Katie Swan e famiglia improvvisano un minimarket in garage per aiutare i più bisognosi

Flash

Katie Swan e famiglia improvvisano un minimarket in garage per aiutare i più bisognosi

Non c’è solo la grande beneficenza dei big: la solidarietà per i più colpiti dalla pandemia di coronavirus può nascere anche da un garage

Pubblicato

il

 
 

Bellissima ed encomiabile iniziativa da parte della tennista britannica Katie Swan che, in Kansas, insieme alla sua famiglia, ha improvvisato un minimarket in garage per venire in aiuto ai più bisognosi in piena crisi da coronavirus.

La bella iniziativa della famiglia Swan viene raccontata in un articolo del sito del quotidiano The Telegraph. Katie, nativa di Bristol, 21 anni e attuale n. 254 del mondo, ha pensato di fare buon uso del proprio garage dove la madre Nicki, ideatrice dell’iniziativa, coordina l’imballaggio e la consegna del cibo per 70 famiglie. Dal 2013 la famiglia della tennista si è trasferita in America poiché il padre di Katie, Richard, lavora nell’industria dei combustibili fossili.

Quando è cominciata l’epidemia da coronovirus“, spiega Katie al The Telegraph, “mia madre ha voluto aiutare le famiglie con la spesa, alcune hanno paura di uscire e altre non possono lasciare da soli in casa i loro bambini. I miei genitori vanno ogni giorno ad acquistare un carrello di prodotti alimentari e poi avvisano le famiglie su Facebook. Le persone possono versare una piccola donazione e l’altro giorno abbiamo raccolto più di 4000$. Io aiuto mia madre a impacchettare il cibo e nella consegna. In garage abbiamo le pile di pacchetti, i ragazzi della scuola di mio fratello vengono a ritirare le confezioni e le portano agli indirizzi che comunica loro mia madre.

 

Alcune di queste famiglie hanno molti bambini; abbiamo aiutato una famiglia i cui membri sono 15 ed abitano tutti nella stessa casa. Ma ci sono persone di età diverse, c’è un signore di 98 anni che non ce la fa ad andare a fare la spesa. Adora un dolce inglese che fa mia madre! L’altro giorno Nicki ha ricevuto una telefonata da una madre che vive sola con il figlio, non stava bene e piangeva al telefono. È molto religiosa e le ha detto che stava pregando per lei. Potevo sentire la sua voce ed è stato molto commovente”. 

La mamma di Katie, Nicki, si è sempre data da fare per aiutare il prossimo. Quando la famiglia della tennista viveva ancora in Gran Bretagna, Nicki ha collaborato con l’associazione caritativa fondata dell’ex calciatore Bob Wilson dopo il decesso della figlia a causa di un tumore. “È una persona buonissima e generosa” dice Katie della mamma, “negli ultimi anni si impegna molto nel volontariato e l’anno scorso avevamo in casa ben 17 cani; mia madre se n’è presa cura e si è impegnata perché venissero adottati“.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

Pubblicato

il

Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

Continua a leggere

Flash

Wimbledon: splendore nell’erba per Ons Jabeur, prima tennista araba in semifinale Slam

Giornata da sogno per Ons Jabeur che raggiunge per la prima volta la semifinale in un major: “Spero che il mio viaggio continui”

Pubblicato

il

[3] O. Jabeur b. M. Bouzkova 3-6 6-1 6-1

Giornata storica per Ons Jabeur e il tennis arabo. La 27enne tennista tunisina, n. 2 del mondo, continua a splendere sulla sacra erba dei Championships issandosi per la prima volta in carriera in una semifinale slam. Supera la brillante outsider Marie Bouzkova, 23 anni e 66 WTA, tennista di Praga ma con una lunga esperienza a Bradenton, presso l’Accademia di Nick Bollettieri. Dopo essere stata stordita, nel primo set, dall’intraprendenza e aggressività di Marie, Ons riesce ad alzare il livello del suo tennis, dà sfogo a tutte le variazioni di cui è capace, verticalizzando continuamente il gioco, aggredendo l’avversaria e facendole fare innumerevoli corse in avanti ricorrendo alla smorzata. Nulla può Marie che, nonostante la grande grinta ed energia dimostrate in campo, nel secondo e terzo parziale si fa travolgere dalla tunisina. Jabeur chiude la partita con lo score di 3-6 6-1 6-1.

Anche per l’avversaria della semifinale, la tedesca Tatjana Maria, è la prima esperienza al penultimo round di un major. Si annuncia un match all’insegna del tocco e delle variazioni perché, come Ons, anche la 34enne tedesca è amante della varietà ed è dotata di una mano raffinata.

 

LA PARTITA

Si tratta del primo scontro diretto tra le due e Ons comincia subito a manovrare abilmente, mandando l’avversaria da una parte all’altra del campo; ma la Bouzkova è brillante, veloce e aggressiva. Sorprende Ons al servizio mettendo a segno il break sul 2-2, sale 3-2 e poi è ancora lei a comandare il gioco. La tunisina è fallosa, il servizio non le funziona al meglio (mette soltanto il 50% di prime palle) e, alla fine, in poco più di 40 minuti, concede la prima frazione per 6-3, commettendo ben 15 gratuiti. L’avversaria ha grinta da vendere, si sposta come una gazzella e mette in campo il 77% di prime palle, nonché il 65% di punti con la prima di servizio.

Tuttavia, nel secondo parziale, la musica cambia, e in fretta. Ons continua ad attaccare ed il 2-0 arriva in un lampo. Marie è tonica, si sposta rapida su ogni palla, il gioco va veloce. La tunisina cerca di variare ed entra con i piedi dentro il campo.

Continua ad essere fallosa Jabeur, a volte anche in attacco, cacciando una volé facile di rovescio, permettendo così a Bouzkova di avvicinarsi sull’1-2. Le ragazze in campo hanno fretta, il gioco è frizzante, non solo per il ritmo, ma anche per le variazioni in campo e l’energia delle due atlete. Ons continua a mantenere il controllo nel secondo parziale, prendendo il largo sul 4-1. Ricordiamo che la ceca (che ha vinto lo US Open da junior nel 2015 e tre titoli in doppio), è un’ottima doppista e dunque è abile nel verticalizzare il gioco e prendere la rete. Finora sono 16 le discese e le hanno fruttato 10 punti.

Ons, però, la sorprende spesso con la smorzata e non le dà tregua in attacco. Finora, raggiunge la rete ben 23 volte. Non solo. “Ubriaca” l’avversaria di smorzate e volé, sfiancandola con corse in avanti e laterali. E funziona, perché ora può prendere il largo sul 5-1 per chudere poi 6-1 con un altro game lampo a zero, dopo 56 minuti. 

Tutto da rifare e Marie si concede un toilet break.

Parte bene, Ons, nel terzo set, intascando non solo il game d’apertura con l’ennesima volé, ma anche il secondo, superando l’avversaria ai vantaggi (Bouzkova era 40-0 e servizio). Ancora una smorzata per la tunisina, che infligge a Marie corse estenuanti in avanti. Ons si assicura anche il 3-0, chiudendo in un lampo il suo turno di servizio.

Anche Bouzkova è capace di soluzioni pregevoli, come la smorzata per chiamare in avanti Ons e rispedirla indietro con pallonetto al volo, e chiudere poi il punto con una stop volley. Stringe i denti e le strappa la battuta a zero, facendo un passo sull’1-4. Il controbreak, però, è un attimo e la tunisina scappa via sul 5-1. Niente da fare per la ceca. Dopo il primo set di assestamento, la n. 2 del mondo è travolgente nel secondo e terzo parziale, staccando il pass per la semifinale in un’ora e 48 minuti.

Il repertorio messo in campo dalla Jabeur delizia il Centrale che le riserva lunghi e calorosi applausi. Accede per la prima volta in carriera ad una semifinale slam, diventando la prima tennista araba a compiere tale impresa. Al penultmo round del torneo l’attende l’outsider “veterana” Tatiana Maria, 34 anni e mamma di due bimbi che, nonostante da anni nel circuito, non era mai andata oltre il secondo turno negli slam.

Continua a leggere

ATP

Wimbledon: il sogno di Norrie continua, rimonta Goffin da 2 set a 1 sotto e vola in semifinale

La tds n. 9 vince una battaglia incredibile e diventa il quarto britannico nell’Era Open a qualificarsi per il penultimo atto dei Championships

Pubblicato

il

Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

[9] C. Norrie b. D. Goffin 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5

Dopo Roger Taylor, Tim Henman e Andy Murray: Cameron Norrie diventa il quarto tennista di Sua Maestà a potersi fregiare di una semifinale a Wimbledon nell’Era Open. Un risultato storico, che dopo l’uscita di scena di Hurckacz – alla vigilia dato come il favorito numero uno a raggiungere il penultimo atto nella parte alta, insieme a Djokovic – aveva ingigantito il macigno da sostenere per il giramondo di casa. Una pressione che anche nel match odierno ha colpito forsennatamente la tds n. 9, la quale però non ha mollato e lottando è riuscita man mano che la partita proseguiva a trovare il suo tennis, dopo una prima parte di gara da incubo con il dritto. Alla fine, il giocatore di origini sudafricane ma di padre scozzese e madre gallese, cresciuto in Nuova Zelanda e formatosi tennisticamente in un college del Texas; si è imposto su David Goffin per 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5 dopo una battaglia di 3h31. Esce invece di scena l’imperscrutabile belga, l’ex n. 7 del ranking per la quarta volta in altrettante occasioni non riesce a superare l’ostacolo dei quarti a livello Slam, complice un problema alla spalla destra. Un solo precedente tra i due, nel 2021 a Barcellona il nativo di Liegi si ritirò nel secondo set.

IL MATCH – C’era grande curiosità alla vigilia di questa sfida, per capire in quali condizioni fisiche si sarebbe presentato al suo secondo quarto di finale in quel di Wimbledon (nel 2019 fu fermato dal cannibale serbo) David Goffin. Il belga era infatti reduce dalla maratona di oltre quattro ore e mezza vinta con Frances Tiafoe, ma almeno inizialmente non sembra soffrire sul piano aerobico. La partita si prospettava molto interessante, considerando il tennis di cui dispongono i due protagonisti. Due stili di gioco molto similari, che si caratterizzano per la pulizia e la linearità delle esecuzioni. La differenza riscontrabile tra i due, è da ricercare sul piano della potenza, decisamente superiore la cilindrata dei colpi di Norrie. Al contempo, il 31enne di Liegi può invece contare su una mobilità degli spostamenti e su una capacità nella ricerca della palla su questa superficie, di straordinaria qualità e che vede pochi altri giocatori in grado di esprimere un livello così alto nel muoversi con la provvidenziale frequenza di passettini, essenziali per sapersi districare sugli infidi manti erbosi.

 

Chiaramente la chiave dirimente del match, sarà il rendimento del dritto da parte del 26enne di origini sudafricane; il fondamentale certamente più costruito della tds n. 9 e che se attaccato a dovere, con l’apertura alare che si ritrova, potrebbe sfornare gratuiti a non finire. Il dritto del mancino britannico è però allo stesso tempo il colpo che potrebbe permettergli di far sentire maggiormente il suo peso di palla superiore, e di conseguenza garantirgli il differenziale decisivo ai fini del risultato. L’ex n. 7 del mondo, a sua volta è consapevole dell’importanza della diagonale sinistra, e mette in campo alla perfezione il piano tattico preparato: attraverso la sua straordinaria abilità nell’anticipo, con il suo bimane toglie costantemente il tempo al diritto del nativo di Johannesburg. La strategia del n. 58 ATP si rivela assolutamente efficacie anche e soprattutto per i meriti dell’ex vice maestro delle Finals 2017, che a furia d’infierire sul dritto macchinoso del suddito di Sua Maestà raccoglie i frutti derivanti dalla sua magnifica pressione con timing chirurgico in fase ascendente, e centra il primo allungo della sfida nel sesto game. Break amministrato con puntuale sapienza da parte di Goffin, che così facendo si mette in saccoccia il primo set per 6-3 dopo 34 minuti. Da sottolineare la risposta non pervenuta del padrone di casa, il 31enne ha infatti vinto addirittura l’85% dei punti con la seconda

Il belga dopo lo strappo si è sciolto ancora di più, mostrando la sua eccezionale capacità geometrica nel disegnare il campo andando a trovare qualunque filo di erba possibile. Sembra di assistere alla tesi di laurea di un ingegnere della racchetta, e David sale sempre di più in cattedra. Il tallone d’Achille dell’incontro condotto finora da Cameron è stato rappresentato indubbiamente dall’impossibilità del n. 12 del ranking di potersi giocare tanti punti sulla diagonale destra, dove grazie al suo inconsueto rovescio – che ricorda molto quello di Jimmy Connors – super filante può sicuramente creare diverse problematiche al dritto del mitico Davidino. Ma il finalista di Cincinnati 2019, è sempre stato in grado di evitare quella situazione di gioco a lui sfavorevole, con un uso magistrale del lungolinea per spostare il punto sulla direttrice a lui più congeniale. Probabilmente un altro spunto riflessivo, da tenere presente per cercare di dare una spiegazione all’andamento della partita che non sia di matrice tecnica o tattica; è l’enorme macigno psicologico con il quale si è presentato a questo appuntamento storico per la sua carriera e per l’intero movimento tennistico britannico, il campione d’Indian Wells 2021. Mentre è certamente giunto con più tranquillità il giocatore belga, e questo opposto stato emotivo non può non aver contribuito. Infatti oggi Norrie non sta mettendo in mostra la sua proverbiale solidità, in particolar modo molto falloso con il dritto (a fine incontro saranno 46 non forzati a testa). David ha una chance di strappare il servizio avversario già nel primo gioco della seconda frazione, ma il tennista di casa si salva sospinto dagli spalti. La storia si ripete sul 2-2, ma questa volta il giocatore cresciuto nel college texano di Fort Worth, ne cancella addirittura tre riemergendo dallo 0-40.

Ma come dice il detto “non c’è due senza tre”, dinnanzi al secondo 0-40 in fila soccombe. Sul 4-3, in battuta, per consolidare il vantaggio e avviarsi verso la conquista anche del secondo parziale, il n. 58 inspiegabilmente accusa il primo passaggio a vuoto del suo match: con un doppio fallo e due unforced serve su un piatto d’argento il contro-break alla tds n. 9. Dal possibile 2-0, ci si ritrova invece in un amen sul 1-1, visto che chiamato a servire una seconda volta per rimanere nel set nel dodicesimo gioco, David concede il parziale. Adesso sembra arrivare più lentamente sulla palla, e questo permette al rovescio di Cameron di dominare gli scambi (7-5, dopo 54 minuti).

Ora il Court 1 è un’autentica bolgia infernale, ma l’entusiasmo viene spento bruscamente e inaspettatamente in avvio di secondo set. Dopo aver fatto sua una seconda frazione molto dura, la tensione torna a fare capolino e il giocatore di padre scozzese ne è vittima inesorabile. Parziale di 14 punti a 2 e 4-0 Goffin, con il dritto di Cameron nuovamente in rottura prolungata. La partita adesso scema di qualità, si assiste a parecchi errori e anche il belga partecipa al festival dell’orrore, complice un’eccessiva tensione ma soprattutto un problema fisico alla spalla destra, che viene manifestato in tanti non forzati quando esegue il dritto in parallelo – non riesce a spingerlo. In verità si è toccato quella parte del corpo, sicuramente dolorante, già dall’inizio della sfida, ora però sembra essere riacutizzatosi. Dal 4-1, quindi, viene fuori un filotto di due break in fila, ma che non cambiano l’esito del set: 6-2 per il biondo di Liegi in meno di mezz’ora.

Nella quarta frazione, il duello ritorna sui canoni richiesti da uno scontro di tale portata. Norrie finalmente riesce nell’intento di alzare il proprio livello, il set scorre seguendo i servizi anche se entrambi rischiano più volte di offrire break point. Il primo scossone giunge a metà parziale, quando sul 3-2 si materializza la prima palla break, in favore del tennista di casa. Ma David si dimostra glaciale, frantuma l’occasione e si porta in parità. Il classe ’95 è salito decisamente di giri, grazie alla sua caparbietà nel non voler mollare e che lo ha sospinto a ricercare soluzioni alternative per cercare di sbrogliare la matassa: si esibisce in ottime smorzate e in perfidi back di rovescio. Nel fatidico settimo game, il mancino british ha altre due possibilità. La seconda di queste certifica lo strappo, confermato nell’ottavo gioco per il 6-3 conclusivo, che manda la contesa al quinto e decisivo set.

Frazione finale, che vede come cornice un Campo 1 dove oramai il sole londinese è quasi completamente tramontato ad eccezione di una piccola parte – nelle prossimità del tabellone luminoso – ancora colpita dai raggi. Inoltre, anche il Box Reale è al gran completo con il Principe Henry e sua moglie Katie trasferitisi sul secondo impianto di Church Road, dopo aver seguito sul Centre Court Djokovic-Sinner. Il parziale conclusivo è semplicemente una battaglia di nervi, ambedue sono cresciuti sensibilmente con il fondamentale di inizio gioco. In realtà Goffin ha fornito una prestazione in battuta perennemente costante, affidandosi ad una essenziale varietà di angoli non potendo né contare su spiccata velocità né su una grande potenza. Chi invece ha innalzato la qualità della propria battuta è il n. 12, che dal quarto set in poi ha fatto uso sistematico e letale dello slice, principalmente con la curva mancina. Va evidenziato anche come il dritto del tennista di origini sudafricane, si sia trasformato dall’origine di tutti i mali; alle ceneri della rinascita – o fate vobis della rimonta. Perché è proprio Norrie, dopo aver cancellato una delicatissima palla break nel secondo gioco, ha cogliere l’occasione della vita breakkando sul 6-5. Al secondo tentativo può alzare le braccia al cielo, è in semifinale a Wimbledon.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement