Il club dei giustizieri azzurri: gli italiani che hanno battuto Federer, Nadal o Djokovic

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Il club dei giustizieri azzurri: gli italiani che hanno battuto Federer, Nadal o Djokovic

Sono in totale 13 i tennisti italiani ad aver battuto (un totale di 19 volte) uno tra Federer, Nadal e Djokovic. L’unico capace di batterli tutti e tre è stato Filippo Volandri

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L’impresa di Lorenzo Sonego non la scorderemo mai, e il fatto che Djokovic non fosse al meglio non toglie nulla alla vittoria del tennista torinese.

È davvero un grande momento per i nostri ragazzi. Quest’ultima perla dà subito continuità a quanto successo a Parigi. Abbiamo ancora davanti agli occhi il sorriso travolgente di Martina Trevisan e lo sguardo distaccato da killer di quel fenomeno di ghiaccio che risponde al nome di Jannik Sinner.

La grande vittoria di Sonego a Vienna, che si è spinto sino in finale, lo colloca in un club di enorme prestigio. Uno di quei club esclusivi dove non serve avere continuità (non che Sonego non ce l’abbia, beninteso), ma mettere a segno un exploit difficilissimo. Tipo record del mondo? Meglio, se possibile. Meglio per chi entra nel club s’intende, non per la portata dell’impresa, nel senso che i record sono fatti per essere battuti. Nel circolo di cui parliamo, invece, si tocca l’Olimpo (anzi lo si supera) anche solo per una volta e poi ci si può (ma sarebbe meglio non farlo!) comodamente adagiare, lasciandosi andare a nettare, ambrosia, volèe e tweener. Anche se davanti hai i tre mostri sacri. I Fab Three, i tre che ci fanno e hanno fatto scrivere ed appassionare come difficilmente ricapiterà mai più.

 

L’avete ormai capito, il club è quello dei Giustizieri Azzurri, gli italiani che sono riusciti a battere anche solo una volta uno tra Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic. Può essere stato il botto di una carriera che poi non è stata proporzionale a quel prodigio (ma quale carriera lo può essere? Vabbè, due semidei ci sono, Andy Murray e Stan Wawrinka, poi ci sono altri superuomini, ma stiamo perdendo il filo, anzi il Club…), ma girando per lo Stivale quante persone puoi incontrare, tolte quelle da ore sdraiate sul bancone di un bar, che ti dicono: “Io una volta ho battuto uno di Loro!” ?

Vediamo chi sono, dunque, i membri di questa congrega, suddivisi per ‘vittima’. Sono in totale 13 tennisti italiani che hanno inflitto 19 sconfitte ai Fab, ma come vedrete alcune sono davvero… preistoriche.

ROGER FEDERER (sette sconfitte)

Australian Open 2015 (3T) – A. Seppi b. [2] R. Federer 6-4 7-6(5) 4-6 7-6(5)

Il Re (che tale rimane indipendentemente dal possibile sorpasso Slam di Nadal) non è tipo da ossessionarsi per le sconfitte. Lui ci racconta che non gli capita nemmeno per le finali perse nei Major, ma è impossibile credergli. Lo vediamo anche ora, mentre si rivolta nella regale alcova di Basilea, di nuovo catapultato nel 2008 a Parigi impallinato come mai da Nadal, sempre nel 2008 a Wimbledon appena spodestato nel suo giardino e nel 2009 a Melbourne in lacrime contro la sua nemesi mancina, l’anno scorso a Church Road ancora a servire per il nono Championship sul 8-7 40-15 del quinto set contro la nuova nemesi serba. Eppure, in qualche notte dopo una mangiata pesante, gli capita di ritrovarsi a Melbourne davanti ad Andreas Seppi, che gioca la partita della vita e, nell’incredulità generale, lo estromette da uno Slam al terzo turno, fuori in Australia prima delle semifinali dopo dieci anni consecutivi. 

Roma 2007 (QF) – [WC] F. Volandri b. [1] R. Federer 6-2 6-4

Filippo Volandri, dopo aver battuto Federer

Ho battuto il Re dei Re, non ci credo!” Queste le prime parole di Filo a Roma dopo il punto più alto della carriera. Un tennis splendido e continuo come non gli abbiamo più, purtroppo, visto giocare. Un Federer irriconoscibile in balia di un rovescio sublime e una continuità di rendimento stupefacenti. Noi di Ubitennis non c’eravamo ancora, c’erano però saldamente in cabina di regia due signori che rispondevano al nome di Rino Tommasi e Gianni Clerici. Il primo, sempre meno diffidente col passare dei vincenti di Volandri, a sottolineare col suo stile inconfondibile: “Ha battuto Gasquet e va bene, ma adesso sta superando Federer!”, mentre lo Scriba ce lo ricordiamo insolitamente conciso, forse perché incredulo: “Ma è Federer questo qui?” Godiamoci qui il loro commento originale. Filo ai quarti avrebbe superato anche Tomas Berdych, per poi fermarsi in semifinale contro Fernando “Mano de Piedra” Gonzales.

QUANDO NON ERA ANCORA ‘RE’ – Ci sono altre cinque sconfitte subite da Federer per mano di tennisti italiani, prima che Roger diventasse uno dei candidati al titolo di miglior tennista di ogni epoca. Due sono arrivate nel 2002, entrambe sul suolo italiano, per mano di Sanguinetti (in finale nel torneo ATP di Milano – 7-6 4-6 6-1) e Gaudenzi, che lo estromise dagli Internazionali d’Italia al primo turno con un doppio 6-4. Nel maggio 2002, Federer era ad un passo dalla conquista della top 10.

Le altre tre riguardano un Federer del tutto imberbe e ancora fuori dalla top 100. Nel 1999 fu sconfitto da Laurence Tieleman in semifinale del challenger di Heilbronn e in un Svizzera-Italia di Coppa Davis da Gianluca Pozzi; nel 1997, quando ancora non aveva una classifica ATP, Federer fu battuto in una semifinale di una tappa svizzera del circuito ITF da Daniele Balducci, ex tennista italiano mai andato oltre la 191° posizione in classifica.

RAFAEL NADAL (otto sconfitte)

A differenza di Federer e Djokovic, contro Nadal abbiamo un italiano in grado di vincere più di una volta. Fabio Fognini ha superato Rafa ben quattro volte, ma le due che non dimenticheremo mai sono quelle di Montecarlo 2019, sulla strada della vittoria del titolo più prestigioso (sinora) della sua carriera e quella di New York 2015, quando Fognini centrò un’impresa riuscita solo a Federer (ma agli albori della rivalità del secolo, nella famosa finale di Miami del 2005 contro un Rafa ancora diciottenne): battere Nadal rimontandogli due set di svantaggio.

Montecarlo 2019 (SF) – [13] F. Fognini b. [2] R. Nadal 6-4 6-2 

Non è l’impresa più grande contro Rafa per il ligure, ma quella più importante per il risultato finale. La semifinale vinta l’anno scorso sul Centrale di Montecarlo ha spalancato a Fabio le porte della finale, vinta contro Dusan Lajovic, e quindi del primo successo di un italiano in un Master 1000. Rafa giocò molto male quel match ma Fognini fu perfetto e soprattutto bravissimo a non scomporsi ed approfittare della giornata negativa del maiorchino. Va sottolineato come il torneo di Fabio fu eccellente e nemmeno il peggior detrattore potrebbe essere certo che un Nadal in gran forma l’avrebbe battuto. 

US Open 2015 (3T) – [32] F. Fognini b. [8] R. Nadal 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4

Fabio Fognini festeggia la vittoria su Nadal agli US Open 2015
Fabio Fognini festeggia la vittoria su Nadal agli US Open 2015

Un’impresa quasi senza eguali. Il sopra citato Rino Tommasi sarebbe molto critico per questi toni trionfalistici, ma non troviamo, non vogliamo trovare, altri termini per definire quanto fatto da Fognini sull’Arthur Ashe quella sera indimenticabile di fine estate 2015. Chi scrive ha avuto il privilegio di essere inviato a quello Slam che ogni italiano ricorderà giustamente per la finale Pennetta – Vinci, il trionfo di Flavia e l’impresa di Roberta contro Serana Williams, ma nella prima settimana quella notte richiama brividi lungo la schiena, colpi formidabili da entrambe le parti e un tennis di qualità altissima – “Awesome“, lo definí uno spettatore americano seduto dietro di noi alla fine del quarto set. Il match finì nella notte newyorchese e lasciammo la sala stampa dopo le 3, felicissimi di aver fatto così tardi. Qui la cronaca dell’epoca, fatta nientemeno che dal Direttore. 

Barcellona 2015 (2T) – [13] F. Fognini b. [2] R. Nadal 6-4 7-6

Río de Janeiro 2015 (SF) – [4] F. Fognini b. [1] R. Nadal 1-6 6-2 7-5

Rotterdam 2008 (R16) – Seppi b. [1] R. Nadal 3-6 6-3 6-4

Nel Febbraio 2008 Seppi era il n.42 ATP, Nadal era testa di serie n.1 e n.2 del mondo, veniva dalla sconfitta in tre set contro Tsonga in semifinale all’AO, era all’alba dell’impresa Roland Garros – Wimbledon e del titolo olimpico a Pechino, in una delle sue annate migliori. Serve aggiungere altro per rendere l’idea della prodezza di Andreas?

Challenger Cagliari 2003 (F) – F. Volandri b. R. Nadal 2-6 6-2 6-1

D’accordo, all’epoca Rafa non era ancora Rafa, ma solo il n. 149 del mondo, ma non ci avrebbe messo molto a sbocciare: il primo trionfo a Parigi è di soli due anni dopo. 

LE PRIME DUE – Per completezza d’informazione, anche se si tratta di due precedenti ancora più datati e poco rilevanti, citiamo le due sconfitte subite da un Nadal ancora 15enne contro Potito Starace nel 2002 (addirittura in un torneo satellite, circuito ITF, a Cala Ratjada in Spagna) e contro Stefano Galvani nel 2001, che fu anche la prima sconfitta della carriera di Nadal nel circuito challenger – nel suo torneo d’esordio nella categoria, disputato in settembre a Siviglia.

NOVAK DJOKOVIC (quattro sconfitte)

Vienna 2020 (QF) – [LL] L. Sonego b. [1/WC] N. Djokovic 6-2 6-1
Non ci soffermiamo ulteriormente sulla grande partita del torinese, se non per riproporre il commento del direttore Scanagatta e ripercorrere le sette vittorie italiane contro il n.1 del mondo.

Roland Garros 2018 (QF) – M. Cecchinato [ITA] b. [20] N. Djokovic 6-3 7-6(4) 1-6 7-6(11)

Roberta Vinci che supera Serena Williams a New York e Marco Cecchinato che elimina Novak Djokovic a Parigi sono le due partite del tennis contemporaneo che non dimenticheremo mai, per nessuna ragione al mondo. Quel 5 Giugno 2018 sul Lenglen fu in particolare il tie-break finale, che ai nostri microfoni Jim Courier definì a caldo in modo davvero eloquente, a segnare la storia sia per il risultato sia per i tre set point annullati a Nole e la vittoria al quarto match point che riviviamo nella cronaca del match. Quell’impresa ha segnato il ritorno di un italiano alle semifinali del Roland Garros 40 anni dopo Corrado Barazzutti, e forse è risultata decisiva per la rinascita dell’intero movimento tennistico italiano.

Umago 2004 (1T) – [4] F. Volandri b. [Q] N. Djokovic 7-5(5) 6-1

Avete ragione, ora è troppo. Passi per Volandri che batte Nadal due anni prima suo primo Roland Garros vinto (e primo giocato), ma qui tirare fuori il torneo di Umago di 16 anni fa, quando Djokovic aveva 17 anni e ne mancavano ancora quattro al suo primo Slam in Australia, francamente è troppo. Ma del resto, abbiamo citato Gaudenzi che batte Federer nel 2002 a Roma (peraltro all’epoca Roger era già n.11 del mondo) o Sanguinetti che pochi mesi prima lo sconfigge in finale a Milano, e anche Gianluca Pozzi che al primo turno di Coppa Davis nel ’99 ci regalò il punto della bandiera a risultato acquisito battendo un Federer ancora minorenne.

Suvvia, concedeteci questa deroga, per dare a Volandri quello che è di Volandri, il titolo di unico Giustiziere di tutti i tre Fab Three, tessera n.1 e leader del nostro piccolo grande Club. Speriamo che Andreas Seppi non ci faccia causa. Ne avrebbe tutte le ragioni, visto che è l’unico azzurro ad aver battuto almeno due dei tre fenomeni da quando sono tali, ma la tentazione di trovare e celebrare un italiano capace di battere Federer, Nadal e Djokovic era troppa, davvero troppa!

P.S. Non siete già andati via, vero? Allora cuccatevi l’ultima ‘sconfitta improbabile’ di un Fab 3 contro un italiano, che completa la lista dei 19 match che abbiamo trovato. Nel giugno 2003, un Djokovic appena 16enne e ancora senza classifica mancava la rimonta contro l’italo-argentino Manuel Jorquera in un Futures a Belgrado. Oltre la preistoria di quest’epoca tennistica, ma adesso le abbiamo citate davvero tutte.

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ATP

Barcellona: Musetti schiva la trappola Lopez, adesso il test Auger-Aliassime

Vittoria non banale di Lorenzo Musetti, bravo a rimanere concentrato e sbagliare poco. In serata in campo Jannik Sinner

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[WC] L. Musetti b. F. Lopez 6-4 6-3

È difficile giocare un bel match contro un avversario che vuole evitare di entrare nello scambio, varia velocità e rotazioni, si presenta a rete – insomma, non dà assolutamente ritmo o riferimenti. L’unica cosa che si può valutare è il risultato e sotto questo aspetto Lorenzo Musetti non delude, battendo Feliciano Lopez in due set e portando così a otto i successi stagionali nel Tour a fronte di quattro sconfitte. Bisogna naturalmente ammettere che il buon Feli, alla seconda sconfitta consecutiva in uno scontro generazionale dopo aver subito la rimonta di Alcaraz a Marbella, ci ha messo del suo, perché conta poco accorciare i punti se sei tu a non mandare di là la palla o se la lasci andare perché non capisci dove sta per cadere o se sei troppo lento per arrivarci. Ma, come vedremo, ciò non diminuisce i meriti di Lorenzo, solido e attento a capitalizzare le opportunità.

IL MATCH – Lorenzo sceglie di cominciare in battuta, mentre Lopez inizia a giocare dopo aver perso sei punti. Nonostante ciò e la palla dello 0-2 su cui Musetti non controlla l’incrociato stretto dopo aver raggiunto la smorzata, Feliciano tiene. Si dice di “leggerlo” riferendosi al drop shot azzurro, il secondo che rinuncia a rincorrere; il nostro abusa di quella soluzione e cede il servizio al quinto gioco, ma gli errori spagnoli lo rimettono subito in corsa. Il classe 1981 è lento negli spostamenti, fatica quando lo scambio si allunga, stecca con frequenza, ma qualche buona prima e i varchi trovati sulla destra dell’avversario lo tengono a galla. Non al decimo gioco, però, dove conferma i punti deboli senza che gli vengano in aiuto né la battuta (trova anzi un doppio fallo), né il dritto lungolinea questa volta rallentato dal nastro, e Musetti si assicura il 6-4.

 

Alla ripresa, il teenager di Carrara deve subito ringraziare Lopez per l’orrida giocata sulla palla break – l’unica del parziale – e il punteggio può seguire l’ordine di battuta. Gioco sempre frammentato con qualche punto da highlights per entrambi fino a che Feliciano è chiamato a servire per restare nel match e, come nel primo set, non riuscirà nell’impresa. Questa volta il merito è però tutto di Lorenzo che per due volte da destra risponde sulla seconda da lontano ma profondissimo (anche con un po’ di fortuna nella seconda occasione), mentre da sinistra avanza per tagliare il campo sulla prima mancina bloccando la risposta e poi trafiggendo il n. 61 con un delizioso passantino di rovescio in mezza volata. Dopo poco più un’ora, Lopez consegna infine la sfida al primo match point con il ventesimo errore non forzato contro i soli sei di Lorenzo, a dimostrazione della solidità della sua prestazione, arricchita da 16 vincenti, lo stesso numero di Feli. Al secondo turno, Musetti troverà Felix Auger-Aliassime per un altro confronto inedito.

LE PAROLE DI MUSETTI – Lorenzo è arrivato a Barcellona con largo anticipo, convinto di dover giocare le qualificazioni, ma venerdì è giunta la conferma della wild card: “Così ho avuto tempo per adattarmi al meglio alle condizioni. Le palline sono molto dure e sul campo si scivola parecchio, ma è un bellissimo torneo davvero ben organizzato”. Riguardo all’avversario odierno: “Oggi è stata una partita difficile. Ero curioso di affrontare un giocatore come Feliciano che è un po’ atipico bel circuito. Ho avuto fretta all’inizio, ho mancato subito una chance. Mi è girata bene alla fine del primo set facendogli il break. Nel secondo sono rimasto lì, concentrato, e sono andato sempre meglio. Partite come questa, magari anche non giocando benissimo ma vincendo, mi fanno acquisire esperienza e fiducia”.

Non troppi match, però, quindi dopo Barcellona, il quinto torneo consecutivo a cominciare da Acapulco, è arrivato il momento di fermarsi un po’. Poi, molto probabilmente giocherò le qualificazioni a Madrid e poi Roma, dove ho una cambiale abbastanza importante, quindi sperando di andare il più lontano possibile. L’obiettivo è il Roland Garros, il mio primo Slam in main draw”.

Diversamente da molti colleghi in possesso di un piano A molto semplice e poco altro, Musetti vanta un arsenale più vario. La parte difficile è non farsi confondere dalla varietà delle soluzioni. “È una grossa sfida ammette Lorenzo, “ma è quello che faccio e gioco il mio miglior tennis quando scelgo il colpo, l’arma giusta che ho a disposizione. Quando sono al mio miglior livello, faccio sempre la scelta migliore ed è quello che cerco di fare anche in allenamento, concentrandomi e migliorandomi a partire da lì, che è la chiave di tutto proprio perché, spesso, in partita commetto gli stessi errori che commetto in allenamento”. Quindi, un tennis che funziona al meglio quando è istintivo e non ci si pensa troppo? “Quando ho buone sensazioni in campo, mi viene naturale giocare smorzate, variazioni, colpi speciali. A volte, è la chiave per vincere incontri in condizioni difficili, come questo. Oggi ho usato bene la risposta perché lui serviva bene, soprattutto da sinistra ho cercato di avvicinarmi alla linea di fondo – cosa che non faccio abitualmente. Poi, lo slice per tenergli la palla bassa quando veniva avanti”.

A proposito dell’avversario di secondo turno, Auger-Aliassime: “Non ho mai giocato con Felix, neanche in allenamento. Sicuramente è più in forma rispetto a Feliciano. Sarà una partita più fisica, con più scambi. Feliciano tende a scendere a rete, a fare pochi scambi, mentre Felix è più solido, ma anche lui molto aggressivo. Credo sia una partita aperta. Ho le mie chance, come le ho con tutti, e cercherò di sfruttarle al meglio. Di sicuro, lui sarà tra i protagonisti nel futuro del nostro sport. E, con lui, spero di esserci anch’io in quel futuro”.

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Al femminile

Osorio e Fruhvirtova, teenager a Charleston

Nel torneo in South Carolina vinto da Astra Sharma si sono messe in luce protagoniste giovanissime

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Linda Fruhvirtova - WTA Charleston 2021 (via Twitter, @VolvoCarOpen)

Il secondo torneo disputato sulla terra verde di Charleston, un WTA 250, sembrava dovesse rispettare le gerarchie delle teste di serie. Infatti la numero 1 in tabellone, Ons Jabeur, era approdata in finale contro Astra Sharma dopo avere vinto con margine i turni precedenti. Quattro successi in due set, lasciando al massimo cinque game a match. Invece in finale è arrivata la sorpresa.

Jabeur ha vinto il primo set 6-2, e anche nel secondo set sembrava fosse imminente lo strappo decisivo per chiudere la partita e conquistare il titolo. Ma nei game finali Ons ha cominciato a sbagliare di più, e ha perso il parziale 5-7. Poi alla distanza è calata drasticamente, subendo un inatteso 1-6. E così la numero 27 del ranking ha lasciato strada alla numero 167. Con questa controprestazione Jabeur deve ancora rimandare l’appuntamento con il primo successo in un torneo a livello WTA.




 

Dalla stagione 2020, pur tra le difficoltà della pandemia, Jabeur ha compiuto un notevole salto di qualità, certificato anche dal best ranking in carriera: numero 25 raggiunto proprio questa settimana. Ma c’è ancora qualcosa da aggiustare nel suo tennis, tanto spettacolare quando gira al meglio. Forse pecca nella tenuta fisica alla distanza, ma forse è soprattutto un problema di convinzione in alcuni frangenti dei match importanti. La metterei in questo modo: il suo tennis è creativo ed efficace quando tutto funziona, ma tende a diventare forzato e un pochino cervellotico quando le cose non girano a dovere. E i colpi diventano poco produttivi.

Ma va dato merito anche alla avversaria in finale, Astra Sharma. Con i nuovi meccanismi di calcolo del ranking, Sharma aveva appena visto scadere i punti della finale ottenuta a Bogotà nel 2019, e questo le aveva causato un arretramento di oltre 30 posti. Ma il successo di Charleston le ha permesso di risalire sino alla posizione 120. E così dopo la sconfitta di due anni fa contro Amanda Anisimova in Colombia, Sharma ha conquistato alla seconda occasione il suo primo titolo a livello WTA.

Malgrado la finale abbia offerto il confronto tra due giocatrici in piena maturità (Jabeur ha 26 anni e Sharma 25), a mio avviso l’aspetto più interessante di Charleston “bis” è legato alla presenza di ben tre teenager nei quarti di finale: Clara Tauson, Maria Camila Osorio Serrano e Linda Fruhvirtova.

Di Tauson (nata nel dicembre 2002) ho già scritto in occasione del suo successo nel WTA 250 di Lione, all’inizio di marzo (vedi QUI). Allora aveva vinto partendo dalle qualificazioni, e quella vittoria non aveva solo significato il primo titolo in carriera a livello WTA, ma anche l’ingresso in Top 100. Questa volta è il momento di parlare di Osorio Serrano e Fruhvirtova.

Maria Camila Osorio Serrano
La semifinale raggiunta dalla giovane tennista colombiana in South Carolina segue di pochi giorni il suo trionfo a Bogotà: anche per lei primo titolo in carriera a livello WTA, da profeta in patria. La classica settimana da sogno, conclusa come meglio non poteva, con la vittoria in finale su Tamara Zidansek.

A livello tecnico, però, probabilmente vale di più la semifinale nordamericana rispetto al successo sudamericano. Facciamo due conti: in Colombia la giocatrice sconfitta più alta in classifica era stata la numero 93 Zidansek. In South Carolina invece, Osorio ha battuto la numero 51 Linette al primo turno e la numero 91 McHale al secondo. Poi ha avuto la meglio su Tauson (ma con un successo per ritiro), prima di fermarsi contro la futura vincitrice Sharma in semifinale. Mettendo in fila le partite di Bogotà con quelle di Charleston, Osorio ha vinto otto partite consecutive, e questo le ha permesso di ottenere il best ranking della sua breve carriera: numero 118 WTA. 

A 19 anni compiuti (è nata il 22 dicembre 2001), Osorio nei prossimi mesi proverà a sfondare la barriera della Top 100, cercando di avvicinare i risultati ottenuti nel recente passato da altre due colombiane: Mariana Duque Marino (best ranking numero 66 e un titolo vinto, anche lei a Bogotà) e soprattutto Fabiola Zuluaga (best ranking numero 16 nel 2005 e semifinalista all’Australian Open 2004). Zuluaga ha vinto 5 titoli a livello WTA, e 4 di questi a Bogotà: nel 1999, 2002, 2003, 2004.

Sorprende fino a un certo punto che per tre giocatrici colombiane il torneo di casa si sia trasformato nel “terreno di caccia” preferito: dato che la capitale della Colombia si trova a oltre 2600 metri sul livello del mare, le condizioni di gioco sono molto particolari, e probabilmente chi è cresciuta in un contesto del genere riesce a esprimersi meglio rispetto a chi deve adattarsi in pochi giorni al tennis in altura.

Maria Camila proviene da una famiglia di sportivi, ma non di tennisti: infatti sia il nonno che il fratello sono arrivati a giocare nella nazionale di calcio colombiana. Lei invece ha scelto il tennis dopo che da bambina aveva incrociato per caso in televisione un match di Federer. È rimasta stregata dal gioco in generale ma anche da Roger, tanto da averlo “inseguito” nei tornei dello Slam che ha affrontato da junior. È riuscita ad agganciarlo e a farsi fotografare insieme a Roger proprio nell’ultima occasione, a New York 2019. Osorio infatti ha vinto il suo titolo Slam (US Open 2019) quando stavano per scadere i limiti di età.

Anche se in WTA non ha ancora raggiunto i livelli di Duque Marino e Zuluaga, è comunque la prima colombiana della storia a essere arrivata alla posizione numero 1 della classifica junior; raggiunta il lunedì successivo alla vittoria nello Slam (9 settembre 2019). Forse non è stata precocissima nei risultati (ricordo per esempio che sono nate nel 2001 Amanda Anisimova e Iga Swiatek), ma ha dimostrato di avere cominciato con il piede giusto il passaggio al professionismo: numero 478 a fine 2018, numero 184 a fine 2019, con il primo successo a livello ITF nel 15K di Cucuta, che è la sua città natale.

Nelle partite di Charleston Maria Camila ha dato prova di possedere alcune tipiche doti di chi è cresciuta sulla terra rossa: due buoni fondamentali da fondo, ma anche la capacità di utilizzare il drop-shot e di misurarsi con i frequenti corpo a corpo che la palla corta può innescare. D’altra parte non dispone di una potenza devastante, e difficilmente può fare la differenza con i colpi di inizio gioco. Per questo penso che per crescere in futuro dovà trovare i giusti equilibri che le permettano di valorizzare il pià possibile gli aspetti tattici e agonistici.

a pagina 2: Linda Fruhvirtova

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Flash

Pagelle Montecarlo: un Dio greco in terra

Stefanos Tsitsipas trionfa nel Principato, Djokovic e Nadal in affanno. Roger Federer preferisce la Svizzera

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos figlio di Apostolos fece una palla di pelle di Rublev, tutti i russi salirono a galla per vedere la palla di pelle di Rublev fatta da Stefanos, figlio di Apostolos. E così il Dio greco Tsitsipas (10) finalmente è sceso in terra a calpestare e dominare il suolo del mattone tritato, nuovo principe di Montecarlo approfittando dei tentennamenti dei precedenti tiranni. Nulla ha potuto il robotico Rublev (8,5), eroico nell’abbattere l’antico dominatore ma poi arresosi dinanzi a cotanta bellezza e superiorità.

D’altra parte Novak Djokovic (5) aveva dato tutto per dimostrare al nuovo leoncino Jannik Sinner (6) che il vecchio leone comandava ancora la foresta e soprattutto era distratto dal progetto di annettere la PTPA alla nuova Superlega ed ha dovuto cedere il passo dinanzi allo scatenato Daniel Evans (8), che ha all’improvviso dimostrato di avere birra, non solo da bere, anche sulla terra battuta. In verità anche fuori dal campo visto il risentimento mostrato nei confronti di Lorenzo Musetti (5,5): caro Dan fai il bravo che per difendere l’onore del Magnifico siamo pronti ad invadere la perfida Albione. Rafa Nadal (5) è apparso un po’ stralunato, ma Parigi è ancora lontana e, come di consueto, lì si parrà la sua nobilitade e dunque non è il caso di preoccuparsi.

Per quanto riguarda lo squadrone azzurro, eravamo nove in tabellone eravamo giovani e forti ma a salvarci dal tracollo è stato il vecchio bucaniere Fabio Fognini (7) che ha ritrovato l’aria di casa ma ha dovuto arrendersi allo scatenato Casper Ruud (7,5). Matteo Berrettini (5) ha dimostrato di non essere ancora pronto, Caruso (6) si è salvato da una figuraccia, Travaglia (6) ha difeso l’onore della propria donna dalle ingiurie del villano Carreno, da Sonego (6) forse potevamo aspettarci qualcosa di più, ma veniva dalla vittoria in terra sarda e dobbiamo essere clementi.

A proposito di Sardegna, altro successo del movimento italiano con il nuovo torneo ATP in programma nella settimana prima del Roland Garros: sarà Parma, nel frattempo annessa con provvedimento presidenziale alla provincia di Nuoro, ad ospitare il nuovo 250.

 

Nel frattempo Roger Federer, dal suo buen ritiro ha fatto sapere che tornerà in quel di Ginevra e dunque non figura nell’entry list di Roma. A questo punto gli appassionati italiani potranno sperare solo in una improbabile retromarcia di Roger e in una wildcard degli Internazionali. Dubbioso Binaghi: “Beh stiamo parlando di una vecchia gloria, un giocatore che non ha più nulla da dare e che è riuscito a non vincere questo torneo neanche quando il suo avversario era Mantilla, che è riuscito a perdere con Stepanek, Chardy, Gulbis e Volandri. Valuteremo ma in questo momento abbiamo altri nomi prima di lui, Londero, Coria e Delbonis certamente più adatti di lui alla terra”.

Se Federer limita le sue apparizioni sul rosso, Nick Kyrgios (4) ha invece deciso di saltare totalmente la stagione sulla terra. “Non mi alleno altrimenti sporco la macchina. La terra non dovrebbe essere nemmeno considerata una superficie” ha ricordato più volte Nick. D’altra parte nemmeno lui dovrebbe essere considerato un tennista.

Dato un applauso alle nostre Cocciaretto (7,5) e Trevisan (7) che hanno spezzato le reni alla Romania nella ex Fed-Cup, l’oscar quadrifoglio della settimana va a Federico Gaio (10): ko nell’ultimo turno delle qualificazioni di Barcellona, è stato ripescato come lucky looser e sorteggiato all’esordio con Benoit Paire. Più gaio di così…

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