Favola Sonego: «E dire che quattro anni fa ero scarso…» (Gibertini). Sonego, prima stella. Il lampo dell’ex calciatore (Crivelli). Va in gol il Cuore Toro (Semeraro). Fognini vola con 16 ace. La Giorgi convincente (Crivelli). Riecco Sharapova due anni dopo: ritorno con il sorriso (Crivelli)

Favola Sonego: «E dire che quattro anni fa ero scarso…» (Gibertini). Sonego, prima stella. Il lampo dell’ex calciatore (Crivelli). Va in gol il Cuore Toro (Semeraro). Fognini vola con 16 ace. La Giorgi convincente (Crivelli). Riecco Sharapova due anni dopo: ritorno con il sorriso (Crivelli)

Favola Sonego: «E dire che quattro anni fa ero scarso…» (Vanni Gibertini, La Nazione)

 

Tre vittorie e due sconfitte per gli azzurri nella seconda giornata dell’Australian Open. Nella prima giornata aveva vinto solo Seppi, atteso dal giapponese Nishioka, possibile preludio di Coppa Davis. Hanno vinto da favoriti, senza cedere set, Fognini sull’argentino Zeballos (6-4, 6-4, 7-5) e Camila Giorgi sulla russa Kalinskaya (6-4, 6-3). Prevedibilmente battuti l’esordiente Berrettini dal più esperto francese Mannarino (triplice 6-4) e Fabbiano da Sascha Zverev (6-1, 7-6, 7-5, ma con un setpoint mancato nel terzo set). Federer – cui ha fatto da sparring a Dubai – si è congratulato con il ragazzo pugliese. L’eroe azzurro di giornata è però Lorenzo Sonego, 22 anni, torinese e torinista. Contro l’olandese Haase, n.43 Atp, Lorenzo — n.219 – ha vinto i primi due set ma sul 6-1 del tiebreak nel terzo set ha sciupato 5 matchpoint. Poi altri due anche sul 5-3 40-15 nel quarto. Un altro si sarebbe scoraggiato. Lui, coraggioso, ha continuato a picchiare di servizio e dritto (80 vincenti) fino a raggiungere Gasquet al secondo turno e 90.000 dollari aussies. Quanto i guadagni della carriera. «Ma 4 anni fa ero scarso… Oggi sono stato bravo a non ripensare alle occasioni sfumate». Ragazzo saggio: «Investirò tutto per crearmi un team di sostegno». Rientra Djokovic dopo 6 mesi e vince facile su Young. Gomito ok e più perplessità: «Fino a 3 settimane fa non sapevo se avrei giocato». Convince lui più di Wawrinka, altro reduce da un lungo stop. Ma per Novak ora c’è Monfils, un osso duro. Federer domina lo sloveno Bedene.

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Sonego, prima stella. Il lampo dell’ex calciatore (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

E’ tutto un equilibrio sopra la follia. Perfino una partita di tennis. E così, quello che fino a ieri non aveva mai messo piede nel tempio del tabellone principale di uno Slam, compie l’impresa più esaltante della giovane carriera superando l’incubo di sette match point falliti (cinque addirittura dal 6-1 nel tie break del terzo set, una possibile mazzata) con la forza d’animo di un veterano e di fronte a un veterano per davvero, l’olandese Robin Haase, 43 del mondo, cioè 186 posizioni più avanti di lui. Ma se chiedete a Lorenzo Sonego, torinese con antenati veneti e napoletani, mai stato in Australia prima d’ora, quale magia abbia chiesto ai suoi 22 anni per uscire dall’abisso in cui stava infilandosi, vi risponderà con due parole: «Cuore Toro. Nei momenti caldi, mi aiuta sempre». E non è la consueta frase da tifoso con scarsa fantasia: lui quella maglia l’ha vestita sul serio, fino ai 13 anni. Attaccante di buon talento, dicono, fino a quando ha preso la decisione più difficile: «Per due anni, mi sono diviso tra calcio e tennis, ma poi è diventato troppo pesante. E ho scelto il tennis». Se il buongiorno si vede dagli antipodi, benediremo quell’illuminazione. Perché in una settimana ha battuto (tra gli altri) Tomic nelle qualificazioni, cioè l’uomo che solo cinque anni fa doveva risollevare con forza i destini dell’Australia e poi, nel primo turno di Melbourne, ha travolto il trentenne dell’Aia ben più di quanto possa raccontare il saliscendi di 183 minuti di emozioni. Perché Lorenzino domina tecnicamente il match, non soltanto per i 79 vincenti, sintomo della capacità di comandare sempre lo scambio: quel dritto rapido e compresso è un enigma irrisolvibile per Haase, che non sarà mai in grado di leggerlo, ferito anche dalla perizia del piemontese di partire da quel movimento così ben mascherato per disegnare smorzate imprendibili. E solo i quintali di esperienza che li separano evitano la chiusura in tre set, appunto con la litania delle occasioni sciupate dal nostro, fino a poco tempo fa soprannominato «Polipo» perché respingeva tutto come se avesse otto braccia : «L’avevamo studiata così, sapevo che potevo fargli male. Certo, dopo quel terzo set è stata dura, sono stato bravo a lasciarmi tutto alle spalle. Nel quarto cominciavo a sentire la stanchezza, avevo i crampi. Al quinto non ce l’avrei fatta». Nella piccola Epifania del tennis azzurro di questo inizio anno, uno con il suo servizio (finalmente) e il suo dritto, ma anche l’istinto e la buona propensione alla rete, sembra il dono dal cielo finalmente atteso. Già a maggio, con la wild card a Roma, aveva impressionato, arrivando a servire per il match contro il volpone Almagro e uscendo dal Pietrangeli tra le ovazioni, poi un infortunio a un polso ne ha arrestato la crescita precipitandolo oltre il 400 posto: adesso, dopo l’exploit, è già virtualmente 169. Soprattutto, con il secondo turno incamera 60.000 euro, cioè il doppio di quanto guadagnato fin qui tra Futures e Challenger: «Li investirò nel preparatore atletico e nei fisioterapisti». Lui del resto è così: esuberante nel gioco, posato nella quotidianità. Lo ha cresciuto come un secondo padre Gipo Arbino al Green Park di Rivoli, dove l’altra notte sono rimasti svegli in 40 per seguirlo in tv. E’ il coach che in pratica gli ha messo in mano una racchetta e che adesso si gode le prime glorie: «Lorenzo è ancora un ragazzino, è più giovane della sua età e infatti ci aspettavamo che potesse crescere tra un anno o due. Ma è migliorato molto nel rovescio, è un grande lavoratore e deve solo acquisire più resistenza nelle gambe. Non nei muscoli, che poi si rovina». Adesso c’è Gasquet, magari in declino ma sempre un califfo: «Giocatore straordinario — conferma Arbino — però non ha il colpo che spacca. Ci proviamo un’altra volta». Garantisce il Cuore Toro.

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Va in gol il Cuore Toro (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

I suoi amici si sono ritrovati tutti al Green Park di Rivoli, quasi in cento per guardare la partita in notturna. E Lorenzo li ha ricompensati: quattro set con il brivido su Robin Haase, 30 anni e numero 43 del mondo, e biglietto staccato per il secondo turno degli Australian Open, dove incontrerà il talento puro ma un po’ decaduto di Richard Gasquet E’ la prima volta che Sonego, classe 1995, mette i piedi in uno Slam, e ci sta prendendo gusto. Padre padovano, mamma siciliana, Lorenzo è nato a Torino dove nonno Aldo è stato fra i fondatori del Cral de La Stampa. Papà Giorgio è responsabile della sua passione per il tennis, anche se dai 5 ai 13 anni Lorenzo ha giocato da esterno d’attacco nelle giovanili del Torino, e il Cuore Toro gli è rimasto dentro anche dopo aver deciso di dedicarsi a tempo pieno alla racchetta «Quando sono a casa vado allo stadio appena posso, da piccolo i miei idoli nel tennis erano Federer e Tsonga, e nel calcio Ronaldinho. Adesso nel Torino mi piacciono Moretti e Rincon. Perché il Toro? Amo le squadre che in campo vincono e soffrono, come me». Ieri, dopo due set e mezzo di dominio quasi totale, con servizi e diritti anomali, è arrivata la sofferenza. Prima due palle break salvate sul finire del terzo set, poi cinque match-point sprecati quando si è trovato avanti 6-1 nel tie-break. Altri due match-point li ha buttati sul 5-3 del quarto, dopo essere stato avanti anche 4-1. «Me la sono vista veramente brutta», ammette. «Il tie-break è stato un incubo, ma poi sono stato bravo a estraniarmi. Nel quarto set ho dato tutto: sentivo che arrivavano i crampi e sapevo che al quinto avrei perso». Sonny è allenato da sempre da Giampietro Arbino, il 62enne maestro campano storico punto di riferimento del tennis piemontese. L’anno scorso si era fatto notare al Foro, passando le qualificazioni, poi un brutto infortunio al polso in estate lo aveva precipitato al 446 del ranking. A Roma lo hanno ribattezzato Capoccia per la sua testardaggine; qualche anno fa gli avversari lo chiamavano il Polipo perché con i suoi lunghi tentacoli (è alto più di 1.90) sulla terra raccattava tutto; oggi ha capito che può battersela su tutte le superfici ma «che a questi livelli non puoi limitarti ad aspettare l’errore dell’avversario, se non cerchi il vincente non vai da nessuna parte. Ho lavorato molto sia atleticamente sia tecnicamente, credo di essere migliorato nel servizio e nella risposta. Giocare qui è incredibile, mi sembra davvero l’inizio di un sogno». Nel torneo era entrato da n. 218, oggi è già virtualmente attorno al 170. Nell’ultimo turno di qualificazioni aveva già battuto Bernard Tomic, in tasca gli sono entrati 60.000 dollari. «Li voglio investire in preparatori e fisioterapisti» ha detto scherzando ma non troppo, perché sa bene che per resistere nel tennis che conta bisogna essere in forma perfetta e pronti a lottare anche per cinque set. Con Gasquet, ad esempio, sarà tostissima. Ma per uno del Toro, si sa, non esistono imprese impossibili.

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Fognini vola con 16 ace. La Giorgi convincente (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La normalità, finalmente. Con un pizzico di imprevedibilità, e trattandosi di Fognini è una scommessa da accettare, soprattutto dopo una partita in cui si è manifestata nella forma meno attesa: con 16 ace. Confermando la buona condizione già mostrata a Sydney, all’esordio nel primo Slam stagionale Fabio doma senza paterni il mancino argentino Zeballos, regalandosi un secondo turno ancora abbordabile contro Donskoy. E’ vero, il russo nel 2017 è stato uno dei pochi ad aver battuto Federer, ma questo Fognini sembra centrato e in palla nonostante la vistosa fasciatura al ginocchio sinistro e l’incubo pendente, negli Slam, della squalifica sospesa dopo gli insulti alla giudice di sedia agli ultimi Us Open. E se Berrettini si arrende a Mannarino mancando nei momenti clou e Fabbiano non sfrutta un set point per portare al quarto la sfida contro Sasha Zverev, tra le donne la Giorgi passa agevolmente al secondo turno battendo nettamente la qualificata russa Anna Kalinskaya, 19 anni, numero 145 Wta. Partita sempre sotto controllo della maceratese, che adesso incrocia la Barty, l’australiana testa di serie numero 18, grande promessa fin da adolescente e poi ferma due anni, dai 18 ai 20, per dedicarsi all’altra grande passione, il cricket, da professionista in una squadra di Brisbane. Camila è sotto due a zero nei precedenti, e l’australiana, con il suo gioco tutto di tagli, può rappresentare un ostacolo di difficile lettura. Eppure l’avvio stagionale dell’azzurra è più di una speranza per un 2018 all’altezza del suo valore.

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Riecco Sharapova due anni dopo: ritorno con il sorriso (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’ultima uscita dalle parti di Melbourne Park non fu proprio memorabile: il 26 gennaio 2016 Maria Sharapova veniva spazzata via (come ormai da consuetudine) nei quarti da Serena Williams ma soprattutto, nel test antidoping di fine match, risultava positiva al meldonium, una colpa che avrebbe scontato con 15 mesi di squalifica. Dopo due anni, Masha torna sul luogo del delitto e con 22 vincenti piega facilmente la tedesca Maria. Oggi la russa è una donna di quasi trentuno anni che probabilmente pensava fosse meno faticoso tornare lassù (è ancora 48 del mondo), che ha ancora il tennis nel destino nonostante gli affari extra tennistici vadano a gonfie vele («Qualche anno fa, non mi sarei vista giocatrice dopo i trent’anni») e che non vuole lasciare indietro nulla per tornare regina non tanto nell’affetto del pubblico, dove rimane la numero uno, quanto piuttosto in classifica: «Credo sia stato un ottimo test, ogni settimana aggiungo qualcosa al mio tennis, sia dal punto di vista fisico sia dell’approccio alla partita. Sono motivata e ogni settimana cerco di mettere in pratica ciò che ho imparato in quella precedente. E finché nella mia testa le cose saranno così, andrà bene». Il secondo turno le affibbierà subito una rivale assai ostica, quella Sevastova (numero 15 Wta) che la eliminò agli ottavi degli Us Open: «Mi ha già messo in difficoltà, ma mi piace giocare contro chi mi ha sfidata a viso aperto. Perché è il tipo di ragazza che so di poter battere». Prima esibizione sul velluto anche per Federer, campione in carica senza tempo e senza età, di gran lunga e come al solito il più amato. Contro lo sloveno di ritorno Bedene (la Gran Bretagna, di cui ha il passaporto, non poteva convocarlo in Davis e lui ha scelto di nuovo la prima casa) il momento più divertente capita all’inizio del terzo set quando, con il rivale al servizio, dalla tribuna si alza il pianto di un bambino e Roger, immediatamente, trova la battuta del giorno: «Non è uno dei miei». Spettatori in visibilio e dimostrazione della serenità con cui il vincitore di 19 Slam si è avvicinato all’appuntamento. Anche se ci vorranno oppositori più tosti per scoprire se il Divino è veramente inscalfibile.

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