Da Miami a Miami, un anno dopo. Jakub Mensik torna nel suo teatro dei sogni, dove dodici mesi fa ha aperto la vetrina della propria bacheca per esporre il primo titolo ATP.
Sorgere in un Masters 1000 non è da tutti. Ma il diamante di Prostejov non è certo un giocatore qualunque. A dispetto dei soli 20 anni, è atteso sulla via della consacrazione già da tempo, soprattutto da quella Repubblica Ceca fucina di talenti, con la sua inconfondibile scuola, che va cercando il fuoriclasse tra i tanti buoni giocatori.
Jakub Mensik, la speranza della Repubblica Ceca
I risultati conseguiti a livello Junior, con la finale persa per un soffio all’Australian Open 2022 e il numero 2 nel ranking di categoria, alimentano i sogni di gloria cechi, con l’auspicio di vederli replicati anche nel circuito ATP.
Dopo il terzo turno a sorpresa allo US Open 2023, è a Doha l’anno successivo che Mensik irrompe sullo scenario planetario, acciuffando la prima finale del Tour maggiore, per poi trovare anche l’affermazione 1000, con i quarti di Shanghai, dove solo l’idolo di sempre Novak Djokovic ha fermato il suo impeto.
Spesso nel tennis e nello sport il tempo è, in maniera ossimorica, nemico dei giovani talenti. Il tutto e subito è la logica tiranna di un mondo sempre più usa e getta, in cui chi non si attiene al disegno prospettato è rapidamente sostituito. Non a caso uno dei dibattiti più ricorrenti ad animare lo spazio tennistico è l’identità del terzo incomodo che scardini il duopolio Alcaraz-Sinner, che, di volta in volta, assume le fattezze di un giocatore o un altro.
Mensik è uno dei nomi più quotati per assumere questo ruolo. E il 2026 può fornire risposte in merito, pur ricordando sempre che Jakub è un classe 2005 e che, dunque, il suo percorso è in divenire.
Inevitabilmente la vittoria al Miami Open ha alzato l’asticella immediatamente e ha viziato il giudizio sui mesi successivi. Il gioiello di Prostejov ha proseguito il suo percorso senza ulteriori acuti, ma tale da chiudere il 2025 da numero 18 del mondo, nonostante gli infortuni che lo hanno penalizzato sul finale.
Mensik e le sliding doors di Miami: dal ritiro paventato al primo titolo ATP
Riavvolgiamo il calendario a gennaio 2025. Mensik inizia la stagione da numero 49 ATP e con il titolo di ‘Newcomer of the year 2024’ che lo proietta tra il gruppo ristretto di giocatori attenzionati per il salto di qualità.
In Oceania racimola le prime risposte. A Brisbane e Auckland sigla due quarti di finale – e in Australia approda nella finale di doppio, in coppia con Jiri Lehecka, sconfitti solo da Julian Cash e Lloyd Glasspool. All’Australian Open, poi, arriva a un passo dagli ottavi, rimontato da un vantaggio di due set da Alejandro Davidovich Fokina, non prima di aver fermato al secondo turno la testa di serie numero 6 Casper Ruud.
Nell’evoluzione tennistica di un teenager qualche periodo di assestamento è da mettere in preventivo, soprattutto se coincide con un momento di sviluppo, con modifiche e migliorie che avranno impatto più avanti sul rendimento.
Tra Rotterdam, Acapulco e Indian Wells, Mensik raccoglie solo due vittorie, indoor su Alexander Bublik pre-cambiamento radicale e Tomas Etcheverry in California.
Il format dei Masters 1000 a 12 giorni dilata i tempi di gioco e, vista la prolungata attesa prima di tornare in campo per la seconda tappa del Sunshine Double, Jakub decide di iscriversi al Challenger di Punta Cana. Perché la gavetta è gavetta per tutti e per la classifica, che lo vede remare a ridosso della top 50, ogni punto è potenzialmente decisivo per progredire.
In Repubblica Dominicana riprende a macinare vittorie e sensazioni positive, fino alla semifinale. Tuttavia, le fatiche accumulate nel torneo caraibico gli presentano il conto con un dolore acuto al ginocchio. Tutto è pronto per il ritiro dal Masters 1000 di Miami: “Non riuscivo nemmeno a camminare, figurarsi correre” confessa dopo la finale. “Il supervisor era a pranzo, così sono andato dai fisioterapisti prima di consegnare il modulo”.
Insomma, quella pausa pranzo è decisiva. I fisioterapisti tranquillizzano il ceco e gli danno il via libera per giocare.
Il resto è storia recente.
Mensik oltre Miami: talento e discontinuità
Il trionfo su Djokovic inaugura un nuovo capitolo della carriera di Mensik. Il balzo in avanti di 30 posizioni gli consegna direttamente una testa di serie per i grandi tornei, evitandogli – ed evitando ai suoi avversari – potenziali incroci pericolosi già ai primi turni.
Se ad Amburgo, al primo torneo dopo il successo della Florida, cade alla celeberrima “prova del nove”, abbandonando la competizione all’esordio, al Masters 1000 di Madrid le condizioni premiano il suo gioco e torna a ai quarti di finale, dove è superato da Francisco Cerundolo.
Lontano dall’altura della capitale spagnola, però, il ceco fatica a brillare, con un terzo e un secondo turno agli Internazionali d’Italia e Roland Garros. E neppure il Challenger di casa si apre sotto una buona stella per Jakub, che saluta Prostejov al debutto.
Nell’altalena di risultati da cui non riesce a uscire, si impantana anche sull’erba, presentandosi a Wimbledon con sole due vittorie in tasca tra il Queen’s e Eastbourne.
Ai Championships approda al terzo turno, ma un arrembante Flavio Cobolli lo doma in tre set.
Le difficoltà di Mensik sono evidenti. Gli ottimi fondamentali di cui dispone non sono supportati dalla continuità necessaria per spingersi fino alle fasi conclusive delle competizioni.
Lo swing americano e la tappa in Asia confermano uno spaccato di stagione complicato per Jakub, tradito anche dal fisico, con frequenti lievi problemi che ne compromettono la resa – il miglior risultato tra agosto e ottobre sono i quarti di Pechino, dove ha alzato bandiera bianca nel primo set contro Alex de Minaur.
Il cambio di passo del 2026: il titolo a Auckland e la vittoria su Sinner
Un rush finale in calando – cui si somma anche la delusione in Coppa Davis, dove la Repubblica Ceca era accreditata tra le favorite – non scalfisce in alcun modo la stagione 2025 di Mensik, che mette i piedi nell’anno nuovo da numero 18 del mondo.
Saltate le Next Gen ATP Finals per concentrarsi appieno sull’annata a venire, i frutti maturano già al primo torneo individuale del calendario – gioca con successi alterni anche la United Cup. All’ASB Classic di Auckland coglie il suo secondo titolo, mostrando di aver lavorato accuratamente durante l’off season. E all’Australian Open, venuto fuori dal pantano del primo turno contro Pablo Carreño Busta, si spinge fino agli ottavi dove è atteso da una sorta di rivincita della finale di Miami. Tuttavia, contro Djokovic non può neppure scendere in campo per un infortunio agli addominali.
Una beffa che evidenzia come, dal punto di vista della tenuta atletica, ancora qualcosa il ceco paghi rispetto ai migliori.
Jakub torna alle gare a Doha, scenario della prima finale ATP, e diviene protagonista di una delle vittorie più belle della giovane carriera. Ai quarti si impone in tre set su Jannik Sinner con sfrontatezza e privo di ogni timore reverenziale. Il suo torneo si conclude poi in semifinale: troppe le energie lasciate in campo contro il numero 2 del mondo per essere competitivo contro Arthur Fils.
“Battere Jannik ed essere praticamente al suo stello livello mi ha fatto capire molto, sto andando nella giusta direzione” commenta il successo su Sinner, mantenendo i piedi ben saldi a terra.
A Dubai bissa l’approdo tra i migliori otto della competizione, ma cede il passo a Tallon Griekspoor.
Traguardi questi che gli valgono il best ranking al numero 12.
Mensik, il futuro è adesso
A proposito di classifiche, rivolgendo lo sguardo al live ranking, il classe 2005, scalati i 1000 punti del successo di dodici mesi fa, arretra fino alla 26esima posizione.
Dopo il terzo turno di Indian Wells, in Florida dovrà ben guardarsi le spalle, per limitare i danni.
Nel 2025 è arrivato a fari spenti. 365 giorni dopo è cambiato quasi tutto. Le aspettative già alte fanno adesso compagnia a un’attenzione minuziosa alle sue partite.
L’ultimo a difendere il titolo a Miami è stato Djokovic, assente in questa edizione, 10 anni fa – che addirittura ha fatto tripletta nel tra il 2014 e il 2016.
Comunque vada, Mensik non pare spaventato dal futuro: “Voglio diventare numero 1 del mondo e vincere tutti gli Slam”.
Figuriamoci se può scalfirlo la difesa del titolo. O qualche rovinosa caduta. E considerando che il suo bottino di punti è condensato nei primi mesi della stagione, se Jakub dovesse rintracciare quella continuità di cui ha dato prova solo a sprazzi potrebbe consolidare lo status d’élite. Con uno sguardo alla top 10.
L’ambizione non gli manca. E neppure quella giusta dose di realismo che lo tiene ancorato al presente.
“Sto vivendo il mio sogno di giocare nelle arene più belle del mondo, di incontrare le leggende di questo sport, di viaggiare e conoscere culture diverse. Sono fortunato per tutto questo ma soprattutto perché godo di perfetta salute! Non tutti sono così fortunati, lo so bene non solo per il mio meraviglioso fratello, che ha un disturbo dello spettro autistico”.
