I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Da Kuznetsova a Venus Williams, da Pliskova a Martic: hi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche

Penultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Kvitova a Serena Williams, da Yastremska a Mertens e Andreescu: quale giocatrice riesce a mettere in campo il meglio di sé nelle occasioni più importanti?

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco


Con questo articolo si conclude l’analisi per parti delle qualità delle diverse giocatrici dell’attuale circuito WTA. Martedì prossimo è previsto ancora un articolo conclusivo che proverà a tirare le fila dei singoli temi.

Questa volta è il momento di affrontare l’aspetto agonistico, la tenuta mentale nei frangenti importanti. Ricordo che tutte le classifiche, inclusa questa, sono riservate alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo uscito il 31 marzo.

 

Le qualità agonistiche
Lo abbiamo sperimentato tutti, sia in prima persona come tennisti (più o meno dotati), sia come spettatori di match altrui: per quanto si possa giocare bene sul piano tecnico, per quanto si possa essere preparati sul piano fisico, per quanto si possa essere intelligenti e strateghi nell’interpretare il gioco, la vittoria rimarrà comunque un miraggio se “al dunque” ci si farà prendere dall’ansia e dal timore di vincere.

Questo problema nel tennis è così significativo che è stato coniato un termine onnicomprensivo: “braccino”, definizione che è diventata proverbiale anche in altri contesti. Ma se il riferimento è nato nel tennis è perché forse in nessun altro sport ci sono situazioni nelle quali diventa psicologicamente così difficile portare a termine la vittoria. E davvero “non è finita fino a che non è finita”.

La storia è piena di rimonte clamorose, di partite perse dopo match point non sfruttati, di errori incredibili compiuti nel momento più importante. E nessuno, neppure il più grande campione, è stato del tutto immune da attacchi di braccino: altrimenti non si sarebbe umani. Stabilito questo, si potrebbe dire che per la classifica di questa settimana ho provato a identificare i nomi tra chi, secondo me, tende a gestire meglio l’ansia che pervade nei frangenti decisivi dei match. Tenendo anche presente che la stessa giocatrice nel tempo può drasticamente cambiare le proprie condizioni agonistiche.

Nel 2017 Jelena Ostapenko aveva vinto il Roland Garros sbaragliando la concorrenza grazie a un atteggiamento spavaldo che sembrava non contemplare la paura: Ostapenko vinse quel titolo grazie a cinque successi in tre set e al termine di una finale (contro Simona Halep) conquistata recuperando break di ritardo sia nel secondo sia terzo set. In quella edizione Simona aveva tutto da perdere, mentre Jelena niente: e finì per vincere lo Slam da numero 47 del ranking.

L’anno successivo, da campionessa in carica, e con tutto il conseguente carico di attesa e responsabilità, Ostapenko sarebbe uscita al primo turno, battuta in due set dalla numero 67 del ranking Kateryna Kozlova.

La vicenda di Ostapenko è la dimostrazione che ogni giocatrice attraversa fasi di carriera differenti, e in linea generale è più facile affrontare i match da ragazzina, senza troppe aspettative e obblighi di vittoria. Ha scritto per esempio Agnieszka Radwanska a proposito del suo primo periodo in WTA: “Ripensando a quei momenti, mi meraviglio di come giocassi senza alcuna pressione. Semplicemente colpivo. Anche scendere in campo negli stadi principali non era un vero problema, e così all’inizio ho migliorato la mia classifica molto velocemente”.

Le difficoltà psicologiche crescono invece nel periodo successivo, quando si è salite in classifica e si devono confermare i traguardi raggiunti. Lo stesso meccanismo del ranking, con i punti che scadono settimanalmente, contribuisce ad aumentare lo stress. Ecco perché la fase della prima conferma è particolarmente impegnativa, e attende al varco qualsiasi giocatrice (ne avevo parlato QUI, definendola “Sindrome del Sophomore”).

Partendo dalla convinzione che ci sono situazioni psicologiche differenti a seconda del diverso status delle giocatrici, ho preferito suddividere la classifica in tre categorie differenti. La prima categoria comprende le tenniste esperte (vicino ai 30 anni e oltre), con alle spalle tanti anni di attività, che sono state in grado di rimanere sulla breccia malgrado i molti incontri macinati, e le vicende alterne inevitabili in ogni carriera. Tutte hanno vinto almeno due Slam, hanno affrontato anche l’esperienza della sconfitta in una finale Major, ma penso che vadano comunque segnalate per il rendimento agonistico complessivamente positivo nelle ultime stagioni.

La seconda categoria comprende tenniste che meritano di essere ricordate soprattutto per alcune prestazioni al di fuori delle partite decisive degli Slam. Non sono state le prime protagoniste nei tornei più prestigiosi, ma hanno lasciato una traccia con la loro personalità in diversi tornei del circuito WTA.

La terza categoria è quella delle giovani già in grado di vincere Slam. Per loro vale in gran parte il discorso fatto per Ostapenko: al momento i risultati sono tali da rendere “obbligatoria” la presenza in questa classifica, ma in realtà solo il tempo potrà dirci se la loro natura caratteriale è davvero vincente. Lasciamo passare qualche stagione, e capiremo se sono agonisticamente sopra la media o se stanno semplicemente vivendo la fase più entusiasmante e psicologicamente meno complessa di ogni carriera.

Prima di arrivare ai nomi, il solito capitolo riservato alle escluse. Tra le esperte che non hanno trovato posto, cito Garbiñe Muguruza. Finalista a Melbourne 2020, e in recupero dopo un lungo periodo di difficoltà. Probabilmente qualcuno non sarà d’accordo con questa esclusione considerando i tre nomi che le ho preferito; ma non si tratta di una scienza esatta, e quindi trovo perfettamente legittimo avere posizioni differenti.

Ricordo anche Barbora Strycova, semifinalista a Wimbledon a coronamento di una carriera spesso caratterizzata da grande combattività. Altre protagoniste che potevano meritare un posto sono Rebecca Peterson e soprattutto Jil Teichmann. Entrambe con un un record di 2 finali vinte e zero perse lo scorso anno, oltre che imbattute in carriera nelle finali. Malgrado l‘en plein del 2019, non ho ritenuto le loro prestazioni tali da scalzare qualcuna delle dieci elette.

a pagina 2: Le giocatrici più titolate ed esperte

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I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco

Tredicesima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Bencic ad Andreescu, da Kenin a Barty: quale giocatrice li interpreta e sviluppa meglio nel circuito attuale?

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Hsieh Su-Wei, Dubai 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità


Questo articolo prosegue il tentativo di integrazione della serie dedicata ai migliori colpi in WTA, secondo l’indirizzo spiegato sette giorni fa (vedi QUI). Dopo il pezzo incentrato sull’importanza del movimento, questa settimana l’attenzione si sposta su un aspetto immateriale: le scelte tattiche e strategiche. Così come prima di eseguire un colpo ci si deve spostare e raggiungere la traiettoria da rimandare oltre la rete, ugualmente prima di colpire qualsiasi palla si deve decidere cosa farne: dove indirizzarla e in che modo.

In sostanza a monte di ogni esecuzione c’è sempre un piano di gioco, anche il più scarno ed elementare possibile, concepito con l’obiettivo di valorizzare le proprie qualità e limitare quella della avversaria. Ma anche con l’obiettivo di minimizzare le proprie debolezze e ingigantire quelle altrui.

 

Naturalmente non esiste una strategia definitiva, capace di garantire il successo a priori. Questo perché gli aspetti di cui tenere conto sono sempre diversi: le caratteristiche fisico-tecniche di chi concepisce il piano di gioco, le caratteristiche fisico-tecniche della avversaria, la superficie su cui si compete, ma perfino le condizioni di forma di quel preciso giorno; si tratta di elementi in costante evoluzione che possono generare dinamiche e sviluppi differenti.

La capacità di interpretare al meglio la combinazione di tutte queste variabili, ed eventualmente anche di modificare in corsa le proprie strategie, può diventare un fattore determinante ai fini del successo. Nel titolo dell’articolo (“Lettura e costruzione del gioco”) ho indicato di due temi differenti, che concorrono a determinare le decisioni in campo:
1. La lettura del gioco avversario
2. La costruzione del proprio gioco

1. La lettura del gioco avversario
Per lettura del gioco intendo la capacità di interpretare (e se possibile prevedere) le scelte della avversaria. Direi che una buona lettura del gioco avversario è il risultato di due elementi molto diversi. Il primo elemento è legato alla conoscenza specifica, “storica”, della giocatrice che si fronteggia; il secondo elemento invece dipende da una dote in gran parte istintiva, che difficilmente si può sviluppare e migliorare a tavolino.

Punto primo: la conoscenza storica della avversaria. Ogni giocatrice ha colpi forti e colpi deboli nel proprio arsenale, e per questo tende a privilegiare alcuni schemi rispetto ad altri. Ci sono casi in cui le preferenze sono molto evidenti. Ad esempio Caroline Wozniacki puntava a colpire la maggior parte delle volte di rovescio, cercando di limitare i colpi di dritto (più debole del rovescio). Per questo quando doveva utilizzare il dritto molto spesso privilegiava il lungolinea, con l’obiettivo di “invitare” l’avversaria a cambiare diagonale (ne ho parlato QUI).

Altro esempio. Da sempre Angelique Kerber cerca il vincente (sia con il dritto che con il rovescio) con una netta prevalenza verso l’angolo del dritto avversario. Avere la consapevolezza di questa predilezione aumenta la probabilità di una copertura efficace nelle fasi difensive (vedi QUI per l’analisi).

Queste conoscenze sono il risultato di studi sui match del passato che ogni coach analizza insieme alla propria giocatrice. Ma poi c’è il secondo punto: la capacità istintiva di capire in anticipo da che parte tirerà l’avversaria in quel singolo, specifico frangente; perfino in controtendenza con gli schemi abituali.

Significa, per esempio, presagire da che parte spostarsi per una difesa in extremis; oppure essere in grado di percepire se l’avversaria opterà per il contropiede invece del colpo indirizzato verso la parte di campo meno protetta. Caroline Wozniacki è stata forse la giocatrice più brava nell’intuire quasi infallibilmente le intenzioni di chi aveva di fronte: molto raramente sbagliava la parte di campo da privilegiare. E oggi, chi merita di essere citata?

Dato che si tratta di una dote particolarmente difficile da mettere a fuoco, ho deciso di non costruire una classifica vera e propria, ma ho semplicemente individuato cinque nomi, che a mio avviso hanno dimostrato di sapere interpretare con più efficacia le intenzioni avversarie. In ordine alfabetico: Victoria Azarenka, Belinda Bencic, Sofia Kenin, Elise Mertens, Alison Riske.

Naturalmente non è affatto detto che abbia ragione sui nomi, considerato che si tratta di una qualità molto sfuggente. Però una cosa è certa: nel determinare il valore di una giocatrice, concorrono anche questi aspetti impossibili da misurare o quantificare.

a pagina 2: La costruzione del proprio gioco

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I migliori colpi in WTA: la mobilità

Dodicesima puntata della serie dedicata all’analisi dei singoli colpi in WTA. Ma prima di colpire si deve raggiungere la palla: da Svitolina a Stephens, da Kerber ad Halep, chi si muove meglio nell’attuale circuito?

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Sloane Stephens - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche


Con il capitolo della scorsa settimana avrei dovuto concludere la serie dei migliori colpi in WTA. Altri colpi da descrivere non ne avevo previsti e, di conseguenza, il tema poteva dirsi esaurito.

Ho già spiegato che questa serie è nata come iniziativa per continuare a parlare di tennis giocato in un momento nel quale di tennis giocato non ce n’era. E mi riferisco al tennis attuale, di oggi, tanto è vero che le scelte sono state fatte a partire dal rendimento delle giocatrici in attività nell’ultimo periodo, le stagioni 2019 e 2020.

 

Ma poi, man mano che scrivevo gli articoli, mi sono accorto che qualcosa non funzionava nella impostazione generale. Sono partito pensando che presentare tutti i colpi in modo analitico potesse aiutare a farsi una idea più chiara e approfondita delle protagoniste del tennis di oggi. Ma durante lo sviluppo del lavoro mi sono reso conto che emergeva un problema sempre più grande: più sezionavo il gioco per parti, più si perdeva di vista il quadro di insieme, al punto da distorcere la realtà.

E così questa serie si è rivelata un tipico caso di eterogenesi dei fini. O, per dirla in parole povere, non sempre le cose vanno come vorremmo. Arrivato al termine dell’impegno così come è stato impostato, mi ritrovo con tante, troppe perplessità. E dunque, cosa fare? Tornare alla casella di partenza e rifare il percorso in modo diverso non è più possibile; al momento posso solo cercare di aggiustare la situazione provando a integrare la serie per riequilibrare le cose. Certo, adesso il titolo della serie suona male nel momento in cui non si parla più direttamente di colpi. Ma è il prezzo che devo pagare all’errore di partenza; spero mi perdonerete.

(Ricordo che tutte le classifiche, inclusa questa, sono riservate alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo uscito il 31 marzo).

La mobilità
Con il tema di questa settimana, la mobilità, provo a sottolineare un aspetto che mi sembra fondamentale: nel momento in cui consideriamo una giocatrice per segmenti, invece che seguire la sua racchetta e la palla, per una volta proviamo a guardare altro; invece che studiare soprattutto il movimento dell’attrezzo che colpisce la palla, proviamo a concentrarci sulle gambe della giocatrice stessa.

Scopriremo non solo che ogni tennista è diversa dalle altre, ma soprattutto che sono le gambe a determinare l’efficienza di tutto il resto. Nessuno swing può prescindere dalla sua preparazione; prima di colpire la palla bisogna raggiungerla, e sistemare il corpo nel modo giusto per eseguire il movimento del braccio. Insomma, tra un colpo e l’altro c’è un mondo di gesti e di spostamenti davvero in grado di fare la differenza. Come insegna ogni buon maestro di tennis, tutto parte dalle gambe.

Per il tipo di spostamenti richiesti in un match di tennis, sono fondamentali rapidità, agilità, scatto, equilibrio. Insomma, le caratteristiche tipiche di un fisico non troppo alto. D’altra parte per colpire la palla con potenza, ma anche per essere più efficienti al servizio e per agganciare le traiettorie lontane, disporre di leve lunghe e di una altezza superiore alla media può essere un vantaggio.

Si tratta quindi di caratteristiche differenti in contraddizione fra loro. Di conseguenza chi nasce più bassa probabilmente dovrà accettare qualche limitazione in termini di di allungo e di potenza (o quanto meno nella facilità a generarla), ma potrà contare su un vantaggio nelle fasi intermedie di spostamento. Viceversa le giocatrici più alte soffriranno per raggiungere la palla, ma se saranno in grado di agganciarla potranno poi più facilmente colpirla con pesantezza.

Gli ultimi anni di tennis WTA ci hanno detto che possono affermarsi ad alti livelli giocatrici fisicamente molto diverse. Oggi numero 1 è Ashleigh Barty, relativamente piccola e compatta. Ma prima di lei numero 1 è stata Naomi Osaka, che appartiene più al versante delle giocatrici alte e potenti. Osaka aveva sostituito Simona Halep, che invece si può apparentare a Barty. E prima di Barty avevamo avuto al vertice altre tenniste alte, come Muguruza e Pliskova.

Il bello del tennis femminile, a mio avviso, sta anche in questo: a differenza di altri sport, permette il successo di atlete con strutture fisiche molto varie, e queste strutture fisiche si ripercuotono sugli stili di gioco. In sostanza, al contrario di quanto raccontano gli osservatori superficiali, nella attuale WTA possono affermarsi modi diversi di giocare a tennis. Schematizzando (un po’ brutalmente), se paragoniamo Pliskova ad Halep avremo forse i due poli del nostro discorso: da una parte la massima efficienza del braccio, dall’altra la massima qualità delle gambe.

Naturalmente per l’argomento di oggi saranno privilegiate le giocatrici con caratteristiche più vicine a Simona Halep, anche se credo sia giusto ricordare che fra i due poli ci sono infinite situazioni intermedie. Per esempio Caroline Wozniacki (numero 1 del mondo due anni fa) sfiorava il metro e 80 ma aveva un punto forte nella mobilità. Non era super-scattante, ma era davvero resistente e con in più un talento notevole nella lettura del gioco avversario, una dote che le permetteva di anticipare le mosse di chi aveva di fronte, spostandosi con quell’attimo di anticipo che poteva fare la differenza.

Personalmente sono anche curioso di scoprire come evolverà la carriera di Elena Rybakina, che pur essendo davvero alta (attorno all’1,85) sembra non soffrire di quelle difficoltà che a volte emergono negli spostamenti più estremi in tenniste come Pliskova o Kvitova. Significa che Rybakina è nata con una duttilità fisica piuttosto rara, una duttilità che in futuro potrebbe fare la differenza, sempre che la parte mentale e gli infortuni non interferiscano con il suo processo di crescita. Ma questo, naturalmente, è un altro discorso, che ci porterebbe fuori tema.

Prima di arrivare alla scelta dei nomi, un esempio opposto. Parlo di Camila Giorgi. Sapete cosa mi convince meno della sua impostazione, cioè della impostazione che le ha dato il padre Sergio? Non tanto quella di essere votata all’attacco; secondo me quello è una aspetto del suo gioco che funziona piuttosto bene. No, quello che non mi convince di Camila è che, pur essendo dotata di piedi rapidissimi e di una reattività eccezionale (anche di gambe), non sia riuscita nel tempo a costruirsi un repertorio di colpi difensivi all’altezza delle potenzialità fisiche.

Chissà, forse se negli anni della formazione ci fosse stata più attenzione verso le fasi di contenimento (intendo sul piano tecnico, prima che su quello tattico) poi una volta in WTA si sarebbe ritrovata con un arsenale di colpi più completo. In fondo è quello che caratterizzava la migliore Serena Williams: per impostazione di base puntava a dominare il gioco, ma quando capitava la necessità di difendere era perfettamente in grado di sostenere uno scambio attraverso i colpi di contenimento; e siccome spesso il tennis si decide su pochi quindici, saper vincere una percentuale anche limitata di punti in difesa, alla fine può davvero fare la differenza. Ecco, se penso alle potenzialità fisiche di Giorgi (che da bambina è stata anche ginnasta), concludo che aveva condizioni di partenza per difendere a livelli migliori. Parere personale, naturalmente.

Prima di presentare i dieci nomi scelti, il solito capitolo dedicato alle esclusioni. Prima di rinunciare, sono stato incerto se citare qualche giocatrice non esattamente super veloce di gambe, ma molto abile nella lettura delle intenzioni avversarie, e quindi nell’anticipo: penso per esempio a Sofia Kenin, Belinda Bencic, Elise Mertens.

Ma sono rimaste escluse anche tenniste molto giovani che vorrei valutare nel tempo, come Coco Gauff e Iga Swiatek. E infine non ho potuto inserire due nomi, perché attualmente sono fuori dalla Top 100, ma che in passato hanno dimostrato di avere mobilità di primissimo livello: mi riferisco ad Aleksandra Krunic e Monica Niculescu. Krunic è terribilmente rapida. Niculescu, detto in estrema sintesi, più che due gambe possiede due molle; vedere per credere:

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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