Indian Wells, italiani: splendida Paolini, battuta Mertens! Tra gli uomini, avanza solo Mager

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Indian Wells, italiani: splendida Paolini, battuta Mertens! Tra gli uomini, avanza solo Mager

Jasmine Paolini batte in rimonta Elise Mertens e conquista il terzo turno. Brutta sconfitta per Lorenzo Musetti, niente da fare per Roberto Marcora, ma ottima vittoria per Gianluca Mager. Si ritira Berrettini in doppio in coppia con Sinner

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Dal nostro inviato a Indian Wells

È arrivata da lucky loser, e in un torneo di grande importanza come il BNP Paribas Open di Indian Wells, la prima vittoria in carriera di Jasmine Paolini contro una Top 20. Al secondo turno del torneo californiano la n. 2 italiana ha avuto la meglio della belga Elise Mertens, testa di serie n. 14 e n. 18 della classifica WTA con il punteggio di 3-6, 6-4, 6-4 in 2 ore e 49 minuti.

Un match giocato splendidamente da Paolini, che anche dopo aver perso il primo set nel quale era riuscita per lunghi tratti a giocare alla pari con la più quotata avversaria (“Renzo [Furlan, il suo coach n.d.r.] dopo la partita mi ha detto che quel set che ho perso 6-3 avrei dovuto vincerlo, con tutte le chance che ho avuto”), è riuscita a non perdersi d’animo e a continuare a menare le danze con il suo miglioratissimo diritto riuscendo a tenere il ritmo della sua avversaria. “Nel primo set ci sono stati tanti regali da una parte e dall’altra – ci ha detto Jasmine alla fine del match – poi sul 3-3 lei si è messa a giocare meglio, io ho fatto qualche errore di troppo e non ho sfruttato le occasioni. Da lì ho iniziato a sbagliare di meno, e la partita è girata”.

 

Scappata avanti 3-1 nel secondo set, Paolini ha subito un ace sulla palla del 4-1 pesante (se si può usare questo termine in una partita in cui ci sono stati ben 16 break) vedendosi poi riprendere da Mertens sul 3-3. Certamente è stata aiutata dai 13 doppi falli della belga, alcuni dei quali anche in momenti molto delicati, come sulla palla break fronteggiata sul 3-3 nel set decisivo, ma è stata anche bravissima a recuperare due game molto importanti sul finale, risalendo da 0-40 sul 4-3 e da 15-40 sul 5-4.

Sono molto contenta di come ho giocato. Credo di aver battuto anche un’altra Top 20, penso Kasatkina qualche anno fa a Praga, in ogni modo sono felice di aver vinto questa partita contro di lei perché ci avevo sempre perso. Ora che sto ottenendo risultati anche sul cemento mi sento molto meglio, perché questa era una cosa che soffrivo parecchio mentalmente, mentre ora riesco a divertirmi anche sul veloce”.

Al terzo turno l’avversaria sarà Jessica Pegula (n. 24 WTA) e Sloane Stephens (n. 73 WTA). “Non la conosco troppo bene – ha detto Jasmine – mi ci sono allenata un paio di volte, e ci ho anche giocato una volta a Houston qualche anno fa. Ma in partita le cose cambiano sempre, per cui cercherò di fare del mio meglio”.

Brutta sconfitta invece per Lorenzo Musetti, che dopo lo scivolone al primo turno di Sofia infila un’altra sconfitta all’esordio di un torneo, anche se questa volta contro un avversario di caratura certamente superiore. Contro Albert Ramos-Vinolas (n. 48 ATP) si può certamente perdere, ma quello che lascia perplessi è il modo. Un primo set scappato via per 6-1, due turni di battuta infiniti all’inizio del secondo (18 punti e 16 punti), e una volta subito il break anche nel secondo parziale, il punteggio che è fuggito via sul 5-1 davvero troppo facilmente. Musetti e il suo team erano arrivati a Indian Wells con largo anticipo e hanno passato tutta la settimana qui in California allenandosi al Tennis Garden, ma purtroppo l’avventura nel torneo è durata molto poco.

È evidente che lo splendido giocatore che abbiamo ammirato la scorsa primavera sia sul cemento sia sulla terra non può essersi dissolto nel nulla, e ci sono certamente tante scusanti per la tumultuosa estate appena trascorsa (l’esame di maturità che ha cancellato la stagione sull’erba, la partecipazione olimpica che ha scombussolato l’estate, l’incidente di Toronto e le disavventure sentimentali raccontate di recente dallo stesso Lorenzo), ma ora come non mai è importante continuare a lavorare con serenità senza farsi demoralizzare dalle battute d’arresto.

Niente da fare anche per Roberto Marcora, già bravo a essersi qualificato per il tabellone principale: sconfitta piuttosto netta per lui contro lo spagnolo Pedro Martinez (n. 59 ATP) che ha ottenuto l’unico break del primo set in apertura ed ha poi mantenuto il vantaggio fino alla fine del parziale, per poi dilagare nel secondo set, vinto 6-0. Peccato per le due palle del 5-5 avute da Marcora nel decimo game, sulla prima delle quali c’era spazio per mettere un passante di diritto: “Quelle palle sono il motivo per cui io sono 200 del mondo e lui 60 – ci ha detto Marcora dopo la partita – chi gioca a questo livello mette dentro tante palle rischiando poco, io invece faccio il contrario. In ogni modo sono contento di aver vinto due partite in questo torneo, cosa che mi era accaduta una sola volta in questa stagione, e spero che quando mi sarà passata l’arrabbiatura potrò guardare con un po’ di lucidità agli aspetti positivi di questa trasferta e di portarli con me nei tornei Challenger del resto della stagione”.

Sul finire della giornata è arrivato il secondo successo per i colori azzurri per mano di Gianluca Mager che ha vinto in rimonta una partita tutt’altro che facile contro l’ungherese Marton Fucsovics (n. 42 ATP). Una partita iniziata malissimo, con un primo parziale perso in un lampo in meno di mezz’ora cedendo per ben tre volte il servizio. . “All’inizio non ci ho capito davvero nulla – ha detto Mager dopo la vittoria – c’era un po’ di vento, che mi ha messo un po’ in difficoltà dal momento che vengo da tornei indoor. Poi però mi sono detto di provare a palleggiare, ad allungare gli scambi, e sono riuscito a girare la partita”.

Nel secondo set il ligure si è staccato subito sul 4-0, chiudendo alla fine 6-3, ma nel terzo set è stato molto bravo a mantenere il vantaggio annullando tre palle break nel game d’apertura, costringendo Fucsovics sempre a inseguire, e andando poi subito rapidamente 4-1.

Al prossimo turno per Mager c’è la rivincita contro Gael Monfils, che la settimana scorsa a Sofia lo ha sconfitto 6-2, 6-2. “Il mio obiettivo principale è divertirmi – ha detto Gianluca – poi tutto quello che viene è guadagnato”.

Nel torneo di doppio non c’è stato l’atteso esordio della coppia composta dai primi due giocatori d’Italia. Matteo Berrettini si è precauzionalmente ritirato dal doppio, pare per un problema al collo, probabilmente per concentrare le energie sul singolare. Sinner è quindi rimasto senza compagno e non potrà partecipare al torneo di doppio, ragion per cui è stato visto effettuare molteplici sessioni di allenamento sui campi laterali di Indian Wells per mantenere il “chilometraggio” solito.

Il tabellone maschili e femminili di Indian Wells con i risultati aggiornati

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP Vienna: Alcaraz con i muscoli, Murray con il cuore

All’Erste Bank Open prima giornata di match che non tradiscono le attese con le prime tre partite che vanno avanti fino alle 10 di sera

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Andy Murray (GBR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[WC] A. Murray b. [5] H. Hurkacz 6-4 6-7 6-3

Terzo match sul centrale di giornata che vede opposti il principale avversario di Jannik Sinner, Hubert Hurkacz a quel Murray che ormai è diventato una wild card fissa in ogni torneo in cui desidera giocare, un po’ ovviamente per il blasone, un po’ per la simpatia che ormai si è attirato lo scozzese per quel suo continuare a provarci. Due ottimi motivi insomma per tifare Murray stasera dalle parti del Bel Paese, nella speranza che il gigante Opelka mercoledì non decida di entrare in modalità cecchino con Sinner.

Ma vediamo alla partita; Murray ormai come da abitudine degli ultimi mesi, non potendo più contare sull’imperforabilità difensiva che lo contraddistingueva parte subito forte giocando un bel tennis aggressivo (certo che se qull’aggressività l’avvesse usato un po’ di più anche prima, magari contro Nole chissà…magari qualche soddisfazione in più se la sarebbe tolta…). A differenza del match precedente tra Evans e Alcaraz la partita fila via sui binari dell’equilibrio con i due giocatori che tengono abbastanza agevolmente i propri turni di servizio; l’unico a soffrire è Hurkacz nel terzo gioco che non trova grande aiuto dalla prima, ma comunque riesce a scamparla. Si arriva così al nono gioco con Murray che riesce a strappare il servizio al polacco, e porta poi a casa in scioltezza il primo set.

Nel secondo set i due continuano a marcarsi stretti, con Hurkacz che sale di tono, i colpi cominciano a filare via più fluidi e Murray va in difficoltà, specie a metà set quando nel sesto game deve annullare ben quattro break point. Lo scozzese però riesce a tenere botta e alternando aggressività laddove possibile a buone giocate difensive, specie con il diritto incrociato carico di effetto, riesce a salvare la pelle e portare la partita al tie break. Nel tie break, che va avanti sul filo dell’equilibrio con lo scambio di un paio di mini break, Andy riesce anche ad arrivare a match point, che viene però annullato con una meravigliosa soluzione lungolinea di rovescio da Hurkacz, che poi si va a prendere a rete i punti successivi per chiudere il match, aiutato anche da un Murray che sul set point avversario non trova la prima. A questo punto tutto lascerebbe pensare che da una parte ci sia un Hurkacz che si sia scrollato di dosso la tensione, e dall’altra parte un Murray che invece risente della mancanza di abitudine a giocare match tirati con top ten, (come dirà anche nell’intervista dopo partita Andy ha giocato quest’anno soltanto un pugno di partite con grandi giocatori); e probabilmente anche il fatto che nel recente passato lo scozzese è spesso arrivato vicino al grande risultato senza centrarlo ha influito.

 

E infatti nel primo gioco del terzo, Hurkacz riesce finalmente a breakkare lo scozzese (a fine match la statistica sarà impietosa, una palla break convertita dal polacco in 10 tentativi). Addirittura il break arriva con un doppio fallo di Murray che lascerebbe pensare ad un crollo dello scozzese che pare subire il colpo del mancato match point. Poi però al polacco manca il killer instinct di affondare il colpo e torna irrigidirsi nei colpi; se la fluidità infatti è il punto forte del tennista polacco che gioca quando sta libero di testa colpi potenti e piatti, perfetti sul veloci, oggi è apparso a volte un po’ contratto e non sempre preciso. Si va avanti così nel terzo set con Murray che riesce ad affondare il colpo chirurgicamente (2/2 la conversione nel set). L’ultimo sussulto di Hurkacz arriva proprio sul finire del match, con le ennesime due palle break non convertite, che lasciano così strada a Murray, che torna meritatamente alla vittoria. Alla fine non è bastato essere ingiocabile a Hurkacz sulla prima di servizio, la capacità di soffrire di Murray ha fatto la differenza.

Carlos Alcaraz (ESP) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
Carlos Alcaraz b Daniel Evans 6-4, 6-3

Partita gradevole e ben giocata per lunghi tratti, con Evans che come al solito gioca un tennis vario e d’attacco. Purtroppo per l’inglese alcuni passaggi a vuoto di troppo lo hanno condannato contro un Alcaraz che ha unito aggressività e solidità. Partita che comunque ha visto Evans partire subito in salita ma in grado di recuperare due volte il servizio perso (alla fine saranno ben 8 break ottenuti, su un totale di 18 game giocati, che sarebbe un dato notevole anche sulla terra battuta, non parliamo poi sul veloce indoor).

Il primo set si decide quindi nel nono e nel decimo gioco con Alcaraz che tiene botta agli arrembaggi dell’inglese, che invece non riesce a mantenere i giri del motore e butta via malamente il set con un paio di errori non forzati. In generale comunque, in un tennis in cui il mantra sembra quello di rispondere sempre e comunque tre metri dietro la linea di fondo, abbiamo visto belle cose; sia Evans che che Alcaraz si sono avventati sulle seconde dell’avversario: lo spagnolo con soluzioni più potenti, l’inglese con più varietà, anche con soluzioni di attacchi slice interessanti. Fatto sta che in generale l’impressione è che Evans fosse sempre più sotto pressione, sia in generale – dovendo cercare sempre soluzioni creative per girare l’inerzia dello scambio – sia in particolar modo sulla seconda di servizio, che veniva regolarmente massacrata dallo spagnolo. Non a caso i due punti che hanno deciso la partita sono stati coerenti con questa narrativa: un secondo fallo di Evans, con il britannico che ha rischiato la seconda per evitare di andare subito sotto nello scambio, e uno smah banale steccato al termine però di uno scambio in cui però il ragazzo di Murcia aveva recuperato l’impossibile.

Due errori che suonano come una condanna a morte per Evans che infatti nel game successivo deve alzare bandiera banca senza opporre resistenza. Il ragazzo poi si fa notare anche per le dichiarazioni in conferenza stampa: la notizia del giorno è la convocazione del ragazzo alle finali di Davis al posto di Nadal. E la reazione di Carlos è che ovviamente è stato molto contento, ma che la sfida non lo preoccupa, anzi è desideroso di mettersi alla prova se dovesse servire; ci sono grandi campioni al suo fianco come Carreno e Bautista ma se dovesse toccare a lui sicuramente non si tirerebbe indietro, a l’espressione del giovane spagnolo era di quelle che lasciano ben sperare. L’attuale detentore del record di precocità in Davis appartiene oggi ad uno spagnolo che a  18 anni e 6 mesi è il più giovane vincitore nella storia della Coppa Davis. Non è difficile immaginare chi possa essere, ma il ragazzo di Murcia avrebbe le carte in regola per spodestarlo, anche se per un paio di mesi.

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Jannik Sinner vince ad Anversa il quarto titolo dell’anno: best ranking e Torino più vicina

Ancora una prestazione impeccabile dell’azzurro che regola Schwartzman con un doppio 6-2

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Jannik Sinner - Anversa 2021 BELGA PHOTO KRISTOF VAN ACCOM

[1] J. Sinner b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-2

Con un’altra prestazione maiuscola, Jannik Sinner mette le mani sul trofeo di Anversa regolando Diego Schwartzman con lo stesso doppio 6-2 con cui si era imposto sabato contro Harris. Nell’ora e un quarto di gioco, il pur rapidissimo e solido argentino è stato travolto dal ritmo imposto agli scambi da un Sinner dominante su entrambe le diagonali e incontenibile nelle accelerazioni in parallelo; molto bene anche al servizio nonostante l’usuale non altissima percentuale di prime, ma dalle quali ha ricavato 21 punti su 23, piantando anche otto ace.

L’occhio va subito alla classifica, con quel numero 11, a soli 55 punti dalla top ten, che è anche best ranking. E, altrettanto importante, è il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto (non contando Nadal, fermo per il resto della stagione), a 110 punti Hurkacz. Dopo il bis a Sofia, avevamo accennato alla possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro a vantare quattro titoli in una stagione. Non sappiamo se Jannik si sia distrattamente soffermato a pensare “possibilità?” con la giusta e necessaria dose di presunzione, ma di sicuro il nostro non se l’è fatta sfuggire.

 

IL MATCH – Entrambi arrivano in finale senza aver ceduto alcun set, con el Peque che in semifinale ha fatto valere il peso dell’esperienza su un Brooksby peraltro al sesto incontro della settimana, mentre Sinner ha impressionato tenendo a bada il servizio di Lloyd Harris. Avversario ovviamente ben diverso da Harris, Schwartzman inizia tenendo la battuta, subito imitato da Sinner. Diagonale sinistra proposta dall’uno e volentieri accettata dall’altro, entrambi vogliono mettere in campo il loro miglior ritmo prendendosi l’opportuno margine di sicurezza per valutare se sia sufficiente a prevalere. L’azzurro tira più forte e sta più vicino al campo, quindi il ventinovenne di Buenos Aires può solo confidare negli errori del nostro – errori gratuiti, perché, costretto troppo lontano, ha poche chance di forzarli. Hanno invece il passaporto argentino i due brutti dritti che, seguiti da un paio di gran punti in accelerazione di Sinner, valgono il sorpasso già al terzo game, subito consolidato da un turno di servizio autoritario contro quello in vetta alla classifica dei migliori ribattitori delle ultime 52 settimane.

L’angolo della telecamera principale non rende giustizia alle traiettorie dell’azzurro che mette in mostra anche esiziali dritti stretti che aprono in campo quanto e più del rovescio sull’altro lato. Dopo un altro break che vale il 4-1, sembra esserci esserci un attimo di rilassamento, ma Jannik non ha intenzione di concedere nulla e da sinistra salva le due opportunità argentine di accorciare. Diego rimane aggrappato ai punti come un mastino, annulla due set point al settimo gioco e tenta di opporsi al 40-0 di quello successivo prima di capitolare alla quinta opportunità.

Sinner non si siede sugli allori del quarto 6-2 consecutivo inflitto agli avversari e parte fortissimo anche nel secondo parziale scatenando il rovescio lungolinea che, insieme al dritto micidiale, spiana la strada all’immediato vantaggio. Schwartzman può solo cercare di rimanere in scia, non perdere troppo campo e tenere la testa fuori dall’acqua in attesa di un calo dell’avversario che, viceversa, non accenna a lasciare la presa. Anzi, prosegue sullo stesso ritmo forsennato e ogni piccolo errore di Diego diventa pesante come un macigno nell’economia del punteggio. Inevitabile un altro break e un altro 6-2 per il nostro giovanissimo alfiere che alza il quinto trofeo ATP in carriera su sei finali disputate. Per quanto riguarda invece i rimpianti per quella persa a Miami, in attesa della conclusione della Corsa a Torino, di certo si affievoliranno sempre più fino a svanire di fronte a questo livello di tennis.

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