Il pagellone di Davis: Italia superlativa, Kazakistan a un passo dal sogno

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Il pagellone di Davis: Italia superlativa, Kazakistan a un passo dal sogno

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TENNIS APPROFONDIMENTI – Diamo i voti dopo i quarti di finale di Coppa Davis: gli azzurri, trascinati da un Fognini pazzesco, ribaltano un pronostico già scritto, mentre Golubev e soci fanno soffrire la Svizzera. Bella rimonta della Francia (ma che sofferenza!), Repubblica Ceca facile sul Giappone. 

Chi vi scrive ricorda il 1998 molto bene, quasi fosse ieri: lo sport ha il potere di farti catalogare i vari episodi della vita. La prima superiore (però, ne è passato di tempo), il celebre rigore non fischiato all’Inter di Ronaldo nel famoso match scudetto in casa della Juventus, la doppietta di Zinedine Zidane nella finale dei mondiali contro il Brasile, il primo titolo in F1 di Mika Hakkinen (e quella sporca manovra di David Coulthard ai danni di Michael Schumacher nel gp del Belgio), il mondiale della classe 500 scippato a Max Biaggi in favore di Michael Doohan (quella bandiera nera a Barcellona non scomparirà mai dalla mente), i trionfi di Marco Pantani al giro d’Italia e al tour de France (la lotta con Pavel Tonkov a Plan di Montecampione è da leggenda), l’impresa di Hermann Maier alle Olimpiadi di Nagano. Ma soprattutto, la finale raggiunta dalla nostra squadra di Davis, dopo l’epica impresa in semifinale in casa degli Stati Uniti (e chi se lo dimentica il match superlativo di Davide Sanguinetti contro Todd Martin, a Milwaukee?). L’ultimo atto del Forum di Assago contro la Svezia, con Andrea Gaudenzi che ci lascia una spalla per amore della bandiera, è un momento di sport dal sapore storico: sembra ieri, ma sono già passati 16 anni. Da quel 1998 l’Italia del tennis maschile ha solo raccolto delusioni in Davis (alcune drammatiche), ma oggi è finalmente il momento di fare festa: la grande prova offerta contro la Gran Bretagna di Andy Murray ci farà riassaporare nuovamente il gusto della semifinale. E pazienza se i prossimi 12, 13 e 14 settembre ci attenderà la Svizzera di Roger Federer: con molta probabilità giocheremo dentro a un palazzetto su un campo ultraveloce, ma questi ragazzi (pur sfavoriti) potranno giocarsi le loro carte. Intanto diamo un po’ di voti ai match di quarti di finale, caratterizzati da ben tre rimonte su quattro.

ITALIA-GRAN BRETAGNA 3-2

 

ITALIA – VOTO 9
Sulla carta doveva essere un match equilibrato, ma le precarie condizioni fisiche di Fognini e il ko nel doppio di sabato sembravano aver spazzato via i sogni di gloria. I nostri, invece, ci hanno regalato una domenica da premio Oscar: trovare aggettivi per definire la magnifica tre giorni di Fognini è complicato, ma anche gli altri ragazzi sono stati bravissimi a dare il loro contributo. Bolelli ha tenuto in piedi il doppio con una buonissima prestazione, Seppi non si è disunito sul 2-2 e, nonostante l’enorme pressione, ha fatto pienamente il proprio dovere mentre gli altri (Lorenzi, Quinzi e Donati) hanno fatto il resto cementificando ulteriormente il gruppo. La semifinale è un traguardo meritatissimo: da qui a settembre succederanno ancora tantissime cose, ma intanto gustiamoci questa impresa.

FABIO FOGNINI – VOTO 10
Quando mette in piedi certe sceneggiate come a Miami va bacchettato, ma dopo una prestazione del genere bisogna applaudirlo a scena aperta. Fabio è stato eccezionale sotto ogni punto di vista: nonostante le condizioni fisiche non ottimali ha avuto una grande forza mentale nel primo singolare (battere Ward in quella situazione non era facile), poi non si è tirato indietro nel doppio (e molti lo avrebbero fatto al posto suo) quindi ha firmato il capolavoro domenica, annullando Andy Murray quasi si trattasse del più modesto degli sparring partner. La partita contro lo scozzese è da far rivedere nelle scuole tennis: convinzione nei propri mezzi, nessuna paura, cuore immenso ma soprattutto tanta, tanta tecnica. E’ vero che la terra rossa non è la superficie preferita del campione di Wimbledon, ma Fognini (dopo una partenza al rallentatore) lo ha distrutto con un tennis di livello mostruoso. Questa vittoria può rappresentare il punto di svolta nella carriera del ligure: Fabio entrerà nei top ten e potrà rimanerci a lungo.

ANDREAS SEPPI – VOTO 7,5
Ha ricevuto molte critiche dopo la sconfitta di venerdì contro Murray: perdere con l’ex numero due mondiale ci può stare, ma in tanti non gli hanno perdonato il fatto di non aver portato a casa il secondo set prima dell’interruzione per oscurità. Quando c’era però da archiviare la pratica l’altoatesino non ha fallito: sulla carta Ward è nettamente più debole di Seppi, ma parere del sottoscritto non c’era da stare tranquilli (ricordate il tracollo con Sela, per fare un esempio?). Andreas, invece, ha fatto il suo dovere: la posta in gioca era altissima, descrivere a parole la tensione prepartita non è possibile, ma il nostro (nonostante alcune incertezze in avvio) è stato molto bravo a dare un senso all’impresa di Fognini.

SIMONE BOLELLI – VOTO 6,5
Ormai è un punto fisso del doppio e con Fognini forma una coppia collaudata: nonostante la sconfitta di sabato, il bolognese ha giocato punti di alto profilo ed ha provato fino in fondo a trascinarsi dietro il compagno. Ora che il polso è finalmente ok Simone può gustarsi un 2014 ricco di soddisfazioni (e se lo merita).

GRAN BRETAGNA – VOTO 6,5
Può sembrare un voto alto per una squadra sconfitta, ma i britannici hanno mancato di un soffio il passaggio alle semifinali: se davanti a loro non si fosse palesato un Fognini stile virtuatennis avrebbero con molta probabilità centrato l’obiettivo. Prima di tutto va sottolineato il loro ammirevole fair play, sia in campo che durante le conferenze stampa: mai una polemica, mai un comportamento sopra le righe. La squadra, poi, ha fatto quel che era nelle proprie corde: da urlo la prestazione nel doppio, Ward è pur sempre il numero 162 al mondo, mentre Murray non poteva fare granché per arginare un Fognini così straripante.

ANDY MURRAY – VOTO 6
La media perfetta tra il 7 di venerdì e il 5 di domenica: lo scozzese ha firmato il momentaneo 1-1 contro Seppi giocando una partita ordinata, in doppio ha composto con Fleming una coppia ben assortita ma, al momento di chiudere sul 3-1, si è fatto travolgere dal proprio avversario senza dare mai l’impressione di poter ribaltare la situazione. Buon per lui che quest’anno, finalmente, non dovrà affrontare a settembre i playoff.

JAMES WARD – VOTO 5,5
Sulla carta partiva nettamente sfavorito in entrambi i singolari, anche se il trionfo su Sam Querrey nel primo turno contro gli Stati Uniti lasciava aperto qualche spiraglio: l’Italia, tuttavia, conosce ogni segreto della terra rossa e su di lui è calata la notte. Contro un Fognini in chiara difficoltà è stato fin troppo bravo a vincere un set, poi con Seppi ha provato a rimanere in gara fino alla fine con un’ammirevole convinzione ma, obiettivamente, c’era poco da fare.

COLIN FLEMING – VOTO 6,5
Poco da dire su di lui: nel doppio ha sbagliato pochissimo, dando il là alla vittoria della Gran Bretagna. Il compito per il quale era stato convocato lo ha svolto nel migliore dei modi.

SVIZZERA-KAZAKISTAN 3-2

SVIZZERA – VOTO 7
Chi diceva che per gli elvetici sarebbe stata una passeggiata di salute? Obiettivamente era dura aspettarsi un successo degli ospiti, invece non ci sono andati molto lontani. “Colpa” di una Svizzera menomata dall’assenza di Stanislas Wawrinka (voto 5): il campione degli Australian Open si è reso protagonista di un pessimo weekend e solo la presenza di Roger Federer (voto 8) ha garantito l’accesso alle semifinali. Wawrinka non ha ancora smaltito il trionfo di Melbourne: Golubev, vero animale da Davis, gli è montato sopra con una certa crudeltà e anche nel doppio (nonostante Federer) la situazione non è migliorata. Quando Kukushkin ha vinto il primo set del terzo singolare i tifosi rossocrociati hanno visto le streghe: fortuna che Roger, nonostante i quasi 33 anni, è ancora una certezza.

KAZAKISTAN – VOTO 7,5
Ma come, la squadra che perde ha un voto più alto della vincitrice? Certo che si: tralasciando i soliti discorsi sull’assurdità del team kazako, i giocatori hanno dimostrato che nello sport niente è impossibile, se tu sei il primo a crederci. Andrey Golubev (voto 8) si è confermato l’attaccante di sfondamento di questo gruppo, irridendo Wawrinka e disputando un doppio di puro coraggio. Contro Federer ha provato a giocarsela alla pari, ma l’avversario era troppo forte. Benino anche Mikhail Kukushkin (voto 5,5), mentre il doppista Aleksandr Nedovyesov (voto 7,5) è stato sorprendente, nonostante per lui fosse l’esordio su palcoscenici del genere.

FRANCIA-GERMANIA 3-2

FRANCIA – VOTO 7
Stavano riuscendo a perdere contro le riserve delle riserve della Germania: il capitano Arnaud Clement deve aver fatto gli incubi venerdì notte. I galletti, tuttavia, hanno sette vite come i gatti: Julien Benneteau (voto 6) e Jo Wilfried Tsonga (voto 5,5 per come ha perso il primo singolare) hanno fatto volare gli avversari sul 2-0, fortunatamente il doppio (voto 7 a Michael Llodra) e gli ultimi due singolari (grande Gael Monfils, voto 7,5) hanno ridato fiato alla compagine transalpina. Questa volta è andata bene, ma in semifinale contro la Repubblica Ceca non saranno ammessi certi passaggi a vuoto.

GERMANIA – VOTO 6,5
Mancavano le punte di diamante Tommy Haas, Philipp Kohlschreiber e Florian Mayer, ma in pochi se ne sono accorti. Tobias Kamke (voto 6,5) ha giocato al meglio delle proprie possibilità, Peter Gojowczyk (voto 7) ha schiantato Tsonga con una prestazione incredibile ma obiettivamente era impensabile fare di più: ad ogni modo la Germania ha dimostrato di avere a disposizione una coperta lunghissima, in caso di necessità.

GIAPPONE-REPUBBLICA CECA 0-5

GIAPPONE – VOTO 5
Kei Nishikori è il fulcro su cui si basa la squadra: con lui assente l’epilogo era già scritto in partenza. Tatsuma Ito, Taro Daniel (voto 6 per aver lottato nei primi due singolari) e Yasutaka Uchiyama (voto 5,5) hanno provato lo stesso a conquistare la qualificazione, ma il divario tecnico era troppo evidente. E meno male che alla Repubblica Ceca mancava Tomas Berdych…

REPUBBLICA CECA – VOTO 7
E venne il giorno di Lukas Rosol (voto 6,5): l’assenza di Berdych gli ha spalancato le porte del teatro principale e lui ha sfruttato l’occasione giocando con grande solidità: contro Daniel si è un po’ complicato la vita, ma in doppio ha supportato benissimo l’inossidabile Radek Stepanek (da qui il 6,5). Stepanek (voto 7) è sempre il solito combattente su cui fare affidamento: nel primo singolare ha usato tutta la propria esperienza e in doppio si è confermato imbattibile. Contro la Francia (Berdych permettendo) la squadra di Navratil partirà favorita.

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Matteo Berrettini: la scelta è stata sua. È onesta, ma gli costerà cara

Matteo Berrettini avrebbe potuto anche non ritirarsi. Il torneo gli avrebbe permesso di giocare ugualmente. Una scelta che gli fa onore, e che forse altri non avrebbero fatto

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Matteo Berrettini a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Jed Leicester)

La notizia del ritiro di Berrettini a causa della positività al COVID è stata una doccia fredda per tutti gli italiani presenti a Londra ed è facile immaginare come ci debba essere rimasto lui quando, dopo la febbre dei primi giorni, è arrivata a seguito del tampone, anche la brutta scoperta di aver contratto il virus. Deve essere stato un piccolo grande dramma. Ma nella vita di uno sportivo può capitare. Ricordate Tamberi alla vigilia delle Olimpiadi di Rio? Quando si strappò il tendine di Achille, vanificando quattro anni di allenamenti, sacrifici, sogni? Vero però che gli episodi sfortunati di Matteo alla vigilia di appuntamenti importanti purtroppo si ripetono con straordinaria frequenza. In questo momento per lui certamente doloroso Ubitennis ha ritenuto di non disturbare la sua privacy. Non è difficile immaginare che la vicenda lo avrà certamente scioccato e neanche quanto sofferta sia stata la sua decisione di rinunciare al torneo.

Più sfortunato di così, come campione che pareva in grado di ripetere l’exploit di un anno fa, e magari nei sogni suoi e degli italiani, fare ancora meglio, davvero Matteo non poteva essere. Matteo era il secondo favorito del torneo secondo i bookmakers. Fisicamente stava bene e la sua condizione agonistica non poteva essere migliore a giudicare dalle due vittorie nei due tornei di preparazione ai Championships. L’operazione alla mano era ormai un ricordo lontano e l’obiettivo era quello di migliorare il risultato del 2021.

Tuttavia qualche piccola avvisaglia che non tutto stava andando benissimo c’era stata e ci eravamo permessi di coglierla, quando fu scritto “ma come mai Berrettini non si è presentato alla conferenza stampa? E perchè non si è allenato domenica?” Infatti quella domenica Berrettini aveva cancellato sia la sua conferenza stampa pre-torneo sia il suo allenamento. Ma solo oggi, al di là dei rumours che circolavano, si è saputo che il tennista romano ha passato tre giorni sul divano di casa senza toccare racchetta a causa di un malessere che gli ha provocato anche qualche linea di febbre. Lui ha certamente sperato che si trattasse di una normalissima influenza.

 

Poi, come da lui stesso comunicato attraverso i social media, è arrivata la decisione di sottoporsi a un test COVID nella giornata di martedì, prima di iniziare la preparazione al match di primo turno contro Garin. Di seguito la dolorosa decisione di ritirarsi dal torneo.

Secondo quanto trapelato nell’ambito del clan dell’azzurro, nei convulsi momenti dopo l’annuncio del ritiro, gli ufficiali del torneo di Wimbledon avrebbero lasciato a Berrettini e al suo staff la scelta se giocare o meno, indipendentemente dalle sue condizioni di salute. Non c’è nulla di scritto, ufficialmente. Ma pare che gli sia stato detto: “Se sei asintomatico e ritieni di poter giocare, non c’è alcun obbligo”.

Si è trattata quindi di una decisione di grande responsabilità, alla quale ha sicuramente contribuito la rettitudine morale di Berrettini e il suo desiderio di mantenere la reputazione che si è faticosamente costruito in questi anni nel circuito di persona rispettosa dei suoi colleghi e di tutti coloro che lavorano nel mondo del tennis.

Non è difficile infatti immaginare che qualcun altro avrebbe potuto compiere una scelta meno altruistica, decidendo di non testarsi e di provare comunque a giocare nonostante la febbre, infischiandone delle possibili conseguenze. Magari, visto anche il tabellone, poteva superare questa prima settimana anche in condizioni incerte di salute e poi chissà…

Durante le pause per pioggia che si sono verificate lunedì pomeriggio, tutti i giocatori sono dovuti ritornare negli spogliatoi e in quel momento quasi 200 persone (tra atleti, allenatori e staff) si sono ritrovate in una stanza relativamente piccola, andando a creare una situazione di affollamento in un luogo chiuso che sicuramente avrebbe costituito terreno fertile per la diffusione del coronavirus.

Berrettini tuttavia, pur sapendo di rinunciare in questo modo a un’altra grande occasione di portare a casa un risultato importante al torneo di Wimbledon, non punti, ma tanto prestigio e tanti soldi, ha scelto di non compromettere la propria integrità e di non far correre il rischio di ammalarsi alle altre persone che fanno parte del torneo. Tra i giocatori esiste un “gentlemen’s agreement”, un patto informale che prevede l’impegno di tutti a non trasformare gli spogliatoi o le players’ lounge del circuito in potenziali focolai; ma si tratta di un impegno basato sull’onore, totalmente non verificabile. Per loro stessa natura i tennisti sono quasi sempre estremamente egoisti: altrimenti forse non potrebbero raggiungere certi risultati.

Come in tante situazioni, anche in questo caso ognuno deve rispondere solo a se stesso e a qualche Entità Superiore (se ci crede), per cui la tentazione avrebbe potuto essere troppo forte per resisterla. In questo specifico episodio fa piacere vedere come Berrettini abbia deciso di mettere la salute di tutti al di sopra del suo interesse personale, anche se potrebbe aver giocato un ruolo – anche nei confronti dei propri sponsor – il fatto di voler mantenere quell’immagine irreprensibile che ormai viene associata al nome di Matteo Berrettini. Magari può lasciare un po’ perplessi la decisione del torneo di Wimbledon di delegare interamente ai giocatori la responsabilità di mantenere gli ambienti comuni del torneo liberi da potenziali virus, evitando di avere qualunque protocollo, anche il più blando, per proteggere il torneo e tutti quelli che ne fanno parte. Forse anche di qui passa il ritorno alla normalità dopo i due anni d’inferno che tutto il mondo ha vissuto, ma intanto l’All England Club ha deciso di riconsiderare la decisione dopo l’annuncio del ritiro di Matteo Berrettini: “Dopo i recenti casi all’interno del torneo stiamo riconsiderando le misure attualmente in atto per il contenimento del COVID-19 – ha detto un portavoce del Club al quotidiano britannico The Guardian – In qualità di evento di grandi dimensioni siamo in costante contatto con l’Agenzia per la Salute Pubblica (UK Public Health Security Agency) e le autorità locali”. Al momento nel Regno Unito le regole generali per chi presenta sintomi consistenti con il COVID-19 e risulta positivo a un test raccomandano cinque giorni di isolamento a casa e 10 giorni nei quali bisogna evitare contatti con persone ad alto rischio oppure la presenza in luoghi affollati nei quali è più elevata la possibilità di venire a contato con soggetti a rischio.

Sono tutte riconsiderazioni più che legittime, ma purtroppo ormai non cambiano la sostanza di quanto è accaduto riguardo a Matteo e ai Championships che avrebbero potuto portargli ancora maggior popolarità, gloria e status. Ha dimostrato ancora una volta di essere una persona molto seria. Più di tante. Chapeau a lui…ma, lasciateci dire, un vero grande grandissimo peccato che nè lui, nè il tennis italiano in quest’anno che fin qui non è paragonabile al 2021, davvero si meritavano.

(ha collaborato alla stesura Vanni Gibertini)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Fognini si scaglia contro l’ATP e dà dei “ciarlatani” ai colleghi. Alcaraz che carattere

LONDRA – Difficile trovare un giocatore, che non sia russo, d’accordo con la questione punti. 48 match conclusi. Hurkacz e Collins le sorprese negative. Quattro azzurri k.o. su sei. Oggi Berrettini

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Fabio Fognini (ITA) playing against Andrey Rublev (RUS) in the third round of the Gentlemen's Singles on No.3 Court at The Championships 2021. Held at The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 5 Friday 02/07/2021. Credit: AELTC/Simon Bruty

La prima giornata dei Championships non è mai facile. Io non ricordo una volta in cui io sia riuscito a finire di scrivere il mio editoriale prima di mezzanotte. Di una giornata cominciata alle nove del mattino. Quanta invidia, per certi versi, con i colleghi che scrivono di una partita di calcio che dura un’ora e mezzo e che ti lascia libero per tutte le ore prima.

Il brutto è che alla fine ho le idee confuse su quel che dovrei scrivere, quando sono state giocate e completate 25 partite maschili e 23 femminili, perché naturalmente nel rispetto di ogni tradizione, ci sono state le solite interruzioni dovute alla pioggia, con un acquazzone anche piuttosto violento, e meno male che ci sono due campi coperti. In particolare quello del centre court ha permesso a Andy Murray di vincere in 4 set e in 2 ore e 43 minuti la sua minimaratona che si è conclusa alle 21,35 locali, cioè le nostre 22,35. Poi c’è stata la sua intervista e così siamo arrivati intorno alle 23,30.

Cioè quando un cronista non più giovanissimo come il sottoscritto non può fare a meno di ricordare un’espressione cara al mio vecchio compagno di telecronache Roberto Lombardi che in situazioni consimili mi diceva: “A quest’ora siamo cotti come un copertone!”. La diceva sempre, non l’ho mai dimenticato. Né la frase, né lui naturalmente. Forse da Lassù sta sorridendo. Lui ha vissuto gli Wimbledon che facevamo commentando sul posto, con un discreto spiegamento di forze… e mi ha fatto effetto sapere che Elena Pero, che dopo 12 anni ha riavuto la gioia di commentare questi Championship da qui anziché dalla cabina milanese, si è commossa fino alle lacrime – davvero! – tornando in Church Road, laddove c’erano insieme a lei per tanti anni Rino Tommasi, Gianni Clerici, Roberto Lombardi e il sottoscritto. Più cinico Paolo Bertolucci si lamentava invece di doversi occupare in telecronaca dalla cabina sul centrale del match della Raducanu mentre Sinner giocava sul campo 2.

 

Ma io sono sicuro che le loro telecronache, vissute qui, raccogliendo preziose informazioni da tanti interlocutori che altrimenti non avrebbero incrociato, saranno molto più vive, informate e interessanti. Senza con questo voler dire – Dio me ne guardi – che quelle fatte da Milano non lo fossero. Ma, credetemi, è un’altra cosa. C’è magari da scapicollarsi un po’ di più. Anche solo per raggiungere Wimbledon da Central London, soprattutto per chi non ha la mia possibilità di sconfiggere le code interminabili con un MP3 500 a tre ruote che la Piaggio continua generosamente a fornirmi.

Da Notting Hill ci metto meno di 25 minuti, ma se venissi in macchina ci vorrebbe oltre un’ora. Una ventina di minuti più un km e mezzo a piedi con l’underground fino a Southfields, solo che ogni anno si incappa sempre in qualche giorno di sciopero. E qui gli scioperi non sono come quelli italiani. Qui fanno sul serio.

Non ci sono le fasce orarie protette e i gruppi che aderiscono e quelli che non aderiscono.

Vabbè, immagino che di questi discorsi freghi a tutti assai poco.

Magari, prima di aver sentito Fognini che dava agli altri tennisti dei “ciarlatani e… siamo venuti tutti qui come degli stupidi quando avremmo dovuto boicottare il torneo… e allora l’ATP ha preso una decisione sbagliata… quella di togliere i punti! Insomma siamo tutti venuti fin qui per un torneo che non conta! E l’ha fatto, oltretutto senza informarci…”, ho sentito anche un ex boardmember dell’ATP, il giornalista Richard Evans, sostenere assolutamente le stesse cose mentre David Egdes e Simon Higson (braccio destro “media” di Andrea Gaudenzi) cercavano di difendere la presa di posizione dell’ATP che avrà come conseguenza principale quella di rendere poco credibili proprio quelle classifiche (non solo per Djokovic e Berrettini) che volevano proteggere per “rispettare” le situazioni “discriminate” di russi e bielorussi.

Quando sarebbe bastato semmai proteggere le classifiche di quei tennisti, senza provocare un terremoto che scontenta tutti. Io non ho ancora trovato un giocatore – salvo Nadal e Federer (che ormai non gioca più o quasi) – che abbia sposato questa soluzione senza compromessi.

Magari 4 o 5 settimane fa, sotto la spinta emozionale, poteva anche essere una reazione comprensibile all’errore commesso da Wimbledon sotto la spinta governativa, ma l’ATP avrebbe potuto anche aggiustarla in corsa, perché ogni giorno vediamo perfino con la guerra, che le cose evolvono, che cambiano. L’All England Club, per cominciare, avrebbe dovuto dire di essere costretto a rispondere a un input governativo, invece di volersi mostrare stupidamente più realista del re – in questo caso il re…è stato un partito conservatore al Governo (un laburista non si sarebbe comportato così) – e così avrebbe spuntato parzialmente la reazione dell’ATP. Che a quel punto ha voluto dare una dimostrazione di forza “Allora niente punti ai Championships!”, come se Wimbledon ne avrebbe sofferto. Non gli ha fatto un baffo e ha finito per danneggiare tutti i giocatori che partecipano al torneo.

Creando oltretutto anche il sospetto – non provabile nei fatti fin qui – che qualche giocatore, magari terraiolo d.o.c., non sia neppure troppo stimolato a impegnarsi fino in fondo se il match si mette male, correndo magari il rischio di un infortunio che pregiudichi la conquista di punti validi per il ranking in un successivo torneo. Finora ci sono stati soltanto 3 ritiri, due fra le donne e uno fra gli uomini, in 48 incontrima il fatto stesso che si possa insinuare un sospetto del genere fa capire quanto sia stata sbagliata la scelta ATP (che ha poi influenzato la WTA). Cui prodest? A chi ha giovato? C’era modo di proteggere russi e bielorussi senza danneggiare tutti gli altri. E se il principio è stato, come è stato detto in questo colloquio a quattro, “proteggere il nostro bene più grande, la classifica e l’uguaglianza per tutti”, beh mi pare che proprio questi due fattori, classifica e uguaglianza, sono invece stati misconosciuti.

Basta con la politica ora. Godiamo le novità messe in mostra dall’All England Club, tanti lavori che magari a voi sfuggono (ma non quello del nuovo ingresso dei protagonisti sul Centre Court che proprio oggi celebrava i 100 anni dopo aver consentito seri allenamenti fin da giovedì scorso sulla mitica erbetta: non passano più dal quel budello-cunicolo all’uscita dagli spogliatoi, ma escono centralmente in maniera molto più teatrale), così come tutta la battaglia legata all’eco-sostenibilità, la scomparsa di tanta carta e tanta plastica.

Ci sarà modo di riparlarne senza fare le ore ancora più piccole.

Per i risultati della prima giornata, beh ormai sapete tutto, dal nostro live, dai collegamenti facebook di Gianni e Pinotto, pardon di Vanni e Luca, del mio video targato NowTv – perché NowTv e Sky sono il solo modo per seguire Wimbledon su tutti i campi – e quindi io non dico nulla di nuovo e sconvolgente se io vi dico che le due teste coronate più importanti a rotolare sull’erba sono state due n.7 del seeding, Hurkacz fra i maschietti – lo scorso anno arrivò in semifinale, aveva vinto Halle, subirà un gran tonfo in classifica, quei punti sono persi – e Collins fra le femminucce.

O se aggiungo che Davidovich Fokina è stato un bel matto a sciupare i 3 matchpoint che ha avuto stando avanti 2 set a zero 5-3 e 40 a 0, con tre dritti sbagliati. Ma poi ha vinto 7-6 al quinto e con il primo tiebreak del nuovo corso 10-8 – long tiebreak a 10 punti nel quale era indietrissimo (leggetvei la cronaca) – pur avendo ciccato un quarto matchpoint con un altro dritto… e meno male che Hurkacz gli ha dato una mano sul quinto, non mettendo la “prima” e regalandogli un gratuito! 

A quel primo long-tiebreak dopo 3 h e 28 minuti di battaglia che poteva durare moto meno e concluso alle 17,32 locali, ne sarebbe seguito un altro con il cileno Tabilo vittorioso sul serbo Djere alle 19,23: durata 3h e 21 minuti (7 di meno…), ma 13-11 il punteggio del tiebreak con Djere che rimpiangerà 2 matchpoint non sfruttati.

Invece Bublik pareva avesse paura di perdere il treno: 1h e 22 minuti e ha mandato a casa Fucsovics che non mi ha dato l’impressione di impegnarsi troppo. Lo scorso anno l’ungherese aveva fatto fuori il nostro Sinner o sbaglio? Di andare a controllare a quest’ora non ci penso nemmeno.

Non aveva fretta invece Djokovic, apparso poco brillante con il coreanino del sud, Kwon, che invece non mi è per nulla dispiaciuto anche se aveva troppo presto ispirato titoli impossibili da presumere del tipo: “Ecco la Corea di Djokovic!”. Sono andato a parlarci a fine match.

Soon Woo Kwon è sponsorizzato da capo a piedi dalla Fila, azienda ex biellese diventata coreana, ha proprio la faccia di un bambino,  non spiccica una parola di inglese, ma è stato il suo coach Daniel Yoo, che gli faceva da interprete, a prendermi in contropiede quando mi ha detto: “Ma io riconosco la sua voce…non è lei il giornalista di “Not too bad” con Djokovic?”

Cavolo, è arrivato perfino in Corea! Magari la Fila potrebbe sponsorizzare pure me…

La partita più bella? No doubts, direbbero qui: Alcaraz-Struff. Bravo il tedesco, umile e bravissimo lo spagnolo. Che era sotto 2 set a 1 e 2-0 nel tiebreak del quarto set quando ha fatto una serie di miracolosi recuperi e un rovescio passante incrociato a una mano ancora più miracoloso. Strappa-applausi, in America gli avrebbe tributato una più che meritata standing ovation. 4 ore e 11 minuti e gran rimonta. L’altro giorno John Lloyd di cui ascolterete presto un’intervista esclusiva, mi ha detto: “Se mi chiedono di scommettere se Alcaraz vincerà più o meno di 10 Slam io dico… più di 10 Slam! E non lo dico di nessun altro”. 

Di sicuro a Carlitos non mancano gli attributi. Lo ha dimostrato anche con Struff dal quale aveva perso in precedenza.

Basta con…l’esterofilia. C’erano sei italiani, e se a vincere sono stati in due, Sinner e Cocciaretto, va subito detto che il successo femminile è arrivato in un derby. Dove la Trevisan è stata dominata dall’inizio alla fine. Un 6-2,6-0 francamente imprevedibile.

Più prevedibile invece che Sinner sia venuto fuori alla distanza contro Wawrinkache sarà anche Stan the Man, ma è anche un Old Man di 37 anni, anche se per due set ha servito e sparato le sue botte di rovescio quasi come ai bei tempi. Lo svizzero qui ha raggiunto una volta i quarti, ma insomma i suoi 3 Slam li ha vinti altrove. Per Sinner una vittoria beneagurante, dopo quattro k.o. erbosi in 4 esperienze.

Vavassori ha fatto la sua onesta partita, un periodico 6-4 senza infamia e senza lode avrebbe detto Rino Tommasi, e la Bronzetti ha lottato più nel secondo set (6-1,6-4) che nel primo…ma in tutta onestà non sono riuscito a vedere che qualche punto qua e là dallo schermo in sala stampa. Ubi sì, ubiquo no.

Perdonatemi. Ora vado a letto. Perché mi aspetta (e sono fiducioso) un Berrettini-Garin alle 14 italiane sul campo n.1 – le foto di Matteo campeggiano anche sulle copertine delle riviste inglesi esposte nelle vetrine del Village di Wimbledon – mentre sono un po’ meno fiducioso ma senza eccedere in negatività per Sonego alle prese con la rivincita con Kudla – che lo aveva battuto al Queen’s pochi giorni fa – e quanto a Camila Giorgi, beh, dai, anche una imprevedibile come lei contro la polacca Frech deve vincere. E la Paolini con la Kvitova sarebbe stata una mission impossible qualche anno fa…Credo che lo sia abbastanza ancora, ma Petra non è più quella che vinse questo torneo due volte.

Ma sono onestamente più curioso di rivedere Serena Williams contro Harmony Tan che conosco pochissimo.

Anche Aliassime-Cressy su questi campi è un match che merita di essere visto. Ma, ora, fatevi lo sforzo di guardare almeno il programma e di scegliervi il match che più vi interessa. Per me basta così. Dalle quote di Luca Chito potrete anche capire chi siano i favoriti di almeno tre agenzie di betting. Il che non significa proprio che io vi inciti a scommettere. Ma solo a capire come la pensano.

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ATP

Wimbledon: Vavassori piace e diverte, ma Tiafoe è troppo solido

LONDRA – Andrea attacca e gioca bene, Frances tira, corre e alla fine vince senza rischiare. Tanti applausi per l’italiano

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[23] F.Tiafoe b. [Q] A.Vavassori 6-4 6-4 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Inizio piuttosto teso sul court 17 di Wimbledon, con Frances Tiafoe che si presenta in campo quasi 9 minuti in ritardo, e Andrea Vavassori che dà il via al match perdendo subito il servizio. L’italiano è comprensibilmente contratto, lo si capisce dai lanci di palla sbagliati e da qualche accelerazione non abbastanza convinta, ma insomma, siamo davanti a un ragazzo che sta giocando una partita sognata chissà quante volte.

Frances da parte sua non sembra proprio in forma scintillante, nel secondo game concede un paio di occasioni a Vavassori per rientrare subito, e poi subisce la reazione di Andrea che dallo 0-2 recupera e sorpassa fino al 3-2. Poco dopo, sul 3 pari, inizia a piovere, ed è un peccato, perchè l’inerzia si era spostata, da bordocampo sento Tiafoe smoccolare parecchio per le difficoltà a stare in equilibrio, e questo ben prima dello scroscio. D’altronde, con quegli appoggi potenti e pesanti, l’erba intonsa delle prime giornate diventa traditrice, l’americano qui non è mai andato oltre il terzo turno.

 

Come era purtroppo prevedibile, la pausa (di un’oretta circa) permette a Frances di riordinare le idee, il che si traduce, a furia di botte da fondo, servizi e buoni passanti, in un break che viene capitalizzato per il 6-4. A inizio secondo set un doppio fallo, una bella risposta dell’americano, e un errore sottorete costano ancora un game di servizio a Vavassori. Da quel momento Tiafoe non rischia più (mentre Andrea si salva da uno 0-40) e siamo 2 set a zero, 6-4 6-4. Non è male la partita, anzi, Vavassori fa vedere cose belle in attacco e prende tanti applausi, ma il gap di cilindrata in favore di Frances si fa sentire, ogni volta che colpisce comodo l’americano fa male soprattutto al rovescio di Andrea, che ha un ottimo slice ma non basta.

“Che bello essere qui, peccato il primo set. Mi sento bene, ora testa al doppio di mercoledì!”

Ormai nei game di servizio di Vavassori c’è lotta, con palle break assortite, in quelli di Tiafoe non si gioca o quasi, e l’inevitabile break decisivo arriva nel nono game del terzo set. Il 6-4 6-4 6-4 conclusivo è giusto per quanto visto in campo, la speranza è di poter rivedere ancora Vavassori a questo livello. Nel frattempo, solo complimenti per Andrea.

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