Adesso lasciateci sognare

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Adesso lasciateci sognare

Berrettini, Fognini, Sinner e non solo. Dopo 40 anni di delusioni in campo maschile, il nostro tennis rialza la testa. E gli appassionati italiani, soprattutto i più giovani, possono finalmente gioire di risultati degni di un movimento in salute

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)
 
 

Anni ’70, non esistono le tv generaliste, non esiste la tv a pagamento, se vuoi vedere il tennis ti devi affidare a mamma Rai che quando può manda in avanscoperta il mitico Guido Oddo e Giampiero Galezzi più “acciughino” (allora) che “Bisteccone”. Roland Garros e Wimbledon non mancano mai nella programmazione tv, gli US Open e gli Australian Open sono una chimera, ne puoi leggere qualcosa sui giornali.

Ma gli appassionati italiani hanno di che rallegrarsi. Perché se è gradualmente terminata l’epoca dei Pietrangeli e dei Sirola, abbiamo trovato quattro tennisti che ci regalano soddisfazioni a iosa. La Coppa Davis, la vera Coppa Davis, non quella che tra qualche mese andrà in scena a Madrid, ha un seguito da stadio. Se si gioca al Foro Italico c’è sempre il pienone, è l’appuntamento più importante per gli appassionati in tv che si segnano sul calendario la data per non dimenticarsela. Tutti si ricordano (quelli che oggi naturalmente hanno tra i 40 e i 50 anni) ad esempio, le notti della finale australiana a Sydney, il doppio 6-0 rifilato da Adriano Panatta al giovane Lendl nella semifinale del 1979, le battaglie dei nostri contro il compianto McNamara e il fedele McNamee sempre al Foro.

Ma quelli erano anche gli anni della vittoria di Adriano a Parigi e a Roma, delle semifinali di Barazzutti a New York e al Roland Garros, della finale del ’76 di Bastad tra due azzurri, lo stesso Corrado e Tonino Zugarelli (con quest’ultimo vincitore), di Bertolucci che costrinse al quinto set Nastase a Roma nel 1973, che vinse ad Amburgo e che in doppio con Panatta era tra i migliori al mondo. Citarli insieme era diventato uno scioglilingua, Panatta&Bertolucci era diventato un unico assioma come Pulici&Graziani (nel calcio) o Thoeni&Gros (nello sci).

 

Ecco, passati quegli anni d’oro abbiamo avuto un pauroso vuoto che ha sempre lasciato un senso di amarezza all’appassionato italiano. Quante volte abbiamo sentito dire… “ma torneranno mai quei tempi?”, “quando avremo un campione da poter sostenere come Panatta e Barazzutti?”. Siamo dovuti arrivare agli anni duemila per poter avere una piccola rivincita con le nostre ragazze, da Pennetta a Schiavone, da Roberta Vinci a Sara Errani (senza dimenticare Reggi, Cecchini e Farina che hanno aperto la strada a queste ragazze). Trionfi ovunque, Slam, Career Slam in doppio, tutte e quattro nelle prime dieci al mondo almeno per una settimana.

Ma sotto sotto si aspettava sempre che arrivasse anche lo squillo nel settore maschile, perché poi volenti o nolenti, ha comunque un minimo di seguito in più. E vedere la piccola Svizzera sfornare due campioni come Federer e Wawrinka o il Canada senza particolari tradizioni mettere in campo il bombardiere Raonic e le giovani promesse Shapovalov e Auger-Aliassime, per fare due esempi scolastici, beh, ci faceva masticare amaro.

Dagli anni ’80 in poi qualche piccola soddisfazione l’avevamo raccolta, ma si trattava di briciole. I vari Cancellotti, Furlan, Nargiso, Gaudenzi, Camporese, Caratti non si erano mai avvicinati molto alla Top 10 e avevano ottenuto buoni risultati in Davis (per anni la nostra ancora di salvezza) ma poco nei tornei più importanti. Poi sono arrivati i Volandri, i Seppi, i Bolelli. Qualcosa in più si era visto, ma gli appassionati italiani volevano tornare protagonisti, volevano finalmente vincere qualcosa di importante dopo tanti anni di digiuno.

E dai e dai, finalmente sono arrivate le soddisfazioni. Cecchinato va in semifinale in uno Slam 40 anni dopo Barazzutti, Fognini vince un Masters 1000 a Montecarlo ed entra nei primi 10, arriva il giovane Berrettini che senza saper né leggere e né scrivere cresce talmente bene che vince tornei, va in semifinale a New York, fa il suo ingresso in top 10 e si avvicina a passi da gigante verso l’obiettivo delle ATP Finals di Londra. Abbiamo un Lorenzo Sonego che inizia con una certa frequenza a vedersi nei tabelloni che contano, abbiamo un 18enne, Jannik Sinner, che è passato nel 2019 dai Futures alla semifinale in un ATP 250 con tanto di ingresso in top 100 a partire da lunedì (il più giovane italiano di sempre a riuscirci). Siamo arrivati ad avere ben 8 italiani nella Top 100 (quando per decenni abbiamo fatto i conti in tasca agli spagnoli, ai francesi, agli americani).

Fabio Fognini – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

E l’appassionato italiano? Non sta più nella pelle, non gli pare vero, praticamente ogni settimana abbiamo un nostro tennista che regala soddisfazioni. Abbiamo giocatori solidi di testa e che fisicamente incarnano il prototipo del tennista 2.0. Abbiamo giocatori talentuosi, che si sacrificano, che fanno della preparazione fisica e mentale la base del loro gioco. Che sta succedendo? Stiamo sognando?

Probabilmente no, non sappiamo se siamo all’inizio di una nuova epoca d’oro del nostro tennis che ci consenta di considerare passata quella degli anni’70, ma il nostro movimento ha gettato le basi per crearsi un futuro radioso e starà ai nostri tennisti percorrere quel solco. Ora ci è venuta fame, vogliamo Berrettini (oggi alle 14 la semifinale di Vienna contro Thiem) o Fognini al Masters (ma anche tutti e due se possibile, si deciderà tutto a Bercy la prossima settimana), vogliamo tornare a vincere uno Slam in campo maschile. Poi pazienza, ci sarà sempre chi dirà che Berrettini ha solo servizio e diritto, che Fognini se avesse avuto più testa chissà cosa avrebbe fatto, che Sinner si dovrà vedere se confermerà quanto di buono sta facendo. Perché l’italiano medio è fatto così, pronto sempre a lamentarsi, a criticare, a non accontentarsi mai.

Jannik Sinner – Anversa 2019 (foto via Twitter, @EuroTennisOpen)

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

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WTA multa Wimbledon e LTA per l’esclusione di russi e bielorussi: da pagare 1 milione

La Federazione britannica dovrà sborsare 750 mila dollari. Mentre per l’All England Club la multa è di 250 mila dollari

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Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la WTA ha deciso di sanzionare la Lawn Tennis Association (che gestisce i tornei di Nottingham ed Eastbourne) e l’All England Club con una multa di un milione di dollari nel complesso, spartita in questo modo: 750 mila dollari per la Federazione britannica e 250 mila all’All England Club per l’esclusione di atleti russi e bielorussi da Wimbledon e dagli altri tornei in Gran Bretagna. Come confermato dalla BBC, il club ha presentato ricorso contro la decisione; nonostante questo le multe andranno comunque pagate interamente prima che inizino le udienze per l’appello.

Sally Bolton, amministratore delegato del club che organizza Wimbledon, ha detto ai giornalisti che l’organizzazione è “profondamente delusa” dalla reazione del tour. Alla domanda sulle multe, ha detto: “Penso che la prima cosa da dire sia che è oggetto di un procedimento legale, quindi non posso commentarlo in modo specifico”. Ma ha aggiunto: “Rimaniamo fedeli alla decisione che abbiamo preso, siamo profondamente delusi dalle reazioni dei tour a quella decisione e probabilmente non posso dire altro al riguardo in questo momento”. Alla domanda se l’AELTC avrebbe presentato ricorso, ha risposto: “Sì, abbiamo presentato ricorso”.

 

Come è noto la LTA (federazione tennis britannica) ha seguito la scia di organizzazioni sportive – come la FIFA o la UEFA – che hanno optato per l’esclusione delle nazionali e delle squadre di club russe e bielorusse dalle competizioni internazionali. L’All England Club si era giustificato a suo tempo sulla decisione attraverso un comunicato “Abbiamo la responsabilità di fare la nostra parte per favorire lo sforzo generale del governo, dell’industria, delle istituzioni dello sport e dello spettacolo per limitare l’influenza globale della Russia. E sarebbe inaccettabile che il regime russo ottenga benefici di qualunque genere dalla presenza di atleti russi e bielorussi a Wimbledon“.

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ATP

Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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