Roland Garros: dove il rosso si tinge d’azzurro

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Roland Garros: dove il rosso si tinge d’azzurro

Ripercorriamo i migliori risultati dei tennisti italiani al Roland Garros, dalle vittorie di Pietrangeli e Panatta, al meraviglioso successo della Schiavone, dalle finali di De Stefani, della stessa Schiavone e di Sara Errani, passando per i risultati di prestigio di Sirola, Merlo, Barazzutti, Bertolucci, Furlan, Gaudenzi e Fognini fra gli uomini e della Bossi e della Lazzarino tra le donne

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Fare un excursus sui migliori risultati del tennis italiano all’Open di Francia significa ripercorrere i successi azzurri nel torneo del Grande Slam che più ci ha regalato soddisfazioni, basti ricordare che è l’unico che abbiamo vinto, due volte consecutive con Nicola Pietrangeli  nel 1959 e nel 1960, una con Adriano Panatta nel 1976 e una volta in campo femminile grazie a Francesca Schiavone, nel 2010.

Procedendo in ordine cronologico, il primo tennista di casa nostra a far parlare di sé fu Giorgio De Stefani, che nel 1932 raggiunse la finale, persa contro Henri Cochet, uno dei quattro moschettieri, in quattro set (6-0 6-4 4-6 6-3). Il tennista veronese, noto per non giocare il rovescio (quando doveva colpire la palla alla sua destra, lui che era un mancino naturale, passava in un istante la racchetta dalla mano sinistra a quella destra), aveva raggiunto i quarti l’anno precedente (1931) e centrò anche la semifinale del 1934.

Nel Dopoguerra, si spinge fino alle semifinali nel 1955 e nel 1956 Beppe Merlo, grande protagonista del tennis italiano dell’epoca assieme a Nicola Petrangeli, Fausto Gardini (che raggiunse i quarti di finale nel 1953) e Orlando Sirola. Merlo venne sconfitto nel 1955 dallo svedese Sven Davidson e l’anno successivo dal futuro vincitore del torneo, l’australiano Lew Hoad.

 

Arriviamo così alla leggenda vivente del tennis italiano, Nicola Pietrangeli, vincitore a Parigi in due edizioni consecutive, nel 1959 superando in finale il sudafricano Ian Vermaak e nel 1960 battendo all’atto conclusivo il cileno Luis Ayala (che l’anno prima aveva vinto gli Internazionali d’Italia). Il 1960 fu un anno magico per gli italiani a Parigi: i cugini d’oltralpe dovettero spellarsi le mani dividendo gli applausi tra il vincitore Pietrangeli e il semifinalista Orlando Sirola, sconfitto proprio da quell’Ayala che cedette in finale a Pietrangeli. Il grande Nicola fu capace di raggiungere la finale anche l’anno successivo (1961), quando però perse da Manolo Santana (sciupando un vantaggio di due set a uno: 4-6 6-1 3-6 6-0 6-2), esattamente come accadde nella finale del 1964, con lo spagnolo vincitore in 4 set (6-3 6-1 4-6 7-5). Nel 1959, oltre al torneo di singolare, Pietrangeli si aggiudicò il doppio in coppia con Orlando Sirola, ottenendo gli scalpi di due grandissimi come gli australiani Roy Emerson e Neale Fraser (sconfitti 6-3, 6-2, 14-12), che in coppia di doppio hanno vinto insieme tutti e quattro i tornei del Grande Slam.  Se non fosse che i due azzurri, oltre che grandi amici, sono stati la coppia di doppio migliore e più titolata del tennis italiano (e quella vittoria contro i giganti australiani fu la prima di una coppia italiana in uno Slam), si potrebbe quasi dire che la vittoria nel doppio del 1959 arrivò perché Pietrangeli, che non ha mai amato lasciare le cose a metà, voleva chiudere il trittico di tutto quello che poteva vincere sui campi intitolati all’aviatore francese Roland Garros, dato che l’anno prima aveva trionfato nel doppio misto assieme alla britannica Shirley Bloomer Brasher. Nascerà mai in Italia, da oggi alla fine dei tempi, un altro tennista del genere?

Per poter gioire di nuovo, gli italiani devono attendere l’inizio dell’Era Open (il Roland Garros apre le porte ai professionisti nel 1968) e Adriano Panatta, che nel 1976, dopo aver salvato un match point al primo turno contro il cecoslovacco Pavel Hutka (battuto dopo una strenua lotta 12-10 al quinto) solleva la coppa dei moschettieri dopo aver superato in finale col punteggio di 6–1 6–4 4–6 7–6 l’americano Harold Solomon, giustiziere di Guillermo Vilas, ma soprattutto dopo aver battuto Bjorn Borg ai quarti di finale (per 6–3 6–3 2–6 7–6), vincitore delle due edizioni precedenti. Adriano è stato l’unico tennista in assoluto capace di sconfiggere Borg a Parigi (impresa riuscitagli anche nel 1973 agli ottavi di finale). “È stato tremendo, quando eseguiva il movimento per colpire la palla non riuscivo mai a intuire dove l’avrebbe tirata”, dirà poi lo svedese, sorpreso dalla sconfitta, prima di trionfare di nuovo altre quattro volte di fila dal 1978 al 1981. Da sottolineare anche i quarti di finale raggiunti nel 1972 (eliminando Ilie Nastase al secondo turno) e nel 1977 e le semifinali del 1973 (sconfitto dal croato Nikola Pilic) e del 1975 (quando perse da Borg dopo aver  eliminato ancora una volta Nastase, allora n.6 del mondo, al terzo turno).

In evidenza anche il quarto di finale raggiunto da Paolo Bertolucci nel 1973, sconfitto in quattro set da Nikola Pilic ma capace di superare Arthur Ashe agli ottavi per 7-6 6-3 6-4, così come non possono essere dimenticate la semifinale del 1978 e i quarti del 1980 di Corrado Barazzutti, in entrambe le circostanze eliminato in tre rapidi set da un ingiocabile Borg. Inarrivabile l’ironia con cui l’attuale capitano di Coppa Davis e Fed Cup accettò la sconfitta – per non dire demolizione – del 1978 per 6-0 6-1 6-0: quando i due si strinsero la mano a rete alla fine del match, Corrado sussurrò all’orecchio del Cristo Nordico le testuali parole: “Grazie per avermi fatto fare un game”.

Negli anni Novanta, giusto ricordare gli ottavi di finale raggiunti da Andrea Gaudenzi nel 1994 (dopo aver lottato cinque set per eliminare al primo turno Petr Korda) contro Goran Ivanisevic in un match che il faentino giocò benissimo, sebbene alla fine dovette arrendersi in 4 set (6-2, 5-7, 6-4, 6-3) alla superiorità del campione croato. Quel match è da ricordare anche perché Gaudenzi si rese protagonista di un simpatico episodio, quando ad un certo punto, dopo aver vinto uno scambio e con esso il game, il giudice di sedia approfittò del break per assentarsi per una sosta fisiologica. Andrea, eroe in Coppa Davis ma meno protagonista nel circuito ATP (sebbene capace di issarsi al n.18 del mondo nella prima parte della stagione 1995), fece per una volta lui la parte dell’istrione contro uno show-man come Ivanisevic: approfittando dell’assenza dell’arbitro, salì sul suo seggiolone e recitò impassibile: “Jeu, set et match Gaudenzi”, tra le risate generali del pubblico e dello stesso Ivanisevic.

Nel 1995, riesce a fare anche meglio Renzo Furlan, che sorprende tutti centrando un risultato di grande rilievo, i quarti di finale, dove è costretto ad arrestare la sua bellissima cavalcata davanti a un fortissimo Sergi Bruguera, vincitore delle due edizioni precedenti.

Degli anni 2000, da ricordare i cinque bellissimi set, in quattro ore e mezza di partita, giocati al terzo turno del Roland Garros 2004 da Potito Starace contro Marat Safin, nel match in cui il napoletano, n.202 del mondo e proveniente dalle qualificazioni, si fece conoscere a livello internazionale. Il match terminò 6-7(4), 6-4, 3-6, 7-5, 7-5 per il russo, allora n.20 ATP, con l’azzurro che ebbe due match point nel quarto set. Sul secondo il giudice di linea chiamò un incredibile fallo di piede a Potito e, poco dopo, Safin chiese in modo sospetto il medical time-out per una vescica alla mano. L’italiano non cedette e sul 6-5 Safin del quinto set annullò cinque match point prima di arrendersi, col pubblico francese che gridava “Potitò, Potitò, Potitò.

Nel 2011 Fabio Fognini centra il grande risultato dei quarti di finale dopo una battaglia infinita contro Albert Montanes, piegato 11-9 al quinto e rimontando da due set a uno (4-6 6-4 3-6 6-3 11-9), al termine di una sfida di nervi e crampi. Quella battaglia così feroce costrinse Fabio a rinunciare a scendere in campo nei quarti contro Djokovic, negando di fatto al serbo la possibilità di superare il record eguagliato di 43 vittorie consecutive di McEnroe, dato che poi Novak avrebbe perso la semifinale contro Federer.

Nel 2012 poi toccò ad Andreas Seppi sfiorare la grande sorpresa quando, agli ottavi di finale, era avanti due set a zero contro il n.1 del mondo Novak Djokovic, che cercava la vittoria nell’unico Slam che gli mancava (e, almeno per il momento, gli manca ancora). Dal terzo set la musica cambiò e il serbo alla fine s’impose per 4-6, 6-7 (5), 6-3, 7-5, 6-3.

In ambito femminile, i migliori risultati erano le semifinali di Annalisa Bossi nel 1949 e di Silvana Lazzarino nel 1954, prima dell’indimenticabile Roland Garros 2010, quando si realizza il successo più inatteso: Francesca Schiavone vince il titolo battendo in finale l’australiana Samatha Stosur. La Leonessa inizia il torneo da n.17 del mondo, supera al terzo turno la n.11 Na Li e ai quarti Caroline Wozniacki, allora n.3 del ranking WTA. In semifinale si trova davanti Elena Dementieva, in un match tiratissimo in cui l’azzurra vince il primo set al tie-break per 7-3, poi quasi sta svenendo quando la russa le si palesa davanti per comunicarle il ritiro, a causa di uno strappo al polpaccio sinistro. In finale, come detto, Samatha Stosur, giustiziera di Serena Williams. Francesca gioca una finale da urlo, alternando aperture del campo col suo meraviglioso rovescio a una mano e discese a rete chiuse con volee al bacio per spezzare il ritmo della Stosur, ben più potente di lei e dunque superabile solo con un gioco molto vario, in grado di negarle punti di riferimento e possibilità di concentrarsi su qualche tallone d’Achille della milanese.  Ma la chiave per vincere la finale fu giocare insistentemente sul rovescio dell’australiana, mandandola letteralmente al manicomio: Samantha pur di colpire di diritto si spostava aggirando la pallina ma finiva per steccare spesso mandando le palle in tribuna. Alla fine Francesca trionfa 6-4 7-6 (2) tra gli applausi del pubblico del Philippe Chatrier.

Rino Tommasi disse la sua, come al solito con molta franchezza e senza giri di parole, sul successo parigino del 2010, il primo e finora unico Slam in campo femminile raggiunto da una tennista italiana: “La Schiavone ha avuto la fortuna di un tabellone non impossibile, ma lei è stata bravissima a sfruttare al meglio questa occasione, senza sbagliare niente”. Di solito, quando nel corso del torneo realizzi passo dopo passo, anche assistendo a eliminazioni eccellenti che aumentano le tue probabilità, che puoi davvero farcela, che quello che era il tuo sogno fin da bambina può davvero diventare realtà quando forse nemmeno tu ormai ci credevi ancora, ecco che sulle tue spalle si carica una pressione mastodontica. “Francesca, se non ora quando?” è la domanda che tu per prima rivolgi a te stessa ma che, inevitabilmente, avverti che ti arriva anche da tutto l’ambiente intorno a te, dai tuoi cari al tuo entourage, alla Federazione fino all’intera Italia del tennis e anche di chi il tennis lo segue sì e no una volta l’anno. Non a caso la finale contro la Stosur, in via del tutto eccezionale, venne all’ultimo momento acquisita dalla Rai e trasmessa anche su RaiDue, perché non poteva esserci nemmeno un solo italiano che, volendo vedere la partita, non potesse farlo perché privo del segnale satellitare di Eurosport (a proposito, grazie mamma Rai, ma se il tennis lo prendessi in considerazione qualche volta di più non sarebbe una cosa così inopportuna…)

Ma la pressione, quell’anno, la Schiavone se la mangiava a colazione. Si capiva la sua voglia di vincere. In un’intervista di qualche mese dopo raccontò che, nel prepararsi in albergo la mattina della finale, si era minuziosamente curata le unghie perché voleva a tutti i costi la vittoria e doveva essere perfetta al momento di alzare il trofeo. Le mani che sostenevano la coppa dovevano essere all’altezza del trofeo. Presunzione? Niente affatto. Solo grande fiducia, sicurezza di sé, voglia di vincere, determinazione feroce e consapevolezza nei propri mezzi.

Francesca, la sera di quel meraviglioso sabato di sport azzurro, dopo essere stata raggiunta telefonicamente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i complimenti, era a cena in un ristorante del centro di Parigi a celebrare il successo. Raggiunta dalle telecamere, ringraziò a suo modo chi l’aveva aiutata in quell’impresa impensabile ad inizio torneo: “Grazie ai miei genitori, grazie al mio staff, allenatore, preparatore atletico, […], grazie alle ragazze della nazionale di FedCup che mi hanno sempre sostenuta, grazie a Corrado (Barazzutti, ndr), grazie ai tifosi in campo e a quelli che mi hanno seguita dall’Italia, senza tutte queste persone non ce l’avrei mai fatta, il successo è anche vostro… ma la Coppa è miaaaaa!Coup de theatre: quella che sembrava una sentita, doverosa ma un po’ piatta dichiarazione di ringraziamento si trasforma di colpo in una rivendicazione personale, solo apparentemente contraddittoria. Il significato è chiaro: “Senza di voi ora non sarei qui, ma la fatica in allenamento e in campo, la voglia di arrivare a tutti i costi, tra rinunce e sacrifici, è stata mia, e allora è giusto partire da tutti voi ma rivendicare il mio successo personale”. Alzi la mano chi ha il coraggio di darle torto, grazie Francesca!

L’anno dopo, 2011, la Schiavone compie l’impresa di raggiungere di nuovo la finale, a dimostrazione del fatto che la vittoria del torneo dell’anno prima non era affatto arrivata per caso. Il match è contro Na Li, che aveva eliminato in semifinale niente meno che Maria Sharapova. Dopo la straordinaria rimonta nei quarti contro Anastasija Pavljucenkova (sotto 1-6 1-4 Francesca si trasforma e finisce col vincere 1-6 7-5 7-5, tra le ovazioni del pubblico e la gioia degli italiani presenti sugli spalti) e la grande semifinale giocata dall’azzurra contro Marion Bartoli, superata senza affanni 6-3 6-3, tutto lascia sperare in un bis della Schiavone da consegnare alla Storia. La milanese però è un po’ contratta e la cinese non sbaglia nulla, impressionando per il gioco messo in campo. Anche lei non è lì per caso, lo si capisce subito. Vinto il primo set, la partita sembra destinata a un rapido epilogo, con la regolarità della cinese capace d’impedire la varietà di colpi e la fantasia della Schiavone, quando la Leonessa ha un sussulto d’orgoglio e sale di livello proprio mentre la Li non sembra essere più infallibile. Sul 6-4 5-6 vantaggio pari, un rovescio della cinese non raggiunto dall’italiana viene correttamente chiamato fuori dal giudice di linea, ma quello di sedia, la svedese Louise Engzell, corregge la chiamata, giudicando erroneamente la palla in campo. Così sfuma ingiustamente l’opportunità di avere una palla set e poi la cinese domina chiudendo il tie-break per 7 punti a 0. La Schiavone, in conferenza stampa, ammette sportivamente che “non è una singola palla, per quanto importante, a decidere un match”, aggiungendo i complimenti all’avversaria.

Il feeling del tennis femminile contemporaneo con il Major parigino prosegue grazie a Sara Errani, che centra un’insperata ma meritatissima finale nel 2012 contro Maria Sharapova, la semifinale contro Serena Williams nel 2013 (dopo aver eliminato nei quarti la n.4 WTA Agnieszka Radwanska) e i quarti lo scorso anno contro Andrea Petkovic.
In particolare, la finale del 2012 arriva dopo una cavalcata imperiosa, durante la quale estromette dal torneo la vincitrice del 2008 Ana Ivanovic al terzo turno, poi in successione la vincitrice del 2009 Svetlana Kuznetsova agli ottavi con un roboante 6-0 7-5 e le due top ten Angelique Kerber (allora n.10) e Samantha Stosur (allora n.6), prima di arrendersi in finale alla tigre siberiana.

Speriamo dunque che anche quest’anno non faccia eccezione e che la terra rossa del Philippe Chatrier e del Suzanne Lenglen si colori un po’ d’azzurro.

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Gli outfit del Roland Garros 2021

Dopo un Roland Garros 2020 decisamente avaro di sorprese ‘stilistiche’, quest’anno tanti brand hanno fatto centro. Nike vince con la semplicità, Head e Lacoste… la coppa!

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Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

L’anno scorso c’eravamo divertiti poco a commentare gli outfit di quello strano Roland Garros d’autunno, tra collezioni già viste e obbrobriosi scaldamuscoli per difendersi dalle rigide temperature. Quest’anno si è fortunatamente tornati alla normalità. Le stelle del tennis hanno potuto sfoggiare vestiti preparati appositamente per l’occasione dai grandi brand. E noi siamo ben lieti di poterveli commentare: tra mise degne della cornice parigina e rovinose cadute di stile.

Rafa Nadal – Nike

Rafa Nadal – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

A Parigi Rafa abbandona il pantaloncino bianco che su di lui sta sempre benissimo, per un lugubre nero che proprio fortuna non gli porta. Nike ha cercato di ravvivare l’outfit con la classica maglietta fluo, in questa occasione gialla, ma senza ottenere un risultato originale, anzi. Da salvare assolutamente però le scarpe che possono diventare le sneakers di tendenza del marchio americano per questa estate 2021. Su di esse fa bella mostra il numero 13, ovvero come tutti ben sapete gli slam parigini vinti fino a oggi da Nadal. Nota positiva quindi in questa sconfitta per Rafa, la possibilità di riutilizzare questo riuscitissimo modello anche per il Roland Garros 2022. In fin dei conti come le Loro Altezze Reali, Kate Middleton e Letizia di Spagna, insegnano non c’è niente di più chic di un capo riciclato in più occasioni. (Chiara Gheza)

 

Serena Williams – Nike

Serena Williams – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Finalmente una scelta vincente per Serena. A Parigi, quest’anno, la campionissima statunitense sfoggia un outfit decisamente azzeccato. Innanzitutto il colore: quel verde tra la menta, il pistacchio e leggermente fluo rispecchia il tennis di carattere ed esplosivo della 23 volte campionessa Slam. E poi spicca benissimo sull’ocra della terra, creando un mix di colori vivaci che annunciano il tempo dell’estate. La fascia nera in vita, decisamente elegante, ci sta a pennello, facendo da contrasto alle tinte luminose dell’abitino. Il gonnellino un po’ asimmetrico è grazioso e aggiunge un tocco di leggerezza ai pantacourt, molto più grintosi ed essenziali.

Per finire, le scarpe. Come accade sempre con Serena, nulla è lasciato al caso. Non solo le stringhe sono anch’esse di colore verde fluo ma, soprattutto, sono calzature che, in un certo senso, “raccontano” la storia e la personalità di “Queen” Serena, in particolare con la scritta in francese “Je ne m’arrêtrai jamais” (non mi fermerò mai). Insomma, nonostante la sconfitta (a Porte d’Auteuil ha perso contro Rybakina), Serena Williams continuerà a inseguire il 24° Major. Le avversarie sono avvisate. (Laura Guidobaldi)

Novak Djokovic e gli altri atleti Lacoste

Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Come abbiamo ripetuto più e più volte tra le pagine di questa rubrica il connubio Lacoste/Djokovic si dimostra a ogni torneo e soprattutto a ogni slam vincente. Sicuramente quello che ormai è diventato un classico abbinamento di pantaloncino bianco e maglia tinta unita, e viceversa, si rivela sempre elegante e di estrema classe. A Parigi il colore prescelto era un rosso aranciato. Certo, però, dopo tanti outfit simili potrebbe essere arrivato per Lacoste il momento di osare inserendo un tocco di originalità ai completi del numero 1 del mondo. Originalità che non abbiamo visto sul campo, ma che è spuntata in occasione delle foto di Nole con il trofeo del Roland Garros davanti alla Tour Eiffel. La polo bianca, infatti, riportava un coccodrillo un pochino più grande accanto a una riproduzione stilizzata dello stesso Nole. Promossa a pieni voti. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Il resto degli atleti Lacoste, uomini e donne, si è invece presentato in campo con capi presi della collezione speciale riservata al Roland Garros. Che anche quest’anno si è contraddistinta per uno stile pulito ed elegante, in grange armonia con la passerella parigina. I colori scelti per quest’anno sono il navy e un giallo canarino che vorremmo vedere più spesso sui campi dei due circuiti, anche perché ben “stacca” con qualunque superficie. Per i maschietti c’era anche una polo in verde scuro, altra tonalità estremamente sottovalutata dai brand di abbigliamento di tennis.

Il meglio, forse, il brand del coccodrillo lo ha riservato per le donzelle. Il vestito di Anastasia Pavlyuchenkova era davvero apprezzabile, con quel lungo scollo a v sul seno e le pieghe in fondo. Peccato per le Nike nere che non c’entravano quasi nulla. Daniil Medvedev avrebbe dovuto risolvere questo problema di matching tra vestito e scarpe da qualche torneo, essendo diventato testimonial delle nuove scarpe performance di Lacoste. E invece il suo total blue si interrompe proprio con delle scarpe bianche. A questo punto cominciamo a pensare che il problema sia del russo e non del coordinamento tra le aziende che gli passano il materiale tecnico. (Valerio Vignoli)

Anastasia Pavlyuchenkova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Roger Federer – Uniqlo

Roger Federer – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Non vedevamo Roger Federer in uno Slam praticamente da un anno e mezzo. E, in tutta onestà, la sua classe tanto nei gesti quanto nei vestiti, c’era mancata. Questo completo griffato Uniqlo però lascia un pochino perplessi. Non è una stecca, per carità. Ma nemmeno un vincente. Il rosso al Roland Garros sulla terra rossa si matcha male. Lo ribadiamo per la millesima volta. Qui si compensa con una tonalità viva ma non troppo, sportiva ma non troppo, elegante sicuramente. L’abbinamento con un grigio scuro è efficace oltreché, a memoria, già stato sperimentato con successo dal fuoriclasse di Basilea. Però boh. Niente di trascendentale. Ci si aspettava qualcosa di più forse.

Da notare come questa sia stata praticamente la prima volta di Federer in uno Slam senza scarpe firmate Nike. A Parigi, infatti ai suoi piedi c’erano delle scarpe fatte da “On”, un brand svizzero noto per le sue calzature da corsa, di cui Roger è uno dei principali azionisti. A contrario del modello di Federer “da passeggio”, queste scarpe tecniche non sono ancora in commercio e non è chiaro se e da quando lo potranno essere. Così come è particolarmente difficile acquistare anche i suoi completi Uniqlo, almeno in Italia, se non dal sito della azienda nipponica. Un paradosso considerato l’enorme potenziale di marketing del campione rossocrociato. (Valerio Vignoli)

Barbora Krejcikova – Head

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (foto via Twitter @rolandgarros)

Molto posata e discreta la neocampionessa del Roland Garros, Barbora Krejcikova. E lo conferma anche il suo outfit che è ben lontano da eccessi e vistosità. Si tratta di un completo alquanto tradizionale, con un gonnellino blu notte molto corto e stretto, associato ad una canotta molto semplice che, tuttavia, rivela un guizzo fantasioso, proprio come succede a volte nel gioco di ‘Bara’. Ricordiamo infatti che la ceca è anche una doppista provetta (tant’è che, oltre al singolare, a Parigi ha vinto anche il titolo in doppio) e quindi dotata di un tennis completo e spesso raffinato. Infatti quella striscia obliqua color azzurro ‘Tiffany’ viene a vivacizzare e rinfrescare quanto basta il top bianco e blu. Semplice ma di effetto. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Lotto

Matteo Berrettini – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Con Lotto e il nostro Matteo siamo alle solite: ok la pulizia, ok il minimalismo, ma si potrebbe osare un pò di più. In fondo, il completo indossato dal nostro n.1 in questa fortunata campagna sulla terra rossa, terminata agli Open di Francia, non è altro che la più semplice delle combo maglietta bianca-pantaloncino nero. A rendere per così dire originale l’outfit ci sono solamente i dettagli in lilla (colore che se usato con parsimonia come in questo caso ha un suo perché): sui fianchi della maglietta e a richiamo nei polsini. Per così dire per l’appunto. C’è chi azzarda troppo e chi lo fa troppo poco. Il brand di Trevignano (Treviso) rientra sicuramente in questo secondo schieramento, almeno quando si tratta di vestire Berrettini.

Aggiornamento sulla nostra battaglia per far togliere il cappellino all’indietro a Matteo: non è stata ancora vinta ma noi non molleremo. Mai. Intanto il cappello ce lo togliamo noi di fronte al grande match giocato dall’azzurro contro Nole. (Valerio VignolI)

Fabio Fognini – EA7

Fabio Fognini – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Armani è sempre sinonimo di classe ed eleganza in tutto il globo. A Parigi, però, secondo nostro modestissimo parere, il colore scelto per l’outfit di Fognini non sembra essere particolarmente riuscito. Fabio aveva inaugurato la stagione su terra rossa con un completo in total azzurro Tiffany, già molto impegnativo da portare, ma comunque originale. Sulla terra rossa del Roland Garros il modello resta lo stesso ma l’azzurro tiffany si trasforma in un fucsia/viola quasi fastidioso per l’occhio di chi guarda. Le scarpe rimangono però le stesse scelte per l’abbinamento di Montecarlo, ovvero azzurre e aggiungiamo menomale; il fucsia anche ai piedi sarebbe stato davvero troppo. (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Lorenzo Musetti
Lorenzo Musetti – Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

Il brand del baffo per una volta punta sulla sobrietà ed eleganza. Era ora, viene da dire. La collezione nike per questo Roland Garros è giocata sull’accostamento di tonalità scure e quindi di impatto sui campi in terra rossa parigini: blu (nelle sue varie tinte, dal navy al petrolio), grigio fumo, e un viola brillante ma non sgargiante (come quello che troppo spesso abbiamo visto nei circuiti negli ultimi anni e che hanno invece proposto gli arci-rivali di Adidas). A questo azzeccato match di colori è stato combinato un sapiente gioco di trame e texture, con l’inserimento di sottili pinstripes e inserti in trasparenza per le donne. Insomma, Nike ha fatto davvero centro quest’anno nella capitale della moda.

Il completo del nostro Lorenzo Musetti sembra uscito direttamente dalla collezione di Roger Federer, purtroppo dismessa con la dipartita del fenomeno elvetico a favore di Uniqlo. Polo viola con le righine, colletto a contrasto navy, pantaloncino grigio. Un outfit principesco per il principino del tennis italiano. Questo era il modello più riuscito della proposta maschile ma persino lo smanicato indossato di Carlos Alcaraz riusciva a mantenere una certa eleganza. Oltre che a mostrare la possente muscolatura di quello che molti etichettano già come il nuovo Nadal.

Sloane Stephens al Roland Garros 2021 (Credit: @WTA on Twitter)

La rediviva Sloane Stephens, che sui campi di Bois De Boulogne si è sempre trovata a suo agio, ci mostra una delle proposte della collezione femminile di Nike. In questa raffinata canottiera si notano bene tutte le variazioni di colore, motivi e tessuti. L’afroamericana ci aggiunge il suo tocco sporty con il capellino blu petrolio. Un outfit inappuntabile e appropriatissimo per lo Slam parigino. (Valerio Vignoli)

Collezione Adidas

Stefanos Tsitsipas
Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

Molo elegante Stefanos Tsitsipas nel suo completo Adidas. Semplice ma brillante, con shorts luminosi, con quel viola acceso dai riflessi un po’ ciclamino che compensa la grande semplicità della t-shirt bianca. Ciò che stona invece sono scarpe e calzini neri. Un tocco troppo “dark” a un completo la cui brillantezza si addice benissimo alla vivacità del tennista greco.

Alexander Zverev – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Non ci siamo invece per quanto riguarda il look di Zverev. Stessi shorts di Tsitipas, giusto un pò più lunghi, e va bene, ma la t-shirt smanicata nera proprio non va. Una canotta che manca di eleganza, troppo svolazzante e larga e, diciamolo, un po’ troppo da spiaggia. (Laura Guidobaldi)

Fila x MSGM

Sofia Kenin – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Dopo aver presentato una collezione un pò scialba agli Australian Open, Fila cambia decisamente passo per il Roland Garros. E lo fa grazie ad una Capsule Collection studiata insieme a MSGM, brand italiano fondato poco più di una decina di anni fa a Milano, che fonde la qualità del Made in Italy con una spiccata vocazione allo streetwear: la “moda di strada” ormai definitivamente sdoganata da tutte le grandi firme. Il risultato di questa collaborazione è stato la cosa più interessante vista in campo a questi Open di Francia in termini di vestiario. Il modello probabilmente che meglio rappresenta l’intera collezione è il vestito dell’americana Sofia Kenin. Salta all’occhio la trama multicolore e caleidoscopica, in cui si possono scorgere delle foglioline verdi, su uno sfondo che varia tra il blu, il viola e l’azzurro. Quel colletto nero e bianco a contrasto, molto stretto sul collo e di un tessuto diverso, dà esattamente quel tocco di contemporaneità. Le scarpe in pendant completano un outfit che più generazione z non si può.

Diego Schwartzman – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Ma è degna di nota anche la parte maschile della collezione. La t-shirt di Diego “El Peque” Schwartzman si contraddistingue per una vaporosissima stampa rosa porcellino, con cui contrastano ancora i bordini e il colletto a strisce bianche e nere, più sottili rispetto a quelle del vestito di Kenin. Il motivo è ripreso nei pantaloncini bianchi. Un completo eccentrico ma di grande impatto e richiamo streetwear. Fila ha decisamente portato una ventata di freschezza a Parigi insomma. (Valerio Vignoli)

Coco Gauff – New Balance

Coco Gauff al Roland Garros 2021 (Credit: @rolandgarros on Twitter)

Un outfit dalla trama futurista per Coco Gauff. Ed è una scelta azzeccata da New Balance, perché l’abitino rappresenta ad hoc la “rising star” americana, la campionessa del futuro. Si tratta di un capo ad effetto, estremamente grintoso, come la personalità della 17enne. Molto bello il top nero, aggraziato dalle spalline sottili ma comunque molto semplice ed essenziale. A spezzare l’uniformità e la semplicità del top ci pensa la gonna, dalla fantasia un po’ anarchica e geometrica, con le sfumature del grigio e del giallo. Insomma, un modello che esprime grande grinta e solidità con un tocco di luminosità al tempo stesso. Un’altra scelta felice è la fascia rossa per i capelli, che dona tantissimo a Coco. La fascia non solo vivacizza ulteriormente l’abito ma, con quella tinta, strizza l’occhiolino all’ocra parigina. Un modello molto adatto, insomma, a un’atleta giovane e spigliata, dal tennis sempre più esplosivo. (Laura Guidobaldi)

Alejandro Davidovich Fokina – Diadora

Alejandro Davidovich Fokina – Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

Diadora è un marchio storico in Italia, non solo nel tennis. Ricordi carissimi sono legati a un campione di calcio del quale si è tornato a parlare moltissimo nell’ultimo mese grazie a una produzione Netflix: Roberto Baggio. A Parigi è Davidovich Fokina a indossare un completo Diadora che promuoviamo a pieni voti (e non solo a causa della nostalgia per Baggio). Il pantaloncino grigio scuro corredato da maglia grigia chiara con maniche arancioni è allo stesso tempo elegante e particolare. Forse i colori possono sembrare spenti a prima vista, ma rispetto ai tanti toni fluo che negli ultimi anni imperversano sui campi da tennis, è una scelta fuori dal coro che ci piace molto. (Chiara Gheza)

Con la collaborazione di Chiara Gheza

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Al femminile

Il Roland Garros di Krejcikova e dei ritiri

Lo Slam sulla terra rossa ha proposto quattro semifinaliste esordienti e una vincitrice a sorpresa. Ma anche tanti problemi fisici delle giocatrici di vertice

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Il Roland Garros 2021 femminile si è concluso da alcuni giorni, la finale è stata disputata sabato scorso, eppure sono ancora intatte le mie perplessità sul torneo. Che Slam è stato? Come mettere in ordine di importanza gli eventi accaduti? Come ricorderemo la vittoria di Barbora Krejcikova? Come l’avvento di una giocatrice dalla maturazione tardiva, ma poi capace di mantenersi stabilmente ai piani del tennis? O invece come una impresa irripetibile, favorita da una serie di circostanze del tutto particolari?

Probabilmente solo i tempi della storia ci consentiranno di capire con certezza quali aspetti vadano considerati più rilevanti, e come inquadrarli. Ma credo che un discorso sulla qualità generale offerta dal torneo vada affrontato già oggi. Per questo tema rimando all’ultima pagina dell’articolo. Intanto cominciamo a parlare di chi ha vinto.

Barbora Krejcikova
E così, a Roland Garros terminato, gli albi d’oro ci dicono che Barbora Krejcikova non è solo la campionessa del singolare, ma anche la regina del torneo di doppio. Una impresa straordinaria: la accoppiata nei due tornei parigini non riusciva da 21 anni, dai tempi di Mary Pierce (edizione del 2000). E prima di lei, nell’era Open, ci sono riuscite solo Navratilova (1982, 1984), Ruzici (1978), Evert (1974, 1975), Court Smith (1973) e King (1972). E con il titolo di doppio, conquistato insieme alla storica compagna Siniakova, Barbora è tornata numero 1 delle classifiche di coppia.




 

In pratica nel giro di qualche mese Krejcikova si è trasformata da giocatrice specialista del doppio a protagonista assoluta, capace di risultati eccezionali in singolare. Come è stato possibile? Nata nel dicembre 1995, Barbora ha sviluppato una carriera inusuale, con una accelerazione di risultati in parte dovuta alla anomalia della stagione 2020, quella della pandemia.

Nella sua storia si possono identificare una serie di passaggi cruciali, che l’hanno portata fino alla situazione di oggi. Il primo momento chiave risale al 2013. Barbora, allora teenager, dopo essere stata una ottima junior (numero 3 del ranking), deve decidere se tuffarsi nel mare aperto del professionismo o se optare per soluzioni meno ambiziose ma più sicure, come per esempio l’attività nei tornei NCAA (il circuito delle università americane). Ne parla con i genitori, e d’accordo con la mamma prova a rivolgersi a Jana Novotna per avere un consiglio. Sia Krejcikova che Novotna sono nate e abitano a Brno, perché non approfittarne e sentire il parere di una campionessa così esperta?

Krejcikova si presenta a casa di Novotna con una lettera, e la risposta di Jana è sorprendente: non solo le consiglia di abbracciare senza tentennamenti l’attività professionistica, ma si offre di farle da coach per affrontare il complicato mondo dei tornei ITF, il passaggio obbligato che precede il ben più ricco Tour WTA.

Anche se non arrivano risultati immediati, le stagioni con Novotna la formano sul piano tecnico e mentale, e costituiscono la base della sua esperienza di giocatrice professionistica. Barbora in seguito dovrà per forza proseguire con altri coach quando Jana è costretta a smettere di allenarla per l’aggravarsi delle condizioni di salute.

Un secondo momento fondamentale nella carriera di Krejcikova va datato 2018, quando torna a formare un team stabile di doppio insieme a Katerina Siniakova. Barbora e Katerina sono quasi coetanee (Siniakova è più giovane di sei-sette mesi), e hanno giocato insieme già in diverse occasioni. Ma soprattutto la loro coppia ha conquistato tre junior Slam (Roland Garros, Wimbledon, US Open) nel 2013, prima che le loro strade si separassero alla fine della attività giovanile. Dal 2018 affrontano di nuovo insieme i tornei a livello WTA, e i risultati arrivano molto in fretta, risvegliando l’antica alchimia: semifinale a Doha, finale a Miami, vittoria al Roland Garros, vittoria a Wimbledon. La semifinale allo US Open e la finale al Masters valgono anche la posizione numero 1 delle classifiche di specialità.

I successi nel doppio significano non solo la tranquillità economica per proseguire la attività in singolare, ma permettono a Krejcikova di affrontare stadi e pubblici in occasioni importanti, che da singolarista non avrebbe la possibilità di sperimentare.

Un terzo momento fondamentale della carriera di Krejcikova arriva nel 2020, con la pandemia. Al contrario di quasi tutte le altre giocatrici, per lei lo stop del circuito internazionale si trasforma in una insperata fase di crescita. Lo ha raccontato lei stessa diverse volte. Qui mi rifaccio alla conferenza stampa di qualche giorno fa a Parigi, dopo la vittoria su Sloane Stephens. Domanda: “Durante il torneo di Strasburgo hai raccontato che per te sono stati fondamentali alcuni tornei giocati nel periodo della pandemia in Repubblica Ceca. Hai detto che ti hanno fatto sentire più pronta ad affrontare la sfida del singolare”.

Risposta: “Sì, penso siano stati davvero importanti. Ho avuto l’opportunità di giocare contro tutte le migliori ragazze della Repubblica Ceca, che ha tante buone giocatrici. Non ho avuto solo l’occasione di misurarmi con loro, ma anche di osservare come si allenano, come si preparano per le partite, etc. etc. Tutto questo mi ha davvero aiutato perché io ero fuori dalla top 100, ma in quei giorni mi sono resa conto di potermela giocare con tutte. Solo la mia classifica non era all’altezza, e non mi permetteva di partecipare ai loro stessi tornei. Ho capito che dovevo progredire nel ranking per dimostrarlo”.

Al primo impegno dopo lo stop per pandemia, Krejcikova partecipa al WTA di Praga grazie a una wild card (in quel momento è numero 118 del ranking) e perde al secondo turno da Simona Halep per 3-6, 7-5, 6-2. Ha di fronte una Halep in ottima condizione, che avrebbe vinto non solo quel torneo, ma anche i successivi Internazionali di Italia, eppure Barbora nei primi due set gioca benissimo, impegnando molto seriamente la numero 2 del mondo. Il salto di qualità è evidente, e mancano solo le occasioni per confermarlo.

Arriva il Roland Garros 2020, lo Slam autunnale. Grazie ai forfait di diverse giocatrici, Krejcikova entra per la prima volta direttamente nel tabellone principale di un Major. Di fatto è la sua terza volta in assoluto in uno Slam, visto che in precedenza, su 17 tentativi, 15 volte non aveva superato le qualificazioni: solo in due occasioni era riuscita entrare nel main draw (Roland Garros 2018 e Australian Open 2020) . Ma quella che scende in campo a Parigi è ormai una giocatrice matura, molto più sicura di sé e delle proprie possibilità. E infatti raggiunge il quarto turno (sconfitta da Podoroska in tre set) dopo avere battuto Strycova e Pironkova.

La crescita si consolida ulteriormente nel 2021, con altri due passaggi fondamentali: la finale a Doha, torneo WTA 1000, persa contro Muguruza; e infine il primo successo in carriera, nel WTA 250 di Strasburgo. La vittoria nella finale alsaziana contro Sorana Cirstea è l’ultimo gradino che le serve per scendere in campo a Parigi senza porsi limiti.

a pagina 2: Krejcikova al Roland Garros 2021

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Flash

Steve Flink: “Il terzo set di Djokovic-Nadal al Roland Garros è stato il più bello della loro rivalità”

Ultimo video con il Direttore Scanagatta: Djokovic può fare il Grande Slam? La doppietta di Krejcikova e i difetti caratteriali di Zverev

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Quella del 2021 è stata un’edizione del Roland Garros con tanti spunti e altrettanti momenti da ricordare, non c’è dubbio. Ubaldo Scanagatta e Steve Flink hanno provato a fare il punto, spaziando dalle grandi rimonte di Djokovic all’interruzione del regno di Rafa Nadal, con uno sguardo anche a Wimbledon già imminente. Di seguito il video:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

1:14 – Su Djokovic-Nadal. Ubaldo: “Il terzo set è stato uno dei migliori set che abbia mai visto e anche Djokovic lo ha evidenziato come uno dei suoi migliori match giocati al Roland Garros”. Flink: “Nel primo set erano entrambi nervosi, non è stato un grande set, il secondo è stato giocato molto bene, il terzo è stato il miglior set che abbiano giocato l’uno contro l’altro, nel quarto Djokovic ha giocato benissimo mentre Nadal era esausto. È stata una grande performance da parte di Djokovic, una fantastica rimonta e un terzo set che tutti noi ricorderemo”. Ubaldo: “Nel terzo set ci sono stati sette game ai vantaggi, entrambi hanno avuto break point. Per quanto concerne le emozioni non potevamo chiedere di meglio, un ritmo e una intensità incredibili”.

 

4:40 – Flink: “Chiunque avesse vinto il terzo set avrebbe portato a casa il match”. Ubaldo: “Quando hanno iniziato il tie-break del terzo set la sensazione è stata la stessa. L’inizio del quarto set stava per smentirci, ma poi Djokovic ha vinto sei game di fila”. Flink: “Rafa sembrava una po’ scoraggiato, non sembrava avere la stessa fiducia in sé stesso che di solito lo contraddistingue”.

08:40 – Flink: “Djokovic ha fatto un gran lavoro sia agli Australian Open che a Parigi. L’anno scorso la sua priorità era il record di settimane da numero 1 e lo ha ottenuto, quest’anno il suo obiettivo era di vincere tutti e quattro gli Slam e ha conquistato i primi due dell’anno”.

09:40 – Sulla finale con Tsitsipas. Flink: “La partita è cambiata nel momento in cui ha fatto il break del 3-1 nel terzo set in quel game molto combattuto, da lì in avanti non hai più avuto problemi nei suoi turni di servizio”. Ubaldo: “A volte Tsitsipas gioca bene all’inizio e poi perde un po’ la concentrazione, ma da quel momento Djokovic non ha concesso più nulla”.

11:50 – Ubaldo: “Ci sono stati due Djokovic. Quello contro Nadal è stato molto emozionante, le urla, le grida, l’incoraggiarsi. In finale invece è stato un po’ piatto all’inizio, come se fosse stanco e volesse conservare le energie. Anche dopo la vittoria è stato molto calmo”.

17:00 – Flink: “Djokovic ricorderà questo torneo principalmente per il match contro Nadal, ma anche per aver trovato il modo di vincere questa finale dopo essersi trovato due set in svantaggio, anche se non era ispirato come lo era contro Nadal”.

18:50 – Ubaldo: “Djokovic è stato criticato per il suo modo di comportarsi contro Berrettini, quando ha urlato prima e dopo il match point. Nadal e Federer non si sarebbero mai comportati in quel modo”. Flink: “Aveva un sacco di emozioni represse nel match contro Berrettini. È una questione di personalità, esprime le sue emozioni ma è anche una persona cortese. Penso che i media e i fan lo prendano di mira. Non gli danno abbastanza credito per le sue qualità”.

24:45 – Su Tsitsipas-Zverev: Ubaldo: “Quando Zverev si avvicina alla rete e non sta troppo a fondocampo è il miglior atleta tra i giovani, insieme a Tsitsipas. È molto pericoloso sia con il dritto che con il rovescio”. Flink: “Concordo, e se Zverev avesse fatto il break nel primo game del quinto set avrebbe affrontato lui Djokovic in finale invece di Tsitsipas”.

26:00 – Sulla performance di Zverev: “Non puoi giocare in quel modo e poi lamentarti, non puoi permettere che uno come Tsitsipas vada due set sopra. Non credo lui abbia il giusto temperamento, perché si trova spesso in situazioni simili”.

28:20 – Sulle possibilità del Grande Slam. Ubaldo: “Adesso tutti parlano della possibilità di Djokovic di vincere tutti e quattro gli Slam, e per me è il favorito a Wimbledon, dove ha già vinto cinque volte, e probabilmente lo sarà anche allo US Open. Zverev forse è l’unico vero avversario di Novak a Wimbledon”. Flink: “Concordo con te, ma ricordiamoci del 2016, quando era nella stessa situazione di oggi e perse al terzo turno contro Querrey per eccesso di confidenza. Sarei molto sorpreso se una cosa del genere si ripetesse. Non sentirà la pressione a Wimbledon, mentre potrebbe avvertirla allo US Open”.

34:45 – Sul torneo femminile. Flink: “Speravo vincesse Sakkari, perché è dinamica sul campo, si muove bene ed è divertente da vedere in campo. Krejcikova e Pavlyuchekova hanno giocato una finale di buona qualità”. Ubaldo: “Principalmente il terzo set, perché nei primi due set non hanno mai giocato bene nello stesso momento”. Flink: “Krejcikova dovrebbe essere orgogliosa di quello che ha fatto, ha sconfitto Stephens, Gauff e salvato match point contro Sakkari”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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