di cui parlare ma a conti fatti le gerarchie nei piani alti non sono cambiate molto. Ad eccezione delle parentesi australiana e newyorkesi, infatti, né Wawrinka né Cilic hanno recitato la parte dei rottamatori (tranne Wawrinka per un paio di settimane e poco più ed infatti ha chiuso primo tra gli umani). Al di là di queste considerazioni, comunque, non si può non riconoscere che Cilic è stato di gran lunga il tennista del mese. Ed è un gran rammarico non aver potuto vedere una finale che prometteva un confronto di stili piuttosto marcato. Certo, non stiamo parlando di Sampras/Agassi ma sarebbe stata certamente una finale divertente. Purtroppo Nishikori è arrivato stremato alla partita più importante della sua vita, come a Madrid. Speriamo che non diventi una costante della sua carriera.

DELUSIONE DEL MESE
Claudio Giuliani: Alla vigilia del torneo mi aspettavo molto da Stan Wawrinka, un po’ perché è uno dei miei tennisti preferiti, e poi perché negli Slam e al meglio dei cinque set difficilmente delude sul cemento. A NY ha perso contro questo super Nishikori, giocando una partita bellissima e uscendone battuto solamente al quinto set. Ci può stare. Anche da Raonic, già per il discorso fatto nella precedente puntata, mi aspettavo qualcosina in più che uscire al terzo turno. Però ha perso da Nishikori e in cinque set: niente da dire, quindi. La delusione del mese quindi per me – astraendomi dal concetto di “delusione del mese riferita al giocatore più deludente del mese” – è la mancata finale Djokovic vs Federer. Ammettiamolo candidamente: tutti pregustavamo già la rivincita della finale di Wimbledon, il match dell’anno in quanto a pathos ed emozioni. Nessuno di noi avrebbe scommesso un centesimo sul croato e sul giapponese. A limite la sorpresa poteva starci per uno dei due. Ma entrambi? Ma Cilic che batte Federer, e bene, in tre set? Grande delusione quindi la mancata finale fra il numero 1 e il numero 2 del mondo, superata forte dallo spettacolo deludente e inadeguato a una finale Slam fra Cilic e Nishikori. Giusto farla di lunedì, quando eravamo tutti impegnati a lavoro.

Daniele Vallotto: Grigor Dimitrov ha avuto un 2014 piuttosto positivo. Ma il timore è che la sua crescita fatta di piccoli passi manchi di quell’exploit necessario per vincere uno Slam, l’unica maniera per certificare che un tennista è diventato un campione. Gli US Open di quest’anno per Dimitrov sono certamente deludenti. Perde tre set a zero contro un tennista in grande forma come Monfils, certo, ma l’arrendevolezza del bulgaro di fronte a una giornata storta – perché non si potrebbe spiegare altrimenti il 3-0 – è davvero preoccupante. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, però, gli US Open sono lo Slam della speranza perché Marin Cilic ribadisce e fortifica il messaggio di Stan Wawrinka: si-può-fare! Con i primi tre che qualche crepa devono per forza mostrarla dopo aver dominato per anni, lo spazio per inserirsi c’è. Bisogna essere bravi ad intuirlo. Insomma, senza togliere nulla a Cilic: perché lui sì e Dimitrov no?

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani: Gael Monfils esegue per me il colpo del mese, uno shot da coatto che io adoro. Il match del francese è di quelli in discesa, senza problema alcuno. Gael è in vantaggio e su un pallettone di Gonzalez decide di sospendersi in aria e di convogliare sulla palla tutto il peso del corpo, colpendo in fase discendente un diritto che viaggia alle velocità del servizio. Un colpo assurdo da parte di uno dei giocatori più spettacolari del circuito.
https://www.youtube.com/watch?v=0pq3c9jO108

Daniele Vallotto: Avevo tre candidati ma alla fine scelgo il lob di Roger Federer contro Sam Groth al secondo turno degli US Open. L’australiano fa tutto benissimo e riesce pure a ricacciare indietro lo svizzero che è costretto a salvarsi dal lob di Groth con uno smash giocato alla bell’e meglio. Sembra fatta per Groth perché poi Federer gioca un rovescio in slice che resta parecchio corto e finalmente lo spilungone australiano può attaccare. Gioca una buona volée ma Federer si inventa un pallonetto giocato praticamente in controbalzo che disegna una parabola tanto imprevedibile quanto perfetta. Menzione d’onore per Novak Djokovic, che mi pare non sia ancora apparso nei colpi del mese: contro Schwarztman gioca prima un back profondissimo e poi un dritto bello carico per tenere l’argentino fuori dal campo. Ma Schwartzman se ne viene fuori con un dritto incrociato e insidioso. Non per Djokovic, però, che con questi angoli si esalta. E allora, ricordando il colpo che gli giocò Istomin agli Australian Open, colpisce un dritto che passa a lato della rete e incenerisce le speranze dell’avversario (ammesso che ce ne fossero).
http://youtu.be/tC7pKEdIiWU?t=4m3s

PARTITA DEL MESE
Claudio Giuliani: Nel cammino delle sorprese dei tornei verso quelle che poi potrebbero rivelarsi sorprese anche nell’albo dei vincitori c’è sempre un match chiave. Lo è stato per Wawrinka quello vinto su Djokovic in Australia e lo è stato quello che Nishikori ha vinto proprio contro lo svizzero. Ma sono sicuro che il buon Daniele ve ne parlerà meglio di me di seguito. Allora vi parlo di un’altra partita che mi ha entusiasmato. E scelgo Federer contro Gael Monfils. Il francese, in forma, si è presentato al cospetto dello svizzero senza aver perso per strada neanche un set. E non smarriva neanche i primi due della partita, con Federer infastidito dal vento. Monfils si procurava due matchpoint nel quarto set, annullati prontamente dallo svizzero con il suo diritto. Il francese poi si consegnava con dei doppi falli, cedendo il quarto set e il quinto poco dopo, nettamente. Bravo Roger Federer, mentre dispiace per Monfils che arriva sempre a un passo dal dunque per poi smarrirsi.

Daniele Vallotto: Il giorno di Wawrinka-Nishikori avevo un impegno. E quando mi resi conto – dopo pochi game, a dire il vero – che la partita poteva essere la migliore del torneo ormai era ora di uscire. Per cui, al concerto dove mi trovavo, controllavo compulsivamente il livescore dal cellulare, tifando per Wawrinka e Nishikori a seconda del punteggio. Ne è venuta fuori una delle migliori partite dell’anno, certamente la più bella del mese. Il giapponese veniva da un ottavo difficile, contro Raonic, e contro Wawrinka ci si chiedeva chi avrebbe retto meglio gli sforzi del turno precedente dato che anche lo svizzero aveva avuto il suo bel da fare contro Robredo. La risposta di Nishikori è stata piuttosto eloquente. Forse è stato quello il momento in cui ha capito che poteva anche vincerli gli US Open. O forse lo sapeva già per conto suo, chi lo sa. Fin che le gambe vanno a 1000, Wawrinka sembra una spanna sopra. Il primo set è fatto di servizi vincenti e rovesci lungolinea imprendibili. Ma appena lo svizzero si appanna un po’, il tennis di strangolamento di Nishikori comincia la sua lenta e inesorabile avanzata. Vince così il secondo, poi il terzo anche se serve un tie-break meraviglioso – forse il migliore dell’anno assieme a Kohlschreiber-Brown ad Halle – per decretare il vincitore. Wawrinka annulla un set point con un passante di rovescio lungolinea e Nishikori fa altrettanto poco dopo. Alla fine è lo svizzero a cedere per colpa del dritto. Ma è giusto che si termini al quinto. A quel punto, più che la benzina, contano i nervi. E quelli di Nishikori sono d’acciaio: annulla palle break nel terzo e nel quinto game, diventa via via più solido al servizio e questa volta non ha bisogno del tie-break perché Wawrinka si scioglie sul più bello. Ma è stata una partita densa di emozioni anche senza un terzo tie-break. Federico Ferrero di Eurosport, un po’ sorpreso, la definisce la miglior partita che ha commentato dopo Federer-Djokovic al Roland Garros.

SORPRESA DEL MESE
Claudio Giuliani: Per me è Nishikori. Non pensavo potesse battere Djokovic, uno che fa le stesse cose del giapponese ma meglio, avvantaggiandosi anche di un servizio più incisivo. E invece sappiamo com’è andata. Nishikori è Davydenko 2.0. Una versione ammodernata del giocatore russo capace di vincere il Masters ma mai uno Slam. Kei invece, ennesimo prodotto della catena di montaggio di campioni del tennis di Nick Bollettieri nella sua Bradenton, è arrivato ad un passo dal successo, dopo aver seminato lungo il calendario i semi della sua maturazione. Mi ha sorpreso, e ora, come del resto Cilic di cui ho già parlato, aspetto le conferme, l’ultimo step della trasformazione da sorpresa a certezza. E quindi campione.

Daniele Vallotto: Prima degli US Open, Kei Nishikori aveva dichiarato in maniera fin troppo eloquente che non era in condizione di vincere. In effetti non ha vinto, ma ha raggiunto il suo miglior risultato negli Slam e in finale arrivava pure da favorito. Ma chi lo dava per favorito non teneva in conto che il giapponese arrivava da 14 set molto combattuti. E purtroppo la stanchezza, anche con il giorno di riposo, si è fatta sentire e si è accumulata alla tensione della prima finale Slam. Ad ogni modo, non c’è dubbio che lo Slam newyorkese ci abbia regalato la migliore versione di sempre di Nishikori. Sia Cilic che Nishikori festeggeranno l’anno con un meritato accesso al Masters di fine anno ma è il giapponese quello più atteso l’anno prossimo. Il problema, però, è sempre quello: il servizio. Senza un arma così importante, il tennis che deve giocare Nishikori è molto dispendioso, a volte troppo. Per cui serve una preparazione fisica eccellente, dato che il ragazzo non sembra essere stato forgiato in titanio. Il tennis che ha giocato dagli ottavi in poi è di quello che fa strabuzzare gli occhi per precisione, costanza, profondità. Perfino Novak Djokovic ha dovuto arrendersi sul suo campo preferito. Molti sono rimasti sorpresi dalla sconfitta di Federer contro Cilic forse perché quello del croato fu un vero e proprio exploit (forse estemporaneao, ma chi lo sa). Ma per me, vedere Nishikori battere Djokovic con le sue stesse armi è stato uno shock. Ci chiedevamo quando sarebbe arrivato e ora sembra essere arrivato il suo momento. Che gli dèi del tennis ce lo conservino integro.

PEGGIOR PARTITA DEL MESE
Daniele Vallotto: Magari qualcuno pensa in automatico a Simon-Cilic, un match massacrante soprattutto per chi era fuori dal campo. Ma poi mi viene in mente Murray-Haase, re-match di una loro sfida al quinto proprio a New York qualche anno fa. È un match senza logica, bruttissimo  sia per colpa di un Murray che sembra sull’orlo di un ritiro che per colpa di un Haase che non ci capisce più nulla e butta via la partita. Lo scozzese va avanti di due set, poi va sotto 6-1 3-0 e sembra che stia per gettare la spugna finché Haase percepisce di poter vincere e allora perde. La partita finisce in quattro set e complessivamente i due sommano 103 errori. Mai più.

PARTITO DELLA NAZIONE
Claudio Giuliani: Fognini batte Golubev, facilmente. Fognini perde contro Mannarino (il tennista, non il cantante), facilmente. Bolelli viene sconfitto al quinto set da Robredo dopo essere stato in vantaggio di due set a zero dopo aver battuto il sempre rognoso Pospisil al quinto set. Lorenzi perde contro Gasquet al secondo turno (battuto tale Nishioka al primo) e Seppi perde contro Kyrgios dopo aver battuto Stakhovsky al primo. Insomma: a deludere è sempre il nostro giocatore più forte. Perdere contro Robredo (visto poi il suo percorso), Kyrgios e Gasquet ci sta. Devono pur vincere i più forti ogni tanto in questo sport, no?

METALLURGICO DEL MESE
Il tennista operaio del mese di settembre è Gilles Simon. Anzitutto, va fatto il plauso al solito Tommy Robredo, straordinario. Si è arreso a Wawrinka, che ha visto i classici “sorci verdi” prima di chiudere la partita in quattro set, dopo aver recuperato uno svantaggio nel primo set (era sotto 5 a 4) e aver salvato due set point nel tiebreak del terzo (era sotto 6-4, poi ha vinto 9-7). Insomma: Stan poteva perdere tre set a zero e invece ha chiuso in quattro. Che lottatore Tommy! Veniamo ora a Simon. Ha perso al quarto turno del torneo, però con Marin Cilic e al quinto set. Alla viglia di questo match serpeggiava il panico nella redazione per chi dovesse scriverne, prevedendo una partita piena di scambi lunghi, noiosi, e una durata da film di Lars Von Trier. Cito la cronaca del malcapitato, proprio tu, Daniele: “Cinque set massacranti, ancora una volta. Scambi lunghissimi, a tratti snervanti per la loro lentezza, sulla diagonale sinistra”. E ancora: “I rimpianti di Simon sono parte costitutiva del suo tennis a rischio zero: quando Cilic ha accelerato – come nel nono game del terzo set o nel penultimo del quinto – il francese ha palesato tutti i difetti di un tennis fatto principalmente di corsa e difesa”. Sono d’accordo ovviamente con quanto scritto, però apprezzo molto il francese, vero e proprio pifferaio magico sul campo da tennis.

SELFIE DEL MESE
Due scarsetti

WTF DEL MESE
Qualcuno ci spiega il senso di questo?
http://youtu.be/ck1GvVHauqc

GOD BLESS THE QUEEN

RISPOSTA DEL MESE
Eravamo indecisi se dargli la risposta del mese o il premio #GAC del mese, ma pensiamo che Querrey abbia semplicemente uno spiccato senso dello humour e allora ha prevalso la prima:

TWEET DEL MESE 
#Ubitrivia: indovina chi è il giornalista che ha chiesto a Ben Rothenberg se CiCi Bellis ha origini italiane.

L’indice della rubrica:
TENNISPOTTING gennaio: Wawrinka e la fine dell’età adulta del tennis
TENNISPOTTING febbraio: il ritorno dello Jedi Federer
TENNISPOTTING marzo: il gioco si fa duro? Allora vince Djokovic
TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso
TENNISPOTTING maggio, Dimitrov e Raonic: le speranze ardite e poi tradite
TENNISPOTTING giugno: Nadal, Parigi e l’inevitabile
TENNISPOTTING luglio: Djokovic, Federer e l’avvento del Terrore;
TENNISPOTTING agosto: Djokovic è in ferie, Federer è di turno

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Nadal eroico, altra vittoria epica. Ma se perdesse 8 servizi anche con Kyrgios non vincerebbe mai

LONDRA – Taylor Fritz non è riuscito a ribatterlo. Ma Rafa ha 7 vite e il miraggio del 23° Slam è la molla (anche se lui nega). Il dottore farà il miracolo? Gli antidolorifici non bastano. Ha servito prime a 170 km orari, seconde a 152…

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Chi ha visto i miei video conosce già il mio pensiero. Per chi non li ha visti dico che Nadal è stato ancora una volta formidabile, direi quasi eroico, più o meno come quando in Australia ha rimontato Medvedev in quel modo.

Giocare con una contrattura (stiramento) addominale quando si dovrebbe servire sopra ai 200 km orari è una impresa titanica, alla fin fine quasi assurda perché per quante iniezioni antidoloriche uno possa decidere di prendere per…farsi del male, un conto è sopportare quel sacrificio nel corso di una finale, un altro è sottoporsi a quel supplizio in un quarto di finale, quando ben che vada ci saranno ancora due partite da giocare. Non c’è bisogno che Rafa si informi da Matteo Berrettini che è stato fermo mesi e quando ha ripreso un po’ troppo presto la cicatrice ha colpito ancora.

E poi quelle che aspettano Rafa non sono due partite qualsiasi. La prima contro un Kyrgios che non è mai più stato, in otto anni, in questo stato fisico e mentale e che giocherà la sua prima semifinale di sempre in uno Slam, 8 anni dopo i quarti raggiunti qui, la seconda molto eventuale contro Djokovic che ha vinto le ultime tre edizioni di Wimbledon e lotta come Rafa – ma dicendolo a chiare note (cosa che Rafa fa con un po’ meno trasparenza) – per aggiungere un altro Slam alla sua cintura.

 

Rafa lotta per lo Slam n.23, Nole per il n.21, e chissà che poi fra i due litiganti non sia il terzo, Kyrgios, a godere. Chi può escluderlo? Vedrò che cosa ne pensano i bookmakers, ma anche loro mica ci azzeccano sempre. Basti vedere chi avevano decretato fortemente favorito fra Sinner e Alcaraz.

Tre quarti di finale su 4 sono finiti al quinto set. Forse alla fine quello meno incerto è stato quello perso da Sinner, perché oggettivamente negli ultimi tre set la superiorità di Djokovic, tale e quella a quella di Sinner prima del terzo set, è apparsa abbastanza netta e irreversibile.

Norrie aveva rimontato Goffin e vinto soltanto 7-5 al quinto, mentre Nadal è riuscito a spuntarla soltanto al tiebreak decisivo del quinto set su Fritz che era talmente disperato da confessare in tv: “Questa è la prima volta dopo un match di tennis che ho avuto voglia di piangere”.

A metà secondo set Nadal ha creduto di doversi ritirareSuo padre, forse più saggio di lui, ma anche meno guerriero, lo ha invitato a farlo. Rafa non gli ha dato retta. Ha deciso di continuare servendo a tre quarti di velocità. La media della velocità dei suoi servizi, influenzata dal primo set nel quale ancora non aveva avvertito eccessivo dolore, è stata di 106 miglia orarie sulla prima (170 km orari), e di 94,6 sulla seconda (fra 152 e 153 km orari).

Così ha perso 8 volte il servizio nel match. Ecco: se Rafa dovesse perdere 8 volte il servizio con Kyrgios si può scordare di raggiungere la finale.

I medici oggi sembrano capaci di fare miracoli. A volte. Abbiamo letto in passato di presunti strappi guariti con la velocità di uno stiramento, presunti stiramenti guariti con la velocità di una contrattura.

Le nostre esperienze di tennisti della domenica ci consiglierebbero riposo assoluto per 3 settimane almeno. Ma oggi la medicina, che è capace anche di anestetizzare un piede di un tennista in modo che questi che zoppicava visibilmente anche nel solo camminare, correva invece come una lepre, sembra capace di risolvere anche problemi irrisolvibili per la gente normale.

I campioni sembrano sempre più non essere gente normale. Nadal di sicuro, con i suoi 36 anni compiuti, normale non lo è, altrimenti non lo definrebbero tutti…Fenomeno, con la effe maiuscola. Ma anche Djokovic, Ma anche Federer fino a oltre i 37-38 anni. E Murray che lotta come un pazzo con un’anca di titanio?

Mah. Oggi come oggi, senza aver visto alcuna ecografia, senza avere la minima idea del dolore che può aver provato Rafa quando è finito l’effetto degli antidolorifici, penso onestamente – e superficialmente lo ammetto – che il suo generosissimo sacrificio sia stato inutile.

Lui stesso ha detto “Se gioco…” e “Spero di poter giocare…” e anche “Devo essere al 100 per 100…”.

Insomma io onestamente non vedo come possa essere al 100 per 100. Tuttavia posso capire che ci voglia ancora provare, perché chi può sapere se Kyrgios non si alzi venerdì mattina con la testa da un’altra parte, con il piede sbagliato.

Il problema che Rafa analizzerà di sicuro, però, sarà: “Ma se anche battessi Kyrgios in una delle sue giornate di mattana, folli…poi come faccio a battere anche Djokovic?”.

Vedremo. Non credo che oggi arrivi alcuna notizia, perché secondo me Rafa proverà fino all’ultimo a giocare. La mentalità è quella. Mi spezzo ma non mi piego. Un guerriero nato e cresciuto. Mai davvero invecchiato.

Ci proverà salvo che stia proprio a pezzi. Oppure se il suo dottore di fiducia gli dicesse: “Guarda che se ci giochi sopra starai fermo per 6 mesi e la cicatrice che indebolisce perennemente il muscolo addominale non te la toglierà più nessuno”.

Allora, in questo caso, verrà fatto consiglio di famiglia e si deciderà il daffarsi. Ritirarsi in semifinale è brutto, è triste, ma è capitato a tanti, Berrettini ne sa qualcosa anche se non era ancora semifinale,  anche se non a tennisti che hanno appena raggiunto l’ottava semifinale e contavano di fare la terza doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno (come nel 2008 e nel 2010) oltre che di vincere il 23mo Slam. Anche se Rafa non lo dice, è la vera molla per tutto, la ragione per cui è venuto fin qui recuperando miracolosamente  dal piede malato.

Chi vivrà vedrà. L’augurio, naturalmente, è quello di assistere domani venerdì alla miglior semifinale possibile fra Kyrgios e Nadal, anche perché non mi aspetto granchè dall’altra semifinale Djokovic-Norrie perché penso che Nole vincerà 3 set a zero…se non si distrae per un set.

Per finire vi invito ad andare su Ubitennis.net a vedere la video intervista realizzata con Brad Gilbert, ex n.4 del mondo, ed ex coach di Agassi, Roddick, Murray e altri. Dà i suoi pronostici, parla di Sinner e Berrettini, di Cahill…insomma chi se la cava con l’inglese non se lo perda finchè non saremo riusciti a organizzarne la traduzione.

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Federer e le sorelle Williams, la fine è vicina?

La competizione “è una droga legale che molte persone vorrebbero avere” dice Navratilova. Venus, Serena e Roger sono nella fase finale della carriera, ma il ritiro ufficiale non sembra prossimo

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Non è facile smettere, e lo sanno bene Roger Federer e le sorelle Venus e Serena Williams, che nonostante l’età e i conseguenti acciacchi e i sempre più sporadici tornei ancora non hanno annunciato il loro ritiro ufficiale dalle competizioni. La ventitre volte campionessa Slam è tornata a giocare quest’anno a Wimbledon nel singolare dopo mesi di assenza, perdendo però al primo turno dopo un buon match contro la francese Harmony Tan. In un articolo sul New York Times Christopher Clarey prova ad analizzare la situazione di questi tre tennisti, ormai soltanto part-time, e la possibilità che nessuno di questi tre si ritiri in maniera definitiva per davvero. La stessa Venus, impegnata nel doppio misto ai Championships, ha detto in maniera enigmatica “Non saprete mai quando potrei presentarmi (per giocare ndr)“.

Come spiega l’agente americano Tom Ross il ritiro definitivo è anche una scelta economica. “Il ritiro ufficiale non solo pone fine alla carriera da giocatore. Può risolvere un contratto di sponsorizzazione o un accordo di sponsorizzazione e ridurre la visibilità di una star. In genere, è ufficiale che quando annunci il tuo pensionamento, ciò sta chiaramente dando all’azienda il diritto di recedere.“. Viene comunque difficile immaginare un abbandono degli sponsor per Roger Federer o Serena Williams, con il primo che ha un contratto anche per il post-tennis e la seconda che ha letteralmente un edificio riservato a lei nel quartier generale di Nike a Portland.

Anche perché per le superstar non mancano le possibilità di gioco anche in caso di prolungati periodi di inattività. Qualsiasi torneo del mondo concederebbe una wild card a sportivi ma anche macchine di soldi ed interesse come Serena o Federer. Per Martina Navratilova è anche una questione psicologica. “Ti rendi conto di quanto sei fortunato ad essere là fuori a fare quello che facciamo. È una droga. È una droga molto legale che molte persone vorrebbero avere, ma non possono ottenere”.

In sostanza non è tanto remota la possibilità che questi tennisti, come John McEnroe che non ha mai ufficialmente annunciato il ritiro anche per questioni di sponsor, possano continuare a giocare ancora per un po’ per selezionatissimi eventi all’anno, giusto per fare, come ha detto Federer durante la cerimonia per i 100 anni del Centrale, “one more time. Anche perché, come dice Navratilova stessa (che dopo aver annunciato il ritiro ha vinto uno Slam in doppio a 49 anni), “Il fatto è che se ti piace giocare, allora gioca. Venus ha giocato e la gente dice che sta danneggiando la sua legacy. No, quei titoli sono ancora lì“.

 

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