I migliori colpi in WTA: il pallonetto

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I migliori colpi in WTA: il pallonetto

Settima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Da Sevastova a Williams, da Mertens a Hsieh: chi possiede il lob più efficace del circuito?

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Elise Mertens - Hopman Cup 2018
 
 

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco il settimo articolo, che si occupa del pallonetto. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Il pallonetto
Per parlare del colpo di questa settimana, il pallonetto, ho bisogno di prendere le cose un po’ alla larga, ripercorrendo la genesi degli articoli sui singoli colpi in WTA. Tutto inizia a causa del Coronavirus. Ho deciso di sviluppare la serie di articoli appena si è capito che di nuove partite per un po’ non si sarebbe potuto parlare, visto che erano stato annullato Indian Wells e anche gli impegni europei su terra battuta apparivano impraticabili.

 

Siccome, per molte ragioni, non mi sembrava giusto interrompere la rubrica, nel giro di qualche ora ho definito il tema da trattare e ho cominciato a scrivere del primo colpo, ovvio: il servizio. Dati i tempi stretti, non mi sono interrogato davvero su quali sarebbero stati gli sviluppi successivi, e nemmeno avevo elaborato un reale “piano dell’opera”. Quali colpi avrei trattato? Quanti articoli ne sarebbero venuti fuori? Di quante giocatrici avrei dovuto parlare? Tutto messo in secondo piano dal poco tempo disponibile.

Ora però che i colpi-base sono esauriti e che la serie comincia ad affrontare situazioni di gioco meno ovvie, emergono le difficoltà: anche solo definire il tema non è una scelta così semplice e oggettiva. Per esempio: ragionando di tennis contemporaneo, vale ancora la pena di parlare del pallonetto? Il lob era un colpo usatissimo quando a tennis si scendeva molto a rete, ma oggi i movimenti sulla verticale del campo si sono rarefatti, e di conseguenza anche certi colpi rischiano l’estinzione.

Al punto che oggi, il lob, quasi si usa di più come soluzione di estrema difesa durante lo scambio da fondo: l’avversaria mi ha messo in difficoltà, e allora alzo la palla per avere il tempo che occorre per recuperare una posizione di difesa ideale. Alzare la palla e farla atterrare profonda è di per sé sufficiente, perché tanto l’avversaria non è a rete, ma sta spingendo da fondo campo. Con una parabola alta si guadagna il tempo necessario per provare a resettare le cose.

Ma questo non è l’unico modo di intendere e di giocare il lob; nei tempi d’oro del tennis di volo, i veri “lobbers” erano giocatori che eseguivano i pallonetti caricandoli di topspin. Dalla racchetta usciva una parabola più aggressiva, che al momento del rimbalzo scappava via veloce, imprendibile per chi la inseguiva dopo aver fatto il dietrofront dalla zona di rete. Era il lob liftato. Oggi il vero lob liftato è diventato un colpo rarissimo. Un peccato, perché è di grande spettacolarità:

E quindi? Parlare o no del lob? Malgrado le controindicazioni, ho deciso comunque di affrontare il tema, consapevole però che la scelta delle giocatrici sarebbe stata difficile. Arrivato al momento di definire i nomi, ho elaborato la lista dopo molte titubanze. La presento in ordine alfabetico, così non tolgo la sorpresa di scoprire più avanti le gerarchie definitive. Ecco di chi si tratta: Barty, Hsieh, Kenin, Mertens, Mladenovic, Sabalenka, Sevastova, Siniakova, Vondrousova, Williams.

Non notate qualcosa di particolare? All’inizio non me ne sono reso conto, ma poi ho realizzato: la gran parte di queste giocatrici sono doppiste di ottimo livello. Ripeto l’elenco di nomi con accanto il loro attuale ranking di doppio: Barty oggi è 13ma, ma vanta sei finali Slam di specialità ed è stata top 5, Hsieh è l’attuale numero 1, Kenin è numero 32, Mertens è numero 6, Mladenovic 3, Sabalenka 5, Siniakova 9, Serena è stata a lungo numero 1. A conti fatti solo Sevastova e Vondrousova di recente non hanno giocato regolarmente il doppio, ma sono nate con una sensibilità di tocco superiore alla media.

Una tale prevalenza di doppiste non può essere un caso: chiusa l’era del serve&volley, è infatti nel tennis di coppia che il lob rimane un colpo fondamentale. Le doppiste sono abituate a usarlo, perché durante gli scambi capita di dover cercare la zona di campo sguarnita: quando entrambe le avversarie sono a rete, la parte di campo più ragionevole da esplorare è proprio quella alle loro spalle; e dato che il passante è più rischioso (visto che sono due le giocatrici a coprire la rete), il lob risulta la soluzione più logica.

In molti ricorderanno gli ottimi lob sia di Errani che di Vinci, coppia di eccezionale successo (Career Grand Slam), formata da due giocatrici che hanno saputo trasferire in singolare certe letture di gioco, trovandosi con più alternative a disposizione. Situazione opposta per chi invece il doppio lo pratica poco. Credo che la peggiore Top 20 nei lob (per scelte tattiche ma anche per esecuzione) sia Petra Kvitova che, guarda caso, il doppio in WTA non lo ha praticamente mai giocato.

Altro esempio. Lo scorso anno Taylor Townsend vinse una memorabile partita allo US Open contro Simona Halep (2-6, 6-3, 7-6) facendo sempre più ricorso alle discese a rete (più di cento totali), sino a utilizzare il serve&volley con regolarità nella seconda parte del match. Al termine del confronto, Halep stessa si era resa conto di non avere interpretato al meglio la partita. Questa una parte delle dichiarazioni in conferenza stampa: “Penso di avere adottato una tattica un po’ sbagliata. Forse avrei dovuto utilizzare un maggior numero di lob di fronte ai suoi attacchi. Lei era così attaccata alla rete, ma io oggi non ero ispirata”. Fosse stata una di quelle giocatrici più abituate a giocare il doppio, forse Simona avrebbe reagito con maggiore prontezza nei confronti di un’avversaria che aveva cominciato a proporle situazioni di gioco poco usuali.

E adesso veniamo alla classifica. I dieci nomi li ho già anticipati, prima di svelare l’ordine rimane il solito breve paragrafo dedicato alle escluse. Questa volta sono stato rammaricato soprattutto per le regole che io stesso mi sono dato, che mi impediscono di attingere fra le giocatrici oltre il numero 100 del ranking. Senza questo vincolo probabilmente un posto in graduatoria lo avrebbe trovato Peng Shuai (altra ex numero 1 di doppio), ma anche Cici Bellis.

Per vicissitudini differenti però, oggi entrambe sono nelle retrovie WTA: Peng numero 103, reduce da una squalifica per curiose ragioni di doppio. Bellis numero 302 a causa di seri problemi al polso che l’hanno obbligata a fermarsi per intervento chirurgico. Ultima nota ancora legata al tennis di coppia: forse senza l’infortunio di Bellis, Vondrousova avrebbe disputato più doppi, visto che Marketa e Cici sono amiche e hanno giocato insieme sia da junior che da professioniste. Slam inclusi.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 7

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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