C’è qualcosa di nuovo in Jack Draper. E no, non parliamo del taglio di capelli. Il 24enne britannico da qualche tempo ha apportato una modifica alla sua racchetta. Molti tennisti cambiano la tensione delle corde a seconda della superficie di gioco e delle condizioni atmosferiche. Di questo ne ha parlato di recente Iga Swiatek, mentre Jannik Sinner abbiamo capito che preferisce rimanere fedele ai suoi 28 chili (!) sia nelle corde verticali che in quelle orizzontali. Draper, però, ha deciso di spingersi oltre in questo settore.
Soluzione ibrida: budello nelle verticali, poliestere nelle orizzontali
L’infortunio al braccio sinistro ha costretto l’attuale numero 26 al mondo a rimanere lontano dal circuito per sette mesi – non prendiamo in considerazione la sua partecipazione allo US Open, torneo nel quale si è ritirato al secondo turno. La contusione ossea ha di fatto obbligato Draper a pensare ad alcune modifiche. Ed è qui che il mancino di Sutton ha deciso di provare a utilizzare il budello naturale nelle corde verticali (quelle orizzontali sono sempre in poliestere).
Il budello è ricavato dall’intestino di bovino e per gran parte del Novecento è stato l’unico materiale valido per le corde dei tennisti. Quest’ultimo è famoso per la sua elasticità e morbidezza; due caratteristiche che permettono al tennista di trovare più potenza, ma allo stesso tempo anche sensibilità.
La modernizzazione di questo sport ha poi visto l’entrata in scena del poliestere, materiale sintetico più rigido che consente a chi lo utilizza di avere più controllo e rotazioni, riuscendo comunque a mantenere libertà nel cosiddetto swing della racchetta. Attualmente, il budello naturale è quasi scomparso dai radar. Soluzioni ibride sono però molto richieste dai giocatori. Ben cinque top ten su dieci, infatti, si servono di questo materiale ‘misto’ per le loro corde; parliamo di Novak Djokovic, Alexander Zverev, Alex de Minaur, Taylor Fritz e Daniil Medvedev.
Jack Draper: “Con il budello l’adattamento più grande è a livello mentale”
Tornando a Draper, il suo dritto è senza ombra di dubbio uno dei più pesanti del circuito. Per ridurre lo stress e le vibrazioni prodotte dall’impatto della pallina sulla corde, l’inglese ha quindi deciso di optare per il budello naturale nelle corde verticali. “Si trattava di fare qualsiasi cosa per aiutare il mio infortunio a migliorare”, ha spiegato Jack. “Il budello è comunque una corda eccellente. Ma per come si gioca oggi, colpendo forte e contando sul fatto che la palla rimanga in campo — cosa che il poliestere facilita — il budello richiede un adattamento. Ho preso questa decisione per il mio corpo, non per le mie prestazioni”.
Draper si è dovuto quindi regolare di conseguenza e questo processo non è stato del tutto privo di insidie. “La corda è molto più morbida, non puoi sempre colpire a tutta. A volte devi adattarti alle condizioni e alla corda stessa: essendo più morbida, la palla ‘scappa’ molto di più. Per uno che ha sempre colpito come me, bisogna modificare la mentalità e quasi giocare entro i propri limiti, perché la corda fa già molto del lavoro. Questo è l’adattamento più grande: mentale. Decidere che colpo giocare e quando, perché a volte la palla esce in modo diverso”.
Draper: “Prima non sfruttavo al meglio la catena cinetica”
Le corde non sono l’unico cambiamento apportato da Draper negli ultimi mesi. Il tennista britannico ha apportato delle modifiche anche al movimento del servizio. Se fino a poco tempo fa avvicinava i piedi prima dello slancio (Pinpoint Stance), ora si serve di una base ampia, con i piedi che rimangono separati durante il gesto della battuta (Platform Stance). Anche questa modifica è stata ideata per cercare di ridurre lo stress nella parte superiore del corpo.
“Ho cercato di capire come rendere il mio servizio più stabile”, ha raccontato Jack. “Quando devi spingere, soprattutto essendo mancino, puoi lanciare la palla troppo in avanti e non usare bene le gambe. Il mio servizio è sempre stato un’arma, ma probabilmente non sfruttavo al meglio la catena cinetica. Penso che la Platform Stance mi dia più stabilità e mi permetta di proteggere meglio il corpo. Sono ancora agli inizi di questo cambiamento e spero che alla lunga faccia una grande differenza”, ha chiosato l’inglese, che nel 2025 si è posizionato all’11esimo posto nella classifica dei tennisti con la percentuale più alta di game vinti in battuta (86,1%).
Dalla Coppa Davis a Miami
Il tie di qualificazione di Coppa Davis contro la Norvegia, a inizio febbraio, è stato l’appuntamento scelto da Jack Draper per tornare a giocare tornei ufficiali. Dopo qualche match di assestamento tra la Davis e il 500 di Dubai, l’allievo di Jamie Delgado – coach con il quale collabora da qualche mese, dopo l’addio a James Trotman – si è presentato a Indian Wells in qualità di campione in carica.
Nonostante la consapevolezza di dover ancora ritrovare del tutto il ritmo partita, Draper ha sottolineato più volte di sentirsi bene fisicamente. Altrimenti, non sarebbe tornato a competere. La ruggine dei primi giorni ha presto fatto spazio a un ottimo tennis, che gli ha prima permesso di regolare 6-1 7-5 il sempre ostico Francisco Cerundolo, e poi lo ha portato a prendere parte con grande probabilità al match del torneo. Oltre due ore e mezza di lotta, sessione serale, campo centrale. La leggenda Novak Djokovic si è dovuta arrendere al tie-break del terzo set.
Le energie profuse per quella maratona hanno però di fatto eliminato anche lui dal torneo, dato che il giorno dopo uno spietato Daniil Medvedev – che non voleva mollare un 15 – ai quarti gli ha rifilato la medesima lezione che lui aveva impartito a Cerundolo qualche giorno prima (6-1 7-5). “Dopo i match contro Djokovic e Medvedev ero esausto”, ha ammesso Jack alla vigilia del 1000 di Miami, torneo nel quale non ha mai superato il secondo turno in quattro partecipazioni.
Jack Draper, cosa serve per tornare al top
In Florida Jack avrà tutto da guadagnare prima di tornare a competere sul rosso, nel quale avrà alcune cambiali importanti da difendere, quali la finale a Madrid e i quarti a Roma. All’esordio in quel di Miami sfiderà Nuno Borges o Reilly Opelka. “Se avessi più occasioni di giocare il mio fisico si irrobustirebbe e si abituerebbe”, ha dichiarato alla vigilia del torneo. “Il mio corpo si sta ancora adattando alle esigenze di ciò che vorrei essere in grado di fare”.
Ora serve solo un po’ di tempo. Tempo per ritrovare del tutto quegli automatismi che un anno fa, per qualche mese, gli hanno permesso di diventare uno dei candidati più papabili per insidiare il duopolio formato da Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Tempo per ricostruire quella fiducia che durante la scorsa primavera emanava da ogni poro. Ma soprattutto, tempo per far sì che queste due cose si sommino e che senz’altro lo catapulterebbero di nuovo sino ai primi posti della classifica. “Obiettivi? Tornare in top 5 e competere per gli Slam entro fine 2027”, ha tuonato. Alcaraz e Sinner, siete avvisati.
