Wimbledon: primo turno, un pericolo per pochi

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Wimbledon: primo turno, un pericolo per pochi

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Scatta la 128esima edizione dei Championships. Delle teste di serie, Tsonga e Nishikori hanno gli avversari più insidiosi. Sembra tutto facile invece per Federer, Djokovic e Fognini, che insieme a Seppi e Bolelli ha un bilancio positivo al primo turno a Wimbledon. Stesso dicasi per Giorgi, Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci.

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Ci siamo, lunedì 24 Giugno 2014 inizia il torneo più prestigioso al mondo e l’unico Slam che possa decidere di gestire l’assegnazione delle teste di serie del tabellone maschile senza seguire il ranking ATP. Lunedì iniziano i primi turni, sia maschile che femminile se le condizioni atmosferiche lo consentiranno, come vuole la tradizione londinese. Viviamo l’avventura in sette passi, scanditi dai turni che si frappongono tra il futuro vincitore ed il titolo. A che serve sentirsi in forma smagliante durante la seconda settimana se prima si inciampa cadendo rovinosamente nel primo ostacolo, quando l’erba è ancora verde e molto veloce?

 

Torneo maschile
Seguendo il sorteggio, scegliamo di non forzare i pronostici e di ipotizzare che le prime sedici teste di serie raggiungano il quarto turno, affrontandosi tra loro. Ma tra gli scontri del primo turno, quale sembra essere più insidioso? Io direi che il vecchio Jürgen Melzer, vincitore in doppio nel 2010, potrebbe creare qualche grattacapo a Tsonga e magari De Schepper a Nishikori, gli altri sembrano ancor più abbordabili. Ma non dilunghiamoci in chiacchiere, lasciamo spazio ai dati.

Le sedici teste di serie incontreranno tre debuttanti: Carreno Busta (vs Ferrer), Sousa (vs Wawrinka) e Smeth (vs Isner). E ben altri sei avversari non hanno mai superato il primo turno: Golubev (vs Djokovic), Zopp (vs Gulbis), Kutnetsov (vs Fognini), Lorenzi (vs Federer; si noti che Lorenzi non ha mai superato un turno in alcuno Slam), Ebden (vs Raonic) e Duckworth (vs Gasquet). Tra gli incontri più interessanti segnalo Baghdatis-Brown.

Analizziamo ora il rapporto delle teste di serie con il primo turno. Odio o amore? Qui sotto riportiamo il numero di partite vinte/perse nei primi turni, la percentuale di vittorie e tra parentesi le serie positive ancora aperte e non interrotte da sconfitte o assenze.

[1] Djokovic 9v/0p 100% (9)
[2] Nadal 8v/1p 89% (-)
[3] Murray 8v/0p 100% (6)
[4] Federer 12v/3p 80% (11)
[5] Wawrinka 4v/5p 44% (-)
[6] Berdych 8v/1p 89% (1)
[7] Ferrer 10v/1p 91% (8)
[8] Raonic 3v/0p 100% (3)
[9] Isner 4v/1p 80% (4)
[10] Nishikori 2v/3p 40% (2)
[11] Dimitrov 3v/1p 75% (3)
[12] Gulbis 4v/2p 67% (2)
[13] Gasquet 6v/2p 75% (3)
[14] Tsonga 6v/0p 100.0% (5)
[15] Janowicz 2v/0p 100% (2)
[16] Fognini 3v/2p 60% (-)

Possiamo notare che molti di questi giocatori non hanno mai perso al primo turno, su tutti Djokovic e Murray. Pessimo rapporto con il primo match per Wawrinka e Nishikori. Federer, sette volte Re di Wimbledon ha perso tre dei primi quattro incontri ai Championships, ma ora ha una serie positiva aperta da undici incontri, iniziata nel 2003, anno del suo primo trionfo. Si noti che la prima sconfitta di Federer giunse nel 1999 contro Novak: Roger perse al quinto set in un match veloce, meno di 2 ore e 20’, facendo più punti del suo avversario. Sappiamo che Roger è primo tra i giocatori in attività nella speciale classifica delle partite perse pur avendo fatto più punti dell’avversario. Si noti anche che Berdych ha perso il suo unico primo turno contro Gulbis, grazie (si fa per dire) a tre tie break persi.

Prendiamo in considerazione i Fab Four. In nessun altro torneo possiamo considerarli fabulous come a Wimbledon. Infatti, qui hanno monopolizzato l’albo d’oro dal 2003 ad oggi. Menzione d’onore per Hewitt, ancora in attività, che vinse nel 2002. Se allarghiamo l’orizzonte, notiamo che gli altri Slam hanno avuto almeno un invitato non gradito alla tavola dei quattro (Federer, Nadal, Djokovic, Murray) negli ultimi 10 anni. In Australia Safin e Wawrinka, negli States Del Potro. A Parigi Gaudio, prima dell’era Nadal. Ma non credo esistano Fab Four sul rosso, esiste solo Rafael Nadal. Restringiamo nuovamente il campo: come si comportano nei primi turni a Wimbledon? Sotto riportiamo le partite vinte/perse, i set vinti/persi, il tempo medio in cui sono stati in campo (tra parentesi il tempo impiegato per vincere le partite), il rapporto con il tie break, il numero medio di ace e doppi falli, la percentuale di prime di servizio in campo (ed i punti fatti con la prima), le palle break trasformate e quelle annullate (in %)

Federer 12v/3p Set:38-11 T:101’(97’)   Tie:3-2 ace/df:10.6/1.9 prime:65.9%(79.1%) pb: 42%/64%

Nadal 8v/1p Set:24-5   T:140’(135’) Tie:4-2 ace/df: 6.3/2.2  prime:70.3%(77.4%) pb: 46%/70%

Djokovic 9v/0p Set:27-4   T:133’(133’) Tie:3-1 ace/df: 9.6/3.8  prime:65.7%(78.3%) pb: 41%/69%

Murray 8v/0p Set:24-2   T:118’(118’) Tie:1-1 ace/df:11.6/1.6 prime:58.9%(84.9%) pb: 44%/63%

Federer è quindi il più veloce a vincere, mentre Nadal sta in campo in media 39’ più di Federer, 7’ più di Djokovic e 12’ più di Murray. Nadal fa meno ace mentre Djokovic fa più doppi falli. Murray forza di più la prima, avendo la percentuale più bassa di prime in campo ma la percentuale più alta di punti fatti con la prima. Sul rapporto di conversione palle break, il migliore è Nadal, seppur di poco, che è anche il migliore a salvare palle break. L’incontro più lungo disputato in un primo turno dai Fab four è di Djokovic: 3h51’ nel 2010 per battere Olivier Rochus. Casualmente, il più breve è di Federer, che impiegò 1h06’ per battere il fratello maggiore Cristophe Rochus nel 2001.

E gli Italiani? Tra i partecipanti i veterani sono Seppi (7v/2p) e Volandri (1v/7p). Poi Bolelli (4v/2p), Fognini (3v/2p) e Lorenzi (0v/3p). Il fatto che tre su cinque abbiano un bilancio positivo ci fa ben sperare, ma solo Seppi ha un bilancio di tutto rispetto non solo al primo turno.

Prima di chiudere con il tabellone maschile, mi permetto di sottolineare due assenze di spicco per infortunio: Del Potro, semifinalista nel 2013 ed Haas, semifinalista nel 2009. Anche Tipsarevic è costretto all’ennesimo forfait per infortunio. Un’ultima curiosità: come dimenticare il primo turno Isner-Mahut del 2010? Tre giorni di battaglia, oltre 11 ore effettive di gioco (record assoluto), 216 ace in due, 490 vincenti. Vinse Isner 70-68 al quinto set, ma Mahut fece ben 24 punti più di Isner. I match point sprecati? Tantissimi.

Torneo femminile
Personalmente condivido l’opinione degli allibratori: Serena Williams è la grande favorita. Ha vinto 11 titoli (5 singolari, 5 doppi, 1 doppio misto). Tra le giocatrici in attività, hanno vinto i Championships la sorella Venus Williams (5 volte), la russa Maria Sharapova (a 17 anni, ben dieci anni fa) e la Ceca Petra Kvitova. Possibili sorprese o candidate effettive? Bartoli, vincitrice nel 2013 ora fa la commentatrice, Kvitova non ha mai trovato continuità, Azarenka torna da un infortunio e tende spesso a scivolare sull’erba londinese, Radwanska ha sfiorato il titolo due anni fa ma non sembra al top della forma, stesso dicasi per Lisicki, Bouchard deve dimostrare di esser pronta per l’erba. Escludendo altre specialiste del rosso o del cemento come Na Li, Halep, Jankovic, Ivanovic (che sa giocare sul verde, si veda il recente successo ad Birmingham in un torneo con poche avversarie degne di nota)… resta soltanto una vera antagonista: Maria Sharapova, fresca vincitrice del suo secondo Roland Garros. Tra l’altro, Masha vinse qui a Wimbledon nel 2004 battendo proprio Serena che, stavolta, sarà più agguerrita che mai dopo la disfatta parigina.

Ma al primo turno, tra le prime sedici teste di serie, chi rischia di più? Rispetto al maschile ci sono partite ben più delicate. Su tutte: Bouchard affronta Hantuchova, Ivanovic la nostra leonessa Schiavone, Jankovic trova Kanepi (più volte capace di arrivare ai quarti in passato), Wozniacki sfida Peer. Segnalo altri tre incontri interessanti: Paszek-Flipkens, Torro Flor-V.Williams e soprattutto Stephens-Kirilenko.

Dicevamo della sfida Masha-Serena: arriverà molto presto, troppo presto. Se non dovessero fermarsi prima, questa finale anticipata si giocherebbe nei quarti di finale. Come si comportano le due nei primi turni? Benissimo, percorso netto per entrambe: 14 vittorie su 14 per Serena, 11 su 11 per Masha. Addirittura, Serena ha perso solo 2 set, Masha neppure 1, al massimo ha dovuto disputare un tie break (nel 2013). Possiamo quindi pensare che l’americana e la siberiana non riserveranno amare sorprese ai fan alla prima curva del loro viaggio.

Le italiane sono sei. Come si sono comportate, storicamente, al primo turno? Il bilancio delle sei presenti è molto positivo, in totale 32 vittorie e 12 sconfitte, tra cui il derby Giorgi-Pennetta del 2012, conclusosi con la vittoria di Giorgi. Proprio lei sembra esser la più accreditata tra le ragazze, ha appena ottenuto il suo best ranking (da lunedì sarà entro le prime 40) ed è in costante crescita anche se, forse, sarebbe ora di trovare un allenatore al di fuori dell’ambito familiare. Peccato che se dovesse superare il primo turno si troverebbe un tabellone davvero complicato con Masha prima e Serena poi a fare da guardiani del tempio. Storicamente Giorgi ha un bilancio positivo al primo turno (2v/1p) e come lei Vinci (7v/1p), Schiavone (10v/3p), Errani (4v/2p) e Pennetta (8v/3p). Al contrario, solo Knapp ha un bilancio negativo (1v/2p).

Un ultimo doveroso pensiero. Quest’anno mancherà Elena Baltacha, strappata alla vita troppo presto da un cancro al fegato nel maggio del 2014. La tennista ucraina, naturalizzata inglese, ha incontrato per due volte le italiane al primo turno: nel 2012 sconfisse Knapp, nel 2013 fu sconfitta da Pennetta. Fu la sua ultima partita a Wimbledon, ma ancora non poteva saperlo. Sit tibi terra levis, Elena.

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Gail Falkenberg a 75 anni per la storia, quando l’età è solo un’illusione

Gail Falkenberg ci riprova nel W25 di Orlando in cerca dell’accesso al suo primo main-draw Pro

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Gail Falkenberg (foto Twitter @jdd_tennis)

Mai dire mai, perché i limiti, come le paure sono spesso soltanto un’illusione”. Springfield, Massachusetts, Hall of Fame NBA 2009. Tra i premiati c’è lui, il più forte cestista di tutti i tempi, Michael Jordan. Il quale nel suo discorso alla platea afferma che se un giorno a cinquant’anni dovesse ritornare in campo non dovrebbero sorprendersi. A quel punto scatta una risata generale, ma la stella dei Bulls risponde con quella massima, ormai divenuta cult. Essa sembra proprio calzare a pennello, come il vestito delle grandi occasioni, alla protagonista di questo articolo, tale Gail Falkenberg impegnata in questa giornata di Pasquetta di fine aprile, nel primo turno di qualificazione per accedere al main-draw del torneo ITF W25 di Orlando. Detta così non sembrerebbe questa grande notizia, tutt’al più riferendosi al circuito minore. Ma dunque perché abbiamo scomodato il leggendario giocatore di basket e la sua celeberrima frase? L’arcano si risolve andando a sbirciare la carta d’identità della tennista statunitense, 75 anni. Ebbene sì, la nostra Gail scorrazza ancora per il circuito Pro, infischiandosene dell’età che avanza e rifiutandosi di abdicare alla sua voglia di competizione in favore del circuito senior – che lascia volentieri ai “vecchierelli” che decidono di arrendersi a differenza sua.

LA LONGEVITA’ FATTA PERSONA, CON UN ULTIMO GRANDE SOGNO – E’ pensare che ha raggiunto il suo best ranking ben 35 anni fa (quindi quando aveva 40 anni), issandosi al n. 360 del classifica WTA. Inoltre vinse la sua prima partita da professionista 10 anni dopo aver ottenuto il miglior posizionamento della carriera, nel 1997. Falkenberg ha anche un passato da coach alla University of Central Florida. Ci riprova a distanza di sei anni, dopo che nel 2016 subì un doppio bagel dall’ormai ex promessa del tennis a stelle strisce Taylor Townsend nel tabellone cadetto di un Future in Alabama. La sua avversaria, odierna, sarà la 34enne bulgara Dia Evtimova, attuale numero 701 delle classifiche con un career-high in termini di posizionamento nel ranking fatto registrare il 31 ottobre 2011, al numero 145. Vedremo se i 41 anni che dividono le due giocatrici saranno determinanti nell’esito della sfida, oppure se ha prevalere sarà l’esperienza. Quest’ultimo finale dello scontro, garantirebbe a Gail Falkenberg la possibilità di giocarsi la qualificazione al primo tabellone principale della sua carriera da agonista, il suo ultimo grande sogno. Per concludere non possiamo esimerci dall’augurare le migliori fortune alla nostra Gail, invitandola a non mollare e a continuare così poiché rappresenta un eccezionale esempio per tutti, dimostrando come l’età sia solo un’illusione.

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evidenza

I segreti di un campione: Stan Wawrinka

Quello che i numeri raccontano del gioco dell’eterno numero due svizzero

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Stan Wawrinka - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Dal 2004 al 2020, cinquantaquattro dei sessantaquattro tornei Slam disputati sono stati vinti da Federer, Nadal o Djokovic. Solo altri sei giocatori riescono a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro di uno dei quattro tornei più prestigiosi. Per tre volte Murray, forse il meno fab dei Fab Four, ma pur sempre un giocatore capace, nel 2016, di diventare numero uno del mondo. Per tre volte, trionfa anche Stanislas Wawrinka, e in tre tornei diversi: nel 2014 in Australia, nel 2015 a Parigi, nel 2016 a Flushing Meadows. Manca soltanto Wimbledon, e Wawrinka potrebbe addirittura fregiarsi del Career Grand Slam, risultato eccezionale in genere, e che avrebbe addirittura dell’incredibile nell’epoca dei Big Three.

Comprensibile comunque, che sia proprio Wimbledon a mancare all’appello: il rovescio a una mano di Stan, di rara potenza, necessita di una preparazione difficilmente compatibile con una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Detto questo: non soltanto tre Slam, ma anche una medaglia d’oro in doppio alle Olimpiadi di Pechino, sedici titoli ATP, e la vittoria della Coppa Davis (va detto, in coppia con Federer, ma Stan fu decisivo) nel 2014.

Quali sono dunque le armi che hanno permesso a Wawrinka di essere all’altezza di avversari straordinari, lungo tutta la propria carriera? Ce lo chiederemo analizzando i dati relativi ai suoi match di Grande Slam, nel periodo 2011-2021. Prima di procedere però, diamo uno sguardo più da vicino alla carriera dello svizzero.

 

Palmarès

Già a livello junior, Stan Wawrinka si fa notare, aggiudicandosi l’Open di Francia e conquistando la settima posizione nel ranking. Nel 2004 diventa professionista e esordisce in Coppa Davis, perdendo il suo primo match, sconfitto da Victor Hănescu. Nel 2006, vince il suo primo titolo, sconfiggendo in finale a Umag un giovane serbo che farà molto parlare di sé: un certo Novak Djokovic. Nel 2008, per la prima volta, a Roma, Stan raggiunge la finale di un torneo Master 1000. Ancora una volta è Djokovic il suo avversario: in questa occasione però, Wawrinka si aggiudica il primo set, ma viene poi rimontato e sconfitto.

A fine stagione 2008, entrerà per la prima volta in top 10. Alle Olimpiadi di Pechino, vince (insieme a Federer) la medaglia d’oro nel doppio. Dal 2009 al 2012, Stan sviluppa una carriera solida, ma senza particolari acuti. Nel 2013 invece, cambia qualcosa. Probabilmente c’è un match che lo dimostra più di ogni altro, proprio a inizio stagione. Ancora una volta, in un momento decisivo della propria carriera, Wawrinka affronta Djokovic, negli ottavi di finale dell’Australian Open. Il pronostico sembra scontato, ma Stan gioca un match straordinario, mettendo a segno vincenti spettacolari, soprattutto col rovescio.

Non è abbastanza per vincere: la partita è di Djokovic, che se la aggiudica al quinto set. È abbastanza però per convincere definitivamente Stan che può giocarsela davvero con tutti. Rientra in top 10 e, a Flushing Meadows, raggiunge la sua prima semifinale Slam, sconfitto (ancora una volta) da Djokovic.

L’anno successivo, il 2014, è quello della definitiva consacrazione. In Australia, Stan conquista il suo primo Slam, sconfiggendo Nadal in finale. A Monte-Carlo, sconfigge Federer in finale e si aggiudica il suo primo Master 1000. A fine anno, è protagonista insieme a Federer della vittoria della Coppa Davis da parte della Svizzera. Chiude il 2014 come numero 3 del mondo, che resterà il suo best ranking. Nel 2015, Wawrinka si prende una rivincita con Djokovic, battendolo, un po’ a sorpresa, nella finale del Roland Garros, negando (temporaneamente) a Nole il Career Grand Slam. Supera il round robin del Masters di Londra di fine anno, ma viene sconfitto da Federer in semifinale.

L’anno successivo, un altro acuto: ancora una volta, Stan sconfigge Djokovic in una finale Slam, stavolta a Flushing Meadows. Si tratta dell’unico match di tutto il 2016 in cui Nole perde la partita dopo essersi aggiudicato il primo set: testimonianza della grinta e del carattere di Wawrinka. Nel 2017 arriva ancora una volta alla finale del Roland Garros, ma viene sconfitto da Nadal (prima sconfitta per Wawrinka in una finale Slam). Poi, purtroppo arriva l’infortunio al ginocchio. Per il resto del 2017 e sostanzialmente tutto il 2018, il campione svizzero non riesce a trovare continuità.

Nel 2019, raggiunge i quarti di finale degli US Open, e viene sconfitto da Medvedev. La condizione fisica sembra essere migliorata ma, raggiunti i trentaquattro anni, Stan sembra avviarsi alla conclusione di una grande carriera. Dopo la stagione funestata dal COVID nel 2020 e un infortunio al piede nel 2021, Stan decide comunque di rientrare in campo nel 2022, alla ricerca di un difficile ma, considerato il talento e la determinazione, non impossibile riscatto.

Uno sguardo d’insieme

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo, nei limiti del possibile, di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Wawrinka degli ultimi dieci anni con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Wawrinka, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Non sorprende la grande capacità di Wawrinka di mettere a segno vincenti (oltre quaranta in media, su tutte le superfici) mentre, forse, desta qualche stupore in più il fatto che il saldo tra vincenti ed errori non forzati raggiunga il suo miglior valore sull’erba, l’unica superficie su cui Stan non ha mai vinto uno Slam. Riflettendo meglio però, possiamo provare a dedurre che non sia tanto il rapporto tra vincenti ed errori non forzati a fare la differenza per Wawrinka rispetto alle altre superfici quanto, più in generale, la dinamica di gioco.

Stan non commette cioè molti errori gratuiti e mette comunque a segno molti vincenti, anche su erba, ma spesso, su tale superficie commette errori forzati. In particolare, ciò può accadere dal lato del rovescio, se l’avversario pressa Wawrinka, riducendo il tempo a disposizione per la preparazione del colpo.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Wawrinka, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Da questo secondo grafico, emerge sì una buona completezza (70% di rendimento a rete, ad esempio, su tutte le superfici), ma fa capolino anche quello che potremmo definire un piccolo tallone d’Achille di Wawrinka: il dislivello tra prima e seconda palla di servizio.

Se con la prima infatti Stan porta a casa un notevole numero di punti, non solo e non tanto diretti (ace), ma con lo schema servizio-dritto o anche servizio-rovescio, la seconda palla è non soltanto più lenta, ma, rispetto a giocatori di tale livello, anche meno imprevedibile. In particolare nelle sfide con Federer, forse è stato proprio questo uno degli elementi che, spesso, hanno fatto pendere la bilancia a favore di Roger, che è invece dotato di una seconda palla ricca di variazioni, e molto difficile da attaccare.

Cercando conferme di tale osservazione, possiamo notare anche che, sul veloce, la capacità di Wawrinka di annullare palle break cala nettamente rispetto alla terra (pur attestandosi su un ottimo 70%), a testimonianza del fatto che, specialmente quando la superficie lo consente, gli avversari hanno qualche occasione di strappare la battuta a Stan aggredendolo fin dalla risposta.

I pattern più significativi, gli elementi-chiave del gioco di Wawrinka

Dopo questa panoramica, proviamo a chiederci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Wawrinka alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. Se Wawrinka ha un rendimento sulla prima palla di servizio migliore di quello del proprio avversario e l’avversario non si presenta più di 33 volte a rete, allora lo svizzero vince la partita”. Il pattern si è verificato in sessantatré occasioni e, in sessantadue di esse, Wawrinka ha vinto il match.
  2. Se Wawrinka mette a segno almeno 1.6 ace più dell’avversario in media per set e trasforma le palle break con una percentuale di almeno il 4.5% superiore, si aggiudica la partita”. Il pattern è meno generale, ma estremamente preciso: si è verificato trentadue volte, e in tutti questi match Wawrinka si è aggiudicato la vittoria.
  3. Se Wawrinka non si procura almeno dieci palle break in una partita composta da più di 39 game e, ha un rendimento sulla prima di non oltre il 5.1% migliore rispetto all’avversario, viene sconfitto”. Il pattern si è verificato quindici volte, e si tratta di quindici sconfitte per Stan.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione svizzero. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si sono rivelati decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Wawrinka, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Non stupisce come, in prima e quarta posizione, si trovino due elementi legati alla prima palla di servizio, e in particolare la differenza di rendimento rispetto all’avversario (feature più significativa) e la differenza in termini di ace (quarta feature più significativa).

A prima vista, colpisce di più la natura della seconda e della terza feature, legate al gioco a rete: si tratta, rispettivamente, della differenza nella percentuale di discese a rete trasformate in punti e del numero assoluto di discese a rete trasformate in punto dall’avversario. Possiamo però forse interpretare il dato in questi termini: se Stan, che non è un giocatore di rete (pur avendo una discreta mano) riesce a superare o a contenere l’avversario anche da questo punto di vista, significa che sta controllando il match, e probabilmente riuscirà ad aggiudicarselo.

In conclusione, la quinta feature più significativa è la differenza media in termini di errori non forzati per set, che ci ricorda come anche un giocatore del talento di Wawrinka non possa permettersi di forzare troppo il gioco, e di commettere un numero eccessivo di errori non forzati. Dopo essersi tolto la soddisfazione di veder uscire il suo primo film come produttore, e dopo otto mesi dall’ultima operazione al piede, Stan torna al tennis e dichiara di aver ancora voglia di vincere. Un’ottima notizia per tutti gli appassionati, che avranno ancora occasione di vederlo all’opera anche se l’esordio nel challenger di Marbella non è stato dei migliori.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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I segreti di un campione: Juan Martin Del Potro

Quello che i numeri raccontano del gioco di un campione sfortunato

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Juan Martin del Potro - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 14 settembre 2009, Roger Federer scende in campo a Flushing Meadows con i favori del pronostico, e non soltanto perché disputa la sesta finale consecutiva in quel Major, avendo vinto le precedenti cinque.

Federer, nel 2009, si è rialzato, dopo aver ceduto la vetta della classifica ATP all’eterno rivale Nadal: dopo aver perso proprio con Nadal in Australia in finale, ha conquistato non soltanto la vittoria a Wimbledon ma anche, per la prima (e tuttora unica) volta, si è aggiudicato il Roland Garros.

Per completare il quadro. lo sfidante è un ragazzo di vent’anni, alla sua prima finale in un Major. È un gigante di quasi due metri, argentino: si chiama Juan Martin Del Potro. Inesperto a quei livelli, sì, ma quando tocca la palla di dritto, questo ragazzo fa davvero paura, forse anche a Sua Maestà Federer. E infatti, dopo essersi portato in vantaggio per due set a uno, l’elvetico perde il tie-break del quarto set. Sulle ali dell’entusiasmo, Delpo dilaga nel set decisivo, che si aggiudica per 6-2, sconfiggendo il suo idolo.

 

Sembra l’alba di una grande carriera e, invece, purtroppo, rimarrà l’unica vittoria Slam dell’argentino, che ha recentemente annunciato il proprio ritiro. Una lunga serie di imprevisti, cominciata nel 2010 con un grave infortunio al polso e conclusasi con l’infortunio al ginocchio del 2018, che tuttora fa sentire i suoi strascichi, ha probabilmente impedito a Delpo di realizzare pienamente il proprio potenziale. Ciò nonostante, la sua carriera, che pure si sviluppa nell’era dei Big Three (Federer, Nadal, Djokovic), è chiara testimonianza non solo di qualità di gioco, ma anche di determinazione.

Cercheremo, attraverso l’analisi statistica dei match disputati in tornei del Grande Slam a partire dal 2011 da Del Potro, di intuire quali elementi, quali pattern abbiano portato l’argentino al successo, nei momenti di maggiore forma. Prima però proviamo a ripercorrere brevemente la sua carriera, a partire dai primi passi.

Palmarès

Delpo esordisce a livello ATP nel 2006, a Viña del Mar, battendo Albert Portas, prima di essere sconfitto al secondo turno da Fernando González, in un match tra veri e propri pesi massimi del dritto. Già l’anno successivo, qualificandosi al terzo turno sia agli US Open che al Masters 1000 di Madrid, l’argentino raggiunge la top 50.

Nel 2008, la stella di Delpo comincia a brillare nel tennis mondiale, arrivano i primi titoli ATP e, un po’ a sorpresa, l’argentino li conquista entrambi sulla terra battuta: a Stoccarda e a Kitzbühel. Nonostante qualche problema alla schiena, Del Potro chiude l’anno in top 10, e scalda i motori per un grande 2009.

Dell’anno successivo, si ricorda soprattutto l’exploit con il titolo agli US Open, superando Federer in finale (da sottolineare come, in semifinale, Delpo avesse sconfitto anche Nadal): in generale, si tratta di una grande stagione, che porta l’argentino in top 5, e a raggiungere anche la finale del Master di fine anno, in cui viene sconfitto da Davydenko.

Il 2010 è l’anno del primo grave infortunio al polso: perde praticamente tutta la stagione, scivolando fuori dalla top 250. Anche l’anno successivo, complice una posizione in classifica da ricostruire, è molto travagliato, e regala a Delpo soltanto la soddisfazione di portare l’Argentina in finale di Coppa Davis, che verrà vinta dalla Spagna.

Il 2012 è l’anno delle Olimpiadi di Londra, il torneo si gioca sull’erba di Wimbledon. Delpo viene sconfitto da Federer in semifinale e si aggiudicherà una medaglia di bronzo che sa di riscatto. Il match di semifinale con Federer, una partita da antologia, è la più lunga mai giocata al meglio dei tre set. A fine anno, Delpo è di nuovo in top 10.

Nel 2013 la crescita continua, fino a portarlo in semifinale a Wimbledon e, nuovamente nella top 5 mondiale. Purtroppo però, un secondo infortunio al polso interrompe la rincorsa dell’argentino, e lo costringe di fatto a saltare due intere stagioni, 2014 e 2015.

Il 2016, l’anno del rientro, è anche quello delle Olimpiadi di Rio. E l’atmosfera delle Olimpiadi sembra fare un gran bene a Delpo, che conquista una grande medaglia d’argento. Nello stesso anno, porta la sua Argentina a vincere la coppa Davis.

Sembra la volta buona: l’anno successivo, incontra una volta Federer, di cui peraltro Delpo è un grande fan, sempre agli US Open, ai quarti di finale. Ancora una volta, lo sconfigge, per arrendersi poi a Nadal in semifinale. Complice anche altri buoni risultati, come la vittoria a Stoccolma (ventesimo titolo ATP, nonostante i continui infortuni) e la finale a Basilea, l’argentino rientra in top 10, e si qualifica per il Master di fine anno.

Nel 2018, Delpo raggiunge addirittura la terza posizione del ranking mondiale: sempre a Flushing Meadows, incontra ancora una volta Nadal in semifinale. Il maiorchino è costretto a ritirarsi a causa di un infortunio al ginocchio, e Del Potro raggiunge una finale Slam. Sarà sconfitto da Djokovic, in tre set.

Purtroppo però, durante il Master 1000 di Shanghai, Del Potro subisce un nuovo infortunio, e chiude anticipatamente la stagione. Da allora, si può dire che l’argentino non sia mai veramente rientrato a pieno regime tanto che, recentemente, ha annunciato la propria intenzione di ritirarsi.

Uno sguardo d’insieme

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo, nei limiti del possibile, di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Del Potro degli ultimi dieci anni con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Del Potro, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Il numero di vincenti e di ace, specialmente sul veloce, è davvero notevole ma forse, considerate le caratteristiche fisiche e lo stile di gioco di Delpo, colpisce ancora di più la sua capacità di procurarsi palle break, in particolare sulla terra battuta. Questo a testimonianza del fatto che, per quanto Del Potro faccia della violenza dei propri colpi, in particolare del dritto, un’arma vincente, si tratta di un giocatore completo, che sa procurarsi diverse chance anche nei game di risposta, su una superficie che porta a scambi più lunghi.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Del Potro, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Da questo secondo plot, emerge forse un piccolo punto debole di Del Potro. La prima di servizio, eventualmente seguita dal dritto, è eccezionale, e porta a una percentuale di punti vinti con la prima superiore al 70% su tutte le superfici, che addirittura si avvicina all’80% sul veloce. La seconda palla però, a differenza ad esempio di ciò che accade nel caso di un altro big server con capacità di fare gioco come Berrettini, è molto più aggredibile, e procura a Delpo un rendimento tra il 50% e il 60%.

I pattern più significativi, gli elementi-chiave del gioco di Del Potro

Dopo questa panoramica, proviamo a chiederci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Del Potro alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. Se Del Potro concede meno di sei palle break e si presenta meno di quarantacinque volte a rete, allora l’argentino vince la partita”. Il pattern si è verificato in cinquantaquattro occasioni e, in tutte e cinquantaquattro, Del Potro ha vinto il match.
  2. Se Del Potro ha una percentuale di trasformazione delle palle break di almeno il 13.9% maggiore dell’avversario, si aggiudica la partita”. Il pattern è meno generale, ma altrettanto preciso: si è verificato ventitré volte, e per ventitré volte Del Potro si è aggiudicato la vittoria.
  3. Se Del Potro concede più di sette palle break, se ne procura meno di quindici e mette a segno meno di quarantanove vincenti, viene sconfitto”. Il pattern è piuttosto generale, anche se meno preciso: si verifica venti volte, e in diciassette occasioni l’argentino viene sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione argentino.

Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si sono rivelati decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Del Potro, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

L’elemento più significativo sembra essere la pressione che Delpo è in grado di mettere al proprio avversario con i propri turni di servizio. La prima chiave verso la vittoria, in altre parole, è concedere poche palle break. Soltanto dopo (terza e quarta feature) vengono la percentuale di trasformazione delle palle break rispetto a quella dell’avversario, e il numero di palle break che Delpo si procura nei suoi game di risposta. Ancor meno rilevante (quinta feature in ordine di importanza), la percentuale di trasformazione delle palle break di Delpo, considerata da sola e non in relazione a quella dell’avversario.

In altre parole, i numeri sembrano dirci questo: se nei suoi game di servizio Del Potro riesce a imporsi, senza lasciare spazio all’avversario e creando difficoltà anche nel trovare ritmo, avrà, presto o tardi, le occasioni giuste in qualche game di risposta, così portando a casa il match. A confermare tale sintesi, osserviamo che la seconda feature più significativa in ordine di importanza è il numero di vincenti messi a segno dall’argentino, e sappiamo che, una quota significativa di questi vincenti sono dritti violentissimi dopo una buona prima di servizio. In sintesi: se questo schema funziona, per l’avversario la partita sarà molto complicata. Hanno dovuto accorgersene vere e proprie leggende del tennis come Federer e Nadal, anche nei loro anni migliori. Nondimeno, Delpo si avvia a chiudere la propria carriera con in bacheca un solo trionfo Slam, una finale e quattro semifinali. Risultati ragguardevoli, in sé, ma senz’altro riduttivi rispetto al potenziale dell’argentino.

Ciò nonostante, con la sua voglia di lottare e di rialzarsi, oltre che col suo stile aggressivo, ha saputo accendere l’entusiasmo dei tifosi. E d’altronde, come ricordava John Steinbeck in una lettera indirizzata al figlio Thom: “Non avere paura di perdere. Se deve accadere, accadrà. L’importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano via”. E il trionfo del 2009, la vittoria in Coppa Davis del 2016, le due medaglie olimpiche a sorpresa, entrambe segno di riscatto, resteranno, sempre, nel cuore degli appassionati.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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