TENNISPOTTING ottobre: ciao, sono Andy Murray e devo andare al Masters

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TENNISPOTTING ottobre: ciao, sono Andy Murray e devo andare al Masters

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"Andy io capisco che devi andare a tutti i costi al Master però..."
 
 

TENNIS TENNISPOTTING –  Ottobre è un altro di quei mesi tennistici del limbo, a cavallo fra lo Slam e l’ultima, suprema fatica dell’anno: le finali ATP di novembre. Il mese scorre via tranquillo. A meno che non ti chiami Andy Murray o David Ferrer e sei alla disperata ricerca di punti necessari per qualificarti alle ATP Finals, vista le annate balorde condotte fin lì

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

E difatti il mercato delle wildcard impazza come il calciomercato ad agosto. Berdych la chiede a Stoccolma. Murray rifiuta Valencia e va a Vienna (citiamo a caso). Accadono cose così per tutta la durata di ottobre con Murray che più di tutti cerca punti in ogni dove per giocare a casa sua il Master. E alla fine ci riesce, beffando Ferrer. A ottobre si giocano due Master 1000: quello di Shanghai, quest’anno davvero molto divertente, e quello di Parigi, al solito deludente, di cui parleremo nella prossima puntata. Negli altri tornei, a Mosca vince Marin Cilic su Bautista-Agut mentre a Stoccolma Tomas Berdych prevale su Grigor Dimitrov. I due contendenti all’ottavo posto del Master, Ferrer e Murray, si affrontano invece nella finale di Vienna, dove vince l’inglese in tre set, assestando un duro colpo al rivale.

 

TENNISTA DEL MESE
Daniele Vallotto: I numeri di Djokovic in Cina sono straordinari. A Pechino non ha mai perso, a Shanghai non perde da quattro anni e quando arriva come un treno per l’ennesima semifinale contro Roger Federer sembra difficile che lo svizzero possa prendersi la rivincita (parziale) dopo la sconfitta a Wimbledon. Invece Federer gioca forse la sua migliore partita dell’anno e Djokovic, che sul cemento sembrava di un’altra categoria, viene rimandato senza troppi complimenti. Le ultime settimane dell’anno diventano appassionanti anche perché Federer ha qualche possibilità di prendersi il numero uno della classifica mondiale a fine anno. Per la quarta volta. A trentatré anni. Una storia illogica che a tutti sarebbe piaciuto raccontare. Ma non è andata così ed è stato giusto perché Djokovic aveva vinto lo spareggio più importante a Wimbledon. A Shanghai, comunque, Federer riempie un’altra casella e ormai tra i trofei mancanti nella bacheca dello svizzero restano due o tre quisquilie da conquistare. E allora è lo svizzero il tennista del mese, perché vince il torneo più importante e rende un po’ meno tranquillo il sonno di Djokovic a fine anno.

Claudio Giuliani: Dico Andy Murray. L’inglese è tenace nella sua rincorsa al Master, che evidentemente sente come casa sua tale è il dispendio di energie che mette in campo per conquistare il posto utile. Lo aiuterà Rafael Nadal, che si ritirerà dalla competizione all’ultimo, giusto per non deludere gli organizzatori del torneo. E alla fine, col senno del poi, Murray poteva anche fare leggermente meno. Ma intanto lui ha giocato dappertutto. Avesse avuto tempo avrebbe fatto anche il Futures di Frascati. E comunque ha battuto il rivale diretto per il posto in palio per Londra, David Ferrer, due volte su tre nelle partite giocate ad ottobre. Ha ampiamente meritato quindi e, quantomeno per la tenacia, si è rivisto un bel Murray. Una speranza per il ritorno al passato nel prossimo futuro?

PARTITA DEL MESE
Claudio Giuliani: Murray contro Robredo. Cito il giovane Giulio Fedele, che ha passato una domenica pomeriggio ad ingrassare in poltrona guardando l’interminabile match di Murray e Robredo: “I due si sono dati battaglia dall’inizio alla fine. Un durata media dei game che rasentava i 6 minuti e 30, un numero di colpi che ad ogni scambio superava la doppia cifra. Mai un colpo definitivo, come se i due non puntassero a fare il punto nel breve periodo, ma ragionassero alla lunga distanza, come a sfinire l’avversario prima di terminare le forze. Un match che pareva combattuto su terra rossa e non su cemento”. E alla fine? Ha vinto Murray, annullando ancora cinque matchpoint a Robredo, come a Shenzhen un mese prima. Quando si usa la parola battaglia per un match di tennis spesso si esagera. Non questa volta. I due hanno stabilito quasi il record di durata di un match giocato al meglio dei tre set, sul cemento. Sprazzi di tennis da terra battuta sul duro con l’interesse del match tutto convogliato su chi dei due si sarebbe arreso prima. Un incontro che nella boxe si sarebbe concluso ai punti ma che dalla boxe ha sicuramente mutuato la fase di studio, la costruzione del punto in maniera lenta e paziente per trovare il momento giusto per assestare l’uppercut. E non una volta ogni tanto, ma quasi in tutti gli scambi. E quindi moltiplicate per tre set, aggiungete cinque match point annullati, sudore, frustrazione e passione ed ecco che avrete il match del mese e uno dei migliori dell’anno (fatta eccezione per i bacchettoni del tennis-Panda da salvare).

Daniele Vallotto: È una domenica pigra d’ottobre. Io e Giulio facciamo a testa e croce per spartirci le finali. C’è Basilea, la più attesa, perché c’è Roger Federer che vuole fare una cosa folle e irrealizzabile, tornare numero uno a fine anno, e poi c’è Murray che molto più umilmente vuole almeno giocarsi il Masters. Non abbiamo preferenze, anche se segretamente speriamo di prenderci Federer perché dovrebbe fare più velocemente. Tiriamo a sorte: a me Federer, a Giulio tocca Murray. Sorrido beffardo senza poter immaginare quello che ne sarebbe venuto fuori. Federer sorseggia in meno di un’ora David Goffin. A Valencia si gioca forse una delle più belle partite dell’anno, certamente una delle più massacranti. E per “soli” 200 punti. Ma a Murray servono più punti possibili ed ecco spiegata la lotta fino all’ultimo punto. E il bello è che di là non c’è qualcuno che si gioca il Masters, ma Tommy Robredo. Il simpatico spagnolo è uno di quelli che vengono definiti – un po’ ricorsivamente, a dire il vero – “cagnaccio”. Non una bellissima espressione ma che esprime bene l’attitudine di Tommy. E quindi è giusto celebrare questa partita. Anche perché due anni fa – magari qualcuno non lo ricorda – mentre Murray vinceva il suo primo Slam Robredo navigava in acque molto torbide. Giusto celebrarlo, alla sua età c’è chi ha già detto addio da un pezzo.

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani: Murray è in gran forma. Lo si vede da questo punto. Ma c’è uno solo nel mese di ottobre che corre più di lui: Tommy Robredo. Ogni punto dello spagnolo è sempre una sofferenza, una conquista nei confronti di Murray che fa meglio quello che sa fare Robredo: palleggiare, spostare, arrotare. Tessere una tela con pazienza, rendendo – se volete – interessanti lunghi palleggi a velocità controllate, dove però i due sono impegnati a pensare all’evoluzione dello scambio, con poche soluzioni a disposizione che non siano lo sfinimento dell’altro o l’eccessivo allontanamento dalla linea di fondo. Ed è qui che Robredo piazza il colpo del mese. La scritta “Valencia” si disegna tre metri dietro la linea di fondo campo. Robredo sarà a quasi cinque metri dalla linea. Avete mai provato nel circolo tennis vicino casa a palleggiare cinque metri dietro la linea di fondo campo? Incontrereste la resistenza della recinzione con molta probabilità, ma realizzerete quanto sia difficile giocare lì dietro. Ecco, da lì un Robredo bistrattato da Murray a destra e a sinistra, recuperando l’ennesima palla lontana piazza un passante in corsa di rovescio, ad una mano (e quindi molto più difficile dare forza), e lo indirizza esattamente lì dove state pensando.

Daniele Vallotto: Impossibile fare meglio di Robredo. Bisognerebbe fare un colpo incredibile e magari replicarlo subito dopo.
Ora che ci penso, Grigor Dimitrov lo ha fatto, a Stoccolma. Due colpi molto simili, uno più istintivo, l’altro copiato sull’onda dell’entusiasmo (anche se ho il vago sospetto che Jack Sock abbia preferito farsi da parte e concedere una standing ovation al rivale). Questo colpo à la Kyrgios sta sempre più prendendo piede e non è più una novità però è un colpo altamente spettacolare perché davvero imprevedibile. Dimitrov ha l’incoscienza di proporlo due volte di seguito. Sock non può far altro che inchinarsi, un po’ come fece Roddick contro Federer a Basilea qualche anno fa.
Il problema, però, è sempre il solito: il tennis di Dimitrov pare nutrirsi esclusivamente della soddisfazione di giocare questi colpi impossibili per buona parte del circuito. Ma le vittorie, quelle pesanti, dove le mettiamo?

DELUSIONE DEL MESE
Daniele Vallotto: Djokovic ha staccato un po’ la spina dopo la girandola di emozioni dell’estate, Nadal non è pervenuto, Murray dà tutto quello che ha e non gli si può dire nulla. Wawrinka non brilla ma oramai non è più una delusione: il suo 2014 è un anno parecchio discontinuo e ci auguriamo che sia un assestamento in vista di una maggiore maturità nel futuro. Cilic e Nishikori lasciano a desiderare a Shanghai ma tutto sommato conquistano punti sicurezza a Tokyo e Mosca. Per cui pesco in casa e prendo Fabio Fognini, che riesce nell’impresa di perdere contro il numero 553 ATP con una disinvoltura davvero rara. L’aspetto buffo dell’anno di Fognini è che tutto sommato il ligure si difende, gioca bene qualche paio di tornei e resta tra i primi venti dell’anno. Un risultato non banale. Ma purtroppo, considerato il talento e, soprattutto, le aspettative, a fare rumore nel suo 2014 sono gli insulti agli avversari, al pubblico, a sé stesso. In un hashtag: i #Fognamoments.

Claudio Giuliani: David Ferrer. La sua è stata un’annata un po’ balorda. Aveva iniziato l’anno da numero tre del mondo, e lo finisce fuori dal Master. Dove andrà comunque da riserva, giocatore vero lui mentre c’è chi preferisce fare shopping con la fidanzata, ovvero Grigor Dimitrov – come se fosse abituato a palcoscenici del genere. Lo spagnolo durante l’anno ha perso posizioni in classifica cedendo il passo ai giovani, mentre lui si accontentava di vittorie in piazze minori, ispirando i primi articoli-coccodrillo sulla sua carriera. Fino all’anno scorso ci si chiedeva ancora se lo spagnolo fosse in grado di vincere una prova del Grande Slam, quest’anno si è scritto di come il suo gioco muscolare avesse cominciato a presentare i primi conti. Lui ha finito l’anno come sapeva fare, lottando e correndo su ogni palla. E poi ha rilanciato: ha cambiato allenatore e ha preannunciato di avere grandi progetti per il 2015. D’altronde è Ferrer, poteva mica mollare uno così solo per aver mancato la qualificazione al Master nell’anno della rivoluzione tennistica?

SORPRESA DEL MESE
Claudio Giuliani: Borna Coric. Sorpresa? Be’, batte Rafael Nadal a Basilea, e anche se quello in campo non era ovviamente il miglior Nadal (in attesa di operarsi d’appendicite e in campo giusto per giustificare il contratto di partecipazione) comunque lui vince e si prende la scena per qualche giorno. L’abbiamo seguito per l’intero anno ed eravamo quindi in attesa dell’acuto. Che è arrivato a Basilea, complice Nadal certamente, ma lui ha fatto il suo cogliendo uno scalpo eccellente per certificare mediaticamente la sua ascesa. Ora che lo conosciamo in tanti e meglio, vediamo cosa vuole fare da grande il ragazzo.

Daniele Vallotto: Tutto giusto ma l’outfit di Coric a Basilea è il peggior modo per presentarsi al grande pubblico. Bocciatissimo.

Borna Coric a Basilea

PREMIO OCCHI DEL CUORE
Claudio Giuliani:
Leonardo Mayer, sei nei nostri cuori. Ma non perché in quel momento in campo avevi il supporto di tutti quelli che non sopportano Roger Federer, ma perché sei arrivato veramente a un nastro dalla gloria. Piangere per una partita di secondo turno di un Master 1000? A quei livelli? Sì, si può ed è giustificabile se avete seguito l’evoluzione del match. Su un matchpoint sei stato veramente sfortunato: il tuo passante lungolinea, con Federer che stava coprendo la direzione opposta, ha impattato sul nastro. Tu hai poi contenuto la frustrazione prendendo quella pallina e depositandola al di là del nastro. Sapevi che si era chiusa la tua “Sliding Doors”. E quindi poi è finita come tutti avevamo capito dopo che Roger ti aveva annullato il secondo matchpoint. Per carità: bravo Roger Federer. Ché poi ha vinto il torneo, magari alleviando il tuo dolore, Leonardo. Però veramente abbiamo provato molta empatia per la tua sorte. E infatti ti ho dato del Tu. Ti abbraccio.

Daniele Vallotto: La storia di ottobre di Leonardo Mayer è davvero terribile. Il sorriso imbarazzato di Federer a rete mi ha ricordato un po’ la frase che lo svizzero rivolse a Roddick a Wimbledon 2009: “So come ci si sente“. È vero, anche Federer ha subìto sconfitte dolorose. Ma dal momento che sei uno dei tennisti più vincenti della storia, diciamo che quelle sconfitte fanno parte del gioco. Per Leonardo Mayer, una vittoria al secondo turno di Shanghai contro Federer ha un valore molto simile ad una finale di Wimbledon. Gli auguro di potersi prendere la rivincita, come ho sempre sperato che Andy potesse finalmente alzare la coppa sul Centre Court di Wimbledon.

PENSIONATO DEL MESE
Daniele Vallotto:
Ad ottobre lascia silenziosamente Nikolay Davydenko. È un’uscita silenziosa, perfettamente in linea con un personaggio che non ha mai fatto molto rumore fuori dal campo e che sul rettangolo di gioco preferiva far parlare (sommessamente) il suo complicatissimo ed euclideo tennis. Silenzioso anche per via di quei passettini impercettibili che rendevano possibile quel gioco fatto di anticipi e geometrie che ti mandavano in corto circuito il cervello, qualunque fosse la tua tipologia di gioco. Del Potro, al Masters 2009, con un’espressione piuttosto fortunata in futuro definì il tennis di Kolya da “Play Station”. Peccato che dopo quel glorioso torneo, vinto grazie anche a una bellissima vittoria contro la maledizione delle maledizioni, Roger Federer, l’unico in grado di rendere inoffensivo il russo, non si sia più visto quel tennis difficile anche solo da capire. Il russo è andato via via sbiadendosi, ha perso l’ultimo treno a Melbourne 2010 e ha chiuso con il gran rimpianto di non aver potuto vincere uno Slam. Lui che sul rosso riusciva a battere Nadal sul rosso e che quando giocava una finale difficilmente sbagliava (21 titoli su 28 finali). Peccato che sia nato qualche anno in anticipo.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN
Claudio Giuliani: Fognini è sempre uno di quei giocatori che rendono molto in ambito scommesse. A patto però che si scommetta sul suo avversario. Delle volte, anzi spesso, visto che chiude il suo miglior anno tennistico della sua carriera dentro i primi 20 ATP, fa il suo e quindi quei due o tre euro che si puntano contro di lui sono soldi buttati. Altre volte però regala belle soddisfazioni. Può perdere da Krajinovic, fuori dai top 150, e allora si fanno bei soldi. Però quando abbiamo visto che a Shanghai doveva giocare contro Wang, numero 553 ATP, non ce la siamo sentita di destinare su Wang i due euro solitamente adibiti al caffè e cornetto nel bar sotto casa. Era troppo grossa. E infatti l’ha fatta: ha perso contro questo tipo, che ovviamente è uscito dal torneo nel turno seguente. E forse il vaffa che Fognini ha rivolto al pubblico mentre usciva dal campo era rivolto a noi scommettitori-gufi: ci ha fregato alla grande.

TORPIGNA DEL MESE
Claudio Giuliani: Tor Pignattara è un quartiere romano popolare adiacente via Casilina, a un chilometro e mezzo dalla stazione Termini, che i più preconizzano come il “nuovo Pigneto”, ovvero destinazione della nuova gentrificazione romana. Da anni, ma ancora oggi, il termine “torpigna” è usato in maniera dispregiativa, come la signora Covelli usava dire per giudicare gli amici popolari del figlio in Vacanze di Natale. Eccola qui:

Ecco: Alexander Dolgopolov è il tennista più “Torpigna” dell’ATP. Ha la macchina da coatto, ascolta musica da coatto e veste da coatto. A tennis gioca da dio, ma ad Halloween si maschera così:

 

METALLURGICO DEL MESE
Claudio Giuliani: Gilles Simon è semplicemente strepitoso a Shanghai, dove cede solamente a Roger Federer. Meglio di lui fa solo lo straordinario Tommy Robredo, che non guarda mai la sua carta d’identità prima di scendere in campo. A Valencia perde ancora contro Andy Murray, che l’aveva battuto in finale a Shenzhen, dove aveva salvato ben cinque matchpoint in favore dello spagnolo. Ah: anche a Valencia Murray lo batte annullando cinque match point. Ma giocare tre ore e mezza a quel livello, contro un Murray determinatissimo a vincere, non dev’essere semplice. Robredo è il sindacalista dei tennisti operai, più di tutti in questo mese.

TWEET DEL MESE
Fategli scrivere una serie TV comica, vi prego.

L’indice della rubrica:
TENNISPOTTING gennaio: Wawrinka e la fine dell’età adulta del tennis
TENNISPOTTING febbraio: il ritorno dello Jedi Federer
TENNISPOTTING marzo: il gioco si fa duro? Allora vince Djokovic
TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso
TENNISPOTTING maggio, Dimitrov e Raonic: le speranze ardite e poi tradite
TENNISPOTTING giugno: Nadal, Parigi e l’inevitabile
TENNISPOTTING luglio: Djokovic, Federer e l’avvento del Terrore;
TENNISPOTTING agosto: Djokovic è in ferie, Federer è di turno
TENNISPOTTING settembre: Kei, Marin e il giuramento della Pallacorda

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

Segui su Instagram: @massimogaiba

 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Nadal eroico, altra vittoria epica. Ma se perdesse 8 servizi anche con Kyrgios non vincerebbe mai

LONDRA – Taylor Fritz non è riuscito a ribatterlo. Ma Rafa ha 7 vite e il miraggio del 23° Slam è la molla (anche se lui nega). Il dottore farà il miracolo? Gli antidolorifici non bastano. Ha servito prime a 170 km orari, seconde a 152…

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Chi ha visto i miei video conosce già il mio pensiero. Per chi non li ha visti dico che Nadal è stato ancora una volta formidabile, direi quasi eroico, più o meno come quando in Australia ha rimontato Medvedev in quel modo.

Giocare con una contrattura (stiramento) addominale quando si dovrebbe servire sopra ai 200 km orari è una impresa titanica, alla fin fine quasi assurda perché per quante iniezioni antidoloriche uno possa decidere di prendere per…farsi del male, un conto è sopportare quel sacrificio nel corso di una finale, un altro è sottoporsi a quel supplizio in un quarto di finale, quando ben che vada ci saranno ancora due partite da giocare. Non c’è bisogno che Rafa si informi da Matteo Berrettini che è stato fermo mesi e quando ha ripreso un po’ troppo presto la cicatrice ha colpito ancora.

E poi quelle che aspettano Rafa non sono due partite qualsiasi. La prima contro un Kyrgios che non è mai più stato, in otto anni, in questo stato fisico e mentale e che giocherà la sua prima semifinale di sempre in uno Slam, 8 anni dopo i quarti raggiunti qui, la seconda molto eventuale contro Djokovic che ha vinto le ultime tre edizioni di Wimbledon e lotta come Rafa – ma dicendolo a chiare note (cosa che Rafa fa con un po’ meno trasparenza) – per aggiungere un altro Slam alla sua cintura.

 

Rafa lotta per lo Slam n.23, Nole per il n.21, e chissà che poi fra i due litiganti non sia il terzo, Kyrgios, a godere. Chi può escluderlo? Vedrò che cosa ne pensano i bookmakers, ma anche loro mica ci azzeccano sempre. Basti vedere chi avevano decretato fortemente favorito fra Sinner e Alcaraz.

Tre quarti di finale su 4 sono finiti al quinto set. Forse alla fine quello meno incerto è stato quello perso da Sinner, perché oggettivamente negli ultimi tre set la superiorità di Djokovic, tale e quella a quella di Sinner prima del terzo set, è apparsa abbastanza netta e irreversibile.

Norrie aveva rimontato Goffin e vinto soltanto 7-5 al quinto, mentre Nadal è riuscito a spuntarla soltanto al tiebreak decisivo del quinto set su Fritz che era talmente disperato da confessare in tv: “Questa è la prima volta dopo un match di tennis che ho avuto voglia di piangere”.

A metà secondo set Nadal ha creduto di doversi ritirareSuo padre, forse più saggio di lui, ma anche meno guerriero, lo ha invitato a farlo. Rafa non gli ha dato retta. Ha deciso di continuare servendo a tre quarti di velocità. La media della velocità dei suoi servizi, influenzata dal primo set nel quale ancora non aveva avvertito eccessivo dolore, è stata di 106 miglia orarie sulla prima (170 km orari), e di 94,6 sulla seconda (fra 152 e 153 km orari).

Così ha perso 8 volte il servizio nel match. Ecco: se Rafa dovesse perdere 8 volte il servizio con Kyrgios si può scordare di raggiungere la finale.

I medici oggi sembrano capaci di fare miracoli. A volte. Abbiamo letto in passato di presunti strappi guariti con la velocità di uno stiramento, presunti stiramenti guariti con la velocità di una contrattura.

Le nostre esperienze di tennisti della domenica ci consiglierebbero riposo assoluto per 3 settimane almeno. Ma oggi la medicina, che è capace anche di anestetizzare un piede di un tennista in modo che questi che zoppicava visibilmente anche nel solo camminare, correva invece come una lepre, sembra capace di risolvere anche problemi irrisolvibili per la gente normale.

I campioni sembrano sempre più non essere gente normale. Nadal di sicuro, con i suoi 36 anni compiuti, normale non lo è, altrimenti non lo definrebbero tutti…Fenomeno, con la effe maiuscola. Ma anche Djokovic, Ma anche Federer fino a oltre i 37-38 anni. E Murray che lotta come un pazzo con un’anca di titanio?

Mah. Oggi come oggi, senza aver visto alcuna ecografia, senza avere la minima idea del dolore che può aver provato Rafa quando è finito l’effetto degli antidolorifici, penso onestamente – e superficialmente lo ammetto – che il suo generosissimo sacrificio sia stato inutile.

Lui stesso ha detto “Se gioco…” e “Spero di poter giocare…” e anche “Devo essere al 100 per 100…”.

Insomma io onestamente non vedo come possa essere al 100 per 100. Tuttavia posso capire che ci voglia ancora provare, perché chi può sapere se Kyrgios non si alzi venerdì mattina con la testa da un’altra parte, con il piede sbagliato.

Il problema che Rafa analizzerà di sicuro, però, sarà: “Ma se anche battessi Kyrgios in una delle sue giornate di mattana, folli…poi come faccio a battere anche Djokovic?”.

Vedremo. Non credo che oggi arrivi alcuna notizia, perché secondo me Rafa proverà fino all’ultimo a giocare. La mentalità è quella. Mi spezzo ma non mi piego. Un guerriero nato e cresciuto. Mai davvero invecchiato.

Ci proverà salvo che stia proprio a pezzi. Oppure se il suo dottore di fiducia gli dicesse: “Guarda che se ci giochi sopra starai fermo per 6 mesi e la cicatrice che indebolisce perennemente il muscolo addominale non te la toglierà più nessuno”.

Allora, in questo caso, verrà fatto consiglio di famiglia e si deciderà il daffarsi. Ritirarsi in semifinale è brutto, è triste, ma è capitato a tanti, Berrettini ne sa qualcosa anche se non era ancora semifinale,  anche se non a tennisti che hanno appena raggiunto l’ottava semifinale e contavano di fare la terza doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno (come nel 2008 e nel 2010) oltre che di vincere il 23mo Slam. Anche se Rafa non lo dice, è la vera molla per tutto, la ragione per cui è venuto fin qui recuperando miracolosamente  dal piede malato.

Chi vivrà vedrà. L’augurio, naturalmente, è quello di assistere domani venerdì alla miglior semifinale possibile fra Kyrgios e Nadal, anche perché non mi aspetto granchè dall’altra semifinale Djokovic-Norrie perché penso che Nole vincerà 3 set a zero…se non si distrae per un set.

Per finire vi invito ad andare su Ubitennis.net a vedere la video intervista realizzata con Brad Gilbert, ex n.4 del mondo, ed ex coach di Agassi, Roddick, Murray e altri. Dà i suoi pronostici, parla di Sinner e Berrettini, di Cahill…insomma chi se la cava con l’inglese non se lo perda finchè non saremo riusciti a organizzarne la traduzione.

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Federer e le sorelle Williams, la fine è vicina?

La competizione “è una droga legale che molte persone vorrebbero avere” dice Navratilova. Venus, Serena e Roger sono nella fase finale della carriera, ma il ritiro ufficiale non sembra prossimo

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Non è facile smettere, e lo sanno bene Roger Federer e le sorelle Venus e Serena Williams, che nonostante l’età e i conseguenti acciacchi e i sempre più sporadici tornei ancora non hanno annunciato il loro ritiro ufficiale dalle competizioni. La ventitre volte campionessa Slam è tornata a giocare quest’anno a Wimbledon nel singolare dopo mesi di assenza, perdendo però al primo turno dopo un buon match contro la francese Harmony Tan. In un articolo sul New York Times Christopher Clarey prova ad analizzare la situazione di questi tre tennisti, ormai soltanto part-time, e la possibilità che nessuno di questi tre si ritiri in maniera definitiva per davvero. La stessa Venus, impegnata nel doppio misto ai Championships, ha detto in maniera enigmatica “Non saprete mai quando potrei presentarmi (per giocare ndr)“.

Come spiega l’agente americano Tom Ross il ritiro definitivo è anche una scelta economica. “Il ritiro ufficiale non solo pone fine alla carriera da giocatore. Può risolvere un contratto di sponsorizzazione o un accordo di sponsorizzazione e ridurre la visibilità di una star. In genere, è ufficiale che quando annunci il tuo pensionamento, ciò sta chiaramente dando all’azienda il diritto di recedere.“. Viene comunque difficile immaginare un abbandono degli sponsor per Roger Federer o Serena Williams, con il primo che ha un contratto anche per il post-tennis e la seconda che ha letteralmente un edificio riservato a lei nel quartier generale di Nike a Portland.

Anche perché per le superstar non mancano le possibilità di gioco anche in caso di prolungati periodi di inattività. Qualsiasi torneo del mondo concederebbe una wild card a sportivi ma anche macchine di soldi ed interesse come Serena o Federer. Per Martina Navratilova è anche una questione psicologica. “Ti rendi conto di quanto sei fortunato ad essere là fuori a fare quello che facciamo. È una droga. È una droga molto legale che molte persone vorrebbero avere, ma non possono ottenere”.

In sostanza non è tanto remota la possibilità che questi tennisti, come John McEnroe che non ha mai ufficialmente annunciato il ritiro anche per questioni di sponsor, possano continuare a giocare ancora per un po’ per selezionatissimi eventi all’anno, giusto per fare, come ha detto Federer durante la cerimonia per i 100 anni del Centrale, “one more time. Anche perché, come dice Navratilova stessa (che dopo aver annunciato il ritiro ha vinto uno Slam in doppio a 49 anni), “Il fatto è che se ti piace giocare, allora gioca. Venus ha giocato e la gente dice che sta danneggiando la sua legacy. No, quei titoli sono ancora lì“.

 

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