WTA, diario di un decennio: il 2015 - Pagina 5 di 5

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WTA, diario di un decennio: il 2015

Sesta puntata dedicata agli anni ’10 in WTA: la caccia al Grande Slam di Serena Williams, l’impresa di Roberta Vinci, la vittoria con ritiro di Flavia Pennetta e altro ancora

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Roberta Vinci e Serena Williams - US Open 2015
 
 

Lo sviluppo del torneo
Il tabellone degli US Open 2015 era partito zoppo a causa del ritiro in extremis di Sharapova per un problema alla gamba. Non solo: una dopo l’altra, tutte le teste di serie della parte alta, quella di Serena Williams, si perdono per strada. Tanto che nei quarti si affrontano da una parte le sorelle Williams e dall’altra due giocatrici che non sono teste di serie: Mladenovic e Vinci. Venus non ferma il cammino della sorella Serena che in semifinale se la vedrà con Roberta, vincitrice al terzo su Mladenovic.

La parte bassa invece è meno sorprendente. Nei quarti arrivano tutte teste di serie: Kvitova e Pennetta insieme ad Halep e Azarenka. Pennetta sconfigge in tre set Kvitova in una giornata caldissima, nella quale Petra si scioglie alla distanza. Ugualmente in tre set la vittoria di Simona su Vika.

A questo punto del torneo fra Serena e il Grande Slam ci sono solo due partite: una contro Roberta Vinci e una contro la vincitrice dell’altra semifinale, che uscirà dal confronto fra Simona Halep e Flavia Pennetta. Comunque la si guardi, sono tre giocatrici con cui ha precedenti ampiamente rassicuranti. 6-1 contro Halep, battuta fra l’altro venti giorni prima nella finale di Cincinnati. 7-0 contro Pennetta, e 4-0 contro Vinci, ugualmente sconfitte nel mese di agosto a Toronto.

 

Le semifinali sono previste per giovedì 10 settembre, la finale per sabato 12. In vista della apoteosi di Serena i biglietti sono andati esauriti, e il maggiore timore viene dalle previsioni del tempo, che non sono favorevoli. Dato che l’impianto di Flushing Meadows non ha ancora il tetto, il programma è in balia del meteo. Giovedì 10, non si terrà alcuna semifinale: piove tutto il giorno. Per forza di cose i due ultimi turni saranno compressi nell’arco di 24 ore.

Venerdì 11. Prime a scendere in campo sono Pennetta e Halep. Simona dimostra ancora una volta di soffrire il tennis di Flavia (1-3 i precedenti in quel momento), a maggior ragione nella ultima versione: da quando collabora con Salvador Navarro (che ha sostituito lo storico coach Gabriel Urpi), Pennetta gioca un dritto più carico di spin, che rimbalza alto e mette in difficoltà Halep, a disagio con le parabole all’altezza della spalla. Il 6-1, 6-3 fotografa una partita in cui Simona non riesce ad accendersi di fronte a una avversaria in grande giornata e concentratissima, che offre un’ora di tennis vicina alla perfezione.

In soli 61 minuti Pennetta è la prima finalista, e i giornalisti cominciano a chiederle della futura partita contro Serena Williams. Questo è lo scambio di battute che avviene in sala stampa:

“Serena ha appena vinto il primo set. La partita non è finita, ma è abbastanza probabile che vi ritroverete in finale”.
PENNETTA: Contro Serena?
Beh, si. È una buona possibilità.
PENNETTA: Voglio dire, non si sa mai. Stanno ancora combattendo, stanno ancora giocando…

Seconda semifinale. Come detto, la partita tra Williams e Vinci si disputa l’11 settembre. Per Serena non è una data positiva: l’ultima volta che era scesa in campo a New York nel giorno che tutti ricordano per l’attentato alle Twin Towers, era stato nel 2011, e aveva perso a sorpresa contro Samantha Stosur. Però Stosur era una Top 10, Vinci è numero 43 del ranking.

Roberta Vinci b. S. Williams 2-6, 6-4, 6-4 US Open, SF
Un match che va considerato e valutato su piani diversi. Sul piano strettamente tecnico ci sono stati incontri migliori in quello stesso torneo. Ma la partita si colloca in una posizione fuori categoria per quanto riguarda l’importanza storica. E anche tutto ciò che accade in campo (questioni tecniche comprese) va commisurato alla rilevanza unica del match. Ricordo che Serena era alla 33ma vittoria consecutiva in uno Slam, e gliene mancavano solo due per conquistare il Grande Slam eguagliando l’impresa riuscita per l’ultima volta nel 1988 a Steffi Graf.

Quando, subito dopo gli US Open, ho scritto l’articolo di commento (a cui rimando per una analisi più approfondita) avevo definito il match “La sconfitta del secolo”. A distanza di tempo non ho cambiato idea: è stato un upset che nella storia recente dello sport trova pochi eguali.

Eppure l’avvio sembra tranquillo per Serena: un 6-2 in cui perde una volta la battuta ma strappa tre volte il servizio a Roberta.
Nel secondo set le cose si complicano: il tennis particolare di Vinci, con un rovescio slice infido e difficile da controllare, e un dritto più potente e in spinta, comincia a insinuarsi sotto pelle a Serena. Un solo break indirizza il set e pareggia i conti: 6-4 Vinci.

Terzo set. Williams reagisce e si porta avanti di un break. Ma ormai Vinci si è resa conto di potersi misurare alla pari contro una avversaria che gioca gravata dall’impresa da realizzare; a conti fatti il Grande Slam si rivela un peso insostenibile per Serena se lo si aggiunge al coraggio di Roberta. Vinci affronta gli ultimi game con una grinta e una intensità definitive: ottiene il contro break e poi, a partire dal settimo gioco, va ancora oltre.

Nemmeno uno stadio che tifa compattamente per la fuoriclasse di casa ferma Roberta, che in piena trasfigurazione agonistica conquista un punto eccezionale e reclama per sé gli applausi:

Un momento di tennis incancellabile per chi l’ha vissuto in diretta, e che ha davvero inciso sull’andamento del match. Roberta infatti si aggiudica anche i due quindici successivi e ottiene quel break di vantaggio che saprà conservare sino alla fine. Anche perché rispetto ad altre giocatrici può sempre contare su una risorsa in più: le discese a rete. E nel game conclusivo due dei quattro punti decisivi arriveranno proprio grazie a delle demivolèe.

Vinci elimina Williams e affronterà per il titolo un’altra giocatrice italiana. Di questa giornata rimane da ricordare l’intervista in campo a fine match, con quel “Pffffrrr” in apertura che suona eloquente come non mai:

La finale italiana
Le semifinali sono state rinviate di 24 ore per la pioggia. Significa quindi che non c’è giorno di riposo prima del match conclusivo. L’ultima partita di Flushing Meadows che doveva vedere il trionfo di Serena Williams si trasforma in un derby fra due giocatrici che stanno per chiudere la loro carriera: a 32 anni (Vinci) e 33 anni (Pennetta) danno vita alla più “anziana” finale Slam dell’era Open (record superato in Australia nel 2017). Una partita che si può considerare il canto del cigno di una generazione forse irripetibile di tenniste italiane.

Il titolo è di Flavia Pennetta, per 7-6(4), 6-2. Comprensibilmente Vinci non può ripetere nel giro di poche ore un’altra performance come quella contro Serena. Flavia in entrambi i set si porta avanti di un break; nel primo Roberta reagisce e resiste fino al tiebreak, nel secondo invece le distanze si dilatano.

Mentre sulle tribune dell’Arthur Ashe si è presentato perfino il presidente del Consiglio Renzi, e per un giorno il tennis femminile ha conquistato i titoli di apertura di tutti i media nazionali, rimane nella memoria il modo in cui le due finaliste attendono la premiazione: sedute una accanto all’altra a chiacchierare, come ai tempi dei raduni da ragazzine, quando erano semplici promesse del tennis provenienti dalla Puglia.

L’ultima sorpresa di questo Slam imprevedibile la riserva Flavia Pennetta, quando nel discorso da vincitrice annuncia che con la fine dell’anno chiuderà con il tennis.

Gli ultimi match di Pennetta saranno al Masters di Singapore, vinto da Radwanska in finale su Kvitova; un Masters a cui Williams ha deciso di non partecipare. Dopo la partita di New York, Serena tornerà in campo solo nel 2016.

Le puntate precedenti:

WTA, diario di un decennio: il 2010
WTA, diario di un decennio: il 2011
WTA, diario di un decennio: il 2012
WTA, diario di un decennio: il 2013
WTA, diario di un decennio: il 2014

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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