Padel, boom iscritti a Milano. WPT e FIP unificano i ranking, Bela e Lima divorziano

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Padel, boom iscritti a Milano. WPT e FIP unificano i ranking, Bela e Lima divorziano

Inaugurato un nuovo circolo nel capoluogo lombardo, sono oltre 800 gli iscritti. Mentre le due federazioni uniscono le classifiche, c’è una storica separazione nel Tour

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Pablo Lima e Fernando Belasteguin

PADEL MILANO Non c’è periodo migliore dell’estate per giocare a padel. Con l’inizio della nuova stagione i campi italiani continueranno a riempirsi di appassionati e sembra che la città Roma non sarà più sola nella promozione della disciplina. Nella prima settimana di giugno è stato inaugurato a Milano un nuovo Padel Club, all’interno del Circolo Sportivo Aeronautica Militare di Linate. Il circolo è dotato di quattro campi in erba sintetica, di cui uno coperto, e gli sportivi sono entusiasti del nuovo progetto. A Milano si possono trovare circa venti campi da padel, i più chic tra i grattacieli City Life.

Il Club appena inaugurato tuttavia vanta già oltre ottocento iscritti, raccolti nei due mesi che hanno preceduto l’inaugurazione. Milano si conferma città all’avanguardia anche in ambito sportivo, investendo su una disciplina emergente qual è il padel. Il progetto portato avanti da Marco Casoni, Gianni Castiglioni e Matteo Marzotto è appena iniziato. Dopo l’inaugurazione del Club ora l’obiettivo dichiarato è portare il padel anche nelle scuole per farlo conoscere ai più giovani.

RANKING UNICO La news del momento riguarda il ranking internazionale. Il Wolrd Padel Tour e la Federazione Internazionale hanno deciso di unificare le rispettive classifiche, che fino a pochi giorni fa venivano calcolate separatamente, una decisione che rafforza la collaborazione tra le due parti. L’iniziativa realizzata da entrambe le federazioni è mirata a conferire una maggiore professionalità al padel. Da un lato, il WPT continuerà ad essere un riferimento centrale per il padel professionistico e, dall’altro lato, la FIP fungerà da supporto per le federazioni nazionali, che doteranno il circuito di tornei di livello mondiale, dando impulso alla competizione locale, contribuendo così ad aumentare il livello e il numero di giocatori.

Da questa stessa stagione, il sistema di assegnazione dei punti è organizzato secondo categorie create di recente. Alle quattro categorie organizzate da World Padel Tour (Master Final, Master, Open e Challenger), che continuerà ad essere il riferimento, se ne aggiungono altre tre: FIP Star, FIP Rise e FIP Promotion, la cui organizzazione dipenderà direttamente ed esclusivamente dalla FIP, compresi tutti gli aspetti normativi (calendario, composizione, regolamenti e requisiti).

BELA E LIMA, FINE CORSA – Dal 4 al 6 giugno a Buenos Aires è andato in scena il secondo torneo Master della stagione. Belasteguin e Lima sono tornati in finale in un torneo WPT (la seconda dell’anno), ma l’ex numero uno del mondo ha costretto la coppia al ritiro sul 5-5 del primo set e Alejandro Galan e Juan Mieres hanno vinto il loro primo trofeo assieme. La grande notizia dell’estate riguarda proprio la coppia che ha raccolto più successi di tutti nelle ultime stagioni. Bela e Lima hanno deciso di sperarsi dopo quattro stagioni (e mezzo) entusiasmanti in cui hanno vinto assieme 35 trofei. L’annuncio è arrivato proprio in occasione del torneo di Buenos Aires: i due campioni giocheranno ancora a Valladolid e Bastad, da luglio non saranno più dallo stesso lato del campo.

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Ciò che il golf ha capito del rapporto con i media, a differenza del tennis

John Feinstein, firma di punta di ‘Golf Digest’, svela il diverso approccio alla stampa dei due sport, e perché in prospettiva ATP e WTA potrebbero pentirsene

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Roger Federer - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

L’articolo originale può essere consultato qui

Quando il PGA Tour si è ufficialmente rimesso in moto al Colonial Country Club di Fort Worth, il mondo era un posto diverso – per usare un eufemismo – rispetto a quello in cui il termine COVID-19 non faceva parte del nostro lessico. Nessun tifoso sui green ed un numero limitato di funzionari del tour, e anche il personale televisivo al seguito dei golfisti era contingentato. Giocatori, caddies e personale del PGA Tour hanno dovuto fare i conti con i nuovi test sierologici, e la maggior parte di coloro che non giocavano o erano a stretto contatto coi golfisti dovevano comunque indossare delle mascherine.

Al torneo era comunque presente un altro gruppo ristretto: gli esponenti della carta stampata. Il numero dei giornalisti è stato ridotto e nessuno di loro ha avuto il consueto accesso agli spogliatoi o al putting green [l’area più vicina alle varie buche, ndr]. Allo stesso tempo non era consentito alcun contatto diretto con i giocatori e la distribuzione di coloro che lavoravano nel media center è stata organizzata in ottemperanza alle norme sul distanziamento sociale: in totale, erano presenti circa 35 giornalisti.

 

I giornalisti sono stati autorizzati a camminare intorno ai percorsi e, sebbene non potessero accedervi, la visibilità non è stata intaccata in alcun modo, vista la mancanza di spettatori. Le interviste sono state fatte da remoto, ma i reporters sono comunque stati in grado di fare domande ai giocatori. Una situazione tutt’altro che ideale ma si spera che anche l’accesso dei giornalisti possa tornare a qualcosa che si avvicini la normalità […] Le attuali restrizioni sono comprensibili e ragionevoli, ed il tour, che spesso può essere criticato a causa della poca trasparenza, ha comunque cercato di consentire ai giornalisti di occuparsi degli eventi nel miglior modo possibile.

Tre giorni dopo la vittoria di Daniel Berger al Charles Schwab Challenge, l’USTA ha annunciato a gran voce che, a partire dal 31 agosto, si sarebbe tenuto lo US Open al Billie Jean King National Tennis Center di New York. L’evento sarà disputato a porte chiuse e non ci saranno partite di qualificazione; inoltre, l’USTA ha annunciato che non ci saranno media in loco anche se, secondo voci non ancora confermate, alcune trattative in corso potrebbero far consentire l’accesso ai giornalisti delle testate più importanti.

A primo impatto l’USTA ha non sorprendentemente deciso di vietare l’ingresso a tutti tranne che ai suoi partner televisivi. So che a molte persone potrebbe non interessare se agli organi di stampa verrà data la possibilità di fare il proprio lavoro, indipendentemente dallo sport. Quando ho twittato mercoledì a proposito del veto posto dall’USTA nei confronti della stampa, ho ricevuto alcune risposte che recitavano: “Ehi, è in TV; questo è importante”, oppure “Smettila di piagnucolare. A nessuno importa se ci sei o no. Segui l’evento in TV come tutti gli altri”.

In primis, non ci sarei andato a prescindere. Non seguo da reporter in maniera sistematica il tennis da anni, ed uno dei motivi è la difficoltà di intervistare i giocatori. Ho scritto un libro sul tennis nel 1991, intitolato “Hard Courts”, e alla pubblicazione ero esausto, non per i viaggi, ma per le continue battaglie necessarie per ottenere l’accesso agli atleti. Sono stato fortunato perché avevo seguito il tennis come reporter per sei anni e conoscevo non solo i giocatori e gli agenti, ma anche i direttori dei tornei. Ciò significava che ero in grado di entrare negli hotel dei tennisti per parlare lì con loro piuttosto che sui campi, dove i media non avevano accesso agli spogliatoi e spesso mi veniva detto di non fare domande che si allontanassero da “dritto e rovescio” – ad essere onesti, molti organizzatori devono combattere coi tabloid britannici, soliti porre qualunque domanda inappropriata che potesse venir loro in mente.

Tuttavia, la maggior parte dei giocatori crede che un’intervista della durata superiore ai 15 minuti sia una richiesta oltraggiosa. Ricordo perfettamente la reazione di Henri Leconte, un francese molto volubile, quando gli dissi, in risposta a una domanda, che mi sarebbe piaciuto passare 20 minuti a intervistarlo. “Cosa?!”, sbraitò. “Venti minuti? Sei pazzo?”. Leconte era uno dei tennisti alla mano dell’epoca.

Quando ho iniziato a seguire regolarmente il golf nel 1993, sono entrato in un mondo in cui i media avevano accesso ovunque: accesso ai campi, al putting green e all’interno dei percorsi, con la possibilità di attraversare i campi con i giocatori. La mia prima lunga intervista per A Good Walk Spoiled è stata con Davis Love III. Due ore dopo, gli ho detto: “Come hai fatto a passare tutto questo tempo con me?”. Strinse le spalle e replicò: “Hai detto che stavi scrivendo un libro, così non ho preso impegni per il pomeriggio”. Ero morto e questo era il paradiso.

Ecco perché non sono rimasto affatto sorpreso quando l’USTA ha annunciato che la stampa non avrebbe avuto accesso allo US Open. L’Arthur Ashe Stadium può ospitare 20.000 persone. Senza fan ammessi, quanto sarebbe difficile raggiungere il distanziamento sociale? Il National Tennis Center non è esteso come un campo da golf, ma è enorme. Ho preso parte a molte edizioni, ovviamente con il pubblico, e riuscivo a guardare le partite su campi outdoor con pochi presenti.

Ci sarebbero alcune difficoltà per l’USTA? Certamente. Le interviste dei giocatori dovrebbero quasi certamente essere condotte da remoto, ma ciò non dovrebbe essere troppo complicato. Negli spogliatoi non è mai stato consentito l’accesso ai media, quindi nulla dovrebbe cambiare sotto questo punto di vista. Ci vorrebbe soltanto un po’ di pianificazione e, più importante, ci vorrebbe la volontà di farlo.

Il tennis è uno sport praticamente morto negli Stati Uniti. Sostanzialmente l’unico momento in cui qualcuno presta attenzione alla pallina verde è durante gli U.S. Open ed ai Championships. L’Australian Open si svolge ad un orario troppo scomodo per gli statunitensi, e solo i veri fanatici hanno la pazienza di guardare le partite di cinque ore sulla terra battuta del Roland Garros. Non aiuta il fatto che nessun americano abbia vinto uno Slam da quando Andy Roddick trionfò a Flushing Meadows nel 2003, e non c’è al momento nulla che faccia presagire ad un’inversione di rotta. Le donne hanno Serena Williams, che è probabilmente la più grande giocatrice di tutti i tempi, ma è anche l’unica vera star americana.

I problemi non finiscono qui. Poiché gli addetti ai lavori non hanno praticamente interazioni coi tennisti, pochi fan credono di conoscere al 100% i giocatori, a prescindere dal fatto che si tratti delle superstar o di giocatori di media classifica. Gli appassionati di golf hanno molte più informazioni sui giocatori perché la maggior parte di loro è disposta a sedersi per intrattenere i giornalisti a lungo.

Viviamo in un mondo in cui gli atleti e i loro agenti fanno valere i propri diritti ed influenzano ciò che viene scritto. Sempre di più, con la riduzione del numero di giornali e riviste, i giornalisti migliori si stanno occupando di lavori di scrittura per i siti web controllati da leghe: MLB.com, NFLNetwork.com, NHL.com e NBA.com, tutti hanno un numero di eccellenti ex giornalisti che lavorano per loro. Allo stesso modo, anche PGATour.com, LPGA.com ed anche NCAA.com possono vantare tra le proprie fila grandi penne. Non importa quanto talento possano avere gli scrittori, il messaggio che trasmettono è controllato dai poteri forti.

Un numero sempre più ampio di atleti comunica attraverso il proprio sito web ed attraverso piattaforme come ad esempio The Players Tribune, creata da Derek Jeter, che permette agli atleti di raccontare le loro storie senza alcuna domanda scomoda. Non si può tornare ai vecchi tempi quando Dan Jenkins e Bob Drum pranzavano con Arnold Palmer tra un round e l’altro dello US Open di golf del 1960 (quando disse loro che intendeva tirare un drive alla prima buca), o anche al 1993, quando misi letteralmente in fila negli spogliatoi i golfisti per parlare di A Good Walk Spoiled.

Ma il golf rimane uno sport in cui gli organizzatori sembrano ancora capire che i media sono importanti, che le storie che vanno oltre le semplici cronache di gara e ti fanno conoscere aspetti inediti dei giocatori sono importanti. Il tennis non ha mai veramente assimilato questo concetto. Ho seguito questo sport per la prima volta nel 1980 e sono rimasto sbalordito quando, dopo la finale dello US Open, fui l’unico reporter che cercò di parlare con John McEnroe dopo la sua vittoria in cinque set contro Bjorn Borg. Gli addetti alla sicurezza erano andati a casa, così entrai nello spogliatoio con McEnroe e passai 20 minuti da solo con lui. Mi parlò emotivamente di quanto fu doloroso sentire la folla che capeggiava per Borg in uno stadio distante 15 minuti dal posto dov’era cresciuto.

L’unico motivo per cui i giornalisti meritano l’accesso a qualsiasi evento sportivo è per poter riferire al pubblico le emozioni dei giocatori. Questo è il nostro lavoro. La pandemia ha ovviamente reso questo lavoro più difficile, ma nel golf ci viene permesso di fare il nostro lavoro al meglio. Nel tennis no, perché a nessuno importa davvero.

La grande popolarità che ha investito il golf, proprio a discapito del tennis, negli ultimi 40 anni è dovuta anche a questo. Non è solo merito di Tiger Woods. A Good Walk Spoiled è uscito un anno prima che Woods diventasse professionista. Era un bestseller del New York Times. Non voglio fare il presuntuoso, sto solo dicendo che l’accesso ai media nel golf, al contrario del non-accesso vigente nel tennis, ha reso possibile tutto questo. A distanza di quasi mezzo secolo, nulla è cambiato.

Traduzione a cura di Marco Tidu

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ATP

L’ATP conferma il nuovo calendario “provvisorio”. Djokovic, Nadal e Thiem già alle Finals

Gaudenzi conferma il nuovo assetto previsto per l’autunno con la consapevolezza che tutto può ancora cambiare. Il calendario resta un ‘Work in Progress’. Cancellate le Next Gen Finals

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L’avevamo anticipato nella serata di giovedì ed ora è ufficiale. L’ATP ha creato un nuovo calendario per l’autunno del tennis nella travagliata stagione 2020. Ha inoltre confermato l’intenzione di riportare il pubblico, seppur in maniera contingentata alla O2 Arena di Londra per le Finals se la situazione sanitaria lo permettera in UK a metà novembre:

Il tennis sta cominciando a prendere la via del ritorno e sebbene dobbiamo prima di tutto salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti, abbiamo la speranza di poter mantenere queste possibilità di gioco così da offrire un grande finale di stagione. Vorrei elogiare i tornei per il loro continuo impegno, la loro flessibilità e il loro dispiego di forze per trovare soluzioni adatte a lavorare in circostanze impegnative come queste“.Queste le parole di Andrea Gaudenzi, presidente ATP nel comunicato ufficiale.

La bozza del nuovo calendario, ora ufficiale

ATP che continua in ogni caso a tenersi aperta ogni strada, inclusa quella di offrire licenze limitate a un anno per aggiungere altri tornei per quel che resta di questa stagione 2020. Ciò ovviamente indica che il calendario sia al momento da considerarsi puramente indicativo in quanto sarà poi soggetto alla situazione sanitaria, e alle normative di viaggio internazionale in vigore in ciascuno dei Paesi dove si dovrà giocare in quel momento.

 

La nuova bozza conferma anche la cancellazione sicura delle Next Gen ATP Finals in programma a Milano, come d’altronde era apparso subito prevedibile già nei mesi passati.

Ci saranno invece le Finals dei “grandi” quelle in programma a Londra e a causa della riforma del ranking che tiene conto dei risultati degli ultimi 22 mesi (esclusi i punti delle Finals 2019), tre giocatori sono già fin da ora certi di parteciparvi: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Dominic Thiem ovvero i primi tre della classifica mondiale.

Sarà l’ultimo anno alla O2 Arena, dove si gioca dal 2009. Dal 2021 al 2025 la grande kermesse si sposterà a Torino: sarà la prima volta che si giocherà in Italia.

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WTA

WTA Lexington: Serena si aggiudica il ‘derby’ con Venus

Vittoria in rimonta per Serena Williams che batte per la diciannovesima volta la sorella Venus

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Serena Williams a Lexington 2020 (foto Wilson/TSOpen)

Un’altra maratona per Serena Williams e un’altra vittoria in voltata al Top Seed Open di Lexington in Kentucky. Questa volta però l’affermazione è arrivata contro sua sorella Venus, nel trentunesimo confronto diretto tra le due giocatrici che hanno segnato un cambiamento epocale nel tennis e che nonostante l’anagrafe segni 39 anni per Serena e 40 per Venus (solo altri due match nella storia della WTA sono stati più “vecchi” di questo) continuano a regalare ottimo tennis ai loro tifosi.

La partenza è stata estremamente problematica per Venus Williams, che ha impiegato diversi games a trovare il suo movimento di servizio, leggermente modificato nel corso degli ultimi mesi senza tennis, andando subito sotto 0-2 e costretta a salvare tre palle per lo 0-3. Trovato il ritmo sulla battuta, però, nel primo parziale Venus ha fatto valere una maggiore consistenza da fondocampo, approfittando della mobilità sulla linea di fondo non ancora al meglio da parte di Serena.

Nel secondo set la 23 volte campionessa di Slam ha trovato molta più assistenza dalla sua battuta, con la quale ha ceduto solamente otto punti su 28 nel corso dei suoi turni di battuta, ottenendo l’unico break del set al sesto gioco (dopo ben quattro occasioni sfumate) e pareggiando i conti dopo 1 ora e 32 minuti di gioco.

 

Il terzo set ha visto ben quattro break nei primi sei giochi, con Serena molto più solida negli scambi da fondo, pronta a tenere il palleggio sulle diagonali e chiudere con il vincente alla prima occasione. Entrambe le giocatrici hanno messo sotto grande pressione la seconda di servizio dell’avversaria entrando appena possibile per chiudere subito il punto: nessuna ha avuto percentuali nemmeno vicine al 50% nei punti giocati con la seconda, e soprattutto Serena ha ottenuto un paio di punti molto importanti in questo modo durante il nono, decisivo game, nel quale ha strappato il servizio alla sorella per andare a servire per il match.

Ho dovuto aumentare il livello negli ultimi due giochi – ha spiegato Serena alla stampa – sentivo di doverlo fare per chiudere la partita. Non mi ero accorta di essere stata sotto 2-4 nel terzo set, e questo è un buon segno. Credo che la partita sia stata di alto livello, Venus sta giocando benissimo, il suo coach Eric ha fatto un gran lavoro con lei, ci sono stati molti scambi lunghi, a tratti abbiamo servito molto forte e poi abbiamo iniziato a spingere con la risposta. È la prima volta che sono a un torneo senza la pressione di vincere, non mi aspetto niente, ed è una sensazione strana”.

Ho giocato ad alto livello per tutta la mia vita, quindi mi aspetto di giocare bene – ha commentato VenusTutto considerato credo di aver giocato bene, è stato un buon inizio dopo una pausa così lunga”.

Serena Williams ha terminato la partita rimontando da 2-4 nel set finale, mettendo a segno 14 ace al suo attivo, e vincendo il centesimo match in carriera dopo aver perso il primo set (100 vinte e 110 perdute, 49,7%, la migliore percentuale del circuito) e conquistando i quarti di finale dove affronterà la connazionale Shelby Rogers che si è imposta in due set sulla qualificata canadese Leylah Fernandez.

Tutti i risultati:

J. Teichmann b. [5] Y. Putintseva 6-2 6-2
[1] S. Williams b. V. Williams 3-6 6-3 6-4
C. Bellis b. J. Pegula 6-3 6-2
[WC] S. Rogers b. [Q] L. Fernandez 6-2 7-5

Il tabellone aggiornato

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