ATP 1000 nel 2016: Djokovic meglio di Murray e un nuovo vincitore

Statistiche

ATP 1000 nel 2016: Djokovic meglio di Murray e un nuovo vincitore

Djokovic batte Murray 4-3, ma i punti in più per Nole sono soltanto 580. Cilic vince il primo Masters 1000 in carriera, ma è solo sesto nella classifica complessiva. Meglio di Nadal (quinto) anche Nishikori e Raonic, ma i due aspettano ancora di vincere il primo titolo

Pubblicato

il

 

ATP 500 nel 2016: il migliore è Andy Murray

ATP 250 nel 2016: è stato l’anno di Dominic Thiem

Il 2016 è stato l’anno in cui Novak Djokovic è riuscito a completare, terzo tra i tennisti in attività, il career Grand Slam. Ma se questo traguardo è già stato raggiunto dai suoi rivali storici, Federer nel 2009 e Nadal nel 2010, Djokovic avrebbe avuto la possibilità di completare il filotto dei Masters 1000 in carriera per primo, considerando ovviamente i nove slot a disposizione. Ad inizio anno, infatti, soltanto Cincinnati mancava alla sua bacheca ricchissima di trofei e a fine anno continua a mancare, dopo il forfait per preparare meglio gli US Open.

 

Ad inizio 2016 questa era la classifica per vittorie di ATP Masters 1000, partendo dal 1990.

1] Nadal 27
2] Djokovic 26
3] Federer 24
4] Agassi 17
5] Sampras 11
5] Murray 11

Nel 2016 Djokovic ha preso la vetta grazie a 4 titoli (Indian Wells, Miami, Madrid e Canada), superando Nadal (vincitore a Montecarlo). Murray con i suoi 3 titoli ha staccato Sampras ed è ora in quinta posizione, dietro ad Agassi. Ora la classifica recita:

1] Djokovic 30
2] Nadal 28
3] Federer 24
4] Agassi 17
5] Murray 14

Il 2016 è anche servito a Djokovic per balzare in testa per numero di finali disputate (43), superando Federer (42), agganciato da Nadal (42). Qui Murray si piazza al quinto posto (21), sempre dietro ad Agassi (22), ma davanti a Sampras (19) e Becker (11). Nadal è tuttavia ancora avanti nel totale di semifinali disputate (60), ma Djokovic ha anche qui superato Federer (57 a 56). I tre sono stati finalisti almeno una volta in tutti i nove slot, mentre Murray ora è stato finalista in otto slot su nove, gli manca Montecarlo.

Ecco cosa manca ai Fab-4 per completare il Career Golden Masters:

Djokovic: Cincinnati
Nadal: Miami, Bercy
Federer: Montecarlo, Roma
Murray: Indian Wells, Montecarlo

Tra i giocatori attualmente in attività, Cilic è il nome nuovo. La sua vittoria a Cincinnati rappresenta il primo Masters 1000 alla prima finale disputata. Se i tennisti in attività a poter vantare uno Slam sono soltanto sette (Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Wawrinka, Cilic e del Potro), non molti di più sono quelli capaci di vincere un Masters 1000 nell’era dei Fab-4 e soltanto uno al di fuori dei soliti noti è riuscito a vincerne 2, cioè Tsonga. Chi dovrà togliere lo 0 da questa casella nel 2017 sarà il ritrovato del Potro, capace di disputare e perdere tre finali, tutte al set decisivo e da tre diversi Fab-4. Oltre ai vincitori Slam (escluso del Potro), vantano almeno un Masters 1000 Tsonga (2), Ferrer, Berdych, Cilic (1).

Se Federer è ancora ampiamente primo per match vinti nei 1000 con 330 vittorie, Djokovic è primo nel rapporto vittorie-sconfitte (>82.5% di vittorie), davanti a Nadal, poco sotto all’82%. Murray è quinto anche in questa graduatoria, con il 73.5% circa. Insomma, se dovessimo azzardare, senza pretesa di portare la verità in tasca, la classifica “storica” delle prestazioni nei 1000, avremmo:

1] Djokovic
2] Nadal
3] Federer
4] Agassi
5] Murray

Ma ripercorriamo brevemente l’anno, segnalando soprattutto i match che meritano di esser rivisti.

Marzo Stars and Stripes – Terzo anno consecutivo di dominio per Djokovic

Ancora una volta il marzo americano è “cemento” di conquista di Novak Djokovic, che fa doppietta per il terzo anno consecutivo, quarta volta in totale (2011, 2014, 2015, 2016). Nole centra così il quinto titolo ad Indian Wells, in una finale imbarazzante contro Raonic capace di fare soltanto due game. Il serbo concede il bis vincendo su Nishikori (che fa solo sei game) e centrando il sesto titolo a Miami. Nessuno dei match consigliati è un match di finale. Nishikori e Raonic, come vedremo in chiusura di questo pezzo, sono stati i migliori nei Masters 1000 nel 2016, dopo Djokovic e Murray, ma nessuno dei due ha ancora vinto un Masters 1000 nonostante stiano per compere rispettivamente 27 e 26 anni.

Match consigliato ad Indian Wells: 4T // [4] Nadal b. A. Zverev 6-7(8) 6-0 7-5

In questo incontro dal punteggio simile ad alcuni incontri WTA, segnaliamo in particolare l’incredibile volèe in rete (con Nadal ormai spacciato) da parte di Zverev sul match point, punteggio 6-7 6-0 3-5* 30-40.

Match consigliato a Miami: QF // [6] Nishikori b. [16] Monfils 4-6 6-3 7-6(3)

Notevoli anche due match disputati da Dimitrov, quello vinto contro Murray al 3T e quello perso contro Monfils al 4T.

Aprile e maggio su terra – Uno per uno fa male a nessuno

Posta equamente divisa tra i tre favoriti in vista del Roland Garros. Inizia, quasi a sorpresa, Nadal, che batte Monfils al terzo a Montecarlo: nono titolo per lui, come al Roland Garros. Murray viene sconfitto proprio da Nadal a Montecarlo, ma si vendica a Madrid, sempre in semifinale, perdendo poi da Djokovic che torna a vincere Madrid a distanza di cinque anni (secondo titolo). Murray però si prende la rivincita sette giorni dopo a Roma, quando strappa il titolo a Djokovic e conquista il primo titolo in Italia. I mille su terra rossa hanno mostrato un livello generalmente più alto di quelli su altre superfici in questo 2016 e molte sono state le partite avvincenti, alcune anche bellissime. Ne scegliamo tre, anche qui una per torneo.

Match consigliato a Montecarlo: SF // [5] Nadal b. [2] Murray 2-6 6-4 6-2

Murray, ancora a corto di preparazione cede dopo un ottimo primo set ad un Nadal mai così esplosivo da due anni (vincerà anche Barcellona dopo Montecarlo). Menzione anche per il QF tra Tsonga e Federer, con il francese che vince in volata 6-5 al terzo set.

Match consigliato a Madrid: QF // [6] Nishikori b. Kyrgios 6-7(6) 7-6(1) 6-3

Nishikori in crescendo di condizione batte un ottimo Kyrgios, si arrenderà due volte a Djokovic nel giro di una settimana in due match di altissimo livello tecnico. Ed è proprio la seconda di queste partite il match consigliato a Roma.

Match consigliato a Roma: SF // [1] Djokovic b. [6] Nishikori 2-6 6-4 7-6(5)

Djokovic, già testato da Nadal poche ore prima, non riesce a tenere il break di vantaggio nel quinto per più volte e Nishikori sfiora la vittoria. Perde, ma consegna un Djokovic molto stanco a Murray il giorno successivo.

Cemento estivo nordamericano: vittorie balcaniche

Molti snobbano il torneo in Canada per prepararsi per le Olimpiadi, ne consegue che questo mille può essere considerato il meno prestigioso nel 2016. La spunta Djokovic, quarto Canadian Open, ultimo suo titolo ad oggi ed unico successo negli ultimi 6 mesi, battendo ancora una volta Nishikori, stavolta in due set come a Madrid. Provato dalla cocente delusione alle Olimpiadi, Djokovic, acciaccato (spalla), salta Cincinnati e perde la possibilità di chiudere il Career Golden Masters. Sembrerebbe tutto preparato per Murray che però scopre sulla propria pelle quando possa esser devastante Cilic sul velocissimo cemento estivo americano: primo titolo 1000 per il croato in due set. Anche in questi casi due finali non memorabili, scegliamo altri due match.

Match consigliato a Toronto: 1T [WC] Shapovalov b. [11] Kyrgios 7-6(2) 3-6 6-3

Primo scalpo importante per il giovanissimo canadese che si candida come uno dei migliori talenti pronti a sbocciare nei prossimi anni.

Match consigliato a Cincinnati: SF // [12] Cilic b. Dimitrov 4-6 6-3 7-5

Un Dimitrov finalmente tornato a buoni livelli si arrende alla penultima curva a Cilic. Dimitrov sembra aver ritrovato uno stato di forma psicologico e fisico dopo mesi bui ed una crisi di risultati che sembrava quasi irreversibile.

I tornei post US Open: la scalata di Murray al numero 1

Se Murray vuole diventare numero 1 a fine anno deve assolutamente vincere entrambi i Masters 1000 post US Open. E ci riesce, battendo Bautista Agut (giustiziere di Djokovic in semifinale) a Shanghai (terzo titolo) e centrando il primo titolo a Bercy in un match delicatissimo contro Isner, tornato grande (!!!) proprio in chiusura di stagione.

Match consigliato a Shanghai: 3T // [9] Tsonga b. A. Zverev 6-7(4) 6-2 7-5

Difficile scegliere un match in particolare nel torneo di Shanghai, aggiungiamo una menzione per il fratello maggiore dei due Zverev, arresosi per pochi punti a Djokovic nei quarti di finale. Djokovic, tuttavia, autore di un set e mezzo veramente al di sotto dei suoi livelli.

Match consigliato a Bercy: F // [2] Murray b. Isner 6-3 6-7(4) 6-4

Chiudiamo consigliando una finale. Ottimo Isner, ma Murray festeggia a dovere il suo primo match da numero 1 (virtuale) del mondo. Torneo molto complicato per Murray che aveva già rischiato all’esordio contro Verdasco, poi graziato nel primo tie break da Berdych nel 4T.

La classifica a punti del 2016

Per stilare la classifica che ha visto primeggiare Thiem nei 250 e Murray nei 500, consideriamo anche stavolta soltanto i singoli tornei che abbiamo portato almeno 90 punti ai protagonisti.

1] Djokovic 5,140
2] Murray 4,560
3] Nishikori 2,280
4] Raonic 2,150
5] Nadal 1,990
6] Cilic 1,540
7] Monfils 1,500
8] Goffin 1,430
9] Tsonga 1,080
10] Berdych 990
11] Wawrinka 900

Pur senza aver vinto titoli, Nishikori e Raonic sono davanti a Cilic e Nadal. Possiamo notare come questa classifica sia molto simile alla classifica finale del ranking ATP di fine anno. Se è vero che a Djokovic non è bastato essere migliore di Murray nei 1000 e negli Slam per essere numero 1 fine anno, è anche vero che di questi 11 occupano le prime 12 posizioni del ranking, unico intruso Thiem, ottavo, ma 17esimo in questa classifica, scavalcato anche da Agut, Simon, Pouille, Dimitrov ed Isner ed agganciato a quota 630 punti da Kyrgios, tutti giocatori in top-20 ad eccezione di Simon.

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Australian Open 2023, Tsitsipas il mago delle palle break salvate

Con le otto palle break su otto annullate nel match contro Lehecka il greco migliora le sue statistiche sui break point che lo vedono leader per percentuale di palle break annullate

Pubblicato

il

Stefanos Tsitipas (Credit: Tennis Australia)
Stefanos Tsitsipas – United Cup 2023 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Diversi big sono usciti prematuramente o non si sono nemmeno presentati per il primo Slam stagionale. Tra i protagonisti in Australia vi è una versione tirata a lucido del greco Tsitsipas. Il nativo di Atene si candida sempre di più ad essere il vero anti Djokovic nella strada verso il decimo titolo nello Slam down under del campione serbo.

Prestazioni soddisfacenti per quello che lo stesso Tsitsipas definisce come il suo Slam di casa che lo vedono come principale favorito per raggiungere la finale nel match contro il russo Khachanov.

Giocare tre su cinque è un mondo completamente diverso e sono diverse le statistiche che si possono apprezzare in un torneo dello Slam. Al termine dei match della parte alta dei quarti di finale di questa edizione degli Australian Open, dopo ben 122 match disputati, la percentuale di palle break annullate nel tabellone di singolare maschile si attesta a circa il 62%.

 

Annullare una palla break è un momento che può cambiare la partita, può dare morale e nuova spinta a chi sta attraversando un momento di difficoltà e al contempo affossare le speranze di chi cerca di riaprire una sfida.

Emblematico come a guidare questa classifica vi sia il greco Tsitsipas che nella strada verso la semifinale ha annullato l’88% delle opportunità concesse agli avversari, uscendo indenne da ben 43 palle break sulle 49 affrontate.

Nella sfida contro Lehecka il greco ha salvato il 100% delle palle break 8 su 8. Da sottolineare come 26 delle 49 palle break sono frutto della battaglia lunga cinque set contro Jannik Sinner. In quella occasione il greco ha dovuto fronteggiare 26 break point, salvandone 22. Sinner, infatti, è riuscito a strappare per ben quattro volte il servizio al greco, uno in ognuno dei primi quattro set. Nel quinto il greco ha alzato le percentuali non concedendo nessuna occasione al tennista italiano, portando quindi a casa la partita.

L’unico altro tennista a strappare il servizio al greco, oltre Sinner, è stato il francese Halys nel match di primo turno. In quell’occasione Tsitsipas ha annullato 7 delle nove palle break giocate, arrivate curiosamente tutto nel corso del terzo set. Occorre sottolineare come 4 quattro di queste nove palle break erano anche set point che avrebbero permesso al francese di portare il match al quarto set.

Nei turni successivi contro Hijikata e Griekspoor, Tsitisipas ha chiuso i sei set senza mai cedere la battuta.

Se da una parte questo dato mostra come il greco debba ancora registrare qualcosa in termini di continuità al servizio, per le troppe occasioni concesse agli avversari, anche in vista della sfida con Khachanov, dall’altra risalta il fatto che quando la palla scotta Tsitsipas tira fuori il massimo dal suo servizio. Sia nel match contro Sinner che contro Lehecka il greco ha servito aces o prime ingiocabili che hanno lasciato poche speranze ai suoi avversari.

Continua a leggere

evidenza

Djokovic l’uomo dei record: 92° successo, agganciato Nadal

Il serbo Novak Djokovic vanta una striscia di 34 match consecutivi vinti in Australia, e per la 18^ stagione consecutiva aggiunge almeno un titolo in bacheca. Federer a -5 per titoli vinti sul cemento

Pubblicato

il

Novak Djokovic - ATP Adelaide 1 2023 (foto: twitter @AdelaideTennis
Novak Djokovic - ATP Adelaide 1 2023 (foto: twitter @AdelaideTennis

Era il lontano 2007: Novak Djokovic batteva Chris Guccione in uno sperimentale (i primi turni erano sostituiti da un girone all’italiana) torneo di Adelaide, evento dalla storia centenaria rinato solo in quegli anni. Era il terzo titolo della sua giovane carriera. Nel 2023 Novak Djokovic affrontava Sebastian Korda: stessa città, stesso esito, e 92° titolo. Il serbo raggiunge, dopo una rincorsa durata una carriera, Rafa Nadal, e tallona Ivan Lendl (94), Roger Federer (103) e Jimmy Connors (109). Meno sette dal record assoluto. Come molti altri, un primato che Nole è destinato a battere. Le finali sono invece 131: superato Nadal, anche in questo caso il serbo punta a Connors, in vetta con 164. Lo scontro statistico con Rafa non si esaurisce qui: con questa vittoria, Nole allunga la striscia di annate in cui ha vinto almeno un titolo a diciotto. Meglio di lui c’è solo lo spagnolo, che quest’anno va per la ventesima. Una dicotomia quasi speculare quella tra Nole e il maiorchino, destinata a non esaurirsi mai nei semplici numeri. Questo è fra l’altro il 66° successo sul duro per il serbo: davanti a lui soltanto Federer a 71. 

Anche la partita in sé rivela nuovi allunghi statistici: questo è il ventiseiesimo successo consecutivo contro tennisti americani: l’ultimo in grado di batterlo era stato il fatal Sam Querrey, che estromettendolo dal torneo di Wimbledon del 2016 aveva spezzato il sogno Grande Slam. 

La vittoria su Korda – nella quale nenche il diretto interessato ci sperava più di tanto, come ha confessato in conferenza dopo la premiazione – ricorda un’altra costante della carriera del serbo, quella dei match point annullati: è la sedicesima volta che Nole vince una partita annullandone almeno uno; la prima era stata a Wimbledon 2005 contro Garcia Lopez. Ed è la terza volta che Nole lo fa in finale di un torneo, dopo l’atto conclusivo del Masters 1000 di Shangai (ai danni di Murray), e quello dei Championships 2019 (la memorabile battaglia con Federer). 

 

Con questa rinnovata sicurezza il numero 5 del mondo si presenta da favorito indiscusso agli Open d’Australia. Ci arriva con una striscia di ventitre match vinti sugli ultimi ventiquattro disputati a partire dal rientro nel circuito, a settembre, in occasione del torneo di Tel Aviv: l’unica sconfitta è arrivata da Holger Rune in finale al torneo di Parigi Bercy. Più in generale, escludendo la Laver Cup e la sua poca valenza statistica, dal torneo di Roma 2022 Nole ha perso solo un’altra partita, quella con Rafa Nadal ai quarti del Roland Garros. Nello specifico, il serbo arriva al primo Slam della stagione con una striscia di trentaquattro match consecutivi vinti in terra australiana: AO 2019, ATP CUP 2020, AO 2020, ATP CUP 2021, AO 2021, Adelaide 2023. I numeri parlano da soli. 

Continua a leggere

ATP

I recordman del quinto set: Nastase il maratoneta, Borg il più vincente, Fognini il re delle rimonte azzurre

Quali sono i tennisti dell’Era Open più forti nei quinti set? Statistiche importanti per Federer e Djokovic, non compare Nadal

Pubblicato

il

Bjorn Borg - Wimbledon 1976

I tennisti più osannati nella storia del tennis sono quei giocatori che nelle loro carriere si sono dimostrati indomabili maratoneti o Re quasi invincibili al quinto set. Di categorie analizzabili ce ne sono un’infinità, prendiamo in considerazione alcune di esse facendo riferimento ai numeri raccolti da Luca Marianantoni su SuperTennis.

Ilie Nastase, il Maratoneta

Partiamo dalla prima statistica presa in esame: coloro che hanno ottenuto in carriera un numero di vittorie al quinto parziale superiore a 30. In questa particolare classifica il leader indiscusso è il rumeno Ilie Nastase, il quale di match al quinto ne ha vinti addirittura ben 42, mai nessuno come lui nell’Era Open. La più importante e pesante a livello emotivo delle partite fatte proprie, dal campione del Roland Garros 1973 ad oltranza nella sempre dirimente quinta frazione, è stata certamente la finale dello US Open del 1972 nella quale si aggiudicò il titolo ai danni del mitico Arthur Ashe.

 

Al secondo posto, in questa speciale graduatoria, figura un tennista ancora in attività: Il serbo Novak Djokovic con 37 successi maturati al quinto e decisivo set. Dietro di lui, a chiusura del podio, ci sono le 36 affermazioni di Ivan Lendl. Poi, dopo la quarta piazza occupata in modo piuttosto sorprendente dal croato Marin Cilic con le sue 34 partite portate a casa sulla lunga distanza e al parziale finale, per completare il quintetto dei migliori compare un’accoppiata a pari merito: a quota 33 si stagliano Roger Federer e Pete Sampras. Dopodiché, altra coppia appaiata: Lleyton Hewitt e Boris Becker – recentemente scarcerato e rientrato in patria – con i loro 32 sigilli al foto-finish.

La Top Ten dei più grandi maratoneti del tennis da quando si è materializzata la fusione tra professionisti e dilettanti, viene ultimata tra gli altri dal secondo ceco e dal secondo australiano di questo ristretto club di eletti della racchetta: Jan Kodes che ha toccato la soglia dei 31 incontri vinti alla distanza e sull’ultimo scatto, e John Newcombe.

Il vincitore di tre edizioni di Wimbledon (1967 – 1970 – 1971) si trova in bella compagnia nell’aver centrato 30 vittorie al quinto set: al suo fianco si segnalano il francese Yannick Noah e l’argentino Guillermo Vilas. Tra gli italiani, i primi riscontrabili scorrendo la classifica sono Fabio Fognini e Andreas Seppi, rispettivamente con 24 e 23 successi. Nettamente staccato Adriano Panatta, solo 15 gioie per il tennista romano quando l’area si faceva decisamente rarefatta.

Nastase, inoltre, è anche primo per numero di quinti set disputati: la bellezza di 65, con un bilancio per il rumeno che recita 42-23. Poco sotto, è situato Kodes con solamente tre parziali decisivi in meno giocati sulla lunga distanza: 62, il raffronto in questo caso tra quelli vinti e quelli persi è in perfetta parità – 31,31 -. Si conferma, anche in questa seconda statistica considerata nell’analisi, sempre e comunque padrone indiscusso della medaglia di bronzo Ivan “Il Terribile”: per Lendl sono 58, le quinte frazioni che lo hanno visto protagonista con un bottino che ci dice 36 intascate e 22 lasciate per strada. Compie, invece, un balzo di due posizioni rispetto ai dati prima citati Hewitt: per lui sono 57, suddivisi in 32 vinti e 25 persi. Mantiene salda la quinta piazza King Roger: per Federer sono 56 i quinti set disputati in carriera, il cui bottino complessivo vede un +10 (33-23). Scende, al contrario, perdendo qualche posizione Cilic con i suoi 54 quinti parziali (34-20).

Vilas, Stan The Man Wawrinka e Noah pongono fine al lotto dei migliori otto “maestri” in questo peculiare ed esclusivo raggruppamento. I primi due con 53 set finali assaporati nei match tre su cinque, diversamente sono 50 per l’ultimo moschettiere ad ergersi campione presso Bois De Boulogne. Per cui, Top 10 monca delle ultime posizioni poiché nessun altro tennista ha giocato almeno 50 quinti set. Fra le file azzurre, nella situazione specifica ruoli ribaltati rispetto a prima: è l’altoatesino Seppi il primatista a quota 44 (23-21), segue Fogna con 38 (24-14).

Bjorn Borg, il più Vincente

Se invece vogliamo scandagliare la vera qualità dei numeri esaminati, quindi osservando e mettendo in luce chi emerge quando la stanchezza fa annebbiare la mente e il braccio si irrigidisce, è necessario andare a scovare e verificare la miglior percentuale di match vinti al quinto set. Qui, c’è un tennista che si pone ben al di sopra di tutti gli altri: il leggendario Bjorn Borg. L’orso svedese manifesta la propria egemonia avendo vinto l’81,8% delle partite della sua carriera decise al quinto set: il bilancio che si può estrapolare è 27 match vinti, 6 persi. Il campione scandinavo al quinto parziale, ha perso soltanto da Roger Taylor nei quarti di Wimbledon del 1973, contro Vijay Amritraj allo US Open del ’74, sempre nel 1974 con Nastase nella finale di Madrid e nella WCT Challenge CUP di due anni dopo (1976). Infine sono riusciti nell’impresa di farlo cadere sotto i loro colpi alla quinta frazione: John McEnroe nell’ultimo atto dell’Open degli Stati Uniti 1980, e nella stessa stagione Lendl in quello di Basilea.

Dal canto suo, come è facilmente intuibile dai numeri sopra evidenziati, Borg è stato capace di rendere immortali alcuni dei suoi grandi successi inserendo nei propri percorsi immaginifici almeno un paio di maratone a torneo. Se poi questi successi, sono anche prove del Grande Slam il valore di tali titoli non può che crescere a dismisura: 3 Slam accompagnati nelle rispettive campagne trionfali da incredibili maratone. Furono 3 quelle messe a segno nell’affermazione al Roland Garros 1974 – contro Van Dillen, Ramirez e Orantes – e altrettante quelle di cui si rese protagonista a Wimbledon ’77 contro Edmondson, Gerulaitis e Connors -. Invece furono “solamente” 2 quelle a Church Road nel 1979: contro Armitraj e Roscoe Tanner.

Con la stessa percentuale di Bjorn (81,8%), vi è anche il sudafricano John Kriek ma la cui statistica assume inevitabilmente meno importanza avendo disputato e vinto meno match se confrontato con l’undici volte campione Slam. Tra i tennisti che non hanno ancora appeso la racchetta al chiodo, al primo posto troviamo Kei Nishikorianche se il nipponico manca dalle competizioni da diverso tempo e negli ultimi mesi ha pensato ad un possibile ritiro – con il 79,4% (27-7). Di rilievo anche il bilancio di 37 vittorie e 10 sconfitte di Nole Djokovic (78,7%). Da sottolineare, inoltre, il 77,3% di Tommy Robredo con un ottimale 17-5 e il 75,7% di Aaron Krickstein (28-9).

Infine c’è la graduatoria riguardante gli indomabili guerrieri, ovvero sia quei tennisti capaci di realizzare più volte nella loro carriera una rimonta da uno svantaggio di due set e sublimare gli sforzi profusi completando l’impresa al quinto parziale. Prima di tutto, partiamo da una costatazione: dal 1968 in poi nessun giocatore è stato in grado di vincere più di 10 incontri trovandosi ad inseguire con il proprio avversario ad un solo set dal raggiungimento del successo. Proprio a quota 10 risultano classificabili come recordman della categoria: Krickstein, Federer, Andy Murray, Becker e Fabio Fognini. Con 9 troviamo invece Todd Martin e Vitas Gerulaitis. Ad 8 Cilic, Borg e Jimbo Connors.

Fabio Fognini, Il Re delle Rimonte azzurre

Dunque il Re delle rimonte del tennis azzurro è il 35enne di Arma di Taggia: ha recuperato da una situazione di due set sotto contro Istomin a Wimbledon 2009, Monfils al Roland Garros 2010, sempre nel 2010 con Russell ai Championships, Roger Vasselin allo US Open 2012, Kuznetsov a Wimbledon 2014, Nadal a Flushing Meadows 2015, Gabashvili allo US Open 2016, Pella nella Coppa Davis 2017, Opelka all’Australian Open 2020 e Karatsev a New York 2022.

Dunque terreno di caccia preferito per i rimontoni liguri, è lo US Open: quattro ribaltoni compiuti nello Slam statunitense, seguono i sacri prati londinesi con tre recuperi mozzafiato e dulcis in fundo fra le prove Majors Roland Garros e Australian Open con una. Unica e allo stesso tempo epica quella realizzata nel teatro della Davis, in una Buenos Aires spinta dal suo capo popolo per eccellenza: Diego Armando Maradona.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement