Emma Raducanu, è davvero giusto darle (ancora) una chance?

Emma Raducanu esce male da Indian Wells, eliminata in meno di 1h da Amanda Anisimova. Ma ha ancora senso darle sempre una chance in più?

Di Fabio Barera
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Emma Raducanu - WTA Indian Wells (@ X LTA)

Emma Raducanu rappresenta uno dei personaggi più ‘controversi’ e divisivi dell’intero circuito WTA. Non tanto per il suo carattere – anche perché è una ragazza molto pacata, ci mancherebbe – quanto per l’andamento della sua carriera, inversamente proporzionale agli introiti degli sponsor. La nativa di Toronto, che da giovanissima si impose allo US Open 2021 partendo addirittura dalle qualificazioni, non si è mai più confermata ai fasti di 5 anni orsono: 0 titoli nell’ultimo lustro e una sola finale, al Transylvania Open 2026 di Cluj-Napoca, persa contro Sorana Cirstea. Eppure i grandi marchi continuano a vederla e trattarla come una big assoluta, al punto che Uniqlo l’ha scelta come Global Brand Ambassador, spingendola a lasciare Nike di fronte ad una promessa economica – stando alle informate voci di corridoio – di circa 3,5 milioni di dollari a stagione.

Sui campi da tennis, però, Emma Raducanu continua a non convincere fino in fondo. Ne è la riprova l’ultima sconfitta in ordine temporale, quella patita al terzo turno del BNP Paribas Open 2026 di Indian Wells contro Amanda Anisimova. Certo, l’avversaria è quella che è – e negli ultimi mesi nessuno spera di trovarsela dall’altra parte della rete – ma dopo il comodo successo contro Anastasia Zakharova non ci si aspettava un roboante 6-1 6-1 in appena 54′. Il problema per la 23enne britannica, però, è che questi ‘bassi’ si stanno verificando con una costanza preoccupante, soprattutto conoscendo le sue potenzialità. E allora la domanda che sorge spontanea è: ha ancora senso darle un’altra (ennesima) chance?

Tanti bassi e pochi alti: gli ultimi mesi di Emma Raducanu

Senza andare troppo indietro nel tempo, anche perché questo non le volgerebbe a favore, gli ultimi messi di Emma Raducanu sono stati caratterizzati da troppi down e pochi up (per altro sempre ‘rovinati’ da successivi tonfi inaspettati). A Wimbledon 2025 gioca due set di fatto alla pari con Aryna Sabalenka, che le danno la scossa per spingersi in semifinale a Washington, dove però perde dalla discontinua Anna Kalinskaya. Ci riprova a Montreal, ma arriva la lezione di tennis da parte di Amanda Anisimova, che le concede appena 3 game. Torna ad affrontare la n. 1 del mondo a Cincinnati, arrendendosi al 3° al termine di una lunga battaglia, ma allo US Open giunge puntuale la batosta, questa volta per mano di Elena Rybakina.

A quel punto entra in un vortice decisamente negativo, raccogliendo appena due vittorie nei successivi cinque tornei. A Seul e Pechino si arena al secondo turno contro Barbora Krejcikova e Jessica Pegula, si ritira a Wuhan contro Ann Li e poi alza bandiera bianca tra Ningbo e United Cup con Lin Zhu e Maria Sakkari. La campagna australiana le regala i quarti ad Hobart, dove però perde dalla modesta Taylah Preston, e il 2° turno all’Australian Open 2026, bloccata da Anastasia Potapova. L’ultimo atto nel ‘250’ di basso livello di Cluj-Napoca, cui abbiamo fatto riferimento in precedenza, è solo il preludio ad una doppia delusione tra Doha (ritiro contro Camila Osorio) e Dubai (sconfitta contro Antonia Ruzic), prima di arrivare – appunto – a Indian Wells.

Emma Raducanu e il rapporto con i coach

Uno degli elementi che hanno senza dubbio una certa rilevanza in questo discorso, e che possono aver influito sugli ‘up&down’ di Emma Raducanu, è la facilità con cui cambia coach. Dopo il successo allo US Open 2021 con Andrew Richardson nell’angolo, la nativa di Toronto ha subito ingaggiato Torben Beltz, con cui si è separata nel 2022 – dopo pochi mesi – per passare a Dmitry Tursunov, anch’egli durato ben poco. Nel biennio 2022/2023 ha fatto affidamento a Sebastian Sachs, cui ha fatto seguito Nick Cavaday tra 2024/2025, sebbene il record (in negativo, si intende) appartenga a Vlado Platenik, resistito appena 14 giorni.

Nel 2025 ha optato per Mark Petchey, salvo poi cambiare ad agosto dello stesso anno con Francisco Roig. La partnership con l’ex coach di Rafael Nadal e Matteo Berrettini dura però appena sei mesi e, sebbene lei stessa avesse dichiarato di non essere alla ricerca di un allenatore, al BNP Paribas Open 2026 di Indian Wells è tornata a farsi aiutare dal connazionale: “Mark mi ha aiutato molto questa settimana ed è stato bello essere di nuovo in campo con lui. Ma commenterà per Tennis Channel, probabilmente fino alla fine del torneo, quindi non so quanto tempo potrò trascorrere con lui prima di Miami“.

Che siano troppi?

Giusto per chiudere il quadro, interrogata sui continui cambi di coach proprio ad Indian Wells, Emma Raducanu ha spiegato di non volere un allenatore che le impartisca ordini e che le dica ‘Si fa così!’. Certo, vien da pensare che se chiunque abbia tentato di affiancarla nel corso degli ultimi 5 anni sia durato non più di un biennio, forse il problema non è tanto il loro approccio quanto le esigenze della britannica stessa. Non è intenzione di chi scrive metterle una croce addosso, ma se solo la 23enne trovasse una continuità anche nei rapporti lavorativi, allora la carriera potrebbe prendere un’altra piega. E sicuramente avrebbe una maggiore stabilità sotto tutti i punti di vista.

Il peso della fama e i casi di stalking

Le difficoltà e l’involuzione di Emma Raducanu, però, non si possono semplificare solo con la tesi ‘Deve rimanere con lo stesso coach’. Ci sono due elementi che hanno indubbiamente segnato la sua carriera e la sua vita, da non sottovalutare nell’analisi complessiva del suo percorso tennistico. In primis quel successo allo US Open 2021, sia per come è arrivato, sia per quello che ne è conseguito. Il fatto di laurearsi campionessa Slam ad appena 19 anni, da qualificata, senza mai aver giocato una finale a livello WTA in precedenza, è come un’onda che ti travolge. La fama, il successo, l’arrivo di sponsor milionari, le pressioni mediatiche (e non) che tutto questo porta in dote pesano come macigni quando forse neanche tu ti rendi conto di quello che hai fatto.

A questo aggiungiamoci i bruttissimi episodi con gli stalker, che negli ultimi anni della sua (ancor) giovane carriera l’hanno costretta a vivere momenti di paura. Prima nel 2022 un uomo era riuscito a scoprire l’indirizzo della sua abitazione a Londra, mandandole messaggi d’amore. Arrestato lui, è arrivato un secondo personaggio losco a minare la tranquillità di Emma Raducanu, avvicinandola in un’area pubblica al Dubai Duty Free Tennis Championships 2025 e poi palesandosi sugli spalti nel corso del match contro Karolina Muchova.

Emma Raducanu merita un’altra occasione?

Tutti questi elementi spiegano in qualche modo le difficoltà che Emma Raducanu si è trovata a vivere dopo l’exploit a Flushing Meadows nel 2021. A 23 anni è ancora giovane per poter definitivamente mettere una croce sulla sua carriera, anche perché sono molteplici gli esempi di tenniste che hanno alzato il livello nella fase ‘matura’. Quel che è certo è che la nativa di Toronto deve aiutarsi, tramite la scelta di persone fidate e su cui è sicura di poter contare in qualsiasi momento. Solo con una certa stabilità sarà possibile provare a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama del circuito WTA. Il tempo è dalla sua parte. Ora è tutto nelle sue mani.

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