ATP Bercy: Murray sfata il tabù Parigi. Vince e consolida il primato

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ATP Bercy: Murray sfata il tabù Parigi. Vince e consolida il primato

Nella finale dell’ultimo Masters 1000 dell’anno, il neo N.1 del mondo batte John Isner al termine di una bella partita conclusa al terzo set. Si presenterà a Londra da favorito

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[2] A. Murray b. J. Isner 6-3 6-7(4) 6-4 (Gabriele Ferrara)

Stat Murray-Isner

Oggi è il giorno di Andy Murray, che da domani conquisterà anche a livello formale il trono del tennis mondiale, a compimento di una stagione incredibile per continuità e miglioramenti sotto il profilo tecnico e mentale. A provare a sbarrargli la strada per conquistare il suo 43esimo titolo in carriera (13 Masters 1000 vinti in carriera fin qui per lui) c’è John Isner, arrivato fin qui dopo una splendida cavalcata, avendo eliminato – tra gli altri – Ferrer, Sock e Cilic. Lo statunitense con la finale andrà al numero 19 ATP, guadagnando ben 8 posizioni in classifica mondiale, dopo aver iniziato l’anno al n.11. Nel 2016, infatti, i suoi migliori risultati prima della kermesse parigina erano stati la finale ad Atlanta e gli ottavi raggiunti a Melbourne e al Roland Garros. Andy Murray si è aggiudicato tutti e 7 i precedenti (l’ultimo la settimana scorsa a Vienna), lasciando per strada soltanto 3 set.

 

L’incontro inizia con Murray che cerca di comandare il gioco prendendo subito il centro del campo, scambiando sulla diagonale sinistra per poi aprire sull’angolo destro. Isner, dal canto suo, mette in campo 4 prime su 5, cercando soprattutto il servizio al corpo e quello in kick, così da prendere facilmente la rete e, all’occorrenza, chiudere sotto rete. Sul 2 pari il giocatore di Greensboro conferma i miglioramenti in risposta – soprattutto dalla parte del rovescio – ma manca l’appuntamento con la palla break mandando in rete una comoda volée di dritto. Nel gioco successivo John va avanti 30-0, salvo poi farsi rimontare: 30 pari. Qui Long John commette un doppio fallo ed un errore in lunghezza col rovescio in diagonale: break Murray. Isner reagisce e con due dritti inside-out vincenti (di cui uno in risposta con una botta a 165 km/h). Andy si salva con una difesa splendida culminata con un lob su cui lo statunitense sbaglia un passante di dritto, mentre sulla seconda si affida alla battuta. Isner mette in rete un dritto lungolinea, con la testa di serie numero 2 che scappa sul 5-2. Il numero 27 del mondo tiene facilmente la battuta, ma il giocatore di Dunblane apre il gioco seguente con uno strepitoso passante stretto in allungo di rovescio – staccando la presa bimane – mettendo però in rete un dritto in arretramento per il 30 pari. Ciò nonostante, Murray ritrova la prima di servizio e, grazie alla solita soluzione esterna da sinistra, archivia il primo parziale con il punteggio di 6-3.

Nella seconda frazione di gioco si prosegue senza sussulti fino al 4-3. Murray mantiene una percentuale alta di prime palle (sempre sopra al 60%), con Isner che dimostra di essere progredito notevolmente dal punto di vista fisico e della reattività, faticando però moltissimo negli spostamenti da sinistra verso destra. John cerca di variare molto col servizio e di scendere a rete almeno 2-3 volte nei suoi game di battuta, sfidando ripetutamente il passante di Murray. Nell’ottavo game lo statunitense gioca in maniera estremamente aggressiva e si procura tre palle break consecutive: sulla prima sbaglia clamorosamente un passante di rovescio nei pressi del net, mentre sulle altre due Andy serve alla grande (clamoroso l’ace centrale con la seconda di servizio sul 30-40). Isner non ci sta e mette a segno un ottimo passante di rovescio, ma Murray nel punto successivo è bravo a fargli fare il tergicristallo: 40 pari. Lo scozzese, alla fine, tiene la battuta e porta lo score sul 4 pari. Si arriva al tiebreak, dove l’americano va avanti 4-2 grazie ad un doppio fallo del numero uno del mondo. Big John trova due prime vincenti che gli regalano 3 set point consecutivi. Il primo viene annullato bene da Murray, che comanda col dritto da sinistra e chiude a rete. Sul secondo, tuttavia, Andy accorcia la gittata dei propri colpi, con Isner che apre il fuoco col dritto dal centro verso destra, aggiudicandosi dunque il tiebreak 7 punti a 4. Sarà dunque il terzo set ad assegnare il trofeo parigino.

Il parziale inizia con lo statunitense che mantiene una grande profondità in palleggio, costringendo l’avversario a due errori in arretramento con il dritto: 15-30. Qui, sulla seconda di Murray, Isner sbaglia nettamente in lunghezza la risposta di dritto, con il britannico che riesce ad aggiudicarsi il game grazie ad un buon dritto lungolinea in avanzamento. Nel secondo gioco Murray riesce a rispondere con continuità e si procura una palla break. Qui, però, Isner è bravo ad affidarsi alla combinazione “servizio+dritto” e ad aggiudicarsi il game: 1 pari. Dopo aver chiesto velocemente l’ingresso in campo del trainer per un fastidio al ginocchio destro, lo statunitense si ritrova sul 30 pari dopo che Murray trova una gran risposta tra le stringhe. Andy si procura una chance break con un ottimo dritto in diagonale, ma Isner se la cava col servizio piazzando il 14esimo ace. Pochi secondi dopo è già 2 pari. Big John continua ad andare a rete con profitto, mostrando buona sensibilità sia dalla parte destra che da quella è sinistra (in cui è migliorato sensibilmente). Nel nono game un dritto di Murray corretto dal nastro finisce in corridoio, con una gran risposta di Isner con il dritto che porta quest’ultimo ai vantaggi sul servizio del rivale. Una buona prima esterna ed un ottimo rovescio in cross in avanzamento del britannico consentono allo stesso di tenere la battuta: 5-4 per lui. Nel decimo gioco l’americano sbaglia una volée su un passante al corpo di Murray, il quale poi va avanti 0-30 grazie ad un doppio fallo del rivale. John reagisce con una volée lobbata che costringe Murray ad un difficile passante di dritto, che Isner riesce a gestire facilmente con la stop volley. Dopo una prima vincente, però, quest’ultimo decide di attaccare Murray dalla parte del rovescio, che trova un ottimo passante: match point. La prima di servizio – come certificato da Hawk-Eye – non entra. Isner si butta nuovamente a rete, ma la volée bassa di rovescio si stampa sul nastro, con Murray riesce a chiudere alla prima occasione. Il nuovo numero uno del mondo si aggiudica così gioco, partita, incontro e torneo con il punteggio di 6-3 6-7(4) 6-4 in due ore e 17 minuti di gioco.

Come anticipato, 43esimo titolo carriera per Murray, l’ottavo di questo 2016 fenomenale, tra cui 3 Masters 1000 (14 in totale per lo scozzese). Bravo Murray a gestire un incontro complicato, sia per motivi tecnici che psicologici, riuscendo a conquistare il match senza giocare al meglio delle proprie possibilità. D’altronde, si sa, i più forti fanno proprio così. Isner, dal canto suo, ha giocato una partita splendida, sbagliando solamente un paio di scelte tattiche nell’ultimo game, sfidando il passante di rovescio dell’avversario anziché quello di dritto. In generale, è riuscito – seppur parzialmente – a riscattare un’annata complicatissima, che lo ha anche visto uscire dai primi 25 giocatori del mondo dopo 7 anni, complici anche i ricorrenti problemi fisici. Nonostante non sia più nel prime, Long John ha dimostrato notevoli miglioramenti dal punto di vista fisico e in fase di risposta, riuscendo ad essere molto più aggressivo col rovescio (impatto decisamente più avanzato), mostrando peraltro un gioco a rete da top ten. Tuttavia oggi è il giorno di Murray, il più “vecchio” giocatore a diventare numero uno del ranking mondiale dai tempi di John Newcombe nel 1974 (l’australiano all’epoca aveva 30 anni). Adesso il “carrozzone” si sposta alla O2 Arena di Londra, dove Andy sarà il favorito principale, ma attenzione a Djokovic che – forse – proprio grazie a questo episodio storico, potrebbe ritrovare linfa vitale per impedire allo scozzese di terminare l’anno al numero uno. Tra due settimane ci sarà il verdetto.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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Wimbledon: Vavassori piace e diverte, ma Tiafoe è troppo solido

LONDRA – Andrea attacca e gioca bene, Frances tira, corre e alla fine vince senza rischiare. Tanti applausi per l’italiano

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[23] F.Tiafoe b. [Q] A.Vavassori 6-4 6-4 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Inizio piuttosto teso sul court 17 di Wimbledon, con Frances Tiafoe che si presenta in campo quasi 9 minuti in ritardo, e Andrea Vavassori che dà il via al match perdendo subito il servizio. L’italiano è comprensibilmente contratto, lo si capisce dai lanci di palla sbagliati e da qualche accelerazione non abbastanza convinta, ma insomma, siamo davanti a un ragazzo che sta giocando una partita sognata chissà quante volte.

Frances da parte sua non sembra proprio in forma scintillante, nel secondo game concede un paio di occasioni a Vavassori per rientrare subito, e poi subisce la reazione di Andrea che dallo 0-2 recupera e sorpassa fino al 3-2. Poco dopo, sul 3 pari, inizia a piovere, ed è un peccato, perchè l’inerzia si era spostata, da bordocampo sento Tiafoe smoccolare parecchio per le difficoltà a stare in equilibrio, e questo ben prima dello scroscio. D’altronde, con quegli appoggi potenti e pesanti, l’erba intonsa delle prime giornate diventa traditrice, l’americano qui non è mai andato oltre il terzo turno.

 

Come era purtroppo prevedibile, la pausa (di un’oretta circa) permette a Frances di riordinare le idee, il che si traduce, a furia di botte da fondo, servizi e buoni passanti, in un break che viene capitalizzato per il 6-4. A inizio secondo set un doppio fallo, una bella risposta dell’americano, e un errore sottorete costano ancora un game di servizio a Vavassori. Da quel momento Tiafoe non rischia più (mentre Andrea si salva da uno 0-40) e siamo 2 set a zero, 6-4 6-4. Non è male la partita, anzi, Vavassori fa vedere cose belle in attacco e prende tanti applausi, ma il gap di cilindrata in favore di Frances si fa sentire, ogni volta che colpisce comodo l’americano fa male soprattutto al rovescio di Andrea, che ha un ottimo slice ma non basta.

“Che bello essere qui, peccato il primo set. Mi sento bene, ora testa al doppio di mercoledì!”

Ormai nei game di servizio di Vavassori c’è lotta, con palle break assortite, in quelli di Tiafoe non si gioca o quasi, e l’inevitabile break decisivo arriva nel nono game del terzo set. Il 6-4 6-4 6-4 conclusivo è giusto per quanto visto in campo, la speranza è di poter rivedere ancora Vavassori a questo livello. Nel frattempo, solo complimenti per Andrea.

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