Uno contro tutti: Mats Wilander

Racconti

Uno contro tutti: Mats Wilander

Ventisei uomini diversi hanno occupato il trono di numero uno del mondo. Ripercorriamo le loro storie: oggi parliamo del settimo numero 1 della storia, lo svedese Wilander

Pubblicato

il

Mats Wilander - Roland Garros 1988
 

Anche se l’ufficialità arriverà solo il 12 settembre, il 1988 è senza dubbio l’anno di Mats Wilander, ovvero del settimo n.1 della storia da quando esiste il ranking ATP. Per quasi tutta la stagione, Ivan Lendl riuscirà a conservare il trono in virtù di una serie di buoni piazzamenti e poche sconfitte gravi ma lo svedese, sia pur inciampando di tanto in tanto, riempirà la sua annata di grandi risultati fino a piazzare la bandierina sulla vetta. Tuttavia, per inquadrare al meglio la figura di Wilander occorre fare un passo indietro di quasi sei anni, quando Mats stupisce il mondo diventando in un solo colpo il più giovane campione Slam della storia nonché l’unico ad aver vinto il singolare dopo essere stato campione juniores l’anno precedente. Tutto questo avviene nel 1982 al Roland Garros, la terra che per sei degli otto anni precedenti era stata dominata dal ben più celebre connazionale Bjorn Borg.

Anche se in apparenza ne replica lo stile, il credo tattico e la morfologia, in realtà Wilander è piuttosto diverso dal suo predecessore sia nel portare i colpi che nella visione di gioco, anche e soprattutto perché deve sopperire alla carenza di potenza con la sagacia e l’intelligenza. Il suo primo trionfo è un cocktail di sorpresa (degli avversari, che non lo conoscono abbastanza e ne sottovalutano le potenzialità) e resistenza (batte Lendl negli ottavi in cinque set e in finale con Vilas è una maratona di 4 ore e 43 minuti nonostante i quattro set di cui uno chiuso 6-0) ma Mats saprà cambiare pelle per portare a casa due Australian Open sull’erba (1983 e 1984) e un altro Roland Garros nel 1985, tanto da diventare il primo (e unico) tennista capace di vincere quattro major non ancora ventunenne.

Insomma, nel 1988 Wilander è un osso duro per tutti ma lontano dalla terra non sembra in grado di poter fare grandi cose, anche perché è a secco di titoli importanti ormai da quasi tre anni. Invece, nella prima assoluta degli Australian Open a Flinders Park, sul Rebound Ace della nuovissima Rod Laver Arena con il tetto mobile, Mats vince sia semifinale che finale al quinto set (rispettivamente contro Edberg e il beniamino di casa Pat Cash, che a sua volta aveva battuto Lendl in cinque set) e fa suo il primo Slam stagionale. In febbraio Lendl si ferma al secondo turno a Filadelfia contro l’attaccante australiano John Fitzgerald – un doppista eccellente che ha già vinto tre Slam e nel 1991 sfiorerà, insieme a Jarryd, il Grande Slam nella specialità – ma in marzo Wilander scivola a Orlando (battuto da Berger) prima di imporsi a Key Biscayne, che a quei tempi era praticamente uno Slam con sette turni al meglio dei cinque set, battendo Connors in finale.

Il n.1 Lendl incassa punti pesanti alzando i trofei di Monte Carlo e Roma (dove invece lo scandinavo perde clamorosamente con Pistolesi, nel Principato, e con Agenor al Foro) ma al Roland Garros non riesce a difendere il titolo conquistato nei due anni precedenti ed è un altro svedese, Jonas Svensson, a batterlo nettamente in tre set a livello di quarti di finale. Dal canto suo, Wilander a Parigi ritrova una condizione eccellente, sopravvive alle bombe di Zivojinovic al terzo turno (7-5 al quinto) e in semifinale manda Agassi per un’ora sul lettino del massaggiatore dopo aver subito le geometrie di Flipper e averne atteso il crollo fisico, evidenziato dal 6-0 della quinta frazione. In finale lo svedese mette dentro settanta prime su settantaquattro e disinnesca la volontà di attaccare di “Riton” Leconte, che i francesi vorrebbero vedere emulare Yannick Noah, campione cinque anni prima.

 

A Wimbledon, mentre Wilander (in odore di Grande Slam) ha la sfortuna di trovare sulla sua strada uno degli avversari che meno digerisce e viene eliminato nei quarti da “Gattone” Mecir, Lendl vede sfumare ancora una volta il suo sogno dovendosi fermare in semifinale contro Becker ma già negli ottavi il n,1 del mondo aveva dovuto annullare un match-point a Mark Woodforde prima di batterlo 10-8 al quinto di una partita intensissima, l’ottava consecutiva vinta sui prati della Regina al parziale decisivo.

Archiviata l’erba, l’estate americana diventa decisiva per la lotta al potere e le strade dei due contendenti si dividono. Lendl gioca a Stratton Mountain e Toronto mentre Wilander opta per Boston e Cincinnati ma i risultati sono praticamente gli stessi. Prima di trionfare in Canada, il n.1 perde a Stratton Mountain al secondo turno dal n.150 del mondo; Roger Smith, di Bahamas, non ha mai vinto più di un incontro in carriera nel tour maggiore e nel Vermont domina la sfida portandosi 4-0 nel primo set e 5-0 nel secondo e chiudendo 6-2 6-3 più per paura di vincere che per meriti di Lendl, il quale la prende con filosofia: “Non è la partita più importante della stagione, mi sto preparando per gli US Open e ci sta di perdere, anche perché Smith oggi non mi ha mai fatto entrare nel match con quei servizi tremendi”. Wilander non è da meno e, prima di aggiudicarsi l’importante tappa in Ohio, cade a Boston per mano del n.126 mondiale, Horacio De La Pena, che si impone 7-6 6-1.

Mats Wilander

Le tappe di avvicinamento sono terminate e a Flushing Meadows Lendl e Wilander sono ai lati opposti del tabellone e si guardano da lontano ma domenica 11 settembre c’è solo una rete a dividerli. L’approdo alla finale è stato simile per entrambi: Lendl ha dovuto ricorrere al quinto set già al debutto contro l’israeliano Amos Mansdorf e ha perso altri due set con Hlasek negli ottavi e il primo della semifinale con Agassi; Wilander invece è stato trascinato al quinto da Curren al secondo turno e ha ceduto a Emilio Sanchez il primo parziale nei quarti. Fino a tutto il 1984, le sfide dirette tra i due sono state equilibrate (5-5), poi Ivan ha preso il largo e nelle ultime nove occasioni ha perso solo la finale del Roland Garros 1985. L’anno scorso Lendl e Wilander sono stati in campo qui per 4 ore e 47 minuti, firmando la più lunga finale del torneo nonostante abbiano giocato solo quattro set e uno di questi sia terminato 6-0, ma il primato viene superato (sia pur solo di qualche minuto) e stavolta l’esito è diverso.
UN CAPOLAVORO TATTICO: WILANDER SEMPRE A RETE
In una giornata afosa come solo a New York in tarda estate sembra possibile, i primi due giocatori del mondo si danno battaglia per quasi cinque ore e fino all’ultimo l’esito resta in bilico. Ma Wilander aveva deciso di mettere in atto una tattica che non gli era per nulla abituale, tutta d’attacco. Non si era mai visto Wilander fare tanti serve&volley come quel giorno. A Flushing Meadows non riconosce più lo svedese chi aveva visto e ricordava quella sua vittoria nella finale del Roland Garros contro Vilas, con la gente che aveva preso addirittura a fischiare per via di scambi noioissimi e interminabili, un tennis di pazienza che non si poteva quasi credere che potesse esserne capace un ragazzino di 17 anni. Wilander giocherà addirittura 61 serve&volley, 2 perfino sulla seconda di servizio allo scopo di togliere ritmo a Lendl e destabilizzarlo. Di quelle 61 discese a seguito del servizio, e non è che Mats avesse un servizio irresistibile – ma si affida ad un’altissima percentuale di prime palle, l’86% (si legge nelle pagelle di Matchball di Ubaldo Scanagatta: la rubrica si chiamava, “Fritti in pagella”) servendo profondo seppur a tre quarti di velocità – nè volèe alla McEnroe o alla Cash, 38 sono i punti vinti e solo 23 quelli persi nonostante una tattica per lui certamente innaturale e super rischiosa.

Ma Mats attacca a spron battuto anche nel corso degli scambi: alla fine, Rino Tommasi e Ubaldo Scanagatta che commentano il match (dov’era Gianni Clerici?) – e con Ubaldo che nota come Tony Roche sul finire del quinto set viene inquadrato a bordo campo con gli occhi chiusi, pare proprio che dorma… il caldo o gli attacchi di Mats al suo pupillo devono averne sfibrato la resistenza e sorpreso pure lui – conteranno ben 131 attacchi dello svedese sui 328 punti dell’intero match. E 77 di quelli sono vincenti. 54 i perdenti, perchè Lendl non aveva mica un passante da ridere! Però è tanta roba. Secondo i cronisti dell’epoca Wilander era tipo che avrebbe attaccato al massimo 25 volte in un match: stavolta lo aveva fatto a set. Roba da non credere. Per attaccare si era affidato molto anche al rovescio slice a una sola mano.

Nel quinto set Wilander va avanti due volte di un break e serve per il titolo sul 5-4 ma qui deve fronteggiare due palle-break non consecutive. Nella prima Lendl mette a lato la risposta, nella seconda chiude uno smash ma per tutto l’ultimo gioco lo svedese cerca con insistenza la rete, supportato anche da un servizio con quasi il 90% di prime in campo. A sua volta Lendl, con le spalle al muro, annulla un match-point con un passante di rovescio giocato in scarso equilibrio che finisce sulla linea ma nel secondo non gli riesce la replica e affossa in rete l’ultimo colpo di una partita migliore di quella dell’anno precedente, di rara intensità emotiva: 6-4 4-6 6-3 5-7 6-4 in 4 h e 55 minuti (8 minuti più della finale dell’anno precedente che però aveva richiesto 4 set) e Wilander attenderà il giorno dopo festeggiando insieme alla moglie Sonja e suonando con Keith Richards.

Il 12 settembre lo svedese diventa n.1 ma il suo regno avrà vita breve, quasi come se il conseguimento dell’obiettivo gli avesse tolto ogni motivazione.

Con tre quarti di Grand Slam in tasca, Wilander rinuncia alle Olimpiadi di Seoul (ufficialmente per scelta, anche se pare che fosse stato dichiarato persona poco gradita dal Comitato Olimpico Internazionale a causa della moglie, sudafricana, il cui padre era uno dei maggiori latifondisti del paese e il tennista scandinavo non si era mai espresso apertamente contro l’apartheid, ancora vigente nella nazione africana in quel tempo) e accetta la proposta di giocare sulla terra di Palermo. La sua presenza nel capoluogo siciliano scatena l’entusiasmo degli appassionati e quando, nel palleggio di riscaldamento prima della finale, dopo aver preso tre nastri si rivolge al giudice di sedia per farne controllare l’altezza e questo, misurandola, si rende conto che è effettivamente alta, il pubblico sugli spalti esplode in un boato.

È, questo di Palermo in cui batte in finale il connazionale Kent Carlsson, il suo ultimo acuto a cui farà seguire una serie di sconfitte che mettono in mostra il suo allontanamento soprattutto mentale dal gioco. Mats perde al secondo turno di Stoccolma con Dan Goldie, due dei tre incontri al Masters e soprattutto lascia al tedesco Carl-Uwe Steeb il primo singolare della finale di Coppa Davis sulla terra di Goteborg facendosi rimontare un vantaggio di due set. La Svezia lascerà l’insalatiera alla Germania già il sabato e Wilander metterà insieme un totale di 20 settimane solo perché ci sarà la sosta di fine anno. In campo a Melbourne per difendere il titolo, il n.1 inizia malissimo il 1989 perdendo al secondo turno con l’indiano Ramesh Krishnan ma quella che va in campo è solo l’ombra di Mats Wilander che, quasi come Borg, di fatto abbandona il tennis di vertice in giovanissima età. La sua breve esperienza da n.1 ha numeri poco significativi in rapporto alla sua grandezza (11 finali Slam, di cui 7 vinte) e recita 13 incontri disputati (8 vinti) e appena 4 tornei.

Il 30 gennaio 1989 Ivan Lendl torna a sedere sul trono e vi rimarrà per altre 80 settimane, portando il suo totale a 270, due in più di Connors che deteneva il record. Ma ci siamo già dilungati fin troppo e di questa ultima parte del regno dell’ex-cecoslovacco parleremo più diffusamente nella prossima puntata.

TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – NONA PARTE

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
1988LENDL, IVANCASH, PAT46 62 26 64 26AUSTRALIAN OPENH
1988LENDL, IVANFITZGERALD, JOHN67 46FILADELFIAS
1988LENDL, IVANSVENSSON, JONAS67 57 26ROLAND GARROSC
1988LENDL, IVANBECKER, BORIS46 36 76 46WIMBLEDONG
1988LENDL, IVANSMITH, ROGER26 36STRATTON MOUNTAINH
1988LENDL, IVANWILANDER, MATS46 64 36 75 46US OPENH
1988WILANDER, MATSGOLDIE, DAN16 46STOCCOLMAH
1988WILANDER, MATSEDBERG, STEFAN26 26MASTERS S
1988WILANDER, MATSBECKER, BORIS67 76 16MASTERS S
1988WILANDER, MATSSTEEB, CARL-UWE108 61 26 46 68DAVIS CUPC
1989WILANDER, MATSKRISHNAN, RAMESH36 26 67AUSTRALIAN OPENH

Uno contro tutti: Nastase e Newcombe
Uno contro tutti: Connors
Uno contro tutti: Borg e ancora Connors
Uno contro tutti: Bjorn Borg
Uno contro tutti: da Borg a McEnroe
Uno contro tutti: Lendl
Uno contro tutti: McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
Uno contro tutti: le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl

Continua a leggere
Commenti

evidenza

Francesco Passaro e un 2022 da favola: quasi 500 posizioni scalate e un sogno chiamato Next Gen

Francesco Passaro raggiunge Lorenzo Musetti e si qualifica per le Next Gen ATP Finals. Chi l’avrebbe detto ad inizio anno?

Pubblicato

il

Francesco Passaro, Napoli 2022 - Credit: Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup

Dall’8 al 12 novembre Milano sarà il teatro delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals, il torneo di fine anno dedicato agli otto migliori giocatori Under 21 del circuito ATP. Quest’anno, per la prima volta nella storia della competizione, saranno presenti due italiani, vale a dire Lorenzo Musetti e Francesco Passaro, rispettivamente numeri 3 e 9 della race (n°1 e n°7 se si escludono Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che non saranno di scena nel capoluogo lombardo).

Musetti si trova senza ombra di dubbio nel miglior momento della sua giovane carriera, fresco vincitore dell’ATP250 di Napoli – secondo successo in carriera e in stagione dopo il ‘500’ Amburgo – e del best ranking di n°23, raggiunto lunedì 24/10. È d’obbligo però spendere qualche parola anche per Francesco Passaro, che nonostante abbia un anno in più del 20enne di Carrara è esploso più tardi. Ma, si sa, ognuno ha i suoi tempi.

Francesco Passaro Next Gen ATP Finals
Francesco Passaro, Challenger Forlì 2022 – credit: Uff. Stampa Forlì

Francesco Passaro, gli inizi: i titoli junior e le difficoltà Slam

Chissà cosa avrebbe pensato il 21enne Passaro se, un anno fa, gli avessero detto che tra pochi giorni si sarebbe giocato il titolo di miglior under 21 del 2022. Ad inizio stagione infatti – precisamente il 3 gennaio – vicino al suo nome in classifica c’era il numero 605. Un giovane di belle speranze, certo, che tuttavia non aveva ancora vinto un match neanche a livello Challenger. Ma facciamo un passo indietro.

 

Francesco Passaro nasce a Perugia il 7 gennaio 2001 e, degli otto next gen milanesi, è chiaramente il meno next. Inizia a giocare a tennis all’erà di sei anni, divertendosi però anche con il calcio. A 12 anni, come raccontato ad atptour.com, decide di appendere momentaneamente la racchetta al chiodo ed indossare esclusivamente guanti e scarpe con i tacchetti, visto il ruolo da portiere.

Un anno dopo, però, capisce di voler soltanto giocare a tennis, riprendendo ad allenarsi con continuità. Dal 2017 al 2019 – quindi dai 16 ai 18 anni – gioca nel circuito ITF riservato agli Junior, gli U18. Il 6 maggio 2019 raggiunge il best ranking di n°31, conquistando in quei tre anni altrettanti titoli, non riuscendo però mai ad andare oltre il primo turno in cinque partecipazioni agli Slam Juniores tra il 2018 e il 2019.

Tennis calcio risultati
Francesco Passaro – Torneo internazionale under 18 “Città di Santa Croce” Mauro Sabatini (foto di Massimo Covato)

2021, l’anno delle prime volte (con un nome nel destino)

Già dal 2017 comincia a giocare tra i “grandi”, mentre nel 2020 disputa il suo ultimo incontro junior e passa definitivamente al tennis adulto. Il primo salto arriva nel 2021, quando il perugino conquista i suoi primi due titoli ITF, negli M15 di Il Cairo e Xativa, entrambi sulla terra rossa (sua superficie prediletta).

Il 5 luglio entra per la prima volta nel main draw di un Challenger, perdendo nel torneo di casa a Perugia da Zhizhen Zhang. La (doppia) rivincita, un anno più tardi, sarà dolcissima. Il 2021 è l’anno del primo grande balzo in classifica: Passaro passa dal n°981 del 4 gennaio al già citato n°605 di inizio 2022, ma non si accontenta.

Francesco Passaro risultati titoli
Francesco Passaro – Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dalla cavalcata di Sanremo a Roma, inizia l’ascesa di Francesco Passaro

La seconda – e certamente la più vistosa e complicata – scalata nel ranking avviene in questa stagione. Si tratta di un cambiamento radicale, non soltanto nel numerino vicino alla dicitura “Francesco Passaro” sul sito ATP, ma una metamorfosi che investe gioco (più offensivo e verticale), prestazioni e risultati e, conseguentemente, regala al classe 2001 anche un diverso prestigio negli avversari affrontati.

Al terzo torneo del 2022 l’azzurro raggiunge subito una finale, perdendo 6-4 7-5 da Mattia Bellucci all’M15 di Monastir, dove un mese dopo conquista il suo terzo ITF in carriera, il primo stagionale.

Il vero exploit, tuttavia, avviene ad inizio aprile al Challenger di Sanremo, torneo che ha svoltato la sua stagione e, chissà, forse anche la sua intera carriera. Partendo dalle qualificazioni – dove elimina l’ex top10 Gulbis al primo turno – Passaro ottiene la sua prima vittoria in un Challenger, sconfiggendo Borna Gojo.

Nei giorni successivi il perugino betterà anche A. Muller, Valkusz e Gianluca Mager, raggiungendo una clamorosa finale che gli vale il best ranking di n°354. Qui gioca a viso aperto e rischia l’impresa contro Holger Rune – oggi n.25 ATP e seconda testa di serie a Milano – cedendo solo 6-4 al terzo set dopo essere stato avanti di un break nel parziale decisivo. “Non mi sarei mai aspettato di arrivare dove sono arrivato, aveva dichiarato il giovane italiano ai nostri microfoni dopo la finale.

L’ascesa è appena iniziata. Nelle settimane successive il 21enne di Perugia supera le prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia e ottiene la wild card per il tabellone principale. L’8 maggio fa il suo esordio nel circuito ATP, ma l’avversario, considerata la superficie, è dei più tosti in circolazione. Passaro non sfigura, ma deve arrendersi 6-3 6-2 al cileno Cristian Garin.

Passaro chi è risultati
Francesco Passaro (a destra) e Holger Rune (a sinistra) – ATP Challenger Sanremo (foto Tullio Bigordi)

Lo scalpo di un top100 e il primo titolo Challenger

Un mese più tardi l’azzurro raggiunge la seconda finale Challenger in poco tempo, schiantando in semifinale al ‘125’ di Forlì Jaume Munar, allora n.87 del mondo. È la prima vittoria contro un top100 della carriera per l’umbro, che abdicherà solo in finale di fronte a Lorenzo Musetti.

Milano sembra essere nel suo destino: un altro grande torneo non basta, perché a fine giugno la corsa di Passaro si ferma ancora in finale, battuto 7-6(2) 6-4 da Federico Coria. Il grande risultato conseguito gli vale comunque l’entrata in top200, che sublima la settimana dopo con la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, tanto in singolare quanto in doppio (in coppia con l’amico Matteo Arnaldi).

Il quarto tentativo è finalmente quello buono. Ricordate Zhizhen Zhang? Il cinese lo aveva battuto a Perugia a luglio 2021, alla prima partita dell’italiano in un Challenger. Poco più di un anno dopo, a metà luglio 2022, Francesco Passaro è il re di Trieste, conquistando il primo torneo in carriera a livello Challenger: a soccombere in finale è proprio il 26enne cinese, sconfitto 4-6 6-3 6-3. Questo successo vale l’ingresso tra i primi 150 giocatori del mondo, con il nuovo best ranking di n°144.

Passaro Next Gen
Francesco Passaro – Trieste 2022 (foto Tennis Events FVG)

New York, Firenze e Milano, altre tre meravigliose prime volte

Gli straordinari risultati della prima metà di 2022 permettono al perugino di volare a New York, destinazione US Open. In una spedizione record di 23 italiani al via tra tabellone principale e qualificazioni, Passaro supera 6-4 7-6(2) l’australiano Polmans al primo turno. Abdica solo ad Hugo Grenier due giorni dopo, dal quale perde 7-6(12) 6-1 non sfruttando tre set point nel primo parziale.

Neanche il tempo di disperarsi che, una settimana dopo, l’azzurro raggiunge una nuova finale a Como – la quinta stagionale – cedendo solo al tedesco Stebe in due set lottati. Il 26 settembre si issa al numero 122 ATP, al momento il suo best ranking.

Due settimane più tardi c’è ancora Zhizhen Zhang nel suo destino. Passaro riceve una wild card per l’ATP250 di Firenze, dove pesca il cinese al primo turno e lo sconfigge ancora: 7-6(4) 7-6(6). È la prima vittoria in assoluto a livello ATP per lui, arrivata curiosamente non sulla terra battuta ma sul cemento, superficie su cui ha dichiarato ai nostri microfoni di voler migliorare ancora molto.

Nel giro di una settimana sarà due volte lo statunitense Mackenzie McDonald a fermarlo, al secondo turno nel capoluogo toscano e al primo round all’ATP 250 di Napoli, dov’è entrato superando le qualificazioni. I risultati straordinari gli consentono, ufficialmente, di giocarsi le sue carte a Milano contro gli altri migliori sette U21 del 2022. La certezza matematica arriva il 26 ottobre, con la sconfitta di Dominic Stricker a Basilea contro Pablo Carreño Busta.

859 posizioni scalate in due anni, 483 solo nel 2022. E chissà, a questo punto, che il meglio non debba ancora venire.

US Open 2022
Francesco Passaro – US Open 2022 (foto Ubitennis)

Continua a leggere

ATP

A Seoul la presenza di Kim Seokjin regala uno storico numero di interazioni per i social dell’ATP

Curiosità: la presenza del cantante della band coreana BTS fa scatenare i fan sul profilo Twitter dell’ATP

Pubblicato

il

Kim Seok-jin - ATP Seoul 2022 (via Twitter, @atptour)

Solitamente sul Twitter dell’ATP a produrre la maggior parte dell’engagement e della viralità dei post sono i video di un colpo eclatante, un match point storico, uno scambio incredibile. Ma un tweet pubblicato giovedì 29 settembre in occasione dell’esordio al Korea Open di Seoul del n.2 al mondo Casper Ruud (che con la vittoria ha tra l’altro centrato la qualificazione alle Finals per il secondo anno di fila) ha fatto registrare un record di interazioni, un numero altissimo di like e risposte, oltre che di retweet. E non per la bravura del tennista norvegese, ma per la semplice presenza di un personaggio nel pubblico, inquadrato improvvisamente dalle telecamere. Di chi si tratta?

Il ragazzo in foto, a primo acchito difficile da riconoscere a causa della mascherina, è Kim Seok-jin, meglio conosciuto semplicemente come Jin, uno dei quattro cantanti (nello specifico un tenore) della nota band sudcoreana BTS, conosciuti anche come Bangtan Boys, formatasi nel 2013 a Seoul. Un gruppo di vero e proprio culto in Corea del Sud ma non solo, considerando che su Youtube hanno ben due video da più, e non di poco, di un miliardo di visualizzazioni, e che un altro membro della band, Suga, di recente è anche apparso sul Twitter di Stephen Curry. Dunque, mescolando questi elementi, e considerando che il torneo dove Jin era presente a vedere il n.2 del mondo si giocasse in Corea, è facile capire anche il motivo di questi numeri social da capogiro: quasi 83.000 like per un tweet, 569 risposte, e più di 29.000 retweet, per un picco di interazioni che fa storia per quanto riguarda il profilo Twitter dell’ATP.

 

Continua a leggere

evidenza

Lo Slam racconta: US Open 1938, il Grande Slam del Dragone Rosso

Il 24 settembre 1938 Don Budge – God, come lo chiamava Tilden – completa per primo il Grande Slam della racchetta. Nemmeno uno dei più devastanti uragani della storia fermò l’uomo nato per giocare a tennis ed essere il migliore

Pubblicato

il

Donald Budge - White City Stadium, Sydney, 1937

Il Great New England Hurricane si era formato il 9 settembre 1938 sulle coste dell’Africa Occidentale. Raggiunse il picco di intensità il 19 alle Bahamas con venti fino a 260 kmh e le isole lo deviarono verso la costa est. Quando investì la zona di New York prima di dissiparsi in Ontario l’uragano aveva perso intensità ma fu comunque sufficiente a procurare sette giorni da tragenda.

Anche quella mattina Don Budge guardò fuori dalla finestra, pioveva ancora e tenere a bada l’inquietudine cominciava a essere difficile. La finale degli US National Championships, l’incontro più importante della vita, continuava a sfuggirgli, come la tartaruga da Achille. Giorno dopo giorno. Al momento del match poi il centrale del West Side Tennis Club sarebbe stato fradicio e questo poteva favorire Gene e il suo tennis fatto di precisione e leggerezza.

“Forse gli dei del tennis non vogliono un novellino fra loro…” pensò nel forse unico accesso di superbia della sua vita, subito spento da una smorfia.

 

Forest Hills, 24 settembre 1938. Doveva vincere, doveva farlo adesso e contro il suo amico fraterno. Ora o mai più.

Era stato un lungo viaggio e mentre la pioggia batteva incessante sui vetri Don tornò a quella cena di quasi un anno prima quando l’amico campione Ellsworth Vines ( “…quando Ellie era in forma eri fortunato a toccare la palla” Jack Kramer dixit) cercava in tutti i modi di dissuaderlo dall’idea di tentare il Grande Slam, senza riuscirci. In qualche modo sapeva di potercela fare.

I ricordi si affastellavano uno sull’altro, il viaggio in nave dall’altra parte del mondo scandito dalle note di Benny Goodman, il caldo soffocante, l’erba australiana traditrice e le sconfitte in serie nei test match che precedevano gli Australian Championships. Poi quello più dolce, la vittoria in finale ad Adelaide contro John Bromwich per 6-4, 6-2, 6-1. Un massacro.

Parigi e Londra erano state conquistate sulle ali dell’entusiasmo, 13 games persi nelle due finali contro Menzel e Austin. Solo il barone Von Cramm avrebbe potuto contrastarlo validamente al Roland Garros ma da una prigione nazista era difficile giocare…

Non potendolo piegare alla svastica il regime lo aveva condannato a un anno di prigione per omosessualità e esportazione di valuta. Fu Budge stesso a promuovere una lettera di protesta firmata da 25 grandi atleti e consegnata nelle mani del fuhrer. La condanna fu ridotta a cinque mesi.

Aveva fatto il giro del mondo ma il viaggio vero era cominciato molto tempo prima.

I Budge erano scozzesi, e scozzesi delle Highlands, gente dura e scabra come le scogliere su cui batte incessantemente quel mare.

Il padre di Don è una giovane e dotata ala destra ventenne dei Glasgow Rangers quando durante un allenamento cade in un contrasto, sbatte la testa e sviene. L’azione si sposta altrove, la nebbia scozzese vela tutto e incredibilmente l’allenamento termina senza che nessuno noti l’assenza di John Budge. Passa un’ora prima che lo trovino ancora esanime a terra, la testa è a posto ma la pioggia gelida gli rovina per sempre i polmoni. Il medico consiglia climi miti e Budge senior sceglie Oakland, California settentrionale. Qui, il 13 giugno 1915, nasce Don, il Dragone Rosso.

Il colore dei capelli lo prese dalla madre Pearl Kinckaid anche se il figlio non li vide mai. Le erano diventati completamente bianchi per lo spavento durante il terremoto di San Francisco del 1906, quando il suo lettino era stato sbattuto da una parte all’altra della stanza.

Oakland è una mecca del baseball e Don gioca in ogni momento libero; è in quei pomeriggi che prende forma il più grande rovescio della storia del tennis. Il giovanotto è ambidestro e sul diamante batte da mancino. Quando il fratello maggiore lo porta su un campo da tennis impugna invecela racchetta con la destra ed è naturale per lui ricalcare esattamente lo stesso movimento memorizzato con la mazza da baseball. Stessa linearità, eleganza ed efficacia. Considerando poi che Budge giocò sempre con una Wilson Ghost da quasi mezzo chilo senza cuoio sul manico la differenza non era poi troppa.

I colpi vengono assimilati con una dedizione assoluta e quando in una sola estate cresce fino a un metro e ottantacinque il suo gioco diventa devastante.

L’ultimo tassello è la scoperta dell’anticipo. Nel 1935 Don era stato invitato ad arbitrare un’esibizione fra Perry e Vines e dal seggiolone era rimasto strabiliato da come Fred, ex campione mondiale di ping pong, colpiva la palla un attimo dopo il rimbalzo. Budge impiegò quell’inverno imparando ad abbinare la potenza all’anticipo e “… dopo aver colpito per settimane ogni centimetro delle reti di recinzione” riuscì nell’impresa.

Ecco la testimonianza di Julius Heldman, ex tennista, poi gran penna dello sport statunitense:

“Io sono cresciuto e ho giocato all’epoca di Don Budge e per quelli come me lui non era solo intoccabile ma il più grande giocatore di ogni tempo. Non consentiva a nessuno di entrare in partita e la sua potenza devastante non calava mai.”

Ormai era solo questione di tempo e il tempo era arrivato.

Quel 24 settembre tutti i dubbi e le paure vennero spazzati via da quel rovescio che era un dono degli dei. Solo nel secondo set Gene Mako riuscì a cogliere di sorpresa l’amico sottraendogli con un passante alla Rocambole l’unico set del torneo.

Negli altri tre non ci fu storia, come sempre quando The Big Red scendeva in campo.

24 settembre 1938, West Side Tennis Club, Forest Hills

John Donald Budge b. Gene Mako 6-3, 6-8, 6-2, 6-1

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement