Spagna, 34 arresti per incontri truccati (Cocchi). La tristezza del Numero Uno (Favetto). Tennis, 34 arresti per match truccati (Il Secolo XIX)

Spagna, 34 arresti per incontri truccati (Cocchi). La tristezza del Numero Uno (Favetto). Tennis, 34 arresti per match truccati (Il Secolo XIX)

Spagna, 34 arresti per incontri truccati (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Tennis ancora una volta al centro di un’inchiesta sulle scommesse illegali e i match truccati. Dopo oltre un anno e mezzo d’indagini, le autorità spagnole hanno arrestato 34 persone coinvolte in un giro di incontri manipolati. La «Operacion Futures, avviata nel febbraio 2015, parte da una denuncia presentata due anni prima da un tennista che raccontava di aver ricevuto una proposta per truccare un match. Gli inquirenti, secondo quanto riportato da “Marca”, avrebbero registrato un flusso anomalo di scommesse in incontri di seconda e terza divisione dietro il quale si nascondeva un’organizzazione che si metteva in contatto con i giocatori attraverso altri tennisti che facevano da intermediari. Le combine potevano anche riguardare una sola parte del match, anche soltanto qualche game o un set. Generalmente l’organizzazione agiva in questo modo: prima dell’incontro, i capi parlavano con l’intermediario che a sua volta si metteva in contatto col tennista, pagandolo subito mille euro e promettendo cifre superiori se avesse accettato di partecipare alla combine. In media il guadagno per chi accettava era di 5 mila euro ma in un caso si è arrivati anche a 10 mila, mentre per l’organizzazione si parla di incassi intorno ai 500 mila euro. Non sono state rivelate le generalità di nessuno dei giocatori coinvolti, ma le autorità hanno fatto sapere che sono posizionati tra il numero 800 e 1200 del ranking mondiale. La polizia ha detto di aver trovato «evidenza di tentativi di partite truccate in 17 tornei tra Futures e Challenge in cinque città, tra cui Madrid, Siviglia e Porto». Le autorità hanno aggiunto che la cupola della rete di scommesse illegali aveva sede a Siviglia e La Coruna.

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La tristezza del Numero Uno (Gian Luca Favetto – La Repubblica – Il Venerdì)

A uno come lui, mister Swift avrebbe detto: “Ragazzo, levati il broncio dalla faccia, smettila di piagnucolare e gemere, sei il numero uno adesso”. Forse non lo avrebbe detto proprio così: lui era piuttosto brusco e ringhioso, allergico alla diplomazia. Uno yankee da tennis, sempre pronto a incrociare la racchetta con chiunque, fra un bicchiere e l’altro. Ai suoi tempi le racchette erano di legno e le palline bianche, come le divise. Erano gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, e lui era uno straordinario maestro della terra rossa. Bene, il molto schietto mister Swift, di fronte all’attuale numero uno del tennis, avrebbe scosso il capo. Di fronte al suo sbuffare e ciondolare, se ne sarebbe uscito con un groviglio di parolacce smozzicate e alzate d’occhi al cielo così riassumibile: non c’è più religione. Quella del tennis, ovviamente, a cui mister Swift era devoto. Perché Andy Murray sarà pure diventato il numero uno del ranking mondiale, e va bene, ma il burbero maestro americano per un certo periodo è stato Mister Tennis in persona, almeno fra Torino e il Ponente ligure. Aveva un suo gusto, una sua concezione, e il gemebondo recriminante Murray in cima alla classifica dell’ATP, non gli sarebbe piaciuto. Andy Murray è numero uno da un mese. Nel 2016 ha vinto Wimbledon, Internazionali d’Italia e oro olimpico, superando Novak Djokovic che guidava la classifica da 122 settimane consecutive. Sono coetanei, 29 anni, ma molto diversi tra loro. Il campione serbo ha anche provato a riconquistare subito il titolo, ma al Masters di Londra è stato sconfitto dallo scozzese con un secco 6-3 6-4. E però, vuoi mettere Djokovic, quello tutto grinta e geometrie, che gioca a petto in fuori e che, fino a qualche mese fa, sorrideva molto? E vuoi mettere la paradisiaca raffinatezza di Federer? E quel mastino asfissiante di Nadal, tutto tic e potenza atletica, dotato di umanissima tenacia? E prima ancora, vuoi mettere Agassi e McEnroe? Una collezione di personalità fra eleganza e follia, esuberanza, genio e ruggiti, altro che lagne e brontolii. E anche sorrisi. I sorrisi c’entrano con gli smash e con mister Swift. Di lui conosco ciò che ho letto e sentito una volta da Gianni Clerici, che lo ha conosciuto in Liguria, e so quello che mi raccontava mio padre, che ha preso lezioni da lui a Torino. Un giocatore di tennis si riconosce dallo smash, così diceva. Anche dalle volée d’appoggio, ma soprattutto dallo smash, raccontava mio padre. Quando hai tutti gli altri colpi, è lo smash che distingue il giocatore. Per gestire il pallonetto dell’avversario, devi puntare il cielo con lo sguardo e schiacciarlo a terra con un’ acrobazia. Devi portare giù tutto il cielo per fare punto. Devi aggredire la pallina andando indietro, sembra un controsenso, ma è il segreto dello smash, quando ti ritrovi sulla testa un lob perfetto. Ti bilanci sollevando il braccio sinistro e fai un piccolo salto colpendo con la racchetta e ricadendo con il peso del corpo in avanti. Non solo. «Smash and smile», urlava mister Swift. Smash e sorriso. In realtà sono le labbra che si tirano nello sforzo, ma sembrano un sorriso. Smash e smile, se vuoi essere un campione. Mio padre non lo è diventato, ma ha sempre fatto punto con lo smash e ha sempre sorriso. Ma il sorriso perfetto si chiama Roger Federer. Da ragazzino sfasciava le racchette, poi il talento gli ha fatto fare pace con se stesso, e tutto il suo corpo ha cominciato a sorridere nell’eleganza dei suoi gesti semplici, naturali. Non solo la racchetta, anche la pallina è diventata una parte di lui. Tra pensiero e azione non c’è stata più differenza. È così che Federer diventa il più bello di tutti, ispirato e incantevole, parte di quella cerchia ristretta che rientra nel Mito, i Tilden, i Laver, i Rosewall, i Borg. A volte, i sorrisi possono essere ghigni. Come quelli di Ilie Nastase, rumeno di bel gioco e bella vita. Lo zingaro felice, gran campione di imprevedibilità, temperamento provocatorio e capricci istrionici. Un giorno a Wimbledon si è messo ad aspettare il servizio dell’avversario con un ombrello in mano. Non la smetteva neanche in doppio con il baffuto connazionale Ion Tiriac, non meno guascone e spietato di lui. Poi, ha fatto coppia con lo statunitense Jimmy Connors. In due garantivano spettacolo assoluto. Immenso anche Jimbo Connors, mancino, rovescio a due mani, aggressivo sin dalla risposta al servizio. Carattere focoso e battibecchi plateali. Un altro che sorrideva storto e trattava i diritti e i rovesci come smash. Il suo degno erede era John McEnroe, una peste irrequieta con le lentiggini. Altro statunitense, altro mancino provocatore. È la Mocciosità sfrontata che, torneo dopo torneo, si trasforma nel poeta della racchetta. Volgare e immacolato. Negli anni Ottanta sui campi di calcio Maradona è il piede sinistro di Dio; sui campi da tennis la mano sinistra di Dio si chiama McEnroe. Nel 2006, a 47 anni, quattordici dopo essersi ritirato, riprende la racchetta e vince un torneo ATP di doppio. Eterno. Gli anni Novanta sono di altri due artisti: Pete Sampras, un cigno, grande battuta e grande volée, un sorriso da serve and volley, e Andre Agassi, un macigno, un ribelle di natura, grande risposta, più rapida della luce. Ragazzo schivo, personaggio irresistibile. Loro possiedono un carisma che genera passione. Scrivono la loro e la nostra storia. E ciascuno declina un’idea di sorriso, che vuole dire personalità, presenza, postura. Stanno in campo a sguardo alto. Chi può innamorarsi di un malmostoso dinoccolato e imbronciato, un riassunto di colpi e lamenti? Andy, trova il tuo sorriso e fallo arrivare a noi. Prendi ad esempio Agassi. All’inizio quelli di Andre erano sghignazzi e risate dietro le sbarre. Poi, il figlio del pugile Mike, allievo del sergente di ferro Nick Bollettieri, marito prima di Brooke Shields e ora di Steffi Graf, padre di due figli, ha tirato fuori il vero sorriso scrivendo la propria autobiografia. Ha dimostrato una volta di più che, nel gioco del tennis come in quello della vita, l’avversario che ti trovi di fronte sei tu, e a volte è la tua storia. Open rimane la più bella partita di Agassi. Quella sì che è uno smash e un sorriso. Leggendola, la giochi anche tu.

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Tennis, 34 arresti per match truccati (Il Secolo XIX)

Scandalo scommesse nel tennis spagnolo. Ieri, nell’ambito della “Operacion Futures”, sono state arrestate 34 persone, tra cui sette tennisti, coinvolte in una serie di match sospettati di combine in tornei minori giocati in Spagna e Portogallo. I giocatori coinvolti, secondo quanto affermato dalle autorità, sono posizionati tra il numero 800 e 1.200 del ranking mondiale. Ci sarebbero però anche giocatori che sono stati più in alto in classifica. La polizia ha detto di aver trovato «evidenza di tentativi di partite truccate in 17 tornei in cinque città, tra cui Madrid, Siviglia e Porto». La cupola delle rete di scommesse aveva sede a Siviglia e La Coruña. Tutti gli arrestati sono spagnoli. Non è la prima volta che emergono partite truccate nel tennis, che si dimostra sport ad alto rischio. In diversi casi, pare che i giocatori non avessero neppure bisogno di perdere il match: era sufficiente cedere un set, o un turno di servizio. La combine avveniva tramite un giocatore che faceva da mediatore tra i capi dell’organizzazione e gli atleti. Li avvicinava, proponendo un compenso di circa mille euro ma a volte anche meno. I boss avevano creato un gruppo privato su Telegram, con 200 euro di iscrizione, per dare le giuste “dritte” a chi aderiva. Le singole vincite in genere si aggiravano intorno ai cinquemila euro (e 500 mila euro il totale), sufficienti comunque, ad allertare i bookmakers, che avevano notato flussi inusuali di scommesse. A dare il via all’inchiesta è stata la denuncia nel 2013 di un giocatore che ha raccontato di essere stato contattato ma di avere rifiutato la combine. La maggior parte dei giocatori coinvolti sono giovani che cercano con fatica e sacrifici di emergere nel mondo del tennis passando attraverso i tornei minori: Futures e Challenger. Il montepremi di questi tornei è piuttosto basso ed è facile che i giocatori di seconda e terza fascia chiudano l’anno con i conti in rosso, dovendo pagare viaggi, allenatore, fisioterapista, e magari l’ospitalità in una delle tante accademie che in Spagna o altrove guadagnano sui sogni di gloria dei giocatori e delle loro famiglie.

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