La bellezza della Old Generation (Clerici), Federer lascia il numero 1 a Nadal (Semeraro), Federer batte Del Potro e sono 8 anche a Basilea  (Scanagatta), Int. Alla Pennetta “La mia nuova vita dopo il tennis” (Zonca)

La bellezza della Old Generation (Clerici), Federer lascia il numero 1 a Nadal (Semeraro), Federer batte Del Potro e sono 8 anche a Basilea  (Scanagatta), Int. Alla Pennetta “La mia nuova vita dopo il tennis” (Zonca)

Rassegna stampa a cura di Daniele Flavi

 

 

 

La bellezza della Old Generation

 

Gianni Clerici, la repubblica del 30.10.2017

 

Nel momento in cui la cosidetta Next Generation sta per mutare il Tennis, soprattutto quello televisivo, non credevo di trovarmi di fronte, per un intero pomeriggio, a una affermazione della Old Generation: diversamente rappresentata da Martina Hingis, Venus Williams, e Roger Federer i quarantenni, o quasi tali, ci hanno dimostrato che si può rimanere efficientissimi, anche se una di loro ha deciso di abbandonarci, spinta verso nuovi obiettivi vitali da una stanchezza forse più esistenziale che muscolare. Parlo dunque, per iniziare, di Martina Hingis, con la quale svolsi la prima intervista che la piccola avesse mai affrontata, senza quasi trovare il coraggio di rispondermi, soverchiata com’era dal suo Mammo, Melanie Molitor. Passando su un campo secondario del Roland Garros, mi aveva infatti punto una sensazione che mi ha più volte attraversato nel corso della mia vita di scriba. Quella bambina, mi ero detto, diventerà grande, non solo per l’eta. Le rivolsi la parola. Oltre a non avere il coraggio di rispondermi che pochi balbettii Martina mi dimostrò sempre gratitudine, spingendosi, l’anno passato, a Roma, a un bacio su una guancia, accompagnato dalle parole «Sei stato il primo, Gianni». Parole che conservo come un preziosissimo regalo, oggi che ha deciso di ritirarsi senza vincere, come sarebbe stato ideale, il doppio femminile, specialità in cui si era accontentata di specializzarsi dopo il ritiro dal singolare. Al ricordo di Martina aggiungo quello di Venus, che non intervistai per primo, insieme al mio amico Collins, il giorno in cui papà Richard ebbe il coraggio di chiedere mille dollari per una chiacchera con una bambina. Anche in quell’occassione, su un campo pubblico di cementaccio americano, capimmo a quali livelli sarebbe salita la moretta. Che, ieri, è mancata soprattutto perché la sua avversaria aveva qualcosa come dieci anni di meno, e usciva vittoriosa dagli scambi di più di otto colpi. Nel momento in cui sembrava che Venus fosse troppo invecchiata, in cui ai cambi di campo si percepiva, anche in televisione, il fiatone che la faceva ansimare, in quello 45 del secondo set, ecco d’un tratto brillare il suo talento superiore, e una rimonta di sedici splendidi punti a sei, che si interrompeva purtroppo al game finale. Rimane l’unico dei tre, della Old Ganeration, che non sembra minimamente avviato al ritiro. Roger Federer, per il quale non è ancora trovato un soprannome degno di rappresentarlo, come Ganimede, che ebbe accesso all’Olimpo. Federer, in un torneo in cui il cuore è certo più vicino che agli euro del primo premio (circa quattrocentomila), è stato più che in difficoltà quando il servizio più il diritto del rinato Del Potro sono diventati, per un breve passaggio alla fine del primo set, incontrastabili. Ma, in seguito al trentunesimo errore, Roger se ne deve essere d’improvviso reso conto, e ha messo tra sé e il pur ammirevole avversario qualcosa di indefinito detto Classe. Ed ecco che un ritiro, una sconfitta, un grande match, non chiudono la giornata della Old Generation.

 

Federer lascia il numero 1 a Nadal

 

Stefano Semeraro, il corriere dello sport del 30.10.2017

 

Basilea è casa sua, il torneo dove ha fatto da raccattapalle a Edberg e Stich, e per questo ai “ballboys” offre ogni anno la pizza Roger Federer voleva vincerlo a tutti i costi per l’ottava volta pareggiando così il canto con le coppe vinte a Wimbledon (ad Halle è già a 9). Ce l’ha fatta, ma Juan Martin Del Porro lo ha fatto sudare. Tre set, il primo di Delpo che ha rimontato due break e da 0-3 nel tie-break, gli altri due del fenomeno, che peri a inizio del terno si era fatto strappare il servizio. Per scacciare l’incubo delle due finali perse proprio allo Swiss Open contro Delpo (2012 e 2013), il Genio ha accorciato gli scambi e alzato la velocità, finendo per mandare in riserva il più giovane avversano. «Vorrei arrivare a 36 anni in forma come te» ha scherzato alla fine Del Potro. Ha ragione. l’ottavo centro a Basilea -su 13 finali-è il settimo del 2017 (su 11 tornei giocati) per Federer, che non ne vinceva così tanti dal 2007, e il 95 in carriera (il record sono i 109 di Connors), che lo porta a 1460 punti da Nadal. Strappare al rivale spagnolo il n.1 sarebbe possibile, in palio fra Parigi-Bercy e Londra ci sono 2500 punti, ma Federer ha annunciato dopo il match che per concentrarsi su Londra non giocherà il Masters 1000 francese, dove Nadal potrà chiudere il discorso. Per qualificarsi al Masters, Del Potro dovrà arrivare in finale a Parigi. Fra le donne il 2017 ha già la sua Maestra: è Caroline Wozniaclá, che a Singapore in un colpo solo è riuscita a battere per la prima volta Venus Williams e a vincere le Wta Finals, sfuggitele 7 anni fa contro la Clijsters. «E’ la vittoria più importaste della mia carriera», ha detto la danese, che finirà la stagione da n.3 del mondo dietro Halep e Muguruza

Trionfo Federer su Del Potro è l’ottava volta a Basilea

 

Ubaldo Scanagatta, il quotidiano nazionale del 30.10.2017

 

Non finisce di stupire e di vincere Roger Federer. Ieri nella sua Basilea ha trionfato per l’ottava volta, conquistando il suo 95 torneo uno più di Lendl: secondo nella classifica dei più vincenti dietro a Jimmy Connors (109), grazie al successo (6-7,64,6-3, 2h 31m) ottenuto su Juan Martin Del Potro. L’argentino nella St Jacob Halle — dove 25 anni fa Roger aveva esordito da raccattapalle — lo aveva battuto 2 volte nelle finali 2012 e 2013. Anche ieri Federer ha dovuto soffrire: ha servito invano sul 54 nel primo set, perso al tiebreak sprecando il 3 a 0 d’abbrivio. Ma nel secondo set, dal 4 pari è salito sul 4-1 al terzo e alla vittoria. Roger, a 36 anni e 3 mesi, pare tomato ai livelli degli anni d’oro. E’ la quarta stagione di sempre. Quest’anno ha vinto 7 tornei su 11, con 2 Slam e 3 Masters 1000, 49 vittorie e 4 sconfitte. Il bilancio 2004 era stato 74-6. Nel 2005 814. Nel 2006 92-5, il migliore. Se Federer è soltanto secondo dietro a Nadal, battuto nel 2017 4 volte su 4, è perché ha giocato molto meno, avendo saltato la stagione sulla terra rossa. Non giocherà a Parigi-Bercy. La rimonta su Rafa è impossibile. Interviste di Federer e del Potro su www.ubitennis.com.

 

Int. Alla Pennetta “La mia nuova vita dopo il tennis”

 

Giulia Zonca, la stampa del 30.10.2017

 

Dopo vent’anni da globetrotter, trascinata dal tennis per mezzo mondo, Flavia Permetta è passata alla tratta BeB: Brindisi-Barcellona. È una dimensione così intima che lei non vuole neanche un aiuto per curare Federico o meglio «il Fognino», nomignolo del figlio di 5 mesi ereditato da papà che invece una tata la vorrebbe. Zero ripensamenti? «Solo quando Roberta Vinci e Sara Errani non volevano giocare insieme alle Olimpiadi. Ho dato la mia disponibilità, sarebbe stato troppo brutto non portare l’Italia a Rio. Ma quando mi hanno detto che le ragazze si erano ritrovate ho festeggiato». È diventata un riferimento impossibile per b sport italiano. Uno shock culturale. Come mai? «Reinventarsi fa paura. Io ho avuto l’intrattenimento del matrimonio, poi c’è stato subito Federico… Ero pronta». La signora Federer, con quattro gemelli, non si perde una partita del manto lei invece non segue mai Fognini. «Sono scelte. Non credo sia giusto far viaggiare un bimbo piccolo». Non è che ha paura di diventare la signora Fognini? «Tutt’altro, mi piace essere la signora Fognini. A me dava fastidio vedere i divani delle player lounge pieni di mogli con i pargoli. Pativo confusione e pianti, non voglio imporre la stessa noia ad altri». Pativa i gemelli Federar? «Quelli hanno le bambinaie, anche se uno dei ricordi più dolci è Roger che dà il biberon alla bambina a poche ore dalla semifinale degli Australian Open. Ve lo immaginate? II dio del tennis che invece di essere tutto concentrazione e paranoia si occupa della poppata». Perché ha scelto Barcellona? «Mi trovo benissimo qui. È un buon punto di incontro per me e per Fabio: lui non può certo vivere a Brindisi, stare ad Arma di Taggia, dai suoi, sarebbe scomodo. Qui abbiamo creato la nostra casa, qui è nato nostro figlio. Volevamo un posto che appartenesse solo alla nostra famiglia». Se Barcellona davvero lasciasse la Spagna resterebbe? «Fino a che è tranquillo certo che si. Dall’Italia mi chiedono se sto bene, se c’è la rivoluzione, per ora vedo solo gente in piazza. Pacifica. Da una parte capisco il desiderio di separatismo, dall’altra mi riesce incredibile pensare che un posto cosi civile non riesca a trovare un dialogo. Sento parlare di guerra e a me pare impossibile, fuori dalla loro mentalità». Non c’è più un’italiana nelle prime 50 tenniste al mondo. «Si capiva che non c’erano ricambi e magari va acicti, però quando noi eravamo al top, ed eravamo tante, avrebbero dovuto individuare un gruppo di ragazzine e affiancarle a noi per degli stage. Un mese dietro a me, un mese dietro alla Schiavone… Forse pensavano che avremmo detto no. Ma se non chiedi non costruisci». Pensa di allenare in futuro? «Non lo escludo, solo che sarei troppo cattiva. Lo ero con me stessa». Allenerebbe suo marito? «No, mai» Cosa gli ha detto dopo gli insulti all’arbitro, donna, svedese? «Questa con gli italiani proprio casca male: l’abbiamo insultata io, la Schiavo Fabio. Lui èandato fuori giri, si è caricato troppo. E non si deve fare». Come mai non riesce a domare il suo carattere? «In realtà è molto cambiato, per questo l’episodio mi fa soffrire. Non si è visto il lavoro su stesso. Aveva fatto passi da gigante, si stava ricreando un’immagine e mi cade così in una situazione dove il problema non è il giudice ma la tensione che sta vivendo. A volte ha ragione sul singolo punto, poi rimugina, ci mette il carico da cento e gioca con una borsa di pietre in spalla». Ci è andato pesante, è stato accusato di sessismo. «Hanno esagerato. Io lo massacro, non gliene faccio passare una ma spacciarlo per sessista è troppo. Li poteva esserci sua madre, sua sorella, io o un uomo, era uguale. Ha perso la testa. E proprio non poteva scegliere momento più sbagliato. Le donne in questo periodo sono nel mirino e quindi giustamente protette». Lei ha mai avuto problemi con uomini potenti? «Per fortuna no. Credo che avrei denunciato al primo accenno di molestia. Non mi sono mai tenuta nulla. Certo, mi ricordo brutte scene. A 17 anni andavo a giocare a Dubai dove c’erano gli sceicchi che invitavano fuori a cena le colleghe ventenni, regalavano braecialetti, facevano avance. Era una situazione malata. Ora mi sembra che le giovani siano più consapevoli». È appena uscito il film «La battaglia dei sessi». Sui campi è ancora in corso? «Siamo arrivate ad avere gli stessi montepremi dei maschi. Certi se ne lagnano, dicono che noi non giochiamo a 5 set. Io te G posso pure fare 5 set ma la qualità del tennis cambia e si vende meno». Ecco, Djokovic sostiene che loro hanno più seguito, sponsor e meritano altri ingaggi. «Tra i maschi si vedono servizi a 270 km orari, il gioco è più equilibrato, è vero: fanno più spettacolo. Però cosa cambia a loro se noi guadagniamo gli stessi soldi? La fatica, i viaggi, le partite sono le stesse». Come ha reagito alla squalifica per doping di Sara Errani? «La conosco bene è una che si devasta di lavoro, non si è dopata». Prende per buona la sua versione? «La versione del tortellino no, ma la contaminazione da cibo in una cucina dove circola normalmente un farmaco di quel tipo è probabile. Per questo ha avuto una squalifica breve ed è giusto così, anche se capisco che altre rosichino» Come per Sharapova? «Tutt’altra cosa. Un po’ più antipatica. Ho rispetto per Maria, ma il meldonio aiuta la prestazione e il fatto che non abbia avuto la squalifica massima fa pensare. È il discorso di prima: il tennis femminile ha bisogno di Sharapova». Per questo l’hanno accolta con le wild card? «Esagerati, ti trovano dopata e torni con l’invito? A me, da giocatrice, girano le palle». II tennis contro Ila abbastanza? «Siamo super testati: sangue, urine, passaporto biologico. Quando ho smesso non sono uscita subito dal programma e per sei mesi sono venuti a più riprese a controllarmi anche se non giocavo una partita. Seti beccano sei fuori, poi se sei un grosso nome trovano l’escamotage». È amica di Federica Pellegrini, le ha dato consigli sentimentali? «Si, ma non ascolta troppo. E convinta che a un passo importante nella vita privata debba corrispondere un passo indietro in quella sportiva. Non è cosi, sta a lei trovare l’equilibrio giusto». Pensava smettesse di nuotare dopo l’ultimo oro mondiale? «Le ho detto: “fallo ora, ti prego”. Come ho detto, per uscire dalla routine che segui fin da bambina devi proprio essere pronta a diventare un’altra»

 

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