Osaka, la donna che vinse due volte: anche l'Australian Open è suo

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Osaka, la donna che vinse due volte: anche l’Australian Open è suo

MELBOURNE – La giapponese fallisce tre match point e Kvitova la costringe al terzo set. Lì Osaka non tentenna: secondo Slam consecutivo. Naomi è la nuova numero 1 del mondo

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Spazio sponsorizzato da Barilla

IL SECONDO SLAM CONSECUTIVO DI NAOMI OSAKA COMMENTATO DAL DIRETTORE CON STUART FRASER DEL LONDON TIMES

 

Spunti tecnici: Bum bum Osaka

[4] N. Osaka b. [8] P. Kvitova 7-6(2) 5-7 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

C’è tanto, tantissimo in palio nella splendida serata di Melbourne Park, tra Petra Kvitova e Naomi Osaka. Il numero uno WTA, tanto per cominciare, oltre al titolo dell’Australian Open 2019. La conclusione da favola di una storia di riscatto e coraggio, per la ceca, dopo l’aggressione e la coltellata alla mano di due anni fa. La conferma di una scalata altrettanto da favola verso la gloria sportiva per la giapponese, che l’ultimo Major l’ha vinto strameritando, ma le era stata rovinata la festa dalle scenate dell’avversaria. Oggi, per entrambe, è tutto apparecchiato perché la gioia sia perfetta, con il solo problema che non possono vincere tutte e due. Sia Petra che Naomi sono immacolate nelle finali Slam, due vittorie a Wimbledon per Kvitova, una a New York per Osaka, questo cambierà alla fine della serata. Non si sono mai affrontate in precedenza.

Fin dall’inizio le ragazze ci fanno capire come si sono meritate questa partita, ovvero giocando meglio di tutte le altre. Più potente in senso stretto Naomi, più elegante nei movimenti Petra, grandissimi servizi sia per l’una che per l’altra, fondamentali da dietro perfetti che producono pallate filanti, che schioccano che è un piacere anche solo a sentirne il suono dalla tribuna. Primo brivido per chi batte nel quinto game, quando un pizzico di fortuna con il nastro regala una palla break a Kvitova, fallita. Super-risposta di rovescio diagonale, ce n’è una seconda, ma ancora l’errore da fondocampo tradisce la ceca. Il servizio di Osaka sta viaggiando a velocità da tennis maschile, 183 kmh di media (media!), punte ben oltre i 190, e la salva dalla pressione avversaria, 3-2 per lei.

Un paio di errori, e la consueta aggressività in risposta di Naomi (sulle seconde, sta un metro e mezzo dentro il campo), nel game successivo producono una palla break stavolta per la giapponese, ma il dritto di Petra la cancella. All’improvviso, pare che chi va alla battuta sia costantemente in pericolo, lo conferma Osaka sul 3-3, salvandosi stavolta addirittura da 0-40 (un minimo di responsabilità di Kvitova qui c’è, poteva osare di più), siamo 4-3, e siamo anche a 5 palle break non sfruttate da Petra (una per Naomi), potrebbero essere occasioni fallite che alla fine pesano. In ogni caso, bel match finora, brave loro, pubblico contento e rumoroso. La palla vola svelta, non ci sono tatticismi, ogni singolo colpo è volto a far male all’avversaria, si palleggia a tutto braccio. Un vero piacere tecnico da ammirare, vederla scaricare dritti e rovesci in spinta da inginocchiate, di controbalzo per non perdere terreno, riconcilia davvero con il tennis.

Quattro game lisci al servizio per entrambe, e siamo 6-5 Osaka, mentre il sole tramonta su Melbourne tingendo di giallo il cielo sopra lo stadio, tutto molto bello. Alcuni scambi sono da standing ovation, le statistiche dicono 10-7 di vincenti-errori per Naomi, 13-12 Petra, bene così. Nel dodicesimo game, un errore di dritto consegna a Osaka la seconda palla break, che è anche un set-point: il dritto a uscire di Kvitova la cancella alla grandissima, ma ne arriva un’altro, e qui è il servizio centrale a tenere a galla la ceca. Poco dopo, siamo al tie-break. Una risposta di rovescio lungolinea, brutale, manda Naomi avanti 2-0 con minibreak, un ace e un dritto stretto in cross la fanno allungare fino al 4-1. Una grave l’indecisione in attacco di Petra (dritto poco profondo e angolato, punito dal facile passante avversario) le costa il 5-1, sono vantaggi che con belve come Osaka dall’altra parte della rete si pagano. Infatti, 30 secondi dopo siamo 6-2, e alla prima occasione (terzo set-point in tutto) Naomi chiude, 7-6 e un set a zero per lei. Bravissima, e in effetti il vantaggio è meritato, all’inizio si è salvata bene dalle 5 palle break affrontate, ma alla fine le opportunità importanti le ha avute tutte lei. Sono passati 51 minuti.

Nel secondo set, sull’1-0, quattro legnate di dritto terrificanti, semipiatte, portano Petra due volte a palla break, una quinta le consente di strappare il servizio per la prima volta all’avversaria, 2-0. La reazione immediata di Osaka, nel game successivo, si traduce in una lotta da 14 punti, in cui entrambe si menano come fabbri, piovono vincenti da tutte le parti, sfumano due palle del 3-0 per Kvitova, e arriva il contro-break. Livello stratosferico a tratti. Poco dopo, la giapponese aggancia Petra sul 2-2, sullo slancio si prende lo 0-40 (un paio di gratuiti evitabili della ceca, però), e con una palla corta larga di Kvitova arriva un altro break, 3-2 e servizio per Naomi, strepitosa lo strappo di nervi e grinta che ha saputo piazzare dopo essere passata per la prima volta in svantaggio. La sensazione dalla tribuna, netta, è che in campo abbiamo due campionesse, quelle che in questo momento giocano meglio di tutte, e si vede.

Servendo molto bene Osaka allunga 4-2, in questo momento abbiamo lei con un 19-14 tra vincenti ed errori, 22-27 Petra, grande spettacolo quindi, ma una differenza sensibile in favore di Naomi c’è, ed è giustamente certificata dal punteggio. L’impressione è anche che a livello di emotività la ceca senta di più l’importanza del momento, mentre la giapponese, a parte un attimo di nervosismo a inizio set, sta andando avanti come un treno. Senza problemi, infatti, Osaka va sul 5-3, e a questo punto Kvitova accusa il colpo, si irrigidisce, subisce un paio di accelerazioni, sbaglia un rovescio, e siamo 0-40, tre championship points. Bel dritto ad annullare il primo, servizio e accelerazione ad annullare il secondo, errore in risposta di Naomi a fallire il terzo. In un attimo Petra accorcia, 4-5, che occasione colossale sprecata da Osaka, in particolare il terzo andava giocato tenendo la palla in campo a mio avviso, non rischiato a occhi chiusi con conseguente rovescio steccato (anche se la prima messa dalla ceca era robusta). Attimo di sbandamento per Naomi, che al servizio per chiudere il torneo va 0-30, poi con un doppio fallo è 15-40, due palle del pareggio, che arriva subito con un errore di dritto. 5-5, è lo sport del diavolo, altrochè.

Inquadrata in primo piano sui maxischermi della Rod Laver Arena, adesso Osaka è una maschera di disappunto, e la si può pure capire, ma vanno dati grandi meriti a Kvitova, che non ha tremato quando era appesa al cornicione con un mignolo. Tanta rabbia di Naomi nel rovescio diagonale che le porta ancora una palla break sul 5-5, ma in avanzamento è perfetta Petra con il dritto ad annullarla, per poi salire 6-5. Partita intensissima dal punto di vista emotivo, tesa ed equilibrata, e in gran parte straordinaria dal punto di vista tecnico. Sbagliano, certo, ma ragazzi che catenate che si stanno tirando in faccia a vicenda da un’ora e tre quarti. Si dispera Osaka quando si trova sotto 0-30 poco dopo, è decisamente arrabbiata quando arriva lo 0-40, e tre set point per Kvitova. Il doppio fallo che manda il match al terzo, 7-5 Petra, scatena l’esultanza della ceca, che si è effettivamente tirata su da una situazione quasi senza speranze. È passata un’ora e 48, il pubblico sugli spalti è felice come una pasqua, Naomi molto meno, ma tant’è, vediamo che succede adesso. È definitivamente calata la notte.

Primi due game del set decisivo senza sussulti, autoritarie entrambe al servizio, stanno forse tirando il fiato dopo l’ottovolante che è stata la conclusione del secondo, le si può capire. Il primo assalto alla battuta avversaria viene da parte di Osaka sull’1-1, dopo un doppio fallo di Kvitova la giapponese spara il rovescio diagonale, brekka, e sale 2-1. Tranquillizzata dal nuovo vantaggio, Naomi allunga 3-1, e continua a spingere come una forsennata su ogni palla. Petra, in questa fase, sembra anche meno brillante fisicamente, o quantomeno scarica di energie nervose. Colpisce il contrasto tra la mimica facciale delle due, quando la regia della Rod Laver Arena le inquadra: sorniona e quasi sempre impassibile Osaka, molto esplicita nei momenti di frustrazione come in quelli di esaltazione agonistica Kvitova.

Nel sesto game, la ceca dà fondo a tutta la sua determinazione, e arriva a palla del contro-break, ma Naomi la respinge al mittente con due botte di servizio e un drittone, siamo 4-2. Nel game successivo, tre gratuiti di fila di Petra le costano altrettante palle break consecutive da affrontare, ma è strepitosa col servizio ad annullarle e ad accorciare 3-4, altra buca tremenda da cui si è tirata fuori, qui non ci sono responsabilità o rimpianti per Osaka, è stata brava l’altra. Poco dopo, è 5-3, stessa identica situazione del set precedente, ma stavolta la ceca non corre rischi e rimane in scia, 4-5. Scende, a sorpresa, qualche goccia di pioggia, ma non a sufficienza per fermare il gioco. Certamente non a sufficienza per fermare Naomi, che picchia servizi, dritti e rovesci, sale 40-0, e altri 3 match-point. Il primo lo sbaglia (4 falliti finora), sul secondo il servizio vincente le consegna titolo dell’Australian Open e trono della WTA.

Eccezionale Osaka, è una fuoriclasse che vincerà per anni, splendida Petra, che è veramente bello riavere ai massimi livelli, avrà certamente altre occasioni. Naomi è la prima giapponese a diventare numero 1 del mondo (anche per quanto concerne gli uomini), ha vinto due Slam di fila, il segnale che lancia a tutte le altre per il resto della stagione è ben chiaro: è arrivata in cima per restarci a lungo.

“Ciao… scusate, i discorsi in pubblico non sono mai stati il mio forte. Petra, congratulazioni, è stato bellissimo giocare con te, dopo tutto quello che hai passato. Grazie a tutti di essere venuti a vedere, sono molto grata di questo, e grazie all’organizzazione del torneo. Grazie alla mia squadra, non ce l’avrei fatta senza di voi… uff, mi ero preparata un discorso ma non me lo ricordo! Quindi grazie a tutti, ecco!“, esclama Osaka dopo aver alzato al cielo il trofeo.

Commossa Petra Kvitova durante la premiazione“Incredibile, non riesco a credere di aver appena giocato una finale Slam di nuovo. Grazie a tutti, congratulazioni a Naomi, meriti il numero 1. Sono felice di essere qui, ringrazio tutti quelli che lo hanno reso possibile, il mio team, tutti, grazie per tutto, ma soprattutto grazie per essermi stati vicini anche quando non si sapeva se avrei potuto ancora tenere in mano una racchetta (Petra si commuove di nuovo, ovazione del pubblico). Ogni singolo giorno mi avete sostenuta e incoraggiata, so che non è stato facile. E grazie a tutto il pubblico, ci vediamo l’anno prossimo!”.

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Super tie-break di nuovo decisivo: Kyrgios piega Khachanov e trova Nadal

Un altro thriller eccezionale stavolta sulla Melbourne Arena. Dopo 4h26 minuti l’australiano batte il russo al termine di un match elettrizzante. Ora l’attesissima sfida col N.1

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Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[23] N. Kyrgios vs [17] K. Khachanov 6-2 7-6(5) 6-7(8) 6-7(9) 7-6(8)

Melbourne Arena piena in ogni ordine di posti per il beniamino locale, Nick Kyrgios, opposto al picchiatore russo Karen Khachanov. Match potenzialmente interessante, per confronto di personalità più che di stili. Nick in Australia è sempre un bello spettacolo da vedere, tutto il pubblico lo tifa in modo rumoroso e pittoresco, lui – noto per le bizze agonistiche – a casa sua ci mette sempre quel pizzico di concentrazione e convinzione in più, e quando un braccio al fulmicotone del genere si impegna seriamente, il livello diventa altissimo.

Nel primo set le prevedibili pallate da parte di entrambi, al seguito di pesantissimi servizi, portano al 3-2, quando Kyrgios arriva a palla break e concretizza grazie a un recupero largo di Karen su una palla corta nemmeno irresistibile. Ottenuto il break, alla battuta sul 4-2, l’australiano, dopo uno scambio lottato risolto da Khachanov con un gran dritto, si ferma e inizia a toccarsi la parte alta del flessore della coscia sinistra, con una smorfia poco rassicurante. Speriamo che non sia nulla di grave. Un bel tocco sottorete consegna all’australiano il 5-2, ma al cambio di campo Nick esce dal campo con il fisioterapista: medical time-out, vediamo un po’ che succede. Al rientro, Kyrgios non sembra granché sofferente, tanto che brekka ancora l’avversario e chiude 6-2. Sono passati 34 minuti.

Il gioco si mantiene divertente e spettacolare, come sempre quando uno dei protagonisti è Nick in versione “ma sì, giocare a tennis non mi fa poi tanto schifo”. Accelerazioni spaventose, tocchi fintati con rotazione all’indietro, tutto il repertorio. Dall’altra parte, Karen fa il suo, mette in campo tanta solidità e spinta, ma il “gap” di varietà e di soluzioni è troppo evidente. Se vogliamo (ed esagero per amor di paradosso, ma spero di rendere l’idea), Khachanov, col suo gran servizio e il drittone pesante, è come fosse una versione “base” di Kyrgios, stesse armi “standard”, ma senza optional, ovvero senza il talento nei tagli, nel gioco al volo, nei ricami smorzati. Nel confronto diretto, la differenza a tratti è impietosa.

Sul 3-2 del secondo set per Nick, Karen salva una palla break (il russo ne aveva fallita una sull’1-1). C’è equilibrio, l’impressione però è che in qualsiasi momento Kyrgios possa inventarsi qualcosa di decisivo per le sorti del match, nel bene ma anche nel male. Qualche palla corta deliziosa dell’australiano provoca gli “oooh” ammirati del pubblico di casa, ma alla fine, dopo 14 punti, Khachanov tiene e pareggia 3-3. Lodevole per sportività Nick quando rimprovera il pubblico colpevole di aver esultato in anticipo su una palla buona dell’avversario, che pareva destinata a uscire. Sale 4-3 Kyrgios, e si consulta ancora con il fisioterapista, senza però farsi trattare né prendendo medicinali. Sotto lo sguardo attento di Marat Safin in tribuna, Karen pareggia 4-4; in pochi secondi però Nick è di nuovo avanti 5-4.

La velocità media dei turni di servizio dell’australiano è incredibile, non credo esista una statistica apposita, ma scommetterei che più rapido di lui non c’è nessuno. Pur continuando a giocare bene, Kyrgios in qualche momento si tocca ancora il muscolo indolenzito. Nel frattempo, siamo 5-5, fase decisiva sia del secondo set che probabilmente della partita. In meno di un minuto e mezzo, Nick sale 6-5, notevole un tocco di dritto piatto sottorete dietro a una legnata centrale col servizio. Poco dopo, ecco il tie-break. Sul 5-5, un grandissimo scambio a tutto braccio porta un set-point a Kyrgios, che col servizio non perdona e chiude, 2 set a zero per lui.

LA RIMONTA DI KAREN – Nel terzo parziale, con il pubblico intorno alla tribuna stampa che intona cori a ogni pausa del gioco, Nick si fa minaccioso per la battuta avversaria nel terzo game (da parte sua, Kyrgios ha concesso una sola palla break in tutta la partita, sull’1-1 del secondo set), ma Khachanov è bravo a recuperare da 0-30. Due game dopo, però, arrivano tre palle break consecutive: il doppio fallo del russo sulla terza decreta uno strappo forse definitivo. 3-2 e servizio per Nick, se non fa il matto, per come ha giocato finora, la può perdere solo lui. In questo momento siamo a 42 vincenti e 21 errori dell’australiano (28/27 Karen), la qualità del gioco è ben testimoniata da quel “+21”, mica male. In vantaggio 4-2, Kyrgios si concede uno dei suoi tweener frontali, praticamente è il primo momento “ludico” della sua serata. Nel momento decisivo, bravissimo Khachanov a prendersi tutti i rischi, spingendo col rovescio, e nell’ottavo game per la prima volta riesce a brekkare Nick, 4-4.

Ottimo sussulto del russo, quasi inaspettato, poco dopo siamo 5-4 per lui. Si procede senza rischi per chi è alla battuta, il gioco si fa essenziale (leggi, servizio-dritto per entrambi), a parte qualche drop shot di Kyrgios, ma ce l’ha nel DNA, per lui è normale come spingere un top-spin diagonale qualsiasi. Un suo serve&volley sontuoso, da australiano vecchia scuola, realizzato nel dodicesimo game, è il preludio al secondo tie-break. Subito 2-0 per Karen, poi 3-1, ma una “rispostona” di dritto di Nick riequilibra i mini-break, in un attimo è 3-3. Bravo in attacco Khachanov (bellissimo rovescio lungolinea), sale 5-3, ma si fa riprendere. Arriva un match-point per Kyrgios sul 6-5, fallito con la risposta di dritto, due punti dopo è 7-6 e set-point per il russo: un drittaccio largo di Nick gli consegna il terzo set, si è salvato veramente per un pelo Karen, ora può succedere di tutto.

Nick Kyrgios e Karen Khachanov – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel quarto set il canovaccio della partita non cambia con l’andamento che segue i servizi abbastanza tranquillamente fino al settimo gioco, quando Kyrgios annulla due delicatissime palle break sul 3-3. Si arriva poi all’ennesimo tie-break (non sarà l’ultimo della serata). E ancora una volta, al contrario di quanto la logica potesse far intendere, dal 2 pari parte una serie infinita di mini-break (6 consecutivi) e ci si ritrova 5 pari. Kyrgios annulla bene il primo set point, ha a disposizione un secondo match point sul 7-6 ma finisce per cedere 9 punti a 7.

 

IL SET DECISIVO – Il quinto set vola via abbastanza rapidamente, zero break e zero palle break concesse e l’epilogo non può essere che il super tie-break decisivo ancora con un australiano in campo come era accaduto ieri sera per John Millman. Anche stavolta i mini-break fioccano ma si arriva in pieno equilibrio fino al 7 pari. La stretta finale è da cardiopalma: Khachanov sfrutta un errore di Kyrgios e si porta avanti 8-7 con due servizi per chiudere. Non riesce a tenerne neanche uno. Sul primo punto Kyrgios si inventa un clamoroso rovescio lungolinea vincente su cui il russo non può fare nulla. Poi Nick si difende con le unghie costringendo Khachanov all’errore. Ribaltato completamente il punteggio sul 9-8, Kyrgios va in piazzola e porta a casa il punto che fa esplodere la Melbourne Arena, gettandosi a terra dopo quattro ore e ventisei minuti.

La super sfida con Nadal, molto probabilmente lunedì sera sulla Rod Laver Arena, è servita. Precedenti 4-3 per lo spagnolo ma 2-1 Kyrgios sul cemento all’aperto, l’ultimo dei quali ad Acapulco vinto al tie-break decisivo. Poi Nadal si prese la rivincita sull’erba di Wimbledon ma stavolta si gioca a casa di Nick. Sarà abbastanza pronto per fare l’impresa? Di sicuro siamo ansiosi di scoprirlo.

ha collaborato Luca De Gaspari

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Una ritrovata Muguruza vola agli ottavi dell’Australian Open

Prestazione impeccabile della spagnola, che con 31 vincenti si libera rapidamente di Svitolina. Al prossimo turno attende Bertens o Diyas

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Garbine Muguruza - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

G. Muguruza b. [5] E. Svitolina 6-1 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Bastano pochi scambi per capire qual è il problema che Svitolina deve fronteggiare contro Muguruza: si tratta di auto di due cilindrate diverse, la spagnola è molto più potente e domina gli scambi da fondocampo. Garbine sembra perfettamente a suo agio nel palleggio, trova eccellenti appoggi per tirare le sue bordate e Svitolina semplicemente non riesce a produrre nessun colpo che riesca a mettere in difficoltà l’avversaria. Il primo set si chiude in 23 minuti con un perentorio 6-1, e la distanza tra le due in termini di gioco espresso in campo, se possibile, sembra ancora più ampia di quanto non dica il punteggio.

Nell’intervallo tra i set Svitolina va negli spogliatoi lasciando Garbine da sola in campo ad ascoltare Kylie Minogue sparata a tutto volume. Al ritorno prova a dar fondo al suo repertorio, ma con non troppo successo: varia la direzione della battuta, tiene il palleggio centrale per togliere angoli, ma così facendo non muove Muguruza che può piantare gli appoggi per tirare le sue pallate; arriva anche qualche chop di diritto per “sporcare” la palla, ma i risultati non sono granché. Garbine allunga subito sul 3-1, conquista due palle per il 4-1 pesante che però vengono annullate da una generosissima Svitolina che si aggrappa ad ogni palla, comincia a spostare l’avversaria rischiando anche di aprire il campo e rimane aggrappata al suo turno di battuta.

Ma il sollievo è effimero: altre tre bordate di Muguruza la mandano a servire per il match sul 5-2, Svitolina prova ancora a mettere la partita sulla corsa, ma quando si apre gli angoli giusti non ha la castagna che le serve per chiudere i punti. A differenza della spagnola, che chiude il match con 31 vincenti. La partita finisce in 67 minuti con il torneo che guadagna una sicura protagonista e una potenziale concorrente per la vittoria finale.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open: Medvedev raggiunge Wawrinka agli ottavi. Sfida Thiem-Monfils

Il russo domina contro un Popyrin a mezzo servizio. Wawrinka approfitta del ritiro di Isner dopo un set e mezzo. Nel quarto di Nadal, super sfida tra Monfils e Thiem

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Daniil Medvedev - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

MEDVEDEV SUL VELLUTO – Nessun problema per Daniil Medvedev contro il beniamino di casa Alexei Popyrin. Il russo è sempre apparso in controllo del match e da metà secondo set in poi il suo lavoro è stato agevolato da alcuni problemi fisici del giovane australiano. Perso il primo set 6-4, Popyrin si è trovato nuovamente sotto di un break e ha chiamato il fisioterapista sotto 3-2 nel punteggio. Il giocatore australiano si è fatto massaggiare la coscia sinistra che sembrava procurargli molto fastidio. La partita di fatto si è chiusa qui con Popyrin molto limitato nei movimenti e in completa balia del palleggio sostenuto di Medvedev. 6-4 6-3 6-2 il punteggio dopo un’ora e tre quarti di gioco. Agli ottavi di finale il russo affronterà Stan Wawrinka, già battuto nei quarti degli ultimi US Open, in quello che sarà un test sicuramente più probante (al netto delle condizioni fisiche dello svizzero).

ISNER ALZA BANDIERA BIANCA – Dura solo un set e mezzo la sfida tra Stan Wawrinka e John Isner. Lo statunitense, sul 6-4 4-1 per Stan, è costretto a dare forfait per un malessere o forse per un dolore al piede, quello stesso piede infortunatosi in finale a Miami l’anno scorso contro Federer. A inizio match, Stan gli infligge il break sul 2-2, trasformando la quinta palla game sul servizio Isner. Si tratta del primo servizio perso da “Big John” nel torneo. Da questo momento, l’atteggiamento e la resa in campo dello statunitense vanno spegnendosi progressivamente. Dopo aver consultato il trainer, Isner interrompe l’incontro sul 6-4 4-1 per Stan. Oro colato per lo svizzero, che doveva smaltire i cinque set giocati contro Seppi durante i quali era stato costretto addirittura a lasciare il campo due volte per problemi gastro-intestinali.

Stan Wawrinka – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

LA MONF VA – Continua la corsa di Gaël Monfils, unico francese rimasto in tabellone. Il parigino interrompe la bella avventura del “redivivo” Ernests Gulbis al terzo turno. Il lettone, scivolato al n. 256 in classifica, dopo aver superato le qualificazioni, aveva sorpreso tutti battendo al primo round la stellina canadese Félix Auger-Aliassime in quattro set, per poi vincere ancora contro Bedene. Ma Gaël non si lascia impressionare e infligge all’ex n. 10 del mondo una sconfitta in tre set. Monfils non nasconde, dopo il match, le sue ambizioni di vittoria e la grande fiducia nelle proprie possibilità: “Quali sono gli obiettivi che mi fanno continuare a giocare? Amo giocare, lo sai, amo il tennis. Mi piace alzarmi ogni mattina con l’obiettivo di vincere per la prima volta uno Slam. Adoro disputare grandi partite. Penso sia questo ad alimentare la passione dentro di me. Inoltre, credo fortemente nelle mie possibilità. Sì, penso di poter vincere uno Slam. Il prossimo avversario di Monfils sarà il n. 5 del mondo Dominic Thiem, vittorioso in quattro set contro Taylor Fritz.

 

DOM AGLI OTTAVI – Non è stata una vittoria del tutto agevole quella di Dominic, che dopo aver battuto Taylor Fritz ha parlato così del suo prossimo avversario. Gaël? È sempre divertente giocare contro di lui. È un grande atleta e un grande sportivo. In passato abbiamo disputato grandi partite, molto divertenti. Mi aspetto la stessa cosa nel prossimo match. Penso ci sarà una bella atmosfera, lui sa fare colpi spettacolari e grandi scambi. L’anno scorso è entrato in Top 10 e sta giocando bene anche ora, a inizio stagione. Ma la seconda settimana di uno Slam è sempre speciale, ogni avversario gioca ad un altissimo livello. Sarà un incontro difficile”. Come sono le condizioni di gioco quest’anno in Australia? “Mi trovo bene e mi sento bene, anche se quest’anno le condizioni variano molto a causa della situazione meteorologica instabile. Il gioco è totalmente diverso quando ci sono 35 gradi e quando la temperatura scende a 20 gradi, è uno dei tornei in cui è fondamentale imparare ad adattarsi ai cambiamenti. Ma la velocità del campo e le palle sono ottime per me.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

a cura di Laura Guidobaldi e Lorenzo Colle

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