L’inattesa Jelena Ostapenko

Al Roland Garros 2017 si è affermata, giovanissima e inaspettata, una giocatrice che con il suo tennis di attacco ha sovvertito le gerarchie della vigilia

L’inattesa Jelena Ostapenko
Jelena Ostapenko - Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

I numeri di tutto il torneo (se non ho fatto male i conti) ci dicono che Ostapenko ha giocato 19 set, nei quali ha prodotto 299 vincenti e 271 errori non forzati. Gli ace sono stati 21, i doppi falli 30, a dimostrazione che dal servizio non ricava moltissimo. Limitandosi invece ai colpi al rimbalzo i vincenti sono 149 di dritto e 108 di rovescio, mentre gli UE sono 115 di dritto e 132 di rovescio.
Statistiche che testimoniano di una giocatrice tutto sommato equilibrata e simmetrica nella distribuzione del gioco, anche se con una certa prevalenza, abbastanza sorprendente, del dritto sul rovescio. La definisco sorprendente perché Ostapenko ha una storia in cui faceva affidamento soprattutto sull’efficacia del suo colpo bimane, come ha ancora avuto occasione di ribadire in una intervista nel corso del torneo.

Questi numeri sembrano evidenziare il caso, peraltro nemmeno così infrequente, di una giocatrice che nel tempo ha saputo rafforzare il proprio dritto al punto tale da farne il colpo più efficace. Come sta accadendo, ad esempio, a Johanna Konta ed Elina Svitolina.
Fra l’altro se dovessi scegliere quali punti mi sono rimasti più impressi in occasione della finale contro Halep, ricorderei proprio due-tre dritti lungolinea a rientrare (giocati in corsa da fuori campo) che si sono trasformati in vincenti di precisione straordinaria.
Del resto con un dritto lungolinea si è salvata dal possibile 0-4 nel secondo set, e sempre con un dritto in corsa ha vinto quello stesso secondo set:

 

Mi piacerebbe tornare sulla finale analizzandola dalla prospettiva di Simona Halep, e per farlo rimando all’articolo della prossima settimana che (salvo imprevisti) proverà a occuparsi di altri spunti e protagoniste dello Slam francese.

Prima di chiudere rimane però da affrontare la domanda più difficile: cosa saprà fare dopo Parigi Jelena Ostapenko?
Mi rendo conto di risultare deludente, ma in questo momento non me la sento di rispondere. Nel giro di pochi giorni è passata dall’essere una giocatrice senza vittorie nei tornei WTA all’avere addirittura uno Slam all’attivo. Il salto è così alto da dare le vertigini e mettere in crisi la lucidità di analisi. Non posso dire che lo ritenessi impossibile, dato che sicuramente Jelena rientrava fra quelle giocatrici che un po’ tutti gli appassionati tenevano sott’occhio come possibile protagonista del futuro della WTA.
La questione però è che quel futuro è già diventato oggi, senza lasciare il tempo di prepararsi. In più è accaduto in un contesto nel quale diverse protagoniste del tennis femminile erano assenti. In realtà nessuno può garantire che Serena, Azarenka, Sharapova etc. torneranno ad alti livelli, per cui  potrebbe essere che una situazione che per il momento percepiamo come transitoria risulti definitiva. Però un piccolo, ulteriore punto di domanda sull’esito di questo Slam a mio avviso lo pone.
D’altra parte non possiamo escludere che Jelena sia capace di sfoderare altre prestazioni a questi livelli anche in altri Major, visto che la terra battuta non è considerata la sua superficie prediletta e quindi il passaggio su campi più veloci non è detto che dovrebbe sfavorirla. Anzi.

Oltre agli aspetti tecnici rimarrà da capire come Ostapenko assorbirà il successo: il cambiamento di status, le nuove attenzioni che la circonderanno, e la pressione che salirà in vista dei prossimi grandi appuntamenti, nei quali non partirà più a fari spenti come una remota outsider, ma sarà al centro dell’attenzione prima ancora che inizino le partite.

Non potrà più essere nella condizione delle altre giovani tenniste a cui nessuno chiede di vincere per forza e che possono giocare più libere, sull’onda di un entusiasmo privo di particolari stress. Sia chiaro: in ogni caso vincere non è mai facile (figuriamoci uno Slam), ma di sicuro è ancora più difficile farlo quando le responsabilità aumentano. Simona Halep ad esempio lo ha provato sulla propria pelle.
Per questo penso che il vero carattere e la vera natura di Ostapenko si vedranno a partire dall’anno prossimo, quando arriveranno i punti in scadenza da confermare insieme alla difesa di un titolo così prestigioso. Allora potremo capire con più chiarezza se le due settimane appena concluse sono state un exploit irripetibile o al contrario l’inizio di una carriera di successo.

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