Sottane, volée e vecchi merletti (Clerici). Nadal, niente Brisbane; Abu Dhabi, gioca Djokovic (Cocchi). Novak e Serena, il ritorno al tennis dei numeri uno (Piccardi). Progetto Vinci, il futuro a Milano (Sonzogni)

Sottane, volée e vecchi merletti (Clerici). Nadal, niente Brisbane; Abu Dhabi, gioca Djokovic (Cocchi). Novak e Serena, il ritorno al tennis dei numeri uno (Piccardi). Progetto Vinci, il futuro a Milano (Sonzogni)

Sottane, volée e vecchi merletti (Gianni Clerici, La Repubblica – il Venerdì)

 

È appena uscito, come sempre a Natale, il Quaderno del Collezionista, che le Edizioni Collezionisti di Tennis inviano ai loro soci. Simile istituzione esiste, in Italia, dal giorno in cui un musicista della Scala, Beppe Russotto, mi chiese che cosa pensassi del battesimo di qualcosa di simile al Collectors Club inglese. Risposi che mi sarebbe piaciuto farne parte, ma che non avrei trovato più di dieci consoci. Mi sbagliavo e, al prematuro decesso di Beppe, la direzione è stata assunta da Franco Alciati, che ha appena creato un volumetto che mancava alla nostra cultura, L’evoluzione della moda del tennis in Italia. Io stesso, nella mia vita dedita al tennis, mi sono più volte occupato di moda, anche grazie all’aiuto di due superesperti quali Rosita e Ottavio Missoni. Il mio primo incontro con la moda avvenne nella segreteria del Tennis Club Hanbury di Alassio, dove il segretario, Mr. Goodchild, convinse mia mamma che un bambino di sei anni poteva evitare i calzoni lunghi obbligatori per tutti i tennisti. Tornai a occuparmi di moda quando fui preso da una passione intensa per Suzanne Lenglen, scomparsa nel 1938. Innamorato, come lo sono tuttora, di Suzanne, la prima a portare abitucci che, durante le spaccate e i salti verso l’alto, ne rivelassero un lembo di coscia al pubblico britannico, chiesi di esser ricevuto da Patou, fondatore dell’omonima casa di moda parigina. In seguito alla sua scomparsa, fui ricevuto dal direttore Raymond Barbas, che mi mostrò gli abiti che Patou aveva disegnato per lei, creando la “Ligne Suzanne Lenglen”. (…) Un libro, sottaciuto forse perché privo dei disegni che adornano lo straordinario libretto italiano, è quello di Teddy Tinling, il primo sarto a occuparsi solo di donne tenniste. Il titolo è White Ladies. Tinling è stato un personaggio che ho ben conosciuto, e che ho spesso trovato eccessivo nella sua continua ricerca di successo. Fallito come tennista si contentava, in Costa Azzurra, di fare l’arbitro. Come gli comunicai che avevo iniziato a scrivere una biografia di Suzanne Lenglen, mi informò che non potevo farlo senza chiederlo a lui, che l’aveva arbitrata più di cento volte. Nelle mie ricerche trovai che ai tempi in cui la Lenglen abitava a Nizza Tinling poteva avere al più dodici anni. In seguito Teddy divenne il Maestro delle Cerimonie di Wimbledon, e la sua inclinazione per il disegno lo spinse dapprima a consigliare, infine a creare degli abiti come mai se n’erano visti, con tenui colori, pizzi, merletti e trine. La prima a indossarli fu la tennista americana Gussie Moran, che giunse a indossare un paio di mutandone di pelle di leopardo, suscitando, insieme all’entusiasmo, uno scandalo, dal quale i gentlemen di Wimbledon ricavarono un regolamento che impediva vesti se non bianche e prive di ogni fronzolo. Era il 1948. Tinling diventò un sarto professionista che esponeva i suoi modelli in una enorme vetrina di Lillywhites, il negozio più chic di Londra. Fu nel 1954 che Tinling incontrò Lea Pericoli al suo primo Wimbledon, e se ne innamorò, a modo suo. Vide in leila modella ideale per le sue creazioni. Creazioni che potete vedere nel quaderno di Franco Alciati. Una, a tutta pagina, con l’ombrellino, e la sottana di pizzo. Poi le altre, come quella in cui un soffio di vento solleva la gonnellina mostrando quello che Gianni Brera, in una didascalia, definì «lo strepitoso rovescio della Pericoli». In un’altra foto Lea mostra addirittura un addobbo in visone, a circondarne la sottana. E, infine, una decorazione di piume «tanto bianche che Ted si arrabbiò quando osai asciugarmi il sudore». Credo che le foto di Lea Pericoli siano le pagine fondamentali del libro, anche se – mi permetto di suggerirlo al presidente della Federazione italiana gioco tennis – tutte le immagini meriterebbero una Mostra ai prossimi Internazionali. Ci sono altre foto che oserei chiamare storiche, quelle degli abiti della Lenglen, di Helen Wills, di Eileen Bennett, di Lilì de Alvarez, campionessa e scrittrice. Sino alle maniche corte delle camicie, inventate da René Lacoste, importate da noi dal papà di Pietrangeli, ai modelli di Sergio Tacchini e a quelli d’oggi di Giordano Maioli, campione d’Italia 1966. Si termina vicino a noi. Quando Borg era vestito dall’italiana Diadora, Chris Evert dall’Ellesse di Nocera Umbra, Adriano Panatta dalla biellese Fila, Jimmy Connors dai Fratelli Cerruti di Biella. Un libretto, insomma, che meriterebbe di diventare un librone. Complimenti al tennista Alciati, presidente di un’Associazione che non merita di essere sconosciuta: al contrario.

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Nadal, niente Brisbane; Abu Dhabi, gioca Djokovic (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il ginocchio destro non è ancora a posto e la preparazione non ancora ottimale, per questo Rafa Nadal ha deciso, dopo la rinuncia al torneo esibizione di Abu Dhabi, di saltare anche l’appuntamento con il torneo di Brisbane al via nel fine settimana. Nadal aveva chiuso la sua stagione trionfale, dove ha conquistato due Slam tra cui il decimo Roland Garros, proprio per lo stesso problema. Alle Atp Finals di Londra lo scorso novembre, subito dopo aver perso il primo match del girone contro David Goffin, Rafa si era dovuto arrendere al dolore, nelle settimane passate si è dedicato alla riabilitazione e ha iniziato ad allenarsi. L’annuncio del forfeit è arrivato via Twitter: «Mi dispiace comunicare che quest’anno non sarò a Brisbane — ha scritto —, la mia intenzione era quella di giocare, ma non sono ancora pronto dopo l’ultima lunga stagione e una preparazione iniziata in ritardo». In un altro tweet Nadal ha spiegato che sarà comunque in Australia dal 4 gennaio quando comincerà a preparare, a Melbourne, gli Australian Open che al momento non paiono a rischio. Intanto oggi ad Abu Dhabi tocca a Novak Djokovic testare le condizioni del gomito che lo ha tenuto fermo per sei mesi. Il suo primo avversario sarà lo spagnolo Bautista Agut, che ieri ha battuto Rublev, mentre Thiem se la vedrà con Kevin Anderson, vincitore su Carreno Busta. Domani sarà anche il momento di rivedere in campo Serena Williams, al rientro dalla maternità dopo aver dato alla luce a settembre la piccola Alexis Olympia. Serena affronta la vincitrice del Roland Garros Jelena Ostapenko.

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Novak e Serena, il ritorno al tennis dei numeri uno (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Era un altro mondo, un altro tennis. Quando Serena Williams giocava il suo ultimo incontro, la finale dell’Australian Open 2017 vinta contro la sorella Venus, ancora non sapevamo che due grandi vecchi dati per rottamati, Roger Federer e Rafa Nadal, avrebbero dominato la stagione. E quando Novak Djokovic si ritirava per un malanno al gomito nei quarti di finale di Wimbledon ceduto il primo set a Berdych, lo scorso luglio, non c’erano ancora stati gli attentati di Barcellona e Las Vegas, l’uragano Harvey. Al rientro, oggi e domani nella ricchissima esibizione di Abu Dhabi, Serena e Nole trovano uno scenario completamente cambiato. C’erano una volta due numeri uno granitici, in grado di impilare record. Oggi nel latifondo del tennis comandano un 31enne con le cartilagini logore, il niño di Manacor che ha rinviato il debutto per l’eterno e mai del tutto risolto dolore al ginocchio, e la rumena Halep, più nota per le sonore batoste che per le vittorie, che chiuderà l’anno un’incollatura davanti alla spagnola Muguruza (che perlomeno due Slam li ha vinti). Ma ad aver subito una rivoluzione sono soprattutto le vite private dei due campioni. In undici mesi Serena, già incinta quando alzava la coppa di Melbourne, si è fidanzata, sposata e ha partorito Alexis Olympia Ohanian, la minuscola influencer di cui dal giorno zero sappiamo tutto: dal profilo Instagram regalatole per il battesimo ai problemi di dentizione che hanno coinvolto gli oltre dieci milioni di followers di mamma. In cinque mesi Nole non è stato da meno: ha ricucito il matrimonio sfilacciato con Yelena, è diventato papà-bis di Tara e ha cambiato coach, aggiungendo al bizzarro mosaico che comprende un guru (Pepe Imaz) e un totem (André Agassi, ma solo per gli Slam) l’ex collega Radek Stepanek, con cui si è allenato duramente a Bordighera. Djokovic scende in campo oggi contro Bautista Agut, numero 20 del ranking. La Williams domani assaggerà i fendenti della giovane lettone Jelena Ostapenko, settima in classifica, la bambina terribile che in sua assenza si è presa la libertà di espugnare Parigi, dalla quale la dividono oltre tre lustri. Serena torna più magra, più bionda, più risolta: l’obiettivo è superare la Court (24 Slam) e agguantare un primato che non verrà mai più battuto. Novak pare rigenerato, ma per lui l’asticella è più in alto. Comunque vada, saranno un altro tennis e un altro mondo.

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Progetto Vinci, il futuro a Milano (Cristian Sonzogni, La Gazzetta dello Sport – Milano)

Roberta Vinci sbarca a Milano e il tennis lombardo si trova sul piatto una grande opportunità. Perché la tarantina non si fermerà a Milano soltanto il tempo necessario a concludere la sua carriera, da qui agli Internazionali d’Italia di maggio. Il suo obiettivo pare quello di rimanere in città anche in seguito, quando passerà dal ruolo di giocatrice a quello di coach. O almeno di persona al servizio dei tennisti che verranno. Questa sembra l’intenzione, che del resto è perfettamente in linea con l’attitudine mostrata dalla ex finalista degli Us Open lungo tutta la sua carriera: Roberta è probabilmente, tra giocatrici azzurre, quella che meglio si adatta al ruolo di guida per i giovani. E sarebbe un peccato non sfruttare una risorsa di questo valore. I due circoli che stanno ospitando la pugliese sono il Tc Lombardo e lo Junior. Il primo, nato nel 1946, punta sulla terra battuta e dunque sarà il luogo deputato alla preparazione per la stagione sul rosso. Il secondo, nato nel 1957, sarà punto di riferimento per quanto riguarda il veloce, dunque in vista della prima parte del 2018, dall’Australia in poi. A guidare Roberta, c’è un coach che ha già lavorato in passato con Francesca Schiavone, e che a Milano — sponda Tc Lombardo — ha trovato la sua base ideale. Abruzzese di origine, Lorenzo Di Giovanni è da tempo nel capoluogo lombardo e lavorerà con uno staff che comprende anche il preparatore fisico Andrea Guarnaccia. Obiettivo? Chiudere nel migliore dei modi, come ha detto la stessa Vinci, che attualmente occupa la posizione numero 117 del ranking Wta. Una situazione che la costringerà a giocare spesso le qualificazioni o a puntare su qualche wild card. Un problema superabile, per una della sua classe e della sua esperienza. Le stesse doti che in seguito saranno fondamentali per dare una mano ai giovani che vorranno seguirla.

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