Si è dovuto attendere sino al Masters 1000 di Montecarlo, ma il giorno della prima sfida del 2026 tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz ha una data certa. Il 12 aprile alle ore 15, il Campo Ranieri III del Country Club monegasco ospiterà l’atto 17 – o 18 secondo le scuole di pensiero – della rivalità tra i dominatori delle ultime stagioni. Se all’Australian Open e a Doha erano stati rispettivamente Novak Djokovic e Jakub Mensik a negare a Sinner il passaggio del turno, Alcaraz è poi incappato in due sconfitte con Daniil Medvedev a Indian Wells e Sebastian Korda a Miami prima dell’invocata finale.
Nel Principato nessuno ha potuto arginare il tennis dei numeri 1 e 2 del mondo, che inaugureranno così i testa a testa stagionali. In palio non c’è solamente il primo big title sul rosso. Chiunque vinca si troverà in vetta alla classifica al prossimo aggiornamento.
Il percorso di Sinner: dominio e gestione delle difficoltà
Sinner aggiunge un altro tassello al mosaico dei propri record. Con quella raggiunta a Montecarlo, Jannik vanta almeno una finale in otto Masters 1000 su 9. A mancare è solo l’ultimo atto di Madrid: la caccia è aperta. Tuttavia, è bene pensare partita dopo partita.
L’azzurro conserva l’imbattibilità a livello ‘1000’ da Parigi dello scorso anno. La finale monegasca è dunque la quarta consecutiva in questa classe di tornei, impresa riuscita solamente ai Big Three. Era dal 2015 che un giocatore non centrava l’epilogo dei primi tre Masters stagionali; l’ultimo a riuscirci è Novak Djokovic, che portò a casa i tre titoli battendo Roger Federer, Andy Murray e Tomas Berdych. Nel 2011 Nadal perse a Indian Wells e Miami con Djokovic, mentre trionfò a Montecarlo contro David Ferrer. Nel 2005 Roger Federer, invece, completò il Sunshine Double, ma si arrese a Rafa nel Principato.
Sinner è approdato a Montecarlo dopo lo strepitoso Sunshine Double per dare avvio allo spaccato di stagione sul rosso, storicamente il più complesso per l’altoatesino. L’obiettivo mai nascosto per il 2026 è quel Roland Garros rimasto lontano un punto dieci mesi fa. Per presentarsi a Parigi al meglio, ogni torneo è fonte di preparazione, soprattutto con un cambio di superficie così repentino.
Dopo aver disputato un match di doppio insieme a Zizou Bergs, Jannik ha optato per focalizzarsi unicamente sul singolare. All’esordio ha lasciato solamente tre giochi a Ugo Humbert, destando sensazioni assai positive. Agli ottavi, poi, è incappato nell’unico match veramente ostico del suo percorso. Complice un malessere che lo ha debilitato nel secondo set, Tomas Machac, incassato un pesante 6-1 in avvio, ha approfittato del momento di difficoltà del suo avversario per strappargli il primo parziale in quattro scontri diretti. Il ceco ha posto fine alla striscia di 37 set vinti consecutivamente nei Masters 1000 da Sinner, il quale, però, si è consolato prendendosi la vittoria e i quarti di finale.
Felix Auger-Aliassime non ha potuto niente contro questa versione del quattro volte campione Slam e si è arreso per 6-3 6-4. Peggio ha fatto Alexander Zverev, che ha raccolto cinque game e l’ottava sconfitta di fila contro Sinner. Il numero 3 del mondo si è arreso per la terza semifinale di fila, senza riuscire a smuovere dalla casella dello 0 il computo dei parziali.
Senza voler sfidare la scaramanzia, la statistica ci suggerisce un fatto tanto curioso quanto di buon auspicio per Jannik. Ogni qualvolta l’azzurro ha fermato Zverev al penultimo atto di un torneo, si è laureato campione.
Il percorso di Alcaraz: Carlos sulle montagne russe, ma è l’uomo da battere
Comunque vada il prosieguo della stagione, Alcaraz è sempre più nella storia del tennis. Il trionfo all’Australian Open lo ha consegnato agli annali come il più giovane tennista a completare il Career Grand Slam. L’obiettivo di una vita tennistica raggiunto ancora prima di compiere 23 anni. Ciononostante il successo australiano non ha smorzato gli entusiasmi dello spagnolo, il quale ha risposto a chi pensava potesse essere appagato vincendo anche a Doha.
In seguito, però, il Sunshine Double non è certo andato per il meglio. Certo, rispetto a 365 giorni fa Carlitos ha vinto tra Indian Wells e Miami una partita in più, ma una semifinale e un terzo turno non possono bastare al numero 1 del mondo.
Proprio il torneo in Florida lo scorso anno ha rappresentato il punto più basso della stagione di Alcaraz. David Goffin è stato per un anno l’ultimo tennista a battere il nativo di El Palmar sul cemento outdoor. La confusione ha ne presto lasciato spazio alla rinascita dell’allora numero 3 ATP, che si è ripresentato, dopo una breve pausa, nella versione migliore di se stesso per la terra rossa.
Il mattone tritato è senz’altro la superficie che meglio si addice al tennis di Carlos – che a dire la verità si adatta a ogni tipo di campo, come dimostra la sua bacheca.
Il filo rosso che unisce tutte le partite disputate dal murciano nel Principato sono quei passaggi a vuoto praticamente azzerati nella seconda metà di 2025. In particolare, il secondo set è il momento in cui Alcaraz pare pagare qualcosa in termini di attenzione.
All’esordio contro Sebastian Baez ha passato indenne il calo di concentrazione, ma Tomas Martin Etcheverry lo ha trascinato al terzo, insinuandosi nelle crepe, quasi più psicologiche che tennistiche, dello spagnolo.
A rompere il ritornello è la sfida di quarti contro Alexander Bublik. Il kazako ha beneficiato del momento di rottura del suo avversario, arrivato precocemente già in avvio di match, per mantenersi a galla fino al 3-2 in suo favore. Superate le difficoltà, Alcaraz ha inanellato una serie di 10 giochi consecutivi per approdare in semifinale.
L’idolo di casa Valentin Vacherot si è arreso con un doppio 6-4 senza appello. Non sarà la versione dominante di Carlos, i picchi tennistici si manifestano a cadenza irregolare e la spina si stacca con troppa facilità. Tuttavia, sul rosso pare sempre lui l’uomo da battere.
Sul mattone tritato il sette volte campione Slam non subisce una sconfitta dalla finale di Barcellona dello scorso anno contro Holger Rune. Ciò si traduce in numeri in 27 vittorie in 28 partite. La conferma dello status di finalista a Montecarlo vale al 22enne di Murcia la 38esima finale ATP, la 17esima sul rosso e la settima consecutiva su questa superficie. Tra l’altro Alcaraz è il terzo giocatore della storia ad andare in doppia cifra per ultimi atti dei Masters 1000 prima di compiere 23 anni, dopo Novak Djokovic e Rafael Nadal.
I precedenti: Alcaraz conduce 11-6. Sinner alla ricerca della seconda affermazione sul rosso
A Montecarlo si svolgerà la 18esima sfida tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. I precedenti ATP pendono per 10 a 6 in favore dello spagnolo, che ha vinto anche l’unico incrocio a livello Challenger ad Alicante nel 2019. Se il campo d’analisi si circoscrive ai soli match sulla terra, l’attuale numero 1 del mondo è in vantaggio per 3 a 1 – 4 a 1 con la sfida di Alicante. L’unico successo rosso in favore di Jannik risale alla finale di Umago del 2022.
I due campioni per otto volte si sono affrontanti in finale, con cinque affermazioni per Alcaraz – Pechino 2024, Roma, Roland Garros, Cincinnati e US Open del 2025 – contro le tre di Sinner – oltre a Umago, Wimbledon e le ATP Finals dello scorso anno. Se ci addentriamo ancor di più nella fitta foresta delle statistiche, si nota come siano l’uno per l’altro la peggior nemesi. Nessuno ha inflitto più sconfitte a Sinner rispetto a Alcaraz. E Jannik condivide con Sascha Zverev il primato di vittorie sul fenomeno murciano.
I rivali si sono studiati da lontano in questi mesi. Lo scambio di battute sulle smorzate – qui le conferenze stampa di Sinner e Alcaraz in merito raccolte da Carlo Galati – conferma come l’italiano stia implementando il proprio bagaglio tattico. Lo aveva annunciato dopo la finale dello US Open e, con il lavoro, sta affilando i colpi innovativi.
Montecarlo mette in palio titolo e n. 1 del ranking: Sinner e Alcaraz appaiati per numero di trofei e settimane in vetta
Se gli scontri diretti sono appannaggio dell’iberico, l’equilibrio pervade altri aspetti della rivalità. A Montecarlo, Sinner e Alcaraz si sfidano per rimpinguare il palmares con il titolo numero 27 in carriera. Entrambi, infatti, annoverano 26 trofei ATP nella propria bacheca. In parità sono anche le settimane al numero 1 della classifica. Con quella che volge a conclusione, Carlos pareggia le 66 settimane di Jannik in vetta alla classifica, anche se quelle dell’azzurro sono consecutive.
Tuttavia, da lunedì qualcuno farà 67 al comando. Il titolo del Rolex Montecarlo Masters, infatti vale la coppa – con la vittoria l’azzurro pareggerebbe le otto affermazioni ‘1000’ dello spagnolo – e il trono. In caso di successo dell’altoatesino, si avrebbe il quarto avvicendamento tra i due al primo posto della classifica.
Carlitos in tre occasioni ha disputato una finale con il numero 1 in palio e in altrettante occasioni ha avuto la meglio. La prima volta che si è issato più in alto di tutti ha sconfitto il rivale per la vetta Casper Ruud allo US Open nel 2022, divenendo il più giovane di sempre sul tetto del mondo tennistico. Poi nel 2023 non ha tremato contro Novak Djokovic a Wimbledon. Il serbo non aveva mai perso all’ultimo atto sui prati dell’All England Club, eppure in quella circostanza si è arreso al quinto set. Infine, sempre nell’ultimo Slam della stagione, Carlos ha impedito a Sinner di riconfermarsi campione a New York.
Indipendentemente da chi apporrà l’1 davanti al proprio nome, dopo il Masters 1000 di Montecarlo Alcaraz e Sinner avranno più di 13 mila punti, quasi il triplo rispetto a Alexander Zverev, il primo inseguitore.
