I nove snodi verso Londra di Matteo Berrettini (seconda parte)

Focus

I nove snodi verso Londra di Matteo Berrettini (seconda parte)

La folle corsa sui prati e l’abbacinante visione di Federer, la semifinale di New York e il cambio di dimensione. Fino all’incontro di oggi. Con Djokovic. Alle Finals

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

La prima parte

Le ultime cinque tappe verso Londra, il cambiamento di ogni prospettiva. Le semi di New York, Shanghai e Vienna. Da Monfils a Monfils, con la benedizione del giovane Shapovalov

5 – Lo status

 

Il secondo titolo da riporre in bacheca all’Open d’Ungheria e un’altra finale persa di un’incollatura, come direbbe un radiocronista capace di fare il suo mestiere; una sequenza di risultati a cui il tennis del circondario non era abituato e l’ascesa nei pressi dei primi trenta. Il Foro Italico, casa che più casa non si può, affrontato e affrontato bene con gli occhi di moltissimi puntati addosso, poiché la sua carriera – con le temibile aspettative che ne sono collegate – si è ormai elevata di più toni. Arriva la prima vittoria su un top ten, nello specifico Sascha Zverev in quel momento numero cinque del mondo, e il primo Major affrontato da testa di serie, al Roland Garros. Non una grande avventura, a Parigi, ma allo status occorre abituarsi.

6 – Il decollo

Matteo si rivela erbivoro. Bella scoperta, direte voi: il combinato disposto di servizio e dritto, utile a chiudere gli scambi presto, più lo slice di rovescio, reso affidabile col duro lavoro per difendere il lato sinistro, ne fanno per forza un giocatore da verde. Sarà, ma Berrettini prima della campagna 2019, a livello di tour maggiore, sull’erba aveva vinto una partita sola, nel primo turno di Wimbledon 2018 contro Jack Sock, cui si era aggiunta quella centrata in India nel febbraio di Davis. A Stoccarda arriva il terzo titolo, ad Halle una semifinale: in molti, a Church Road, lo eviterebbero volentieri. Le attese sono alte, ma il gran torneo disputato le rispetta, sebbene la coda dell’esperienza porti con sé anche alcuni aspetti traumatici. Il Nostro supera un terzo turno da brividi con il Peque Schwartzman annullando tre match point, e si merita di sfidare Roger Federer in ottavi. Il risveglio dal sogno è di quelli bruschi: il Re, così lo chiamano, sul Centrale ha giocato ottantotto partite; Berrettini invece è all’esordio e raccoglie cinque giochi pietrificato dalla tensione. Matteo tesaurizza, come d’abitudine: “Una sconfitta che mi servirà“.

7 – Il riposo dei giusti

Un risultato notevole, mi si perdoni l’eufemismo, che rischiava di finire nel dimenticatoio, non tanto del pubblico, ma dello stesso Berrettini, il che è molto peggio, a causa del brusco finale avuto in sorte. Si riprenderà? Certo. L’aiuto, anche se sul momento l’afflizione sembra un’ulteriore condanna, arriva dalla caviglia destra, che si guasta e sostanzialmente gli inibisce la partecipazione allo swing sul cemento nordamericano. Fatto quanto mai opportuno, poiché il Nostro si allontana dalla centrifuga Federer: la chance di rivivere i sentimenti positivi dell’esperienza britannica, ora finalmente in tranquillità, lo rigenera.

Matteo Berrettini – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

8 – L’altro salto

La svolta decisiva, l’ennesima dell’annata a dire la verità, arriva a New York. Testa di serie numero 24, Berrettini butta fuori Gasquet, Popyrin, Thompson e Rublev. Il quarto con Monfils, decisivo per l’accesso alle semi, com’è ovvio, si rivelerà cruciale per qualcosa di ancora più grande. Il finale di quel match, che dovrebbe essere definito da cardiopalma, rimane uno dei migliori momenti tennistici dell’anno, con il tie-break dirimente al quinto in coda a un set, l’ultimo, in cui Matteo quasi vince e quasi perde nel giro di poche, angoscianti, decine di minuti. Ceduto opponendo un’apprezzata resistenza il penultimo round a Rafa Nadal, Berrettini è in grado di confermare il risultato sia a Shanghai che a Vienna, guadagnando il clamoroso match point per andare a Londra da giocarsi a Parigi Bercy.

9 – Il portafortuna

Nel frattempo gli avversari più prossimi nella corsa alle Finals hanno i loro bei grattacapi: Bautista, l’uomo che aveva inaugurato l’anno di Berrettini, è a lungo il più temibile, ma sul rettilineo d’arrivo inciampa: prima il pivot Opelka a Basilea, poi il furetto De Minaur a Parigi emettono il verdetto negativo. Nishikori, al solito, si ferma per problemi fisici, Wawrinka è partito troppo da lontano e Goffin si spegne presto. Resta Monfils, quello di New York. Matteo avrebbe il proprio destino tra le mani, è già ottavo, ma Tsonga lo sorprende nel secondo turno di Bercy e allora tocca sperare in un aiuto terzo: con una semifinale in Francia, a Londra ci va Gael. La macumba, si fa per dire, il povero Monfils gode della nostra suprema stima, non funziona né con Benoit Paire, né con Radu Albot, che pure scappa avanti di un set e un break. L’ultimo ostacolo per l’istrione parigino e l’ultima speranza per noi ha le sembianze di Denis Shapovalov. Il biondissimo ventenne canadese decide il destino di tutti ma la cosa lo interessa il giusto, e com’è giusto sia pensa solo a sé: Monfils battuto netto e Matteo a Londra, dove oggi incrocia Djokovic, nella prima giornata del meeting tra maestri. A Denis deve una bottiglia di vino, com’è noto, ma ci sarà tempo: adesso c’è ancora tanto tennis a cui pensare.

Continua a leggere
Commenti

WTA

WTA Charleston: Kovinic e Kudermetova si sfidano per conquistare il primo titolo

Danka Kovinic batte in due set Ons Jabeur. Veronika Kudermetova supera in due set Paula Badosa

Pubblicato

il

Danka Kovinic - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Semifinali a senso unico al Volvo Car Open di Charleston. Nella prima partita del programma la montenegrina Danka Kovinic (n. 91 WTA) ha regolato in due set la testa di serie n. 12 Ons Jabeur con il punteggio di 6-3, 6-2 in un’ora e 19 minuti. Dopo un break e un controbreak nei primi due giochi, Kovinic ha preso il comando della partita servendo molto bene e concedendo palle break solamente nel secondo game del terzo set. Giornata davvero no per la giocatrice tunisina, che si è anche lasciata andare a un paio di lanci di racchetta dopo aver sbagliato la risposta, gesto molto inusuale per lei.

Non mi aspettavo un risultato così netto oggi – ha detto Kovinic dopo la partita – mi sentivo piuttosto stanca all’inizio del match, ma fortunatamente è andata bene. All’inizio di questo torneo non ero troppo convinta del mio tennis, ma la fiducia nei miei mezzi è aumentata di match in match e ora sono arrivata in finale. Sono riuscita a rimanere calma anche nei momenti di tensione durante tutta la settimana e credo che questa sia stata la chiave delle mie prestazioni. Credo che dalla ripresa del circuito lo scorso anno sto giocando il mio miglior tennis, anche migliore di quando nel 2015-2016 ho avuto le mie stagioni migliori: sono più matura, ho più esperienza e penso di essere una giocatrice migliore”.

Veronika Kudermetova – Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Nella seconda semifinale affermazione con periodico 6-3, 6-3 per Veronika Kudermetova, testa di serie n.15, sulla spagnola Paula Badosa (n. 71 WTA), che nei quarti di finale aveva eliminato la n. 1 del mondo Ashleigh Barty. Il primo set è scivolato via velocemente in poco più di mezz’ora con due break, uno all’inizio e uno alla fine del parziale. Più battaglia nel secondo parziale, che sul 2-2 ha visto un game di 20 punti andare a favore di Kudermetova dopo aver salvato due palle break. Da quel momento la partita è scivolata lentamente ma inesorabilmente in direzione della russa che ha così raggiunto la seconda finale della stagione dopo quella perduta ad Abu Dhabi contro Sabalenka.

 

Sono contenta di aver vinto questa partita anche perché non ho avuto troppo aiuto dalla prima di servizio, in ogni modo essere riuscita a superare una giocatrice come Paula facendo affidamento principalmente sulla seconda è un segnale molto positivo. Questa settimana ho giocato in maniera molto propositiva, cercando di utilizzare le mie armi appena possibile, e sono stata più regolare dell’ultima volta che ci siamo incontrate ad Abu Dhabi. Domani con Danka non mi aspetto nulla, ovviamente cercherò di vincere, ma non voglio mettermi addosso alcuna pressione”.

Domenica alle 13 ora locale (le 19 in Italia, diretta su SuperTennis), la finale determinerà chi delle due protagoniste si aggiudicherà il primo WTA 500 della loro carriera: un solo precedente tra le due, che risale al cemento di Shenzhen nel gennaio del 2019 e che ha visto Kudermetova imporsi in due set (6-4, 7-5).

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

Continua a leggere

ATP

ATP Marbella: Munar ferma la corsa di Alcaraz, è in finale contro Carreno-Busta

Il diciassettenne spagnolo cede in due set al connazionale, oggi più solido nei momenti importanti. Carreno-Busta supera Ramos-Vinolas al tiebreak decisivo

Pubblicato

il

Sfuma il sogno della prima finale ATP per Carlos Alcaraz, mentre si realizza per Jaume Munar. Il diciassettenne spagnolo ha lasciato intravedere perché, soprattutto sulla terra, può già dare fastidio a molti, ma alla lunga ha pagato anche il verde dei suoi pochi anni. Il classe 1997 Munar dal canto suo ha giocato una partita molto solida, arginando bene la pressione continua del più giovane connazionale e giocando meglio nei momenti più delicati.

Alcaraz parte meglio, salendo 2-0, ma Munar gli impedisce di fare corsa di testa e recupera immediatamente lo svantaggio. I due fanno a sportellate, annullandosi un’altra palla break a testa, fino al tiebreak, giusta conclusione di un parziale equilibrato e di buon livello. Alcaraz è il primo ad andare in vantaggio di un minibreak, ma si fa subito rimontare da 3-1 a 3-3. Sul 4-4 un dritto lungo in spinta del giovane spagnolo regala a Munar un preziosissimo minibreak che il classe 97 tutela fino alla fine, facendo suo il set.

In avvio di secondo set Alcaraz si complica la vita facendosi rimontare in un turno di servizio nel quale conduceva 40-15. Complice anche un doppio fallo, il diciassettenne si lascia invischiare in un game da quattordici punti che alla fine lo vede subire il break alla terza occasione concessa. La reazione arriva però immediata e Alcaraz strappa addirittura a zero la battuta a Munar, impattando poi sul 2-2. I due connazionali se le danno di santa ragione fino al 4-3 quando Munar riesce a trovare di nuovo il break e a guadagnarsi la possibilità di servire per il match. Ancora una volta, Alcaraz si ribella e trova un altro break a zero, di puro orgoglio e incoscienza adolescenziale. Nel successivo turno di servizio però la leggerezza dei diciassette anni si fa sentire in negativo: sul 30-30 infatti Alcaraz approccia con superficialità un colpo sotto rete e si fa infilare dal buon riflesso di Munar. Il primo match point è sufficiente a Jaume per agguantare la prima finale della sua carriera.

 

Nell’ultimo atto sfiderà la testa di serie numero uno Pablo Carreno Busta che ha superato solo al tiebreak decisivo Albert Ramos-Vinolas al termine di una partita di ottima qualità e ricca di colpi vincenti. E dire che dopo il primo set nessuno avrebbe ipotizzato che Carreno avrebbe dovuto sudare così tanto e anzi, che si sarebbe ritrovato addirittura a due punti dalla sconfitta.

Il primo favorito del tabellone esce infatti fortissimo dai blocchi e domina in lungo e in largo il proprio avversario per oltre mezz’ora. Dopo il meritatissimo 6-1 del primo parziale, Carreno si procura anche tre palle per strappare subito il servizio a un tramortito Ramos-Vinolas, che però si aggrappa alla partita ed riesce a salvarsi. Qui è il match cambia nettamente e Ramos prende sempre maggior confidenza, iniziando a far muovere Carreno e ottenendo un break nel quarto gioco. Il mancino spagnolo amministra poi il vantaggio con grande autorevolezza fino al 6-3 che gli vale il secondo set.

Anche nel parziale decisivo è Ramos a partire meglio e a prendersi un break di vantaggio. Tra belle accelerazioni e grandi difese si approda sul 5-4 senza che nessuno dei due abbia chissà che da soffrire al servizio. Sul 30-30 però, Ramos commette un imperdonabile doppio fallo che Carreno Busta gli fa pagare caro andando a prendersi a rete il punto del 5-5. Ramos ha una palla per poter tornare a servire nuovamente per il set, ma non la trasforma. Approdati al tiebreak, il mancino di Barcellona si mette subito nei guai con un dritto largo. Carreno Busta non si lascia pregare e scava un solco che l’avversario non è più in grado di colmare, guadagnandosi così la sua ottava finale in carriera (4-3 il bilancio).

Il tabellone aggiornato

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement