Garcia prima del suo girone, Halep battuta: nr.1 a rischio (Cocchi). Federer rischia contro Mannarino ma è in semifinale (Gazzetta). Cade anche la numero uno (Semeraro). Quando il cinema si faceva in campo, Borg-McEnroe (Schiavon)

Garcia prima del suo girone, Halep battuta: nr.1 a rischio (Cocchi). Federer rischia contro Mannarino ma è in semifinale (Gazzetta). Cade anche la numero uno (Semeraro). Quando il cinema si faceva in campo, Borg-McEnroe (Schiavon)

Garcia prima del suo girone, Halep battuta: nr.1 a rischio (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Sembrava quasi tutto scritto a Singapore, e invece nell’ultima giornata del round Robin delle Wta Finals, con in campo il gruppo Rosso, non sono mancate le sorprese. Caroline Garcia ha chiuso al comando della classifica del girone dopo aver battuto in rimonta una Caroline Wozniacki già in semifinale. REAZIONE Arrivata per ultima a qualificarsi all’appuntamento finale del circuito femminile, la francese aveva subito una sconfitta all’esordio contro la numero 1 al mondo Halep ma aveva dato ottimi segnali di ripresa battendo la Svitolina nella seconda giornata del round robin. Contro l’omonima danese Caroline ha saputo reagire alla grande al 6-0 subito nel primo set, e dopo aver riportato in parità la situazione, nell’ultimo e decisivo parziale ha recuperato un break di svantaggio dal 5-3 e ha salvato tre palle break nell’undicesimo game. Svitolina ha poi completato l’opera battendo la numero 1 al mondo e consegnando alla Garcia il primato del girone davanti alla danese. Oggi la francese affronterà Venus Williams, seconda nel Gruppo Bianco e alla quinta semifinale al Masters in altrettante partecipazioni. Le due non si affrontano da tre anni, e i precedenti sono in parità 1-1. La Wozniacki, numero 6 al mondo, sconfitta in sei finali quest’anno (Doha, Dubai, Miami, Eastbourne, Bastad e Toronto), giocherà la quarta semifinale Masters della sua carriera contro Karolina Pliskova. SIMONA RISCHIA Traballa pesantemente il trono mondiale di Simona Halep. Dopo quattro tentativi, la 26enne romena era riuscita a conquistare la leadership del circuito femminile grazie alla finale di Pechino, ma potrebbe già cedere lo scettro alla Pliskova qualora quest’ultima centrasse il titolo delle Finals. Tutta colpa di Elina Svitolina che l’aveva già battuta in finale agli Internazionali di quest’anno. Nonostante la matematica eliminazione, la 23enne ucraina si è impegnata al massimo contro Simona, liquidandola in due set. «Non potevo scendere in campo e non impegnarmi – ha detto la giovane che in stagione ha portato a casa cinque titoli -, non sarebbe stato giusto e volevo salutare i miei fans nel modo migliore”. Mentalità vincente. Gruppo Rosso: Garcia (Fra) b. Wozniacki (Dan) 0-6 6-3 7-5; Svitolina (Ucr) b. Halep (Rom) 6-3 6-4. Classifica (match vinti persi – set vinti/persi): 1. Garcia 2-1, 4/4; 2. Wozniacki 2-1, 5/2; 3. Halep 1-2. 2/4; 4. Svitolina 1-2 3/4 Oggi, semifinali: ore 10 Pliskova (Cec) c. Wozniacki (Dan); 13.30: V. Williams (Usa) c. Garcia (Fra). Tr. diretta Super Tennis

 

 

Federer rischia contro Mannarino ma è in semifinale (Gazzetta dello Sport)

Non aveva mai vinto un set contro Federer nei precedenti quattri incontri e così, Adrian Mannarino, ha deciso di provare l’ebbrezza vincendone subito uno. Sacrilegio, a casa del Magnifico, che deve penare non poco per recuperare il match poi vinto 4-6 6-1 6-3 e andare avanti nella caccia all’ottavo titolo di Basilea. Marin Cilic e Juan Martin del Potro si affrontano nell’altra semifinale del torneo svizzero. L’argentino se l’è cavata al terzo set con Bautista per raggiungere la terza semifinale consecutiva:”Sono ancora in piedi — ha detto Delpo — , il mio fisico non era abituato a giocare così tanti match consecutivamente, ma voglio andare a vanti e giocare anche a Bercy». A Vienna si ferma invece Sascha Zverev, fuori per mano di Jo Tsonga che resta in corsa per un posto nelle Finals di Londra

 

Cade anche la numero uno (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Fuori le prime. Non bastasse il (terzo e si spera ultimo) ritiro annunciato dalla numero 1 di doppio, la grande Martina Hingis, che domani nella finale di specialità Singapore giocherà la sua ultima partita, le WTA Finals anche in singolare si stanno rivelando un campo minato per le favorite. Giovedì era saltata la numero 2 del mondo, nonché campionessa in carica di Wimbledon, Garbine Muguruza, battuta nettamente dalla matriarca Venus Williams. Ieri ha salutato il torneo delle Maestre anche l’attuale numero 1, Simona Halep, seccata in due set (6-3 6-4) dalla ucraina Elina Svitolina – che pure era già certa di essere fuori dalle semifinali («non avevo nulla da perdere, ho giocato per chi mi guardava in Ucraina»). Niente biscotto, insomma, ma una minestra amara per la nonna che per il terzo anno consecutivo, dopo le semifinali dei 2014, si ferma alla fase ai gironi: «E’ stata comunque un’annata fantastica, finalmente mi godrò un po’ di vacanze”. Deve però sperare che Karolina Pliskova, che quest’anno è già stata in cima al ranking per otto settimane fra luglio e settembre, non si aggiudichi il torneo, altrimenti la Halep dovrà restituirle lo scettro conquistato neanche venti giorni fa. La ceca in semifinale incontra Caroline Wozniack, battuta 0-6 6-3 7-5 nonostante un match point sul 5-4 del terzo set da una delle mascotte del torneo, la francese Caroline Garcia che invece trova la numero 2 del girone bianco, ovvero Venus Williams. Alla Halep sarebbe basata una vittoria con qualsiasi punteggio ma, come spesso le capita nei match decisivi, dentro o fuori, si è sgretolata mentalmente contro un’avversaria che pure già prima di scendere in campo sapeva di non poter aspirare alle semifinali. Per la Garcia, 24 anni, numero 8 Wta, approdata a Singapore grazie al forfait della Kuznetsova, arriva dunque l’ingresso fra le prime quattro del mondo. Un traguardo che la veterana del gruppo Venus Williams, a 37 anni, ha peraltro raggiunto in tutte le sue cinque apparizioni al Masters, dove ha trionfato una sola volta nel 2008. Oggi a partire dalle 10 (diretta tv su Super Tennis) il programma prevede Pliskova-Wozniacki, non prima delle 13.30 Williams-Garcia

 

Quando il cinema si faceva in campo, Borg-McEnroe (Andrea Schiavon, Tuttosport)

La bellezza di dare del tu a un campione non sta nell’esibire imbarazzanti selfie autoreferenziali, ma nel riuscire a cogliere quelle sfumature che spesso rischiano di perdersi tra le righe. Parlare di Björn Borg e John McEnroe con Adriano Panatta permette di fare proprio questo: non fermarsi agli aspetti più noti, scontati e agiografici della loro storia. «Tutti associano McEnroe a racchette rotte e insulti, ma pochi ne conoscono, ad esempio, la passione per l’arte contemporanea» racconta Panatta, che ha firmato la prefazione dell’edizione italiana di Borg McEnroe, il libro di Matthew Cronin in uscita martedì (edito da Piemme). Da Agassi in poi, si aspettava il proliferare negli ultimi di libri sul tennis? «E naturale che in molti cerchino di imitare un successo come quello di Agassi, un libro scritto molto bene, anche se personalmente in alcune parti l’ho trovato un po’ ripetitivo». Le è piaciuto di più l’Agassi su carta o quello in campo? «Il libro ha avuto un successo planetario, ma non dimentichiamoci che Agassi è stato un giocatore straordinario e le sue partite contro Sampras sono rimaste nella storia dello sport». Federer-Nadal vale Borg-McEnroe? «Sì, con la differenza che quella attuale è una sfida molto più duratura. ll fascino del confronto Borg-McEnroe si è esaurito in poco tempo. Come quelle cose che vorresti non finissero mai». Borg si è ritirato a 27 anni. Lei ne aveva 33 quando ha smesso. Che effetto fa vedere Federer ai vertici 36 anni? «Al di là del fisico, dipende tutto dalle energie nervose che ti senti dentro.Io a 33 anni mi ero rotto di girare in continuazione per il mondo. Adesso i voli e la telefonia hanno semplificato molte cose» Chiusa la carriera agonistica, come sono proseguiti i rapporti con Borg e McEnroe? «Con Björn l’amicizia si è consolidata sempre di più. John mi ha fatto una piacevole sorpresa qualche anno fa, chiedendo agli organizzatori di Parigi di giocare insieme a me in doppio, nel torneo riservato alle Legends di Roland Garros». E com’è andata? «Abbiamo perso in semifinale, ma è stato bello vedere come in campo lui non sia minimamente cambiato». In che senso? «A parte che è ancora in ottima forma, mi ha stupito mandandomi un messaggio, quando io ero già in aeroporto, sulla via del ritorno». E cosa le ha scritto? «Scusami se ho perso il servizio: John è così:incredibilmente esigente con se stesso». Cosa dice a chi paragona i suoi scatti d’ira a quelli di Fabio Fognini? «Non conosco bene Fognini, ma secondo me si tratta di reazioni molto diverse. John si arrabbiava, ma poi raramente perdeva la partita…». Tra tanti compagni di gioco, lei ha scritto il suo ultimo libro con Paolo Villaggio (“Lei i non sa chi eravamo noi”). Com’è nato? «Tutto è partito dalla nostra amicizia. Ci è piaciuta l’idea di raccontare le esperienze che ci hanno unito». Più difficile giocare con lui a tennis o scrivere a quattro mani? «La cosa più complicata del lavorare con Paolo era iniziare. Quando ci incontravamo le prime due ore passavano divagando, parlando di tutto fuorché del libro. Con lui è sempre andata così. Del resto forse questa è la differenza tra la scrittura, il cinema e lo sport. Una scena la puoi riscrivere o rigirare, se non ti viene bene o non ti piace. In campo, invece, non hai una seconda possibilità»

 

 

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