Niente Parigi: il piano che rispecchia Federer

Alcune dichiarazioni di tennisti ed ex-tennisti sulla scelta fatta da Federer di saltare il Roland Garros. "Roger è Roger, è unico"

Niente Parigi: il piano che rispecchia Federer

Qui l’articolo originale pubblicato sul The New York Times

Quando John Isner ha ricevuto l’invito per partecipare al match benefico di Seattle lo scorso aprile con Roger Federer, la sua prima reazione è stata quella di riguardare bene la data. “Mi sono subito detto, Roger sarà dunque a Seattle per un evento?” ha ricordato Isner, sorpreso che la stella svizzera avesse pianificato la sua presenza nel nord-ovest del pacifico proprio nel pieno della stagione europea sulla terra. Federer aveva già deciso di saltare i Master di Montecarlo, Madrid e Roma, e la sua assenza dagli Open di Francia è era stata resa nota da poco. “Devo riconoscere il fatto che con il passare del tempo la programmazione sarà la chiave per la mia longevità”, disse Federer, che quest’anno ha trionfato in tre eventi giocati sul veloce. Isner ha detto che comprende la decisione presa da Federer: “Lui ha in bacheca 18 titoli dello Slam, e non è come se non l’avesse mai vinto il Roland Garros. Sto cercando di mettermi nei suoi panni, e penso sia una cosa intelligente. Non sta lottando per tornare numero 1 nel ranking, bensì si sta concentrando su due o tre obiettivi stagionali, e Wimbledon è uno di questi”. Gli verrebbe mai in mente a Isner di adottare la stessa strategia, saltare un pezzo di stagione per avere più chance di vincere successivamente? “Cavoli, no” ha risposto il gigante americano. “Perché non si vuole saltare uno Slam. Io non lo farei mai, a meno che non potessi scendere in campo per problemi fisici”. All’opinione di Isner hanno fatto eco molti altri giocatori durante gli Internazionali d’Italia. Persino quelli che detestano la terra non considererebbero l’idea di concentrarsi su altre superfici. Federer, ritengono loro, agisce secondo le sue regole.

 

Roger è Roger,” ha detto Tomic, il quale ha il 34.8% di vittorie sulla terra e il 60.9% sull’erba. “Lui è il re, può fare quel che vuole”. La numero uno Angelique Kerber, che ha vinto il 57.2% di match sulla terra e il 70.4% sull’erba, ha detto che l’idea di stare mesi senza giocare sarebbe dannosa per lei. “Se tu passi un paio di mesi solamente allenandoti e poi torni a fare un torneo non è facile” ha detto. Mirjana Lucic-Baroni ha detto che è proprio il fatto di aver vinto in Australia e poi essersi preso una pausa a rendere Federer unico. “Non tutti possono permettersi di prendere una pausa di qualche mese dal tennis e poi giocare come ha fatto lui in Australia. Roger è un ragazzo speciale”.

Saltare gli Open di Francia per avere più chance di vittoria a Wimbledon era molto più comune in passato, soprattutto tra gli americani. John McEnroe giocò Wimbledon dopo aver saltato Parigi per cinque volte; Jimmy Connors lo ha fatto sei volte. Martina Navratilova ha giocato a Wimbleodn evitando il Roland Garros per dieci volte, divisi in due blocchi di cinque anni: 1976-80 e 1989-93. La regina di questa tecnica di programmazione però è stata Pam Shriver. Lei giocò in singolare a Wimbledon per 17 volte, ma solo due in Francia. (In carriera si contano solo 12 eventi sulla terra ai quali prese parte, e 69 sull’erba.) Shriver ha detto che il suo coach, Don Candy, sosteneva che giocare entrambi i tornei sarebbe stato negativo per le sue opportunità di fare bene sull’erba, superficie che lei prediligeva, e inoltre sottolineava la poca frequenza con la quale capitava che un giocatore li vincesse entrambi. “Lui credeva che in un periodo di sei settimane non fosse possibile raggiungere il meglio su tutt’e due le superfici”, Pam ha detto a proposito di Candy.Non si può essere al massimo per due Major, a meno che non si tratta di un’eccezione, come potrebbe essere Bjorn Borg nella nostra era. E poi Martina l’ha fatto, e anche Graf. Ma lei era il meglio del meglio del meglio. Non certo me”. Shriver, che raggiunse tre volte la semifinale nello Slam inglese, ha sostenuto la scelta di Federer definendolo “il migliore dei migliori. Magari non vincerà Wimbledon, ma agendo così avrà sicuramente più chance di farlo”.

Un’altra giocatrice che sarebbe stata una candidata ideale per questa strategia è Venus Williams, campionessa cinque volte a Wimbledon e finalista una volta in Francia, 15 anni fa. Dal 2013 a oggi la sua percentuale di vittorie sulla terra è di 57,6% a fronte di 76,9% sull’erba. Tuttavia Williams continua a giocare una breve porzione di stagione sulla terra, la quale quest’anno è stata composta da Charleston, Roma, e il Roland Garros. Williams raramente gioca sull’erba prima di Wimbledon. “Mentre cerco di preparare il mio calendario, so già di aver giocato molto di meno rispetto a molte altre avversarie, e chi sa cosa farò l’anno prossimo. Ad un certo punto raggiungi un livello nella vita dove non ti va più di spendere 4 o 5 settimane in tour. Vai alla ricerca della qualità non della quantità”. Williams ha anche aggiunto che le dinamiche della famiglia Federer non corrispondono alle sue. “Io al momento non voglio affatto pensare a mettere su famiglia. Ogni persona ha delle priorità differenti. Lui ha quattro bambini in più di quanti ne abbia io, quindi la situazione è un po’ differente.” Il coach di Venus, David Witt, ha espresso la sua fiducia a proposito delle abilità della sua assistita, e ha fatto notare come tra le donne non ci sia una forza dominante come è stato Nadal tra gli uomini. “Lei crede, e io credo, che lei sia in grado di poter ancora vincere in Francia”, ha detto Witt.

E la doppietta Roland Garros-Wimbledon, seppur rara, è capitata cinque volta dal 2002 a oggi. “Anche se vai male sulla terra, se tu sei un top player e hai una mentalità da vincente, dovresti giocare, perché il numero di donne che al momento hanno l’opportunità di farcela è vastissimo”, sostiene Shriver. “Nel lato degli uomini la situazione è un po’ più tirata perché c’è questo ragazzo chiamato Rafa che è di nuovo in corsa”.

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