AO: Nole soffre un set, Nadal e Raonic neanche quello. Goffin a fatica

Australian Open

AO: Nole soffre un set, Nadal e Raonic neanche quello. Goffin a fatica

Djokovic regola Verdasco. Esordio convincente per Nadal, Dimitrov e Raonic. Zverev vince al quinto con personalità, rischia anche Goffin. Thiem rimonta Struff, Haas si ritira con Paire. Pazzesca vittoria di Karlovic al quinto su Zeballos per 22-20

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Australian Open day 2, il video-commento di Ubaldo con Luca Baldissera

[2] N. Djokovic b. F. Verdasco 6-1 7-6 6-2 (Emmanuel Marian)

Tutto piuttosto facile per Novak Djokovic, che batte per la decima volta in quattordici scontri diretti un Nando Verdasco nemmeno parente di quello che a Doha, giusto dieci giorni fa, era arrivato in cinque occasioni a un passo dal battere il secondo favorito del torneo. Il fresco ricordo del match ad alta tensione in Qatar sembra aver nuociuto al volubile tennista madrileno, forse convinto di poter far partita pari e per questo carico di un’eccezionale pressione che non è riuscito a gestire. È dunque bastata una versione a tratti ordinaria, a tratti persino rivedibile di Djokovic per condurre in porto un match in equilibrio per un solo set, il secondo, conquistato dal serbo al tie break dopo che Verdasco era stato prima per due volte avanti di un break e poi a due punti dal set sul 5-4 e 0-30 servizio Nole. Va detto che il sei volte campione è provvisoriamente uscito dalla tenzone dopo aver vinto con irrisoria facilità il primo parziale in venti minuti, e solo la consueta prodigalità di Nando, lucido unicamente quando i punti contano poco o nulla, gli ha permesso di conservare immacolata la colonna dei set persi. Scampato il pericolo di dover allungare al quarto, Djokovic ha nuovamente ingranato la velocità di crociera, mentre Verdasco, svuotato anche dell’ultima stilla di convinzione, volentieri lasciava strada.

 

È stata una partita bruttarella, nel complesso; un incontro a senso unico infarcito di errori che inibisce qualsiasi salubre riflessione e rimanda ogni valutazione sullo stato di forma dell’ex numero 1 al prossimo turno, quando affronterà da strafavorito uno tra Denis Istomin e Ivan Dodig.

[15] G. Dimitrov b. C. O’Connell 7-6 (2) 6-3 6-3 (Pierluigi Maienza)

Il programma serale sulla Margaret Court Arena si apre con la tds (e del seeding) n.15 Dimitrov opposto alla WC O’Connell. Non constano precedenti tra i due: Dimitrov giunge a Melbourne dalla conquista del suo quinto titolo in carriera (il terzo sul cemento) di pochi giorni fa a Brisbane mentre il suo avversario si affaccia per la prima volta ad una prova del Grande Slam grazie ad una Wild Card ottenuta anche in ragione della “scalata” del ranking che nel corso del 2015 lo ha portato dal n.570 al 237 poi assestato all’attuale 231.

Il tema del primo set non si discosta dai pronostici: Dimitrov si mostra sicuro al servizio concedendo praticamente niente al suo avversario ma non riesce a superarne la difesa sprecando ben cinque break point. L’inevitabile tie break è deciso dagli errori non forzati: Dimitrov ne commette meno e si aggiudica il primo parziale. Il secondo set propone il medesimo svolgimento del primo con la non trascurabile differenza di un Dimitrov più abile a sfruttare le occasioni di break: sono ancora gli errori non forzati a chiudere il secondo set e determinare lo sviluppo di un match il cui esito sembra a questo punto fuori discussione. Nel terzo set Dimitrov riesce a mantenere l’ottimo livello al servizio – alla fine non avrà concesso alcuna palla break a O’Connell – approfittando dell’ennesimo errore di rovescio del suo avversario per guadagnare il vantaggio decisivo e chiudere agevolmente l’incontro in poco più di due ore. Al secondo turno Dimitrov sarà opposto al coreano Chung, n. 105 del seeding.

[9] R. Nadal b. F. Mayer 6-3 6-4 6-4 (Lorenzo Dicandia)

Nella conferenza stampa di pre-torneo, Rafa Nadal è finalmente sembrato tornare battagliero. Affamato di vittoria e libero dagli infortuni, non dai dolori sia chiaro, quelli purtroppo restano, il maiorchino si diceva rinfrancato dai responsi avuti negli ultimi allenamenti e dagli effetti della collaborazione con Carlos Moya. Il primo ostacolo è di quelli perfetti per prendere il ritmo ed abituarsi ai campi. Florian Mayer viene da sette sconfitte consecutive negli slam e, anche lui, da un discreto numero di infortuni. Tornato nella top 50, al numero 49 questa settimana, dopo essere stato vicino ai 200 soli sette mesi fa, nei giorni della vittoria di Halle, Mayer ha vinto l’ultimo dei due incontri contro Nadal, a Shanghai sei anni fa.

Il numero 9 al mondo – desta una certa impressione scriverlo – inizia la partita al servizio. I primi due giochi sono di riscaldamento; già al quarto, Nadal mette la freccia. Si procura un paio di palle break, prima di chiudere ai vantaggi. Da lì, è tutto pilota automatico. Rafa è solido al servizio, Mayer non arriva mai a deuce in risposta, e aggressivo in risposta, procurandosi altre quattro palle break nell’ottavo gioco. Chiuso il primo set sei giochi a tre, il maiorchino regala en passant al pubblico alcuni dritti in corsa degni dell’epoca d’oro. Rafa è pimpante e sicuro del suo gioco. Al servizio continua a lasciare le briciole ed in risposta si avvicina più volte al break, arrivato finalmente sul 4-4 alla seconda occasione nel gioco. Il tempo di chiudere a zero al servizio e dopo un’ora e venti minuti siamo due set a zero. Il terzo set segue i servizi senza troppi patemi. Il gioco leggerino seppur fantasioso di Mayer oggi sembra fare il solletico a Nadal. John McEnroe si lamenta di un atteggiamento forse troppo passivo del tedesco, che dovrebbe a parer suo andare di più a rete e spezzare il ritmo dello spagnolo. Più facile a dirsi che a farsi però, con la profondità dei colpi di Rafa. E così, è ancora all’ottavo gioco che Nadal piazza la zampata vincente. Un altro dei suoi recuperi jawdropping, direbbero a Melbourne, e un doppio fallo di uno stanco Mayer, e la partita si avvia verso i titoli di coda. La nona testa di serie tiene il servizio a quindici e chiude 6-3 6-4 6-4 in due ore di gioco.

Nadal affronterà al secondo Marcos Baghdatis, che ha sfruttato il ritiro di Youzhny dopo un set e mezzo. Sulle nove precedenti sfide contro il finalista del 2006, otto portano la firma dello spagnolo.

[3] M. Raonic b. D. Brown 6-3 6-4 6-2 (Paolo Di Lorito)

Si ripete il primo turno degli US Open dello scorso anno tra Milos Raonic e Dustin Brown e quest’ultimo, nonostante l’età, è ancora alla ricerca della sua prima vittoria a Melbourne. Il canadese deve difendere la semifinale raggiunta nel 2016, dove perse da Murray. Il tedesco, incostante al servizio, per tre turni di battuta consecutivi concede palle break e sul 3-4 due doppi falli gli sono fatali. Raonic, senza aver sudato troppo e con una percentuale straordinaria di punti vinti con la prima palla, serve e chiude 6-3, il tutto in mezz’ora. Nel secondo set invece il break decisivo arriva con qualche game d’anticipo ma è sempre Brown a commettere gratuiti, questa volta con il rovescio. Il match tutt’altro che tirato, è comunque piacevole da seguire, principalmente per l’elevato numero di discese a rete (più di 25 da entrambe le parti) e nell’ultimo set il canadese parte subito forte in risposta. Brown stecca un paio di colpi da fondo ed è già costretto ad inseguire, ma l’aggancio non avverrà mai, anzi il divario non farà che aumentare. Il punteggio è netto e impietoso, ma ancor più significativa è la durata dell’incontro: un’ora e 32 minuti. Da notare come lo scambio più lungo del match conta 9 colpi e la media è appena 2.7.

[8] D. Thiem b. J.L. Struff 4-6 6-4 6-4 6-3 (Michele D’Alessio)

Sul campo numero 3 avanza la testa di serie numero 8 del torneo, Dominic Thiem, che supera il tedesco Jan Struff, finito recentemente al centro delle cronache per le controversie giudiziarie con la sua ex allenatrice, in 2 ore e 54 minuti di gioco. Nel primo parziale Struff ha mostrato un tennis solido e propositivo, prevalendo per 6-4, salvo poi soccombere col medesimo punteggio nel secondo e nel terzo set. Thiem infatti è riuscito a prendere le contromisure all’avversario, riuscendo a strappargli il servizio sempre nelle situazioni di 4-4, complice anche l’aumento nei momenti decisivi degli errori non forzati da parte del tedesco numero 58 del ranking mondiale. Nel quarto set Thiem ha breakkato subito Struff per poi portare a casa il match in scioltezza, strappando a zero il servizio nell’ultimo turno di battuta del tedesco. Partita in crescendo per l’austriaco, ma l’impressione è che il livello del suo tennis debba salire ulteriormente se vuole puntare ad arrivare in fondo nel primo slam stagionale. Nel prossimo turno Thiem affronterà il vincente tra Thompson e Sousa, quest’ultimo recentemente finalista ad Auckland.

[24] A. Zverev b. R. Haase 6-2 3-6 5-7 6-3 6-2 (CiCi)

Esordio tutt’altro che comodo per Alexander Zverev, testa di serie numero 24, alla sua settima apparizione in uno Slam. Lo scroso anno la futura stella tedesca subì una severa lezione da Andy Murray (1-6 2-6 3-6 al primo turno), mentre in questa edizione è lui a mettere in scena grande personalità e tenacia. A farne le spese è l’olandese Robin Haase, vincitore di due titoli ATP in carriera (curiosamente entrambi a Kitzbuhel) ma famoso per episodi tutt’altro che gloriosi: è infatti titolare della più lunga striscia di tiebreak persi (17), interrotta al Roland Garros di tre anni fa contro Kenny de Schepper, e il suo coach fu arrestato lo scorso anno per un macabro caso di omicidio. Zverev vola 4-0 nel set d’apertura e amministra fino al 6-2: poderosi i suoi colpi da fondo, fluidissimo il rovescio, comunque pericoloso il dritto: salva quattro palle break con il servizio, di cui tre consecutive, e aggredisce l’avversario appena può. Haase sembra in confusione, non tiene in campo più di tre palle in fila e si abbandona alle traiettorie fulminee del tedesco. Nel secondo parziale Zverev si rilassa con il dritto, con cui va troppo spesso fuori giri e inizia a concedere qualche spiraglio: Haase resiste meglio alle bordate da fondo, riesce a capovolgere gli scambi con il rovescio in cross e ottiene il break per allungare la partita. Un set pari.

Incostante l’andamento del terzo, con entrambi gli atleti a moltiplicare i gratuiti: gli scambi si accorciano ulteriormente, Zverev insiste nel cercare gli ultimi palmi di campo e accelera fino al 3-0, ma qualcosa si incrina e il suo linguaggio del corpo inizia a denotare un evidente calo di concentrazione. Haase guadagna in fiducia, recupera il break e addirittura mette la freccia all’undicesimo gioco, in cui Zverev sbaglia l’impossibile e consegna all’avversario la possibilità di servire per andare avanti due set a uno. Haase ringrazia ed esegue, chiudendo un parziale di livello mediocre. Palese il passaggio a vuoto del giovane tedesco, progressivamente meno presente e a sempre meno a proprio agio: Haase è bravo a cogliere le chance che gli vengono proposte, disegna traiettorie pregevoli per risollevare la qualità media di gioco e prolunga lo strappo con un break in avvio di quarto parziale. Zverev franatuma la racchetta, incassa ma è bravo a reagire, mostrando i denti quando c’è da remare, e alza la voce quando sente l’odore del sangue. Un doppio fallo gli permette di impattare 3-3 (non bella l’esultanza sull’errore dell’avversario), poi la sua ritrovata aggressività gli permette di comandare il gioco e chiudere una striscia di dieci game consecutivi, fino al 4-0 nel quinto. Il resto è passerella.

[11] D. Goffin b. [Q] R. Opelka 6-4 4-6 6-2 4-6 6-4 (Michelangelo Sottili)

Numero 11 del seeding e della classifica, David Goffin incontra per la prima volta Reilly Opelka, diciannovenne del Michigan e 208 ATP. Campione di Wimbledon juniores 2015, lo scorso anno Opelka ha raggiunto le semi ad Atlanta battendo anche Kevin Anderson ed è al suo primo Slam in singolare. Dopo essere stato sconfitto da un giovane statunitense al primo turno degli US Open 2016 (Jared Donaldson), il belga ha nuovamente rischiato di essere beffato all’esordio da un’altra promessa del tennis a stelle a strisce.

L’americano (211 cm per 100 kg) ottiene molti punti diretti con il servizio, ma non bastano perché Goffin vince praticamente tutti gli altri. Perso con un break il primo set, Opelka decide di seguire qualche servizio a rete, trova fiducia, conquista anche qualche punto da fondo e si aggiudica il secondo parziale. È però un fuoco di paglia: l’inizio disastroso (3 punti in 4 giochi) compromette la terza partita. Il quarto set ripropone invece l’andamento equilibrato del secondo, con Opelka che si aggrappa ai suoi turni di servizio e Goffin che scambia con la massima attenzione, ma viene brekkato sul 4-5: è quinto set! Goffin è il primo ad andare in difficoltà e deve annullare due palle break al sesto gioco; soffre anche nel successivo turno di servizio, ma poi Opelka sparisce improvvisamente dal campo e, dal 4 pari, 0-30 servizio Goffin, vince un solo quindici lasciando strada libera al belga. Al prossimo turno, Goffin se la vedrà con il vincente fra i veterani Radek Stepanek, contro cui ha vinto nell’unico precedente, e Dmitry Tursunov che invece è avanti 2-0 nei confronti di David.

G. Muller b. T. Fritz 7-6(6) 7-6(5) 6-3 (Marco Pardini)

Quando Gilles Muller giocò il suo primo slam nel 2004, proprio in Australia, Taylor Fritz non aveva ancora compiuto 7 anni. Oggi, 13 anni dopo, i due si affrontano, per la prima volta, sul campo numero 10 di Melbourne Park: il lussemburghese è fresco del titolo conquistato a Sydney la settimana scorsa (il primo in carriera, con best ranking di numero 28) mentre l’americano, grande speranza del tennis a stelle e strisce e numero 93 del mondo, è alla prima uscita stagionale. Entrambi ottimi servitori, il primo set segue come da pronostico, l’ordine dei servizi e scivola senza grandi sussulti, dopo appena 39 minuti, al tie break. Qui appaiono entrambi nervosi e contratti: Muller spreca un vantaggio di 3-0 con doppio mini break e un set point con il servizio sul 6-5 prima di chiudere 8-6 grazie ad un grave errore di dritto dell’americano. Nel secondo parziale arrivano le prime palle break del match: nel sesto gioco, Muller recupera da 0-40 servendo con precisione e potenza e con 5 punti consecutivi riporta la partita sui binari verso un nuovo tie break. Anche questa volta il primo a tentare l’allungo è il veterano lussemburghese che strappa il servizio a Fritz sul 4-4 e si procura poi due set point. Esattamente come nel set precedente, sciupa il primo al servizio e concretizza il secondo, in risposta, complice ancora un brutto errore di dritto del giovane americano. Il terzo set si decide nei primi giochi con Muller che strappa il servizio nel secondo game (alla prima chance di break a disposizione nel match), recupera da 0-40 nel turno di battuta successivo e vince gli ultimi tentativi di resistenza di Fritz fino al 6-3 conclusivo. Per la giovane star della “NextGeneration” si tratta della quinta sconfitta al primo turno in 5 prove dello slam disputate, mentre per il lussemburghese si aprono le porte di un campo importante per il suo secondo turno contro il canadese testa di serie numero 3 Milos Raonic (2-0 per Muller i precedenti datati però 2011 e 2012).

A. Dolgopolov b. B. Coric 6-3 6-4 3-6 7-6(7) (Matteo Polimanti)

L’estro e l’imprevidibilità del numero 69 del mondo, l’ucraino Alexandr Dolgopolov, opposti alla tenacia e solidità del croato Borna Coric, numero 59, in uno degli incontri di primo turno più intriganti del tabellone maschile. Entrambi sono reduci da una stagione negativa soprattutto per i numerosi problemi fisici; l’ucraino è stato costretto a chiudere la stagione dopo lo US Open a causa dei problemi cronici alla schiena, mentre il croato è dovuto ricorrere all’operazione al ginocchio, che non gli ha permesso di disputare la finale Davis in casa (nonostante si ritenesse pronto per giocare).

Terzo incontro tra Coric e Dolgopolov, una vittoria per parte nei precedenti, entrambi molto combattuti. Partenza falsa per il ventenne di Belgrado che nel quarto game del primo set regala con tre errori gratuiti di dritto il break a ‘Dolgo’, che mantiene il vantaggio e conclude agevolmente per 6-3 in 28 minuti. Nel secondo set Dolgopolov cala con il servizio e Coric riesce ad entrare in partita trovando gradualmente profondità nei colpi e il match diventa più equilibrato e divertente; il croato si procura in tutto il parziale 6 palle per strappare la battuta all’ucraino, ma è fragile nei momenti decisivi. Dolgopolov, più concreto, ne approfitta ed effettua il break decisivo nel settimo game, aggiudicandosi poi il set con il punteggio di 6-4. Coric, chiamato ad un’impresa, parte bene nel terzo set, effettua il break nel secondo game e si carica con un pugno verso il suo angolo come è solito fare, esaltando i tifosi croati, accorsi in numerosi sulle tribune del campo 14 per sostenere il loro connazionale, che si aggiudica il parziale con il punteggio di 6-3. Dolgopolov però non si disunisce e ritorna subito ad esprimere il tennis dei primi due set, ottiene il break nel secondo game e sale comodamente 3-0; si mantengono i servizi regolarmente fino al 5-3 quando l’ucraino, proprio nel momento decisivo, concentra una serie di errori madornali e perde il servizio, rimettendo in partita Coric, che sul 4-5 annulla un match point e impatta l’ucraino sul 5-5; sul 5-6 Dolgopolov non sfrutta altri due match point e si arriva al tie break. Turbinio di emozioni con Coric che annulla altri due match point, si procura sul 7-6 la possibilità di andare al quinto ma con un sanguinoso doppio fallo sul 7-7 regala un’altra chanche a Dolgopolov che al sesto match chiude l’incontro dopo 2 ore e 57 minuti di battaglia.

Al secondo turno Dolgopolov se la vedrà molto probabilmente contro la testa di serie n.6 Monfils, contro cui, nei 3 precedenti, non ha mai vinto.

[6] G. Monfils b. J. Vesely 6-2 6-3 6-2 (Lorenzo Colle)

Sullo Show Court 3, si affrontano per la terza volta Gael Monfils, sesta testa di serie, e Jiri Vesely, numero 53 ATP, alla caccia della prima vittoria a Melbourne. Il bilancio è in perfetta parità: il ceco si è aggiudicato il primo incontro in 5 set a Wimbledon nel 2014, ma sulla terra di Montecarlo ha raccolto solo tre giochi, dopo aver clamorosamente estromesso Djokovic al primo turno. La partita odierna è senza storia. Nessuna delle armi di Vesely sembra funzionare. Il servizio è disinnescato, da fondo non riesce a sfondare il muro del francese, a rete viene puntualmente passato e le palle corte, pur di buona fattura, sono un invito a nozze per LaMonf. I primi due set vanno in archivio in poco più di un’ora. Nel terzo parziale la musica non cambia, Monfils si prende due break e procede a velocità di crociera verso il 6-2 finale. Al secondo turno troverà Dolgopolov (3-0 i precedenti per il transalpino), in un match che promette spettacolo.

B. Paire b. T. Haas 7-6(2) 6-4 rit. (Manuel Dicorato)

Vittoria in due set per Benoit Pare che, al termine del secondo set si qualifica per il secondo turno grazie al ritiro del tre volte semifinalista degli Australian Open, quel Tommy Haas che ritorna a giocare un Major dal 2015. Partita solida del tennista francese, praticamente perfetto al servizio (alla fine si conteranno 22 aces e quasi il 70% dei punti vinti al servizio) e preciso negli scambi da fondo (ben 46 vincenti a fronte di 31 errori). Il primo sussulto al match è del tennista di Avignone che, nel terzo game sul 30-40, sbaglia una comoda volèe alta di dritto a campo aperto. Errore che pagherà nel sesto game quando Haas, mostrando sprazzi di grande tennis conquista il break. La reazione immediata del francese non si fa attendere e nel game successivo conquista l’immediato contro break che porterà poco dopo i due contendenti a giocare un tie break a senso unico, dominato dal numero 47 del mondo. La seconda partita segue l’andamento dei servizi (con i game che vedono l’ex numero 2 del mondo al servizio decisamente più combattuti) fino al 3-4 in favore di Paire quando Haas, mettendo in mostra tutto il suo repertorio, annulla due palle break. Saranno l’ultimo sussulto del match e forza della carriera agli Australian Open di Tommy Haas che, dopo aver subito il break nel decimo gioco perdendo così il secondo set, decide di abbandonare l’incontro.

Gli altri incontri (Diego Serra, ha collaborato Giacomo Capra)

Inizia dal campo 13 l’Australian Open di Gilles Simon, 25esima testa di serie del torneo, opposto alla wild card statunitense Michael Mmoh, classe ’98 e attualmente al suo best ranking al numero 190 ATP. Il giovane in ascesa però non si dimostra capace di impensierire l’esperto francese e cede nettamente 6-1 6-3 6-3. Il primo set è paradossalmente quello in cui si è vista meno la differenza tra i due a livello di gioco, ma i punti importanti sono andati tutti al transalpino. L’americano poi sale 2-0 a inizio secondo parziale brekkando subito nel secondo game. È però un fuoco di paglia; infatti Gilles recupera immediatamente lo svantaggio e a partire da metà set mette la freccia e conclude sul 6-3 con doppio break a favore. Nessun problema nel terzo con Simon che mette a segno il break sul 2-1 e lo porta fino al termine dell’incontro. Il francese è riuscito, con il suo palleggio prolungato e le sue geometrie, a gestire l’incontro senza grandi problemi. Il giovane Mmoh, al di là della preventivabile sconfitta, dimostra una certa solidità di base ma non di avere i colpi per poter mettere in difficoltà un avversario del calibro di quello odierno.

Un altro teeneger americano è riuscito invece a vincere il suo match di primo turno. Si tratta di Frances Tiafoe, anche lui 18 anni e numero 108 del mondo, che coglie la prima vittoria in carriera nel main draw di uno slam superando in quattro set Mikhail Kukushkin, 29enne numero 98 ATP ma con un best ranking al numero 46.  Primo set in cui il russo naturalizzato kazako ha faticato tantissimo al servizio, concedendo palle break in ogni turno di battuta e cedendolo per due volte. Lo statunitense invece appare molto solido e concede qualcosa solo nell’ultimo game, riuscendo però ugualmente a chiudere il parziale con un facile 6-1. Il secondo set segue l’andamento della battuta e ha il suo epilogo nel tie-break, in cui Kukushkin gioca bene salendo 5-1 e non si fa più riprendere. I successivi due set però si rivelano piuttosto facili per un convincente Tiafoe, che riesce a mettere costantemente in difficoltà il poco solido servizio avversario chiudendo i conti con un 6-3 6-2.

Vittoria anche per il grande veterano del circuito Radek Stepanek. Il 38enne ceco ex numero 8 del mondo ha superato Dmitry Tursunov, classe ’82 e scivolato causa infortuni al numero 405 ATP, presente a Melbourne grazie all’utilizzo del protected ranking. 2-1 i precedenti in favore del russo che serve male per tutto il primo set facendosi brekkare due volte e perdendo il parziale per 6-2. Migliora il rendimento invece nel secondo, nel quale non si vede nemmeno un break. Sul finale però sale in cattedra Stepanek che gioca il suo miglior tennis conquistando il tie-break per 7 punti a 1. Equilibrato il terzo set con Radek che sul 4-3 piazza l’allungo decisivo propiziato da un bellissimo vincente di rovescio, ma deve nel game successivo annullare tre palle del controbreak prima di chiudere i conti sul 6-3. Il ceco sarà ora protagonista di un interessante secondo turno che lo vedrà opposto a David Goffin. Ivo Karlovic si impone al termine di un match estenuante per 22-20 al quinto set contro Horacio Zeballos. L’incontro entra nella storia: infatti si tratta del più lungo quinto set nella storia dello slam australiano nell’era open. Superato il 21-19 della partita tra Andy Roddick e Younes El Aynaoui risalente al 2003. Il croato stabilisce anche il nuovo record di ace in una partita dell’Australian Open (75).

Risultati:

[9] R. Nadal b. F. Mayer 6-3 6-4 6-4
[2] N. Djokovic b. F. Verdasco 6-1 7-6 6-2
[3] M. Raonic b. D. Brown 6-3 6-4 6-2
[15] G. Dimitrov b. [WC] C. O’Connell 7-6(2) 6-3 6-3
[24] A. Zverev b. R. Haase 6-2 3-6 5-7 6-3 6-2
[21] D. Ferrer b. [WC] O. Jasika 6-3 6-0 6-2
[11] D. Goffin b. [Q] R. Opelka 6-4 4-6 6-2 4-6 6-4
J. Thompson b. J. Sousa 6-7(2) 4-6 6-3 6-2 6-1
[8] D. Thiem b. J.L. Struff 4-6 6-4 6-4 6-3
[6] G. Monfils b. J. Vesely 6-2 6-3 6-2
R. Dutra Silva b. J. Donaldson 3-6 0-6 6-1 6-4 6-4
K. Edmund b. S. Giraldo 6-2 7-5 6-3
Y. Nishioka b. [Q] A. Bolt 6-4 1-6 6-2 6-4
[13] R. Bautista Agut b. G. Pella 6-3 6-1 6-1
[18] R. Gasquet b. [Q] B. Mott 6-4 6-4 6-2
B. Paire b. T. Haas 7-6(2) 6-4 rit.
D. Young b. [Q] T. Fabbiano 6-4 7-6(1) 6-4
G. Muller b. T. Fritz 7-6(6) 7-6(5) 6-3
[Q] F. Tiafoe b. M. Kukushkin 6-1 6-7(3) 6-3 6-2
H. Chung b. R. Olivo 6-2 6-3 6-2
[25] G. Simon b. [WC] M. Mmoh 6-1 6-3 6-3
M. Baghdatis b. M. Youzhny 6-3 3-0 rit.
A. Dolgopolov b. B. Coric 6-3 6-4 3-6 7-6(7)
[WC] D. Istomin b. [Q] I. Dodig 6-1 6-4 3-6 7-5
[32] P. Kohlschreiber vs N. Basilashvili 6-4 3-6 7-6(2) 6-2
[WC] A. Whittington b. A. Pavlasek 6-4 4-6 6-2 6-3
[30] P. Carreno Busta b. [LL] P. Polansky 6-0 3-6 3-6 6-2 3-0 rit.
[20] I. Karlovic b. H. Zeballos 6-7(6) 3-6 7-5 6-2 22-20
[Q] R. Stepanek b. D. Tursunov 6-2 7-6(1) 6-3
F. Fognini b. [28] F. Lopez 7-5 6-3 7-5
C. Berlocq b. R. Albot 6-4 7-6(4) 5-7 7-6(8)
[Q] E. Escobedo b. D. Medvedev 7-5 4-6 7-6(5) 6-1

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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ATP

Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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