I dieci shock del 2013

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I dieci shock del 2013

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TENNIS – Con un Wimbledon ricco di sorprese il podio è facilmente intuibile. Ma quali sono stati gli altri risultati shock del 2013? Daniele Vallotto

10. Lleyton Hewitt b. Juan Martin Del Potro 6-4, 5-7, 3-6, 7-6(2), 6-1, US Open, secondo turno. Quota: 5,6

Lleyton Hewitt sceglie New York, città dove ha vinto il suo primo Slam, per un’impresa vintage. Come raccontava Vanni Gibertini dalla Grande Mela: “L’ha spuntata il 32enne australiano di Adelaide, padre di famiglia con innumerevoli operazioni alle spalle e pezzi di metallo in corpo, che pure alla fine delle 4 ore e 3 minuti di partita era certamente il più fresco dei due in campo. Del Potro ha visto il suo rovescio bimane progressivamente disintegrarsi man mano che il match si allungava nella notte”. È stato pure spettacolo quello a cui ha assistito il pubblico degli US Open, che perde quasi subito uno dei suoi sei campioni in tabellone ma può abbracciare con un’ovazione l’ennesima rinascita dell’altro. Vinto il primo set, Hewitt si è fatto brekkare servendo per il secondo per poi perdere il parziale poco dopo. Quando DelPo riesce a strappare il servizio in avvio di terzo sembra che la strada di Rusty sia segnata. Invece l’eterno campione trova le energie per un’altra impresa, vincendo il quarto set grazie ad un tie-break magistrale. Il quinto set, dominato fisicamente da Hewitt, mette la ciliegina su una partita perfetta dell’ex numero uno del mondo.

 

9. Victoria Duval  b. Samantha Stosur 5-7, 6-4, 6-4 US Open, primo turno. Quota: 8,62

La baby impresa agli US Open 2013 ha il volto di Victoria Duval, nata e cresciuta ad Haiti come ci racconta Alessandro Mastroluca, nel pezzo dedicatole il giorno dopo la sua prima vittoria in uno Slam. La diciassettenne numero 296 del mondo, entrata in tabellone con una wild-card, fa fuori sul Louis Armstrong la campionessa 2011, Samantha Stosur. Dopo aver servito inutilmente per il primo set, Duval non si è fatta intimorire dalla maggiore caratura dell’avversaria. Sotto 7-5, 4-2 ha trovato la forza e il coraggio per imporsi sull’australiana firmando un’altra impresa “teen” agli US Open.

8. Grigor Dimitrov b. Novak Djokovic 7-6 (6), 6-7 (8), 6-3, Madrid, secondo turno. Quota: 11,87

Sembrava la maledizione di Indian Wells, diventa l’epifania di Madrid. Grigor Dimitrov trova la vittoria più importante della sua carriera a Madrid contro il numero uno del mondo, Novak Djokovic. Il serbo ha un set point sul 5-4 ma chiede di verificare il segno sulla prima del bulgaro e perde il punto. Poco dopo Grigor serve per il set ma come ad Indian Wells si fa brekkare, senza doppi falli. Vince comunque il tie-break, annullando due set point e rimontando da 6-4. Ma Djokovic non molla nonostante una storta alla caviglia e la porta al terzo, annullando un match point. Al terzo, sorprendentemente, la spunta Dimitrov: “È al servizio che Dimitrov si affida mentre le tre ore di gioco diventano realtà e Djokovic perde consistenza nel fondamentale con cui fa la differenza, la risposta, che come nessuno trasforma da colpo ontologicamente difensiva in arma d’attacco. È eloquente che contro Djokovic, considerato il miglior interprete della risposta, Dimitrov porti a casa tre punti su 4 con la prima pur mettendone in campo una su due”.

7. Sara Errani/Roberta Vinci b. Venus Williams/Serena Williams 3-6, 7-6 (1), 7-5, Australian Open, quarti di finale. Quota: 5,63

Errani e Vinci sono le dominatrici del doppio ma l’ombra delle Williams ha oscurato in parte l’ottimo rendimento delle azzurre. A Melbourne le Cichi firmano una delle vittorie più importanti della loro carriera. Perdono il primo set ma tirano fuori l’orgoglio nel secondo quando le sorelle americane servono per chiudere il match. Sara e Roberta giocano un game eccezionale alla risposta e si portano al tie-break, che dominano. Nel terzo le americane volano sul 3-0. Lì, però, parte la rimonta delle azzurre, come scriveva Roberto Salerno: “Quando sembra che le americane siano pronte a scappare, c’è il risveglio di Sara, fantastica nel non concedere praticamente più niente al servizio. Le due italiane raggiungono le Williams sul 3 pari, e dopo uno splendido break a Serena si trovano a servire per il match sul 5-4. Qui le americane giocano un gran game e si riportano in parità. Ma su Venus si può giocare, e le italiane brekkano ancora, tornando per la seconda volta a servire per il match: è quella buona, gran game ancora di Sara e italiane in semifinale”.

6. Jeremy Chardy b. Juan Martin Del Potro 6-3, 6-3, 6-7(3) 3-6, 6-3, Australian Open, terzo turno. Quota: 14,81 (highlights: parte 1parte 2)

DelPo si guadagna una doppia citazione perché anche il cemento australiano riserva un’amara delusione all’argentino. Sotto di due set, JMDP è riuscito a trovare la forza e l’orgoglio per arrivare al quinto set ma si è poi inspiegabilmente sciolto contro Jeremy Chardy, capace di spingersi fino ai quarti. “Nel quinto game del quinto set un piccolo siparietto. Una palla out viene chiamata dal pubblico e non dal giudice. Del Potro confuso chiede il challenge e ha ragione, poi punta il dito al giudice di linea come a dire ‘dovresti chiamarla tu’. Chardy non sfrutta l’occasione di chiudere il game e concede una palla break con uno schiaffo al volo messo lungo. Potrebbe essere la fine del match. Invece il francese reagisce, infila tre vincenti di seguito e si porta avanti 3 a 2”, scriveva Daniela Malafarina da Melbourne. Sarà la svolta del match. Grazie ad un ottimo rendimento al servizio (20 ace 78% di punti con la prima) il francese si guadagna l’accesso agli ottavi di uno Slam per la seconda volta in carriera.

5. Michelle Larcher de Brito b. Maria Sharapova 6-3, 6-4, Wimbledon, secondo turno. Quota: 20,55

L’eliminazione di Roger Federer, sette volte campione a Church Road, farà passare in secondo piano questa bruciante sconfitta. Il cimitero dei campioni aggiunge infatti anche Maria Sharapova all’illustre lista di campioni caduti su questo campo. Come Sharapova, Michelle Larche “de Grido” è un prodotto dell’officina Bollettieri e come la siberiana si fa notare per le urla spropositate che accompagnano tutti i suoi colpi. La portoghese gioca un match perfetto e vince con il punteggio di 6-3 6-4 infliggendo alla russa la terza sconfitta in uno Slam da parte di una giocatrice fuori dalle prime 100. Per lei, ancora promessa da mantenere, è la prima vittoria contro una top-5. Complice l’uscita di Azarenka, l’uscita di Sharapova fa predire a molti la fine anticipata del torneo: chi mai potrà fermare Serena Williams dopo l’eliminazione delle due rivali più temibili?

4. Tommy Robredo b. Roger Federer 7-6 (3), 6-3, 6-4, US Open, ottavi di finale. Quota: 13,78

È un’eliminazione assurda quella di Roger Federer nello Slam che manca da più tempo. Arriva contro un eccezionale Tommy Robredo, già protagonista al Roland Garros grazie a le tre rimonte consecutive tra secondo turno e ottavi. Ma a New York Federer “si batte da solo”, per citare lo svizzero. Sembrava tutto pronto per l’inedito Nadal-Federer sul cemento newyorkese, invece Tommy approfitta di un Roger sfiduciato, le cui scorie di un’estate disastrosa non sono state smaltite. La chiave del match sta tutta in questo passaggio del pezzo dei nostri inviati Gibertini e Fazio: “Roger arriva sul punto di breakkare l’avversario quasi in ogni gioco, ma non riesce mai a piazzare la zampata decisiva. Tommy dal canto suo, come un saggio cinese, si siede sulla riva del fiume ad aspettare il cadavere galleggiante del suo nemico: il turno di servizio “no” per Federer puntualmente arriva intorno a metà set, lo svizzero sbaglia tutto lui, cede la battuta a zero, ed il gioco è fatto”.

3. Steve Darcis b. Rafael Nadal 7-6(4), 7-6(8), 6-4 Wimbledon, primo turno. Quota: 33,77

L’anno scorso Nadal vinse il titolo di sconfitta più scioccante del 2012. Quest’anno la delusione prematura sull’erba gli vale un posto sul podio, ma non quello più alto. Si tratta comunque di una sconfitta senza appello e quasi inspiegabile se si considera il prosieguo di stagione del maiorchino (al contrario di quanto avvenne l’anno scorso). Il belga, che aveva sconfitto Berdych al primo turno del torneo olimpico undici mesi prima, gioca un match al di sopra di ogni aspettativa e mette in fila due record: è il giocatore con la classifica più bassa a battere Nadal in uno Slam e il primo a batterlo in un primo turno Major. Come contro Rosol, è un ace a condannare lo spagnolo. Darcis non riesce a chiudere sul 6-5, ma gioca un tie-break ai limiti della perfezione e si aggiudica il primo set. Nel secondo è Nadal a servire per il set ma incredibilmente Steve trova un gran passante di dritto che vale la palla del contro break, subito convertita. Il tie-break è un susseguirsi di emozioni: Rafa salva quattro set point ma poi cede per 10-8. ll terzo set incorona Steve, re per un giorno. Per Nadal è il punto più basso della stagione: “Solo tre volte Nadal si è trovato in svantaggio di due set negli Slam. Due volte ha vinto: contro Kendrick al secondo turno nel 2006 (6-7(4), 3-6, 7-6(2), 7-5, 6-4) e contro Youzhny negli ottavi l’anno successivo (4-6, 3-6, 6-1, 6-2, 6-2). Non gli è riuscita, invece, la rimonta contro Federer nella finale del 2006, persa 0-6, 6-7(5), 7-6(2), 3-6. La terza rimonta comincia ad apparire un po’ più improbabile dopo la veronica e il successivo dritto in avanzamento con cui Darcis ottiene il primo break nel game d’apertura del terzo set. Il belga continua a giocare senza paura e con un serrve and volley niente male suggella il punto del 5-3. È il preludio all’ovazione del campo 1, alla più grande vittoria della sua carriera”.

2. Sabine Lisicki b. Serena Williams  6-2, 1-6, 6-4, Wimbledon, ottavi di finale. Quota: 11,32

Fuori Azarenka per infortunio, fuori Sharapova. Chi mai potrà intaccare il dominio di Serena Williams, il cui servizio è praticamente intaccabile sull’erba? La risposta è: Sabine Lisicki. La tedesca, specialista dell’erba, vince un match incredibile e batte per la terza volta in quattro anni a Wimbledon la campionessa in carica del Roland Garros. Lo fa tirando fuori il meglio del suo tennis spregiudicato e iperoffensivo, cui una Serena a tratti troppo fallosa non riesce ad opporre la sua immensa classe. Il primo set viene vinto da Lisicki con un parziale di quattro game consecutivi ma nel secondo Serena mostra gli artigli della campionessa. Nel terzo Serena si prende il break di vantaggio, sale 4-2 ma non riesce a chiudere. Si arriva sul 4-4 e sono momenti di pure tensione sul Centre Court, come ci raccontava Danilo Princiotto: “Sabine attacca, Serena attende, ed è costretta, ancora una volta, all’errore: palla break pesantissima, che però viene annullata col servizio. Lisicki però non cede e capovolge una situazione difensiva in una offensiva grazie ad uno splendido rovescio lungolinea e ad una successiva palla corta, su cui l’americana arriva in precario equilibrio e si espone al facile passante della tedesca: altra palla break. Stavolta Sabine non se la lascia scappare, complice soprattutto un grave errore di Serena, che dopo essersi aperta il campo col rovescio, butta fuori un comodo smash. 5-4 “. Poco dopo Sabine si inginocchia sul prato londinese che le regalerà la prima finale Slam in carriera.

1. Sergyi Stakhovsky b. Roger Federer 6-7 (5), 7-6 (5), 7-5, 7-6 (5) Wimbledon, secondo turno. Quota: 33,77

È ancora un secondo turno di Wimbledon a regalare la sorpresa dell’anno. Stavolta tocca a Roger Federer ed è una sconfitta dolorosissima per il campione svizzero. Federer trova il suo Bastl in un mercoledì che ha visto uscire di scena tutte le teste di serie impegnate sul Centre Court, oltre a quella di Sharapova sul campo n.2: Azarenka e Ivanovic nel torneo femminile, Tsonga e Federer in quello maschile. Stakhovsky trova una partita da vecchia scuola. Le numerose discese a rete mettono in crisi un Federer compassato e mai in grado di reagire all’aggressività dell’ucraino. Alla fine saranno ben 72 i colpi vincenti di Stakhovsky. Il primo set viene giocato meglio dall’ucraino,  che però lo perde al tie-break. Sembra una classica partita complicata che si risolve solo con la classe ma la classe stavolta non basta al campione in carica. Nel terzo un break sul 5-5 dà a Sergyi il terzo set che poi è bravissimo a gestire la tensione nel tie-break finale: “Sotto 4-6 nel tiebreak del quarto set, Roger Federer salva il primo matchpoint con un passante da antologia, ma sul secondo si scrive la storia: il rovescio dello svizzero finisce in corridoio e tramontano le sue ultime speranze”, scriveva il nostro inviato Alberto Giorni. Sono i titoli di coda di un dominio decennale sui prati londinesi.

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Wimbledon: Rufus il falco, guardiano attento dei sacri prati dell’All England Club

LONDRA – Se i prati dell’All England Club sono così perfetti è anche grazie a loro: Rufus il falco e il suo addestratore Wayne

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Da Londra, la nostra inviata

L’occhio di falco, quello vero, a Wimbledon c’è eccome ed è quello di Rufus. Il rapace è bravissimo nel tenere lontani i piccioni dai campi dell’All England Club e a preservarne così la bellezza.

Una vera e propria tradizione e istituzione quella del rapace ai Championships, necessario per tenere i piccioni lontani dai campi, mantenendoli così integri e puliti.

 

Ovviamente il buon Rufus proviene da una “scuola” che lo prepara adeguatamente. Alla base delle delle sue “performance” c’è Wayne Davis, 59 anni, originario del Northamptonshire che fa l’addestratore di falchi ormai da ventidue anni.

Ora Wayne è diventato un professionista di successo nel suo campo ma, all’inizio della sua carriera, la sua scelta aveva lasciato perplesso il suo entourage, tant’è che gli era stato detto di “trovarsi un vero lavoro“.

Fortunatamente Davis non ha ascoltato chi lo voleva più “convenzionale” ed ora, grazie al falco Hamish, prima, e a Rufus, adesso, è uno dei più celebri addestratori britannici di rapaci, nonché uno dei fautori, assieme a Rufus, certo, della perfezione dei campi dei Championships.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.


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Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Wimbledon, il day after di Tan: dà forfait in doppio e la compagna non la prende bene

Dopo la vittoria su Serena Williams, Harmony Tan ha rinunciato all’impegno con Korpatsch. La tedesca: “Si deve scusare”

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Difficilmente quanto successo in questa giornata di oggi avrà ridotto la sua gioia, ma non è stato un risveglio facile per Harmony Tan. La francese di origi cinesi e vietnamiti avrà probabilmente pensato come prima cosa che non era stato un sogno: ha davvero battuto Serena Williams sul centrale di Wimbledon. Poi avrà iniziato a percepire qualche scricchiolio proveniente dal suo corpo, qualche muscolo più affaticato del solito: il match di ieri sera, durato 3 ore e 10 minuti,  è stato infatti il più lungo della sua carriera (il suo precedente record era di 2 e 47). Dopo essersi consultata con il suo team, all’ora di pranzo Harmony ha preso il suo smartphone e ricercato nella rubrica il nome Tamara Korpatsch. È – anzi, avrebbe dovuto essere – la sua compagna di doppio per questo Wimbledon. Le ha mandato un messaggio per informarla che non era nelle condizioni per giocare il loro incontro di primo turno contro Olaru/Kichenok.

Tamara non l’ha presa bene, tutt’altro. Ha dovuto rinunciare al suo primo Slam in doppio e a circa 7 mila euro – che male non fanno. Soprattutto alla tedesca, che lunedì ha perso in singolare al terzo set contro Watson, non sono piaciuti il modo e la motivazione scelti da Tan per avvisarla. Nella comunicazione ufficiale della direzione arbitrale del torneo si parla di “infortunio alla coscia”. Korpatsch ha riferito sulla sua pagina Instagram che nel messaggio ricevuto da Tan, quest’ultima le ha detto che non sarebbe stata in grado di correre dopo il match di ieri. La tedesca non ha nascosto la sua rabbia e non si è trattenuta: “Se sei a pezzi il giorno dopo aver giocato una partita di tre ore, non puoi competere a livello professionistico– ha detto, aggiungendo che in un’occasione a lei è capitato di restare in campo per 6 ore e mezza in una giornata e di giocare un incontro di singolare in quella successiva.

Inoltre, secondo Tamara non è stato giusto che la francese l’abbia informata così tardi: non in mattinata, ma solo intorno alle 14 locali, a un paio d’ore dall’inizio del loro incontro. La tedesca ha rincarato la dose così: “Mi ha chiesto lei di giocare in doppio insieme prima del torneo, non io”. E ha poi glissato con un “mi deve delle scuse”.

 

Domani Tan giocherà per la terza volta in carriera un match di secondo turno in uno Slam. E con Sorribes Tormo potrebbe anche non servire un’impresa per proseguire la corsa. Contro Serena, la francese ha infatti dimostrato di avere un gioco – per certi versi vintage – che si adatta bene all’erba. A questo punto c’è però l’incognita proveniente dalle sue condizioni fisiche. La scelta di rinunciare al doppio per riposare le sarà sufficiente per giocarsela contro la spagnola o il problema alla coscia è serio? Di sicuro, il risentimento di Korpatsch non verrebbe meno se si ritrovasse a vedere la sua ormai ex compagna in ottima salute nella partita di domani.

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